Laser #18 | Giugno 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.

In questi mesi potreste avere l’impressione che stia scrivendo poco. Avete ragione ma non ci posso fare nulla. Il mese scorso vi siete dovuto accontentare di questi miserrimi pezzi:

AFA 2017
Sono andato all’AFA – Autoproduzioni Fichissime Andregraund. Tutto molto bello: mostra fuori di testa sulla casa editrice coreana Yellow Kim, fumetti autoprodotti e svariate persone che ho conosciuto in carne e ossa. Qui vi racconto tutta la verità.

MISDIRECTION di Lucia Biagi (Eris Edizioni, 2017)
Quella di Noemi (e di Misdirection) è una storia di libertà, di errori e della possibilità di compierli fregandosene non tanto delle conseguenze, quanto del chiacchiericcio paesano di sottofondo.  È una storia di libertà anche per Federica. Anzi, soprattutto per lei che si scopre improvvisamente moralista e colma degli stessi pregiudizi che criticava. E la Biagi non le nega una sorta di lieto fine sommesso ma capace di scaldare il cuore per come descrive un ritorno a una normalità più giusta e consapevole. Nella stessa misura Misdirection pare augurarsi con molta umiltà che questa storia possa diventare anche per noi l’inizio di una demolizione dei nostri pregiudizi e dei nostri moralismi.
Leggi la recensione su Duluth Comics.

INQUIETUDINE di Noah Van Sciver – Traduzione di Stefano Sacchitella (Coconino Press, 2017)
Eppure questa non è che la punta dell’iceberg di un talento che non si preclude incursioni in generi, formati e storie diverse, riuscendo nel miracolo di non farle sembrare l’impresa di un talentuoso schizofrenico ma il corpus di una ricerca portata avanti su tutti i territori possibili. Non è un caso che Inquietudine sia il volume più adatto per approcciarsi sia alla diversità narrativa di Van Sciver, sia alla sua capacità di ricondurre il tutto sul medesimo percorso di ricerca.
Leggi la recensione su Fumettologica.

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Laser #17 | Maggio 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.

A maggio poche recensioni ma un sacco di altre cose belle. Per esempio ho cominciato a collaborare con il neonato Banana Oil. Si parte con un articolo su Patreon e sul perché sganciare i soldi agli autori (e ai progetti) che ci garbano, tipo quello di Cristina Portolano).

PATREON: TRA AUTORI, LETTORI E FINANZATORI
Perché su Patreon non paghiamo per vedere o leggere quello che vogliamo e ci aspettiamo. Paghiamo per mettere un autore che ci piace nella condizione di fare quello che vuole senza l’affanno dei conti da saldare. Come si notava all’inizio, il mecenatismo a volte obbliga a compiacere i propri finanziatori, ma è anche vero che ogni autore ha i mecenati che si merita. Patronizzare un autore dovrebbe essere un atto di fiducia del lettore, che contribuisce al sostentamento dell’autore ma rimane ai margini del processo creativo e gode alla fine del risultato.
Leggi l’articolo su Banan Oil.

Altra cosa bella: per Fumettologica ho intervistato Andrea Toscani riguardo la sua traduzione di Southern Bastards. Ne sono uscite fuori cose interessanti.

TRADURRE SOUTHERN BASTARDS – Intervista ad Andrea Toscani
Non so se c’è stato un momento preciso, però hai ragione sul fatto che l’idea sia stata quella di cercare di creare un ponte che il lettore potesse attraversare per ritrovarsi in qualche misura lì, a Craw County. Un fumetto così linguisticamente connotato non ti lascia stabilire una strategia di traduzione unica a monte. Devi per forza conquistarti il suono e il senso balloon dopo balloon, cedendo a volta qualche yarda sul colore per poi recuperarla alla prima occasione, a volte anche infilando qualcosa dove l’originale è piuttosto tranquillo.
Leggi l’intervista su Fumettologica.

