Gigahorse #18 | Luglio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #2-3
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Il rebirth di Harley Quinn comincia con un attacco alieno che trasforma gli abitanti di Coney Island in morti viventi. Nelle mani di Palmiotti e della Conner questa invasione di zombie si trasforma in una commedia degli equivoci violenta e quasi romantica. A conti fatti la storia è un po’ quella che è, ma perlomeno dà la possibilità a Chad Hardin e John Timms di sfogarsi con tavole spettacolari e ricche di azione.
La Suicide Squad di Williams e Lee parte col piede giusto, anzitutto dal punto di vista grafico. Depurato dalla colorazione digitale degli inizi e della sovraesposizione (più del suo stile che della sua persona) di inizio duemila, Jim Lee dimostra di avere ancora qualcosa da dire e da insegnare, a partire da tavole realmente dinamiche e da una narrazione compatta capace di dare il giusto spazio a ogni membro del gruppo. La storia parte da premesse interessanti, vediamo un po’ dove andrà a finire, anche se il problema rimane Rob Williams che fatica ancora a far convivere le voci di tutti i personaggi e tirarne fuori un’unica anima.
Chiudono i due spillati un breve one shot dedicato a Captain Boomerang e uno a Katana. Tanto inutili quanto brevi: se mi devo sorbire in ogni spillato la storiella del passato di ogni membro della Suicide Squad per farmi capire che è un balordo ma ha anche un cuore grande così, ecco ne faccio volentieri a meno.

AMERICAN MONSTER Vol. 1 – Dolce casa
di Brian Azzarello e Juan Doe – Traduzione di Stefano Formiconi (Saldapress, 2017)
La mia ragazza si compra un sacco di albi originali che accumula e rimane indietro con le letture. Albi che io vorrei leggere ma siccome sono un uomo d’onore, non leggerei mai per primo un libro pagato da qualcun altro. E così un sacco di roba figa che potrei recensire per ricavarne milioni, giace sugli scaffali e nelle scatole. A luglio mi sono trasferito da lei per un paio di settimane e con la scusa del tetto in comune, quei fumetti sono diventati anche miei. Ho cominciato con i primi cinque numeri di American Monster, nuova serie di Azzarello edita da Aftershock. Nel frattempo è uscita anche in Italia, l’ho letto in italiano e il caso vuole che abbia pure scritto una recensione per Fumettologica. Eccola qui.

CRY ME A RIVER
di Alice Socal (Coconino Press, 2017)
Giunto alla terza rilettura, oramai Cry me a river di Alice Socal ha smesso di essere un fumetto ed è diventata un’infiltrazione. Farsi inzuppare dalle lacrime della protagonista e dalla narrazione liquida della Socal è d’altronde l’unica strada percorribile per apprezzare questo graphic novel all’apparenza smilzo e minimale ma che rivela grande profondità e ambizione negli intenti. Dopo Sandro, Alice Socal prende una situazione resa banale da anni di sfruttamento al cinema e in letteratura e cerca di darle nuova vita attraverso un approccio inconsueto e rischioso, fatto di simboli, suggestioni e allucinazioni, cercando nuovi sentieri. Leggete la recensione così capite pure quali sono.

BIRDS OF PREY Vol. 1
di aa.vv. (Dc Comics, 2016)
Il primo volume della riproposta in ordine cronologica del primo ciclo delle Birds of Prey, non è altro che una raccolta delle storie precedenti alla formazione del gruppo. Per ora a collaborare sono solo Black Canary e Oracle: la prima è un agente segreto, la seconda gestisce le sue missioni dopo aver dovuto appendere al chiodo il costume di Batgirl dopo quella sventura di cui tutti siete a conoscenza (e che popola ancora i suoi incubi). A patto di chiudere gli occhi davanti alla colorazione e alle volte anche ai disegni, queste storie pre-Birds of Prey sono piacevoli ben congegnate (basti vedere la scena di apertura del volume, a metà tra Refn e Bret Easton Ellis), e lasciano già intravvedere i rapporti e i legami che faranno da filo conduttore a tutta la lunga run gestita da Chuck Dixon. 

