Gigahorse #13 | Febbraio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


DEADPOOL #14-15-16
di Autori Vari – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Deadpool: un giorno di straordinaria follia
è una miniserie in quattro numeri fatta per far interagire tra loro Daredevil, Luke Cage, Iron Fist e il già citato Deadpool. Convince di più della serie regolare e di tanti dei suoi derivati grazie a una buona dose di azione e una trama raccontata nello spazio giusto. Poi ecco, rimane ben lungi dall’essere una cosa che rileggerei volentieri. Il sedicesimo numero dell’albo dedicato al deadpoolverse si apre invece con il crossover tra il mercenario incappucciato e Doctor Strange. Ci ho capito poco nulla ma è stata una lettura divertente, almeno fino a quanto Duggan ha piazzato dentro a caso una scena introspettiva per farci capire quanto è sensibbile Deadpool. Si prosegue con lo speciale di Natale in coppia con Hawkeye: è inutile come sembra. Idem anche l’holyday special con protagonista Gwenpool.

LA SOFFITTA
di AkaB e Squaz (Passenger Press, 2017)
Misterioso e inquietante questo nuovo fumetto di AkaB e Squaz, un horror allucinato che cerca spiegazioni ma trova solo domande e dubbi a cui trovare risposta. I disegni infernali di Squaz ci fanno piombare nella mente confusa di un uomo e traccia i contorni di ossessioni e paure con la sicurezza di chi è capace di evocarne i fantasmi che teniamo dentro. E le parole di AkaB non sono una mera appendice ai disegni ma li integrano con una prosa di pari forza, dolorante e intensa, capace di illuminare intensamente parti di assoluta oscurità. 

DOGMA – Il segno dei tempi
di Stephane Betbeder ed Elia Bonetti – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2015)
Thriller mistico di buon intrattenimento, che dispiega la sua storia in maniera chiara senza i soliti garbugli tipici dei fumetti francesi sui complotti. Un po’ troppo verboso per renderla davvero una lettura divertente, ma i disegni di Elia Bonetti alleggeriscono il ritmo con una regia ben controllata.

CROCEVIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2016)
I personaggi di Yoshihiro Tatsumi si perdono per la città alla ricerca di un finale per le loro vite. Non un lieto fine, si accontentano di un evento che riesca a distruggere la loro vita sociale così da renderli finalmente liberi di dare sfogo alle proprie ossessioni. Quelli di Crocevia sono racconti disperati, di una follia urbana che ingabbia e stritola sogni e speranze. Tatsumi colpisce duro, ma lo fa stando sempre dalla parte dei suoi protagonisti e accompagnandoli passo dopo passo nelle notti elettriche e spaventose del Giappone degli anni Sessanta.

SOFT CITY
di Hariton Pushwagner (The New York Review of Books, 2016)
Raccontare la vita di una moderna metropoli con i suoi ritmi e i suoi schemi non è cosa nuova, Pushwagner lo fa però con una disciplina e abnegazione verso uno stile che gli permette di portare fino in fondo la sua idea di un mondo fatto di vite fotocopiate, coreografie militari e linee parallele. E questo Soft city (fumetto perduto e poi ritrovato per caso) riesce persino a essere uno dei lavori più intimamente sconvolgenti che ho letto quest’anno, vuoi per il formato immersivo del volume, vuoi per lo stile di Pushwagner che ingabbia lo sguardo nei tracciati prestabiliti dalla società. Uso raramente parole importanti, ma questa volta è il caso: imprescindibile.

LA VERA STORIA DI LARA CANEPA
di Giacomo Nanni (Coconino Press, 2010)
Questa storia di maternità immaginata ha un incedere onirico che pone però le sue basi in un realismo spiazzante fatto di reazioni lente e transizioni temporali dilatate. Con una recitazione e un ritmo così naturali, il tratto scarno e iper espressivo dei disegni di Nanni e l’uso dei retini e delle pattern (a volte psichedelico, altre portatore di una sana quotidianità), creano un contrasto affascinante e un ambiente di lettura adatto per entrare in sintonia con le emozioni dei personaggi. Emozioni strane, misteriose e quasi sempre inafferrabili.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN #1 – Le nuove avventure
di Eric Powell e Brian Churilla – Traduzione di Giovanna Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Questo sequel ufficiale a fumetti del film di Carpenter si innesta senza troppi problemi sia alla trama che al mood della storia. Powell scrive una sceneggiatura divertente, piena di umorismo becero, qualche bella idea (le scene con le ex mogli di Jack Burton) e sequenze di azione, il cui unico grande difetto è l’eccessiva decompressione. Lo stile cartoonesco di Churilla potrà all’inizio far storcere il naso, ma dimostra di essere una scelta interessante per mantenere i toni eccessivi del racconto. Peccato però che non stupiscano mai davvero, né durante i combattimenti né nelle sequenze slapstick.

