Zinedrome #3 | AFA 2018: dolce e brulicante come carne andata a male

Zinedrome è una rubrica su autoproduzioni, zine, collettivi e queste robe qui. Esce quando ne ha voglia.

Che bello parlare dell’AFA mentre c’è l’afa, guardarsi allo specchio e vedersi trasfigurato in uno Sgorbions. Sudore, pelle arrossata e squamata, occhiaie per il poco dormire, gli angoli della bocca appiccicosi di ghiaccciolo, le orecchie assalite dalle zanzare, ma in fondo che bello essere orrendi. Tom Bunk è un vecchio bizzarro, matto abbastanza da volerci ricordare in ogni suo disegno quanto è divertente la sporcizia, quanto lo sono i fluidi corporei, i corpi deformi e i giochi di parole per prendere e prendersi in giro. All’AFA era presenta una selezione dei suoi primi lavori: sembrava di vedere cose di Jacovitti lasciate fuori dal frigor a marcire. Bellissimo.

Prosegue anche quest’anno il lavoro di recupero che AFA – Autoproduzioni Fichissime Andergraund sta facendo con la misconosciuta e militante casa editrice nordcoreana Yellow Kim. Una mostra presenta tutte le tavole della ristampa anastatica del Tex Situazionista, opera di costante, tremendo e selvaggio détournament sul personaggio bonelliano per eccellenza. Gli autori (tantissimi e tutti anonimi) modificano, distruggono, ricostruiscono, sovrappongono e mischiano, destabilizzano la solidità bonelliana giocando con volgarità, mostruosità e bassi istinti. Un capolavoro dell’assurdo. Se lo volete recuperare contattate l’AFA sulla loro pagina Facebook e mettetevi d’accordo grazie alla forza dell’amicizia!

Adesso facciamo che vi racconto i fumetti che ho comprato.

Mi sembra giusto cominciare con un’infornata di fumetti di Hurricane Ivan, uno degli organizzatori dell’AFA e autore orgogliosamente underground (nel tratto, nei riferimenti, nei metodi di produzione). La sua è satira acidissima che corrode le carni come quella degli Scarabocchi di Maicol e Mirco: non attacca solo persone e comportamenti, attacca la vita stessa. Se non lo conoscete rifornitevi qui, oppure aspettate settembre per leggere la raccolta de I sopravvissuti (pubblicati in origine su Linus) in uscita per Eris Edizioni.

CAPONE BACK FROM HELL
di Hurrican Ivan (Chicago Comics Productions, 2017)
Al Capone torna dall’inferno e a suon di favori, minacce e riscossioni fa tornare felicità e prosperità in una nazione di morti viventi. La satira di Hurricane Ivan è un tritatutto marcio e grottesco che non mostra alcuna pietà per i potenti e ancora meno nei confronti di chi potere non ne ha. Tutto si sta sciogliendo, tutto sgronda al suolo, resistono solo gli eccessi: chi divora per il potere e chi è abbastanza insulso da farsi divorare per ultimo. A ridere e spartirsi i resti e le macerie del nostro mondo rimangono i morti, che non sono poi tanto diversi da noi. 

SILLY SHOCKING STORIES #1
di Hurrican Ivan (Chicago Comics Productions, 2016)
Queste Silly shocking stories di Hurricane Ivan sembrano figlie del delirio e dei terrori atomici della Guerra Fredda, trasformatisi grazie al proverbiale ottimismo statunitense in banali quotidianità e confortevole routine. Così l’umanità post-atomica immaginata da Hurricane non solo convive con malformità e mostruosità di vario genere, ma crea ex novo mutazioni genetiche per migliorare e migliorarsi agli occhi del loro unico e solo Dio: il consumismo. Una commedia horror illuminata dai neon di un ipermercato.