Poi però ho scritto anche un paio di recensioni:

YRAGAEL – L’integrale di Philippe Druillet e Michel Demuth – Traduzione di Sara Giovanna Gianoglio (Magic Press, 2017)
Eppure i libri di Druillet non sono degli artbook, nemmeno lontanamente. I difetti che gli vengono rimproverati sono semmai il percorso di ricerca verso una narrazione che vuole abbandonare gli schemi della narrazione umana e allargare l’orizzonte del racconto verso una visione cosmica, magniloquente, dove l’uomo è un atomo intrappolato in gigantesche architetture e narrazioni labirintiche. Da cui cerca di fuggire, naturalmente. Per raggiungere l’impossibile desiderio di crearsi il proprio destino.
Leggi la recensione su Fumettologica.

TUMORAMA di Cammello (Shockdom, 2017)
In Tumorama l’umorismo è un labirinto di curve cieche, di tornanti che il lettore prende a tutta velocità sino a svoltare bruscamente per sorprendersi con qualcosa di inaspettato. Trovandoci improvvisamente sulla nuova strada, non ridiamo per una gag o una battuta, e nemmeno per il surreale che scardina la realtà dal suo posto. In Tumorama ridiamo per il surreale che viene fagocitato dal reale agglomerandosi attorno alla logica del racconto.
Leggi la recensione su Duluth Comics.

Laser #16 | Aprile 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


E COSI’ CONOSCERAI L’UNIVERSO E GLI DEI di Jesse Jacobs – Traduzione di Valerio Stivé (Eris Edizioni, 2017)
L’universo per Jacobs parte dal cosmo e non-termina nell’atomo, perché il suo movimento da telescopico a microscopico (e viceversa) ci rivela un mondo fatto di cose che si aprono e ne escono fuori altre di più piccole, come recita la frase finale del libro, dove il punto più alto e vasto d’osservazione è quello divino mentre quello più basso e minuscolo è la chimica della natura. In mezzo ci stanno gli uomini, attratti e contesi dai due elementi, incapaci già allora di gestire carni e pensieri.
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PRINCESSE SUPLEX di Léonie Bischoff – Traduzione di Silvia Uberti (MalEdizioni, 2016)
Perché frammentando l’incontro tra le due lottatrici e proponendoci gli estratti della vita quotidiana della protagonista, la Bischoff costruisce anche un’atipica storia di amicizia e dropkick, che prende forma sul ring tra due donne che vogliono solo divertirsi e prendono la cosa dannatamente sul serio. Proprio come Léonie Bischoff, capace di realizzare un fumetto breve e divertente, con qualcosa da dire e le idee ben chiare sul come dirle. Nessun proclama, nessun moralismo, nessuna spiegazione: è la struttura stessa del racconto che ci rivela il suo contenuto.
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Infine continua la serie in quattro parti, Tintin a trent’anni, una sorta di diario di lettura della serie di Hergé scritto da uno che la legge per la prima volta a trent’anni suonati. Non è una recensione, sia ben chiaro, ma solo appunti sparsi, idee, punti di vista. Quindi materiale assai discutibile, ma corredato dalle bellissime illustrazioni di Pablo Dalas. Qui trovate il secondo episodio, mentre per il primo dovete cliccare qui.

Laser #15 | Marzo 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.