THE STEAM MAN #1-5
di Joe R. Lansdale, Mark Alan Miller e Piotr Kowalski  (Dark Horse Comics, 2016)
“Benvenuti nel West. Qua fuori è freddo come la tetta di una strega. Liberi di non crederci, ma è perfino gradevole”. C’è poco da fare: bastano due righe e Lansdale mi fotte sempre. Anche quando la qualità della sua scrittura non è sempre al massimo, anche quando scrive fumetti. The Steam Man (il soggetto è del Vecchio Joe, la sceneggiatura di Mark Alan Miller) è un weird western steampunk, con protagonista la ciurma che fa muovere e combattere Steam Man, un robottone di ferro e vapore costruito a fine ‘800 per arginare un’invasione aliena, e ora impiegato per scovare l’entità che pare aver dato il via a tutto.
Il primo numero mette tutte le carte in tavola ma convince soprattutto per le interazioni tra i membri dell’equipaggio e le colorite metafore partorite da Lansdale (che se avete letto qualcosa di suo, saprete sicuramente quanto aggiungono alla narrazione). Piotr Kowalski pare invece il disegnatore perfetto per la miniserie, capace di rendere l’imponenza e la legnosità dei movimenti del robot restituendoci comunque l’eroismo e l’epicità delle sue imprese. Si prosegue con un secondo numero decisamente sottotono, tutto dedicato al villain, il Dark Rider. All’inizio la cosa dei viaggi del tempo pareva interessante, poi però viene fatta sprofondare nella banalità della solita storia d’amore finita male male male che ha così dato origine alla malvagità del cattivone. Una digressione che forse arriva anche troppo presto sulla tabella di marcia, visto che abbiamo appena cominciato a conoscere i protagonisti e la loro missione. Il terzo e quarto numero confermano i toni lenti della miniserie: pensavo di lamentarmi della lentezza della narrazione e poi mi sono accorto che ad andare piano è sì la narrazione, ma soprattutto il robottone protagonista, che nel giro di tre numeri avrà percorso poche centinaia di chilometri nella foresta. La sceneggiatura di Mark Alan Miller segue la pesante camminata di un gigante di ferro alimentato da una caldaia a vapore e a ogni passo ce ne restituisce l’imponenza. Anche Kowalski tiene ben presente la cosa e infatti il combattimento che chiude il numero è ben coreografato in modo da evidenziare sì la forza e la stazza letale, ma anche la goffaggine e la lentezza del mostro meccanico. L’ultimo numero di The Steam Man si apre con una lunga scena di tortura, un uomo che cerca di liberarsi dopo essere stato crocifisso a testa in giù e un cattivo che dice cose cattive. Cosa volere di più? Forse un finale più soddisfacente sarebbe stato meglio. Mi spiego: il quinto numero è forse il migliore della miniserie, folle e cupo anche in un finale che fa di tutto per vestirsi da lieto fine. Il problema è tutto pare accelerato nelle ultime pagine, con un villain interessante liquidato con poche righe di dialogo che a volte suonano anche un poco ridicole nella loro funzione redentrice.
Insomma, The Steam Man è una discreta miniserie d’avventura che spesso va perde il focus di ciò che vuole raccontare. Peccato.

PROMETHEA Vol. 2
di Alan Moore e J.H. Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Il cammino verso Dio di Promethea è una Divina Commedia misterica e divulgativa, con Alan Moore che spiegandoci l’immateria ci racconta l’uomo e lo straordinario potere delle sue idee, delle sue parole e delle sue emozioni. È così che con la lettura di Promethea ci si sente pervasi da una naturale felicità, un ottimismo puro e assoluto nei confronti della vita che riesce a rimetterci nel posto giusto dell’Universo e della nostra mente (come se ci fosse una reale differenza) raccontandoci il percorso per raggiungerne i confini. Commuovente, anche solo per come riesce ad allargare i nostri piccoli orizzonti.