De Press è forse l’unica realtà indipendente che vuole spingere il fumetto un poco più là. Non si sa dove, ma quel là è abbastanza lontano da rendere ognuno dei loro libri un’esperienza di lettura capace di mettere alla prova il lettore. Ci sono cose matte, cose divertenti, cose che sembrano astratte e invece no, cose che sembrano materiali e invece no, cose piene di righette (come quelle di Andrea De Franco, anche creatore dell’etichetta) e cose pittoriche, cose fatte con le fotografie e cose fatte con la tecnica del computers. Insomma, cose che dovete comprare sborsando dei soldi qui.

PICCOLO NIENTE 
di Andrea De Franco (De Press – Libreria Modo Infoshop, 2018)
Piccolo niente è la storia di un’inquietudine che per trovare la calma diventa materia. Si trasforma in fantasma (anche se sarebbe meglio dire in lenzuolo) ma gli incubi seguitano a funestare i suoi sogni. Decide così di mutare in un molle e soffice impasto che il suo proprietario può modellare, massaggiare e lasciar lievitare in pace per tutta la notte all’interno di una bacinella segreta. Sorprende ancora una volta la capacità di Andrea De Franco di raccontare cose invisibili rendendole palpabili e reali attraverso il fumetto. Lo fa ormai con mano sempre più sicura, sfruttando le sue influenze e l’esperienza acquisita coi suoi lavori precedenti (per esempio qui si nota come i suoi esperimenti più astratti trovano modo di inserirsi in una narrazione a fumetti più classica), ma percorrendo ormai una strada che è quasi esclusivamente sua. De Franco sperimenta e fa il matto, ma non dimentica mai di lasciare un’emozione o un sentimento al lettore.

DRAMMATICO COME UN VAN GOGH
di Beatrice Bertaccini – Testi di Fabio Cesaratto (De Press, 2017)
Immaginate se i dipinti di Van Gogh cominciassero a popolarsi improvvisamente di Puffi: penserete subito che quelle atmosfere verranno inevitabilmente tradite dalla giovialità degli omini blu. Il lavoro di Beatrice Bertaccini è qui a dimostrare il contrario, perché in questo caso i due poli opposti non vengono uniti (si evita così la conseguente e naturale preponderanza di uno dei due) ma solo affiancati. Ne esce fuori un libro che propone in ogni illustrazione un po’ delle atmosfere tese di Van Gogh e un po’ quelle naive dei Puffi, creando un interessante contrasto e una reciproca influenza tra i due opposti (infatti non sempre a portare la felicità sono i Puffi e non sempre è Van Gogh il portatore dei tormenti). Il libro pubblicato da De Press Publishing si intitola Drammatico come un Van Gogh, ma sarebbe potuto intitolarsi benissimo Felice come un puffo.

FONTANESI – GRAN RISERVA RATATA’
di Fontanesi (De Press, 2017)
Se dovessi ridurre a due i motivi per cui sto su instagram, direi Riley Nixon e Fontanesi. Questa non è la sede adatta per parlare in maniera precisa della Nixon (ce ne sarebbero da dire, ma tant’è), quindi passiamo direttamente a Fontanesi. Maestro del collage digitale, creatore di mondi paralleli, oggetti futuristici, ibridi e mutazioni, la fotografia di Fontanesi parte come realista (fatta di zoom digitali e scatti rubati), si fa deviare dal surrealismo dei fotomontaggi e poi torna qui sulla Terra. L’occhio di Fontanesi è quello di un alieno che registra il nostro mondo con strumenti non adatti, e cerca poi di ricomporlo un po’ a memoria e un po’ secondo i suoi parametri extraterrestri. De Press raccoglie in questo secondo catalogo realizzato appositamente per il Ratatà di Macerata, alcune tra le sue cose migliori. Seguite Fontanesi su Instagram e poi vantatevi con gli amici di avere tra le mani anche la versione cartacea di una cosa che sta su internet.

