Zinedrome #2 | Dieci autoproduzioni che vi verrà voglia di acquistare grazie a questo titolo accattivante

Zinedrome è una rubrica su autoproduzioni, zine, collettivi e queste robe qui. Esce quando ne ha voglia.


NECTAR
di Davide Bart. Salvemini (Sciame, 2017) 
                         
Lo stile visivo vicino a quello di Jesse Jacobs e Michael DeForge potrebbe far sembrare Nectar un downgrade rispetto all’idea di fantascienza portata avanti dai due autori. Certo, siamo in territori più classici rispetto a Safari Honeymoon o Mars is my last hope, ma la scelta di Davide Bart. Salvemini di vivacizzare le loro gabbie rigide con trovate più dinamiche e ricche si rivela vincente (soprattutto nell’uso di vignette diagonali). Nectar così diventa un buon fumetto d’avventura che forse poco aggiunge a livello tematico rispetto ad altri lavori del genere, ma stupisce per la narrazione energica e piacevolmente eccessiva di Salvemini.
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THE MATCH
di Bianca Bagnarelli (autoproduzione, 2017)
Leggo The Match di Bianca Bagnarelli (potete leggerlo in digitale iscrivendovi al suo Patreon) e mi fisso sul movimento del tennista, una posa stupida e lirica che traccia lo spazio temporale del racconto. Non è un movimento congelato, che espande il tempo e lo rallenta per dare la possibilità al protagonista di farsi spazio tra i pensieri, ma è un frame estrapolato da un movimento fluido, è un’interruzione che semmai comprime la narrazione, la rende essenziale e veloce per rispecchiare scelte e ripensamenti del personaggio. L’introspezione va veloce, diventa un affanno e ci fa tirare il fiato solo nella vignetta finale che fa da specchio a quella che apriva il racconto: laddove il naso del protagonista puntava determinato verso la sua decisione, qui sembra essersi lasciato il passato alle spalle mettendosi a indicare un inevitabile futuro tutto da costruire fuori dallo spazio bianco della pagina. 