IS THIS TOMORROW
di aa.vv. (Canton Street Press, 2015)
Immaginate di essere americani negli anni Cinquanta. Orgogliosamente americani, come se fosse possibile non esserlo quando vivi nella migliore nazione del mondo. Quella con le auto più belle, le televisioni più belle, le dive più belle, le famiglie più belle, la bandiera più bella. Pensate alla cosa peggiore, quella che può togliervi di punto in bianco ogni tipo di felicità e di libertà. Pensate per esempio al comunismo.
Is this tomorrow è un fumetto di propaganda anti-sovietica del 1947, una di quelle cose che lette oggi fa un sacco ridere per i toni esagerati, gli allarmismi e tutto che va a rotoli a una velocità impressionante (dagli scioperi pilotati ai campi di concentramento in meno di un anno). Dietro l’iniziale ironia fa però capolino il terrore di pensare a una nazione che indica un nemico e mette in moto una macchina per farlo diventare lo spauracchio dei suoi abitanti, sino a estirparlo del tutto dal suo suolo. Prima divertente, poi terrificante.

TERMINARCH
di Jordan Hart e Terry Huddleston (OSSM Comics, 2016)
Terminarch
parte con un concept interessante: quando gli androidi si accorgono di essere bravi in tutto tranne nella creatività, decidono di prendere il comando e ammazzare il 95% degli esseri umani, ovvero la percentuale di umani non-artisti calcolata da un apposito logaritmo. Il restante 5% è invece confinato in un luogo protetto dove può creare con tutta la libertà e gli agi necessari. Martin Allerton è invece un’anomalia, l’ultimo uomo non-artista sulla faccia della Terra a causa di un obbligato isolamento che l’ha tenuto lontano dalla società per trent’anni.
Dicevo, il concept è interessante ma merita più di questa cinquantina di pagine per essere sviluppato. Il volume si regge bene sulle sue gambe ma resta comunque la voglia la voglia a fine lettura di leggere un finale più soddisfacente o vedere altre vicende legate a questo universo. Spero che Jordan Hart riesca a trovare le condizioni per sviluppare al meglio questa sua idea, magari con al fianco un narratore più esperto di Terry Huddleston che nelle sequenze di dialogo spesso mostra tutti i suoi limiti.

SPACE RIDERS – Volumen uno
di Alexis Zirrit e Fabian Rangel Jr (Black Mask, 2017)
La sensazione che si può avere dopo aver sfogliato per la prima volta Space riders, è quella di un fumetto volutamente trash e citazionista, forse persino hipster nel suo voler replicare ingialliture, macchie e piegatura della carta. A leggerlo invece si cambia idea quasi subito, merito inizialmente del lavoro di Zirrit ai disegni, capace di smarcarsi dai suoi modelli (il Kirby più psichedelico in primis) per proporci una narrazione folle fatta di colori accesi, volti deformati, simulazione di difetti tipografici e strane creature. Il tutto è retto bene dalla sceneggiatura di Fabian Rangel Jr., una storia di avventura classica con un protagonista spaccone che non si può non invidiare.

DEADPOOL #20-21
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Miracolo: un numero di Deadpool che non mi porta al suicidio causa sconforto. Non che ci siano cose eccezionali, ma perlomeno c’è più impegno del solito, a partire dalla noiosissima Spider-Man/Deadpool, l’unico team-up che se ne frega del legame tra i due protagonisti e mette in scena esclusivamente il loro narcisismo. A questo giro Duggan si è inventato il ritrovamento di una storia del 1968, mai pubblicata a causa dei temi troppo caldi, e la trovata post-moderna funziona. La storia è divertente e Koblish con questo stile vintage fa rimpiangere i suoi disegni di sempre.
Ricominciano dal numero 1 anche i Mercenari per soldi scritti da Cullen Bunn, e a questo giro la storia pare perlomeno interessante. Sai mai che dopo un anno e passa riescono anche a capire come far funzionare questo team abbastanza insulso.
Questa settimana ho riletto le ultime cose che ho scritto su questa testata giusto per fare il punto della situazione. Ora io mi chiedo: quanto cazzo deve fare schifo Deadpool per farmi dire che una cosa come Gwenpool è carina? Ma io mi rincoglionisco e voi non dite niente? Ok, ok, i disegni sono sopra la media rispetto a quelli di Deadpool e anche la regia è più briosa, però i risultati sono davvero anonimi, anche in un episodio tutto azione come quello contenuto qui.

