Gigahorse #16 | Maggio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

AFA 2017
Pare abbia letto pochissimo questo mese, e invece no. Se qui vedete meno fumetti del solito è perché nel mese di maggio ho fatto un giretto all’AFA e ho fatto il pieno di fumetti strambi e poco conosciuti. Ne ho parlato in questo articolo qui, che tra l’altro inaugura anche una rubrica – Zinedrome – a cadenza casuale su fumetti indipendenti, autoproduzioni e collettivi.

Da qui in avanti invece trovate il resto delle mie letture mensili.

THE SPIDER – La regina degli zombie
di David Liss e Colton Worley – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
Psicopatico, stalker, gravato da un pesante disturbo post- traumatico, violento: come potrete immaginare The Spider non è un eroe equilibrato, una sorta di Batman meno afflitto e con meno regole da gestire sotto la maschera (maschera peraltro bellissima, così come le pistole). David Liss scrive una nuova avventura di questo personaggio dei fumetti pulp degli anni ’30, costruendo una storia semplice ma efficace, che diverte soprattutto per i bruschi modi del protagonista ma rimane minata da alcuni difetti fastidiosi (un cattivo incolore con tanto di noioso flashback, una certa prevedibilità nelle svolte della trama). I disegni di Worley non sono proprio quel che cerco in un fumetto, ma riescono a creare una loro atmosfera anche grazie a una buona regia. Copertina di Alex Ross fatta col pilota automatico, ma per fortuna dentro al volume sono raccolte tutte le variant realizzate da Francesco Francavilla. Peccato per la qualità di stampa dell’edizione Cosmo, che purtroppo sui neri perde molti dettagli, cosa che in un fumetto ambientato tutto di notte ha il suo bel peso.

LE LACRIME DELLA BESTIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2017)
La visione morale di Yoshihiro Tatsumi emerge dai suoi personaggi, tutti fautori del loro destino, tutti falliti alla ricerca dell’unico riscatto a cui possono aspirare: la morte. Non possono incolpare il destino per i loro fallimenti, nemmeno qualche divinità, l’economia, la società o la Storia, nel Giappone di Yoshihiro Tatsumi le colpe sono sempre individuali e sempre incancellabili per quanto si cerchi di sfuggirgli o di nasconderle. Vengono così a galla le frustrazioni, i nervosismi, le paure, le perversioni, capaci di trasformare questi racconti quotidiani in un horror metropolitano in cui i protagonisti cercano di sfuggire al mostro che si portano dentro.

I BRIGANTI #1
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
I Briganti è un capolavoro di equilibrismo: Magnus costruisce un mondo in bilico tra la Cina del XV secolo e il futuro vintage di Flash Gordon, riuscendo a dargli una coerenza non solo visiva ma anche morale. I protagonisti sono cavalieri pulp, sostenuti da un credo di onore e dignità ma sveltissimi a menare le mani e squartare villain ambigui e doppiogiochisti. L’equilibrio di Magnus è stupefacente però quando la sua narrazione cambia di tono in maniera naturale, riuscendo a far convivere eroismo e umorismo come se fossero da sempre compagni di ventura.

NAMELESS – Senzanome
di Grant Morrison e Chris Burnham – Traduzione di Leonardo Rizzi (Saldapress, 2017)
Bel fumetto caciarone e tamarro di Grant Morrison, che l’autore cerca di nobilitare con tarocchi e cabala senza grossa fortuna. E menomale. Il risultato è una storia coinvolgente e spettacolare, che nasconde misteri e colpi di scena in una struttura intrigante che, anche dopo qualche rilettura, non smette di farsi apprezzare (merito anche di personaggi che non si svelano mai completamente). Lo sappiamo, Chris Burnham non è Frank Quitely e qui ogni tanto lo si sente (soprattutto nelle tavole con molti dettagli), ma la sua è una regia solida e dimostra in più di un’occasione di riuscire a dare corpo alle immagini partorite da Morrison. Nameless è una lettura divertente, non il miglior Morrison ma comunque una storia interessante capace di regalare più di un brivido.

