Gigahorse #15 | Aprile 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


SANDMAN – Libro sesto
di Neil Gaiman e aa.vv. – Traduzione di Matteo Mezzanotte (Rw Edizioni, 2017)
Favole e riflessi non è uno dei miei cicli preferiti di Sandman: sento troppo la mancanza di una trama orizzontale e queste storie brevi mi hanno convinto meno rispetto ad altre della serie, risultando meno coinvolgenti ed emozionanti. Eppure Favole​ e riflessi è uno dei volumi più rappresentativi della serie e forse quello più adatto per spiegare il ruolo di Sandman all’interno della storia, così marginale eppure onnipresente

MEGAHEX
di Simon Hanselmann – Traduzione di Betta Bertozzi (Coconino Press, 2016)
Megahex
è un grande libro e non fa nulla per fartelo notare. Cazzeggia senza vergognarsene e al contempo descrive in maniera precisa la mia generazione di trentenni inconcludenti e l’atmosfera di eterna adolescenza che li circonda. Hanselmann lo fa con una comicità volutamente disinnescata e un ritmo da sit-com degli anni Novanta, incessante e monotono nel suo procedere verso il finale della storia. Il risultato è stupefacente, straniante e traccia un nuovo percorso per il racconto generazionale.
Unica nota dolente è la traduzione non all’altezza, che compie il passo falso di un approccio alla traduzione degli insulti e delle parolacce troppo meccanico per restituirci il colore dei dialoghi.

DEADPOOL #17-18
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Dei collegamenti con Civil War II non ci ho capito molto visto che non leggo altre testate Marvel. Certo è che questa battaglia di quattro paginette goffa e senza una reale narrazione non mi ha convinto per niente. Pare invece che il rapporto con i Mercenari per Soldi andrà a farsi più interessante. Speriamo bene. Gwenpool continua a stupirmi in meglio. Nulla di che, ma il personaggio è scritto bene e risulta meno banale di quel che sembra dalla sinossi. I disegni superteen di Gurihiro non sono proprio cosa mia, ma sono praticamente perfetti per la serie. E poi il suo M.O.D.O.K. giocattoloso è davvero bello.
Sul numero 18 invece, Spider-Man e Deadpool volano a Hollywood sul set del film di Deadpool. A patto di sopportare battutine referenziali e sequenze d’azione incolori, l’albo riesce anche a non farti addormentare. 

R
di Atsushi Kaneko (d/books, 2009)
Che bello farsi friggere il cervello già di primo mattino da R, raccolta di fumetti supermatti scritti e disegnati da Atsushi Kaneko, nove racconti pulp (se vi piacciono le definizioni) pieni di intuizioni grafiche e narrative che un autore normale si sarebbe fatto bastare per tutta una carriera. E invece Atsushi Kaneko porta avanti le sue storie senza perdere mai nulla di vista: bei personaggi incastrati in trame ben architettate che sviluppano i temi con celata leggerezza, il tutto narrato con una regia folle e sincopata. Atsushi Kaneko è un Paul Pope che non si fa le seghe su quanto sia bravo a disegnare e poi perde di vista storia e narrazione, è un narratore preciso e pragmatico che però sembra divertirsi davvero un casino.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN / FUGA DA NEW YORK – Jena vs Jack
di Greg Pak e Daniel Bayliss – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2017)
Aspettative zero e invece questo crossover tra i due personaggi di Carpenter mi ha divertito un sacco. Greg Pak prende Jack Burton e lo scaraventa negli Stati Uniti disastrati di Snake Plissken, con il risultato che i toni tamarri e sbruffoni del primo film vanno a innestarsi nello scenario cupo del secondo. La miscela è strana ma inaspettatamente funziona bene, grazie a una scrittura attenta ai personaggi e illuminata da qualche idea folle (tipo tutta la questione del Multiverso Plissken). I disegni di Bayliss sono in linea con il resto, molto cartooneschi ma con una recitazione precisa e un certo gusto per l’esagerazione. Una lettura davvero spassosa, con la sola pretesa di intrattenere (e lo fa più che bene).

BATMAN ANNO DUE
di Mike W. Barr, Alan Davis e Todd McFarlane – Traduzione di S. Formiconi (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Quando lessi Batman Anno due la prima volta avrò avuto una decina di anni e il fumetto di Barr mi fece abbastanza schifo tranne ovviamente per il Mietitore, villain sui generis abbastanza banale ma con un costume che colmava la mancanza di personalità. Riletto a distanza di una ventina di anni la mia opinione cambia pochissimo: alcuni errori mi risultano più evidenti (soprattutto alcune intuizioni un po’ sempliciotte che ha Batman), ci sono delle cose che ho trovato strane ma interessanti (il rapporto tra Batman e Chill) e altre che invece trovo ancora abbastanza ridicole. Per fortuna il Mietitore continua ad avere quel costume tamarro. (Se potete evitate l’edizione DC Deluxe della Lion che è stampata davvero di merda).

LE AVVENTURE DI TINTIN
Il segreto del Liocorno – Il tesoro di Rackham il Rosso
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Sulle avventure di Tintin nessuna anticipazione perché sto realizzando un diario di lettura. Non sono recensioni ma solo pensieri sparsi, appunti, azzardi e arrampicate sugli specchi per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo e di diverso da un personaggio che ha prodotto più saggistica che merchandising. Trovate tutti i tentativi qui.