ALACK SINNER – L’età del disincanto #1
di Carlos Sampayo e José Munoz (Editoriale Cosmo, 2017)
Alack Sinner si fa meno noir e si mette a raccontare la vita e le botte del protagonista e di quel mondo che spesso lo mette in secondo piano. Anche il tratto di Munoz si adatta alle atmosfere e se rimane pressoché invariato rispetto al passato quando deve raccontare in Nicaragua il grottesco e doloroso teatrino politico del Sud America, si fa più vicino alla linea chiara quando si mette a seguire le storie personali di Sinner. Tra vita reale e momenti onirici, la sceneggiatura di Sampayo si muove sempre su un dolente intimismo che sfocia in una libertà selvatica e sofferta. Il giusto prezzo da pagare.

DIARIO DI UN FANTASMA
di Nicolas De Crécy – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2017)
Attorno alla realizzazione di due carnet de voyage (uno ambientato in Giappone e l’altro in Brasile), Nicolas De Crécy costruisce due storie che sono il pretesto per riflettere sul suo lavoro e sul ruolo dell’artista. Diario di un fantasma è forse troppo verboso e risente troppo di uno squilibrio tra una prima parte affascinante e piena di idee originali e una seconda che invece si perde dietro i pensieri (non sempre interessanti) dell’autore pur mantenendo un livello grafico che riesce comunque a salvare la situazione. Il risultato è un fumetto poco convenzionale e volutamente fuori fuoco, in cui De Crécy riversa pensieri, impressioni e critiche verso sé stesso. Si merita più di una lettura, giusto per farsi scappare nulla ed entrare meglio nei pensieri dell’autore. Io sono ancora fermo alla prima, ci si risente più avanti con una recensione più approfondita.

NECRON #1
di Magnus e Ilaria Volpe (Editoriale Cosmo, 2017)
Non so cosa cazzo salti in testa alla gente. Sono settimane che leggo recensioni e commenti che dicono: “Bello Necron, Magnus va oltre lo splatter”. Oppure: “Necron mica è un fumetto erotico”. Io non vi capisco. Necron è un fumetto splatter, Necron è un fumetto erotico, ed è bello per questo motivo. Magnus non trascende né l’horror né tantomeno l’erotismo. Semmai ci sguazza in mezzo per creare una storia che è anch’essa un mostro di Frankenstein fatto cucendo assieme generi, influenze letterarie e suggestioni diversissime tra loro. Ci troviamo quindi davanti una storia che è al contempo una commedia, un porno e un horror e che riesce a farci inorridire, eccitare e sorridere facendoci sentire ridicoli dinnanzi a queste emozioni incongruenti. È questa sensazione di sentirsi coinvolti nella storia sempre per il motivo sbagliato che rende Necron davvero imprescindibile.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #3 – Fermate l’Uomo Sabbia
di aa.vv. – Traduzione di aa.vv. (RCS, 2009)
Volume antologico con il meglio delle storie dedicate all’Uomo Sabbia. Niente di davvero notevole in termini di scrittura (la metà Delle storie finiscono con l’Uomo Sabbia risucchiato da un qualche tipo di aspirapolvere) mentre l’unica cosa che mi ha davvero colpito nei disegni è il lavoro di Steve Ditko sul volto di Flint Marko, che il disegnatore caratterizza con un tratteggio fitto rendendone i lineamenti quasi provvisori, come se fossero soggetti a piccole frane o a uno sbriciolamento continuo. Rimane la curiosità di leggere la run in cui si trasforma nell’Uomo Fango a seguito dell’unione forzata con l’Uomo Acqua. Lo spunto iniziale va oltre la più normale stupidità, ma da quel che ho letto negli editoriali parrebbe avere qualche spunto interessante. C’è qualcuno di voi che l’ha letto per confermarmi o meno queste impressioni?

