Gigahorse #13 | Febbraio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


DEADPOOL #14-15-16
di Autori Vari – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Deadpool: un giorno di straordinaria follia
è una miniserie in quattro numeri fatta per far interagire tra loro Daredevil, Luke Cage, Iron Fist e il già citato Deadpool. Convince di più della serie regolare e di tanti dei suoi derivati grazie a una buona dose di azione e una trama raccontata nello spazio giusto. Poi ecco, rimane ben lungi dall’essere una cosa che rileggerei volentieri. Il sedicesimo numero dell’albo dedicato al deadpoolverse si apre invece con il crossover tra il mercenario incappucciato e Doctor Strange. Ci ho capito poco nulla ma è stata una lettura divertente, almeno fino a quanto Duggan ha piazzato dentro a caso una scena introspettiva per farci capire quanto è sensibbile Deadpool. Si prosegue con lo speciale di Natale in coppia con Hawkeye: è inutile come sembra. Idem anche l’holyday special con protagonista Gwenpool.

LA SOFFITTA
di AkaB e Squaz (Passenger Press, 2017)
Misterioso e inquietante questo nuovo fumetto di AkaB e Squaz, un horror allucinato che cerca spiegazioni ma trova solo domande e dubbi a cui trovare risposta. I disegni infernali di Squaz ci fanno piombare nella mente confusa di un uomo e traccia i contorni di ossessioni e paure con la sicurezza di chi è capace di evocarne i fantasmi che teniamo dentro. E le parole di AkaB non sono una mera appendice ai disegni ma li integrano con una prosa di pari forza, dolorante e intensa, capace di illuminare intensamente parti di assoluta oscurità. 

DOGMA – Il segno dei tempi
di Stephane Betbeder ed Elia Bonetti – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2015)
Thriller mistico di buon intrattenimento, che dispiega la sua storia in maniera chiara senza i soliti garbugli tipici dei fumetti francesi sui complotti. Un po’ troppo verboso per renderla davvero una lettura divertente, ma i disegni di Elia Bonetti alleggeriscono il ritmo con una regia ben controllata.

CROCEVIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2016)
I personaggi di Yoshihiro Tatsumi si perdono per la città alla ricerca di un finale per le loro vite. Non un lieto fine, si accontentano di un evento che riesca a distruggere la loro vita sociale così da renderli finalmente liberi di dare sfogo alle proprie ossessioni. Quelli di Crocevia sono racconti disperati, di una follia urbana che ingabbia e stritola sogni e speranze. Tatsumi colpisce duro, ma lo fa stando sempre dalla parte dei suoi protagonisti e accompagnandoli passo dopo passo nelle notti elettriche e spaventose del Giappone degli anni Sessanta.

SOFT CITY
di Hariton Pushwagner (The New York Review of Books, 2016)
Raccontare la vita di una moderna metropoli con i suoi ritmi e i suoi schemi non è cosa nuova, Pushwagner lo fa però con una disciplina e abnegazione verso uno stile che gli permette di portare fino in fondo la sua idea di un mondo fatto di vite fotocopiate, coreografie militari e linee parallele. E questo Soft city (fumetto perduto e poi ritrovato per caso) riesce persino a essere uno dei lavori più intimamente sconvolgenti che ho letto quest’anno, vuoi per il formato immersivo del volume, vuoi per lo stile di Pushwagner che ingabbia lo sguardo nei tracciati prestabiliti dalla società. Uso raramente parole importanti, ma questa volta è il caso: imprescindibile.

LA VERA STORIA DI LARA CANEPA
di Giacomo Nanni (Coconino Press, 2010)
Questa storia di maternità immaginata ha un incedere onirico che pone però le sue basi in un realismo spiazzante fatto di reazioni lente e transizioni temporali dilatate. Con una recitazione e un ritmo così naturali, il tratto scarno e iper espressivo dei disegni di Nanni e l’uso dei retini e delle pattern (a volte psichedelico, altre portatore di una sana quotidianità), creano un contrasto affascinante e un ambiente di lettura adatto per entrare in sintonia con le emozioni dei personaggi. Emozioni strane, misteriose e quasi sempre inafferrabili.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN #1 – Le nuove avventure
di Eric Powell e Brian Churilla – Traduzione di Giovanna Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Questo sequel ufficiale a fumetti del film di Carpenter si innesta senza troppi problemi sia alla trama che al mood della storia. Powell scrive una sceneggiatura divertente, piena di umorismo becero, qualche bella idea (le scene con le ex mogli di Jack Burton) e sequenze di azione, il cui unico grande difetto è l’eccessiva decompressione. Lo stile cartoonesco di Churilla potrà all’inizio far storcere il naso, ma dimostra di essere una scelta interessante per mantenere i toni eccessivi del racconto. Peccato però che non stupiscano mai davvero, né durante i combattimenti né nelle sequenze slapstick.