ARMATA SPAGHETTO #3
di aa.vv. (Sciame, 2017)
Lo Stivale vermicioso di Maicol e Mirco che campeggia in copertina ci accompagna nel terzo numero di Armata Spaghetto, in cui il collettivo Sciame (+ ospiti) prosegue la sua avventura nel racconto di un’Italia diversa, fatta di fake-western, fantasy reatino, avventure surreali e mafia post-apocalittica. Apre il numero Simone Pace, come sempre bravo nel saper mischiare il presente con il passato con un’epica capace di fomentare il lettore.
Arrivato al suo secondo episodio, non sono ancora riuscito a inquadrare bene Draconte di Raffaele Sorrentino. Questa storia di un meridione post-apocalittico e mezzadrile, ha qualcosa di interessante che giace ancora sotto la superficie e che in parte già emerge con questo secondo episodio.
Maicol e Mirco è come sempre sintetico e letale, qui con una storia che ricorda i suoi primi lavori.
Spugna scrive e disegna invece quello che spero diventi il prologo di una serie a fumetti: un uomo di mezza età con un maglione orrendo e la faccia rincagnata va a pisciare in un autogrill (anzi, Turbogrill). Viene improvvisamente risucchiato dalla fuga delle piastrelle e finisce in un mondo fantasy supermatto in cui veste i panni di un guerriero.
Kevin Scauri ci racconta invece la giornata tipo di un poliziotto. È una satira feroce che Scauri gestisce con iperboli sempre più esagerate, cosa che gli riesce dannatamente bene. Irene Coletto mischia la vita degli studenti universitario con quella degli studenti di Hogwarts e ne esce fuori un fumetto simpatico (che vi farà ridere ancora di più se conoscete bene la saga della Rowling, non come il sottoscritto). Chiude il volume Il John Ford Point di Lacavalla e Bolzani. Pare un numero sottotono rispetto ai due precedenti e invece nel finale ti spacca in due lo stomaco.
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IMMATERIAL ISSUES 2016-2017
di Andrea De Franco (De Press, 2017)
Immaterial issues 2016-2017 raccoglie una selezione delle storie brevi scritte e disegnate da Andrea De Franco. La produzione del 2016 si contraddistingue per la deriva deforgiana cui a tratti De Franco si rifà. A volte la cosa funziona bene proponendo interessanti varianti del modello di origine (Walnut kernels happy people), altre volte il racconto è meno convincente, non tanto a causa dei disegni volutamente meno pop e accomodanti, quanto di testi scritti in maniera un poco anonima che faticano a creare nei lettori i caratteri della voce narrante.
Nel 2017 le cose si fanno più interessanti. DeForge pare essere un riferimento meno invadente e De Franco ne contamina i residui con il racconto di genere. Ne escono fuori tre fumetti interessanti: un racconto di fantascienza ambientato in un letto, una storia post-apocalittica con vedute astratte di una città e un horror minimalista su una penna maledetta. Qui De Franco riesce mantenersi quasi sempre in equilibrio tra il racconto di genere e la riflessione intimista, riuscendo anche a cominciare la costruzione di una voce riconoscibile.
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DIO DI ME STESSO
di Alessandro Galatola (Just Indie Comics – Co.Co., 2017)
Interferenze, emoji, periferie gotiche, amori disperati, fiumi di vomito, platform ed escape room: è questo il mondo che Alessandro Galatola ci racconta in Dio di me stesso, raccolta di tre fumetti brevi estratti dall’ancora inedito Safe Space #2. L’autore ci racconta malattie e ossessioni del nostro vivere e non ci pensa nemmeno a proporci una cura. Semmai ci fa abituare a esse come a quel fastidioso dolore che ci accompagna giorno dopo giorno sino a diventare una parte indispensabile della nostra vita, quella fitta che ci ricorda quotidianamente cos’è il dolore. La narrazione di Galatola sorpassa la fascinazione per trame e intrecci e punta dritto a storie semplici la cui portata emotiva viene amplificata da un disegno elettrico e viscido e da una narrazione che si muove tra suggestioni visive e interferenze. Ma queste non sono voli pindarici o gallerie di allucinazioni, la capacità di Galatola è quella di non perdere mai il contatto con la storia e con i temi che vuole affrontare e che riesce a fare emergere con raffinata prepotenza e un immaginario mai banale. Qui la mia recensione per Fumettologica.
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MY BEAUTIFUL QUITE EMPTY FANTASY
di Andrea De Franco (De Press, 2017)
Interessante questa raccolta di Andrea De Franco, all’apparenza una sorta di artbook con illustrazioni astratte o quasi che però si trasformano man mano in fumetti atipici che eliminano qualsiasi tipo di gabbia in favore di ammassi confusionari di scarabocchi, schizzi e frasi slegate. Da lì non emergono storie, ma frammenti di emozioni, divagazioni annoiate, ricordi rimossi che riverberano inconsapevoli nelle linee che compongono questi strani oggetti narrativi.
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LOKzine #8 – Piante / Plan(t)s
di aa.vv. (LOKzine, 2017)
Provo per la prima volta LOKzine partendo da questo ottavo numero tutto dedicato alle piante. La cosa che più mi ha convinto dell’albo è il suo non volere tirare le fila di un discorso, non avere una visione comune del tema e strutturarci attorno una tesi con fumetti, illustrazioni e testi. C’è più la volontà di sfruttare le singole visioni degli autori e sottoporre il lettore a quante più suggestioni possibili (anche grafiche) tant’è che forse una lettura tutta d’un fiato della rivista rischia di non farcela apprezzare appieno. Meglio forse procedere per gradi e gustarsi giorno dopo giorno i lavori pubblicati. Vi segnalo per esempio il bel fumetto di Chester Holme, un’illustrazione cupa ed evocativa sul disboscamento di David Gromilovic, quella di Martoz (sempre così profondo e così meravigliosamente superficiale) e infine il fumetto che più mi ha convinto, quello di Anna Wieszczyk.
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GUERRIERO PSICHICO 74/BIS – Raccolta prima
di z.Wax (Sbucciaginocchi, 2017)
La prima cosa che salta all’occhio in questa prima raccolta delle avventure di Guerriero Psichico 74/bis, è la grande cura che z.Wax ha riposto nella character design. Capita raramente di trovarsi davanti un personaggio non umano né aninale dai movimenti e dalle espressioni così ben pensate. z.Wax le utilizza per dare il maggior numero possibile di sfumature al suo personaggio e lo fa per ora in un’ottica umoristica, ma la sicurezza con cui si muove mi fa sperare che in futuro possa tentare qualcosa di più “serio” (perdonatemi l’orrida semplificazione del concetto). Altra cosa interessante: gli oggetti tridimensionali sono disegnati in modo da sembrare tridimensionali, mentre gli sfondi spaziali invece che suggerire profondità, sembrano piatte scenografie. Il risultato è visivamente interessante e convince anche quando a metterlo in pratica sono gli artisti ospitati nel volume. Ci sono un paio di scelte di regia davvero buone (come la partita da ping pong) e un sacco di cose che fanno ridere. Ah giusto, con Guerriero Psichico si ride di gusto e lo si fa lontano dai soliti riferimenti (su tutti Dr. Pira).
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DE ARTIFICUM ALCHEMIA
di aa.vv. (Marengo Autoproduzioni, 2017)
Il primo lavoro del collettivo Marengo è una raccolta di illustrazioni a tema alchemico che porta avanti una doppia riflessione sul lavoro dell’artista e sulla sua capacità di modellare la natura delle cose. Gli artisti coinvolti modellano l’immaginario alchemico secondo il loro stile, con risultati interessanti anche se non di completa rottura con l’iconografia classica. Molto belle le mani e le ossa di Novilonium Eyes, inquietante l’illustrazione in apertura di Daniel Lavrano (ricorda molto il Lycnh pittore), mentre Giusi Lo Piccolo e Blue Luna propongono lavori più tradizionali. Chiudono il volume due poesie di Paola Oliviero: qui me ne tiro fuori che non è proprio il campo d’azione, ma vi dico solo che la seconda poesia ha anche una interessante trovata grafica.
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NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI ’80
di Simone Angelini (This is not a love song, 2017)
Quando ero piccolo c’era l’AIDS. Adesso sembra non esista più, ma una volta se ne parlava veramente ovunque. C’era quella pubblicità con le persone fosforescenti, le battute dei comici italiani, gli oggetti finiti per terra chiaramente imbevuti di AIDS e la regola fondamentale di non toccare mai le siringhe che si trovavano in giro. A pensarci bene credo che anche il mio primo pensiero complesso sia dovuto all’AIDS: ricordo perfettamente la fatica che feci per capire che risultare positivo al test dell’HIV era una cosa negativa.
L’AIDS era ovunque ma non la si vedeva. L’unico modo per capire chi l’aveva contratta era l’herpes, me l’aveva insegnato Philadelphia (prima TV Canale 5). Quello stesso herpes che campeggia sui volti di questa illustrazione realizzata da Simone Angelini per il nuovo progetto di TINALS, una serie di ritratti di personaggi celebri morti di AIDS. Mi piace allontanarmi dal foglio e vedere i loro volti normali e poi piano piano avvicinarmi per scorgere i segni della malattia sui volti. Perché Angelini non rende evidente l’herpes in maniera esagerata, ma lo inserisce come elemento disturbante sulla tranquillità dei volti dei personaggi. Sono piccoli puntini, a volte c’è qualche escrescenza, ma nulla di vistoso: la malattia è invisibile, impercettibile, e Angelini ce la racconta così, incrinando la perfezione di queste icone.
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Gigahorse #18 | Luglio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #2-3
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Il rebirth di Harley Quinn comincia con un attacco alieno che trasforma gli abitanti di Coney Island in morti viventi. Nelle mani di Palmiotti e della Conner questa invasione di zombie si trasforma in una commedia degli equivoci violenta e quasi romantica. A conti fatti la storia è un po’ quella che è, ma perlomeno dà la possibilità a Chad Hardin e John Timms di sfogarsi con tavole spettacolari e ricche di azione.
La Suicide Squad di Williams e Lee parte col piede giusto, anzitutto dal punto di vista grafico. Depurato dalla colorazione digitale degli inizi e della sovraesposizione (più del suo stile che della sua persona) di inizio duemila, Jim Lee dimostra di avere ancora qualcosa da dire e da insegnare, a partire da tavole realmente dinamiche e da una narrazione compatta capace di dare il giusto spazio a ogni membro del gruppo. La storia parte da premesse interessanti, vediamo un po’ dove andrà a finire, anche se il problema rimane Rob Williams che fatica ancora a far convivere le voci di tutti i personaggi e tirarne fuori un’unica anima.
Chiudono i due spillati un breve one shot dedicato a Captain Boomerang e uno a Katana. Tanto inutili quanto brevi: se mi devo sorbire in ogni spillato la storiella del passato di ogni membro della Suicide Squad per farmi capire che è un balordo ma ha anche un cuore grande così, ecco ne faccio volentieri a meno.

