La principessa spaventapasseri | Federico Rossi Edrighi e il tratto inquieto dell’adolescenza

Se dovessi scegliere il mio momento preferito di una serie televisiva, non ci penserei nemmeno un attimo a nominare l’istante in cui, nell’ottava stagione di Modern Family, scopriamo che anche Alex – la secchiona di casa Dunphy – ha voglia di scopare. Uso queste parole un po’ forti per farvi capire che non sto dicendo che Levitan e Lloyd decidono di mostrarci Alex che vuole fare sesso col suo fidanzato: i due creatori ci fanno vedere Alex che ha solo voglia di farlo, poco importa con chi. In un mondo dove al cinema e in televisione il desiderio sessuale degli adolescenti è accettato solo se giustificato dall’amore (altrimenti è brutto, sporco e sconveniente), la scelta di Modern Family non è solo un momento rivoluzionario per il mezzo in sé, ma un messaggio forte che la serie lancia a tutti gli adolescenti insicuri: è tutto naturale, non c’è nulla di male ed è pure bello. E attenzione che la scena non è una di quelle centrali attorno a cui ruota tutta la narrazione dell’episodio, ma è solo un momento, un istante che non viene sottolineato e messo in mostra, ma inserito in maniera naturale in una storia più ampia, come ad accentuare ancora una volta la normalità della cosa.

Succede una cosa simile (ma forse più significativa e meglio raccontata) anche ne La principessa spaventapasseri, il fumetto che Federico Rossi Edrighi (di cui avevo già parlato qui) ha scritto e disegnato per Bao Publishing. La storia è quella di Morrigan, ragazza costretta a un trasloco nell’Inghilterra rurale a causa delle ricerche che la madre e il fratello (entrambi romanzieri) devono effettuare per il loro nuovo romanzo. Un giorno un’anziana vedova le dona un cappotto che però cela un misterioso segreto. Morrigan sarà costretta così ad affrontare il Signore dei Corvi, affascinante e oscura creatura.

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Arrivati a pag. 62 Morrigan, in fuga dal Signore dei Corvi, sprofonda nel buio, prima del suo risveglio, Federico Rossi Edrighi inserisce una tavola in cui la ragazza si masturba (nulla di esplicito, anzi, ma la cosa è evidente). La cosa non viene né spiegata né ripresa per una quarantina di pagina, fino a quando è lo stesso Signore dei Corvi a far notare la cosa a Morrigan, mettendola in imbarazzo e poi svelandole una piccola verità: Arrossisci anche quando mangi o respiri, forse? Tutta questa parentesi che ho voluto sottolineare per la sua atipicità (non solo nel fumetto, ma in tutti gli altri media), assume importanza non perché è la chiave di lettura del fumetto, ma proprio perché è un semplice tassello di un mosaico più ampio. Rossi Edrighi non pone l’accento sulla normalità del desiderio sessuale di Morrigan, ma lo inserisce come uno dei tanti modi che la ragazza ha per compiere il suo cammino di autodeterminazione, rendendolo così, normale per davvero.

Perché in fondo La principessa spaventapasseri è un’avventura alla ricerca di un equilibrio tra desideri e doveri, istinto e riflessione, per arrivare a quella mediazione tra i fattori che ci rende adulti. Non è un caso infatti che villain (il Signore dei Corvi) e oggetto magico (il cappotto) abbiano in realtà ruoli che durante la storia si invertono: entrambi ostacolano la libertà di Morrigan, entrambi la aiutano a liberarsi. Il vero potere che Morrigan acquisisce è proprio quello di riuscire a dosare i due estremi e trovare una via di mezzo per essere davvero libera da qualsiasi catena, senza farsi imbambolare da false libertà o aiuti che non si rivelano poi tali.

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È anche interessante l’approccio che Federico Rossi Edrighi ha col genere. Se dalle premesse il suo fumetto ricorda da vicino Coraline di Neil Gaiman, lui se ne discosta subito non tanto cambiando la storia (che comunque procedendo se ne discosta molto), quanto tagliando i ponti col genere. Pur rispondendo ad alcune delle regole e dei topoi del fantasy e delle favole, il suo fumetto non è del tutto un racconto di genere, proprio perché si discosta dalle classiche soluzioni di quel tipo di racconto per provare una strada che, seppur disseminata di oggetti magici, villain e conseguenti metafore, è composta da un realismo di fondo che non si può ignorare. Tutte le scelte prese da Morrigan lungo l’avventura, non influenzano soltanto le sorti della battaglia, ma hanno una ricaduta pratica sulla sua stessa persona. E la cosa è esplicitata fuori di metafora: non è la solita trita trovata di una cosa che significa un’altra, perché Morrigan è conscia del fatto che ogni sua decisione peserà non solo sulla Storia, ma sulla sua vita. È questo che le dà il coraggio di affrontare il nemico e – soprattutto – le sue insicurezza. È qui che il cammino di autodeterminazione acquista una solidità che spesso nei fantasy è mascherata e che invece ne La principessa spaventapasseri riesce a trovare un posto fisico nella realtà.

Ma La principessa spaventapasseri non brilla solo per una scrittura intelligente e mai banale, ma anche per i disegni. Federico Rossi Edrighi è un kamikaze del disegno, uno che fa di tutto per non accontentare il lettore: lo mette a disagio con un tratto che sembra approssimativo, lo imbroglia facendogli l’occhiolino con uno stile molto cartoonesco ma poi lo infastidisce complicandolo con intermittenze sgraziate, nervose, sporche. Anche con il colore non vuole compiacere il lettore, stendendo grandi campiture senza alcuna sfumatura o intervento d’atmosfera. E Rossi Edrighi fa tutto questo perché sa che funziona. Perché se nelle prime pagine magari storcerete il naso per alcune scelte che vi sembrano discutibili, subito dopo vi pentirete della vostra superficialità. Lo stile di Rossi Edrighi fa vibrare l’adolescenza su nuove corde, la rende selvatica, istintiva, arrabbiata e nervosissima, percorsa da un’energia che vorremmo rinchiusa tra le righe di un disegno ma che invece scalpita al suo interno frammentandone e distruggendone la sinuosa, perfetta e inutile continuità. Ogni linea tracciata da Rossi Edrighi sembra esplodere dall’interno, rendendo potente e fragile il suo tratto.

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BaBao, la neonata collana di Bao Publishing per bambini e ragazzi, si presenta con un prodotto coraggioso e complesso per come tratta il passaggio da infanzia a adolescenza. E Federico Rossi Edrighi si dimostra nuovamente un autore originale e un narratore sempre più preciso nell’accordare scrittura e segno per raggiungere l’espressività di cui ha bisogno.