VIVONO IN ME
di Jesse Jacobs – Traduzione di Valerio Stivè (Hollow Press, 2017)
Il topos della casa stregata è per Jesse Jacobs un doppio binario su cui inscenare parallelamente il deteriorarsi della vita coniugale e la vendetta della natura nei confronti dell’uomo. Jacobs gioca ancora con lo spazio e con il tempo, deformandoli a proprio piacere sino a trasformarli entrambi in un trappola mortale. Vivono in me è un horror atipico ma puro, spesso inquietante in cui le consuete parentesi geometriche di Jacobs si fanno ancora più sintetiche del solito, sino a trasformarsi in terrificanti geroglifici che sembrano la scheda di programmazione Delle nostre vite. L’autore si trova a suo agio nel formato breve e riesce così a realizzare una storia fulminante e letale. Qui ve ne parlo meglio.

THEY’RE NOT LIKE US Vol. 2 – Noi contro voi
di Eric Stephenson e Simon Gane (saldaPress, 2017)
Qualche settimana fa Gnomo Speleologo ha scritto una recensione in due parole del primo volume di They’re not like us: “Brutto + Poser”. Non riesco a dargli torto, sebbene la serie di Stephenson mi stia persino piaciucchiando. Ammetto che l’unico punto di vero interesse del fumetto è capire come l’autore pensa di gestire la marea di personaggi stronzi e distanti che mette in campo senza provare a dar loro un po’ di carisma, come a voler sfidare la nostra pazienza. E infatti il problema è che raramente si viene ricompensati, soprattutto in questo secondo volume che si affolla di personaggi (stronzi) e gruppetti, ma sostanzialmente non porta avanti la storia di un millimetro. Non so dove Stephenson voglia andare a parare e tutto sommato la cosa mi incuriosisce. Porterò pazienza ancora per un poco.

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Gigahorse #11 | Dicembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


swampthinggenesoscuraSWAMP THING: GENESI OSCURA
di Len Wein e Berni Wrightson – Traduzione di Margherita Galetti (Planeta DeAgostini, 2006)
Swamp Thing: genesi oscura
raccoglie il primo episodio apparso su House of Secrets con protagonista la Creatura della Palude, e i primi dieci episodi della serie, gli unici scritti da entrambi i creatori, Len Wein e Bernie Wrightson. Siamo lontani dal misticismo di Alan Moore, ma queste storie rivelano comunque l’anima dolente del personaggio. Anche la struttura del racconto pare contenere già le radici di quello che Moore svilupperà nel corso della sua gestione. La lettura è leggera e divertente, con ottimi momenti horror grazie soprattutto ai disegni di Wrightson e ai colori di Tatjana Wood. Una lettura fondamentale per gli amanti del personaggio e un interessante extra per chi ha amato il lavoro di Moore su Swamp Thing.

shsettepercentoSHERLOCK HOLMES: SOLUZIONE SETTEPERCENTO
di David Tipton, Scott Tipton e Ron Joseph – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Rispetto ai fumetti di produzione francese dedicati a Sherlock Holmes portatici in Italia dalla Cosmo, questa miniserie della IDW Publishing (tratta da un romanzo di Nicholas Meyer) si contraddistingue per una scrittura più semplice, meno volta al complottismo e più attaccata ai personaggi che a una trama inutilmente complicata. Peccato che a sostenere una storia piacevole ci siano dei disegni così brutti da rendere la lettura un peso quasi insostenibile. Non migliora le cose la stampa in scala di grigi, che appiattisce il tutto rendendo più difficile la lettura. Almeno all’interno del volume ci sono le belle cover di Kelley Jones.

specialexitsSPECIAL EXITS
di Joyce Farmer – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2016)
Questo Special Exits è una delle sorprese dell’anno. Joyce Farmer ci racconta la storia naturale di due morti con una normalità è semplicità disarmanti. C’è il racconto della malattia portato avanti senza drammaturgia, intreccio, trama, ma facendolo avanzare tra i singhiozzi dei salti temporali cui è sottoposto il lettore, la noia della routine delle visite della figlia ai due genitori e la descrizione mai clinica (anzi, emotivamente partecipe, quasi affettuosa) di due corpi che con l’avanzare del tempo avvizziscono sino a svuotarsi. Si crea così un clima familiare e molto intimo, in cui a un certo punto anche noi lettori perdiamo interesse nella storia per partecipare al dolore e alla felicità di una coppia nei loro ultimi anni di vita.