AMERICAN MONSTER Vol. 1 – Dolce casa
di Brian Azzarello e Juan Doe – Traduzione di Stefano Formiconi (Saldapress, 2017)
La mia ragazza si compra un sacco di albi originali che accumula e rimane indietro con le letture. Albi che io vorrei leggere ma siccome sono un uomo d’onore, non leggerei mai per primo un libro pagato da qualcun altro. E così un sacco di roba figa che potrei recensire per ricavarne milioni, giace sugli scaffali e nelle scatole. A luglio mi sono trasferito da lei per un paio di settimane e con la scusa del tetto in comune, quei fumetti sono diventati anche miei. Ho cominciato con i primi cinque numeri di American Monster, nuova serie di Azzarello edita da Aftershock. Nel frattempo è uscita anche in Italia, l’ho letto in italiano e il caso vuole che abbia pure scritto una recensione per Fumettologica. Eccola qui.

CRY ME A RIVER
di Alice Socal (Coconino Press, 2017)
Giunto alla terza rilettura, oramai Cry me a river di Alice Socal ha smesso di essere un fumetto ed è diventata un’infiltrazione. Farsi inzuppare dalle lacrime della protagonista e dalla narrazione liquida della Socal è d’altronde l’unica strada percorribile per apprezzare questo graphic novel all’apparenza smilzo e minimale ma che rivela grande profondità e ambizione negli intenti. Dopo Sandro, Alice Socal prende una situazione resa banale da anni di sfruttamento al cinema e in letteratura e cerca di darle nuova vita attraverso un approccio inconsueto e rischioso, fatto di simboli, suggestioni e allucinazioni, cercando nuovi sentieri. Leggete la recensione così capite pure quali sono.

BIRDS OF PREY Vol. 1
di aa.vv. (Dc Comics, 2016)
Il primo volume della riproposta in ordine cronologica del primo ciclo delle Birds of Prey, non è altro che una raccolta delle storie precedenti alla formazione del gruppo. Per ora a collaborare sono solo Black Canary e Oracle: la prima è un agente segreto, la seconda gestisce le sue missioni dopo aver dovuto appendere al chiodo il costume di Batgirl dopo quella sventura di cui tutti siete a conoscenza (e che popola ancora i suoi incubi). A patto di chiudere gli occhi davanti alla colorazione e alle volte anche ai disegni, queste storie pre-Birds of Prey sono piacevoli ben congegnate (basti vedere la scena di apertura del volume, a metà tra Refn e Bret Easton Ellis), e lasciano già intravvedere i rapporti e i legami che faranno da filo conduttore a tutta la lunga run gestita da Chuck Dixon. 

THE STEAM MAN #1-5
di Joe R. Lansdale, Mark Alan Miller e Piotr Kowalski  (Dark Horse Comics, 2016)
“Benvenuti nel West. Qua fuori è freddo come la tetta di una strega. Liberi di non crederci, ma è perfino gradevole”. C’è poco da fare: bastano due righe e Lansdale mi fotte sempre. Anche quando la qualità della sua scrittura non è sempre al massimo, anche quando scrive fumetti. The Steam Man (il soggetto è del Vecchio Joe, la sceneggiatura di Mark Alan Miller) è un weird western steampunk, con protagonista la ciurma che fa muovere e combattere Steam Man, un robottone di ferro e vapore costruito a fine ‘800 per arginare un’invasione aliena, e ora impiegato per scovare l’entità che pare aver dato il via a tutto.
Il primo numero mette tutte le carte in tavola ma convince soprattutto per le interazioni tra i membri dell’equipaggio e le colorite metafore partorite da Lansdale (che se avete letto qualcosa di suo, saprete sicuramente quanto aggiungono alla narrazione). Piotr Kowalski pare invece il disegnatore perfetto per la miniserie, capace di rendere l’imponenza e la legnosità dei movimenti del robot restituendoci comunque l’eroismo e l’epicità delle sue imprese. Si prosegue con un secondo numero decisamente sottotono, tutto dedicato al villain, il Dark Rider. All’inizio la cosa dei viaggi del tempo pareva interessante, poi però viene fatta sprofondare nella banalità della solita storia d’amore finita male male male che ha così dato origine alla malvagità del cattivone. Una digressione che forse arriva anche troppo presto sulla tabella di marcia, visto che abbiamo appena cominciato a conoscere i protagonisti e la loro missione. Il terzo e quarto numero confermano i toni lenti della miniserie: pensavo di lamentarmi della lentezza della narrazione e poi mi sono accorto che ad andare piano è sì la narrazione, ma soprattutto il robottone protagonista, che nel giro di tre numeri avrà percorso poche centinaia di chilometri nella foresta. La sceneggiatura di Mark Alan Miller segue la pesante camminata di un gigante di ferro alimentato da una caldaia a vapore e a ogni passo ce ne restituisce l’imponenza. Anche Kowalski tiene ben presente la cosa e infatti il combattimento che chiude il numero è ben coreografato in modo da evidenziare sì la forza e la stazza letale, ma anche la goffaggine e la lentezza del mostro meccanico. L’ultimo numero di The Steam Man si apre con una lunga scena di tortura, un uomo che cerca di liberarsi dopo essere stato crocifisso a testa in giù e un cattivo che dice cose cattive. Cosa volere di più? Forse un finale più soddisfacente sarebbe stato meglio. Mi spiego: il quinto numero è forse il migliore della miniserie, folle e cupo anche in un finale che fa di tutto per vestirsi da lieto fine. Il problema è tutto pare accelerato nelle ultime pagine, con un villain interessante liquidato con poche righe di dialogo che a volte suonano anche un poco ridicole nella loro funzione redentrice.
Insomma, The Steam Man è una discreta miniserie d’avventura che spesso va perde il focus di ciò che vuole raccontare. Peccato.

PROMETHEA Vol. 2
di Alan Moore e J.H. Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Il cammino verso Dio di Promethea è una Divina Commedia misterica e divulgativa, con Alan Moore che spiegandoci l’immateria ci racconta l’uomo e lo straordinario potere delle sue idee, delle sue parole e delle sue emozioni. È così che con la lettura di Promethea ci si sente pervasi da una naturale felicità, un ottimismo puro e assoluto nei confronti della vita che riesce a rimetterci nel posto giusto dell’Universo e della nostra mente (come se ci fosse una reale differenza) raccontandoci il percorso per raggiungerne i confini. Commuovente, anche solo per come riesce ad allargare i nostri piccoli orizzonti.