La principessa spaventapasseri
di Federico Rossi Edrighi
Bao Publishing, 2016
160 pagg.

Velenose | Fluorescenza e adolescenza secondo Thomas Gilbert

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 18 novembre 2015.


I sentimenti e le emozioni adolescenziali hanno una consistenza di cui molto spesso noi adulti ci dimentichiamo.
Se ripenso alla mia adolescenza e a tutto l’odio e all’amore, ai divertimenti e alla noia di quel periodo, riesco a percepire la densità di quelle emozioni, come se a un certo punto della tua vita le cose che provi riescano a essere al contempo invisibili e tangibili. Come il fantasma di un braccio amputato o il secondo naso che pensi di avere quando, incrociando indice e medio, cominci a sfregare la punta del tuo naso. Non ci sono, ma ci sono. Non li puoi toccare ma ne senti la presenza fisica.

Questo sembra un aspetto che Thomas Gilbert (belga, classe 1983) non ha ancora dimenticato. Velenose, il suo graphic novel pubblicato in Italia da Edizioni BD, è la storia di due amiche, Nour e Domitille, e della loro adolescenza, fatta di amori, feste e sigarette fumate sui tetti. Domitille è magra,  timida e capricciosa come una bambina, mentre Nour sembra più matura, formosa e più a suo agio con i ragazzi. Entrambe hanno un anima selvatica che le spinge a mettersi continuamente alla prova, in un percorso inarrestabile e autodistruttivo alla ricerca di una felicità presente, di una pacificazione col passato e di un futuro meno lontano di quel che vorrebbero.

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Dal ritratto selvatico e dolce dell’adolescenza fluorescente raccontata in Velenose, emerge la grande capacità dell’autore di rendere solidi i sogni e le emozioni delle sue protagoniste. Thomas Gilbert immerge il tutto in un’atmosfera volatile e contemporaneamente palpabile, in cui i desideri e i pensieri delle due protagoniste si manifestano nella storia senza distinzione alcuna dai fatti reali, in una continuità narrativa che non subisce mai alcun arresto o assestamento per adattarsi alla nuova consistenza, ma ricalca la forma di realtà ricostruita da Domitille per dare e cercare un senso alla sua vita.

In questo modo alcuni momenti di scrittura ancora immaturi – la metafora della farfalla per esempio, che può apparire banale – passano in secondo piano o meglio, vengono giustificati all’interno della narrazione e contribuiscono a dare ai personaggi un’imperfezione molto umana e poco letteraria. Di contro Thomas Gilbert gestisce con maturità la grande metafora che attraversa il suo fumetto, quella che paragona Domitille e Nour a Medusa e Atena. Non solo in questa metafora racchiude il senso del legame tra le due protagoniste e quindi il cuore stesso del suo racconto, ma diventa il momento più toccante del libro diviso com’è tra eroismo e senso di fallimento.

Ordine vs follia, saggezza vs istinto #velenose #thomasgilbert #edizionibd #psychopop #sketch #dedication #atena

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Nel suo fumetto sull’adolescenza, Gilbert rende tutto palpabile, tutto diventa reale e tutto diventa corpo. Domitille e Nour prendono vita sulla carta attraverso un tratto selvaggio che sottolinea una sensualità ruvida e immatura, quasi avventata, ma che riesce anche a cogliere gli ultimi istanti di un’infanzia che sta svanendo. Ottima poi la scelta di immergere le due protagonista in un mondo fluorescente, teatro perfetto per fondere realtà e illusione, sogno e vita.

Velenose è il fumetto perfetto sull’adolescenza, che non la sfrutta per ricreare con facilità e ruffianeria qualche sentimento nostalgico, ma ne coglie invece l’anima imperfetta, solida e spietata.

Velenose
di Thomas Gilbert
Traduzione di Davide Bertaina
Edizioni BD, 2015
156 pagg.

Gigahorse #6 | Luglio 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

deadpoolcarnageDEADPOOL CONTRO CARNAGE
di Cullen Bunn, Salva Espin e Kim Jacinto (Panini, 2014)
Scontro divertente tra i due pazzi dell’Universo Marvel. Peccato come sempre per il cazzeggio che annacqua la storia, facendole perdere ritmo e mordente, con l’aggravante che – nonostante il tempo perso dietro a cose inutili – il finale risulta pure un poco affrettato. Per fortuna Salva Espin si scatena dando vita a sequenze splatter, mutazioni e combattimenti efferati.

MontagneFolliaALLE MONTAGNE DELLA FOLLIA
di Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi (Star Comics, 2015)
Per la collana I Maestri dell’Orrore edita da Edizioni Star Comics e curata da Roberto Recchioni, Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi firmano un buon adattamento, con una sceneggiatura interessante che rimedia agli errori di Lovecraft e una parte visiva notevole che si distacca dalle consuetudini grafiche degli adattamenti lovecraftiani. Se volete saperne qualcosa di più, potete leggervi anche la mia recensione.

texcapitanjackTEX – CAPITAN JACK
di Tito Faraci ed Enrique Breccia (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Non sono un lettore abituale di Tex. Faccio delle eccezioni solo nel momenti in cui qualche autore che mi piace scrive o disegna il personaggio. E in questo caso ai disegni c’è Enrique Breccia, mica uno qualsiasi. E infatti il suo Tex brilla di luce propria grazie a lunghe sequenze mute, una natura che invade continuamente l’ambiente e una regia misuratissima eppure mai invadente. Tex – Capitan Jack è un albo da leggere la prima volta con i testi  e poi una seconda per assaporare in purezza i disegni di Breccia e il fluire naturale della sceneggiatura di Tito Faraci, che inserisce Tex all’interno di una vicenda storica ed evita appositamente di renderlo in qualche modo non influente per la Storia ma fondamentale per la storia.