HOMMAGE #2
di Lorenzo Matteucci e Simone Proietti Timperi (De Press, 2018)
Continuano le avventure della coppia del fumetto più psicopatica e colma di buoni sentimenti: Hoovy e Golden Boy. Questo secondo episodio parte cupo, sostituendo le superfici lucide del primo con un bianco e nero brulicante amplificato dalla carta verde su cui è stampato. Il risultato sembra un episodio dei Teletubbies diretto da Béla Tarr. Matteucci e Proietti Timperi proseguono con una narrazione acida i cui picchi di stralunata dolcezza riescono a renderla ancora più straniante. Si va spesso in corto circuito, ma è quello che da queste parti si cerca.

Quelli del Doner Club sono giovani, sono matti e stanno imparando tutte le mosse per mandare al tappeto i loro lettori e i loro colleghi. Mi piace come cercano di raccontare la quotidianità attraverso filtri insoliti (in questo caso dei funny animals sotto anabolizzanti e uno shonen provinciale sul bullismo). Recuperate tutto quello che potete dal loro negozio online.

NOONDAY #1-2
di Dario Sostegni (Doner Club, 2017-2018)
Una città, un meteorite ebete che ne minaccia la distruzione e quattro abitanti che fanno i conti con l’eventualità di morire da un momento all’altro. Dario Sostegni continua a crescere e affina sempre di più il suo tratto molto materico raggiungendo qui una sintesi, un divertimento e una complessità che in passato aveva solo sfiorato. Sicurissimo delle forme dei propri personaggi, Sostegni li accompagna in questa storia di solitudini e apocalisse, modellando emozioni e sentimenti taciuti con quella materia molle di cui sono fatti. Anche lo storytelling procede sicuro, con una regia a cui piace girare in tondo ai suoi protagonisti come a volerne registrare ogni centimetro di corpo. Completano il quadro i colori di Federica Bellomi e Maria Melotti, precisi nel farsi a volte intimisti e a volte psichedelici. Peccato solo per un finale un po’ sospeso, capace di dare una conclusione soddisfacente alla parte emotiva ma che rimane un po’ irrisolta per quanto riguarda la semplice trama.

GRAVEYARD KIDS #2
di Davide Minciaroni (Doner Club, 2017)
La prima cosa da dire su Graveyard Kids è che ha vinto il Premio Micheluzzi come Miglior serie dal tratto non realistico. La questione è epocale: non solo perché a vincerlo è un’autoproduzione stampata dall’edicolante sotto casa in tempi in cui ogni cazzo di fumetto è stampato su carta di riso da 300 grammi, ma perché questo fumetto non fa ridere. Dopo anni in cui il Micheluzzi ha ridicolmente premiato in questa categoria gentaglia come Don Alemanno, varie inutilità Disney e ripetendo la stanca fanfara dedicata a Rat-Man oltre ogni tempo limite (e questo solo perché tratto non realistico = storielle da ridere), siamo finalmente di fronte a un cambiamento. Il fumetto di Davide Minciaroni è uno shonen marcissimo pieno di bottemanga, bulli, cortili pericolosissimi, ragazzini disgustosi ed eroi pieni di dubbi. Minciaroni rispetta tutte le regole del genere (compresa la completa trasparenza nel raccontare i pensieri del protagonista) e non si vergogna a rimanere in superficie per dare la precedenza a una narrazione solida e già matura, capace di intrattenere, divertire ed emozionare in maniera genuina. Avanti così.

LISTALAMISE – Gli avanzi della muffa
di Lise & Talami (Autoproduzione, 2017)
Listalamise – Gli avanzi della muffa si apre con una dichiarazione di guerra contro la trama, un racconto che mette subito in evidenza la stupidità delle connessioni dell’intreccio, delle ricostruzioni psicologiche in cartongesso e dei finali con qualcosa da insegnare. Il fumetto che segue fa anche di meglio: completamente sganciato dai bisogni autoindotti di una storia (o quella che noi in senso tradizionale riteniamo tale), il fumetto procede per quadri disgiunti, indipendenti tra loro e al contempo parti organiche di uno stesso racconto. Ognuno di loro ha un capo e una coda, ma appartengono ad animali diversi. Lise e Talami riducono in macerie la trama per sbriciolare ogni meccanismo invisibile di potere: religione, burocrazia, medicina, il fumetto stesso. Creano un linguaggio a parte e rifiutano di raccontare l’umano preferendogli la materia in putrefazione di cui è composto. Abbattono i muri portanti della società e del fumetto e si fanno cascare l’edificio in testa.
Non so dove potete acquistarlo, ma fossi in voi contatterei gli autori su Facebook e sicuro che in qualche modo riuscirete ad accaparrarvene una copia.

