Gigahorse #19 | Agosto 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

THE COMPLETE D.R. & QUINCH
di Alan Moore e Alan Davis – Traduzione di Leonardo Rizzi (Editoriale Cosmo, 2017)
D.R. e Quinch sono due adolescenti folli e senza freni che hanno solo in mente di combinare casini. Ah, e sono anche due alieni con la passione per le armi da fuoco. Alan Moore usa questi due balordi per mettere in scena una fantascienza punk dove nulla funziona come dovrebbe e tutto viene distrutto e maciullato senza troppe implicazioni. È chiaramente l’ennesima occasione per Moore di distruggere gli Stati Uniti e la loro morale: le due storie più belle del volume attaccano in maniera caustica la retorica della guerra e lo sbriluccicante mondo di Hollywood. Alan Davis si diverte un mondo a creare personaggi strampalati, eccidi di massa è un design degli oggetti di scena che rimanda sottilmente al nazismo.

BIG BABY di Charles Burns – Traduzione di Irene Bozzeda/Comma22 (Coconino Press, 2009)
In un mondo che cerca di preservare l’innocenza infantile con la menzogna, Charles Burns ci ricorda sempre che l’unico modo per rimanere puri è aprire sempre gli occhi davanti alla realtà, anche quando questa si fa mostruosa e inconcepibile. Proprio come accade a Big Baby che reagisce con improbabile tranquillità ai mostri, agli alieni e agli assassini chiamati in rassegna da Burns per minare le fragili fondamenta di una società che crede alle bugie ma non ai mostri che gli vivono in giardino.

DEADPOOL #22-23-24
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Deadpool e i mercenari per soldi sono ancora in giro a recuperare dei tizi per la Umbral Dynamics. Solito numero: blablabla Deadpool ci tratta male andiamocene / oh no abbiamo la missione / entrata carismatica del cattivo / battutine e scena d’azione basic / blabla Deadpool cattivo imprenditore / combatti combatti / l’unione fa la forza ma ci sono diversità insuperabili / che cosa losca la Umbral Dynamics / finale pensieroso. BASTA.
Gwenpool fa il suo ingresso in Civil War II con questo primo episodio che sembra la versione pezzotta di un numero delle W.I.T.C.H. con Miles Morales. Disegni da fumetto per ragazzine, sceneggiatura stanca e rapporto tra i due personaggi che regge il tutto nonostante sia tutto molto prevedibile. Insopportabile, a partire da quei disegni che certo, sono perfetti per una tredicenne, ma io purtroppo tengo trent’anni, perdo capelli e mi godo un principio di obesità.
Il numero #23 della testata è invece tutto dedicato al crossover Civil War 2 di cui non so nulla. Poco male, visto che grosse differenze non si vedono: Deadpool è sempre in rotta di collisione con i suoi mercenari, si menano, dicono battutine è morta lì.
Si conclude sul numero #24 la prima misera saga della testata Spider-Man/Deadpool, conclusione che in realtà dà il via a una nuova avventura. Solita scrittura dozzinale ma perlomeno ci stanno un paio di mostri mutanti. Speriamo che ci siano anche nei prossimi numeri.

CINEMA PURGATORIO – Volume 2
di aa.vv. – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2017)
Si torna al Cinema Purgatorio e a questo giro la sala gestita da Moore e O’Neill ci propone il famoso fumetto in cui i fratelli Warner prendono il posto dei fratelli Marx. Se dei secondi conosco bene film e storia, dei primi non so praticamente nulla, cosa che probabilmente mi ha tolto tre quarti di piacere della lettura. Da rileggere dopo essersi documentati per bene. Per fortuna Moore non ci lascia a bocca asciutta e ci regala un emozionante biopic di Willis O’Brien (pioniere dell’animazione in stop-motion) recitato dalla sua creatura più famosa: King Kong.
Codice Pru di Garth Ennis invece convince sempre di più. Con tutta probabilità si entrerà nel vivo della vicenda col prossimo volume, ma per ora quello che sembrava un procedurale, sta sviluppando una trama orizzontale che pare interessante. Rimaniamo in attesa.
Al Pokémon post-apocalittico di Kieron Gillen manca invece ancora qualcosa di originale, speriamo che lo trovi nei personaggi visto che lo scenario è abbastanza banale.
Una più perfetta unione è per me indigeribile. Sulla carta era forse l’idea più intrigante ma tra disegni orrendi è una sceneggiatura senza un vero focus, l’ho odiato sin dalla prima pagina. E mi sa che continuerò a farlo.
Il volume si chiude con L’immenso di Christos Gage e stai a vedere che magari viene fuori qualcosa di interessante da questa idea dei kaiju addomesticati.