MEZOLITH di Ben Haggarty e Adam Brockbank
– Traduzione di Francesca Martucci ed Elisabetta Sedda (Diabolo Edizioni, 2016)
Mezolith è un esperimento complesso ma ben riuscito, un ibrido impossibile tra fumetto divulgativo, racconto d’avventura e indagine spirituale senza mai essere noioso e senza mai mettersi in cattedra. Anzi, intrattenendo con una storia appassionante capace di nascondere diversi livelli di lettura, cosa che rende il fumetto adatto a ogni fascia d’età.
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IL CASO CHARLES DEXTER WARD di I.N.J. Culbard – Traduzione di Giorgio Saccani (Magic Press, 2015)
La regia di Culbard è altrettanto controllata e compatta, senza particolari invenzioni ma capace di inserire della sottile inquietudine in quasi ogni tavola, giocando con quel senso di orrore quotidiano che era tanto caro a Lovecraft. Il lavoro di Culbard come disegnatore è quasi tutto rivolto a cercare nei personaggi un’aspetto sinistro e inquietante, e a farlo emergere attraverso le espressioni dei loro volti aiutandosi con un disegno sintetico ma espressivo nel delineare linee di espressione o nel dare particolari sfumature agli sguardi.
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HOW TO SURVIVE IN THE NORTH di Luke Healy (Nobrow, 2016)
Come le tre scie colorate dell’aurora boreale che dà il via alla storia, i tre protagonisti di How to survive in the north non incrociano mai i loro destini. Si sfiorano spesso, ma le tre vicende rimangono, anche all’interno della narrazione, divise tra loro per cause cronologiche e geografiche. Healy basa gran parte del suo storytelling su questa divisione, portando avanti le tre storie parallelamente con una scansione quasi sempre regolare di quattro pagine per ogni personaggio.
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BENVENUTI A CERVELLOPOLI di Matteo Farinella (Editoriale Scienza, 2017)
Tra Esplorando il corpo umano ed Escher, Benvenuti a Cervellopoli è un libro che non relega il suo aspetto educativo esclusivamente ai testi ma cerca una strada per farlo soprattutto con i disegni, riuscendo nella difficile impresa di sintetizzare in maniera simpatica e divertente cose non proprio semplici da spiegare. Una lettura perfetta per i bambini, ma interessante anche per gli adulti.
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Laser #14 | Febbraio 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


tinderdateLa cosa più bella che ho fatto a febbraio è stato intervistare Cristina Portolano sul suo nuovo progetto a fumetti che sta serializzano su Patreon: una storia su Tinder, sul sesso e sui sentimenti, tutta ambientata in Italia, che nel bene e nel male è la cosa che rende interessante il racconto. Ne sono uscite cose belle sul fumetto autobiografico, sul suo metodo di lavoro e sul perché raccontare questa storia. Qui potete leggere l’intervista e qui invece trovate il profilo Patreon di Cristina Portolano dove potete leggere la storia a un euro al mese (o più, vedete voi).

Poi ho scritto anche delle recensioni:

specialexitssmallSPECIAL EXITS di Joyce Farmer – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2016)
La Farmer guarda alla morte come a un fatto naturale. La spoglia in questo modo di ogni significato religioso e persino spirituale, mostrandoci l’essenza di questo evento attraverso uno sguardo laico dove gli unici elementi che contano sono l’essere umano (con i suoi affetti) e il corpo. Non c’è anima nei protagonisti di Special exits, ma solo carne e pelle, e nel loro cammino verso la morte non c’è mai alcun afflato mistico, semmai solo il desiderio di confermare l’amore verso i propri cari.
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harrowcountysmallHARROW COUNTY #1-2 di Cullen Bunn e Tyler Crook – Traduzione di Valerio Stivé (ReNoir, 2016)
Il cammino che Emmy affronta per prendere coscienza del suo nuovo ruolo passa attraverso i classici passaggi del genere, dalla rivolta del paese alla scoperta di un aiutante, dal tradimento di una persona fidata al presunto nemico che si rivela essere dalla propria parte. Non c’è nulla di nuovo nella struttura del racconto, eppure con una protagonista così combattuta tra luce e oscurità, tutto si fa decisamente più interessante. Soprattutto perché Emmy è stata cresciuta come una brava ragazza, rispettosa dell’autorità paterna, dedita al lavoro dei campi e benvoluta dagli abitanti. Emmy sa di essere buona e non vuole che la scoperta di questi poteri oscuri cambi quella che è la sua vera natura.
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segniaddossoI SEGNI ADDOSSO – Storie di ordinaria tortura di Andrea Antonazzo ed Elena Guidolin (BeccoGiallo, 2016)
Un inizio teatrale e artefatto che gli autori usano per farci precipitare nella realtà della cronaca, ma anche strumento perfetto per introdurre la narrazione obliqua e per nulla cronachistica della Guidolin. Pur seguendo la sceneggiatura di Antonazzo, il suo sguardo si fissa sempre dove non ti aspetti, è perennemente altrove ma mai estraneo ai fatti: si concentra sui particolari, vaga sui paesaggi, dimentica alcuni elementi e si focalizza con eccesso su altri, come se cercasse sempre una spiegazione nei luoghi, nei movimenti, nelle persone.
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pigssmallP.I.G.S. di Cecilia Valagussa (VOStripgilde Uitgeverij, 2016)
P.I.G.S. si presenta con un atipico formato orizzontale, in cui la tavola si sviluppa nella sua interezza su entrambe le pagine, senza però ricercare quell’effetto panoramico che ci si aspetta solitamente da un design del genere. Anzi, la Valagussa sembra disattendere volutamente questa aspettativa del lettore presentando spesso un ambiente o un paesaggio unico, ma frammentandolo continuamente basandosi sui movimenti della protagonista. È come se la Valagussa, rimodellando ripetutamente il suo sguardo intorno al personaggio, cristallizzasse ogni inquadratura in uno spazio scenico cubista che contempla non solo la dimensione spaziale ma anche quella temporale.
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tintidalasInfine ho inaugurato una nuova serie in quattro parti, Tintin a trent’anni, una sorta di diario di lettura della serie di Hergé scritto da uno che la legge per la prima volta a trent’anni suonati. Non è una recensione, sia ben chiaro, ma solo appunti sparsi, idee, punti di vista. Quindi materiale assai discutibile, ma corredato dalle bellissime illustrazioni di Pablo Dalas. Trovate il primo episodio qui.