LA CAIDA E COYOTA
di Juliette Bensimon Marchina – Traduzione di Valerio Bindi (Fortepressa, 2017)
Se siete alla ricerca di una storia femminista, socialmente impegnata e capace di parlare di adolescenza, La Caïda e Coyota è il fumetto adatto a voi. Se invece cercato un fumetto pieno di sparatorie, ricolmo di sete di vendetta e licantropia, La Caïda e Coyota fa ancora una volta per voi. Il fumetto della messicana Juliette Bensimon Manchina si divide letteralmente tra b-movie e storia di un’adolescenza disadattata, sfruttando una divisione dei capitoli, che si succedono regolari dividendo così con precisione lo spazio dedicato alle due trame, diversificate tra loro anche da due colori diversi. In mezzo a questi due elementi la Bensimon Marchina trova l’equilibrio giusto per far diventare il suo fumetto un affresco femminista puro, senza proclama e senza spiegoni, e raccontare in maniera nuova (ma non meno dolorosa e sofferta) i femminicidi che flagellarono Ciudad Juárez negli anni Novanta.
Se non  volete perdervi uno dei titoli più sorprendenti dell’anno, andate qui.

JUNKO
di Danilo Manzi (Hollow Press, 2018)
Danilo Manzi racconta la storia vera e tremenda di Junko Furuta attraverso la partita a mahjong cui è appesa la sua vita. Le tessere e le mani si muovono sulla superficie del tavolo che Manzi lascia quasi sempre fuori campo come a suggerirci che il vero gioco e la vera strategia stanno altrove. Infatti superata la linea di demarcazione del tavolo e abbandonate le tessere, Manzi dà vita a un giocopsicologico che lentamente si trasforma in una storia di fantasmi. La matita di Manzi ha la forma dell’incubo sottile, gli spazi che costruisce brulicano di sporco e malvagità, i corpi dei carnefici invece sono statue disarmoniche che cercano di riempire la scena senza grossi risultati. L’unico vero corpo è quello martoriato di Junko Furuta, uno spirito di vendetta la cui presenza è centellinata e per questo ancora più deflagrante.
Potete acquistarlo direttamente sul sito della Hollow Press.

LA MÉPRIS
di Fumettibrutti (Autoproduzione, 2017)
Volevo partire da questo remake in forma di poster-fumetto del film omonimo di Godard, per imbastire l’articolo su Fumettibrutti che ho scritto per Fumettologica. Poi le cose sono andate diversamente, ma continua a piacermi come la Signorelli ricomponga le tessere cinematografiche di Godard in un mosaico che è al contempo sia visione panoramica del corpo della Bardot, sia raccolta microscopica e indipendente delle porzioni che lo compongono. Se Godard riusciva a essere erotico, la Signorelli con quel suo gioco di totale/particolare riesce a essere erotica e pornografica al tempo stesso.
Anche in questo caso nessuno store online ma chiedete pure sulla pagina Facebook di Fumettibrutti.

Annunci

Zinedrome #2 | Dieci autoproduzioni che vi verrà voglia di acquistare grazie a questo titolo accattivante

Zinedrome è una rubrica su autoproduzioni, zine, collettivi e queste robe qui. Esce quando ne ha voglia.