MERCURIO LOI #2-3
di Alessandro Bilotta, Giampiero Casertano e Onofrio Catacchio (Sergio Bonelli Editore, 2017)
La Bonelli ha subito trovato un modo per farmi calare l’iniziale e meritato entusiasmo nei confronti del primo numero di Mercurio Loi: i disegni di Giampiero Casertano. Tralascio ormai le scontate lamentele riguardo le fisionomie sommarie e una recitazione davvero grossolana, e concentro le mie lamentele su una regia incapace di gestire i giochi di specchi (e quando ci prova i risultati sono imbarazzanti) e rendere vive le suggestioni visive e intellettuali dei riflessi che Bilotta semina in tutto il numero, in primis quelli relativi al villain di turno. Ne esce un numero notevolmente depotenziato che si regge solo grazie a una scrittura solida e inclusiva, di cui sottolineo nuovamente il grande merito di dare per scontati legami e fatti del passato creandoci attorno mitologia e mistero e non insoddisfazione. Per ora l’unica nota dolente della scrittura è la scelta poco coraggiosa di mostrarci i pensieri del Capitano Farnese, un personaggio che sarebbe risultato più interessante se fosse costretto (così come nella vita) a comunicare solamente tramite una lavagnetta.
Con Il piccolo palcoscenico Bilotta ci ricorda che gli piace prendersi dei rischi, e così dopo soli tre numeri inscena la prima crisi del suo protagonista, facendo affidamento sul bagaglio di esperienza passate mai mostrate ma di cui ci ha fatto sentire la presenza sin dal primo numero. È una crisi più filosofica che esistenziale, quasi un vezzo che il protagonista si concede ponendo sé stesso al centro della vicenda principale, con un egocentrismo che fa passare tutto in secondo piano. Non c’è quindi una vera partecipazione emotiva del lettore nei confronti della crisi di Mercurio Loi, semmai il consolidamento di quell’affascinante antipatia che Bilotta usa per caratterizzare il personaggio.
Il tasto dolente sono ancora una volta i disegni (in questo numero realizzati da Onofrio Catacchio) che sembrano non riuscire a cogliere tutte le sfumature della scrittura di Bilotta. Catacchio si dimostra molto ricettivo nel cogliere l’umorismo dello sceneggiatore (la scena di Ottone che entra nella casa colma di maggiordomi mi ha strappato più di una risata) ma fatica a rendersi interessante nelle parti più drammatiche e riflessive.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #4-5-6
di aa.vv. (RCS Quotidiani, 2009)
Il bacio del Ragno
è una raccolta antologica che raccoglie alcune storie a tema romantico e patemi d’amore comparse negli anni sulle testate dedicate a Spider-Man. Ho sempre del pregiudizio su queste cose perché tanti anni di DC mi hanno insegnato che quando nelle storie c’è di mezzo l’amore spesso è noia e ancora più spesso è filler. E invece in Spider-Man no, perché questi sentimenti vengono raccontati in maniera molto naturale, senza una costruzione soap-operistica ma evidenziando invece i dubbi, gli slanci e i fremiti dei due innamorati. Si finisce così a essere quasi infastiditi dai combattimenti che inframezzano i problemi di cuore, tant’è che in un paio di occasioni nemmeno ce ne sono e tutto funziona in maniera così perfetta da far arrossire dall’invidia storie che se la sentono un po’ troppo (tipo Blankets). Chiude il volume una storia divertentissima di Darwyn Cooke (l’uomo che ha il potere di farvi innamorare di ogni donna che disegna) tratta dalla serie antologica Spider-Man’s tangled web: a proposito, non sarebbe ora di riproporla integralmente?
L’ultima caccia di Kraven è inevece una seduta psicologica mascherata da comic book. Kraven uccide, sostituisce e poi restituisce il suo ruolo a un Uomo Ragno spaesato, indebolito, incapace di comprendere il piano folle e la richiesta di aiuto del suo nemico. È forse uno dei fumetti più disperati e cupi che abbia letto, che non si preoccupa di mascherare la sua vera natura dietro mossette e tutine, ma anzi ce la spiattella davanti agli occhi in tutta la sua tragica ed elaborata pianificazione.
Dopo cinque numeri che mi hanno stupito come mai avrei immaginato, ci volevo quello che mi smorzava un po’ l’entusiasmo. Divertenti ma con poca ciccia attaccata le prime storie con il team-up tra l’Uomo Ragno e gli X-Men, con un episodio ambientato tutto in un aereo che svetta sugli altri grazie a una bella regia. Dalla fine degli anni Sessanta facciamo un salto temporale nel 2003 con la miniserie Duri a morire, con protagonisti Spider-Man e Wolverine. Storia noiosa, dialoghi fastidiosi pieni di battutine e soprattutto dei disegni pessimi ulteriormente rovinati da una colorazione digitale ancora molto immatura. In realtà Mavlian indovina anche un paio di belle vignette con un Wolverine animalesco, ma tra volti deformati e anatomie incerte è davvero difficile arrivare alla fine della storia. Passo al prossimo volume che è meglio.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #4-5-6
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Termina su quarto numero l’incursione aliena a Coney Island, forse una delle parentesi più deboli della lunga gestione Palmiotti-Conner di Harley Quinn. Non che i classici elementi della serie (violenza esagerata, sotto testi sessuali, soluzioni bislacche a problemi assurdi) siano mancati, ma a questo giro il meccanismo sembrava meno oliato del solito. Lo scontro tra la Suicide Squad e Zod si sta rivelando più interessante del previsto grazie soprattutto agli effetti che la presenza del kryptoniano sta avendo sui membri del gruppo (che ricordiamo finalmente affidato a uno scrittore capace di gestire le singole unità così come l’intera squadra). Seguono a ruota le solite due storielle piangine con i momenti del passato di due membri della Suicide Squad. A ‘sto giro tocca ad Harley Quinn e ad Hack. Speriamo che questa tortura finisca presto.
Quinto numero sottotono per Harley Quinn, sia dal punto di vista della scrittura (la storia è davvero bruttina) sia da quello dei disegni, troppo rigidi e per nulla dinamici. Passiamo oltre e vediamo cosa succede su Suicide Squad. La gestione Williams-Lee si sta rivelando interessante soprattutto per come riesce a far convivere le esplosioni e i combattimenti con quel minimo di approfondimento psicologico che ci si aspetta dalle tutine. La testata si mantiene sempre su un livello di divertimento alto, offrendo anche qualche punto di vista diverso sui personaggi: nei prossimi numeri leggeremo una Harley Quinn rinsavita. Che effetto farà? Deathstroke convince invece sempre di più, soprattutto ora che la trama si sta avvicinando al suo nucleo. Nei prossimi numeri probabilmente ci sarà il salto di qualità. Speriamo.
Sul numero sei ad Harley Quinn tocca una missione da infiltrata, ma tutta a modo suo. E infatti la ragazza deve infiltrarsi in una band punk responsabile di furti, razzie e soprattutto della morte del suo postino. Numero divertente dopo la precedente run un poco noiosetta. A questo giro sembra che la storia porti anche da qualche parte, tra legami col Joker e il rapporto con Harry Spoonsdale che potrebbe dare il via a qualcosa di interessante. E niente, questa prima run della Suicide Squad di Williams e Lee si è rivelata essere una lettura piacevole e per fortuna, visto che la testata navigava da anni in acque non troppo buone. Certo, ci sono un paio di cose un po’ forzate (il ritorno di Boomerang, la love Story tra due dei membri) ma la storia convince. Convince anche il lavoro di Lee sulla testata: avevo paura che l’indigestione fatta una quindicina di anni fa del suo stile mi avrebbe portato alla nausea e invece funziona tutto, grazie anche alla colorazione. Chiude l’albo la solita storia strappalacrime sul cattivo di turno (Incantatrice), e il preludio alla miniserie JL vs. Suicide Squad, che non leggerò e quindi stiamo a posto così.

NECRON #2
di Magnus e Ilaria Volpe (Editoriale Cosmo, 2017)
L’horror erotico (e comico) di Magnus prosegue con due nuovi episodi che affinano ulteriormente l’interazione tra i tre generi. Tra robot infoiati e lesbo-aracnidi siamo nei territori del b-movie più puro, che Magnus arricchisce con la cattiveria sopra le righe di Frieda Boher, crudelissima e perversa nelle sue macchinazioni. La regia di Magnus è praticamente perfetta, con la sua griglia a due vignette che insieme al tratto spesso e a scenografie con pochi particolari, restituisce un senso di perfetta essenzialità. 

PARKER #1 – Il cacciatore
di Darwyn Cooke (Editoriale Cosmo, 2017)
Se c’è una lezione che Darwyn Cooke ha imparato da Will Eisner (maestro che non ha mai smesso di omaggiare e studiare) è la capacità di far ricadere le ombre su volti e corpi, con quel doppio intento che è in primis drammaturgico ma anche e soprattutto psicologico. In questo primo episodio di Parker, che trasuda The Spirit da tutti i pori, Cooke costruisce un noir atipico fatto contemporaneamente di lunghe sequenze mute (o quasi) e lunghe sequenze narrate dalla voce fuori campo, creando una strana architettura il cui unico punto di appoggio è il carisma del personaggio (nemmeno la missione che deve compiere). 

ALIENS #1-4
di aa.vv. – Traduzione di Andrea Toscani  (SaldaPress, 2017)
Alien
era un b-movie così asciutto e preciso da essere riconosciuto quasi istantaneamente come il grande film che è. Prometheus e Alien: covenant partono invece col voler essere grandi film sul senso della vita, ma la loro ambizione si infrange contro una scrittura così cattiva da renderli quel tipo di b-movie che si sentono in colpa per il loro essere film di genere e cercano di nobilitarsi con due o tre pipponi filosofici che servono a poco o nulla. Aliens: defiance, miniserie di Brian Wood, sta a metà tra i due opposti, dando grande attenzione alla parte horror e action, che condisce con quel tanto di speculazione filosofica che le serve per tenere in piedi il rapporto tra i due protagonisti, una marines con problemi di salute e un sintetico che vorrebbe diventare uomo. Anche se non originalissimo (soprattutto il finale del terzo albo), l’intreccio per ora regge bene proprio grazie al rapporto tra i due, stiamo a vedere come Wood intenderà giocare le proprie carte. Fortunatamente Brian Wood non perde troppo tempo dietro al falso mistero che chiude il terzo albo e nel quarto ci piazza subito un bel parto cesareo (che ricorda quello di Prometheus) che si trasforma in una lunga sequenza muta davvero buona. Si sta molto in silenzio anche nel numero successivo grazie a un bell’agguato spaziale, peccato per i flashback di Zula Hendricks che trovo sempre abbastanza scontati e noiosi.

