Laser #13 | Gennaio 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


COCKTAILS ANYTIME a cura di Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Dopo Cocktails pre-dinner e Cocktails after-dinner i bartender editoriali dello Studio Pilar sembrano ormai aver imparato a miscelare nel modo corretto tutti gli ingredienti disposti sul loro bancone e questo Cocktails anytime, terzo capitolo della loro quadrilogia alcolica, dimostra ancora più sicurezza e maturità nella scelta degli artisti coinvolti, che si fanno notare non solo per la varietà grafica, ma soprattutto per approcci narrativi sempre diversi tra loro.
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STORIE DEL BARRIO di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí – Traduzione di Dario Fiocco (Tunué, 2016)
La voce narrante del libro è ingombrante, fastidiosamente consapevole e adulta (sia nelle sue considerazioni che nelle sue banalità), spesso soffoca le tavole rubando spazio ai disegni di Seguí, erodendone le vignette come una calamità. Questo suo imporsi sulla narrazione visiva fa affondare Storie del Barrio in una verbosità inutile, che non diventa mai retorica ma sembra voler prendere le redini del racconto e lasciare poco spazio di manovra a Seguí.
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xuwwuuXUWWUU e PLUTONIUM di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
L’autore stra creando un mondo complesso dai confini labili in modo da poterci trasferire tutta la sua esperienza umana, trasfigurandola in avventure, in favole, in storie che non cercano mai di restituircene una visione semplificata e ridotta, ma ne allargano la visuale ingarbugliando ulteriormente il gomitolo della nostra esistenza. Le storie di Delmas non sono una chiave di lettura per comprendere le nostre vite e distendere il filo di questo gomitolo immaginario, sono storie che evocano una forza primordiale, che ci portano lontano dai nostri corpi per sentire meglio le ferite che ci percorrono. Non per sanarle, ma per guardare da vicino il mondo che nascondono.
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LA SAGA DEI BOJEFFRIES di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Perché la mostruosità dei Bojeffries non ha nulla al di fuori dagli schemi, non stravolge con la sua presenza le vite normali dei normali esseri umani. La mostruosità dei Bojeffries è quanto di più ordinario e omologato vi possa essere, tant’è che nessuno tra gli umani pare accorgersene. I Bojeffries lavorano, escono, vanno al supermercato e in vacanza come se nulla fosse: non sono visti con diffidenza, non sono emarginati, non sono esclusi dalla vita sociale (lo sono invece le minoranze razziali). Sono anzi omologati e perfettamente inseriti nella vita di quartiere, mostri che hanno perso impulsi e onore per accettare le pigre comodità della vita borghese, del posto fisso in fabbrica, del cibo industriale e della vita raccontata dalla televisione.
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Cocktails Anytime | Lo Studio Pilar e la mixologia a fumetti

Per fare un cocktail non basta buttare in un bicchiere qualche alcolico, qualche aroma e qualche ingrediente analcolico. Servono gli ingredienti giusti, le dosi giuste e i procedimenti giusti in modo da avere un aroma, una struttura e un colore ben bilanciati. Dopo Cocktails pre-dinner e Cocktails after-dinner i bartender editoriali dello Studio Pilar sembrano ormai aver imparato a miscelare nel modo corretto tutti gli ingredienti disposti sul loro bancone e questo Cocktails anytime, terzo capitolo della loro quadrilogia alcolica, dimostra ancora più sicurezza e maturità nella scelta degli artisti coinvolti, che si fanno notare non solo per la varietà grafica, ma soprattutto per approcci narrativi sempre diversi tra loro.

Ma ora passiamo in rassegna la carta dei cocktail. Sono solo sei (più l’illustrazione in copertina di Geometric Bang), ma fatti ad arte.