PROMETHEA #1
di Alan Moore e J.H Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Della mia prima lettura di Promethea serbavo il ricordo di tutto l’apparato magico e misterico, di come Moore ce lo racconta in maniera accessibile (ma senza semplificarlo) rendendolo immediatamente non solo credibile ma reale in maniera assoluta. Avevo rimosso invece tutta la grandezza con cui Moore costruisce un racconto emozionante, ed è una cosa che con il bardo di Northampton mi accade spesso, chissà poi perché. JH Williams III tiene testa a Moore con un lavoro di storytelling mastodontico e ci fa capire che se sei un drago nemmeno la nefasta colorazione digitale di inizio millennio può rovinare il tuo lavoro.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #1
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Prende il via anche su Suicide Squad/Harley Quinn il Rebirth della DC. Per fortuna la Suicide Squad sembra avere un team degno di farla reggere in piedi: Rob Williams pare uno scrittore molto attento agli aspetti più intimi dei personaggi e già da questi due numeri si capisce che vuole imbastire un racconto emozionale, oltre le solite dosi di botte ed esplosioni che male non fanno. I disegni ancora non mi convincono, tolta l’Harley Quinn di Jim Lee che invece trovo molto bella. Chiude l’albo il primo numero della serie di Deathstroke. All’inizio la narrazione pare confusionaria e raffazzonata, poi però si scopre perché: non mi sono certo ribaltato dalla sedia ma la scelta mi ha stupito e ha tutto sommato migliorato una storia che mi stava infastidendo. Vedremo dove si andrà a parare, per ora i temi e la trama non mi attirano per niente (e figuriamoci i disegni).

SOLOMON KANE – I cavalieri della morte
di Scott Allie, Mario Guevara e Juan Ferreyra – Traduzione di G. Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Prima di questo fumetto la mia conoscenza del personaggio di Howard si limitava al film di qualche anno fa, mio guilty pleasure per quelle serate in cui ho voglia di vedere film con mostri e uomini muniti di spada. Il fumetto mi ha divertito come il film, non tanto per la trama che è parecchio scontata, quanto per le reazioni del protagonista, che con fare molto pratico e sbrigativo pensa solo ad affettare i mostri e non alle conseguenze che questi scontri hanno su cose e persone. Bella anche la storia che chiude il volume, un racconto marinaresco horror ed evocativo con disegni che convincono di più rispetto a quelli della storia principale.

HARLEY QUINN: IL LIBRO NERO #1
di Jimmy Palmiotti, Amanda Conner, John Timms e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Questo primo TP del Libro nero di Harley Quinn raccoglie tre team-up con Wonder Woman, Lanterna Verde (la migliore del lotto) e Zatanna. Tre storie divertenti il cui ritmo è azzoppato da didascalie in forma di diario sin troppo prolisso e con quel tono à la Deadpool che risulta fastidioso dopo la prima pagina. Ai disegni stiamo sul sicuro quando c’è la Conner, Timms come sempre fa i fuochi d’artificio, mentre il resto si dimentica con grande facilità.

DIVINITY II
di Matt Kindt, David Baron, Trevor Hairsine e Ryan Wynn – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Star Comics – Valiant Universe, 2017)
Divinity II racconta l’inaspettato ritorno sulla Terra del secondo cosmonauta venuto a contatto nello spazio con qualcosa di misterioso che l’ha profondamente cambiato. Solo che a differenza di Abram Adams (il protagonista della prima miniserie) Myshka crede ancora negli ideali comunisti ed è disposta a tutto pur di far tornare la Russia la grande nazione di un tempo. Sarà proprio compito di Abram cercare di farle capire che il mondo è cambiato e che i suoi poteri possono essere utili per cause migliori. Matt Kindt ha la capacità di farci entrare subito in contatto con personaggi nuovi, senza nasconderci mai la loro complessità. Così nonostante l’eroe dell’albo sia chiaramente Abram, è impossibile non stare dalla parte di Myshka. Si può rimproverare però a Kindt una scrittura troppo affrettata: alcuni passaggi sono un poco frettolosi così come alcune soluzioni appaiono arrivare con eccessiva rapidità, soprattutto nel confronto tra i due cosmonauti (anche se la riflessione sul tempo è molto suggestiva). Nonostante questo però l’albo convince e coinvolge, e se siete propensi a morali facilone ma ben costruite, non rimarrete delusi. Bene David Baron, anche se meno ispirato rispetto alla precedente miniserie.