ALACK SINNER – L’età del disincanto #2
di Carlos Sampayo e José Munoz (Editoriale Cosmo, 2017)
Il finale di Alack Sinner scava sotto ai piedi del personaggio, toglie terra da sotto quel macigno di ideali manifesti e sentimenti nascosti creato da Munoz e Sampayo. È un finale tremendo, orrorifico, in cui Sinner viene del tutto privato della parola e della possibilità di dare una morale alla propria storia, semplicemente perché da essere umano non può farlo. A farlo sono due burocrati che decidono le sorti del mondo, che sbeffeggiano un Alack Sinner pacificato intento a giocare con il nipotino. Se le parole mettono paura, è il disegno a ridare la libertà al personaggio, con una vignetta finale commuovente in cui le rughe ispessite e profonde di Alack Sinner sembrano cullare come onde del mare il volto del bambino che il detective stringe a sé con inedita e innocente dolcezza. 

COCCOBILL E IL MEGLIO DI JACOVITTI #1
di Benito Jacovitti (Hachette, 2017)
Come per molti, con Jacovitti è stato amore a prima vista sin da quando cominciai a leggerlo sulle pagine de Il Giornalino per poi recuperarlo qua e là tra i vecchi numeri del Corriere dei Piccoli e del Diario Vitt dei miei genitori, fortunatamente conservati dai nonni disposofobici. Questa nuova raccolta di Hachette è l’occasione giusta per rinfrescare i ricordi di un innamoramento di cui conservo molte sensazioni e poche memorie. I colpi al cuore li sento ancora tutti, a partire da quei dialoghi ricchissimi di parole strane e quindi divertenti, un lessico evocativo che da bambino mi pareva l’incrocio tra i film di John Wayne e il giocatori di briscola al circolo del paese. Ci sono poi le migliori onomatopee che il fumetto abbia mai visto, gli SVOOONZ, gli SFLOMPT, gli SDÀK, suoni non omologati che stanno proprio alla base di quella ricercatezza lessicale (e musicale) che contraddistingue il lavoro di Jacovitti. 

FRANK
di Jim Woodring (Freeboks, 2005)
Jim Woodring racconta il senso delle cose senza senso, costruisce una narrazione surreale governata da oggetti alchemici, varchi dimensionali e finali che ci riportano allo status quo, e la fa attraversare da personaggi percorsi dagli umani sentimenti e dalle umane tentazioni. Semplice dire che sono avventure senza significato, divagazioni grafiche di un Topolino sotto acidi: il Frank di Woodring è una raccolta di fiabe cupe e stravaganti sul desiderio, l’ambizione, la curiosità. Basta seguire il flusso delle immagini che l’autore gestisce con una regia che predilige i personaggi a figura intera e le ampie panoramiche, per scoprire quale strambo insegnamento abbiamo appreso da quell’essere antropomorfo generico che è Frank.

TEX #682
di Mauro Boselli e Alessandro Piccinelli (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Per Tex Willer questa è una stagione di ricordi. Dopo il Texone, Boselli fa sedere nuovamente attorno al fuoco il nostro eroe e i suoi pard per un lungo flashback che ci porterà nuovamente negli anni della sua giovinezza. Rispetto a Il magnifico fuorilegge qui Tex non è uno scavezzacollo sprovveduto, quanto un uomo distrutto dalla recente perdita di Lylith e un padre insicuro che medita la fuga. Boselli approfondisce la psicologia del personaggio con delle veloci pennellate che nasconde abilmente in una storia di assedio e vendetta che stranamente mette in risalto le gesta dell’intrepida Lupe invece che quelle di Tex. Ai disegni Piccinelli fa un lavoro classico e solido, dando il suo meglio nell’intensa sequenza finale, la cui portata emotiva viene però smorzata da un brusco ritorno al presente.

REVIVAL Vol. 5 – In acque oscure
di Tim Seeley e Mike Norton – Traduzione di Marilisa Pollastro (SaldaPress, 2017)
Ho un problema con le serie a fumetti (e non): non mi piacciono quando perdono tempo, quando allungando il brodo, quando aggiungono personaggi e sotto trame da soap, procrastinando l’arrivo del finale e perdendo di vista tema e storia. Revival è però una felice eccezione e Tim Seeley è uno scrittore attento, capace di dosare col contagocce gli elementi e i misteri della storia principale (in questo numero però cominceremo a scoprire qualcosa di importante) senza però mai darci l’impressione di farlo per nascondere la mancanza di idee. Certo, Seeley usa tutti i trucchetti che poco sopporto (in primis gli elementi da soap), ma lo fa sempre rimanendo attaccato alle tematiche del suo fumetto e allargandone spesso l’orizzonte. Anche gli aspetti più umoristici non vengono mai banalizzati, basta prendere a esempio il gruppo di risorti cristiani che fino a questo numero hanno rappresentato una parentesi a volte divertente e a volte folle nella storia, e invece assumono qui un improvviso spessore drammatico che ci mette ancora una volta davanti a importanti questioni morali. In quello stesso capitolo Mike Norton abbandona il suo tratto patinato per uno stile più ruvido ed espressivo ai limiti del cartoonesco, con risultati molto più interessanti rispetto a quelli visti finora. Speriamo che la svolta grafica venga sviluppata anche nei prossimi numeri. 

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Gigahorse #18 | Luglio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #2-3
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Il rebirth di Harley Quinn comincia con un attacco alieno che trasforma gli abitanti di Coney Island in morti viventi. Nelle mani di Palmiotti e della Conner questa invasione di zombie si trasforma in una commedia degli equivoci violenta e quasi romantica. A conti fatti la storia è un po’ quella che è, ma perlomeno dà la possibilità a Chad Hardin e John Timms di sfogarsi con tavole spettacolari e ricche di azione.
La Suicide Squad di Williams e Lee parte col piede giusto, anzitutto dal punto di vista grafico. Depurato dalla colorazione digitale degli inizi e della sovraesposizione (più del suo stile che della sua persona) di inizio duemila, Jim Lee dimostra di avere ancora qualcosa da dire e da insegnare, a partire da tavole realmente dinamiche e da una narrazione compatta capace di dare il giusto spazio a ogni membro del gruppo. La storia parte da premesse interessanti, vediamo un po’ dove andrà a finire, anche se il problema rimane Rob Williams che fatica ancora a far convivere le voci di tutti i personaggi e tirarne fuori un’unica anima.
Chiudono i due spillati un breve one shot dedicato a Captain Boomerang e uno a Katana. Tanto inutili quanto brevi: se mi devo sorbire in ogni spillato la storiella del passato di ogni membro della Suicide Squad per farmi capire che è un balordo ma ha anche un cuore grande così, ecco ne faccio volentieri a meno.

AMERICAN MONSTER Vol. 1 – Dolce casa
di Brian Azzarello e Juan Doe – Traduzione di Stefano Formiconi (Saldapress, 2017)
La mia ragazza si compra un sacco di albi originali che accumula e rimane indietro con le letture. Albi che io vorrei leggere ma siccome sono un uomo d’onore, non leggerei mai per primo un libro pagato da qualcun altro. E così un sacco di roba figa che potrei recensire per ricavarne milioni, giace sugli scaffali e nelle scatole. A luglio mi sono trasferito da lei per un paio di settimane e con la scusa del tetto in comune, quei fumetti sono diventati anche miei. Ho cominciato con i primi cinque numeri di American Monster, nuova serie di Azzarello edita da Aftershock. Nel frattempo è uscita anche in Italia, l’ho letto in italiano e il caso vuole che abbia pure scritto una recensione per Fumettologica. Eccola qui.