LE AVVENTURE DI TINTIN
Il loto blu – L’orecchio spezzato – L’isola nera
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Sulle avventure di Tintin nessuna anticipazione perché sto realizzando un diario di lettura. Non sono recensioni ma solo pensieri sparsi, appunti, azzardi e arrampicate sugli specchi per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo e di diverso da un personaggio che ha prodotto più saggistica che merchandising. Trovate tutti i tentativi qui

DELETE #1-4
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s due | 1first Comics, 2016)
Questo thriller fantascientifico in quattro numeri intrattiene ma purtroppo non ha abbastanza spazio per sviluppare i rapporti tra i personaggi. Se infatti la trama si dispiega senza troppi problemi tra misteri, colpi di scena e un finale inaspettato, Palmiotti e Gray non sfruttano appieno le potenzialità del legame tra i due protagonisti, legati da un filo di incomunicabilità (lui affetto da un ritardo mentale, lei sordomuta) che rendeva davvero originali le premesse della miniserie. John Timms è l’artista perfetto per la serie, con quel suo tratto pulp che non rinuncia però a una moderna patinatura.

ARMATA SPAGHETTO #2
di aa.vv. (Sciame, 2017)
Avvolto dalla copertina spaziale di Lorenzo Mo, il secondo numero di Armata Spaghetto si apre con Hangry di Kevin Scauri. Dopo i kaiju napoletani del numero precedente, Scauri declina il genere supereroistico in salsa partenopea e dimostra non solo di riuscire a costruire un’ottima storia umoristica, ma anche di costruire un universo originale e ricco. Simone Pace continua il suo lavoro sul fantasy regionale con una storia secca e cruda, e conferma la sua capacità di gestire i toni epici a cui però innesta una componente di spigolosa intimità. Raffaele Sorrentino esordisce invece con il primo episodio di Draconte, una storia di periferia dai toni quasi post-apocalittici. Le premesse sono interessanti, attendo sviluppi. Lacavalla e Bolzani continuano a plasmare il loro mondo meta-cinematografico con Il John Ford Point. Questo secondo capitolo conferma la natura evocativa e misteriosa della serie, grazie a una narrazione affascinante. Potrebbe rivelarsi il lavoro più interessante del lotto. Mecha Suit Laguna di Irene Coletto è invece un piccolo gioiello di umorismo, ma non voglio anticiparvi nulla oltre allo straordinario titolo per non togliervi la sorpresa. In definitiva un secondo numero migliore del primo. A questo punto non vedo l’ora del terzo.

BLOODSHOT REBORN #1 – Colorado
di Jeff Lemire e Mico Suayan – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2016)
L’universo Valiant mi affascina sempre di più. Questo primo volume di Bloodshot Reborn, perfetto starting point per chi come me non conosce il personaggio, è un fumetto vecchio stile, solidissimo e che va dritto al punto senza perdersi ai margini della trama. Jeff Lemire scrive un Bloodshot combattuto, incapace di essere umano ma altresì impaurito di ritornare schiavo dei naniti. La cosa stupefacente è che la scrittura di Lemire ci porta a empatizzare istantaneamente col personaggio, una cosa che non mi capitava da tempo durante la lettura dei fumetti supereroistici. Buoni i disegni di Suayan ben coadiuvati dai colori di Baron. Peccato solo per il character design di Bloodsquirt, un piccolo passo falso che però pare già essere stato corretto nel numero finale di questo volume (con i disegni superlativi di Raul Allen).

THE SPIRIT #1 – Chi ha ucciso The Spirit?
di Matt Wagner e Dan Schkade – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Difficile mettersi al lavoro su un personaggio iconico come The Spirit e riuscire al contempo a rimanere fedele all’originale e raccontare qualcosa di nuovo. Matt Wagner riesce a scrivere una storia capace di azione, umorismo e romanticismo, con un mistero che si svela numero dopo numero, con un tono in piena continuità con l’opera di Will Eisner. La gestione dei flashback non convince molto e le visite ai nemici classici del personaggio sono un poco noiose (soprattutto perché sapendo già che Spirit è vivo risultano giusto un divertente fan service), ma la storia fila senza troppi problemi con alcuni buoni momenti (i confronti tra Dolan e la figlia su tutti). Schkade fa un ottimo lavoro ai disegni, riuscendo a replicare la ricercatezza visiva di Eisner ma anche il tono di recitazione dei personaggi.