NECTAR
di Davide Bart. Salvemini (Sciame, 2017) 
                         
Lo stile visivo vicino a quello di Jesse Jacobs e Michael DeForge potrebbe far sembrare Nectar un downgrade rispetto all’idea di fantascienza portata avanti dai due autori. Certo, siamo in territori più classici rispetto a Safari Honeymoon o Mars is my last hope, ma la scelta di Davide Bart. Salvemini di vivacizzare le loro gabbie rigide con trovate più dinamiche e ricche si rivela vincente (soprattutto nell’uso di vignette diagonali). Nectar così diventa un buon fumetto d’avventura che forse poco aggiunge a livello tematico rispetto ad altri lavori del genere, ma stupisce per la narrazione energica e piacevolmente eccessiva di Salvemini.
Acquistalo sullo store di Sciame   

THE MATCH
di Bianca Bagnarelli (autoproduzione, 2017)
Leggo The Match di Bianca Bagnarelli (potete leggerlo in digitale iscrivendovi al suo Patreon) e mi fisso sul movimento del tennista, una posa stupida e lirica che traccia lo spazio temporale del racconto. Non è un movimento congelato, che espande il tempo e lo rallenta per dare la possibilità al protagonista di farsi spazio tra i pensieri, ma è un frame estrapolato da un movimento fluido, è un’interruzione che semmai comprime la narrazione, la rende essenziale e veloce per rispecchiare scelte e ripensamenti del personaggio. L’introspezione va veloce, diventa un affanno e ci fa tirare il fiato solo nella vignetta finale che fa da specchio a quella che apriva il racconto: laddove il naso del protagonista puntava determinato verso la sua decisione, qui sembra essersi lasciato il passato alle spalle mettendosi a indicare un inevitabile futuro tutto da costruire fuori dallo spazio bianco della pagina. 

ARMATA SPAGHETTO #3
di aa.vv. (Sciame, 2017)
Lo Stivale vermicioso di Maicol e Mirco che campeggia in copertina ci accompagna nel terzo numero di Armata Spaghetto, in cui il collettivo Sciame (+ ospiti) prosegue la sua avventura nel racconto di un’Italia diversa, fatta di fake-western, fantasy reatino, avventure surreali e mafia post-apocalittica. Apre il numero Simone Pace, come sempre bravo nel saper mischiare il presente con il passato con un’epica capace di fomentare il lettore.
Arrivato al suo secondo episodio, non sono ancora riuscito a inquadrare bene Draconte di Raffaele Sorrentino. Questa storia di un meridione post-apocalittico e mezzadrile, ha qualcosa di interessante che giace ancora sotto la superficie e che in parte già emerge con questo secondo episodio.
Maicol e Mirco è come sempre sintetico e letale, qui con una storia che ricorda i suoi primi lavori.
Spugna scrive e disegna invece quello che spero diventi il prologo di una serie a fumetti: un uomo di mezza età con un maglione orrendo e la faccia rincagnata va a pisciare in un autogrill (anzi, Turbogrill). Viene improvvisamente risucchiato dalla fuga delle piastrelle e finisce in un mondo fantasy supermatto in cui veste i panni di un guerriero.
Kevin Scauri ci racconta invece la giornata tipo di un poliziotto. È una satira feroce che Scauri gestisce con iperboli sempre più esagerate, cosa che gli riesce dannatamente bene. Irene Coletto mischia la vita degli studenti universitario con quella degli studenti di Hogwarts e ne esce fuori un fumetto simpatico (che vi farà ridere ancora di più se conoscete bene la saga della Rowling, non come il sottoscritto). Chiude il volume Il John Ford Point di Lacavalla e Bolzani. Pare un numero sottotono rispetto ai due precedenti e invece nel finale ti spacca in due lo stomaco.
Acquistalo sullo store di Sciame   