CRY ME A RIVER
di Alice Socal (Coconino Press, 2017)
Giunto alla terza rilettura, oramai Cry me a river di Alice Socal ha smesso di essere un fumetto ed è diventata un’infiltrazione. Farsi inzuppare dalle lacrime della protagonista e dalla narrazione liquida della Socal è d’altronde l’unica strada percorribile per apprezzare questo graphic novel all’apparenza smilzo e minimale ma che rivela grande profondità e ambizione negli intenti. Dopo Sandro, Alice Socal prende una situazione resa banale da anni di sfruttamento al cinema e in letteratura e cerca di darle nuova vita attraverso un approccio inconsueto e rischioso, fatto di simboli, suggestioni e allucinazioni, cercando nuovi sentieri. Leggete la recensione così capite pure quali sono.

BIRDS OF PREY Vol. 1
di aa.vv. (Dc Comics, 2016)
Il primo volume della riproposta in ordine cronologica del primo ciclo delle Birds of Prey, non è altro che una raccolta delle storie precedenti alla formazione del gruppo. Per ora a collaborare sono solo Black Canary e Oracle: la prima è un agente segreto, la seconda gestisce le sue missioni dopo aver dovuto appendere al chiodo il costume di Batgirl dopo quella sventura di cui tutti siete a conoscenza (e che popola ancora i suoi incubi). A patto di chiudere gli occhi davanti alla colorazione e alle volte anche ai disegni, queste storie pre-Birds of Prey sono piacevoli ben congegnate (basti vedere la scena di apertura del volume, a metà tra Refn e Bret Easton Ellis), e lasciano già intravvedere i rapporti e i legami che faranno da filo conduttore a tutta la lunga run gestita da Chuck Dixon. 

THE STEAM MAN #1-5
di Joe R. Lansdale, Mark Alan Miller e Piotr Kowalski  (Dark Horse Comics, 2016)
“Benvenuti nel West. Qua fuori è freddo come la tetta di una strega. Liberi di non crederci, ma è perfino gradevole”. C’è poco da fare: bastano due righe e Lansdale mi fotte sempre. Anche quando la qualità della sua scrittura non è sempre al massimo, anche quando scrive fumetti. The Steam Man (il soggetto è del Vecchio Joe, la sceneggiatura di Mark Alan Miller) è un weird western steampunk, con protagonista la ciurma che fa muovere e combattere Steam Man, un robottone di ferro e vapore costruito a fine ‘800 per arginare un’invasione aliena, e ora impiegato per scovare l’entità che pare aver dato il via a tutto.
Il primo numero mette tutte le carte in tavola ma convince soprattutto per le interazioni tra i membri dell’equipaggio e le colorite metafore partorite da Lansdale (che se avete letto qualcosa di suo, saprete sicuramente quanto aggiungono alla narrazione). Piotr Kowalski pare invece il disegnatore perfetto per la miniserie, capace di rendere l’imponenza e la legnosità dei movimenti del robot restituendoci comunque l’eroismo e l’epicità delle sue imprese. Si prosegue con un secondo numero decisamente sottotono, tutto dedicato al villain, il Dark Rider. All’inizio la cosa dei viaggi del tempo pareva interessante, poi però viene fatta sprofondare nella banalità della solita storia d’amore finita male male male che ha così dato origine alla malvagità del cattivone. Una digressione che forse arriva anche troppo presto sulla tabella di marcia, visto che abbiamo appena cominciato a conoscere i protagonisti e la loro missione. Il terzo e quarto numero confermano i toni lenti della miniserie: pensavo di lamentarmi della lentezza della narrazione e poi mi sono accorto che ad andare piano è sì la narrazione, ma soprattutto il robottone protagonista, che nel giro di tre numeri avrà percorso poche centinaia di chilometri nella foresta. La sceneggiatura di Mark Alan Miller segue la pesante camminata di un gigante di ferro alimentato da una caldaia a vapore e a ogni passo ce ne restituisce l’imponenza. Anche Kowalski tiene ben presente la cosa e infatti il combattimento che chiude il numero è ben coreografato in modo da evidenziare sì la forza e la stazza letale, ma anche la goffaggine e la lentezza del mostro meccanico. L’ultimo numero di The Steam Man si apre con una lunga scena di tortura, un uomo che cerca di liberarsi dopo essere stato crocifisso a testa in giù e un cattivo che dice cose cattive. Cosa volere di più? Forse un finale più soddisfacente sarebbe stato meglio. Mi spiego: il quinto numero è forse il migliore della miniserie, folle e cupo anche in un finale che fa di tutto per vestirsi da lieto fine. Il problema è tutto pare accelerato nelle ultime pagine, con un villain interessante liquidato con poche righe di dialogo che a volte suonano anche un poco ridicole nella loro funzione redentrice.
Insomma, The Steam Man è una discreta miniserie d’avventura che spesso va perde il focus di ciò che vuole raccontare. Peccato.

PROMETHEA Vol. 2
di Alan Moore e J.H. Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Il cammino verso Dio di Promethea è una Divina Commedia misterica e divulgativa, con Alan Moore che spiegandoci l’immateria ci racconta l’uomo e lo straordinario potere delle sue idee, delle sue parole e delle sue emozioni. È così che con la lettura di Promethea ci si sente pervasi da una naturale felicità, un ottimismo puro e assoluto nei confronti della vita che riesce a rimetterci nel posto giusto dell’Universo e della nostra mente (come se ci fosse una reale differenza) raccontandoci il percorso per raggiungerne i confini. Commuovente, anche solo per come riesce ad allargare i nostri piccoli orizzonti.

IS THIS TOMORROW
di aa.vv. (Canton Street Press, 2015)
Immaginate di essere americani negli anni Cinquanta. Orgogliosamente americani, come se fosse possibile non esserlo quando vivi nella migliore nazione del mondo. Quella con le auto più belle, le televisioni più belle, le dive più belle, le famiglie più belle, la bandiera più bella. Pensate alla cosa peggiore, quella che può togliervi di punto in bianco ogni tipo di felicità e di libertà. Pensate per esempio al comunismo.
Is this tomorrow è un fumetto di propaganda anti-sovietica del 1947, una di quelle cose che lette oggi fa un sacco ridere per i toni esagerati, gli allarmismi e tutto che va a rotoli a una velocità impressionante (dagli scioperi pilotati ai campi di concentramento in meno di un anno). Dietro l’iniziale ironia fa però capolino il terrore di pensare a una nazione che indica un nemico e mette in moto una macchina per farlo diventare lo spauracchio dei suoi abitanti, sino a estirparlo del tutto dal suo suolo. Prima divertente, poi terrificante.

TERMINARCH
di Jordan Hart e Terry Huddleston (OSSM Comics, 2016)
Terminarch
parte con un concept interessante: quando gli androidi si accorgono di essere bravi in tutto tranne nella creatività, decidono di prendere il comando e ammazzare il 95% degli esseri umani, ovvero la percentuale di umani non-artisti calcolata da un apposito logaritmo. Il restante 5% è invece confinato in un luogo protetto dove può creare con tutta la libertà e gli agi necessari. Martin Allerton è invece un’anomalia, l’ultimo uomo non-artista sulla faccia della Terra a causa di un obbligato isolamento che l’ha tenuto lontano dalla società per trent’anni.
Dicevo, il concept è interessante ma merita più di questa cinquantina di pagine per essere sviluppato. Il volume si regge bene sulle sue gambe ma resta comunque la voglia la voglia a fine lettura di leggere un finale più soddisfacente o vedere altre vicende legate a questo universo. Spero che Jordan Hart riesca a trovare le condizioni per sviluppare al meglio questa sua idea, magari con al fianco un narratore più esperto di Terry Huddleston che nelle sequenze di dialogo spesso mostra tutti i suoi limiti.