LE AVVENTURE DI TINTIN
Il loto blu – L’orecchio spezzato – L’isola nera
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Sulle avventure di Tintin nessuna anticipazione perché sto realizzando un diario di lettura. Non sono recensioni ma solo pensieri sparsi, appunti, azzardi e arrampicate sugli specchi per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo e di diverso da un personaggio che ha prodotto più saggistica che merchandising. Trovate tutti i tentativi qui

DELETE #1-4
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s due | 1first Comics, 2016)
Questo thriller fantascientifico in quattro numeri intrattiene ma purtroppo non ha abbastanza spazio per sviluppare i rapporti tra i personaggi. Se infatti la trama si dispiega senza troppi problemi tra misteri, colpi di scena e un finale inaspettato, Palmiotti e Gray non sfruttano appieno le potenzialità del legame tra i due protagonisti, legati da un filo di incomunicabilità (lui affetto da un ritardo mentale, lei sordomuta) che rendeva davvero originali le premesse della miniserie. John Timms è l’artista perfetto per la serie, con quel suo tratto pulp che non rinuncia però a una moderna patinatura.

ARMATA SPAGHETTO #2
di aa.vv. (Sciame, 2017)
Avvolto dalla copertina spaziale di Lorenzo Mo, il secondo numero di Armata Spaghetto si apre con Hangry di Kevin Scauri. Dopo i kaiju napoletani del numero precedente, Scauri declina il genere supereroistico in salsa partenopea e dimostra non solo di riuscire a costruire un’ottima storia umoristica, ma anche di costruire un universo originale e ricco. Simone Pace continua il suo lavoro sul fantasy regionale con una storia secca e cruda, e conferma la sua capacità di gestire i toni epici a cui però innesta una componente di spigolosa intimità. Raffaele Sorrentino esordisce invece con il primo episodio di Draconte, una storia di periferia dai toni quasi post-apocalittici. Le premesse sono interessanti, attendo sviluppi. Lacavalla e Bolzani continuano a plasmare il loro mondo meta-cinematografico con Il John Ford Point. Questo secondo capitolo conferma la natura evocativa e misteriosa della serie, grazie a una narrazione affascinante. Potrebbe rivelarsi il lavoro più interessante del lotto. Mecha Suit Laguna di Irene Coletto è invece un piccolo gioiello di umorismo, ma non voglio anticiparvi nulla oltre allo straordinario titolo per non togliervi la sorpresa. In definitiva un secondo numero migliore del primo. A questo punto non vedo l’ora del terzo.

BLOODSHOT REBORN #1 – Colorado
di Jeff Lemire e Mico Suayan – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2016)
L’universo Valiant mi affascina sempre di più. Questo primo volume di Bloodshot Reborn, perfetto starting point per chi come me non conosce il personaggio, è un fumetto vecchio stile, solidissimo e che va dritto al punto senza perdersi ai margini della trama. Jeff Lemire scrive un Bloodshot combattuto, incapace di essere umano ma altresì impaurito di ritornare schiavo dei naniti. La cosa stupefacente è che la scrittura di Lemire ci porta a empatizzare istantaneamente col personaggio, una cosa che non mi capitava da tempo durante la lettura dei fumetti supereroistici. Buoni i disegni di Suayan ben coadiuvati dai colori di Baron. Peccato solo per il character design di Bloodsquirt, un piccolo passo falso che però pare già essere stato corretto nel numero finale di questo volume (con i disegni superlativi di Raul Allen).

THE SPIRIT #1 – Chi ha ucciso The Spirit?
di Matt Wagner e Dan Schkade – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Difficile mettersi al lavoro su un personaggio iconico come The Spirit e riuscire al contempo a rimanere fedele all’originale e raccontare qualcosa di nuovo. Matt Wagner riesce a scrivere una storia capace di azione, umorismo e romanticismo, con un mistero che si svela numero dopo numero, con un tono in piena continuità con l’opera di Will Eisner. La gestione dei flashback non convince molto e le visite ai nemici classici del personaggio sono un poco noiose (soprattutto perché sapendo già che Spirit è vivo risultano giusto un divertente fan service), ma la storia fila senza troppi problemi con alcuni buoni momenti (i confronti tra Dolan e la figlia su tutti). Schkade fa un ottimo lavoro ai disegni, riuscendo a replicare la ricercatezza visiva di Eisner ma anche il tono di recitazione dei personaggi.

HARLEY QUINN E LA GANG DELLE HARLEY
di Jimmy Palmiotti, Frank Tieri e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli  (RW Edizioni, 2017)
Dimenticabile miniserie dedicata al gruppo di aiutanti di Harley Quinn. La storia va avanti senza troppi problemi ma un cattivo dimenticabile e un gruppo da cui faticano a emergere le singole individualità inceppano il meccanismo in più di un’occasione. Harley Quinn salva spesso la situazione ma poco può fare per contrastare una storia poco ispirata (anche graficamente).