IMMATERIAL ISSUES 2016-2017
di Andrea De Franco (De Press, 2017)
Immaterial issues 2016-2017 raccoglie una selezione delle storie brevi scritte e disegnate da Andrea De Franco. La produzione del 2016 si contraddistingue per la deriva deforgiana cui a tratti De Franco si rifà. A volte la cosa funziona bene proponendo interessanti varianti del modello di origine (Walnut kernels happy people), altre volte il racconto è meno convincente, non tanto a causa dei disegni volutamente meno pop e accomodanti, quanto di testi scritti in maniera un poco anonima che faticano a creare nei lettori i caratteri della voce narrante.
Nel 2017 le cose si fanno più interessanti. DeForge pare essere un riferimento meno invadente e De Franco ne contamina i residui con il racconto di genere. Ne escono fuori tre fumetti interessanti: un racconto di fantascienza ambientato in un letto, una storia post-apocalittica con vedute astratte di una città e un horror minimalista su una penna maledetta. Qui De Franco riesce mantenersi quasi sempre in equilibrio tra il racconto di genere e la riflessione intimista, riuscendo anche a cominciare la costruzione di una voce riconoscibile.
Acquistalo sullo store di De Press

DIO DI ME STESSO
di Alessandro Galatola (Just Indie Comics – Co.Co., 2017)
Interferenze, emoji, periferie gotiche, amori disperati, fiumi di vomito, platform ed escape room: è questo il mondo che Alessandro Galatola ci racconta in Dio di me stesso, raccolta di tre fumetti brevi estratti dall’ancora inedito Safe Space #2. L’autore ci racconta malattie e ossessioni del nostro vivere e non ci pensa nemmeno a proporci una cura. Semmai ci fa abituare a esse come a quel fastidioso dolore che ci accompagna giorno dopo giorno sino a diventare una parte indispensabile della nostra vita, quella fitta che ci ricorda quotidianamente cos’è il dolore. La narrazione di Galatola sorpassa la fascinazione per trame e intrecci e punta dritto a storie semplici la cui portata emotiva viene amplificata da un disegno elettrico e viscido e da una narrazione che si muove tra suggestioni visive e interferenze. Ma queste non sono voli pindarici o gallerie di allucinazioni, la capacità di Galatola è quella di non perdere mai il contatto con la storia e con i temi che vuole affrontare e che riesce a fare emergere con raffinata prepotenza e un immaginario mai banale. Qui la mia recensione per Fumettologica.
Acquistalo su Just Indie Comics

MY BEAUTIFUL QUITE EMPTY FANTASY
di Andrea De Franco (De Press, 2017)
Interessante questa raccolta di Andrea De Franco, all’apparenza una sorta di artbook con illustrazioni astratte o quasi che però si trasformano man mano in fumetti atipici che eliminano qualsiasi tipo di gabbia in favore di ammassi confusionari di scarabocchi, schizzi e frasi slegate. Da lì non emergono storie, ma frammenti di emozioni, divagazioni annoiate, ricordi rimossi che riverberano inconsapevoli nelle linee che compongono questi strani oggetti narrativi.
Acquistalo sullo store di De Press

LOKzine #8 – Piante / Plan(t)s
di aa.vv. (LOKzine, 2017)
Provo per la prima volta LOKzine partendo da questo ottavo numero tutto dedicato alle piante. La cosa che più mi ha convinto dell’albo è il suo non volere tirare le fila di un discorso, non avere una visione comune del tema e strutturarci attorno una tesi con fumetti, illustrazioni e testi. C’è più la volontà di sfruttare le singole visioni degli autori e sottoporre il lettore a quante più suggestioni possibili (anche grafiche) tant’è che forse una lettura tutta d’un fiato della rivista rischia di non farcela apprezzare appieno. Meglio forse procedere per gradi e gustarsi giorno dopo giorno i lavori pubblicati. Vi segnalo per esempio il bel fumetto di Chester Holme, un’illustrazione cupa ed evocativa sul disboscamento di David Gromilovic, quella di Martoz (sempre così profondo e così meravigliosamente superficiale) e infine il fumetto che più mi ha convinto, quello di Anna Wieszczyk.
Acquistalo sullo store di LOKzine