SPACE RIDERS – Volumen uno
di Alexis Zirrit e Fabian Rangel Jr (Black Mask, 2017)
La sensazione che si può avere dopo aver sfogliato per la prima volta Space riders, è quella di un fumetto volutamente trash e citazionista, forse persino hipster nel suo voler replicare ingialliture, macchie e piegatura della carta. A leggerlo invece si cambia idea quasi subito, merito inizialmente del lavoro di Zirrit ai disegni, capace di smarcarsi dai suoi modelli (il Kirby più psichedelico in primis) per proporci una narrazione folle fatta di colori accesi, volti deformati, simulazione di difetti tipografici e strane creature. Il tutto è retto bene dalla sceneggiatura di Fabian Rangel Jr., una storia di avventura classica con un protagonista spaccone che non si può non invidiare.

DEADPOOL #20-21
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Miracolo: un numero di Deadpool che non mi porta al suicidio causa sconforto. Non che ci siano cose eccezionali, ma perlomeno c’è più impegno del solito, a partire dalla noiosissima Spider-Man/Deadpool, l’unico team-up che se ne frega del legame tra i due protagonisti e mette in scena esclusivamente il loro narcisismo. A questo giro Duggan si è inventato il ritrovamento di una storia del 1968, mai pubblicata a causa dei temi troppo caldi, e la trovata post-moderna funziona. La storia è divertente e Koblish con questo stile vintage fa rimpiangere i suoi disegni di sempre.
Ricominciano dal numero 1 anche i Mercenari per soldi scritti da Cullen Bunn, e a questo giro la storia pare perlomeno interessante. Sai mai che dopo un anno e passa riescono anche a capire come far funzionare questo team abbastanza insulso.
Questa settimana ho riletto le ultime cose che ho scritto su questa testata giusto per fare il punto della situazione. Ora io mi chiedo: quanto cazzo deve fare schifo Deadpool per farmi dire che una cosa come Gwenpool è carina? Ma io mi rincoglionisco e voi non dite niente? Ok, ok, i disegni sono sopra la media rispetto a quelli di Deadpool e anche la regia è più briosa, però i risultati sono davvero anonimi, anche in un episodio tutto azione come quello contenuto qui.

ALACK SINNER – L’età del disincanto #1
di Carlos Sampayo e José Munoz (Editoriale Cosmo, 2017)
Alack Sinner si fa meno noir e si mette a raccontare la vita e le botte del protagonista e di quel mondo che spesso lo mette in secondo piano. Anche il tratto di Munoz si adatta alle atmosfere e se rimane pressoché invariato rispetto al passato quando deve raccontare in Nicaragua il grottesco e doloroso teatrino politico del Sud America, si fa più vicino alla linea chiara quando si mette a seguire le storie personali di Sinner. Tra vita reale e momenti onirici, la sceneggiatura di Sampayo si muove sempre su un dolente intimismo che sfocia in una libertà selvatica e sofferta. Il giusto prezzo da pagare.

DIARIO DI UN FANTASMA
di Nicolas De Crécy – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2017)
Attorno alla realizzazione di due carnet de voyage (uno ambientato in Giappone e l’altro in Brasile), Nicolas De Crécy costruisce due storie che sono il pretesto per riflettere sul suo lavoro e sul ruolo dell’artista. Diario di un fantasma è forse troppo verboso e risente troppo di uno squilibrio tra una prima parte affascinante e piena di idee originali e una seconda che invece si perde dietro i pensieri (non sempre interessanti) dell’autore pur mantenendo un livello grafico che riesce comunque a salvare la situazione. Il risultato è un fumetto poco convenzionale e volutamente fuori fuoco, in cui De Crécy riversa pensieri, impressioni e critiche verso sé stesso. Si merita più di una lettura, giusto per farsi scappare nulla ed entrare meglio nei pensieri dell’autore. Io sono ancora fermo alla prima, ci si risente più avanti con una recensione più approfondita.

NECRON #1
di Magnus e Ilaria Volpe (Editoriale Cosmo, 2017)
Non so cosa cazzo salti in testa alla gente. Sono settimane che leggo recensioni e commenti che dicono: “Bello Necron, Magnus va oltre lo splatter”. Oppure: “Necron mica è un fumetto erotico”. Io non vi capisco. Necron è un fumetto splatter, Necron è un fumetto erotico, ed è bello per questo motivo. Magnus non trascende né l’horror né tantomeno l’erotismo. Semmai ci sguazza in mezzo per creare una storia che è anch’essa un mostro di Frankenstein fatto cucendo assieme generi, influenze letterarie e suggestioni diversissime tra loro. Ci troviamo quindi davanti una storia che è al contempo una commedia, un porno e un horror e che riesce a farci inorridire, eccitare e sorridere facendoci sentire ridicoli dinnanzi a queste emozioni incongruenti. È questa sensazione di sentirsi coinvolti nella storia sempre per il motivo sbagliato che rende Necron davvero imprescindibile.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #3 – Fermate l’Uomo Sabbia
di aa.vv. – Traduzione di aa.vv. (RCS, 2009)
Volume antologico con il meglio delle storie dedicate all’Uomo Sabbia. Niente di davvero notevole in termini di scrittura (la metà Delle storie finiscono con l’Uomo Sabbia risucchiato da un qualche tipo di aspirapolvere) mentre l’unica cosa che mi ha davvero colpito nei disegni è il lavoro di Steve Ditko sul volto di Flint Marko, che il disegnatore caratterizza con un tratteggio fitto rendendone i lineamenti quasi provvisori, come se fossero soggetti a piccole frane o a uno sbriciolamento continuo. Rimane la curiosità di leggere la run in cui si trasforma nell’Uomo Fango a seguito dell’unione forzata con l’Uomo Acqua. Lo spunto iniziale va oltre la più normale stupidità, ma da quel che ho letto negli editoriali parrebbe avere qualche spunto interessante. C’è qualcuno di voi che l’ha letto per confermarmi o meno queste impressioni?

VIVONO IN ME
di Jesse Jacobs – Traduzione di Valerio Stivè (Hollow Press, 2017)
Il topos della casa stregata è per Jesse Jacobs un doppio binario su cui inscenare parallelamente il deteriorarsi della vita coniugale e la vendetta della natura nei confronti dell’uomo. Jacobs gioca ancora con lo spazio e con il tempo, deformandoli a proprio piacere sino a trasformarli entrambi in un trappola mortale. Vivono in me è un horror atipico ma puro, spesso inquietante in cui le consuete parentesi geometriche di Jacobs si fanno ancora più sintetiche del solito, sino a trasformarsi in terrificanti geroglifici che sembrano la scheda di programmazione Delle nostre vite. L’autore si trova a suo agio nel formato breve e riesce così a realizzare una storia fulminante e letale. Qui ve ne parlo meglio.