HARLEY QUINN E LA GANG DELLE HARLEY
di Jimmy Palmiotti, Frank Tieri e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli  (RW Edizioni, 2017)
Dimenticabile miniserie dedicata al gruppo di aiutanti di Harley Quinn. La storia va avanti senza troppi problemi ma un cattivo dimenticabile e un gruppo da cui faticano a emergere le singole individualità inceppano il meccanismo in più di un’occasione. Harley Quinn salva spesso la situazione ma poco può fare per contrastare una storia poco ispirata (anche graficamente).

TERMITE BIANCA #1 – Dagli abissi
di Marco Bianchini, Marco Santucci e Patrizio Evangelisti (Editoriale Cosmo, 2017)
Nel primo numero di Termite Bianca, Bianchini e Santucci dispongono sul tavolo tutti gli elementi della storia, pronti a farla detonare nel secondo volume che conclude la serie. Forse queste cento pagine iniziali possono lasciarvi insoddisfatti, ma il lavoro di world building fatto dai due autori è interessante, affascinante e soprattutto emerge dalla trama senza spiegoni, flashback o dialoghi chiarificatori. I disegni di Patrizio Evangelisti fanno il resto: con un’attenzione assurda per il dettaglio il disegnatore illustra un mondo alieno e allucinato con architetture mastodontiche, animali pericolosi e astronavi velocissime. Il meglio però lo dà col character design con un tratto iperrealista e caricaturale che stupisce.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #19
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Palmiotti e la Conner introducono il nuovo villain Red Tool, che è in pratica Deadpool ma scritto bene. Storia divertente ma è impossibile togliere gli occhi di dosso alla Harley Quinn di John Timms. In netta controtendenza alla Harley morbida e paffutella delineata dalla Conner, quella di John Timms è spigolosa dove serve (il naso, la bocca con pochissime labbra, le anche) e morbida nella parti giuste (ve le devo anche dire?). Non so, mi stordisce ogni volta. Il Road Trip Special di Harley Quinn, Catwoman e Poison Ivy è invece una parentesi divertente azzoppata purtroppo da disegni non sempre all’altezza. Si salvano giuste le quattro pagine di Qualano e Armentaro. Sui Segreti Sei rimane ancora qualcosa da dire? No. La conclusione di questa saga lovecraftiana è ridicola e inutile tanto quanto il resto. E ora sotto con gli ultimi numeri della serie e poi ce la siamo tolta definitivamente dalle scatole.

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Gigahorse #8 | Settembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

deadpool66DEADPOOL #66
di AA.VV. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Comincia con i disegni di Matteo Lolli la caccia a Sabretooth, che Deadpool crede l’assassino dei suoi genitori. Le sceneggiature di Gerry Duggan per il mercenario chiacchierone ruotano sempre attorno a una scena madre e, di conseguenza, il resto dell’albo è spesso un preludio sciapo all’evento. Non fa eccezione nemmeno questo numero. Per fortuna che almeno c’è la copertina di Mike Allred. I Mercenari per Soldi entrano nel vivo della loro prima vera missione. Numero sui generis senza grandi idee (scritto da Cullen Bunn e disegnato da Salva Espin), ma che sa riabilitarsi con una idea finale che potrebbe rendere più interessante il futuro della testata.

gialloarcobalenoGIALLO ARCOBALENO – Un albo da colorare con ferocia
di Pablo Cammello (Passenger Press, 2016)
Diavolo d’un Cammello! Con la scusa del colouring book pianta giù un’altra delle sue storie folli, che a questo giro si intitola Giallo Arcobaleno ed è pubblicata da Passenger Press. Mentre l’indagine per l’omicidio di Arcobaleno (un divo di un programma per bambini) occupa le giornate dell’ispettor Carota, Pablo Cammello getta il suo lettore in una Teletubbielandia dopata piena di animali antropomorfi e perdizione. Se nelle tavole a tutta pagina il lettore è chiamato a esplorare e perdersi nei dettagli, Cammello dà il suo meglio con due tavole dalla griglia apparentemente tradizionale ma che trovano nella veloce successione di vignette quadrate e inquadrature imprecise o ravvicinatissime al soggetto, un’atmosfera perturbante (che pare quasi uscita dalla matita Ratigher) capace di scuotere le fondamenta del racconto.