Laser #13 | Gennaio 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


COCKTAILS ANYTIME a cura di Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Dopo Cocktails pre-dinner e Cocktails after-dinner i bartender editoriali dello Studio Pilar sembrano ormai aver imparato a miscelare nel modo corretto tutti gli ingredienti disposti sul loro bancone e questo Cocktails anytime, terzo capitolo della loro quadrilogia alcolica, dimostra ancora più sicurezza e maturità nella scelta degli artisti coinvolti, che si fanno notare non solo per la varietà grafica, ma soprattutto per approcci narrativi sempre diversi tra loro.
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STORIE DEL BARRIO di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí – Traduzione di Dario Fiocco (Tunué, 2016)
La voce narrante del libro è ingombrante, fastidiosamente consapevole e adulta (sia nelle sue considerazioni che nelle sue banalità), spesso soffoca le tavole rubando spazio ai disegni di Seguí, erodendone le vignette come una calamità. Questo suo imporsi sulla narrazione visiva fa affondare Storie del Barrio in una verbosità inutile, che non diventa mai retorica ma sembra voler prendere le redini del racconto e lasciare poco spazio di manovra a Seguí.
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xuwwuuXUWWUU e PLUTONIUM di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
L’autore stra creando un mondo complesso dai confini labili in modo da poterci trasferire tutta la sua esperienza umana, trasfigurandola in avventure, in favole, in storie che non cercano mai di restituircene una visione semplificata e ridotta, ma ne allargano la visuale ingarbugliando ulteriormente il gomitolo della nostra esistenza. Le storie di Delmas non sono una chiave di lettura per comprendere le nostre vite e distendere il filo di questo gomitolo immaginario, sono storie che evocano una forza primordiale, che ci portano lontano dai nostri corpi per sentire meglio le ferite che ci percorrono. Non per sanarle, ma per guardare da vicino il mondo che nascondono.
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LA SAGA DEI BOJEFFRIES di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Perché la mostruosità dei Bojeffries non ha nulla al di fuori dagli schemi, non stravolge con la sua presenza le vite normali dei normali esseri umani. La mostruosità dei Bojeffries è quanto di più ordinario e omologato vi possa essere, tant’è che nessuno tra gli umani pare accorgersene. I Bojeffries lavorano, escono, vanno al supermercato e in vacanza come se nulla fosse: non sono visti con diffidenza, non sono emarginati, non sono esclusi dalla vita sociale (lo sono invece le minoranze razziali). Sono anzi omologati e perfettamente inseriti nella vita di quartiere, mostri che hanno perso impulsi e onore per accettare le pigre comodità della vita borghese, del posto fisso in fabbrica, del cibo industriale e della vita raccontata dalla televisione.
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Laser #12 | Dicembre 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