SOUTHERN BASTARDS #3 – Ritorno a casa
di Jason Aaron  e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini, 2017)
Quando si è bravi e si ha qualcosa da raccontare, ci si può permettere di prendersela comoda e portare avanti la storia con ritmi che oggi apparirebbero lenti. Non è un caso ve molti lamentino a Southern Bastards una certa tendenza ad aggirare l’obiettivo, allontanarlo sempre di più mettendogli in mezzo morti improvvise, digressioni di una certa lunghezza e una storia che parrebbe cominciare solo in questo terzo volume. E chi se ne frega. Perché Southern Bastards è bellissimo e Jason Aaron espande i tempi narrativi non tanto per decomprimere una storia inconsistente, quanto per ampliare il più possibile la conoscenza del lettore degli abitanti, dei loro usi e costumi e delle loro follie. È come mettere piede in un paesino, tutti ci guardano storto e noi ci stiamo per ora solo ambientando (ma mai che ci salti in mente di essere prima o poi accettati per davvero in quel buco di culo che è Craw County). Se poi vi interessano le questioni relative alla traduzione del fumetto dei due Jason, ho intervistato per Fumettologica il traduttore della serie, Andrea Toscani. Trovate tutto quanto qui.

Salva

Annunci

Gigahorse #13 | Febbraio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


DEADPOOL #14-15-16
di Autori Vari – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Deadpool: un giorno di straordinaria follia
è una miniserie in quattro numeri fatta per far interagire tra loro Daredevil, Luke Cage, Iron Fist e il già citato Deadpool. Convince di più della serie regolare e di tanti dei suoi derivati grazie a una buona dose di azione e una trama raccontata nello spazio giusto. Poi ecco, rimane ben lungi dall’essere una cosa che rileggerei volentieri. Il sedicesimo numero dell’albo dedicato al deadpoolverse si apre invece con il crossover tra il mercenario incappucciato e Doctor Strange. Ci ho capito poco nulla ma è stata una lettura divertente, almeno fino a quanto Duggan ha piazzato dentro a caso una scena introspettiva per farci capire quanto è sensibbile Deadpool. Si prosegue con lo speciale di Natale in coppia con Hawkeye: è inutile come sembra. Idem anche l’holyday special con protagonista Gwenpool.

LA SOFFITTA
di AkaB e Squaz (Passenger Press, 2017)
Misterioso e inquietante questo nuovo fumetto di AkaB e Squaz, un horror allucinato che cerca spiegazioni ma trova solo domande e dubbi a cui trovare risposta. I disegni infernali di Squaz ci fanno piombare nella mente confusa di un uomo e traccia i contorni di ossessioni e paure con la sicurezza di chi è capace di evocarne i fantasmi che teniamo dentro. E le parole di AkaB non sono una mera appendice ai disegni ma li integrano con una prosa di pari forza, dolorante e intensa, capace di illuminare intensamente parti di assoluta oscurità. 

DOGMA – Il segno dei tempi
di Stephane Betbeder ed Elia Bonetti – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2015)
Thriller mistico di buon intrattenimento, che dispiega la sua storia in maniera chiara senza i soliti garbugli tipici dei fumetti francesi sui complotti. Un po’ troppo verboso per renderla davvero una lettura divertente, ma i disegni di Elia Bonetti alleggeriscono il ritmo con una regia ben controllata.

CROCEVIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2016)
I personaggi di Yoshihiro Tatsumi si perdono per la città alla ricerca di un finale per le loro vite. Non un lieto fine, si accontentano di un evento che riesca a distruggere la loro vita sociale così da renderli finalmente liberi di dare sfogo alle proprie ossessioni. Quelli di Crocevia sono racconti disperati, di una follia urbana che ingabbia e stritola sogni e speranze. Tatsumi colpisce duro, ma lo fa stando sempre dalla parte dei suoi protagonisti e accompagnandoli passo dopo passo nelle notti elettriche e spaventose del Giappone degli anni Sessanta.

SOFT CITY
di Hariton Pushwagner (The New York Review of Books, 2016)
Raccontare la vita di una moderna metropoli con i suoi ritmi e i suoi schemi non è cosa nuova, Pushwagner lo fa però con una disciplina e abnegazione verso uno stile che gli permette di portare fino in fondo la sua idea di un mondo fatto di vite fotocopiate, coreografie militari e linee parallele. E questo Soft city (fumetto perduto e poi ritrovato per caso) riesce persino a essere uno dei lavori più intimamente sconvolgenti che ho letto quest’anno, vuoi per il formato immersivo del volume, vuoi per lo stile di Pushwagner che ingabbia lo sguardo nei tracciati prestabiliti dalla società. Uso raramente parole importanti, ma questa volta è il caso: imprescindibile.