TERMITE BIANCA #1 – Dagli abissi
di Marco Bianchini, Marco Santucci e Patrizio Evangelisti (Editoriale Cosmo, 2017)
Nel primo numero di Termite Bianca, Bianchini e Santucci dispongono sul tavolo tutti gli elementi della storia, pronti a farla detonare nel secondo volume che conclude la serie. Forse queste cento pagine iniziali possono lasciarvi insoddisfatti, ma il lavoro di world building fatto dai due autori è interessante, affascinante e soprattutto emerge dalla trama senza spiegoni, flashback o dialoghi chiarificatori. I disegni di Patrizio Evangelisti fanno il resto: con un’attenzione assurda per il dettaglio il disegnatore illustra un mondo alieno e allucinato con architetture mastodontiche, animali pericolosi e astronavi velocissime. Il meglio però lo dà col character design con un tratto iperrealista e caricaturale che stupisce.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #19
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Palmiotti e la Conner introducono il nuovo villain Red Tool, che è in pratica Deadpool ma scritto bene. Storia divertente ma è impossibile togliere gli occhi di dosso alla Harley Quinn di John Timms. In netta controtendenza alla Harley morbida e paffutella delineata dalla Conner, quella di John Timms è spigolosa dove serve (il naso, la bocca con pochissime labbra, le anche) e morbida nella parti giuste (ve le devo anche dire?). Non so, mi stordisce ogni volta. Il Road Trip Special di Harley Quinn, Catwoman e Poison Ivy è invece una parentesi divertente azzoppata purtroppo da disegni non sempre all’altezza. Si salvano giuste le quattro pagine di Qualano e Armentaro. Sui Segreti Sei rimane ancora qualcosa da dire? No. La conclusione di questa saga lovecraftiana è ridicola e inutile tanto quanto il resto. E ora sotto con gli ultimi numeri della serie e poi ce la siamo tolta definitivamente dalle scatole.

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Gigahorse #7 | Agosto 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lamandragoraLA MANDRAGORA
di Sylvain Cordurié e Marco Santucci – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Guazzabuglio vittoriano pieno di demoni e società segrete. Peccato che si preferisca dare risalto agli intrighi (più annunciati che mostrati) piuttosto che ai personaggi, relegati sullo sfondo. Davvero difficile empatizzare e divertirsi quando anche la protagonista è tenuta in disparte Per fortuna i disegni di Marco Santucci salvano ogni tanto dalla noia totale. A questo giro la riduzione delle tavole e conversione in bianco e nero non pregiudicano la lettura.

revival4REVIVAL #4 – Fuggi in Wisconsin
di Tim Seeley e Mike Norton – Traduzione di Marisa Pollastro (Saldapress, 2016)
Rispetto al precedente TP che avevo trovato troppo confusionario, con questo quarto volume Revival pare avere ritrovato la semplicità dell’intreccio degli inizi. Ne giovano i personaggi che si ritrovano meno incastrati tra gli eventi e hanno il giusto spazio per affrontare le loro vite sconvolte. La trasferta newyorkese dà un attimo di respiro alla narrazione e al personaggio di Dana, mentre la breve parentesi dedicata a Emme (stavolta più defilata rispetto alle vicende principali) apre a nuovi interessanti scenari e riflessioni.

southernbastards1SOUTHERN BASTARDS #1 – Questo era un uomo
di Jason Aaron e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Basta davvero poco per convincermi quando si tirano in ballo il sud degli Stati Uniti, quelle teste calde dei redneck e l’orgoglio della vecchia America che si trasforma a volte in razzismo feroce, altre in granitici ideali a cui credere. Southern Bastards però non è poco, tutt’altro. C’è la sceneggiatura di Jason Aaron che martella con un ritmo serrato ma per niente veloce. Anzi, procede imperterrita ma ansimante, come se anche la scrittura fosse appesantita dal quintale di muscoli invecchiati che ci si porta appresso, dalla rabbia accumulata per anni, dalle nocche che si stringono e tendono la pelle delle dita sino a farla diventare bianca. I disegni di Jason Latour donano un nervosismo scultoreo ai personaggi, mentre i suoi colori fanno sembrare il Dirty South un inferno in terra dove si è chiamata a espiare le proprie colpe o a crearsene di nuove.

deadpool65DEADPOOL #65
di Joe Kelly, Ed McGuinnes, Cullen Bunn e Salva Espin – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Numero noiosissimo: sia Spider-Man/Deadpool che I Mercenari per Soldi sono ai nastri di partenza e in pratica non succede nulla. Il nulla per Deadpool è che c’è un gran casino per venti tavole e la storia viene riassunta nelle ultime due. Un ottimo modo per allungare una storia e farmi incazzare.

elegiainrossoELEGIA IN ROSSO
di Seiichi Hayashi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2016)
Sperimentale ed emozionante come un film di Godard, Elegia in rosso è un fumetto stupefacente per come riesce a coinvolgere intimamente lo spettatore negli stati d’animo dei protagonisti. Seiichi Hayashi lo fa partendo dai volti dei suoi personaggi, che nasconde dietro i capelli o con inquadrature di spalle, a cui cancella tratti somatici o dona inaspettato realismo. Guardare quelle facce e le loro mutazioni vi accompagnerà all’interno di una storia viscerale.