rufolosmallRUFOLO di Fabio Tonetto (Eris Edizioni, 2016)
Facendo tesoro della sua attività di animatore, Fabio Tonetto dona ai suoi personaggi movimenti in grado di rappresentarli, e li rende poi fluidi all’interno della struttura della pagina. Senza alcuna gabbia a circoscrivere il loro raggio d’azione, i personaggi di Rufolo sfruttano un dinamismo liquido che, pur nella loro apparente staticità, li rende elementi continuamente soggetti a trasformazioni e a un moto perpetuo. Di conseguenza la quasi totale eliminazione di punti di riferimento spaziali rende la pagina bianca un luogo in cui qualsiasi ambiente può esistere. Oppure no.
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pallasmallPALLA di Paolo Bacilieri (Hollow Press, 2016)
Palla vive di una narrazione alchemica che pretende di unire storie distanti non attraverso rimandi e soluzioni grafiche (il tema grafico della palla infatti non compare mai nel racconto biblico), ma creando un dialogo tra i temi e le sensazioni che compongono la storia. Così la vicenda di Fabrizio diventa un racconto spirituale e la resurrezione di Gesù Cristo un racconto erotico, sino a raggiungere una compenetrazione delle tematiche che all’inizio paiono distinte ma che infine sembrano far parte dello stesso mondo.
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lamedusasmallLA MEDUSA di Roberta Scomparsa (Canicola Edizioni, 2016)
Tutto è raccontato con una classica tavola da sei vignette che la Scomparsa utilizza con abnegazione, tant’è che anche nel caso di immagini che si modulano su più spazi, la divisione delle vignette viene mantenuta. La storia mantiene così un ritmo stabile, che la Scomparsa si diverte a far sbandare per qualche istante con vignette rotonde, tagli diagonali, persino una vignetta strettissima che si infila letteralmente tra le tette di una bagnante. È un avanzamento metodico che ci conduce con sicurezza verso il cuore del racconto, che non sta tanto nella scoperta del sesso, quanto l’aver scorto la possibilità che cose strane, ridicole o imbarazzanti possano in qualche modo piacerci.
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danieletraglialberismallDANIELE TRA GLI ALBERI di Francesco Saresin (Canicola Edizioni, 2016)
Ci sono dei momenti in cui un critico deve prendersi la responsabilità dei suoi pregiudizi, quindi dico con un poco di vergogna ma senza perdere l’onore che, dopo averlo aperto distrattamente, avevo riposto Daniele tra gli alberi in fondo alla pila dei fumetti da leggere, una posizione che solitamente relega i libri in un limbo da cui li può salvare solo una cosa: finire i fumetti da leggere e raschiare il fondo del barile per non andare in astinenza. Lo so, è una cosa brutta da dire, figuratevi da fare. Però ora sono qui e ammetto il mio errore, perché il fumetto d’esordio di Francesco Saresin si è rivelato inaspettatamente bello e non banale come immaginavo.
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Dal mese di dicembre ho cominciato a collaborare con Fumettologica. Si comincia con la recensione di Locke & Key. 

lockekeysmallLOCKE & KEY #1-6 di Joe Hill e Gabriel Rodriguez – Traduzione di Stefano Formiconi (Magic Press, 2009-2016)
Joe Hill tortura al rallentatore la famiglia Locke, li fa sprofondare nel dolore (la morte violenta del padre), gli dà una via facile per la felicità (le chiavi), li fa perseguitare da un demone, rivanga nel passato, mostra qualche spiraglio di felicità per poi ribaltare la situazione e farli ripiombare nel dolore. Non è però un gioco. Hill prende sul serio il percorso emotivo di ogni personaggio e gli costruisce un cammino pieno di pericoli e insidie ma in cui è sempre ben visibile una felicità reale e raggiungibile, a patto di affrontare un percorso di redenzione.
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E in un periodo di classifiche e consigli di lettura, su Critica Letteraria mi sono messo a fare il Grinch, dandovi alcuni buoni motivi per non regalare un libro a Natale. Ve lo spiego con pressapochismo e zero voglia a questo link.