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COSMOPOLITAN di Ben White
Cosa può accadere nel tempo d’attesa a cui un operatore di call-center ci ha costretto? Alla sedentaria protagonista del fumetto di Ben White quell’attesa noiosa e irritante è l’occasione giusta per dare una svolta alla propria vita. Cosmopolitan è un divertente crescendo di situazioni assurde che Ben White comprime in poche pagine per evidenziare l’effetto quasi lisergico che ha la libertà quando entra in circolo nelle vene della protagonista. La geometricità degli ambienti sembra voler intrappolare il corpo tondeggiante della protagonista, creando un interessante contrasto di forme che racconta bene un’atmosfera claustrofobica pur senza rinunciare a un punto di vista ironico.

FIREMAN di Martin Lopez Lam
L’illustratore spagnolo Martin Lopez Lam ci regala una classica storia da bar. Non manca nulla: un ubriacone che vaneggia, la notte, il fumo delle sigarette, una donna che sembra bella e infine l’alcool. Martin Lopez Lam ci aggiunge due ingredienti che rendono però questa storia diversa dalle altre. Il primo e il più evidente è il suo stile, fatto di macchie di colore quasi astratte che danno forma ai luoghi e ai personaggi che, immersi nella notte, sembrano superfici lucide su cui le luci notturno possono riflettersi e irradiarsi. La seconda cosa è una scrittura molto attenta ed equilibrata, che evita di sfruttare la ruffianeria di una metafora per concentrarsi solo sulla visione beffarda di un camion dei pompieri in fiamme. Ricorda il miglior Bukowski, prima che venisse scippato dalle tipe su Instagram.

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PARADISE di Marie Jacotey
Immaginate uno di quei film indipendenti americani, quelli con gli artisti falliti, la fascinazione per Nabokov, il sesso, le ragazze vestite tutte strane e quelle scenografie pigre che ha l’America con i suoi cocktail bar, le sue piscine all’aperto, il suo cielo azzurro e i palmizi dondolanti sullo sfondo, con quella sensazione che tutto quello che c’è di importante sembra sempre accadere o prima o dopo un party. In questo scenario il solito scrittore ci prova con la solita giovane cameriera. Lui si atteggia, lei lo ascolta. Lui è goffo, lei continua ad ascoltarlo. Lui ha voglia di scopare ma non può dirlo e quindi parla della sua arte. Lei ha voglia di scopare e anche se lo trova ridicolo (come uomo e come artista), gli dice chiaramente che vuole farlo. Marie Jacotey scrive un dialogo raffinato che trova un perfetto compagno nei disegni a matita, capaci di raccontare con la loro spontaneità l’erotismo semplice eppure fatale della protagonista femminile.

MOJITO di Laura Anastasio
È ormai tradizione nell’antologia alcolica dello Studio Pilar, un racconto che si sviluppa attraverso illustrazioni a tutta pagine. Dopo Anna Deflorian e Alberto Fiocco tocca a Laura Anastasio che in cinque tavole ci sintetizza la ricetta del mojito. Lo stile è essenziale, colorato, una geometria tropicale che prova a risvegliare nel lettore le sensazioni di ogni ingrediente e quelle finali del cocktail. Mojito ha qualcosa di esoterico nella sua cruda elencazione di ingredienti e passaggi, quasi una pozione magica creata da una strega cubana.

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APPLE MARTINI di Giulio Castagnaro
Chi non pagherebbe per leggere una volta al mese le avventure di questo Guglielmo Tell Witch Hunter creato da Giulio Castagnaro? Non scherzo, sarebbe una cosa che leggerei davvero con piacere: pura avventura narrata con un dinamismo medievale, un protagonista carismatico e misterioso, e la possibilità di vedere all’opera ogni mese il talento di Giulio Castagnaro che qui si scopre essere oltre che un talentuoso illustratore, anche un narratore raffinato, capace di soluzioni grafiche potenti ed emozionanti (le parole della strega che avvolgono il protagonista).