wackyraceland1WACKY RACELAND #1-2
di Ken Pontac e Leonardo Manco (DC Comics, 2016)
Letto il primo numero di Wacky Raceland, il reboot in salsa Mad Max della serie animata Hanna-Barbera, scritto da Ken Pontac, disegnato da Leonardo Manco con i colori di Mariana Sanzone (quella che vedete qui è invece la variant cover firmata da Tommy Lee Edwards: storyteller). Carina l’idea di fondo e buona la gestione dei rapporti tra i personaggi, tra cui per ora non esistono né eroi né cattivi ma solo persone che vogliono vincere. Mi ha convinto meno la struttura del primo numero (troppo spezzettata a livello temporale) e l’idea che le auto possono parlare, che per ora non sembra una cosa rilevante (ma magari in futuro acquisterà del senso).
Il secondo albo non fa grossi passi avanti rispetto al primo, piuttosto ne ripercorre le cose meno convincenti e toglie anche il divertimento della lunga scazzottata che faceva da sfondo all’episodio d’esordio. Il numero si concentra sul passato di Dick Dastardly, evitandogli il classico e noioso background del villain cattivo perché gli è successo qualcosa di brutto. Dastardly è cattivo e Ken Pontac ci mostra tutto il suo cinismo. Vedremo che succederà in futuro, per ora i primi due numeri incuriosiscono, pur mettendo in mostra già tutti i difetti, in primis delle tavole troppo piene e dense da essere leggibili senza spaccarsi gli occhi (con una colorazione non aiuta per niente a rendere chiari alcuni passaggi). e il totale disinteresse che i due autori hanno per il racconto della corsa: non si capiscono il percorso, le posizioni, le dinamiche. Il racconto è confuso e fuori fuoco, e non si hanno segni di miglioramento.

papergirls7PAPER GIRLS #7
di Brian K. Vaughan e Cliff Chiang (Image Comics, 2016)
Il numero 7 di Paper Girls continua a porre le basi per questo nuovo arco narrativo. Non mancano sorprese e nuove possibilità per la storia non solo di ampliarsi ma anche di approfondire i propri temi e i propri personaggi. Il numero infatti brilla per un bel confronto generazionale (diverso da quel che avete sempre visto) molto sincero e capace di parlare di come passato, presente e futuro dialogano tra loro. E ci sono anche dei mostroni giganti.

AW22ADAM WILD #22 – Zulu
di Gianfranco Manfredi e Ibraim Roberson
ADAM WILD #23 – Colenso
di Gianfranco Manfredi e Stevan Subic
(Sergio Bonelli Editore, 2016)
Lungo flashback sulla giovinezza di Adam Wild. La parte dedicata al personaggio è abbastanza prevedibile in tutte le sue svolte, ma riesce a sostenere il racconto storico con mestiere. La prevedibilità dell’intreccio non gioca a favore del numero, ma il racconto della battaglia è chiaro e avvincente. Buoni i disegni di Roberson, capaci di non distrarsi dalla battaglia pur mantenendo l’attenzione sui personaggi. Concludendo questo Zulu  è un numero che fa da prologo storico e spirituale a Colenso, con cui intrattiene un dialogo tematico. Qui Manfredi intreccia meglio le vicende personali di Adam con quelle storiche della battaglia, ma a portare l’albo su un altro livello è il lavoro straordinario di Stevan Subic. 

supermutantmagicacademySUPERMUTANT MAGIC ACADEMY
di Jillian Tamaki (Drawn & Quarterly, 2015)
Nata su Tumblr nel 2010 e continuata per quattro anni (la potete ancora leggere a questo indirizzo), Supermutant magic academy è una striscia umoristica creata da Jillian Tamaki. Giusto per darvi un’idea del contesto, dovreste immaginarvi una Hogwarts più simile a un college americano che inglese, popolata da maghi di specie diverse (umani, animali, mostri di varia categoria). Tutto parte come un grande contenitore di gag surreali, ma col trascorrere del tempo la Tamaki inserisce una leggera continuity e fa crescere i suoi personaggi tra le pagine del libro, accompagnandoli tra le insicurezze e gli entusiasmi della loro adolescenza. Per il finale (inedito) la Tamaki mette da parte le storie brevi e scrive una storia più lunga, che spezza forse i ritmi più veloci presenti nel resto del libro ma conclude in maniera ottima la storia.

leavingmegalopolisLEAVING MEGALOPOLIS
di Gail Simone e Jim Calafiore (Dark Horse Comics, 2014)
Immaginate un mondo dove i supereroi sono impazziti e tengono in scacco la popolazione tra violenza e distruzione. Questa è la premessa di Leaving Megalopolis, ma invece di farne un Watchmen senza troppe pretese, la Simone ci racconta la storia dalla prospettiva tutta umana di un gruppo di sopravvissuti. L’albo ha tutti i pregi e i difetti dei lavori di Gail Simone: se da una parte è brava a tessere le dinamiche di gruppo, dall’altra fatica sempre a trovare un ritmo adatto al racconto (qui i flashback sono davvero fastidiosi). Il lavoro di Calafiore alterna un buon design degli eroi e una discreta regia a una recitazione poco convincente (non aiutata dai colori e dalle chine che banalizzano ulteriormente il tutto). Punto di partenza sufficiente che non lascia però del tutto insoddisfatti.