sandman4SANDMAN: LIBRO QUARTO – La stagione delle nebbie 
di Neil Gaiman e AA.VV. – Traduzione di Leonardo Rizzi (RW Edizioni, 2016)
E se un giorno Lucifero decidesse di chiudere per sempre l’Inferno? Neil Gaiman gli fa consegnare la chiave degli Inferi al Signore dei Sogni che dovrà vedersela con uno stuolo di pretendenti al regno. Gaiman sa che è davvero difficile per noi lettori empatizzare con Sogno (anche la liberazione di Nada non riesce a rendercelo simpatico), eppure ci è indispensabile per darci una prospettiva diversa, quasi divina, sulla Storia e sul racconto. Così Gaiman ricolma tutti gli altri personaggi del suo universo (uomini o divinità che essi siano) di un’umanità brulicante, con tutte le sue emozioni e le sue piccolezze. Qui è Lucifero che ruba la scena a tutti, con un albo dolente e pieno di speranza disegnato da un Kelley Jones in stato di grazia.

iteroperpetuoITERO PERPETUO
di Adam Tempesta (Eris Edizioni, 2016)
Itero perpetuo
è un vortice inarrestabile: il ritmo con cui Adam Tempesta ci scaraventa nella sua storia è una macchina perfetta che lascia poco spazio a pensieri e respiri. Non che il fumetto non dica niente, anzi, ma lo dice con una velocità talmente elevata che è capace di rendere interessante e divertente una storia classica (non che ci sia nulla di male) e ci fa dimenticare in fretta qualche insicurezza grafica e narrativa dell’autore. A lettura ultimata vorrete subito vedere una trasposizione animata del fumetto, ma le immagini dovrebbero scorrere così velocemente che qui si rischia tutti una crisi epilettica. Esordio più che interessante che evidenzia l’unicità e la necessità di un libro così leggero (ma non stupido) nel panorama spesso barboso del fumetto italiano. Non indugiate e leggetevi anche la recensione.

provindence2PROVIDENCE #2
di Alan Moore e Jacen Burrows – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2016)
Il dialogo tra il fumetto e il diario del protagonista è la chiave con cui Alan Moore rende palpabile il mondo di Lovecraft. Raccontando i medesimi fatti, le due forme di racconto non evidenziano la frattura tra il mondo sotterraneo e il nostro, ma riflettono sulla percezione del protagonista e sulle sue reazioni. Alan Moore lo dipinge come ingenuo, concentrato a trovare spiegazioni logiche al caos che serpeggia sotto le strade del New England. TP meno shockante rispetto al precedente, ma capace di portare avanti la storia in maniera inaspettata, complice anche l’ottimo episodio che rilegge il Ciclo dei Sogni. Jacen Burrows è perfetto per le atmosfere lovecraftiane: qui stupisce in almeno due occasioni (la rivolta di Boston e il volo al contrario).

draculaesercitomostri1DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #1 – Fra i mostri
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Di riletture in chiave moderna del mito di Dracula ce ne sono parecchie, ma questa è la prima volta che mi capita di leggerne una così ben architettata e divertente. Kurt Busiek e Daryl Gregory prendono alcuni elementi del romanzo e li nascondono con mestiere nella trama del fumetto, che ribalta il ruolo di Dracula nella storia (qui a “rapire” il protagonista è lo zio, ricco proprietario di un’industria bellica che aspira all’immortalità, mentre Dracula è prigioniero) e ne riscopre anche le radici storiche, visto che non ci troviamo davanti al Dracula di Stoker ma proprio a Vlad Tepes. Il resto del divertimento lo portano le sequenze splatter, l’armatura contenitiva con cui è imprigionato Dracula e l’atmosfera da Silenzio degli Innocenti che si respira nei numeri centrali. più che interessante che evidenzia l’unicità e la necessità di un libro così leggero (ma non stupido) nel panorama spesso barboso del fumetto italiano.