IS THIS TOMORROW
di aa.vv. (Canton Street Press, 2015)
Immaginate di essere americani negli anni Cinquanta. Orgogliosamente americani, come se fosse possibile non esserlo quando vivi nella migliore nazione del mondo. Quella con le auto più belle, le televisioni più belle, le dive più belle, le famiglie più belle, la bandiera più bella. Pensate alla cosa peggiore, quella che può togliervi di punto in bianco ogni tipo di felicità e di libertà. Pensate per esempio al comunismo.
Is this tomorrow è un fumetto di propaganda anti-sovietica del 1947, una di quelle cose che lette oggi fa un sacco ridere per i toni esagerati, gli allarmismi e tutto che va a rotoli a una velocità impressionante (dagli scioperi pilotati ai campi di concentramento in meno di un anno). Dietro l’iniziale ironia fa però capolino il terrore di pensare a una nazione che indica un nemico e mette in moto una macchina per farlo diventare lo spauracchio dei suoi abitanti, sino a estirparlo del tutto dal suo suolo. Prima divertente, poi terrificante.

TERMINARCH
di Jordan Hart e Terry Huddleston (OSSM Comics, 2016)
Terminarch
parte con un concept interessante: quando gli androidi si accorgono di essere bravi in tutto tranne nella creatività, decidono di prendere il comando e ammazzare il 95% degli esseri umani, ovvero la percentuale di umani non-artisti calcolata da un apposito logaritmo. Il restante 5% è invece confinato in un luogo protetto dove può creare con tutta la libertà e gli agi necessari. Martin Allerton è invece un’anomalia, l’ultimo uomo non-artista sulla faccia della Terra a causa di un obbligato isolamento che l’ha tenuto lontano dalla società per trent’anni.
Dicevo, il concept è interessante ma merita più di questa cinquantina di pagine per essere sviluppato. Il volume si regge bene sulle sue gambe ma resta comunque la voglia la voglia a fine lettura di leggere un finale più soddisfacente o vedere altre vicende legate a questo universo. Spero che Jordan Hart riesca a trovare le condizioni per sviluppare al meglio questa sua idea, magari con al fianco un narratore più esperto di Terry Huddleston che nelle sequenze di dialogo spesso mostra tutti i suoi limiti.

SPACE RIDERS – Volumen uno
di Alexis Zirrit e Fabian Rangel Jr (Black Mask, 2017)
La sensazione che si può avere dopo aver sfogliato per la prima volta Space riders, è quella di un fumetto volutamente trash e citazionista, forse persino hipster nel suo voler replicare ingialliture, macchie e piegatura della carta. A leggerlo invece si cambia idea quasi subito, merito inizialmente del lavoro di Zirrit ai disegni, capace di smarcarsi dai suoi modelli (il Kirby più psichedelico in primis) per proporci una narrazione folle fatta di colori accesi, volti deformati, simulazione di difetti tipografici e strane creature. Il tutto è retto bene dalla sceneggiatura di Fabian Rangel Jr., una storia di avventura classica con un protagonista spaccone che non si può non invidiare.

DEADPOOL #20-21
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Miracolo: un numero di Deadpool che non mi porta al suicidio causa sconforto. Non che ci siano cose eccezionali, ma perlomeno c’è più impegno del solito, a partire dalla noiosissima Spider-Man/Deadpool, l’unico team-up che se ne frega del legame tra i due protagonisti e mette in scena esclusivamente il loro narcisismo. A questo giro Duggan si è inventato il ritrovamento di una storia del 1968, mai pubblicata a causa dei temi troppo caldi, e la trovata post-moderna funziona. La storia è divertente e Koblish con questo stile vintage fa rimpiangere i suoi disegni di sempre.
Ricominciano dal numero 1 anche i Mercenari per soldi scritti da Cullen Bunn, e a questo giro la storia pare perlomeno interessante. Sai mai che dopo un anno e passa riescono anche a capire come far funzionare questo team abbastanza insulso.
Questa settimana ho riletto le ultime cose che ho scritto su questa testata giusto per fare il punto della situazione. Ora io mi chiedo: quanto cazzo deve fare schifo Deadpool per farmi dire che una cosa come Gwenpool è carina? Ma io mi rincoglionisco e voi non dite niente? Ok, ok, i disegni sono sopra la media rispetto a quelli di Deadpool e anche la regia è più briosa, però i risultati sono davvero anonimi, anche in un episodio tutto azione come quello contenuto qui.

ALACK SINNER – L’età del disincanto #1
di Carlos Sampayo e José Munoz (Editoriale Cosmo, 2017)
Alack Sinner si fa meno noir e si mette a raccontare la vita e le botte del protagonista e di quel mondo che spesso lo mette in secondo piano. Anche il tratto di Munoz si adatta alle atmosfere e se rimane pressoché invariato rispetto al passato quando deve raccontare in Nicaragua il grottesco e doloroso teatrino politico del Sud America, si fa più vicino alla linea chiara quando si mette a seguire le storie personali di Sinner. Tra vita reale e momenti onirici, la sceneggiatura di Sampayo si muove sempre su un dolente intimismo che sfocia in una libertà selvatica e sofferta. Il giusto prezzo da pagare.

DIARIO DI UN FANTASMA
di Nicolas De Crécy – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2017)
Attorno alla realizzazione di due carnet de voyage (uno ambientato in Giappone e l’altro in Brasile), Nicolas De Crécy costruisce due storie che sono il pretesto per riflettere sul suo lavoro e sul ruolo dell’artista. Diario di un fantasma è forse troppo verboso e risente troppo di uno squilibrio tra una prima parte affascinante e piena di idee originali e una seconda che invece si perde dietro i pensieri (non sempre interessanti) dell’autore pur mantenendo un livello grafico che riesce comunque a salvare la situazione. Il risultato è un fumetto poco convenzionale e volutamente fuori fuoco, in cui De Crécy riversa pensieri, impressioni e critiche verso sé stesso. Si merita più di una lettura, giusto per farsi scappare nulla ed entrare meglio nei pensieri dell’autore. Io sono ancora fermo alla prima, ci si risente più avanti con una recensione più approfondita.