CAIPIRINHA di Cristina Daura
Sorprendente questo fumetto breve della spagnola Cristina Daura, colmo di perfidia e cattiveria infantile. Un bambino vestito di tutto punto attraversa un corridoio e, varcata una porta rossa, finisce in una stanza dove comincia a giocare a scacchi con un robot gentilissimo. Lui lo tratta male e se ne va. La Daura ci narra la sua storia con una gabbia inusuale, formata vignette rotonde allineate al centro, giocando con la loro dimensione e utilizzandole spesso per descrivere distanza e tempo, cosa che gli permette di movimentare l’inquadratura statica che è l’ossatura del suo fumetto.

Cocktails Anytime
a cura di Studio Pilar
Introduzione di Bookskywalker
Pilar Edizioni, 2016
48 pag.

Gigahorse #9 | Ottobre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

tumultosmall2TUMULTO
di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris Edizioni, 2016)
Due ragazze, una moto e un viaggio nei Balcani per raggiungere la Drina e chiudere i conti col passato. Per fortuna Tumulto non è né una guida turistica né un diario di viaggio, ma la storia di un’amicizia e delle piccole tensioni che la attraversano. Non ci sono melodrammi e non si cerca di sdrammatizzare, ci sono solo le piccole schermaglie che crescono, si confondono e spariscono nel paesaggio. E c’è pure la recensione.

aqualungsmall2AQUALUNG
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Lettura davvero divertente quella di questo volume che raccoglie la prima stagione del webcomic Aqualung. La sceneggiatura incastra bene i misteri che avvolgono Cold Cove, ma quello che conquista di più sono le dinamiche tra i personaggi. Holly è una protagonista forte e in crescita, capace di una affascinante antipatia. Azione, mostri, qualche battuta, qualche mistero che si risolve e cento altri che vengono a galla: davvero una lettura divertente.

tractsmall2TRACT
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2016)
Mi piace come Shintaro Kago miri sempre a espandere quei concetti che gli sono cari. Ad esempio il filone dei giganti robotici iniziato con Super Conductive Brains Parataxis, continuava con una breve comparsata in un racconto a fumetti contenuto in Fraction ed è stato definitivamente (?) approfondito e ampliato in Industrial Revolution and World War, Con Tract l’autore giapponese approfondisce un discorso cominciato su un fumetto breve sempre comparso in Fraction. C’entrano tutti i fili che ci portiamo sottopelle, che siano vene, spaghetti o cavi elettrici. Per saperne di più leggetevi la recensione e non annoiatemi ulteriormente.  

lamedusaLA MEDUSA
di Roberta Scomparsa (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Roberta Scomparsa (del collettivo Doner Club) ci racconta una storia di preadolescenza e vacanze al mare, lo scenario perfetto per narrarci la repulsione e l’attrazione verso il corpo (proprio e degli altri). E la Scomparsa lavora bene sulle sensazioni concentrandosi sui corpi (delle ragazze ma anche degli adulti) imbarazzanti, goffi, da cui ci è però impossibile staccare lo sguardo (a costo di sentirci un poco sporchi).

dexterwardsmall2IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD
di I.N.J. Culbard – Traduzione di Giorgio Saccani (Magic Press, 2015)
Il caso di Charles Dexter Ward
è il miglior adattamento che Ian Culbard ha realizzato dai racconti di H. P. Lovecraft. L’autore riesce a scrollarsi di dosso la voce del narratore originale e crea una struttura più dinamica (più dialoghi, qualche flashback, estratti dalle lettere) per raccontare la storia. La struttura regge e come sempre Culbard dà il suo meglio nelle sequenze mute, dove senza il peso delle parole, riesce a essere davvero evocativo.