UT5UT #5 – Hysteria
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Al suo quinto numero UT comincia a svelarsi. Peccato lo faccia con due spiegoni che ammazzano la narrazione di quello che sinora è l’albo coi disegni più suggestivi e interessanti. Dei precedenti quattro numeri mi era piaciuta l’atmosfera sospesa e la mancanza di punti di riferimento e devo dire che le rivelazioni di questo numero non la corrompono, mantenendo una coerenza di fondo che ho apprezzato. Speriamo che la chiusura sia altrettanto forte e coerente.

cleanroom8CLEAN ROOM #8
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Sempre più convincente questo nuovo lavoro di Gail Simone, che si rivela essere numero dopo numero una storia horror ben congegnata e davvero atipico. All’inizio non è stato semplice entrare in sintonia con una struttura complessa, ma arrivato all’ottavo albo è più semplice destreggiarsi tra i tanti personaggi e i tanti misteri (qualcuno sempre più chiaro) della storia. In questo numero due bei colpi di scena ci fanno capire che presto si entrerà nel vivo della storia e personalmente non vedo l’ora di scoprire cosa si nasconde dietro. Jon Davis-Hunt è per me una scoperta continua: si dimostra perfetto per raccontare la normalità apparente che fa da sfondo alla storia e le sue esplosioni di mostruosità e deformità. Sembra un Jacen Burrows carpenteriano che i colori di Quinton Winter rendono ancora più interessante.

frankensteinI MAESTRI DELL’ORRORE: FRANKENSTEIN
di Giulio Antonio Gualtieri e Francesco De Stena (Edizioni Star Comics, 2015)
Non è semplice tradurre in fumetti il capolavoro della Shelley, eppure Giulio Antonio Gualtieri riesce nell’impresa grazie a una sceneggiatura fedele capace di condensare il romanzo senza tradire gli intenti originari (sia morali che emozionali). Buoni i disegni di Francesco De Stena che trovano la loro originalità nel design della Creatura, a metà tra lo Swamp Thing di Bernie Wrightson e i mostri di Jack Davis

sangueeghiaccioLE STORIE #47 – SANGUE E GHIACCIO
di Tito Faraci e Pasquale Frisenda (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Campagna di Russia, H. P. Lovecraft e folklore: questi sono i tre elementi alla base di “Sangue e ghiaccio”, quarantasettesimo numero de Le Storie – Sergio Bonelli Editore. Pasquale Frisenda dà del suo meglio con un acquarello in scala di grigi (e spruzzate di rosso) infondendo un duplice orrore, quello mostruoso e inconcepibile delle creature e quello tutto umano di un gruppo di soldati distrutto dall’indigenza. La sceneggiatura di Tito Faraci convince per come riesce a rendere credibile tutta la vicenda (senza spiegoni), peccato che il ritmo del racconto sia spezzato dal narratore e dal metaforone annesso, i cui concetti ripetitivi e poco coinvolgenti smorzano un po’ l’entusiasmo verso l’albo.

tormentaneraTORMENTA NERA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Rosamaria Pavan (Bao Publishing, 2016)
Da tempo non mi capitava di leggere una storia così ben scritta. Tormenta nera, manga noir di Yoshihiro Tatsumi pubblicato da BAO Publishing, ha la semplicità di quelle storie in cui ogni elemento alla fine trova il suo posto naturale nel racconto e dove anche il più piccolo particolare acquista importanza. La scrittura di Tatsumi ci fa concentrare così tanto sull’epopea umana e sulla fuga dei due disperati protagonisti che nemmeno ci accorgiamo che tutte le tessere le puzzle stanno andando al loro posto. Una perfezione quasi commuovente per come riesce a far coincidere la perfezione di un incastro narrativo con il racconto di due umanità apparentemente diverse. L’attenzione per gli sguardi, le lunghe sequenze dinamiche e la natura implacabile che travolge i protagonisti, sono gli elementi grafici su cui Tatsumi si concentra maggiormente.

swampthing5SWAMP THING DI ALAN MOORE – Libro quinto
di Alan Moore, John Totleben e Rick Veitch – Traduzione di Leonardo Favia (RW Edizioni, 2015)
Leggere lo Swamp Thing di Alan Moore significa sempre andare incontro a emozioni forti e inaspettate, e questo quinto volume non è da meno. Questo è forse il ciclo più triste e malinconico eppure non vi è mai cupezza nelle atmosfere del racconto, ma striscia sempre sotto le disgrazie e l’asfalto un senso di speranza quasi commuovente. Con The Garden of Earthly Delights, Moore si diverte a citare e rivisitare Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, ma è con l’episodio My Blue Heaven che firma una delle sue storie migliori (grazie anche ai colori di Tatjana Wood. Sarebbe interessante fare un confronto tra l’esilio di Swamp Thing presente in questo episodio con quello di Watchmen della permanenza di Doc Manhattan su Marte.