ALACK SINNER – L’eta dell’innocenza #2
di José Munoz e Carlos Sampayo – Traduzione di Fiorella di Carlantonio (Editoriale Cosmo, 2017)
Più che nel precedente albo, qui Munoz e Sampayo gettano Alack Sinner in una città caotica, brulicante e piena di voci. Il risultato è che spesso, pur mantenendo il focus sulla vicenda principale, i due autori portano in primo piano la vita che solitamente è relegata sullo sfondo. Ne escono fuori microstorie fulminanti, ritratti sfuggevoli e polaroid scattate all’improvviso, con il risultato che la città in cui Sinner vive e fatica pare effettivamente reale. In realtà questi fugaci cambi prospettici penso abbiano anche il compito di ridimensionare un personaggio carismatico, di fargli perdere la sicurezza di essere il protagonista e gettarlo al fondo della vignetta come se fosse una comparsa, uno dei tanti abitanti del mondo che, come tutti, si crede al centro dello stesso.

L’ESTATE SCORSA
di Paolo Cattaneo (Canicola, 2015)
In attesa di Manuelone (il nuovo libro di Paolo Cattaneo, sempre edito da Canicola edizioni) rileggo questa storia di adolescenza sudaticcia e brufolosa. L’estate scorsa è una specie di Goonies spogliato degli orpelli hollywoodiani e intessuto con il ritmo pigro e inquieto di quelle esplorazioni estive che dovrebbero svelare un mistero e invece niente. Invece sono solo passeggiate nei boschi dove si litiga, ci si innamora, si ride e si ha paura, e l’epica del racconto ce la si crea tutta dentro la nostra testa per fingere che l’avventura sia stata veramente tale e non una semplice perdita di tempo.

PRINCESSE SUPLEX
di Léonie Bischoff  – Traduzione di Silvia Uberti (MalEdizioni, 2016)
Tolte le etichette femministe di cui sinceramente non me ne frega nulla, Princesse Suplex si rivela essere una storia d’amicizia e botte tra due donne. La Bischoff gestisce molto bene l’alternarsi delle sequenze di combattimento con quelle più intime, riuscendo a raccontarci due personaggi alle prese con la parte ordinaria e straordinaria della propria vita. Peccato che la breve durata del fumetto non le consenta di sviluppare a dovere una narrazione più coinvolgente, rimanendo un fugace ritratto di lotta e amicizia che mette in mostra due caratteri interessanti ma non trova purtroppo lo spazio per approfondirli. Qui la mia recensione. 

BLOODSHOT REBORN #3 – L’uomo analogico
di Jeff Lemire e Lewis Larosa – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)

Inaspettata svolta post-apocalittica per Bloodshot Reborn: Jeff Lemire ci catapulta trent’anni nel futuro in una Los Angeles in stile Mad Max piena di sabbia, auto scassate, predoni e tutta la mitologia Valiant rivista in toni distopici. L’uomo analogico regala per più della metà un divertimento sano e caciarone, ben sorretto dai disegni di Lewis Larosa, così truculenti da dedicare una tavola intera alla testa di un cattivo sfracellata dallo scarpone di Bloodshot. E poi, quando meno te l’aspetti, ecco spuntare fuori un colpo di scena emotivamente fortissimo, una di quelle cose che riescono particolarmente bene a Lemire.

K.O. A TEL AVIV #3
di Asaf Hanuka – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
In qualsiasi altra occasione la retorica e l’auto-compatimento che spesso fanno capolino nel diario a fumetti di Asaf Hanuka, mi avrebbero fatto terminare la lettura dopo poche pagine. Con Hanuka mi è impossibile farlo, prima di tutto perché è un narratore precisissimo (come spiegavo in questo pezzo pubblicato da Critica Letteraria), capace di calcolare i tempi di reazioni del lettore e portarlo sempre e comunque dalla sua parte. È infatti impossibile non empatizzare con il personaggio, persino con i suoi aspetti che meno ci accomunano (nel mio caso per esempio un approccio un po’ ruffiano nel criticare mode e modernità), anche merito della sincerità con cui l’autore racconta la sua vita e i suoi sentimenti. Quella di KO a Tel Aviv non è una lettura che cerco e attendo, eppure ogni volta Hanuka mi convince e riesce a coinvolgermi emotivamente nel racconto spezzettato della sua esistenza. 

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #22
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Il trentesimo episodio di Harley Quinn vede il personaggio alle prese con un cattivo atipico: la gentrificazione. Numero con una bella regia (la tavola escheriana nel multisala è inaspettata e divertente) e una storia piccola piccola che però i due sceneggiatori sanno valorizzare grazie al buon utilizzo del cast. Bella scoperta la disegnatrice Elsa Charretier: la sua Poison Ivy sembra quasi disegnata da Miguel Angel Martin. Un bel numero di merda invece per la New Suicide Squad, con protagonista assoluta ancora Harley Quinn. Psicologia dozzinale, disegni inguardabili, storia inutile. Passiamo oltre che è meglio. Il meglio (se così possiamo definirlo) è il finale dei Segreti Sei. Per Gail Simone è ancora una volta un’occasione persa: dopo un inizio interessante la storia si è persa dietro a scelte poco felici (tutta la run lovecraftiana) e a una gestione del team attenta ma in fin dei conti inconcludente. La Simone ha la mano pesante della scrittura di fine ’90 e inizio Duemila, e la cosa non gioca quasi mai a suo favore.