LA VERA STORIA DI LARA CANEPA
di Giacomo Nanni (Coconino Press, 2010)
Questa storia di maternità immaginata ha un incedere onirico che pone però le sue basi in un realismo spiazzante fatto di reazioni lente e transizioni temporali dilatate. Con una recitazione e un ritmo così naturali, il tratto scarno e iper espressivo dei disegni di Nanni e l’uso dei retini e delle pattern (a volte psichedelico, altre portatore di una sana quotidianità), creano un contrasto affascinante e un ambiente di lettura adatto per entrare in sintonia con le emozioni dei personaggi. Emozioni strane, misteriose e quasi sempre inafferrabili.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN #1 – Le nuove avventure
di Eric Powell e Brian Churilla – Traduzione di Giovanna Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Questo sequel ufficiale a fumetti del film di Carpenter si innesta senza troppi problemi sia alla trama che al mood della storia. Powell scrive una sceneggiatura divertente, piena di umorismo becero, qualche bella idea (le scene con le ex mogli di Jack Burton) e sequenze di azione, il cui unico grande difetto è l’eccessiva decompressione. Lo stile cartoonesco di Churilla potrà all’inizio far storcere il naso, ma dimostra di essere una scelta interessante per mantenere i toni eccessivi del racconto. Peccato però che non stupiscano mai davvero, né durante i combattimenti né nelle sequenze slapstick.

LE AVVENTURE DI TINTIN
Il loto blu – L’orecchio spezzato – L’isola nera
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Sulle avventure di Tintin nessuna anticipazione perché sto realizzando un diario di lettura. Non sono recensioni ma solo pensieri sparsi, appunti, azzardi e arrampicate sugli specchi per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo e di diverso da un personaggio che ha prodotto più saggistica che merchandising. Trovate tutti i tentativi qui

DELETE #1-4
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s due | 1first Comics, 2016)
Questo thriller fantascientifico in quattro numeri intrattiene ma purtroppo non ha abbastanza spazio per sviluppare i rapporti tra i personaggi. Se infatti la trama si dispiega senza troppi problemi tra misteri, colpi di scena e un finale inaspettato, Palmiotti e Gray non sfruttano appieno le potenzialità del legame tra i due protagonisti, legati da un filo di incomunicabilità (lui affetto da un ritardo mentale, lei sordomuta) che rendeva davvero originali le premesse della miniserie. John Timms è l’artista perfetto per la serie, con quel suo tratto pulp che non rinuncia però a una moderna patinatura.

ARMATA SPAGHETTO #2
di aa.vv. (Sciame, 2017)
Avvolto dalla copertina spaziale di Lorenzo Mo, il secondo numero di Armata Spaghetto si apre con Hangry di Kevin Scauri. Dopo i kaiju napoletani del numero precedente, Scauri declina il genere supereroistico in salsa partenopea e dimostra non solo di riuscire a costruire un’ottima storia umoristica, ma anche di costruire un universo originale e ricco. Simone Pace continua il suo lavoro sul fantasy regionale con una storia secca e cruda, e conferma la sua capacità di gestire i toni epici a cui però innesta una componente di spigolosa intimità. Raffaele Sorrentino esordisce invece con il primo episodio di Draconte, una storia di periferia dai toni quasi post-apocalittici. Le premesse sono interessanti, attendo sviluppi. Lacavalla e Bolzani continuano a plasmare il loro mondo meta-cinematografico con Il John Ford Point. Questo secondo capitolo conferma la natura evocativa e misteriosa della serie, grazie a una narrazione affascinante. Potrebbe rivelarsi il lavoro più interessante del lotto. Mecha Suit Laguna di Irene Coletto è invece un piccolo gioiello di umorismo, ma non voglio anticiparvi nulla oltre allo straordinario titolo per non togliervi la sorpresa. In definitiva un secondo numero migliore del primo. A questo punto non vedo l’ora del terzo.