jonesealtrisogniJONES E ALTRI SOGNI
di Franco Matticchio (Rizzoli Lizard, 2016)
Che bello dopo tanti anni rileggere Franco Matticchio, in un’edizione di grande formato che finalmente rende onore ai disegni dell’autore varesino. Ci si può finalmente immergere in quelle tavole fitte di linee, immergersi nella penombra degli ambienti, condividere ore di ozio con Jones. Leggere Jones e altri sogni è come fare una passeggiata pomeridiana in un bosco: rilassante ma con una probabilità su mille che una vipera sbuchi da sotto un sasso per farci spaventare.

Gigahorse #5 | Giugno 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lockekey3LOCKE & KEY #3 – La corona delle ombre
LOCKE & KEY #4 – Le chiavi del regno

di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012 – 2014)
Arrivati a metà della corsa, Hill  e Rodriguez cominciano a tirare le fila del discorso. Hill ha la grande capacità di costruire concept complessi sostenuti da trame articolate da cui però non perde mai di vita i personaggi. E questa è una dote rara che richiede concentrazione e bravura, non a caso è anche una delle caratteristiche della sua produzione di romanzi (che vi consiglio di recuperare). Rodriguez dimostra ancora una volta di essere un eccellente disegnatore, non tanto per il suo tratto (che non mi piace mai troppo), quanto per le sue capacità narrative. A stupire qui sono l’episodio che cita Calvin & Hobbes e quello in cui, per evidenziare l’effetto della Chiave Gigante, tutta la narrazione è giocata su tavole intere senza vignettatura che mettono in evidenza la statura dei personaggi. Qui la mia recensione.

Delete1DELETE #1
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s Due/1First Comics, 2016)
Miniserie di quattro numeri per Justin Gray l’impegnatissimo Palmiotti. Il primo numero è coinvolgente e incuriosisce e la scelta di affidare i ruoli dei protagonisti a un gigante con qualche ritardo mentale e a una bambina muta che custodisce un segreto, rende interessante la modalità con cui i due comunicheranno nel corso della storia.  I disegni di Timms sono sospesi tra una fantascienza prossima ventura e un noir fatto di brutti musi e faccioni.

Batman45BATMAN #49
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Continua Superheavy e continuano i problemi. Non si può certo dire che Snyder e Capullo si annoino a scrivere e disegnare il loro Batman, tant’è che offrono sempre situazioni interessanti (anche se gran parte del merito va al lavoro straordinario di FCO Plasencia ai colori, che dallo Zero Year ha saputo dare una nuova atmosfera a Gotham), si annoia però il lettore costretto a sorbirsi un Jim Gordon (e di conseguenza anche un Batman) senza identità e l’introduzione di un cattivo che dura ormai da cinque numeri e non entra mai nel vivo. Finora la parte più interessante riguarda il nuovo Bruce Wayne tutto pieno di relax, davvero una delle cose più belle fatte da Snyder.
Premesse non esaltanti per la nuova run di Detective Comics scritta da Peter J. Tomasi e disegnata da Marcio Takara: la Justice League assume Batman/Gordon perché devono fare un’indagine e loro non sono capaci. Per ora regna la noia, nei disegni e nella scrittura. Non credo migliorerà.
Come sempre chiude l’albo il Grayson di Tim Seeley e Tom King. A questo giro numero super cuoricione che vede il vecchio Dick tornare a Gotham e incontrare i vecchi amici che ancora lo credono morto. Bello il momento con Barbara e quello con  Damian anche se il confronto più bello dell’albo è ancora una volta quello con Bruce Wayne, smemorato e felice.

PrincipessaSpaventapasseriLA PRINCIPESSA SPAVENTAPASSERI
di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing, 2016)
Insomma, l’inizio non sembrava promettere bene, più che altro per una sensazione continua di deja-vu con Coraline nella storia, nella atmosfere, nelle tematiche, e se non fosse stato per i disegni nervosetti di Edrighi avrei smesso di leggerlo dopo qualche pagina. Ma ecco sbucare fuori una cosa che mi ha fatto dire: Ecco, questo è un libro che serve! (per sapere cos’è vi tocca aspettare la recensione). Il tutto forse rimane un poco derivativo e la storia non è fluida e precisa come dovrebbe essere, però è una buona dimostrazione di coraggio che spero abbia buoni sviluppi.