L’ALTRO TOPO #1 – Topolino racconta l’arte
di Roberto Gagnor, Paolo De Lorenzi e Vitale Mangiatordi (Panini Comics, 2017)
Nemmeno da bambino sono mai stato un lettore abituale di Topolino Magazine, più per le contingenze che mi hanno portato a essere un lettore fedele de Il Giornalino che per una scelta vera e propria. E quindi che ci fa queste pagine il primo volume della serie antologica L’altro Topo, dedicata a questo giro al mondo dell’arte? Semplicemente perché Roberto Gagnor, l’autore di queste storie, è stato mio professore di sceneggiatura e gli devo quindi due anni di infinita pazienza nei miei confronti. Debiti a parte, la lettura si è rivelata piacevole e interessante. Anzitutto perché le storie sono meno superficiali, meno “per bambini” di quel che pensavo: la struttura del racconto ha sempre una sua originalità, ci sono più livelli di lettura e l’arte non è mai un pretesto ma il vero motore narrativo. Non tutte le storie sono allo stesso livello, ma è difficile superare i buoni risultati delle storie ambientate nell’Antico Egitto e nel Medioevo. La prima è una commedia degli equivoci atipica e romantica, mentre la seconda nasconde interessanti riflessioni e diverte per i suoi giochi linguistici. Insomma, superato il trauma dei dialoghi che finiscono tutti col punto esclamativo, L’altro Topo si è rivelato essere una lettura divertente e ricca di spunti di riflessione. E chi se l’aspettava.

L’UOMO DELLA LEGIONE
di Dino Battaglia (Edizioni NPE, 2016)
Nonostante un paio di riletture nel corso degli anni, l’ultima tavola de L’uomo della Legione mi mette ancora addosso un senso di profonda angoscia e infelicità. Nel posto in cui dovrebbe esserci il trionfo dell’eroe che ha compiuto la sua vendetta ristabilendo anche un ordine morale nel mondo, trova spazio una tavola desolante dove l’eroe torna a essere un uomo mettendo in discussione ciò in cui crede e ciò che ha fatto, delineando un orizzonte senza felicità alcuna, nemmeno quella della vendetta. Dal punto di vista grafico è invece un piacere vedere la gabbia bonelliana rinnovata, sfruttata e decostruita dalla regia di Battaglia, capace di soluzioni grafiche dal forte impatto narrativo.

BOOK OF DEATH – Il Libro della Morte
di Robert Venditti, Robert Gill e Dough Braithwaite – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)

Sarò stupido, ma una delle cose che apprezzo di più dell’Universo Valiant è che a un certo punto c’è quasi sempre una scena gore che Marvel e DC se la sognano. In questa miniserie-evento a un certo punto escono fuori degli animali (orso, cervo, cani) mezzi putrefatti che attaccano Gilad.
Messe da parte le stupidate, Book of Death è una storia solida e tradizionale che non regala grande sorprese ma fa il suo dovere. Venditti lavora bene sul rapporto tra Gilad e Tana, si diverte con i comprimari (divertenti le didascalie di presentazione) ma fa un mezzo passo falso con un cattivo un po’ sui generis e difatti il finale risulta smorzato rispetto alle aspettative create.

YRAGAEL – L’integrale
di Philippe Druillet e Michel Demuth- Traduzione di Sara Giovanna Gianoglio (Magic Press, 2016)
Quando Druillet prende tra le mani il fantasy, lo piega ai bisogni della sua arte. Di conseguenza questo integrale di Yragael (che contiene anche il “sequel” Urm il pazzo) è un fantasy che visivamente rinnega qualsiasi cosa fatta prima e va così avanti che quello venuto dopo non è riuscito ancora a raggiungere la complessità e la ricchezza visiva del lavoro di Druillet. Il lavoro più interessante però Druillet lo fa sui testi, innalzando a voce divina le didascalie narranti, e declassando i dialoghi a stupido e ambiguo accessorio. Qui ve lo spiego meglio.


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Laser #12 | Dicembre 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


rufolosmallRUFOLO di Fabio Tonetto (Eris Edizioni, 2016)
Facendo tesoro della sua attività di animatore, Fabio Tonetto dona ai suoi personaggi movimenti in grado di rappresentarli, e li rende poi fluidi all’interno della struttura della pagina. Senza alcuna gabbia a circoscrivere il loro raggio d’azione, i personaggi di Rufolo sfruttano un dinamismo liquido che, pur nella loro apparente staticità, li rende elementi continuamente soggetti a trasformazioni e a un moto perpetuo. Di conseguenza la quasi totale eliminazione di punti di riferimento spaziali rende la pagina bianca un luogo in cui qualsiasi ambiente può esistere. Oppure no.
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pallasmallPALLA di Paolo Bacilieri (Hollow Press, 2016)
Palla vive di una narrazione alchemica che pretende di unire storie distanti non attraverso rimandi e soluzioni grafiche (il tema grafico della palla infatti non compare mai nel racconto biblico), ma creando un dialogo tra i temi e le sensazioni che compongono la storia. Così la vicenda di Fabrizio diventa un racconto spirituale e la resurrezione di Gesù Cristo un racconto erotico, sino a raggiungere una compenetrazione delle tematiche che all’inizio paiono distinte ma che infine sembrano far parte dello stesso mondo.
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lamedusasmallLA MEDUSA di Roberta Scomparsa (Canicola Edizioni, 2016)
Tutto è raccontato con una classica tavola da sei vignette che la Scomparsa utilizza con abnegazione, tant’è che anche nel caso di immagini che si modulano su più spazi, la divisione delle vignette viene mantenuta. La storia mantiene così un ritmo stabile, che la Scomparsa si diverte a far sbandare per qualche istante con vignette rotonde, tagli diagonali, persino una vignetta strettissima che si infila letteralmente tra le tette di una bagnante. È un avanzamento metodico che ci conduce con sicurezza verso il cuore del racconto, che non sta tanto nella scoperta del sesso, quanto l’aver scorto la possibilità che cose strane, ridicole o imbarazzanti possano in qualche modo piacerci.
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danieletraglialberismallDANIELE TRA GLI ALBERI di Francesco Saresin (Canicola Edizioni, 2016)
Ci sono dei momenti in cui un critico deve prendersi la responsabilità dei suoi pregiudizi, quindi dico con un poco di vergogna ma senza perdere l’onore che, dopo averlo aperto distrattamente, avevo riposto Daniele tra gli alberi in fondo alla pila dei fumetti da leggere, una posizione che solitamente relega i libri in un limbo da cui li può salvare solo una cosa: finire i fumetti da leggere e raschiare il fondo del barile per non andare in astinenza. Lo so, è una cosa brutta da dire, figuratevi da fare. Però ora sono qui e ammetto il mio errore, perché il fumetto d’esordio di Francesco Saresin si è rivelato inaspettatamente bello e non banale come immaginavo.
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Dal mese di dicembre ho cominciato a collaborare con Fumettologica. Si comincia con la recensione di Locke & Key. 