THEY’RE NOT LIKE US Vol. 2 – Noi contro voi
di Eric Stephenson e Simon Gane (saldaPress, 2017)
Qualche settimana fa Gnomo Speleologo ha scritto una recensione in due parole del primo volume di They’re not like us: “Brutto + Poser”. Non riesco a dargli torto, sebbene la serie di Stephenson mi stia persino piaciucchiando. Ammetto che l’unico punto di vero interesse del fumetto è capire come l’autore pensa di gestire la marea di personaggi stronzi e distanti che mette in campo senza provare a dar loro un po’ di carisma, come a voler sfidare la nostra pazienza. E infatti il problema è che raramente si viene ricompensati, soprattutto in questo secondo volume che si affolla di personaggi (stronzi) e gruppetti, ma sostanzialmente non porta avanti la storia di un millimetro. Non so dove Stephenson voglia andare a parare e tutto sommato la cosa mi incuriosisce. Porterò pazienza ancora per un poco.

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Gigahorse #17 | Giugno 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

MERCURIO LOI #1 – Roma dei pazzi
di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Non mi capita molto spesso di essere entusiasta per un albo Bonelli quindi per me questo primo numero della serie di Mercurio Loi è un piccolo evento. Cominciamo col dire che la sceneggiatura di Bilotta tratta sempre il suo lettore con intelligenza, evitando tutti quegli accorgimenti e facilitazioni per andare incontro al lettore che col tempo hanno logorato parte della produzione bonelliana. Mercurio Loi comincia invece nel bel mezzo dell’azione, non presenta i suoi personaggi in maniera classica ma lo fa attraverso azioni e dialoghi, costruisce dinamiche interessanti tra di loro, l’ambientazione è perfetta e soprattutto non ti dà mai la sensazione che la storia sia partita dal numero uno: un sacco di cose sono già successe, la nemesi di Mercurio Loi ne ha già combinate a bizzeffe e i rapporti tra i personaggi sono tutti pre-esistenti al numero 1. La sensazione che ho avuto è quella di quando ho cominciato a leggere Batman (ma potrebbe essere qualsiasi comics): buttarmi in mezzo a un oceano infinito di storie, varianti e personaggi che esistevano precedentemente al mio ingresso in quel mondo e che gli autori davano per scontato conoscessi (anche solo per sentito dire). L’unica differenza è che queste storie in Mercurio Loi non sono state ancora raccontate. E quando vengono elencate le malefatte del villain, vi giuro che mi sono gasato al solo pensiero di così tanto passato esplorabile. Oppure no. Sarei contento lo stesso.

DYLAN DOG #369 – Graphic horror novel
di Ratigher, Paolo Bacilieri, Giuseppe Montanari ed Ernesto Grassani (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Ratigher porta su Dylan Dog la sua classica frammentazione del racconto, da una parte rendendola meno drastica rispetto ai suoi fumetti, dall’altra donandole un aspetto meta-narrativo potente e non scontato (regala anche qualche piacevole sorpresa) che riporta alla mente il lavoro di Sclavi.
La sceneggiatura di Ratigher vive soprattutto della felice intuizione che il passato del protagonista sia il fumetto da lui appena concluso e che, riflettendo la perdita del potere che gli donava il talento, quel fumetto sia mediocre e impreciso. E le cose vanno proprio così: la parte disegnata da Montanari e Grassani è una storiella di felice e ricercata mediocrità, che specchiandosi però nella parte disegnata da un Bacilieri in grandissima forma, trova un senso è un compimento che vanno oltre il valore effettivo di racconto a sé stante. Ratigher dà il massimo per costruire una storia banale, la cura nei minimi dettagli e si diverte come un matto a detonare ogni battuta di Groucho, mettendo addirittura in scena una gag patetica e tanto lunga da risultare deliziosamente fastidiosa.
L’albo regala poi momenti visivi di assoluto valore (le piastrelle del cesso che diventano la gabbia bonelliana è forse l’immagine più potente letta quest’anno in un fumetto italiano) e un finale metafisico da groppo in gola. Forse avrei preferito una maggiore alternanza tra le due linee narrative, ma sono minuzie. Graphic Horror Novel non è solo un bell’albo di Dylan Dog, è un bel fumetto. 

CINEMA PURGATORIO #1
di aa.vv. – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2017)
CINEMA PURGATORIO di Alan Moore e Kevin O’Neill

Godo quando si vede che Alan Moore si diverte a scrivere una cosa, e in questo caso sembra essersi divertito un botto. Ironia a mille, angoscia a mille: pare un episodio di Ai confini della realtà scritto da Moore (il mio preferito: quello dei due romani).
CODICE PRU di Garth Ennis e Raúlo Cáceres
L’idea non mi fa impazzire ma mi piace questa atmosfera da sit-com splatter. Non ho idea di come possa evolversi quindi sono molto curioso. Caceres fa una roba super anni ’70 e la fa bene.
MOD di Kieron Gillen e Ignacio Calero Carina questa versione iperreale dei Pokemon, però l’ambientazione post-apocalittica mi annoia. Nonostante tutto la storia potrebbe avere interessanti sviluppi.
UNA PIÙ PERFETTA UNIONE di Max Brooks e Michael DiPascale
Noiosissima. Pare una versione meno affascinante di Manifest Destiny. Poco affascinanti i disegni di DiPascale, ulteriormente peggiorati dalla stampa in scala di grigi.
L’IMMENSO di Christos Gage e Gabriel Andrade
Anche qui ambientazioni e idee per me un po’ noiosette. I disegni salvano ogni tanto la situazione ma non bastano.

MANIFEST DESTINY #4 – Sasquatch
di Chris Dingess e Matthew Roberts – Traduzione di Stefano Manchetti (saldaPress, 2017)
Cosa bisogna fare per convincervi a leggere Manifest Destiny? Attualmente è forse la migliore serie d’avventura a fumetti, e gran parte del merito va a Chris Dingess e alla sua scrittura. Dingess allarga i misteri della parte fantastorica (ma lentamente si avvicina alla loro soluzione) e nel frattempo sfrutta la presenza dei mostri per raccontare la vita del gruppo. In questo quarto TP poi porta avanti una narrazione su due linee temporali diverse, raccontandoci la storia della spedizione precedente a quella di Lewis e Clark. Matthew Roberts perfetto come sempre nel descrivere le emozioni amplificate dei membri della spedizione, e truculento quando deve disegnare i mostri, trova qui la possibilità di unire le due anime del suo disegno.

INQUIETUDINE
di Noah Van Sciver – Traduzione di Stefano Sacchitella (Coconino Press, 2017)
Se volete cominciare a leggere qualcosa di Noah Van Scrivere, Inquietudine è il volume che fa per voi. Saint Cole e Fante Bukowski (entrambi editi da Coconino) erano forse troppo diversi e ognuno strano a modo suo per poter dare l’idea delle capacità e dell’eclettismo di Van Sciver. Inquietudine ci riesce benissimo, fosse anche solo il materiale variegato che raccoglie: biografie di patrioti, momento di vita minimalisti, punk contro lucertole, favole rivisitate, giustizieri della notte e storie semplici semplici che sarebbero potute accadere anche a noi. La cosa strana però è che tutto sembra fare parte dello stesso discorso. Ma per sapere di cosa sto parlando vi tocca leggere la mia recensione per Fumettologica.

MARCH – Libro primo
di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell – Traduzione di G. Zucca (Mondadori Oscar Ink, 2017)
March
è ben documentato, preciso e ricco di dettagli come una voce di Wikipedia scritta dal diretto interessato. Se non bastasse offre più o meno la medesima capacità di coinvolgimento per colpa di una narrazione fiacca e senza un vero punto di vista sulla storia, aggravata ulteriormente da un patetismo d’accatto. Dopo tutte le recensioni entusiaste lette in giro pensavo a qualcosa di meglio, ma è chiaro che si sia valutata la storia personale di Lewis e non come questa storia ci viene raccontata. Un premio però se lo merita: miglior agiografia dell’anno. 