ButterflyGateBUTTERFLY GATE
di Benjamin Read e Chris Wildgoose (Improper Books, 2013)
Ma come mi piacciono i fumetti che se ne stanno zitti muti e non si perdono dietro alle parole ma fondano tutta la narrazione esclusivamente sulle immagini. E Butterfly Gate è proprio uno di questi, che riesce anche a raccontare una storia complessa senza mai sbandare. Il problema semmai sta altrove, ovvero che il finale apertissimo fa sembrare questo volumetto nient’altro che un prologo a qualcosa di più corposo. Che però non esiste. Uff.

lockekeyalphaomegaLOCKE & KEY #5 – Ingranaggi
LOCKE & KEY #6 – Alpha & Omega

di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2015 – 2016)
Quando i King vogliono farti piangere, te lo fanno fare per davvero. Perché chi si lamenta quando quel chiattone di Martin fa crepare qualche personaggio di Games of Thrones, non solo è uno sprovveduto che non ha mai letto NESSUN romanzo, ma soprattutto non ha mai letto niente di Stephen King. Ed è impossibile leggere questi ultimi due volumi di Locke & Key senza farsi scappare delle lacrime perché Joe Hill (che qualcosa dal padre lo ha pure imparato) non ci risparmia niente. Ci sono morti, sacrifici e resurrezioni, ma c’è soprattutto un punto di vista morale che attraversa tutta la produzione di Stephen King e di Joe Hill e che qui si palesa prepotentemente. Perché ancora una volta Hil ci racconta il peso sulle nostre vite delle scelte che prendiamo. Perché un uomo buono da un uomo cattivo lo si distingue solo dalle scelte che compie, non da altro. Non dagli errori, non dalla famiglia, non dai traumi e non dalle paure. Contane solo le scelte.

sogniSOGNI
di Denis-Pierre Filippi e Terry Dodson (Editoriale Cosmo, 2016)
Se le nudità femminili gratuite possono darvi fastidio, non avvicinatevi nemmeno a Sogni, che tanto più di belle ragazze ben disegnate non troverete. Se invece non avete nulla in contrario a qualche donna nuda e a una storia così esile che nemmeno nasconde di essere solo un pretesto per dare la possibilità a Terry Dodson di disegnare in ogni vignetta una o più ragazze in abiti succinti, fiondatevi senza remore che un po’ di divertimento lo troverete di sicuro.
Stampa non eccellente, purtroppo. I colori sono spenti e qualche tavola risulta fuori fuoco.

Batman46BATMAN #50
di AA.VV (RW Edizioni, 2016
Niente, Snyder continua a fare una fatica boia a trovare un’identità al nuovo Batman. In questi sei numeri la testata sembra essere rimasta in stallo: Jim Gordon non ha ancora trovato il suo modo di essere Batman (e la sua ricerca non è poi così interessante), e non si è ancora capito come mai Mr. Bloom è lasciato ancora nell’ombra. Nonostante le pretese a questo story-arc manca il contesto urbano, solamente abbozzato e mai preponderante. Risultano ancora più interessanti le relazioni politiche del nuovo GCPD e la nuova vita di Bruce Wayne.
Il mese scorso mi dicevo che la nuova run di Detective Comics scritta da Peter J. Tomasi non aveva possibilità di miglioramento. E infatti peggiora. La storia è ridicola sin dalle premesse e per rendere credibile Gordon a confronto con il resto della Justice League si pensa bene di ridurli a una manica di scemi che non sanno combinare nulla.
Numero non esaltante nemmeno per Grayson che però rimane sempre su livelli accettabili grazie a una trama sempre intrigante (e intricata) e a dei disegni capaci di mettere in mostra le capacità acrobatiche del vecchio Dick.

oltremondoOLTREMONDO
di Laurence Engraver (Hollow Press, 2016)
In vista della pubblicazione della serie Aberration, Hollow Press pubblica la tesi di laurea allo IED di Roma di Lorenzo Baroni AKA Lawrence Egraver. Stupisce non solo il tratto sicuro e affascinante dell’autore, ma anche la sua sicurezza come narratore. Fatemi fare le ferie e poi arriva la recensione.

catwoman46IL CAVALIERE OSCURO #44
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Batman e Robin Eternal è davvero un grande omaggio alla figura di Robin. Lo è sin dalla scrittura: tanto era statica e colma di indagini la precedente Batman Eternal, tanto è dinamica e funambolica questa Batman e Robin Eternal. Le cose si fanno sempre più intricate ma James Tynion IV sembra avere la situazione in pugno grazie a una gestione dei personaggi davvero ben fatta, capace di far emergere in maniera naturale le personalità di tutti gli aiutanti del Crociato Incappucciato.
Dopo sei numeri introduttivi (di cui non si è mai sentita la pesantezza) sembra che con We are Robin sia finalmente arrivato il momento di entrare nel vivo dell’azione. Lee Bermejo ha predisposto tutto: ci sono i personaggi, c’è l’ambientazione urbana, c’è il loro mentore e c’è anche il cattivo. Attendo il prossimo numero per capire dove andrà a parare la storia.
Finisce qui la gestione di Catwoman a opera di Genevieve Valentine ed è un vero peccato perché si è rivelata inaspettatamente una delle cose meglio scritte di questo New52. La Valentina ha costruito una saga profonda e interessante, che vedeva Catwoman diventare Selina Kyle, la signora del crimine di Gotham, e poi ritornare nei panni della Gatta. Il tutto con una naturalezza davvero esemplare e un cast di comprimari davvero ben orchestrato. Fondamentale per il lavoro della Valentine è stato David Messina, capace di traghettare il personaggio dal tratto spigoloso e nervoso di Garry Brown a un tratto più deciso e arrotondato perfetto per descrivere il ritorno di una Catwoman forse meno sensuale e dalle forme meno prorompenti di un tempo, ma più completa e complessa come personaggio.

UT4UT #4 – Gli uomini se ne vanno, gli arrabbiati restano
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
L’universo di UT è in continua espansione. Superata la metà, la serie firmata da Roi e Barbato non dà segno di calmarsi per cercare di risolvere i numerosi enigmi ma anzi, pur facendo avvicinare i personaggi a una qualche verità, continua ad allargare i propri orizzonti aggiungendo nuovi personaggi, nuovi luoghi, nuovi spunti. Vedremo come i due autori riusciranno a far convivere negli ultimi due numeri il bisogno di creare un universo continuamente modellabile con la chiusura delle piste narrative aperte. 

papergirls6PAPER GIRLS #6
di Brian K. Vaughan e Cliff Chiang (Image Comics, 2016)
Dopo una pausa di qualche mese torna Paper Girls con un numero di transizione che pone le basi per questo nuovo ciclo. Non che i colpi di scena manchino: Vaughan è ancora nella fase incasino tutto che tanto lo so che vi piace, e come si fa a dargli torto, Soprattutto in un numero “minore” come questo, dove lo sceneggiatore ha il tempo di concentrarsi sulle minuzie dei suoi personaggi?