totaloverfuckTOTAL OVERFUCK
di Miguel Angel Martin – Traduzione di Angelo Zabaglio (Edizioni Npe, 2016)
Le Edizioni NPE continuano la riproposta dell’opera integrale di Miguel Ángel Martín con questo Total overfuck, un volume che raccoglie tutte le storie più controverse dell’autore spagnolo. Non si esce distrutti come dalla lettura di Brian the Brain (manca tutta la componente emotiva che ne usciva dallo sguardo innocente di Brian), ma Martin non smette di picchiare duro con una serie di storie solo apparentemente perverse ed estreme, ma che si rivelano essere un’analisi (non priva di pietà) della società e dei legami sentimentali e sessuali. Martin è un autore enorme, capace di raccontare il lato sordido dell’essere umano senza però mai dimenticarsi dell’umanità. Ottima edizione cartonata con sovraccoperta, con un’interessante appendice con atti del processo e testimonianze riguardanti il sequestro di Psycho Pathia Sexualis.

headlopper4HEAD LOPPER #4
di Andrew MacLean (Image Comics, 2016)
Termina qui la prima stagione di Head Lopper con un numero che finalmente si rivela all’altezza della qualità e del divertimento del primo. Andrew MacLean prende le redini della storia (il secondo e il terzo numero dimostravano più di qualche incertezza narrativa) e costruisce un racconto adrenalinico che non si perde dietro alle parole del cast dei comprimari (per fortuna il buon Norgal se ne sta quasi sempre zitto). Attendo la seconda stagione per vedere al lavoro un MacLean più maturo e consapevole nel gestire una storia.

aw26ADAM WILD #26 – Addio alle armi
di Gianfranco Manfredi e Laci (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Anche Adam Wild giunge al capolinea. La serie di Manfredi si è mantenuta su una rassicurante mediocrità generale, sferzata in almeno cinque occasioni da albi davvero buoni che però non sono bastati per fare da traino alle storie successive. Peccato, perché il lavoro di ricerca che Manfredi aveva cominciato sui disegnatori ha dato almeno un buon frutto (Antonio Lucchi), e perché la storia e i personaggi avevano potenzialità ben diverse da quelle espresse finora. Peccato.

draculaesercitodeimostri3DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #3 – Confronto finale
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Con questo ultimo albo il Dracula di Kurt Busiek si conferma essere una delle letture più divertenti dell’anno. L’intreccio è ben architettato e coinvolgente, ma ciò che convince è la parabola di crescita del protagonista, per nulla scontata e capace di regalare sorprese fino all’ultimo. Forse avrei preferito dei disegni più dinamici (che mostrano tutti i loro limiti nella battaglia finale, davvero deludente da questo punto di vista), ma in fondo fanno il loro dovere. Se avete voglia di qualcosa di leggero ma mai scontato, dategli un’occasione perché merita.

storiedelbarrioSTORIE DEL BARRIO
di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí – Traduzione di Diego Fiocco (Tunué, 2016)
Storia di un’adolescenza (quella di Gabi Beltrán, qui solo nelle vesti di sceneggiatore) ambientata negli anni Ottanta in una Palma di Maiorca malinconica e cupa. La voce narrante è molesta, troppo consapevole, e la sicurezza adulta che trasmette toglie forza al buon lavoro di Bartolomé Seguí, capace di raccontarci la fragilità dell’adolescenza e della vita nel barrio. Nel caso in cui vorreste leggerlo una seconda volta, provate con una lettura muta escludendo del tutto le didascalie. Vi troverete davanti un libro migliore, più emozionante.
Se volete saperne di più, qui trovate anche la mia recensione per Fumettologica.