lockekeysmallLOCKE & KEY #1-6 di Joe Hill e Gabriel Rodriguez – Traduzione di Stefano Formiconi (Magic Press, 2009-2016)
Joe Hill tortura al rallentatore la famiglia Locke, li fa sprofondare nel dolore (la morte violenta del padre), gli dà una via facile per la felicità (le chiavi), li fa perseguitare da un demone, rivanga nel passato, mostra qualche spiraglio di felicità per poi ribaltare la situazione e farli ripiombare nel dolore. Non è però un gioco. Hill prende sul serio il percorso emotivo di ogni personaggio e gli costruisce un cammino pieno di pericoli e insidie ma in cui è sempre ben visibile una felicità reale e raggiungibile, a patto di affrontare un percorso di redenzione.
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E in un periodo di classifiche e consigli di lettura, su Critica Letteraria mi sono messo a fare il Grinch, dandovi alcuni buoni motivi per non regalare un libro a Natale. Ve lo spiego con pressapochismo e zero voglia a questo link.

Gigahorse #10 | Novembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


sandman5SANDMAN: LIBRO QUINTO – Il gioco della vita
di Neil Gaiman e AA.VV. – Traduzione di Leonardo Rizzi (RW Edizioni, 2016)
Il gioco della vita
non è tra i miei cicli preferiti di Sandman, colpa di una parte centrale (quella con Barbie nel suo mondo dei sogni) meno divertente di quello che vorrebbe sembrare. Però tutta la parte iniziale è praticamente perfetta nel modo in cui Neil Gaiman caratterizza il gruppo di protagonisti (Wanda su tutti) e come fa irrompere il paranormale nelle loro vite. La parte conclusiva contiene invece la sequenza potentissima della distruzione del regno di Barbie, e un capitolo finale davvero toccante. .

diciottovoltevirgolatreDICIOTTOVOLTEVIRGOLATRE (Il tonno, la tigre, il tempo)
di Stefano Simeone (Bao Publishing, 2016)

Diciottovoltevirgolatre è praticamente illeggibile: storia inesistente, struttura soporifera, dialoghi mal scritti. Il peggio però è tutto nel comparto grafico, tra disegni da wannabe Bastien Vivès (senza il suo controllo e la sua capacità di sintesi) e una colorazione le cui scelte mi sembrano inconcepibili. Si può aggiungere altra benzina sul fuoco? Sì. In più di un’occasione il volume è illeggibile nel vero senso della parola. Ogni volta che le vignette si sviluppano in orizzontale sulle due pagine, si perde sempre qualche pezzo di narrazione nella piega della legatura (che sia qualche linea di dialogo oppure la protagonista piazzata proprio lì in mezzo). Errori evitabilissimi com’è evitabilissimo anche questo libro.

aw25ADAM WILD #25 – La fossa dei diamanti
di Gianfranco Manfredi e Gabriele Parma (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero migliore rispetto al precedente, ma si sente la fretta nel dover chiudere la storia. Che non è un male, visto che la compressione degli eventi rende più dinamico il racconto insieme a un villain una spanna sopra agli altri che ai sono succeduti sulle pagine di Adam Wild. Disegni di Gabriele Parma troppo statici, persino nella recitazione dei personaggi.

danieletraglialberiDANIELE TRA GLI ALBERI
di Francesco Saresin (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Quella di Saresin è la narrazione delicata di una tensione. L’autore nasconde nel sottobosco di un’atmosfera bucolica di pace e noia, una tensione sessuale segretamente totalizzante. Il segno classico e pulito di Saresin aumenta il contrasto tra i due elementi, ma al contempo li integra su un solo piano.

larabbiaLA RABBIA
a cura di Luca Raffaelli e Valerio Bindi (Giulio Einaudi Editore, 2015)
Al netto delle performance dei singoli autori (la mia classifica personale: Hurricane Ivan, Ratigher, Vincenzo Filosa-Giusy Noce), La Rabbia soffre come tutte le antologie del complesso di chi vuole ridurre a un concetto o a un sentimento le angherie e i sogni di una generazione. Pur se declinata in maniera diversa da ogni autore (e alcuni non sembrano trovarsi proprio a loro agio con il tema), questa rabbia fatica a diventare davvero il filtro attraverso cui gli autori guardano il mondo.
La qualità dei fumetti è sempre buona, meno convincente invece la visione politica che i due curatori appioppano al volume. L’introduzione di Luca Raffaelli ha un tono ridicolo e l’epilogo di Valerio Bindi in cui si cerca di giustificare (quando non serve) la collaborazione tra il Crack! ed Einaudi con inutili paroloni e una buona dose di paraculismo sessantottino è davvero irritante. Bene gli autori, meno bene i curatori.