REPUBBLICACATCHLA REPUBBLICA DEL CATCH
di Nicolas De Crécy (Eris Edizioni, 2016)
Com’è il manga di De Crécy? Rispetto a Il Celestiale Bibendum, La Repubblica del Catch è un libro leggero, divertente e pieno d’azione, anche se meno complesso a livello narrativo. Tornano alcune ossessioni di Dè Crecy (teste mozzate ma ancora in vita, una città che sovrasta il protagonista,  un animale muto con speciali abilità, pianoforti a motore) ma il tutto con un disegno meno pittorico e in una struttura molto classica che non mira a disorientare il lettore. La cosa che però stupisce è come De Crécy riesca a inserire anche in una storia semplice come questa, un sottotesto politico davvero forte e incisivo, amplificato da un finale stupefacente e doloroso, forse l’unica trovata narrativa forte e inaspettata del volume. Segue recensione.

deadpool2099DEADPOOL #62 – 63 – 64
di  AA.VV. (Panini Comics, 2016)
Andiamo con ordine che la carne sul fuoco questo mese è tanta, tra serie regolare, numero commemorativi e collaborazioni con altri eroi. Sul numero #62 la serie regolare ha una bella accelerata grazie allo scontro con Madcap, davvero divertente e ben orchestrato. Gerry Duggan tira fuori dal personaggio anche una nota malinconica (anche se sempre virata verso l’esagerazione tipica di Deadpool) che convince e che pare verrà esplorata nel prossimo futuro.
Col numero #63 facciamo invece un salto nel futuro. Deadpool 2099 è davvero una sorpresa, non tanto per lo scenario futuristico quanto per l’inconsueta dinamica che sconvolge il personaggio. Il rapporto conflittuale tra padre e figlia mantiene i livelli di follia della serie ma pulsa di un realismo davvero interessante. Menzione d’onore ai disegni di Scott Koblish (bellissima la tavola col primo piano del nuovo Deadpool). Comincia anche la serie team-up tra Deadpool e Spider-man. Questo primo numero riepilogativo non mi ha detto granché e la dinamica tra i due eroi mi ha già stufato.
Oltre al settimo episodio della serie regolare (in cui tutto è regolare, per quanto possa esserlo Deadpool), nel numero #64 troviamo sei mini-fumetti realizzati per i venticinque anni del personaggio e dedicati a ognuno dei componenti dei Mercenari per Soldi. I miei preferiti? Quello su Terror, su Slapstick e su Masacre.

fantebukowskiFANTE BUKOWSKI
di Noah Van Sciver (Coconino Press, 2016)
Questo mio primo incontro con Noah Van Sciver mi ha convinto. Fante Bukowski non lascia forse il segno, ma ha il merito di mostrare le capacità narrative di Van Sciver. Non tanto per la trama che costruisce intorno al personaggio (quasi del tutto nulla), quanto per il modo in cui riesce ad averne una visione simultanea. Ne rimane distante prendendo in giro la sua mediocrità con una satira attorno a chi vorrebbe essere uno scrittore maledetto, ma al contempo gli è molto vicino, partecipando alla sua disperazione con una sensibilità notevole.

lanavedeifolliLA NAVE DEI FOLLI
di Marco Taddei e Michele Rocchetti (Orecchio Acerbo Editore, 2016)
Non un fumetto ma un libro illustrato scritto dallo sceneggiatore di Anubi e disegnato da Michele Rocchetti, i cui disegni sembrano delle vetrate medioevali illuminate da luci al neon. La storia è quella di un gruppo di scarti della società che parte per un lungo viaggio per dimostrare che la Terra è rotonda. La nave dei folli è una storia d’avventura sgangherata, un racconto picaresco sulla necessità dei matti e della follia. Datemi un po’ di tempo che ve lo racconterò meglio in una recensione.

TRACTTRACT
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2016)
Mi piace come Shintaro Kago miri sempre a espandere quei concetti che gli sono cari. Se il filone dei giganti robotici iniziato con Super Conductive Brains Parataxis veniva approfondito e ampliato in Industrial Revolution and World War (non senza farsi mancare una breve comparsata in un racconto a fumetti contenuto in Fraction), con Tract l’autore giapponese approfondisce un discorso cominciato su un fumetto breve sempre comparso in Fraction. C’entrano tutti i fili che ci portiamo sottopelle, che siano vene, spaghetti o cavi elettrici. Presto la recensione.

Laser #6 | Giugno 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


lonesloanesmallLONE SLOANE – L’integrale di Philippe Druillet (Magic Press, 2016)
Eppure ci farebbe comodo, qui e ora, chiudere Druillet in una teca e trattarlo come un reperto storico, in modo da non fare più i conti con lui e la sua grandezza. Tenerlo lontano dai paragoni, museificarlo e apporgli l’etichetta di quello che faceva i fumetti tutti matti in un’epoca in cui non solo era possibile farli, ma la cui portata rivoluzionaria e iperspaziale era riconosciuta da gente come Goscinny (che lo pubblicò sulle pagine di Pilote) e di Hergé. Riconosciuta e giustamente non capita, semmai subita, perché conLone Sloane Druillet non va mai incontro al suo lettore.
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draculasmallI MAESTRI DELL’ORRORE: DRACULA
di Michele Monteleone e Fabrizio Des Dorides (Star Comics, 2015)
La scelta di Michele Monteleone nell’adattare Dracula […] è  stata quella di mantenersi fedele alla struttura originale, Purtroppo il risultato non è all’altezza dell’originale: la sua sceneggiatura non riesce mai a essere autonoma dal testo di partenza e di conseguenza molti passaggi risultano non solo affrettati (ma si trattava comunque di comprimere un romanzo di quattrocento pagine in un fumetto di cento) ma anche poco chiari se non si ha fresca memoria del romanzo.
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tobikosmallTOBIKO di Maurizia Rubino (Bao Publishing, 2016)
La narrazione di Maurizia Rubino ha una straordinaria fluidità nel cambiare atmosfere, toni e ambientazioni, seguendo il percorso tortuoso che intraprendono le emozioni di Tobiko. La naturalezza con cui la narrazione di snoda tra gli eventi, fa sì che i frequenti cambiamenti emotivi (accelerati rispetto a qualsiasi normale rapporto sentimentale) non risultino mai schizofrenici, rendendo questa ricerca di felicità di coppia interessante e sorprendente come un romanzo d’avventura. Così, lontano da metafore e allegorie, Tobiko ci racconta una storia sull’amore divertente come un film di fantascienza e toccante come un film romantico. Con il lieto fine migliore che ci sia.
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montagnefollialovecraftI MAESTRI DELL’ORRORE: ALLE MONTAGNE DELLA FOLLIA di Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi (Edizioni Star Comics, 2015)
La rilettura grafica di Rossi Edrighi è sottilmente inquietante, con il suo tratto graffiante ma incerto, prepotente ma traballante, che rende instabili personaggi, ambienti e oggetti. Tutto è avvolto in un’incertezza vibrante e colma di energia che con l’avanzare della storia si frammenta e si fa ancora più nervosa, come se il disegno stesso perdesse aderenza con la realtà insieme ai protagonisti. In questo modo le sequenze più scontate come le grandi panoramiche acquistano un’inquietudine maggiore, così come i momenti più allucinati (come la tavola finale) escono dal solito tracciato per cercare di creare qualcosa di nuovo e più interessante.
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Aminoacid Boy and the Chaos Order | Vita di un alieno sul Pianeta Terra