NECRON #1
di Magnus e Ilaria Volpe (Editoriale Cosmo, 2017)
Non so cosa cazzo salti in testa alla gente. Sono settimane che leggo recensioni e commenti che dicono: “Bello Necron, Magnus va oltre lo splatter”. Oppure: “Necron mica è un fumetto erotico”. Io non vi capisco. Necron è un fumetto splatter, Necron è un fumetto erotico, ed è bello per questo motivo. Magnus non trascende né l’horror né tantomeno l’erotismo. Semmai ci sguazza in mezzo per creare una storia che è anch’essa un mostro di Frankenstein fatto cucendo assieme generi, influenze letterarie e suggestioni diversissime tra loro. Ci troviamo quindi davanti una storia che è al contempo una commedia, un porno e un horror e che riesce a farci inorridire, eccitare e sorridere facendoci sentire ridicoli dinnanzi a queste emozioni incongruenti. È questa sensazione di sentirsi coinvolti nella storia sempre per il motivo sbagliato che rende Necron davvero imprescindibile.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #3 – Fermate l’Uomo Sabbia
di aa.vv. – Traduzione di aa.vv. (RCS, 2009)
Volume antologico con il meglio delle storie dedicate all’Uomo Sabbia. Niente di davvero notevole in termini di scrittura (la metà Delle storie finiscono con l’Uomo Sabbia risucchiato da un qualche tipo di aspirapolvere) mentre l’unica cosa che mi ha davvero colpito nei disegni è il lavoro di Steve Ditko sul volto di Flint Marko, che il disegnatore caratterizza con un tratteggio fitto rendendone i lineamenti quasi provvisori, come se fossero soggetti a piccole frane o a uno sbriciolamento continuo. Rimane la curiosità di leggere la run in cui si trasforma nell’Uomo Fango a seguito dell’unione forzata con l’Uomo Acqua. Lo spunto iniziale va oltre la più normale stupidità, ma da quel che ho letto negli editoriali parrebbe avere qualche spunto interessante. C’è qualcuno di voi che l’ha letto per confermarmi o meno queste impressioni?

VIVONO IN ME
di Jesse Jacobs – Traduzione di Valerio Stivè (Hollow Press, 2017)
Il topos della casa stregata è per Jesse Jacobs un doppio binario su cui inscenare parallelamente il deteriorarsi della vita coniugale e la vendetta della natura nei confronti dell’uomo. Jacobs gioca ancora con lo spazio e con il tempo, deformandoli a proprio piacere sino a trasformarli entrambi in un trappola mortale. Vivono in me è un horror atipico ma puro, spesso inquietante in cui le consuete parentesi geometriche di Jacobs si fanno ancora più sintetiche del solito, sino a trasformarsi in terrificanti geroglifici che sembrano la scheda di programmazione Delle nostre vite. L’autore si trova a suo agio nel formato breve e riesce così a realizzare una storia fulminante e letale. Qui ve ne parlo meglio.

THEY’RE NOT LIKE US Vol. 2 – Noi contro voi
di Eric Stephenson e Simon Gane (saldaPress, 2017)
Qualche settimana fa Gnomo Speleologo ha scritto una recensione in due parole del primo volume di They’re not like us: “Brutto + Poser”. Non riesco a dargli torto, sebbene la serie di Stephenson mi stia persino piaciucchiando. Ammetto che l’unico punto di vero interesse del fumetto è capire come l’autore pensa di gestire la marea di personaggi stronzi e distanti che mette in campo senza provare a dar loro un po’ di carisma, come a voler sfidare la nostra pazienza. E infatti il problema è che raramente si viene ricompensati, soprattutto in questo secondo volume che si affolla di personaggi (stronzi) e gruppetti, ma sostanzialmente non porta avanti la storia di un millimetro. Non so dove Stephenson voglia andare a parare e tutto sommato la cosa mi incuriosisce. Porterò pazienza ancora per un poco.

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Gigahorse #13 | Febbraio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


DEADPOOL #14-15-16
di Autori Vari – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Deadpool: un giorno di straordinaria follia
è una miniserie in quattro numeri fatta per far interagire tra loro Daredevil, Luke Cage, Iron Fist e il già citato Deadpool. Convince di più della serie regolare e di tanti dei suoi derivati grazie a una buona dose di azione e una trama raccontata nello spazio giusto. Poi ecco, rimane ben lungi dall’essere una cosa che rileggerei volentieri. Il sedicesimo numero dell’albo dedicato al deadpoolverse si apre invece con il crossover tra il mercenario incappucciato e Doctor Strange. Ci ho capito poco nulla ma è stata una lettura divertente, almeno fino a quanto Duggan ha piazzato dentro a caso una scena introspettiva per farci capire quanto è sensibbile Deadpool. Si prosegue con lo speciale di Natale in coppia con Hawkeye: è inutile come sembra. Idem anche l’holyday special con protagonista Gwenpool.

LA SOFFITTA
di AkaB e Squaz (Passenger Press, 2017)
Misterioso e inquietante questo nuovo fumetto di AkaB e Squaz, un horror allucinato che cerca spiegazioni ma trova solo domande e dubbi a cui trovare risposta. I disegni infernali di Squaz ci fanno piombare nella mente confusa di un uomo e traccia i contorni di ossessioni e paure con la sicurezza di chi è capace di evocarne i fantasmi che teniamo dentro. E le parole di AkaB non sono una mera appendice ai disegni ma li integrano con una prosa di pari forza, dolorante e intensa, capace di illuminare intensamente parti di assoluta oscurità. 

DOGMA – Il segno dei tempi
di Stephane Betbeder ed Elia Bonetti – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2015)
Thriller mistico di buon intrattenimento, che dispiega la sua storia in maniera chiara senza i soliti garbugli tipici dei fumetti francesi sui complotti. Un po’ troppo verboso per renderla davvero una lettura divertente, ma i disegni di Elia Bonetti alleggeriscono il ritmo con una regia ben controllata.

CROCEVIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2016)
I personaggi di Yoshihiro Tatsumi si perdono per la città alla ricerca di un finale per le loro vite. Non un lieto fine, si accontentano di un evento che riesca a distruggere la loro vita sociale così da renderli finalmente liberi di dare sfogo alle proprie ossessioni. Quelli di Crocevia sono racconti disperati, di una follia urbana che ingabbia e stritola sogni e speranze. Tatsumi colpisce duro, ma lo fa stando sempre dalla parte dei suoi protagonisti e accompagnandoli passo dopo passo nelle notti elettriche e spaventose del Giappone degli anni Sessanta.