spiderman1SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #1 – L’arrivo di Venom
di AA.VV. (Panini – RCS, 2007)
A gennaio compirò trent’anni e oggi per la prima volta nella mia vita ho letto l’Uomo Ragno. Dire che mi sono divertito è dire poco. Certo, ci sono i muscoli e le curve di Todd McFarlane che mi hanno rintontito da quanto sono eccessivi eppure così integrati e normali, ma la cosa che mi ha stupito di più è scoprire di avere più punti in comune con Spidey-Peter Parker di quanto immaginassi. Qui si affanna continuamente a cercare soldi per l’affitto, soffre nell’avere una fidanzata non solo più bella di lui ma anche più realizzata nel mondo del lavoro e insomma, tutti quei patemi lì che ogni tanto ci rovinano la giornata.

divinityDIVINITY
di Matt Kindt, Trevor Hairsine, Ryan Winn e David Baron – Traduzione di Fiorenzo Delle Rupi e Arancia Studio (Edizioni Star Comics, 2016)
Il mio primo contatto col mondo Valiant è da considerarsi più che positivo. Questo Divinity è uno dei comics più interessanti letti quest’anno a partire da una sceneggiatura (firmata da Matt Kindt) davvero notevole, che gioca emotivamente con la dilatazione e restringimento della percezione del tempo, riuscendo anche a trovare il tempo di inserire un paio di scene d’azione che si sviluppano proprio attorno a questo concetto. Disegni sopra la media dei prodotti simili delle grandi major. Molto interessante anche il lungo approfondimento del colorist David Baron che ci permette di apprezzare gli stadi di lavorazione di qualche tavola.

brianthebrainBRIAN THE BRAIN – L’integrale
di Miguel Angel Martin – Traduzione di Nicola Pesce (Edizioni NPE, 2015)
Uno dei fumetti più tristi che abbia mai letto. E anche uno dei meno ruffiano. Brian the Brain non somministra tristezza di quart’ordine venendo incontro al lettore, rispettando i suoi limiti e la sua pazienza, ma prende una strada opposta, più complessa e articolata che Martín però porta avanti con una precisione chirurgica impressionante. Brian the brain trasuda innocenza da ogni vignetta, eppure non c’è nemmeno un briciolo di vittimismo. Un libro inaspettatamente denso, dolente e triste.

southernbastards2SOUTHERN BASTARDS #2 – Griglia
di Jason Aaron e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Chi da questo secondo volume di Southern Bastards aspettava sangue e vendetta, dovrà ancora attendere un poco. Invece che proseguire in maniera lineare con la storyline precedente, Jason Aaron fa una deviazione per raccontarci il passato di Coach Boss. Questi flashback non servono per farcelo apparire più umano, semmai ci raccontano come ha ucciso la propria umanità. È ancora una volta una storia di odio e violenza, di un mondo dove le donne non esistono né come forza riappacificante né come motivo di rissa. Qui ci sono solo muscoli e denti storti, occhi gonfi e barbe sfatte, ci sono animali senza speranza, bestie senza un orizzonte che non sia quello di un campo da football.

draculaesercitodeimostri2DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #2 – Guerra totale
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Da mostro succhiasangue a vampiro della finanza, il Dracula moderno di Busiek diverte e intrattiene miscelando buone sequenze d’azione a intrighi familiari ed economici. Il tutto è ben equilibrato e l’idea è portata avanti con decisione. Certo, non è un capolavoro di raffinatezza, ma una storia ben scritta non si butta mai via. La stampa in scala di grigi mortifica un po’ il lavoro dei disegnatori, ma non appesantisce la lettura come in altre occasioni.

west2W.E.S.T. #2 – El santero
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Meglio questo volume rispetto al primo. La storia (c’entrano Roosevelt, Cuba, la Santeria e un bel gruppo di zombie) non è confusa, non ci sono spiegoni e l’intreccio tra politica e paranormale è meglio gestito, soprattutto nella parte finale. Meglio anche i disegni di Christian Rossi, che evita i virtuosismi del primo volume per concentrarsi su una narrazione più compatta e meno barocca.

dylandogcolorferst19DYLAN DOG COLOR FEST #19 – Favole nere
di AA.VV. (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Dopo i tre passi nel delirio del numero 16, torna la sperimentazione sul Dylan Dog Color Fest con tre favole nere. Apre l’albo La ragazza che moriva ogni notte, storia poco interessante scritta da Mauro Uzzeo che si fa notare giusto per le tavole di Alberto Pagliaro (comunque meno affascinanti di quello che sembrano all’inizio, soprattutto perché la gestione della regia non sempre regge).
Si continua con La regina di polvere e stracci che si fa notare per la sceneggiatura di Federico Rossi Edrighi, non perfetta ma con un’interessante svolta politica e sociale che l’autore inserisce in maniera naturale e mai banale. I disegni di Isabella Mazzanti e i colori di Annalisa Leoni contrastano con l’atmosfera sottilmente violenta della sceneggiatura creando un effetto straniante.
Chiude il volume Il tuo amore, il mio odio di Nicolò Pellizzon. Un vero peccato che la storia non sia così riuscita come avrei voluto, perché Pellizzon riesce sin dall’inizio a infondere inquietudine e a giocare con l’erotismo del personaggio, ma poi sembra che sia stato costretto a seguire binari a lui poco adatti. L’inseguimento di una spiegazione, di una logica all’interno di un fatto inspiegabile, fanno deragliare una storia che ha chiaramente perso qualche pezzo per strada (a naso manca un po’ di delirio, di onirismo, di strade che non portano a nulla ma aggiungono mistero al già misterioso), visto quel finale che dovrebbe stravolgerci e invece non lo fa nemmeno un poco. E in più trovo davvero stupido chiamare a lavorare autori con identità forti e piazzare lì quel lettering anonimo. Come già successo con AkaB
, Pellizzon senza il suo lettering pare aver perso la sua voce.