AW21ADAM WILD #21 – La medusa immortale
di Gianfranco Manfredi e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Antonio Lucchi è il disegnatore naturale di Adam Wild. I suoi due albi e mezzo sono i migliori della serie e questo numero 21 è la sua punta di diamante. Non è solo un disegnatore di grande atmosfera (la sua Africa sembra sempre avvolta da una sabbia magica), ma riesce a gestire con sicurezza anche la recitazione dei personaggi. Qui Manfredi lo fa scatenare su una sceneggiatura onirica e psichedelica che Lucchi interpreta con una visionarietà retrò aderente alle atmosfere della serie.

batmanrobineternal1IL CAVALIERE OSCURO #42 – 43
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Prende il via Batman e Robin Eternal e per ora i primi cinque numeri convincono. Bisognerà vedere come a reggere la lunga durata (Batman Eternal, seppur bello, soffriva di notevoli scompensi), ma è troppo presto per fasciarsi la testa. Per ora il gruppo di Robin c’è e le dinamiche funziona molto bene. Staremo a vedere.
We are Robin ha riportato il lettore della bat-famiglia per le strade di Gotham. Tra villain, cross-over ed eventi, ci si dimentica troppo spesso (sceneggiatori in primis) che gli eroi di Gotham vivono ed esistono per la loro città. E la testata di Bermejo/Corona è l’unica che ci ricorda costantemente e in maniera totale questo aspetto, con quel suo approccio da rissa da strada (incoscienza + improvvisazione) che convince sempre di più.
Ci avviamo verso la fine della bella run di Catwoman gestita da Genevieve Valentine. Peccato che questi ultimi numeri siano sottotono rispetto al resto, ma la sceneggiatrice sta finendo di tirare tutti i fili  del discorso e non è detto che il numero finale non ci riservi qualche sorpresa.

NyarlathotepNYARLATHOTEP
di Rotomago e Julien Noirel (Nicola Pesce Editore, 2016)
Più che un fumetto, un libro illustrato. Il racconto di Lovecraft viene riproposto integralmente facendo da voce narrante alle immagini di Noirel, il cui lavoro è orchestrato dalle indicazioni registiche di Rotomago. Il risultato è molto evocativo, ma ancora devo capire bene il rapporto che intercorre tra testo e immagini.
Ehi, ora è passato del tempo e tutto mi è più chiaro. Leggete qui tutta la verità!

UT3UT #3 – Le vie dei pensieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Sin dal primo numero UT mi ha convinto soprattutto per un fattore: la sua capacità di trascinarci in un universo completamente diverso dal nostro senza fornirci coordinate. Così più che farsi leggere, UT si fa abitare. Il lettore deve ambientarsi alle atmosfere, al tono dei dialoghi, a un sistema burocratico, filosofico e di valori che nulla ha a che vedere con quello a cui siamo abituati. UT è venire a contatto con un altro universo e farsi travolgere dai suoi misteri (come fa giustamente notare Marco Montanaro in questo post su Malesangue). Il terzo numero continua su questa strada, a parte per un particolare che mi ha rovinato la lettura. A metà albo circa, dopo un monologo in cui i filosofi cercano di spiegare la loro funzione, Ut risponde con un “Ma va’ a ciapà i ratt”.

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A seguire, un asterisco che ci rimanda alla porzione inferiore della vignetta in cui ci viene spiegato ai non lombardi (con un giro di parole francamente assurdo) il significato della frase. Questa spiegazione occupa la metà precisa della vignetta, non è ubicata al margine della tavola, ma proprio all’interno della stessa. Ecco, in una serie dove nulla è spiegato ha davvero senso dare al lettore questa spiegazione? Leggerla mi ha catapultato fuori da UT e dal suo universo, fuori dall’albo, fuori dalla bolla che mi ero costruito per leggerlo. Ero di nuovo sul treno diretto a Milano, ero di nuovo qui e tempo qualche minuto sarei dovuto scendere alla stazione di Bovisa.

LoneSloaneSmallLONE SLOANE – L’integrale
di Philippe Druillet (Magic Press, 2016)
Finito da ventiquattro ore e sono ancora frastornato dalla potenza di Druillet. Lasciate da parte la storia (che fa il suo dovere ma insomma, si capisce poco o niente) e fatevi scassare gli occhi come mai nessuno ha fatto. Il mio tentativo di scrivere la recensione di questo libro è questo qui, se non ci capite nulla leggetevi questi due pezzi di Boris Battaglia.

INeverLikedYouI NEVER LIKED YOU
di Chester Brown (Drawn and Quarterly, 2002)
Se mi seguite da un po’ conoscerete la mia avversione nei confronti del fumetto autobiografico, che a parte rare eccezioni, fatica sempre a convincermi. Tra questi c’è Chester Brown, uno che ha sempre scritto di sé stesso senza voler trasmettere o insegnare qualcosa al suo lettore. Con I never liked you ci racconta il ricordo della sua adolescenza, senza trama, senza significati, senza simbolismi e metafore. Ci sono solo le cose che gli sono successe e che ha fatto succedere. Cose che non ha ancora compreso e che non pretende di farci capire. Un maestro da cui molti dovrebbero apprendere.