rocceealtriammennicoliROCCE E ALTRI AMMENNICOLI
di z.Wax (Autoprodotto, 2016)
Rocce e altri ammennicoli è la storia di un sasso. Chissenefrega dell’umanità che gli si affanna attorno e che lo fa diventare una divinità, lui rimane sempre e comunque un sasso, eterno e inamovibile. z.Wax racconta una storia breve ma interessante per lo sguardo distante e kubrickiano con cui guarda l’uomo. Nello spillatino segue galleria di ammennicoli, ovvero una selezione di pietre spaziali con cui spaccare i parabrezza degli UFO. Lo potete leggere gratuitamente qui.

chriswareilpalazzodellamemoriaCHRIS WARE: IL PALAZZO DELLA MEMORIA
a cura di Hamelin – Traduzione di Aa.Vv. (Coconino Press, 2016)
Se Il palazzo della memoria, la mostra di Chris Ware organizzata per il Bilbolbul. Festival internazionale di fumetto, è un’occasione rara per guardare da vicino le tecniche e il processo creativo dell’autore americano, l’omonimo catalogo è invece perfetto per conoscerlo più da vicino. Dai contributi di critici e amici, dai suoi scritti e dalle due interviste qui pubblicate, emerge il ritratto di un autore consapevole, che gestisce le sue ambizioni con costanza e abnegazione e la cui positiva arroganza artistica è compensata da una umiltà straniante e da un’intelligenza viva, elementi che lo aiutano a formulare pensieri lucidi, spietati ed estremisti senza mai mettersi su un piedistallo ma mettendosi sempre in discussione in prima persona. Una persona e un artista da ammirare.

powerbutton0POWER BUTTON #0
di Zack Soto (Study Group Comics, 2016)
Numero #0 della nuova serie di Zack Soto e primo fumetto suo che leggo. Prima cosa da notare: mi piacciono davvero i suoi mostri e il suo prop design. Seconda cosa da notare: Soto non perde troppo tempo e questo numero #0 è un concentrato ricco di idee visive e narrative che qualsiasi altro autore avrebbe dilatato per cinquanta pagine. Terza cosa da notare: l’high concept è geniale e non ho idea di cosa potrà succedere nei prossimo numero.

hollywoodjanHOLLYWOOD JAN
di Bastien Vivès e Michaël Sanlaville – Traduzione di Euridice Orlandino (Coconino Press, 2016)
Chi non ha mai sognato di avere come amico immaginario o spirito guida l’eroe della propria infanzia? Jan se n’è scelti addirittura tre: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Russell Crowe (ma solo nel ruolo di Massimo Decimo Meridio). Ognuno di loro ha una sua personalità e un suo ruolo nella formazione del piccolo Jan, ma le cose non vanno come previsto, soprattutto quando Jan trova lo stesso aiuto e la stessa amicizia nel mondo reale. Bastien Vives e Michaël Sanlaville scrivono e disegnano un fumetto per ragazzi divertente e non banale, che appoggia la sua morale (non nuova ma sempre utile per il pubblico di preadolescenti a cui il libro si rivolge) su uno stile capace di raccontare la gracilità del protagonista e l’imponenza testosteronica dei suoi amici immaginari. Una storia semplice ma capace di convincerci grazie alla leggerezza con cui ci viene raccontata.

kingdomcomeKINGDOM COME
di Alex Ross e Mark Waid (DC Comics, 2016)
Sempre emozionante rileggersi Kingdom Come, insieme a DC: The New Frontier è una delle storie migliori per comprendere la complessità dell’universo DC e Alex Ross è l’artista perfetto per raccontarne l’epica e le scelte etiche cui sono chiamati i protagonisti. Ma non si tratta della solita fredda storia che riflette sul ruolo del supereroe, Kingdom Come è soprattutto una storia di emozioni e sentimenti, forse una delle poche in cui si riesce davvero a empatizzare con Superman (peraltro davvero ben gestito il suo rapporto con Wonder Woman). Ottimo anche la caratterizzazione di un Batman anziano, senza maschera e molto più spiritoso e cinico del solito. L’epilogo al Planet Krypton è la sequenza da abbraccioni finali meglio scritta di sempre. Letta in originale, in questa edizione realizzata per il ventesimo anniversario con una corposa sezione dedicata alla costruzione dei personaggi.