SOFT CITY
di Hariton Pushwagner (The New York Review of Books, 2016)
Raccontare la vita di una moderna metropoli con i suoi ritmi e i suoi schemi non è cosa nuova, Pushwagner lo fa però con una disciplina e abnegazione verso uno stile che gli permette di portare fino in fondo la sua idea di un mondo fatto di vite fotocopiate, coreografie militari e linee parallele. E questo Soft city (fumetto perduto e poi ritrovato per caso) riesce persino a essere uno dei lavori più intimamente sconvolgenti che ho letto quest’anno, vuoi per il formato immersivo del volume, vuoi per lo stile di Pushwagner che ingabbia lo sguardo nei tracciati prestabiliti dalla società. Uso raramente parole importanti, ma questa volta è il caso: imprescindibile.

LA VERA STORIA DI LARA CANEPA
di Giacomo Nanni (Coconino Press, 2010)
Questa storia di maternità immaginata ha un incedere onirico che pone però le sue basi in un realismo spiazzante fatto di reazioni lente e transizioni temporali dilatate. Con una recitazione e un ritmo così naturali, il tratto scarno e iper espressivo dei disegni di Nanni e l’uso dei retini e delle pattern (a volte psichedelico, altre portatore di una sana quotidianità), creano un contrasto affascinante e un ambiente di lettura adatto per entrare in sintonia con le emozioni dei personaggi. Emozioni strane, misteriose e quasi sempre inafferrabili.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN #1 – Le nuove avventure
di Eric Powell e Brian Churilla – Traduzione di Giovanna Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Questo sequel ufficiale a fumetti del film di Carpenter si innesta senza troppi problemi sia alla trama che al mood della storia. Powell scrive una sceneggiatura divertente, piena di umorismo becero, qualche bella idea (le scene con le ex mogli di Jack Burton) e sequenze di azione, il cui unico grande difetto è l’eccessiva decompressione. Lo stile cartoonesco di Churilla potrà all’inizio far storcere il naso, ma dimostra di essere una scelta interessante per mantenere i toni eccessivi del racconto. Peccato però che non stupiscano mai davvero, né durante i combattimenti né nelle sequenze slapstick.

LE AVVENTURE DI TINTIN
Il loto blu – L’orecchio spezzato – L’isola nera
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Sulle avventure di Tintin nessuna anticipazione perché sto realizzando un diario di lettura. Non sono recensioni ma solo pensieri sparsi, appunti, azzardi e arrampicate sugli specchi per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo e di diverso da un personaggio che ha prodotto più saggistica che merchandising. Trovate tutti i tentativi qui

DELETE #1-4
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s due | 1first Comics, 2016)
Questo thriller fantascientifico in quattro numeri intrattiene ma purtroppo non ha abbastanza spazio per sviluppare i rapporti tra i personaggi. Se infatti la trama si dispiega senza troppi problemi tra misteri, colpi di scena e un finale inaspettato, Palmiotti e Gray non sfruttano appieno le potenzialità del legame tra i due protagonisti, legati da un filo di incomunicabilità (lui affetto da un ritardo mentale, lei sordomuta) che rendeva davvero originali le premesse della miniserie. John Timms è l’artista perfetto per la serie, con quel suo tratto pulp che non rinuncia però a una moderna patinatura.

ARMATA SPAGHETTO #2
di aa.vv. (Sciame, 2017)
Avvolto dalla copertina spaziale di Lorenzo Mo, il secondo numero di Armata Spaghetto si apre con Hangry di Kevin Scauri. Dopo i kaiju napoletani del numero precedente, Scauri declina il genere supereroistico in salsa partenopea e dimostra non solo di riuscire a costruire un’ottima storia umoristica, ma anche di costruire un universo originale e ricco. Simone Pace continua il suo lavoro sul fantasy regionale con una storia secca e cruda, e conferma la sua capacità di gestire i toni epici a cui però innesta una componente di spigolosa intimità. Raffaele Sorrentino esordisce invece con il primo episodio di Draconte, una storia di periferia dai toni quasi post-apocalittici. Le premesse sono interessanti, attendo sviluppi. Lacavalla e Bolzani continuano a plasmare il loro mondo meta-cinematografico con Il John Ford Point. Questo secondo capitolo conferma la natura evocativa e misteriosa della serie, grazie a una narrazione affascinante. Potrebbe rivelarsi il lavoro più interessante del lotto. Mecha Suit Laguna di Irene Coletto è invece un piccolo gioiello di umorismo, ma non voglio anticiparvi nulla oltre allo straordinario titolo per non togliervi la sorpresa. In definitiva un secondo numero migliore del primo. A questo punto non vedo l’ora del terzo.

BLOODSHOT REBORN #1 – Colorado
di Jeff Lemire e Mico Suayan – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2016)
L’universo Valiant mi affascina sempre di più. Questo primo volume di Bloodshot Reborn, perfetto starting point per chi come me non conosce il personaggio, è un fumetto vecchio stile, solidissimo e che va dritto al punto senza perdersi ai margini della trama. Jeff Lemire scrive un Bloodshot combattuto, incapace di essere umano ma altresì impaurito di ritornare schiavo dei naniti. La cosa stupefacente è che la scrittura di Lemire ci porta a empatizzare istantaneamente col personaggio, una cosa che non mi capitava da tempo durante la lettura dei fumetti supereroistici. Buoni i disegni di Suayan ben coadiuvati dai colori di Baron. Peccato solo per il character design di Bloodsquirt, un piccolo passo falso che però pare già essere stato corretto nel numero finale di questo volume (con i disegni superlativi di Raul Allen).

THE SPIRIT #1 – Chi ha ucciso The Spirit?
di Matt Wagner e Dan Schkade – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Difficile mettersi al lavoro su un personaggio iconico come The Spirit e riuscire al contempo a rimanere fedele all’originale e raccontare qualcosa di nuovo. Matt Wagner riesce a scrivere una storia capace di azione, umorismo e romanticismo, con un mistero che si svela numero dopo numero, con un tono in piena continuità con l’opera di Will Eisner. La gestione dei flashback non convince molto e le visite ai nemici classici del personaggio sono un poco noiose (soprattutto perché sapendo già che Spirit è vivo risultano giusto un divertente fan service), ma la storia fila senza troppi problemi con alcuni buoni momenti (i confronti tra Dolan e la figlia su tutti). Schkade fa un ottimo lavoro ai disegni, riuscendo a replicare la ricercatezza visiva di Eisner ma anche il tono di recitazione dei personaggi.