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 2 novembre 2015.


Aminoacid Boy è un alieno dalla forma strana nato su un pianeta pieno di esseri dalla forma strana, a partire dal loro Creatore, una specie di Sauron post-industriale fatto di tralicci arrugginiti, energia statica e un occhio elettrico. Il Pianeta da lui creato è un ammasso di creature assurde, un mondo disordinato e reso ostile dalla mancanza totale di una progettazione dei luoghi e delle creature. Il demiurgo di questo pianeta è un architetto distratto incapace di dare uno scopo e una coerenza a ciò che ha creato e infatti quando scopre l’esistenza di un pianeta le cui creature sembrano avere vite con uno scopo e guidate da sentimenti, manda in perlustrazione il giovane Aminoacid Boy, con la missione di scoprire il segreto di questi esseri viventi.

Aminoacid Boy and the Chaos Order, opera prima di Diego Lazzarin che vede la luce grazie a un crowdfunding su Indiegogo, è il racconto del viaggio di un alieno alla scoperta della Terra e di questo cammino fatto di continue metamorfosi per arrivare alla scoperta della vera natura umana. Nella sua avventura sul Pianeta Terra Amino compie continue metamorfosi per adattarsi all’ambiente e a tutto ciò che lo circonda. Se dapprima l’alieno apprende abilità e conoscenze dal regno animale, al primo contatto umano (inevitabilmente violento ed efferato) comincia la sua lenta metamorfosi in uomo, con un percorso non a caso diviso in capitoli che corrispondono alle stagioni della vita umana. Così il nostro Amino vive un infanzia fatta tutta di scoperte e curiosità, un’adolescenza da cantante punk dalla voce ipnotica e una maturità da responsabile padre di famiglia.

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E nella sua crescita evolutiva, Amino fa emergere il vero segreto della natura umana, che sembra stare tutto nella sua capacità di disinnescarsi con il passare degli anni, di prefiggersi uno scopo e poi abbandonarsi mollemente al fallimento, di credere inutilmente a un destino e a una forza superiore dotata di una logica e non governata dalla completa casualità. Infatti l’unica salvezza per questa umanità dolcemente rassegnata è l’Ordine del Caos, non tanto inteso come corporazione cospirazionista o falange rivoluzionaria, ma come una cura per il nostro bisogno di tranquillità, un’iniezione di anticorpi folli e violenti capaci di restituire all’umanità la confusione e la fatalità dei suoi inizi.

Non è un caso che l’arrivo dell’Ordine del Caos sulla Terra coincida con un cambiamento radicale nei modi narrativi di Lazzarin. Se finora il fumetto si era contraddistinto con una gabbia abbastanza classica che sembrava contenere e dare un limite allo stile folle e colorato dell’autore e uno schema narrativo che ricalcava quello del classico romanzo di formazione (declinato in maniera weird tra un Moby Dick e la scena punk), con l’arrivo del caos tutto è mandato all’aria. Sparisce una struttura narrativa, sparisce la gabbia e sparisce qualsiasi pretesa di racconto di genere. La storia smette di essere e sopravvive solo il caos dell’apocalisse in un susseguirsi di illustrazioni a tutta pagina che, svincolate da ogni costrizione, si lasciano andare ad ogni sorta di violenza, fantasia, assurdità e arditezza visiva.

Qui Diego Lazzarin dà libero sfogo alla sua arte brutale, in una sorta di miscela tra l’Espressionismo e il cinema sci-fi degli anni Cinquanta. In queste pagine riesce anche a farci dimenticare di un senso della narrazione ancora poco maturo che ogni tanto emerge, sopperisce a qualche calo di ritmo dei capitoli precedenti e dà un senso al suo fumetto senza passare attraverso discussioni filosofiche ma affidandosi unicamente alle immagini.

E questo è forse il maggiore pregio di Aminoacid Boy and the Chaos Order, quello di dare sempre la precedenza al potere caotico, incontrollabile e selvaggio delle immagini.

Aminoacid Boy and the Chaos Order
di Diego Lazzarin
2015, Crowdfunding su Indiegogo
160 pagg.

Tobiko | Orsi, amore e Guerra Fredda

Nel recensire Tobiko mi sono trovato costretto a ripercorrerne parte della trama. È stata una scelta obbligatoria perché impossibile in questo caso scindere trama, temi, narrazione e stile. La recensione comincia adesso, questo era un modo gentile per dirvi SPOILER


Tobiko comincia con i toni epici e leggendari del fantasy. Il prologo riassume l’arco di tempo in cui l’umanità si è estinta insieme a gran parte della fauna terrestre, lasciando a comandare su una Terra ricoperta da foreste solo due specie: orsi e corvi. Tecnologicamente progredite, le due fazioni si combattono da anni senza alcun risultato, in una Guerra Fredda che ha ricoperto il pianeta di un’atmosfera piena di sospetti, paure e tensioni.

In queste prime pagine Maurizia Rubino descrive il clima di tensione con una battaglia aerea sanguinosa e brutale, dove il suolo terrestre sembra esistere solo per accogliere i cadaveri dei caduti. Le grandi splash page che compongono questo prologo evidenziano tutta la violenza e l’organizzazione militare delle due fazioni, con un dinamismo che esaspera i movimenti degli eserciti mettendo in evidenza il loro rapporto distruttivo con l’ambiente. Anche lo stesso cielo sembra pendere sopra le teste degli abitanti della foresta come un destino ineluttabile, colorato con un rosa minaccioso e per nulla confortante.