tnluTHEY’RE NOT LIKE US #1 – Buchi neri per la gioventù
di Eric Stephenson e Simon Gane – Traduzione di Leonardo Rizzi | saldaPress, 2016
Sicuramente più accessibile rispetto a Nowhere Men, questo nuovo lavoro di Eric Stephenson sembra puntare meno alla struttura del racconto per potersi concentrare sui personaggi. I primi sei numeri qui raccolti fungono da lungo prologo e terminano con un finale che ancora una volta sovverte le convenzioni dei comics e di fatto demolisce tutto quello che si è raccontano finora. Simon Gane è una bella scoperta, perfetto per raccontare una gioventù sensuale e problematica (e i colori di Jordie Bellaire danno un’atmosfera punk che accentua questi due aspetti). Davvero difficile capire cosa ci si può aspettare dai prossimi numeri, e questa è la cosa che mi è piaciuta di più.

west3W.E.S.T. #3 – Seth
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Arrivato alla sua conclusione, W.E.S.T. si conferma essere una buona serie, a cui si può rimproverare l’eccessiva attenzione all’intreccio e agli intrighi a discapito dei personaggi che, soprattutto nel primo albo, risultano un poco bidimensionali. Gli autori rimediano con un secondo albo (il migliore, non a caso) capace di concentrarsi su entrambi gli elementi, e un terzo albo che invece è tutto rivolto ai personaggi con la conseguenza di una trama non proprio coinvolgente.
In compenso migliora la regia di Christian Rossi, ancora più asciutta ed essenziale rispetto al numero precedente e molto più efficace.

harrowcounty1HARROW COUNTY – Spiriti infiniti
di Cullenn Bunn e Tyler Crook – Traduzione di Valerio Stivè (ReNoir, 2016)
Harrow County
parte come un horror classico e lo rimane in maniera evidente più nelle atmosfere che nella scrittura, che si dimostra invece avere un taglio moderno nel suo far scaturire l’orrore aggrappandosi ai dubbi e agli incubi della protagonista invece che ai mostri che la circondano. Gli acquerelli di Tyler Crook poi non annebbiano i paesaggi e gli eventi ma li rendono più vividi e materici.

gwenpoolDEADPOOL #11-12
di Aa.Vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Deadpool e i mercenari per soldi
non è un fumetto, è uno stillicidio. Una storia da 48 pagine dilatata sino a farla diventare una miniserie di cinque episodi. Nessun divertimento e nessun reale interesse nelle vicende, e persino le battaglie risultano noiose.
Anche su Spider-Man/Deadpool regna l’allungamento del brodo. Davvero non capisco perché si debba prendere una storia che a malapena basta per un numero di 48 pagine e farla diventare una miniserie senza aggiungere sotto trame, ma solo allungando le scene già scritte con combattimenti o sequenze oniriche più lunghe. Che perdita di tempo. Meglio questa miniserie in tre parti dedicata a Gwenpool, che rimane comunque poca roba. D’altronde vuole presentarci un personaggio nuovo che nuovo non è.

fafhrdeilgreymouser2FAFHRD E IL GREY MOUSER #2 – Il prezzo del sollievo
di Howard Chaykin, Mike Mignola e Al Williamson – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Fafhrd e il Grey Mouser
è la storia di un’amicizia virile. Non vuole e non riesce a essere altro. Se qualcuno ha alte aspettative da questo secondo volume è meglio che le ridimensioni subito: le storie sono semplici, dirette e senza fronzoli. Sono colme di un’avventura basilare, perfettamente calibrata dalla scrittura di Chaykin a cui i disegni di Mignola aggiungono dinamismo e atmosfera. Si trovano emozioni e sentimenti – anch’essi basilari e per questo quasi sorprendenti – tra una scazzottata, una fuga e un’orgia. Come dovrebbe essere.