HARLEY QUINN E LA GANG DELLE HARLEY
di Jimmy Palmiotti, Frank Tieri e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli  (RW Edizioni, 2017)
Dimenticabile miniserie dedicata al gruppo di aiutanti di Harley Quinn. La storia va avanti senza troppi problemi ma un cattivo dimenticabile e un gruppo da cui faticano a emergere le singole individualità inceppano il meccanismo in più di un’occasione. Harley Quinn salva spesso la situazione ma poco può fare per contrastare una storia poco ispirata (anche graficamente).

TERMITE BIANCA #1 – Dagli abissi
di Marco Bianchini, Marco Santucci e Patrizio Evangelisti (Editoriale Cosmo, 2017)
Nel primo numero di Termite Bianca, Bianchini e Santucci dispongono sul tavolo tutti gli elementi della storia, pronti a farla detonare nel secondo volume che conclude la serie. Forse queste cento pagine iniziali possono lasciarvi insoddisfatti, ma il lavoro di world building fatto dai due autori è interessante, affascinante e soprattutto emerge dalla trama senza spiegoni, flashback o dialoghi chiarificatori. I disegni di Patrizio Evangelisti fanno il resto: con un’attenzione assurda per il dettaglio il disegnatore illustra un mondo alieno e allucinato con architetture mastodontiche, animali pericolosi e astronavi velocissime. Il meglio però lo dà col character design con un tratto iperrealista e caricaturale che stupisce.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #19
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Palmiotti e la Conner introducono il nuovo villain Red Tool, che è in pratica Deadpool ma scritto bene. Storia divertente ma è impossibile togliere gli occhi di dosso alla Harley Quinn di John Timms. In netta controtendenza alla Harley morbida e paffutella delineata dalla Conner, quella di John Timms è spigolosa dove serve (il naso, la bocca con pochissime labbra, le anche) e morbida nella parti giuste (ve le devo anche dire?). Non so, mi stordisce ogni volta. Il Road Trip Special di Harley Quinn, Catwoman e Poison Ivy è invece una parentesi divertente azzoppata purtroppo da disegni non sempre all’altezza. Si salvano giuste le quattro pagine di Qualano e Armentaro. Sui Segreti Sei rimane ancora qualcosa da dire? No. La conclusione di questa saga lovecraftiana è ridicola e inutile tanto quanto il resto. E ora sotto con gli ultimi numeri della serie e poi ce la siamo tolta definitivamente dalle scatole.

Gigahorse #9 | Ottobre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

tumultosmall2TUMULTO
di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris Edizioni, 2016)
Due ragazze, una moto e un viaggio nei Balcani per raggiungere la Drina e chiudere i conti col passato. Per fortuna Tumulto non è né una guida turistica né un diario di viaggio, ma la storia di un’amicizia e delle piccole tensioni che la attraversano. Non ci sono melodrammi e non si cerca di sdrammatizzare, ci sono solo le piccole schermaglie che crescono, si confondono e spariscono nel paesaggio. E c’è pure la recensione.

aqualungsmall2AQUALUNG
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Lettura davvero divertente quella di questo volume che raccoglie la prima stagione del webcomic Aqualung. La sceneggiatura incastra bene i misteri che avvolgono Cold Cove, ma quello che conquista di più sono le dinamiche tra i personaggi. Holly è una protagonista forte e in crescita, capace di una affascinante antipatia. Azione, mostri, qualche battuta, qualche mistero che si risolve e cento altri che vengono a galla: davvero una lettura divertente.

tractsmall2TRACT
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2016)
Mi piace come Shintaro Kago miri sempre a espandere quei concetti che gli sono cari. Ad esempio il filone dei giganti robotici iniziato con Super Conductive Brains Parataxis, continuava con una breve comparsata in un racconto a fumetti contenuto in Fraction ed è stato definitivamente (?) approfondito e ampliato in Industrial Revolution and World War, Con Tract l’autore giapponese approfondisce un discorso cominciato su un fumetto breve sempre comparso in Fraction. C’entrano tutti i fili che ci portiamo sottopelle, che siano vene, spaghetti o cavi elettrici. Per saperne di più leggetevi la recensione e non annoiatemi ulteriormente.  

lamedusaLA MEDUSA
di Roberta Scomparsa (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Roberta Scomparsa (del collettivo Doner Club) ci racconta una storia di preadolescenza e vacanze al mare, lo scenario perfetto per narrarci la repulsione e l’attrazione verso il corpo (proprio e degli altri). E la Scomparsa lavora bene sulle sensazioni concentrandosi sui corpi (delle ragazze ma anche degli adulti) imbarazzanti, goffi, da cui ci è però impossibile staccare lo sguardo (a costo di sentirci un poco sporchi).

dexterwardsmall2IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD
di I.N.J. Culbard – Traduzione di Giorgio Saccani (Magic Press, 2015)
Il caso di Charles Dexter Ward
è il miglior adattamento che Ian Culbard ha realizzato dai racconti di H. P. Lovecraft. L’autore riesce a scrollarsi di dosso la voce del narratore originale e crea una struttura più dinamica (più dialoghi, qualche flashback, estratti dalle lettere) per raccontare la storia. La struttura regge e come sempre Culbard dà il suo meglio nelle sequenze mute, dove senza il peso delle parole, riesce a essere davvero evocativo.

rufolosmall2RUFOLO
di Fabio Tonetto (Eris Edizioni, 2016)
Facile dare a Rufolo del surreale. C’è invece il racconto di un’altra realtà con regole proprie e che non vuole avere nulla a che fare con la nostra. I bellissimi paesaggi sono enormi distese di bianco, i personaggi rifuggono dalle leggi morali, fisiche, chimiche e geografiche. L’atmosfera del racconto è originale, straniante, nuova. E fa anche ridere con un umorismo capace di avventurarsi per strade non ancora battute. Ma bando alle ciance e leggetevi la recensione.

harleyquinn15SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #15
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte (Rw Edizioni, 2016)
Harley Quinn conclude la sua avventura hollywoodiana con un divertente team-up tra con Deadshot. Jimmy Palmiotti e Amanda Conner scrivono ancora un numero praticamente perfetto, capace di miscelare ironia, azione ed erotismo. E John Timms è l’uomo perfetto per disegnare questi tre elementi.
Finalmente la Suicide Squad di Sean Ryan riesce a darci un numero decente, peccato che ci si stia avviando verso il finale. L’idea di una Amanda Waller costretta a stare dall’altro lato della barricata funziona ed è ben gestita. Certo, i disegni di Philippe Briones fanno sempre schifo.
Si chiude con questo numero il primo ciclo dei Segreti Sei e se ne apre subito uno nuovo. Quello che viene chiuso si fa ricordare per la capacità di Gail Simone di creare un gruppo coeso e interessante di personaggi, quello che si apre invece decide di focalizzarsi su Black Alice chiamando in aiuto tutto il mondo magico dell’Universo DC. Stiamo a vedere che succede.