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Al termine del prologo facciamo subito conoscenza con Tobiko, ragazzina cresciuta dai corvi che sta esplorando la foresta alla ricerca di piume per costruirsi un grosso paio d’ali. Qui i toni si fanno più leggeri: il rosa torna a essere un colore positivo e la spaventosa vastità delle splash page viene momentaneamente accantonata. Le tre tavole che introducono il personaggio hanno una griglia da quattro vignette orizzontali che danno alla sequenza un effetto panoramico. Tobiko vaga per il bosco: la sua presenza non riesce mai a riempire la vastità di queste lunghe vignette, come se nella composizione generale mancasse sempre un elemento per bilanciare le inquadrature. A calibrare il tutto arriva Pop. Pop è un orso. Pop è suo nemico. Ma è anche simpatico e gentile così cominciano a raccogliere insieme le piume. La sua presenza aggiusta immediatamente l’inquadratura, riempie il vuoto della pagina che ora è perfettamente equilibrata grazie alla presenza dei due personaggi che, da questo momento in poi, appariranno separati solo in pochissime sequenze (sempre e comunque per accentuare la mancanza di uno o dell’altro).

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Così Tobiko e Pop cominciano a conoscersi. In questa parte del fumetto l’autrice unisce l’uso leggero di gabbie (che servono più a descrivere azioni che altro) a illustrazioni a tutti pagina, dove la divisione  in vignette è data dai movimenti dei personaggi, che si muovono all’interno di spazi aperti esplorandoli. Guidati dai movimenti liberi di Tobiko, il lettore viene a contatto con la sua spensieratezza e innocenza, nonché con una positiva irrequietezza che la muove verso tutto ciò che è nuovo e misterioso.

Il rapporto tra Tobiko e Pop diventa sempre più stretto, finché la ragazzina capisce di essersi innamorata dell’orsetto. Quando però Tobiko si dichiara a Pop, l’orso si trasforma in un gigantesco robot. È lui l’arma finale che useranno gli orsi per primeggiare sui corvi, e Tobiko è la chiave per attivarla. Tornano le atmosfere terrificanti del prologo: Pop insegue la ragazzina, la cattura e, stringendola nella sua mano e le incide un cuore sulla fronte con un raggio laser. Tobiko è impaurita dalla violenza sprigionatasi improvvisamente dall’amico.

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Qui la Rubino inserisce una dinamica interessante tra i personaggi: Pop non sa ciò che gli è successo e non capisce il comportamento respingente di Tobiko. Lui le lascia il progetto delle ali, lei lo perdona. Il perdono in questo caso è un errore perché Tobiko non può perdonare a Pop qualcosa che lui non può controllare. Il loro rapporto passa così a un livello successivo e più profondo: non si tratta più di perdonare e consolare, ma di cambiare e migliorare con l’aiuto di un’altra persona. Tobiko così si cala all’interno del robot per sconfiggere il Nega-Pop e liberare dalle costrizioni il suo amico.

È in questo momento che il fumetto raggiunge il suo apice. Maurizia Rubino compie il miracolo di riuscire a condensare in un’unica doppia splash-page tutto il significato della storia e lo fa senza una linea di dialogo. Mentre fuori il robot miete vittime tra i corvi, al suo interno Tobiko combatte con il Nega-Pop. La Rubino condensa in questa enorme illustrazione tutte le situazioni visive che aveva disseminato lungo la storia: c’è la brutalità del combattimento iniziale accentuata dalle dimensioni della tavola, c’è il corpo del robot che in trasparenza mette in mostra gli ambienti attraversati da Tobiko, c’è una personaggio che in tutta questa confusione rimane un punto fermo per il lettore.

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Sconfitto il Nega-Pop, Tobiko riesce finalmente a liberare l’amico da un peso enorme. Che ora è libero e può finalmente spiccare il volo mentre Tobiko cade giù, inesorabilmente verso il suolo. Le due tavole in cui la Rubino alterna l’avvicinarsi al volto di Tobiko ancorata al suolo e l’allontanarsi in volo di Pop, sono due pagine delicate e strazianti, il cui dolore viene accentuato da una griglia regolare ma leggermente obliqua.

Il finale però trasuda libertà. In un bianco e nero quasi totale (come a voler ribadire la natura ingenuamente maligna di quel rosa dominante) scopriamo che Tobiko è riuscita a costruirsi le ali basandosi proprio sul progetto di Pop. Il loro amore ha donato a entrambi la libertà e anche se ora sono divisi godono di quei frutti che insieme hanno coltivato e fatto crescere con fatica.

Mattinata insieme agli orsetti e ai robottoni di #tobiko, il fumetto di @mauip0p edito da @baopublishing

A photo posted by Duluth Comics (@duluthcomics) on

La narrazione di Maurizia Rubino ha una straordinaria fluidità nel cambiare atmosfere, toni e ambientazioni, seguendo il percorso tortuoso che intraprendono le emozioni di Tobiko. La naturalezza con cui la narrazione di snoda tra gli eventi, fa sì che i frequenti cambiamenti emotivi (accelerati rispetto a qualsiasi normale rapporto sentimentale) non risultino mai schizofrenici, rendendo questa ricerca di felicità di coppia interessante e sorprendente come un romanzo d’avventura. Così, lontano da metafore e allegorie, Tobiko ci racconta una storia sull’amore divertente come un film di fantascienza e toccante come un film romantico. Con il lieto fine migliore che ci sia.

Tobiko
di Maurizia Rubino
Bao Publishing, 2016
128 pagg.

Gigahorse #5 | Giugno 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lockekey3LOCKE & KEY #3 – La corona delle ombre
LOCKE & KEY #4 – Le chiavi del regno

di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012 – 2014)
Arrivati a metà della corsa, Hill  e Rodriguez cominciano a tirare le fila del discorso. Hill ha la grande capacità di costruire concept complessi sostenuti da trame articolate da cui però non perde mai di vita i personaggi. E questa è una dote rara che richiede concentrazione e bravura, non a caso è anche una delle caratteristiche della sua produzione di romanzi (che vi consiglio di recuperare). Rodriguez dimostra ancora una volta di essere un eccellente disegnatore, non tanto per il suo tratto (che non mi piace mai troppo), quanto per le sue capacità narrative. A stupire qui sono l’episodio che cita Calvin & Hobbes e quello in cui, per evidenziare l’effetto della Chiave Gigante, tutta la narrazione è giocata su tavole intere senza vignettatura che mettono in evidenza la statura dei personaggi.