rufolosmall2RUFOLO
di Fabio Tonetto (Eris Edizioni, 2016)
Facile dare a Rufolo del surreale. C’è invece il racconto di un’altra realtà con regole proprie e che non vuole avere nulla a che fare con la nostra. I bellissimi paesaggi sono enormi distese di bianco, i personaggi rifuggono dalle leggi morali, fisiche, chimiche e geografiche. L’atmosfera del racconto è originale, straniante, nuova. E fa anche ridere con un umorismo capace di avventurarsi per strade non ancora battute. Ma bando alle ciance e leggetevi la recensione.

harleyquinn15SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #15
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte (Rw Edizioni, 2016)
Harley Quinn conclude la sua avventura hollywoodiana con un divertente team-up tra con Deadshot. Jimmy Palmiotti e Amanda Conner scrivono ancora un numero praticamente perfetto, capace di miscelare ironia, azione ed erotismo. E John Timms è l’uomo perfetto per disegnare questi tre elementi.
Finalmente la Suicide Squad di Sean Ryan riesce a darci un numero decente, peccato che ci si stia avviando verso il finale. L’idea di una Amanda Waller costretta a stare dall’altro lato della barricata funziona ed è ben gestita. Certo, i disegni di Philippe Briones fanno sempre schifo.
Si chiude con questo numero il primo ciclo dei Segreti Sei e se ne apre subito uno nuovo. Quello che viene chiuso si fa ricordare per la capacità di Gail Simone di creare un gruppo coeso e interessante di personaggi, quello che si apre invece decide di focalizzarsi su Black Alice chiamando in aiuto tutto il mondo magico dell’Universo DC. Stiamo a vedere che succede.

armataspaghetto1ARMATA SPAGHETTO #1
di AA.VV. (Sciame, 2016)
Il primo numero di Armata Spaghetto (la nuova autoproduzione di Sciame) è uno spillato antologico di esplorazione urbana, dove gli autori cercano di ricostruire un’epica della provincia attraverso i generi.
Maurizio Lacavalla e Michele Bolzani propongono un western atipico, Francesco Guarnaccia mette in scena la divertente brutalità dei luoghi comuni, Simone Pace è alle prese con un fantasy reatino e Kevin Scauri rende Napoli il teatro di uno scontro tra kaiju. Chiudono il volume due fumetti brevi del Dottor Pira e di Irene Coletto.
Esperimento più che interessante, attendo con trepidazione i prossimi numeri.

shviaggiatorideltempoSHERLOCK HOLMES E I VIAGGIATORI DEL TEMPO
di Sylvain Cordurié e Laci – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Quarto capitolo della saga che lo sceneggiatore francese Sylvain Cordurié sta dedicando al personaggio di Arthur Conan Doyle, questo Sherlock Holmes e i viaggiatori del tempo è un albo che regala un buon intrattenimento e che, rispetto ad altri capitoli della saga, risulta meno sbrigativo. Certo, alcune dinamiche del finale non sempre sono chiarissime, ma la storia coinvolge (anche grazie ai numerosi rimandi a La Mandragora e agli altri albi della serie). Disegni nella norma di Laci , sempre troppo ammazzati dal bianco e nero.

battagliapiopadreBATTAGLIA – Il Pio Padre
di Giulio Antonio Gualtieri e Valerio Nizi (Editoriale Cosmo, 2016)
Torna il vampiro Battaglia creato da Roberto Recchioni e Leomacs con una storia tutta azione che lo vede combattere contro un emissario delle forze del “bene”: Padre Pio. Diverte la serietà con cui Gualtieri affronta la vena dissacrante del personaggio, così come convince l’idea di un episodio poco interlocutorio ma pieno zeppo di combattimenti, inseguimenti e scontri fisici. I disegni di Valerio Nizi estremizzano le espressioni e i caratteri facciali dei personaggi, e si dimostrano sufficienti nelle sequenze più dinamiche (a volte un po’ troppo legnose per i miei gusti). Di Battaglia mi piace sempre un sacco il punto di vista sulla Storia, pragmatico, distaccato e lontano dalle santificazioni postume.