arustedtaleA RUSTED TALE
di Spugna (Hollow Press, 2016)
The rust Kingdom
sarà il prossimo fumetto di Spugna. Dato che ci toccherà aspettare ancora un anno prima di leggerlo, il suo editore ha deciso di pubblicare questo A rusted tale, un artbook che ha nella sua principale funzione, quella di farci assaggiare la ruggine. Se prendete il tetano le cose si faranno più divertenti.
All’interno ci trovate qualche bozzetto del character design (qualcosa avevamo già intravisto in The Book of Heads) ma la cosa più interessante sono sicuramente i colori, che finora Spugna ha usato solo su storie brevi e mai in maniera così elaborata. Sarà una bella sorpresa scoprire cosa ci riserverà visivamente. Per quanto riguarda la storia è ancora tutto avvolto nel mistero, ma a me va bene così, che fretta non ne ho.

harleyquinn17SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #17
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo venticinque numeri è finalmente arrivato il primo incontro tra Harley Quinn e il suo ex Puddin’. In netta controtendenza rispetto al lavoro dei loro colleghi, Palmiotti e la Conner hanno preparato l’ingresso in scena del Joker seminando il personaggio nella storyline di Harley Quinn, ma eliminandolo quasi del tutto, aumentando così quell’idea di libertà e maturazione che volevano dare al loro personaggio. E questo incontro è pura dinamite: i due autori scrivono un duello verbalmente violento, dove le battutine a sfondo sessuale che hanno da sempre caratterizzato Harley Quinn, trovano una controparte viscida e maschilista in un Joker che da tempo non risultava così fastidioso e cattivo.
Comincia qui la New Suicide Squad scritta da Tim Seeley e disegnata da Juan Ferreyra. Niente di originalissimo, ma questi primi due numeri fanno ben sperare almeno in un poco di divertimento in più rispetto alla precedente gestione. Peccato per i disegni di Ferreyra, troppo pittorici e statici per una serie dinamica come questa.
I Segreti Sei di Gail Simone paiono usciti dritti dritti dagli anni Novanta, sia come scrittura che come disegni. Se vi piacciono quelle cose (ingenuità, sequenze sopra le righe, trama inutilmente ingarbugliata) potrebbe essere la serie che fa per voi; a me annoi un pochettino. 

Gigahorse #9 | Ottobre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

tumultosmall2TUMULTO
di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris Edizioni, 2016)
Due ragazze, una moto e un viaggio nei Balcani per raggiungere la Drina e chiudere i conti col passato. Per fortuna Tumulto non è né una guida turistica né un diario di viaggio, ma la storia di un’amicizia e delle piccole tensioni che la attraversano. Non ci sono melodrammi e non si cerca di sdrammatizzare, ci sono solo le piccole schermaglie che crescono, si confondono e spariscono nel paesaggio. E c’è pure la recensione.

aqualungsmall2AQUALUNG
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Lettura davvero divertente quella di questo volume che raccoglie la prima stagione del webcomic Aqualung. La sceneggiatura incastra bene i misteri che avvolgono Cold Cove, ma quello che conquista di più sono le dinamiche tra i personaggi. Holly è una protagonista forte e in crescita, capace di una affascinante antipatia. Azione, mostri, qualche battuta, qualche mistero che si risolve e cento altri che vengono a galla: davvero una lettura divertente.

tractsmall2TRACT
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2016)
Mi piace come Shintaro Kago miri sempre a espandere quei concetti che gli sono cari. Ad esempio il filone dei giganti robotici iniziato con Super Conductive Brains Parataxis, continuava con una breve comparsata in un racconto a fumetti contenuto in Fraction ed è stato definitivamente (?) approfondito e ampliato in Industrial Revolution and World War, Con Tract l’autore giapponese approfondisce un discorso cominciato su un fumetto breve sempre comparso in Fraction. C’entrano tutti i fili che ci portiamo sottopelle, che siano vene, spaghetti o cavi elettrici. Per saperne di più leggetevi la recensione e non annoiatemi ulteriormente.  

lamedusaLA MEDUSA
di Roberta Scomparsa (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Roberta Scomparsa (del collettivo Doner Club) ci racconta una storia di preadolescenza e vacanze al mare, lo scenario perfetto per narrarci la repulsione e l’attrazione verso il corpo (proprio e degli altri). E la Scomparsa lavora bene sulle sensazioni concentrandosi sui corpi (delle ragazze ma anche degli adulti) imbarazzanti, goffi, da cui ci è però impossibile staccare lo sguardo (a costo di sentirci un poco sporchi).

dexterwardsmall2IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD
di I.N.J. Culbard – Traduzione di Giorgio Saccani (Magic Press, 2015)
Il caso di Charles Dexter Ward
è il miglior adattamento che Ian Culbard ha realizzato dai racconti di H. P. Lovecraft. L’autore riesce a scrollarsi di dosso la voce del narratore originale e crea una struttura più dinamica (più dialoghi, qualche flashback, estratti dalle lettere) per raccontare la storia. La struttura regge e come sempre Culbard dà il suo meglio nelle sequenze mute, dove senza il peso delle parole, riesce a essere davvero evocativo.

rufolosmall2RUFOLO
di Fabio Tonetto (Eris Edizioni, 2016)
Facile dare a Rufolo del surreale. C’è invece il racconto di un’altra realtà con regole proprie e che non vuole avere nulla a che fare con la nostra. I bellissimi paesaggi sono enormi distese di bianco, i personaggi rifuggono dalle leggi morali, fisiche, chimiche e geografiche. L’atmosfera del racconto è originale, straniante, nuova. E fa anche ridere con un umorismo capace di avventurarsi per strade non ancora battute. Ma bando alle ciance e leggetevi la recensione.