BLOODSHOT REBORN #1 – Colorado
di Jeff Lemire e Mico Suayan – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2016)
L’universo Valiant mi affascina sempre di più. Questo primo volume di Bloodshot Reborn, perfetto starting point per chi come me non conosce il personaggio, è un fumetto vecchio stile, solidissimo e che va dritto al punto senza perdersi ai margini della trama. Jeff Lemire scrive un Bloodshot combattuto, incapace di essere umano ma altresì impaurito di ritornare schiavo dei naniti. La cosa stupefacente è che la scrittura di Lemire ci porta a empatizzare istantaneamente col personaggio, una cosa che non mi capitava da tempo durante la lettura dei fumetti supereroistici. Buoni i disegni di Suayan ben coadiuvati dai colori di Baron. Peccato solo per il character design di Bloodsquirt, un piccolo passo falso che però pare già essere stato corretto nel numero finale di questo volume (con i disegni superlativi di Raul Allen).

THE SPIRIT #1 – Chi ha ucciso The Spirit?
di Matt Wagner e Dan Schkade – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Difficile mettersi al lavoro su un personaggio iconico come The Spirit e riuscire al contempo a rimanere fedele all’originale e raccontare qualcosa di nuovo. Matt Wagner riesce a scrivere una storia capace di azione, umorismo e romanticismo, con un mistero che si svela numero dopo numero, con un tono in piena continuità con l’opera di Will Eisner. La gestione dei flashback non convince molto e le visite ai nemici classici del personaggio sono un poco noiose (soprattutto perché sapendo già che Spirit è vivo risultano giusto un divertente fan service), ma la storia fila senza troppi problemi con alcuni buoni momenti (i confronti tra Dolan e la figlia su tutti). Schkade fa un ottimo lavoro ai disegni, riuscendo a replicare la ricercatezza visiva di Eisner ma anche il tono di recitazione dei personaggi.

HARLEY QUINN E LA GANG DELLE HARLEY
di Jimmy Palmiotti, Frank Tieri e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli  (RW Edizioni, 2017)
Dimenticabile miniserie dedicata al gruppo di aiutanti di Harley Quinn. La storia va avanti senza troppi problemi ma un cattivo dimenticabile e un gruppo da cui faticano a emergere le singole individualità inceppano il meccanismo in più di un’occasione. Harley Quinn salva spesso la situazione ma poco può fare per contrastare una storia poco ispirata (anche graficamente).

TERMITE BIANCA #1 – Dagli abissi
di Marco Bianchini, Marco Santucci e Patrizio Evangelisti (Editoriale Cosmo, 2017)
Nel primo numero di Termite Bianca, Bianchini e Santucci dispongono sul tavolo tutti gli elementi della storia, pronti a farla detonare nel secondo volume che conclude la serie. Forse queste cento pagine iniziali possono lasciarvi insoddisfatti, ma il lavoro di world building fatto dai due autori è interessante, affascinante e soprattutto emerge dalla trama senza spiegoni, flashback o dialoghi chiarificatori. I disegni di Patrizio Evangelisti fanno il resto: con un’attenzione assurda per il dettaglio il disegnatore illustra un mondo alieno e allucinato con architetture mastodontiche, animali pericolosi e astronavi velocissime. Il meglio però lo dà col character design con un tratto iperrealista e caricaturale che stupisce.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #19
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Palmiotti e la Conner introducono il nuovo villain Red Tool, che è in pratica Deadpool ma scritto bene. Storia divertente ma è impossibile togliere gli occhi di dosso alla Harley Quinn di John Timms. In netta controtendenza alla Harley morbida e paffutella delineata dalla Conner, quella di John Timms è spigolosa dove serve (il naso, la bocca con pochissime labbra, le anche) e morbida nella parti giuste (ve le devo anche dire?). Non so, mi stordisce ogni volta. Il Road Trip Special di Harley Quinn, Catwoman e Poison Ivy è invece una parentesi divertente azzoppata purtroppo da disegni non sempre all’altezza. Si salvano giuste le quattro pagine di Qualano e Armentaro. Sui Segreti Sei rimane ancora qualcosa da dire? No. La conclusione di questa saga lovecraftiana è ridicola e inutile tanto quanto il resto. E ora sotto con gli ultimi numeri della serie e poi ce la siamo tolta definitivamente dalle scatole.