comequandoeravamopiccoliCOME QUANDO ERAVAMO PICCOLI
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Così come Aqualung, il primo graphic novel della coppia Paliaga-Carlomagno è una commedia romantica ben scritta e ben disegnata (in pratica tutto quello che non è Il suono del mondo a memoria di Giacomo Bevilacqua). I due autori sono cresciuti e sia la scrittura che il disegno sono notevolmente migliorati. Peccato che a conti fatti Come quando eravamo piccoli si riveli essere tanto ben scritto quanto trascurabile.

west1W.E.S.T. #1 – La caduta di Babilonia
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Tra esoterismo e selvaggio west, questa serie della coppia Dorison-Nury diverte e intrattiene con una storia cospirazionista che coinvolge Theodore Roosevelt, Aleister Crowley e una misteriosa società segreta. Trama non originalissima ma ben congegnata, con un paio di colpi di scena ben assestati e un team di personaggi ben assortito (anche se trattato con disparità). Disegni eleganti di Christian Rossi, che non si risparmia con una regia ricca di virtuosismi.

menofwrathMEN OF WRATH
di Jason Aaron e Ron Garney – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Ira Rath ha una maledizione centenaria da estirpare e questo è il momento giusto per farlo. I richiami biblici che Jason Aaron usa per questa miniserie gettano un thriller apparentemente nei canoni, all’interno di un vortice nichilista che colpisce per la sua intima violenza da Antico Testamento. Non ci sono speranze, solo capitoli da chiudere; non c’è futuro, solo un passato i cui demoni infestano il presente.

cocktailsanytimesmall2COCKTAILS ANYTIME
a cura dello Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Terzo capitolo della tetralogia alcolica curata dallo Studio Pilar, questo Cocktails anytime è come i suoi predecessori (qui e qui) una raccolta colorata e multiforme che mette in mostra alcuni dei talenti più interessanti del fumetto e dell’illustrazione. Stupisce la leggerezza e l’atmosfera rilassata che pervade il volume.

suicidesquad16SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #16
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo il temporaneo trasferimento hollywoodiano e il divertente team-up con Deadshot, Harley Quinn torna finalmente a casa. Non fa in tempo a varcare la soglia dell’appartamento che già si ritrova ad affrontare una vecchia nemica e a organizzare l’evasione di Mason Macabre. Dopo ventitre numeri di questa serie, Jimmy Palmiotti e Amanda Conner preannunciano però per il prossimo numero la resa dei conti tanto aspettata: quella tra Harley e il Joker. Sarà la prova del nove della loro gestione del personaggio e della loro capacità di scrittura.
Termina qui la Suicide Squad di Sean Ryan. Gestione deludente ma con gli ultimi numeri è riuscita a risollevarsi grazie al ruolo sempre più centrale e messo in discussione di Amanda Waller. Detto questo niente di davvero notevole (nemmeno nei disegni di Philippe Briones). I Segreti Sei di Gail Simone continuano la loro incursione nel mondo magico della DC, ma è troppo presto per capire se si tratta di una buona storia oppure dell’ennesima idea stravagante dell’autrice.

adamwild24ADAM WILD #24 – L’alba del Novecento
di Gianfranco Manfredi e Sinisa Radovic (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero deludente di Adam Wild dopo le buone prove degli ultimi mesi. L’azione è ben gestita ma mancano i personaggi: Lady Winter è caratterizzata in maniera bidimensionale (in questo numero poi è in preda all’isteria), Adam Wild soffre della mancanza di spalle significative, e l’inserimento di Churchill e Gandhi appare fine a sè stesso (e Manfredi ha saputo fare di meglio in passato). Disegni nella norma, noiosi e senza alcun interesse.

Cocktails After-Dinner | L’ora senza pari dello Studio Pilar

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 6 agosto 2015.