harleyquinn15SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #15
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte (Rw Edizioni, 2016)
Harley Quinn conclude la sua avventura hollywoodiana con un divertente team-up tra con Deadshot. Jimmy Palmiotti e Amanda Conner scrivono ancora un numero praticamente perfetto, capace di miscelare ironia, azione ed erotismo. E John Timms è l’uomo perfetto per disegnare questi tre elementi.
Finalmente la Suicide Squad di Sean Ryan riesce a darci un numero decente, peccato che ci si stia avviando verso il finale. L’idea di una Amanda Waller costretta a stare dall’altro lato della barricata funziona ed è ben gestita. Certo, i disegni di Philippe Briones fanno sempre schifo.
Si chiude con questo numero il primo ciclo dei Segreti Sei e se ne apre subito uno nuovo. Quello che viene chiuso si fa ricordare per la capacità di Gail Simone di creare un gruppo coeso e interessante di personaggi, quello che si apre invece decide di focalizzarsi su Black Alice chiamando in aiuto tutto il mondo magico dell’Universo DC. Stiamo a vedere che succede.

armataspaghetto1ARMATA SPAGHETTO #1
di AA.VV. (Sciame, 2016)
Il primo numero di Armata Spaghetto (la nuova autoproduzione di Sciame) è uno spillato antologico di esplorazione urbana, dove gli autori cercano di ricostruire un’epica della provincia attraverso i generi.
Maurizio Lacavalla e Michele Bolzani propongono un western atipico, Francesco Guarnaccia mette in scena la divertente brutalità dei luoghi comuni, Simone Pace è alle prese con un fantasy reatino e Kevin Scauri rende Napoli il teatro di uno scontro tra kaiju. Chiudono il volume due fumetti brevi del Dottor Pira e di Irene Coletto.
Esperimento più che interessante, attendo con trepidazione i prossimi numeri.

shviaggiatorideltempoSHERLOCK HOLMES E I VIAGGIATORI DEL TEMPO
di Sylvain Cordurié e Laci – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Quarto capitolo della saga che lo sceneggiatore francese Sylvain Cordurié sta dedicando al personaggio di Arthur Conan Doyle, questo Sherlock Holmes e i viaggiatori del tempo è un albo che regala un buon intrattenimento e che, rispetto ad altri capitoli della saga, risulta meno sbrigativo. Certo, alcune dinamiche del finale non sempre sono chiarissime, ma la storia coinvolge (anche grazie ai numerosi rimandi a La Mandragora e agli altri albi della serie). Disegni nella norma di Laci , sempre troppo ammazzati dal bianco e nero.

battagliapiopadreBATTAGLIA – Il Pio Padre
di Giulio Antonio Gualtieri e Valerio Nizi (Editoriale Cosmo, 2016)
Torna il vampiro Battaglia creato da Roberto Recchioni e Leomacs con una storia tutta azione che lo vede combattere contro un emissario delle forze del “bene”: Padre Pio. Diverte la serietà con cui Gualtieri affronta la vena dissacrante del personaggio, così come convince l’idea di un episodio poco interlocutorio ma pieno zeppo di combattimenti, inseguimenti e scontri fisici. I disegni di Valerio Nizi estremizzano le espressioni e i caratteri facciali dei personaggi, e si dimostrano sufficienti nelle sequenze più dinamiche (a volte un po’ troppo legnose per i miei gusti). Di Battaglia mi piace sempre un sacco il punto di vista sulla Storia, pragmatico, distaccato e lontano dalle santificazioni postume.

comequandoeravamopiccoliCOME QUANDO ERAVAMO PICCOLI
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Così come Aqualung, il primo graphic novel della coppia Paliaga-Carlomagno è una commedia romantica ben scritta e ben disegnata (in pratica tutto quello che non è Il suono del mondo a memoria di Giacomo Bevilacqua). I due autori sono cresciuti e sia la scrittura che il disegno sono notevolmente migliorati. Peccato che a conti fatti Come quando eravamo piccoli si riveli essere tanto ben scritto quanto trascurabile.

west1W.E.S.T. #1 – La caduta di Babilonia
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Tra esoterismo e selvaggio west, questa serie della coppia Dorison-Nury diverte e intrattiene con una storia cospirazionista che coinvolge Theodore Roosevelt, Aleister Crowley e una misteriosa società segreta. Trama non originalissima ma ben congegnata, con un paio di colpi di scena ben assestati e un team di personaggi ben assortito (anche se trattato con disparità). Disegni eleganti di Christian Rossi, che non si risparmia con una regia ricca di virtuosismi.

menofwrathMEN OF WRATH
di Jason Aaron e Ron Garney – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Ira Rath ha una maledizione centenaria da estirpare e questo è il momento giusto per farlo. I richiami biblici che Jason Aaron usa per questa miniserie gettano un thriller apparentemente nei canoni, all’interno di un vortice nichilista che colpisce per la sua intima violenza da Antico Testamento. Non ci sono speranze, solo capitoli da chiudere; non c’è futuro, solo un passato i cui demoni infestano il presente.

cocktailsanytimesmall2COCKTAILS ANYTIME
a cura dello Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Terzo capitolo della tetralogia alcolica curata dallo Studio Pilar, questo Cocktails anytime è come i suoi predecessori (qui e qui) una raccolta colorata e multiforme che mette in mostra alcuni dei talenti più interessanti del fumetto e dell’illustrazione. Stupisce la leggerezza e l’atmosfera rilassata che pervade il volume.