Delete1DELETE #1
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s Due/1First Comics, 2016)
Miniserie di quattro numeri per Justin Gray l’impegnatissimo Palmiotti. Il primo numero è coinvolgente e incuriosisce e la scelta di affidare i ruoli dei protagonisti a un gigante con qualche ritardo mentale e a una bambina muta che custodisce un segreto, rende interessante la modalità con cui i due comunicheranno nel corso della storia.  I disegni di Timms sono sospesi tra una fantascienza prossima ventura e un noir fatto di brutti musi e faccioni.

Batman45BATMAN #49
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Continua Superheavy e continuano i problemi. Non si può certo dire che Snyder e Capullo si annoino a scrivere e disegnare il loro Batman, tant’è che offrono sempre situazioni interessanti (anche se gran parte del merito va al lavoro straordinario di FCO Plasencia ai colori, che dallo Zero Year ha saputo dare una nuova atmosfera a Gotham), si annoia però il lettore costretto a sorbirsi un Jim Gordon (e di conseguenza anche un Batman) senza identità e l’introduzione di un cattivo che dura ormai da cinque numeri e non entra mai nel vivo. Finora la parte più interessante riguarda il nuovo Bruce Wayne tutto pieno di relax, davvero una delle cose più belle fatte da Snyder.
Premesse non esaltanti per la nuova run di Detective Comics scritta da Peter J. Tomasi e disegnata da Marcio Takara: la Justice League assume Batman/Gordon perché devono fare un’indagine e loro non sono capaci. Per ora regna la noia, nei disegni e nella scrittura. Non credo migliorerà.
Come sempre chiude l’albo il Grayson di Tim Seeley e Tom King. A questo giro numero super cuoricione che vede il vecchio Dick tornare a Gotham e incontrare i vecchi amici che ancora lo credono morto. Bello il momento con Barbara e quello con  Damian anche se il confronto più bello dell’albo è ancora una volta quello con Bruce Wayne, smemorato e felice.

PrincipessaSpaventapasseriLA PRINCIPESSA SPAVENTAPASSERI
di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing, 2016)
Insomma, l’inizio non sembrava promettere bene, più che altro per una sensazione continua di deja-vu con Coraline nella storia, nella atmosfere, nelle tematiche, e se non fosse stato per i disegni nervosetti di Edrighi avrei smesso di leggerlo dopo qualche pagina. Ma ecco sbucare fuori una cosa che mi ha fatto dire: Ecco, questo è un libro che serve! (per sapere cos’è vi tocca aspettare la recensione). Il tutto forse rimane un poco derivativo e la storia non è fluida e precisa come dovrebbe essere, però è una buona dimostrazione di coraggio che spero abbia buoni sviluppi.

AW21ADAM WILD #21 – La medusa immortale
di Gianfranco Manfredi e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Antonio Lucchi è il disegnatore naturale di Adam Wild. I suoi due albi e mezzo sono i migliori della serie e questo numero 21 è la sua punta di diamante. Non è solo un disegnatore di grande atmosfera (la sua Africa sembra sempre avvolta da una sabbia magica), ma riesce a gestire con sicurezza anche la recitazione dei personaggi. Qui Manfredi lo fa scatenare su una sceneggiatura onirica e psichedelica che Lucchi interpreta con una visionarietà retrò aderente alle atmosfere della serie.

batmanrobineternal1IL CAVALIERE OSCURO #42 – 43
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Prende il via Batman e Robin Eternal e per ora i primi cinque numeri convincono. Bisognerà vedere come a reggere la lunga durata (Batman Eternal, seppur bello, soffriva di notevoli scompensi), ma è troppo presto per fasciarsi la testa. Per ora il gruppo di Robin c’è e le dinamiche funziona molto bene. Staremo a vedere.
We are Robin ha riportato il lettore della bat-famiglia per le strade di Gotham. Tra villain, cross-over ed eventi, ci si dimentica troppo spesso (sceneggiatori in primis) che gli eroi di Gotham vivono ed esistono per la loro città. E la testata di Bermejo/Corona è l’unica che ci ricorda costantemente e in maniera totale questo aspetto, con quel suo approccio da rissa da strada (incoscienza + improvvisazione) che convince sempre di più.
Ci avviamo verso la fine della bella run di Catwoman gestita da Genevieve Valentine. Peccato che questi ultimi numeri siano sottotono rispetto al resto, ma la sceneggiatrice sta finendo di tirare tutti i fili  del discorso e non è detto che il numero finale non ci riservi qualche sorpresa.

NyarlathotepNYARLATHOTEP
di Rotomago e Julien Noirel (Nicola Pesce Editore, 2016)
Più che un fumetto, un libro illustrato. Il racconto di Lovecraft viene riproposto integralmente facendo da voce narrante alle immagini di Noirel, il cui lavoro è orchestrato dalle indicazioni registiche di Rotomago. Il risultato è molto evocativo, ma ancora devo capire bene il rapporto che intercorre tra testo e immagini.
Ehi, ora è passato del tempo e tutto mi è più chiaro. Leggete qui tutta la verità!

UT3UT #3 – Le vie dei pensieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Sin dal primo numero UT mi ha convinto soprattutto per un fattore: la sua capacità di trascinarci in un universo completamente diverso dal nostro senza fornirci coordinate. Così più che farsi leggere, UT si fa abitare. Il lettore deve ambientarsi alle atmosfere, al tono dei dialoghi, a un sistema burocratico, filosofico e di valori che nulla ha a che vedere con quello a cui siamo abituati. UT è venire a contatto con un altro universo e farsi travolgere dai suoi misteri (come fa giustamente notare Marco Montanaro in questo post su Malesangue). Il terzo numero continua su questa strada, a parte per un particolare che mi ha rovinato la lettura. A metà albo circa, dopo un monologo in cui i filosofi cercano di spiegare la loro funzione, Ut risponde con un “Ma va’ a ciapà i ratt”.

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A seguire, un asterisco che ci rimanda alla porzione inferiore della vignetta in cui ci viene spiegato ai non lombardi (con un giro di parole francamente assurdo) il significato della frase. Questa spiegazione occupa la metà precisa della vignetta, non è ubicata al margine della tavola, ma proprio all’interno della stessa. Ecco, in una serie dove nulla è spiegato ha davvero senso dare al lettore questa spiegazione? Leggerla mi ha catapultato fuori da UT e dal suo universo, fuori dall’albo, fuori dalla bolla che mi ero costruito per leggerlo. Ero di nuovo sul treno diretto a Milano, ero di nuovo qui e tempo qualche minuto sarei dovuto scendere alla stazione di Bovisa.