klondike1KLONDIKE – La corsa all’oro
di Erik Stalner e Jean-Marc Stalner – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Deludente questo Klondike soprattutto nella descrizione della parabola di redenzione del protagonista, davvero poco credibile nei suoi sviluppi. Il primo capitolo dedicato alla corsa all’oro regala buoni momenti sia nella ricostruzione storica che in alcune scene d’azione, e il capitolo successivo costruisce, seppur con troppa facilità, un interessante rapporto tra il protagonista e un presunto antagonista che poi si rivela fondamentale per la sua educazione alla vita nei boschi. Il terzo capitolo risolve il tutto velocemente e col pilota automatico, rendendo il tutto davvero noioso e prevedibile. Il formato bonellide non pregiudica la lettura delle tavole, anche se il bianco e nero infastidisce nelle sequenze in cui nevica.

saga6SAGA #6
di Brian K. Vaughan e Fiona Staples – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Saga
ritorna in carreggiata. Dopo due TP che mi avevano abbastanza deluso, il fumetto della coppia Vaughan-Staples ritrova quella scintilla degli inizi grazie a Hazel che diventa finalmente un personaggio che parla e agisce. È sempre stata la protagonista silente della serie, ma ora che può partecipare attivamente alla vita di famiglia, Hazel comincia a svelarsi come personaggio complesso e in divenire (e sarà bello scoprire come Brian Vaughan deciderà di raccontare la sua crescita). Buona la gestione dei due giornalisti che indagano su Alana e Marko (pensavo peggio date le premesse), ma è il ritorno del Volere (con un nuovo straordinario look) a rubare la scena a chiunque. Faccio ancora fatica ad abituarmi al frequente turnover del cast, però capisco che possa essere un problema solo mio. Ottima Fiona Staples, capace di mischiare realismo e sintesi grafica con una naturalezza impressionante.

burningfieldsBURNING FIELDS
di Michael Moreci, Tim Daniel e Colin Lorimer (BOOM! Studios, 2016)
Prendete la prima stagione di True Detective, toglietele gli sproloqui e ambientatela in Iraq. Ed ecco Burning Fields, che parte da un incipit thriller e finisce con l’essere un horror che tra esoterismo e splatter non rinuncia mai ad affrontare la situazione politica irachena. Verso il finale la storia subisce qualche rallentamento, così come i disegni non sempre riescono a essere chiari (si perde qualche dinamica delle azioni e i volti spesso all’inizio si confondono) ma riesce comunque a essere una lettura interessante e divertente. La serie è stata pubblicata anche in Italia da Editoriale Cosmo col titolo Demoni: burning fields.

ombravenutadaltempoL’OMBRA VENUTA DAL TEMPO
di I.N.J. Culbard (Magic Press, 2016)
Culbard continua ad affrontare H. P. Lovecraftt, questa volta con uno dei suoi racconti più affascinanti: L’ombra venuta dal tempo. La scelta di seguire per filo e per segno la struttura del racconto (soprattutto la decisione di mantenere il narratore) appesantisce un poco il fumetto a causa dell’eccessiva verbosità della prima parte. Però una volta assolte le esigenze dell’intreccio, INJ Culbard ci regala pagine davvero suggestive, calate in un nero spaventoso cui personaggi, ambiente terrestre e cielo sono fusi in un’unica, terrificante stele oscura.

ut6UT #6 – Iranon in atem
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
UT
è sicuramente meno sperimentale di come ci è stato venduto (questo tipo di narrazione può far gridare al miracolo o far innervosire chi legge solamente Bonelli), e la sensazione che si respira è quella di un Corrado Roi che, liberatosi per qualche istante dal giogo impiegatizio, vuole realizzare qualcosa di memorabile e personale ma non ci riesce. D’altronde il giogo impiegatizio, anche se tolto di mezzo, ti lascia quella postura fisica e mentale che difficilmente ci si toglie di dosso velocemente, e così UT regala tavole di grande fascino e mistero, ma ogni tanto si ha la sensazione che il lavoro sia stato fatto velocemente e con poca attenzione. La storia, che ha alle sua base qualche idea originale, ridimensiona le proprie ambizioni man mano che il racconto avanza, e così non riesce a essere né un viaggio folle e sperimentale né un classico racconto d’avventura (figurarsi entrambi).

bojeffriesLA SAGA DEI BOJEFFRIES
di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
La saga dei Bojeffries
pare quasi una sit-com. C’è la puntata di Natale, quella della cena aziendale e addirittura la puntata musical (in realtà operetta). Ci sono poi le puntate che costruiscono la vita quotidiana di questa famiglia normale e strana, in cui è facile riconoscere il tessuto sociale dell’Inghilterra degli anni ’80. Alan Moore si diverte un sacco (qualche battuta va a segno, qualcun’altra meno) e concentra tutto il suo lavoro sulla costruzione di un linguaggio proprio per ogni personaggio (fatto di difetti di pronuncia, vezzi, accenti). Steve Parkhouse, con un tratto umoristico che non disdegna però l’horror, dimostra di comprendere l’umorismo di Moore non solo riuscendo a cogliere le sfumature recitative dei personaggi, ma arricchendo spesso le vignette di gag in secondo piano. Un Alan Moore divertente e divertito che vi farà piacere scoprire.