ALIENS – 30° anniversario
di Mark Verheiden e Mark A. Nelson – Traduzione di Giorgio Saccani (saldaPress, 2017)
Sulla scia dell’Aliens di Cameron (di cui è un sequel diretto) il fumetto di Verheiden e Nelson è più una storia d’azione che un film horror. Poco male: la cosa funziona anche grazie ad ambientazioni suggestive (tutte le claustrofobiche sequenze ospedaliere) e agli ottimi disegni di Nelson, che danno il loro meglio nelle parentesi puramente horror. Purtroppo la storia soffre degli stessi problemi della recente trilogia prequel guidata da Ridley Scott: nel momento in cui deve cercare una spiegazione sull’origine degli alieni ci si ritrova con situazioni poco convincenti, qui aggravate ulteriormente dal character design delle creature che non vi dico niente se spoiler, che non ha retto il tempo che passa e rende il tutto involontariamente ridicolo.

MALLOY: GABELLIERE SPAZIALE
di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini Comics – 9L, 2017)
Comincio subito col togliervi il dubbio: Malloy è meno preciso di Anubi ma ha il triplo delle ambizioni (e molte vanno a segno). A partire da una struttura azzardata con una prima parte da infarto per come inanella fatti, personaggi e viaggi uno dietro l’altro, senza possibilità di riprendere mai il fiato, e una seconda parte che è un lunghissimo e potente dialogo sull’umanità. Se nella prima parte avventurosa e spericolata i due autori dimostrano di saperci fare con il genere (a cui aggiungono la consueta vena nichilista e ironica), è nella seconda parte che dimostrano in realtà di aver raggiunto una maturità lontana da strade già tracciate. La scrittura di Taddei si fa qui profonda, spaventosa e vibrante, mentre la regia di Angelini regge il tutto con un ritmo perfetto e calibratissimo. Lo so, ci sono altre mille cose da dire su Malloy, ma per quelle dovrete aspettare la recensione.

FUNGHI DI YUGGOTH E ALTRE COLTURE
di Alan Moore e aa.vv. – Traduzione di Elena Cecchini (Panini Comics, 2017)
Volume per super-completisti dell’opera di Moore, visto che la maggior parte dei fumetti qui raccolti sono tratti da suoi soggetti mentre lascia firmare le sceneggiature da Antony Johnston. Il volume rimane comunque un’interessante ricostruzione del legame tra Moore e Lovecraft e del tentativo del bardo di Northampton di raccontare l’orrore cosmico (e in questo senso Funghi di Yuggoth è un’appendice perfetta a Providence perché traccia le tappe di una ricerca continua e approfondita da parte di Moore). Ottime anche le interviste e i saggi. Tolto l’interesse storico però, i fumetti contenuti in Funghi di Yuggoth non sono poi granché: se nella prima parte del volume salta fuori qualcosa di interessante, Le creature di Yuggoth e relativi sequel si rivelano essere deludenti sotto ogni punto di vista.

MISDIRECTION
di Lucia Biagi (Eris Edizioni, 2017)
Il secondo graphic novel di Lucia Biagi ci indica continuamente di guardare da un’altra parte, come se la verità non possa mai essere quella cruda semplice che abbiamo sotto al naso. Succede così che quando i personaggi la scoprono (insieme a noi) si ritrovino spiazzati da essa e cercano quasi di modificarla forzatamente per giustificare le proprie reazioni ed evidenziare il loro “eroismo”. E non essendo un racconto di genere, Misdirection ridimensiona l’intenzione salvifica della protagonista colpendola nella sua visione morale della vita, in un finale spiazzante per come aggiusta con consapevolezza tutte le esagerazioni della vicenda raccontata, facendola diventare un racconto sulla scoperta della libertà come forma individuale di scelta, svincolata dalle logiche sociali, amicali e sentimentali. Qui potete leggere la mia recensione.

DEADPOOL #19
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Di Deadpool mi stupisce sempre il fatto che è quasi sempre molto deludente dal punto di vista dell’azione. In questo numero per esempio c’è uno scontro tra lui e Pantera Nera gestito in maniera così goffa da essere noioso e imbarazzante, otto tavole di coreografie banali peggiorate ulteriormente da una regia stanca che pensava forse che le quattro battute del cazzo dette da Deadpool potessero salvare la sequenza. Di tutt’altra pasta è fatto invece Gwenpool, di cui nutrivo zero aspettative e invece si sta rivelando essere un personaggio interessante con una storia che comincia finalmente a entrare nel vivo. In questo numero però non tutto fila liscio, come per esempio l’incontro con Doctor Strange.

DAY OF THE FLYING HEAD #1
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2017)
Difficile giudicare da questo primo numero la direzione che potrebbe prendere la nuova serie di Shintaro Kago. Per ora sembra che a fianco delle consuete viscere (che questa volta abbandonano volontariamente i corpi) ci siano tematiche ambientaliste nuove per l’autore giapponese. Kago si conferma nuovamente a suo agio con un fumetto completamente muto e non si risparmia come narratore con un susseguirsi di eventi che rendono sorprendentemente ricche di eventi queste poche pagine. Attendo con curiosità i futuri sviluppi della storia.

LOVECRAFT E ALTRE STORIE
di Dino Battaglia (Nicola Pesce Editore, 2017)
Meno completa e quadrata della raccolta dedicata a Poe, questo Lovecraft e altre storie soffre purtroppo della sua natura di libro assemblato per tematica e non per un reale filo conduttore. Il risultato è altalenante nei toni del racconto, ma la qualità delle storie singole rimane indiscutibile. Sebbene gli adattamenti de Il Golem e del racconto di Stevenson siano davvero suggestivi, la perla della raccolta è rappresentata dall’omaggio a Lovecraft: la storia è semplice e prevedibile, ma la visione degli uomini pesce è intimamente perturbante e riesce a sconvolgerci. Un piccolo appunto all’introduzione di Angelo Nencetti: è inutile giustificare un titolo stupido e inutilmente catchy definendo 50 sfumature di grigio un “acclamato film noir odierno, ritenuto originale per la sua trama e per le sue inquadrature”. Mi piacerebbe proprio sapere chi ne ha parlato in questi termini. Detto questo, la prefazione pur partendo da idee interessanti si rivela inconsistente (e l’iconografia minuscola non aiuta alla comprensione).

RITORNO ALLA TERRA
di Manu Larcenet e Jean-Yves Ferri – Traduzione di Francesca Sala (Coconino Press, 2017)
Si sa, quando i francesi si danno all’autofiction non ce n’è per nessuno, persino nel momento in cui decidono anche di farci sopra dell’ironia. Non è da meno Manu Larcenet che con Ritorno alla terra firma (in coppia con lo sceneggiatore Jean-Yves Ferrì) una divertente striscia umoristica del passaggio da animale metropolitano ad abitante di un paesino di campagna. Il libro è divertente e si partecipa volentieri alle disavventure e paranoie del personaggio. Il problema in questo caso non è del libro ma tutto mio: queste sketch comedy non sono proprio il mio genere e non riesco a trovare molti punti di interesse né e ad appassionarmici fino in fondo. Quindi se siete amanti del genere leggete Ritorno alla terra senza paura perché avrete modo di ridere, commuovervi e ridere ancora. Se siete come me, saltatelo senza farvi troppi problemi.