LoneSloaneSmallLONE SLOANE – L’integrale
di Philippe Druillet (Magic Press, 2016)
Finito da ventiquattro ore e sono ancora frastornato dalla potenza di Druillet. Lasciate da parte la storia (che fa il suo dovere ma insomma, si capisce poco o niente) e fatevi scassare gli occhi come mai nessuno ha fatto. Il mio tentativo di scrivere la recensione di questo libro è questo qui, se non ci capite nulla leggetevi questi due pezzi di Boris Battaglia.

INeverLikedYouI NEVER LIKED YOU
di Chester Brown (Drawn and Quarterly, 2002)
Se mi seguite da un po’ conoscerete la mia avversione nei confronti del fumetto autobiografico, che a parte rare eccezioni, fatica sempre a convincermi. Tra questi c’è Chester Brown, uno che ha sempre scritto di sé stesso senza voler trasmettere o insegnare qualcosa al suo lettore. Con I never liked you ci racconta il ricordo della sua adolescenza, senza trama, senza significati, senza simbolismi e metafore. Ci sono solo le cose che gli sono successe e che ha fatto succedere. Cose che non ha ancora compreso e che non pretende di farci capire. Un maestro da cui molti dovrebbero apprendere.

MasacreDEADPOOL #61 – I soliti sospetti
di  Gerry Duggan, Brian Posehn, Mike Hawthorne e Scott Koblish (Panini Comics, 2016)
Deadpool non è l’eroe che fa per me. Mi sembra sempre che le storie siano salvate più dall’umorismo e dai trucchetti meta-narrativi che da una scrittura efficace. In fondo però riesce sempre a divertirmi, anche grazie alla sua violenza esasperata. Deadpool #3 si perde un po’ troppo nella soap-opera per i miei gusti, per fortuna chiude l’albo una storia dedicata a Masacre, il Deadpool messicano: divertentissimo e violentissimo.

ValentinaDeVincentisVIVA VALENTINA!
A cura di Micol Beltramini (Edizioni BD, 2016)
Il libro comincia tra la celebrazione e la museificazione (non a caso i testi selezionati sono quelli del catalogo della mostra che la Triennale di Milano dedicò al personaggio nel 2006), ma è chiaro che a Valentina questa cosa sta stretta, mica è una capace di stare anni chiusa in una teca di vetro a prender polvere. E infatti il volume prende vita con le storie originali create per l’occasione da Maurizio Rosenzweig, Lola Airaghi, Adriano De Vincentiis, Lola Airaghi, Corrado Roi e Tuono Pettinato, che dimostrano quanto Valentina ha ancora da raccontarci e mostrarci. Insomma, da Viva Valentina! a Valentina è viva!. Spero che questo piccolo ma riuscito esperimento abbia una sua continuazione: Valentina è davvero un personaggio eterno che ha indossato per tutti la vita gli abiti e i sogni che Crepax le ha cucito addosso e oggi è giunta l’ora che qualcun altro cominci a tessere per lei nuovi vestiti e nuovi sogni.
PS Rivolgerei ora un appello a Micol Beltramini di obbligare Paolo Bacilieri a scrivere e disegnare una storia per Valentina. In Viva Valentina! mi sono accontentato di una tavola sola, ma lui ha quel modo di disegnare le donne che vuoi mica che ci si accontenta di una sola pagina?

UominiinmareUOMINI IN MARE
di Riff Reb’s (Kleiner Flug, 2016)
Dopo A bordo della Stella del Mattino e Il Lupo dei MariRiff Reb’s conclude la sua trilogia marinara con questo Uomini in mare, raccolta di storie brevi tratti da autori classici come London, Stevenson, Poe. Nonostante la brevità delle storie, Uomini in mare è un volume compatto che vuole restituire la ricchezza e la varietà dei racconti a tema marino e che ci riesce con precisione e bravura. Il tempo di rileggerlo e arriva la recensione.

CleanRoomCLEAN ROOM # 1-7
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Quando Gail Simone scrive i supereroi non mi piace quasi mai. Si concentra troppo sui personaggi, vuole costruire psicologie complesse e nel frattempo la storia latita, l’intreccio si smolla e va tutto a rotoli. Passata in casa Vertigo, la Simone sembra avere trovato con Clean Room l’equilibrio che le è sempre mancato. La cornice complessa in cui si svolgono le vicende è ben gestita, così come i personaggi hanno tutto il tempo per crescere, mostrarsi e mettersi alla prova. Sono curioso di vedere come sbroglierà la matassa (bella intricata) ma le sensazioni sono buone. Inchini e applausi anche a Jon Davis-Hunt, capace di dare corpo alle follie della Simone con originalità e personalità.

SNOWMANFRAZETTATHE ADVENTURES OF THE SNOW MAN
di Frank Frazetta (Dark Horse, 2015)
No barbari muscolosi, no donne nude con bestie feroci, no mostri giganti. Solo un pupazzo di neve superbullo e patriottico. Frank Frazetta esordisce a soli quindici anni con questo fumetto invecchiato sul fronte etico e morale (i cattivi sono due perfidi soldati cinesi giustamente alleati con alieni altrettanto perfidi) ma con ancora qualcosa da dire dal punto di vista grafico. Divertentissimo e con una ironia spiazzante giocata sui contrasti tra i toni cartooneschi del tratto e la violenza delle azioni compiute dal protagonista. 

headsortailsHEADS OR TAILS
di Lilli Carré (Fantagraphics Books, 2012)
Bella raccolta di storie brevi dell’autrice americana. Mi piace come la Carré gioca con la struttura narrativa per raccontare le fratture dei suoi personaggi. Ironica e feroce, la Carré ha una voce davvero nuova e interessante, una sintesi grafica davvero espressiva e un’attenzione alla struttura del racconto: tre doti che mi piacciono davvero un sacco.

conanredsonjaCONAN RED SONJA
di Gail Simone, Jim Zub e Dan Panosian (Dark Horse / Dynamite, 2015)
In questo volume viene raccolta la miniserie scritta da Gail Simone e Jim Zub con il team-up tra i due eroi creati da Robert E. Howard. Quanta fiacchezza. Scrittura monolitica costruita su una struttura di salti temporali che vorrebbe raccontare tutto il rapporto tra Conan e Red Sonja negli anni e invece ammazza la narrazione. Meglio sul versante dei disegni: Dan Panosian nei primi due numeri si diverte e non poco, poi anche lui si annoia. Yawn.