GUERRIERO PSICHICO 74/BIS – Raccolta prima
di z.Wax (Sbucciaginocchi, 2017)
La prima cosa che salta all’occhio in questa prima raccolta delle avventure di Guerriero Psichico 74/bis, è la grande cura che z.Wax ha riposto nella character design. Capita raramente di trovarsi davanti un personaggio non umano né aninale dai movimenti e dalle espressioni così ben pensate. z.Wax le utilizza per dare il maggior numero possibile di sfumature al suo personaggio e lo fa per ora in un’ottica umoristica, ma la sicurezza con cui si muove mi fa sperare che in futuro possa tentare qualcosa di più “serio” (perdonatemi l’orrida semplificazione del concetto). Altra cosa interessante: gli oggetti tridimensionali sono disegnati in modo da sembrare tridimensionali, mentre gli sfondi spaziali invece che suggerire profondità, sembrano piatte scenografie. Il risultato è visivamente interessante e convince anche quando a metterlo in pratica sono gli artisti ospitati nel volume. Ci sono un paio di scelte di regia davvero buone (come la partita da ping pong) e un sacco di cose che fanno ridere. Ah giusto, con Guerriero Psichico si ride di gusto e lo si fa lontano dai soliti riferimenti (su tutti Dr. Pira).
Acquistalo su Becomix

DE ARTIFICUM ALCHEMIA
di aa.vv. (Marengo Autoproduzioni, 2017)
Il primo lavoro del collettivo Marengo è una raccolta di illustrazioni a tema alchemico che porta avanti una doppia riflessione sul lavoro dell’artista e sulla sua capacità di modellare la natura delle cose. Gli artisti coinvolti modellano l’immaginario alchemico secondo il loro stile, con risultati interessanti anche se non di completa rottura con l’iconografia classica. Molto belle le mani e le ossa di Novilonium Eyes, inquietante l’illustrazione in apertura di Daniel Lavrano (ricorda molto il Lycnh pittore), mentre Giusi Lo Piccolo e Blue Luna propongono lavori più tradizionali. Chiudono il volume due poesie di Paola Oliviero: qui me ne tiro fuori che non è proprio il campo d’azione, ma vi dico solo che la seconda poesia ha anche una interessante trovata grafica.
Se vuoi acquistarlo, bussa qui

NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI ’80
di Simone Angelini (This is not a love song, 2017)
Quando ero piccolo c’era l’AIDS. Adesso sembra non esista più, ma una volta se ne parlava veramente ovunque. C’era quella pubblicità con le persone fosforescenti, le battute dei comici italiani, gli oggetti finiti per terra chiaramente imbevuti di AIDS e la regola fondamentale di non toccare mai le siringhe che si trovavano in giro. A pensarci bene credo che anche il mio primo pensiero complesso sia dovuto all’AIDS: ricordo perfettamente la fatica che feci per capire che risultare positivo al test dell’HIV era una cosa negativa.
L’AIDS era ovunque ma non la si vedeva. L’unico modo per capire chi l’aveva contratta era l’herpes, me l’aveva insegnato Philadelphia (prima TV Canale 5). Quello stesso herpes che campeggia sui volti di questa illustrazione realizzata da Simone Angelini per il nuovo progetto di TINALS, una serie di ritratti di personaggi celebri morti di AIDS. Mi piace allontanarmi dal foglio e vedere i loro volti normali e poi piano piano avvicinarmi per scorgere i segni della malattia sui volti. Perché Angelini non rende evidente l’herpes in maniera esagerata, ma lo inserisce come elemento disturbante sulla tranquillità dei volti dei personaggi. Sono piccoli puntini, a volte c’è qualche escrescenza, ma nulla di vistoso: la malattia è invisibile, impercettibile, e Angelini ce la racconta così, incrinando la perfezione di queste icone.
Acquistalo su TINALS