suicidesquad16SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #16
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo il temporaneo trasferimento hollywoodiano e il divertente team-up con Deadshot, Harley Quinn torna finalmente a casa. Non fa in tempo a varcare la soglia dell’appartamento che già si ritrova ad affrontare una vecchia nemica e a organizzare l’evasione di Mason Macabre. Dopo ventitre numeri di questa serie, Jimmy Palmiotti e Amanda Conner preannunciano però per il prossimo numero la resa dei conti tanto aspettata: quella tra Harley e il Joker. Sarà la prova del nove della loro gestione del personaggio e della loro capacità di scrittura.
Termina qui la Suicide Squad di Sean Ryan. Gestione deludente ma con gli ultimi numeri è riuscita a risollevarsi grazie al ruolo sempre più centrale e messo in discussione di Amanda Waller. Detto questo niente di davvero notevole (nemmeno nei disegni di Philippe Briones). I Segreti Sei di Gail Simone continuano la loro incursione nel mondo magico della DC, ma è troppo presto per capire se si tratta di una buona storia oppure dell’ennesima idea stravagante dell’autrice.

adamwild24ADAM WILD #24 – L’alba del Novecento
di Gianfranco Manfredi e Sinisa Radovic (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero deludente di Adam Wild dopo le buone prove degli ultimi mesi. L’azione è ben gestita ma mancano i personaggi: Lady Winter è caratterizzata in maniera bidimensionale (in questo numero poi è in preda all’isteria), Adam Wild soffre della mancanza di spalle significative, e l’inserimento di Churchill e Gandhi appare fine a sè stesso (e Manfredi ha saputo fare di meglio in passato). Disegni nella norma, noiosi e senza alcun interesse.

Solitudine | Vita moderna tra ansia e ultracorpi

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 13 ottobre 2015.


In una città geometricamente perfetta sembra andare tutto per il verso giusto, almeno fino a quando dei giganteschi vermi (la cui provenienza non è mai spiegata) cominciano a trivellarne il suolo causando morte e distruzione. La sensazione di poter morire da un momento all’altro inghiottiti da una voragine o sbranati dai vermi alieni, provoca nella nostra protagonista dei terribili stati d’ansia che la portano a chiudersi in sé stessa e a temere costantemente per la sua incolumità.

Se la fantascienza degli anni Cinquanta ha descritto la paura nell’Altro (non senza sottotesti politici), Josephin Ritschel con Solitudine (Canicola, 2014) ci suggerisce che oggi la cosa che ci spaventa di più non sono le malvagie creature del nostro futuro prossimo, ma è il futuro stesso l’alieno spaventoso che popola i nostri incubi intergalattici. O almeno, questo accade alla protagonista del suo graphic novel, una donna comune con una vita comune che all’avvenuta invasione di questi ultracorpi striscianti, comincia non tanto a vedere il futuro come una minaccia ma come una terra sempre più difficile da raggiungere e da conquistare per colpa di un presente fattosi d’improvviso precario e pericoloso.

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Un mondo che la Ritschel tratteggia con un rigore geometrico asfissiante e che rende instabile con crepe e crepacci i quali dovrebbero essere estranei al paesaggio e invece risultano perversamente integrati nella natura delle cose. In tutto questo i corpi mobili dei personaggi sembrano al contempo integrati e rigettati dall’ambiente: se il tratto a matita accomuna i personaggi con l’atmosfera della città, la geometria esasperata delle scenografie ne fa risaltare l’inadeguatezza, mettendoli costantemente a confronto con l’ottusa perfezione degli angoli e delle prospettive.

Solitudine parte con l’essere un fumetto sull’ansia per il futuro, ma poi si evolve in un racconto che pare voler smentire le semplici scorciatoie per la felicità suggerite da psicologi, cinema e letteratura da quattro soldi. Come da tradizione il cammino che la protagonista intraprende per allontanarsi dai suoi stati d’ansia, percorre i binari sicuri delle soluzioni semplici propinati da anni di storie scritte prendendo spunto dai manuali di auto-aiuto. E infatti lei cerca conforto tra i colleghi, ma trova solo indifferenza; fugge dalla fredda città ma finisce in una campagna altrettanto inquietante; umanizza un animale per sublimare la sua carenza d’affetto ma quello che si ritrova tra le braccia è sempre e comunque un cane.

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Peccato però che ci siano poche possibilità di affrontare ad armi pari un futuro che arriva inaspettato e sotto forma di un verme affamato. È una partita che si deve giocare in solitaria, senza l’ausilio di un elemento salvifico esterno che possa diventare la nostra arma o il nostro rifugio. E così la nostra protagonista non può far altro che difendersi, più per paura che per la certezza di una vittoria, perché il suo volto brilla della consapevolezza che il suo destino sarà quello di finire risucchiata nel baratro.

E questo infatti accade. Però nel finale Josephin Ritschel ci stupisce nuovamente e vena di inquietanti sfumature (grafiche e narrative) quello che a prima vista parrebbe essere un lieto fine anche abbastanza affrettato e semplicistico. Dopo essere stata travolta e sconfitta dal futuro, la protagonista ritorna sorridente e pronta a ricominciare una nuova vita con un uomo nuovo. E nell’immagine finale di una loro cena romantica con la solita città geometrica e il solito pericolo che la ammorba, non c’è traccia di sarcasmo o ironia. La Ritschel rinnega l’importanza di una prospettiva del futuro e ci mette sotto il naso la necessità di un presente senza fughe nel passato o ansie del futuro, di un qui e ora privo di riverberi temporali. Perché sotto la crosta terrestre strisceranno sempre vermi extraterrestri pronti a divorarci, ma pensare insistentemente a come sconfiggerli o come evitarli non migliora di certo le nostre vite.

Solitudine
di Josephin Ritschel
Canicola, 2014
64 pagg.