MasacreDEADPOOL #61 – I soliti sospetti
di  Gerry Duggan, Brian Posehn, Mike Hawthorne e Scott Koblish (Panini Comics, 2016)
Deadpool non è l’eroe che fa per me. Mi sembra sempre che le storie siano salvate più dall’umorismo e dai trucchetti meta-narrativi che da una scrittura efficace. In fondo però riesce sempre a divertirmi, anche grazie alla sua violenza esasperata. Deadpool #3 si perde un po’ troppo nella soap-opera per i miei gusti, per fortuna chiude l’albo una storia dedicata a Masacre, il Deadpool messicano: divertentissimo e violentissimo.

ValentinaDeVincentisVIVA VALENTINA!
A cura di Micol Beltramini (Edizioni BD, 2016)
Il libro comincia tra la celebrazione e la museificazione (non a caso i testi selezionati sono quelli del catalogo della mostra che la Triennale di Milano dedicò al personaggio nel 2006), ma è chiaro che a Valentina questa cosa sta stretta, mica è una capace di stare anni chiusa in una teca di vetro a prender polvere. E infatti il volume prende vita con le storie originali create per l’occasione da Maurizio Rosenzweig, Lola Airaghi, Adriano De Vincentiis, Lola Airaghi, Corrado Roi e Tuono Pettinato, che dimostrano quanto Valentina ha ancora da raccontarci e mostrarci. Insomma, da Viva Valentina! a Valentina è viva!. Spero che questo piccolo ma riuscito esperimento abbia una sua continuazione: Valentina è davvero un personaggio eterno che ha indossato per tutti la vita gli abiti e i sogni che Crepax le ha cucito addosso e oggi è giunta l’ora che qualcun altro cominci a tessere per lei nuovi vestiti e nuovi sogni.
PS Rivolgerei ora un appello a Micol Beltramini di obbligare Paolo Bacilieri a scrivere e disegnare una storia per Valentina. In Viva Valentina! mi sono accontentato di una tavola sola, ma lui ha quel modo di disegnare le donne che vuoi mica che ci si accontenta di una sola pagina?

UominiinmareUOMINI IN MARE
di Riff Reb’s (Kleiner Flug, 2016)
Dopo A bordo della Stella del Mattino e Il Lupo dei MariRiff Reb’s conclude la sua trilogia marinara con questo Uomini in mare, raccolta di storie brevi tratti da autori classici come London, Stevenson, Poe. Nonostante la brevità delle storie, Uomini in mare è un volume compatto che vuole restituire la ricchezza e la varietà dei racconti a tema marino e che ci riesce con precisione e bravura. Il tempo di rileggerlo e arriva la recensione.

CleanRoomCLEAN ROOM # 1-7
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Quando Gail Simone scrive i supereroi non mi piace quasi mai. Si concentra troppo sui personaggi, vuole costruire psicologie complesse e nel frattempo la storia latita, l’intreccio si smolla e va tutto a rotoli. Passata in casa Vertigo, la Simone sembra avere trovato con Clean Room l’equilibrio che le è sempre mancato. La cornice complessa in cui si svolgono le vicende è ben gestita, così come i personaggi hanno tutto il tempo per crescere, mostrarsi e mettersi alla prova. Sono curioso di vedere come sbroglierà la matassa (bella intricata) ma le sensazioni sono buone. Inchini e applausi anche a Jon Davis-Hunt, capace di dare corpo alle follie della Simone con originalità e personalità.

SNOWMANFRAZETTATHE ADVENTURES OF THE SNOW MAN
di Frank Frazetta (Dark Horse, 2015)
No barbari muscolosi, no donne nude con bestie feroci, no mostri giganti. Solo un pupazzo di neve superbullo e patriottico. Frank Frazetta esordisce a soli quindici anni con questo fumetto invecchiato sul fronte etico e morale (i cattivi sono due perfidi soldati cinesi giustamente alleati con alieni altrettanto perfidi) ma con ancora qualcosa da dire dal punto di vista grafico. Divertentissimo e con una ironia spiazzante giocata sui contrasti tra i toni cartooneschi del tratto e la violenza delle azioni compiute dal protagonista. 

headsortailsHEADS OR TAILS
di Lilli Carré (Fantagraphics Books, 2012)
Bella raccolta di storie brevi dell’autrice americana. Mi piace come la Carré gioca con la struttura narrativa per raccontare le fratture dei suoi personaggi. Ironica e feroce, la Carré ha una voce davvero nuova e interessante, una sintesi grafica davvero espressiva e un’attenzione alla struttura del racconto: tre doti che mi piacciono davvero un sacco.

conanredsonjaCONAN RED SONJA
di Gail Simone, Jim Zub e Dan Panosian (Dark Horse / Dynamite, 2015)
In questo volume viene raccolta la miniserie scritta da Gail Simone e Jim Zub con il team-up tra i due eroi creati da Robert E. Howard. Quanta fiacchezza. Scrittura monolitica costruita su una struttura di salti temporali che vorrebbe raccontare tutto il rapporto tra Conan e Red Sonja negli anni e invece ammazza la narrazione. Meglio sul versante dei disegni: Dan Panosian nei primi due numeri si diverte e non poco, poi anche lui si annoia. Yawn.