A un anno di distanza dal primo Cocktails Pre-Dinner, lo Studio Pilar ritorna al lavoro sul suo antologico alcolico con questo secondo volume, Cocktails After-Dinner. Come nella copertina di Hedof, il collettivo di illustratori formato da Giulio Castagnaro, Andrea Chronopoulos (che qui presenta una sua storia), Andrea Mongia e Giulia Tomai, va in esplorazione della giungla alcolica per catturare nuovi illustratori e proporci nuovamente una raccolta spensierata, coloratissima e pop, che ricopre la duplice funzione di contenitore di storie e osservatorio di talenti.

Per chi l’avesse dimenticato, la formula rimane sempre la stessa: sei cocktail, sei storie di cinque tavole, sei illustratori più uno (per la copertina). Ma ora lasciamo spazio a Cocktails After-Dinner e ai suoi drink.

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STINGER di Andrea Chronopoulos
Apre il volume questa classica spy story fatta di cocktail, glamour, veleni, Guerra Fredda e la tradizionale missione da portare a termine: la spia americana deve uccidere la spia russa. E viceversa.
Ciò che sta lontano dalla tradizione e dai classicismi è lo stile di Andrea Chronopoulos che racconta questa storia di spionaggio scansando gli stilemi cinematografici del genere (James Bond si dovrà accontentare solo di una piccola citazione) per scegliere invece uno stile grafico che rielabora e prende spunto da tanta illustrazione degli anni Sessanta. Chronopoulos gioca con gli spigoli e con le curve, gestisce i volumi e la prospettiva con originalità e gusto, facendo del suo Stinger un fumetto squisitamente pop.

RUSTY NAIL di Amanda Baeza
Il fumetto di Amanda Baeza è forse il lavoro più sorprendente apparso finora sulle pagine della raccolta. Con sole cinque tavole l’illustratrice spagnola riesce a creare un universo complesso, a riflettere su questioni sociali e a farlo con uno stile interessante, che appare primitivo ma rivela successivamente delle soluzioni grafiche sorprendenti. Rusty Nail è il racconto di una rivoluzione dove La fattoria degli animali di Orwell viene demolita (Vuole soltanto dire di non trattare gli uomini come trattano noi) e i suoi personaggi – o chi si rivede in essi – sono soltanto marionette per il suo racconto satirico.

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WHITE RUSSIAN di Alexis Nolla
Lo spagnolo Alexis Nolla ci catapulta nel mondo dei business men degli anni Ottanta. Il protagonista è un dipendente che al fine di un giorno noioso è pronto a far risorgere la gaiezza nel suo cuore con un rilassante aperitivo. A far saltare il piano e la presenza del suo capo nel locale, che lo invita a bere con lui.
Alexis Nolla ci racconta una storia beffarda che immerge in fluorescenze e rimandi alla pop-art in modo da ottenere un’atmosfera pervasa da stupido ottimismo e inutile positività.
White Russian sembra un ideale sequel del Manhattan di Andrea Mongia (presente nel primo volume). Se il licenziamento del mad man di Mongia era permeato da malinconia e dignità, quello dello yuppie di Nolla è caratterizzato dalla stronza informalità del capo che non vuole avere dipendenti ma amici, che qui siamo tutti una squadra, un solo corpo per una sola azienda, ma adesso ti licenzio, ciao, amici come prima.

GODFATHER di Alberto Fiocco
Il racconto illustrato di Alberto Fiocco non poteva che essere un omaggio a Il Padrino di Coppola. Le cinque illustrazioni che compongono Godfather giocano con le icone del film in maniera sottilmente ironica (la testa di cavallo che beve dalla cannuccia, l’occhio immerso nel cocktail come un’oliva), tentando una narrazione fatta di soli rimandi, suggestioni e atmosfere. Cosa che riesce particolarmente bene ad Alberto Fiocco e alle sue illustrazioni, sempre capaci di restituirci il sapore di un’epoca (basti vedere il suo La grande caccia del Signore Luigi R. contenuto nella raccolta “B Comics – Fucilate a strisce. Crack!“) senza risultare mai banali o appiattite dal Sapore Vintage, ma sempre percorse da una volontà narrativa ironica e giocosa che le distingue da lavori simili.