armataspaghetto1ARMATA SPAGHETTO #1
di AA.VV. (Sciame, 2016)
Il primo numero di Armata Spaghetto (la nuova autoproduzione di Sciame) è uno spillato antologico di esplorazione urbana, dove gli autori cercano di ricostruire un’epica della provincia attraverso i generi.
Maurizio Lacavalla e Michele Bolzani propongono un western atipico, Francesco Guarnaccia mette in scena la divertente brutalità dei luoghi comuni, Simone Pace è alle prese con un fantasy reatino e Kevin Scauri rende Napoli il teatro di uno scontro tra kaiju. Chiudono il volume due fumetti brevi del Dottor Pira e di Irene Coletto.
Esperimento più che interessante, attendo con trepidazione i prossimi numeri.

shviaggiatorideltempoSHERLOCK HOLMES E I VIAGGIATORI DEL TEMPO
di Sylvain Cordurié e Laci – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Quarto capitolo della saga che lo sceneggiatore francese Sylvain Cordurié sta dedicando al personaggio di Arthur Conan Doyle, questo Sherlock Holmes e i viaggiatori del tempo è un albo che regala un buon intrattenimento e che, rispetto ad altri capitoli della saga, risulta meno sbrigativo. Certo, alcune dinamiche del finale non sempre sono chiarissime, ma la storia coinvolge (anche grazie ai numerosi rimandi a La Mandragora e agli altri albi della serie). Disegni nella norma di Laci , sempre troppo ammazzati dal bianco e nero.

battagliapiopadreBATTAGLIA – Il Pio Padre
di Giulio Antonio Gualtieri e Valerio Nizi (Editoriale Cosmo, 2016)
Torna il vampiro Battaglia creato da Roberto Recchioni e Leomacs con una storia tutta azione che lo vede combattere contro un emissario delle forze del “bene”: Padre Pio. Diverte la serietà con cui Gualtieri affronta la vena dissacrante del personaggio, così come convince l’idea di un episodio poco interlocutorio ma pieno zeppo di combattimenti, inseguimenti e scontri fisici. I disegni di Valerio Nizi estremizzano le espressioni e i caratteri facciali dei personaggi, e si dimostrano sufficienti nelle sequenze più dinamiche (a volte un po’ troppo legnose per i miei gusti). Di Battaglia mi piace sempre un sacco il punto di vista sulla Storia, pragmatico, distaccato e lontano dalle santificazioni postume.

comequandoeravamopiccoliCOME QUANDO ERAVAMO PICCOLI
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Così come Aqualung, il primo graphic novel della coppia Paliaga-Carlomagno è una commedia romantica ben scritta e ben disegnata (in pratica tutto quello che non è Il suono del mondo a memoria di Giacomo Bevilacqua). I due autori sono cresciuti e sia la scrittura che il disegno sono notevolmente migliorati. Peccato che a conti fatti Come quando eravamo piccoli si riveli essere tanto ben scritto quanto trascurabile.

west1W.E.S.T. #1 – La caduta di Babilonia
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Tra esoterismo e selvaggio west, questa serie della coppia Dorison-Nury diverte e intrattiene con una storia cospirazionista che coinvolge Theodore Roosevelt, Aleister Crowley e una misteriosa società segreta. Trama non originalissima ma ben congegnata, con un paio di colpi di scena ben assestati e un team di personaggi ben assortito (anche se trattato con disparità). Disegni eleganti di Christian Rossi, che non si risparmia con una regia ricca di virtuosismi.

menofwrathMEN OF WRATH
di Jason Aaron e Ron Garney – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Ira Rath ha una maledizione centenaria da estirpare e questo è il momento giusto per farlo. I richiami biblici che Jason Aaron usa per questa miniserie gettano un thriller apparentemente nei canoni, all’interno di un vortice nichilista che colpisce per la sua intima violenza da Antico Testamento. Non ci sono speranze, solo capitoli da chiudere; non c’è futuro, solo un passato i cui demoni infestano il presente.

cocktailsanytimesmall2COCKTAILS ANYTIME
a cura dello Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Terzo capitolo della tetralogia alcolica curata dallo Studio Pilar, questo Cocktails anytime è come i suoi predecessori (qui e qui) una raccolta colorata e multiforme che mette in mostra alcuni dei talenti più interessanti del fumetto e dell’illustrazione. Stupisce la leggerezza e l’atmosfera rilassata che pervade il volume.

suicidesquad16SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #16
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo il temporaneo trasferimento hollywoodiano e il divertente team-up con Deadshot, Harley Quinn torna finalmente a casa. Non fa in tempo a varcare la soglia dell’appartamento che già si ritrova ad affrontare una vecchia nemica e a organizzare l’evasione di Mason Macabre. Dopo ventitre numeri di questa serie, Jimmy Palmiotti e Amanda Conner preannunciano però per il prossimo numero la resa dei conti tanto aspettata: quella tra Harley e il Joker. Sarà la prova del nove della loro gestione del personaggio e della loro capacità di scrittura.
Termina qui la Suicide Squad di Sean Ryan. Gestione deludente ma con gli ultimi numeri è riuscita a risollevarsi grazie al ruolo sempre più centrale e messo in discussione di Amanda Waller. Detto questo niente di davvero notevole (nemmeno nei disegni di Philippe Briones). I Segreti Sei di Gail Simone continuano la loro incursione nel mondo magico della DC, ma è troppo presto per capire se si tratta di una buona storia oppure dell’ennesima idea stravagante dell’autrice.

adamwild24ADAM WILD #24 – L’alba del Novecento
di Gianfranco Manfredi e Sinisa Radovic (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero deludente di Adam Wild dopo le buone prove degli ultimi mesi. L’azione è ben gestita ma mancano i personaggi: Lady Winter è caratterizzata in maniera bidimensionale (in questo numero poi è in preda all’isteria), Adam Wild soffre della mancanza di spalle significative, e l’inserimento di Churchill e Gandhi appare fine a sè stesso (e Manfredi ha saputo fare di meglio in passato). Disegni nella norma, noiosi e senza alcun interesse.