shadowplanet1THE SHADOW PLANET #1 – A message from the dead!
di Gianluca Pagliarani, Giovanni Barbieri e Alan D’Amico (Progetto Radium, 2016)
Comincia qui l’avventura di The Shadow Planet. Primo numero interessante, soprattutto per come riesce a coniugare la sci-fi degli anni Cinquanta, H. P. Lovecraftt, e un cameratismo dell’equipaggio che ricorda da vicino quello di Starship Troopers. È un po’ presto per giudicare la storia, per ora i misteri disseminati sono un poco prevedibili, ma attendo originalità nei loro sviluppi e risoluzioni. Buoni i disegni insieme a tutta la progettazione degli oggetti e dei veicoli, così come la colorazione capace di risultare originale pur con gli evidenti e affascinanti richiami vintage. Vedremo gli sviluppi, ma siamo già a un buon punto.

poebattagliaEDGAR ALLAN POE
di Dino Battaglia (Edizioni NPE, 2016)
Comincia con il volume dedicato a Edgar Allan Poe la corposa collana dedicata agli adattamenti letterari di Dino Battaglia messa in cantiere dalle Edizioni Npe. Il grande formato delle tavole è perfetto per godere del tratto sottile dell’autore, ma anche dell’importanza che giocano gli spazi bianchi nella composizione della tavola. Battaglia prende da Poe gli elementi grotteschi e quelli romantici: i primi li rafforza con un character design eccessivo, ai limiti dell’umanità, mentre i secondi vivono di tratti simili a tagli e di una foschia malinconica e lugubre.

pigsP.I.G.S.
di Cecilia Valagussa (VOS Uitgeverij, 2016)
Nel primo graphic novel di Cecilia Valagussa la storia non è importante. Non lo è l’intreccio, non lo è la trama, e infatti non ci sono proprio. Ma a chi serve una storia quando il tema che vuoi raccontare (l’emigrazione comoda di un’italiana che si trasferisce in Belgio) lo si riesce a trasmettere benissimo coi disegni? E così la narrazione di P.I.G.S. si estende su tutto il formato panoramico del volume, e la Valagussa ne esplora lo spazio nella duplice veste di personaggio e autore finché riesce ad ambientarsi, a integrarsi.

suicidesquadharleyquinn14SUICIDE SQUAD/HARLEY QUINN #14
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte Favia (RW Edizioni, 2016)
Avventura a tema hollywoodiano nel ventesimo numero di Harley Quinn. Solita gran caciara ben orchestrata da Amanda Conner e Jimmy Palmiotti (con colpo di scena finale), e ottima occasione per apprezzare i disegni di John Timms. La sua Harley Quinn ha dei lineamenti più spigolosi del solito e una figura più slanciata, e mi piace davvero un sacco.
Ancora una volta disegni indegni di Philippe Briones per questa Suicide Squad (siamo al numero 13), mentre sul versante sceneggiatura – firmata da Sean Ryan – qualcosa sembra migliorare. Speriamo che il nuovo assetto della Task Force X e un “nuovo” villain riescano finalmente a non farmi sembrare la lettura della serie uno spreco di tempo.
Giunti al quarto e quinto numero de I Segreti Sei, si può dire che Gail Simone sia riuscita a costruire un gruppo interessante con dinamiche diverse rispetto agli altri della famiglia DC. La storia per ora ha lasciato a desiderare, ma le basi ci sono tutte per qualcosa di migliore. Disegni super anni Novanta di Ken Lashley, Tom Derenick e Dale Eaglesham.

ilsuonodelmondoamemoriaIL SUONO DEL MONDO A MEMORIA
di Giacomo Bevilacqua (Bao Publishing, 2016)
Un fumetto che ti urla addosso di emozionarti, di guardare quanta sensibilità e poesia contiene, di notare quanto è raffinato, e invece nessuna emozione, sensibilità farlocca e poesia d’accatto. Di raffinatezza chiaramente nemmeno l’ombra. Non ve la faccio troppo lunga che tanto qui potete leggervi la mia recensione.