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GRASS-HOPPER di Lauren Humphrey
In una foresta così piccola da riuscire a stare in un bicchiere, due piccoli esseri antropomorfi e ricoperti da un rigoglioso fogliame, si incontrano, si innamorano e vanno a farsi un bel bagno nel cocktail che due umani stanno consumando al chiaro di luna. Quando ci sono l’amore, le stelle e gli alcolici, chi si preoccupa del fatto che una grande bocca potrebbe ingerirci in un sol sorso?
Grasshopper si fa notare per l’interesse che l’autrice ha nel raccontare la vegetazione della sua giungla immaginaria, fatta di gigantesche alghe, strani fiori e paesaggi coloratissimi.

CHAMPS-ÉLISÉES di Umberto Mischi
Prendendo in prestito il meccanismo narrativo de Il bar delle Folies-Bergère di Éduard Manet, Umberto Mischi ci racconta la storia di un barista guardone che assiste a un corteggiamento dallo specchio del mobile bar. All’inizio potrà sembrarci un fumetto minimalista, ma l’autore nasconde una buona capacità narrativa. Asciugando l’atmosfera del racconto (stessa inquadratura, colorazione sui toni di grigio), Mischi fa concentrare il suo lettore sui movimenti della coppia che vengono riflessi dallo specchio. Così, con il barista che si frappone tra noi e il corteggiamento, si viene a creare una sottile suspense che l’autore gestisce con sorniona ironia.

Cocktails After-Dinner
a cura di Studio Pilar
Pilar Edizioni, 2015
44 pag.

Cocktails Pre-Dinner | Lo Studio Pilar contro il logorio della vita moderna

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 22 luglio 2015.

Sei cocktail, sei storie di cinque tavole, sei illustratori più uno (per la copertina): questi sono gli ingredienti di Cocktails Pre-Dinner, il primo volume di una tetralogia alcolica ideata e miscelata dallo Studio Pilar, un collettivo di illustratori formato da Giulio Castagnaro, Andrea Chronopoulos, Andrea Mongia e Giulia Tomai (questi ultimi compaiono anche come autori di due storie contenute nel primo volume).

Cocktails Pre-Dinner è una raccolta agile, leggera e coloratissima, che dimostra il grande talento dei ragazzi dello Studio Pilar di scegliere e radunare un gruppo di illustratori e fumettisti da tutto il mondo e di collegarli tra loro non tanto con un tema, ma con un’atmosfera, quella un po’ vintage e di un’eleganza tutta pop di quando si bevevano i drink e non si andava a fare l’ape e tutte le sue tumorali emanazioni di natura milanese.

Dicevamo: sei cocktail, sei storie di cinque tavole, sei illustratori più uno (la copertina è di Giacomo Bagnara). Ecco in dettaglio la carta dei drink di Cocktails Pre-Dinner.

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OLD-FASHIONED di Chema Peral
Old-Fashioned è la lotta tra due cognati, uno bevitore e l’altro astemio dopo aver sconfitto il demone dell’alcolismo. Ma qualcosa di malvagio sembra ancora pronto a scatenarsi una volta ingerita l’alcolica pozione. Lo spagnolo Chema Peral realizza un divertente fumetto gotico, che sembra rileggere Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde in chiave pop, tra torri in pietra, ingredienti segreti e cocktail che come pozioni trasformano in mostri.

MANHATTAN di Andrea Mongia
L’ultimo Manhattan del Mad Man protagonista del fumetto di Andrea Mongia è un cocktail di addio agli uffici e a un lavoro che il protagonista ha lasciato. Mongia ha la rara capacità di congelare i gesti, di dosarli nella giusta misura per descrivere l’ineluttabilità del momento, quasi a volerne pietrificare i minuti. Eliminato ogni dinamismo, Mongia si concentra sull’intimità dei gesti e dei movimenti, sprigionando con i suoi pastelli il malinconico presente del protagonista e la nostalgia per i luoghi del suo passato che da lì a poco lo travolgerà.