Il fantasma di Darwyn Cooke | Un ricordo di Jimmy Palmiotti

Darwyn Cooke ci ha lasciato il 14 maggio 2016. Inutile che mi dilunghi: se leggete fumetti conoscerete il suo stile vintage, luminoso, capace di riportare i supereroi verso un’idealizzazione e un’ottimismo che parevano aver perduto. E lo ha fatto miscelando humour e senso dell’epica, un mix capace di far scaturire tutta quell’umanità che sembrava la vera fonte dei loro superpoteri.
Nei giorni successivi alla sua scomparsa, l’amico e collega Jimmy Palmiotti lo ha ricordato con una serie di post sul suo profilo Facebook. Jimmy Palmiotti, che ringrazio di cuore, mi ha dato il permesso di tradurne uno. 


PalmiottiCooke
Darwyn Cook e Jimmy Palmiotti durante una convention © Jimmy Palmiotti

Dire che gli ultimi giorni dopo la morte di Darwyn sono stati difficili è un enorme eufemismo. Amanda lo ha spiegato perfettamente dicendo che è affetta da una diarrea di lacrime che – non importa dove si trovi – la colpisce in qualsiasi momento senza alcun preavviso.

Tutta questa cosa è davvero difficile perché chiunque ci conosca, sa quanti lavori di Darwyn siano presenti in casa nostra. È come se negli ultimi quattordici anni avesse programmato di trasferire lentamente pezzi di sé stesso dentro la nostra abitazione, per assicurarsi segretamente che non ci saremmo dimenticati nemmeno per un secondo che lui è sempre lì a sorvegliarci. Mi aspetto da un momento all’altro di vederlo arrivare sul patio, accendersi una sigaretta e accennare un tenero ciao mentre ci accomodiamo all’interno. Era una cosa che faceva spesso.

JonahHex50

Se ti siedi sul gabinetto del mio bagno, sul muro di fonte a te, c’è una tavola da Jonah Hex #50 che ti fissa, quella in cui Hex siede di fianco a un cannone mirando al cattivo che sta uscendo da una latrina.
Sul muro della camera degli ospiti c’è una bellissima illustrazione a colori di Catwoman che aveva dedicato ad Amanda, che in molti modi è stata la sua sorella artistica. Uscendo in uno dei molti portici della mia casa, ecco lì il bellissimo tavolo vintage in legno che aveva rintracciato e acquistato per noi a Natale, un tavolo che non aspetta altro che Dirty Martini e serate passate in compagnia. Nell’ufficio di Amanda ci sono le edizioni speciali delle action figure di Darwyn Cooke, nel mio ogni singolo libro che ha fatto, le sue cover di The Last Resort, tavole originali e altro ancora.

HarleyQuinn0

Nel soggiorno c’è la pagina originale del numero #0 di Harley Quinn, su cui ha disegnato la storia di nozze più entusiasmante di sempre, che termina con Amanda vestita da sposa che mi protegge prendendo a pugni Catwoman e Harley Quinn mentre esclama Io sono Amanda Conner, stronzette!. Sì, lo ha scritto davvero. Ha ignorato tutto quello che Amanda e io gli avevamo chiesto di disegnare facendo quello che voleva. Avrei voluto ammazzarlo quando mi ha detto che aveva fatto di testa sua, ma poi è arrivata la pagina ed era fantastica sotto ogni punto di vista. La parte grandiosa dello scrivere per Darwyn era che ogni volta faceva quello che voleva e finiva sempre col migliorare le cose.

Darwyn amava la nostra casa angolare di metà secolo e soprattutto amava noi. Non ce l’ha mai tenuto nascosto, dimostrandolo abbondantemente in tutto questo tempo. Somigliava a un Tootsie Pop alto e magro, duro all’esterno ma soffice e morbido all’interno. Posso scrivere queste parole solo ora perché se le avesse lette quando era vivo, mi avrebbe guardato con disgusto e ordinato di smettere di pensare con la mia vagina. Ma ho sempre saputo che le avrebbe amate e più tardi, pensandoci, ci avrebbe riso su.

Comunque, il punto di tutto questo è che ora la mia casa è dannatamente infestata da Darwyn Cooke e la cosa mi sta bene.

Grazie Tootsie Pop.
Jimmy Palmiotti