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NEGRONI di Anna Deflorian
Anna Deflorian è una delle più talentuose illustratrici italiane, non solo per il suo stile particolarissimo che fonde diverse tecniche (pittura a olio, disegno a matita, digitale) e fa un uso espressionista dei pattern, ma anche per un intuito narrativo che la fa muovere in territori oscuri e selvaggi (eppure coloratissimi) dove il racconto è portato avanti, più che da una storia classica, da connessioni visive, rimandi e suggestioni che tornano e si ripresentano durante la lettura.
Il suo racconto illustrato per Cocktails Pre-Dinner non si differenzia dal resto della sua produzione: ritroviamo le sue ragazze colme di adolescenza, l’inquietudine erotica, i pattern che si fanno narrazione. Ancora una volta un lavoro potente e perturbante.

DAIQUIRI di Miro Denck
Nella storia dell’illustratore tedesco Miro Denck, Ernest Hemingway fa coppia con Pablo, il bartender di El Floridita, locale cubano in cui lo scrittore consumava abitualmente uno dei suoi cocktail preferiti, il daiquiri. Dato che Hemingway giustificava la sua passione per gli alcolici dicendo che beveva per rendere più interessanti le altre persone, non è un caso che il vero protagonista della storia sia in realtà Pablo. Il barista sa che la risposta più breve è agire e allora non si perde in chiacchiere e prepara un cocktail dietro l’altro, lasciando così lo spazio necessario per costruire la propria leggenda a un Hemingway chiacchierone e probabilmente ubriaco. La Cuba in Technicolor di Denck accentua l’ironico stoicismo con cui il barista Pablo ascolta l’epico delirio dello scrittore.

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BRONX di Dottor Pira
Da grandi bevute derivano grandi responsabilità, e lo sa bene il rapper protagonista della storia di Dottor Pira. Dopo essersi scolato un cocktail con gli ultimi euros rimasti, il protagonista comincia a vedere attraverso le cose. Spinto da un bisogno di conoscenza e di soldi, decide allora di rapinare una banca: beve così un altro cocktail per riuscire ad attraversare le pareti. Ora non può più fare a meno dell’alcool e della vista prodigiosa di cui è dotato, così continua a bere e ad acuire i suoi poteri, finché non riuscirà finalmente a guardare dentro se stesso.
Bronx è una nuova occasione per il Dottor Pira di ritornare ad affrontare quel misticismo che già era colonna portante della sua Trilogia del Gatto Mondadory, in questo caso lasciando da parte il fantasy e calando il tutto in un’atmosfera suburbana popolata da brutti ceffi in cerca di felicità. Nascosto dietro un apparente infantilismo, Pira si sbizzarrisce con griglie complesse e stupisce ancora una volta per la matematica precisione con cui gestisce la composizione delle tavole. Fosse vissuto nell’Antico Egitto, il Dottor Pira sarebbe stato al contempo sacerdote del culto e decoratore di tombe, ricoprendo ben due ruoli nella piramide sociale e guadagnandone di conseguenza in rispetto e in euros.

MARGARITA di Giulia Tomai
Margarita è un’allucinazione hawaiana strappata alla vasca da bagno a cui Giulia Tomai dona con le sue matite un innocente e spensierato erotismo fatto di rotondità, oceano e palmizi. La sua Margarita è la prima donna su una Terra esotica intrisa di una dolce solitudine con cui la protagonista si coccola, tra piccoli tuffi e un po’ di malinconia per quel sogno che pare essersi dissolto insieme al gusto del margarita.

Cocktails Pre-Dinner
a cura di Studio Pilar
Pilar Edizioni, 2014
44 pag.