HARLEY QUINN: AMORE FOLLE
di aa.vv. – Traduzione di Stefano Mozzi (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Invecchiando mi diverto molto a mettere insieme i pezzi che hanno composto il mio immaginario erotico. Immagino non sia una cosa che vi interessi molto, ma mi serve giusto per farvi capire che qui quando si tratta di donne disegnate da Bruce Timm non si capisce più niente. E rileggere Amore folle me l’ha riconfermato per l’ennesima volta. Colpa probabilmente delle ginocchia puntute che bilanciano i poderosi polpacci, delle tettine all’insù, di quegli sguardi di sbieco e quelle palpebre a metà. Conta sicuramente anche il fatto che siano donne dal carattere forte, molto più intelligenti, spiritose e furbe degli uomini che le circondano. Venendo alle storie vere e proprie, Amore folle non ha perso nemmeno un poco di smalto: è una storia di origini matta e coinvolgente, capace di passare da una sequenza slapstick a una melodrammatica con una naturalezza invidiabile. I fumetti brevi che chiudono il volume sono invece spesso vittime di disegni non all’altezza di quelli di Timm (nonostante i nomi coinvolti), ma le storie risultano sempre ben scritte e attente al divertimento così come all’introspezione dei personaggi.

LA BALLATA DI HALO JONES
di Alan Moore e Ian Gibson – Traduzione di Leonardo Rizzi (Editoriale Cosmo, 2017)
È complicato entrare in contatto con La ballata di Halo Jones in tempi brevi. Anzitutto perché Alan Moore non contestualizza il futuro distopico in cui è ambientato il fumetto, ma ce lo mostra come un dato di fatto, dando per scontati millenni di storia del Pianeta Terra. In realtà la scelta è affascinante e, passato lo shock iniziale, ci porta a dare per scontate molte cose e a trovare naturale il sistema sociale e il linguaggio figli di millenni di evoluzione. Con il racconto delle tre fughe di Halo Jones dall’ambiente che l’ha accolta a uno nuovo e inizialmente ostile, bisogna avere un poco di pazienza perché le cose iniziano a farsi interessanti solo col terzo capitolo, quando la protagonista diventa un soldato. Se nei primi due capitoli Moore ci aveva raccontato un mondo folle che ancora serbava qualche umana frivolezza, con il capitolo finale mette in piedi un folle teatro bellico, che si divide tra buone trovate narrative (i combattimenti con il tempo rallentato dalla gravità) e una critica ferocia alla guerra. Bene Gibson, che affina la precisione del suo tratto con l’avanzare del racconto e propone una regia controllata ma capace di dinamismo. Peccato solo per il formato ridotto che non rende giustizia al suo lavoro. A proposito, l’edizione Cosmo non mi ha convinto. Qua non ci si lamenta mai dei prezzi perché le cose fatte bene si pagano sempre volentieri, ma € 19.90 per duecento pagine in bianco e nero, con una brossura leggera, dei neri non sempre pieni e una carta che risulta ondulata (non si sa se per la legatura o per la straordinaria capacità della carta di assorbire tutta l’umidità del mondo) non mi sembrano soldi ben spesi.

TEX SPECIALE #32 – Il magnifico fuorilegge
di Mauro Boselli e Stefano Andreucci (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Il Texone è un appuntamento imprescindibile della mia estate, e quest’anno va di gran lusso con una sceneggiatura di Boselli che racchiude quasi tutti gli elementi narrativi del western. Il risultato è una storia ricchissima di eventi e personaggi che spezzettata sarebbe potuta diventare una miniserie annuale e nessuno se ne sarebbe lamentato, ma che in questo caso diventa un racconto quasi frenetico di un giovane Tex sprovveduto e braccato. A discapito di una copertina un poco moscia, Andreucci fa un ottimo lavoro sulla recitazione dei personaggi e convince soprattutto nelle sequenze d’azione che ha la capacità di rendere chiare senza rinunciare mai a una originale spettacolarità.

I BRIGANTI #2
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
Avete presente il suono che fanno gli occhi di un lettore di fumetti che esplodono nel momento in cui ci si accorge che l’edizione in lettura non rende onore al lavoro del disegnatore? Se non lo sapete, avreste dovuto essermi vicino quando, leggendo il secondo volume dell’edizione Cosmo de I briganti di Magnus, questa sensazione cresceva dentro me sino alla certezza che porta all’esplosione oculare. Guardare le bellissime tavole delle battaglie ridotte in formato bonellide mi ha fatto male: avrei voluto buttarmici dentro, guardare ogni dettaglio e invece mi sono dovuto accontentare di una visione d’insieme che non mi ha permesso di apprezzare pienamente il lavoro di Magnus. Del suo modo di sceneggiare invece mi ha affascinato la capacità di utilizzare con una semplicità fuori dal comune le ellissi narrative, tecnica che proprio nelle scene di battaglia trova il suo compimento, con il risultato di un montaggio molto cinematografico attento sia ai personaggi (di entrambe le fazioni) sia a ciò che accade sul campo di battaglia. Peccato anche per i due editoriali presenti nel volume, davvero poco interessanti e ripetitivi. Facciamo così, appena riesco mi recupero l’edizione Rizzoli Lizard e mi metto l’anima in pace.

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Gigahorse #16 | Maggio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

AFA 2017
Pare abbia letto pochissimo questo mese, e invece no. Se qui vedete meno fumetti del solito è perché nel mese di maggio ho fatto un giretto all’AFA e ho fatto il pieno di fumetti strambi e poco conosciuti. Ne ho parlato in questo articolo qui, che tra l’altro inaugura anche una rubrica – Zinedrome – a cadenza casuale su fumetti indipendenti, autoproduzioni e collettivi.

Da qui in avanti invece trovate il resto delle mie letture mensili.

THE SPIDER – La regina degli zombie
di David Liss e Colton Worley – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
Psicopatico, stalker, gravato da un pesante disturbo post- traumatico, violento: come potrete immaginare The Spider non è un eroe equilibrato, una sorta di Batman meno afflitto e con meno regole da gestire sotto la maschera (maschera peraltro bellissima, così come le pistole). David Liss scrive una nuova avventura di questo personaggio dei fumetti pulp degli anni ’30, costruendo una storia semplice ma efficace, che diverte soprattutto per i bruschi modi del protagonista ma rimane minata da alcuni difetti fastidiosi (un cattivo incolore con tanto di noioso flashback, una certa prevedibilità nelle svolte della trama). I disegni di Worley non sono proprio quel che cerco in un fumetto, ma riescono a creare una loro atmosfera anche grazie a una buona regia. Copertina di Alex Ross fatta col pilota automatico, ma per fortuna dentro al volume sono raccolte tutte le variant realizzate da Francesco Francavilla. Peccato per la qualità di stampa dell’edizione Cosmo, che purtroppo sui neri perde molti dettagli, cosa che in un fumetto ambientato tutto di notte ha il suo bel peso.

LE LACRIME DELLA BESTIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2017)
La visione morale di Yoshihiro Tatsumi emerge dai suoi personaggi, tutti fautori del loro destino, tutti falliti alla ricerca dell’unico riscatto a cui possono aspirare: la morte. Non possono incolpare il destino per i loro fallimenti, nemmeno qualche divinità, l’economia, la società o la Storia, nel Giappone di Yoshihiro Tatsumi le colpe sono sempre individuali e sempre incancellabili per quanto si cerchi di sfuggirgli o di nasconderle. Vengono così a galla le frustrazioni, i nervosismi, le paure, le perversioni, capaci di trasformare questi racconti quotidiani in un horror metropolitano in cui i protagonisti cercano di sfuggire al mostro che si portano dentro.

I BRIGANTI #1
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
I Briganti è un capolavoro di equilibrismo: Magnus costruisce un mondo in bilico tra la Cina del XV secolo e il futuro vintage di Flash Gordon, riuscendo a dargli una coerenza non solo visiva ma anche morale. I protagonisti sono cavalieri pulp, sostenuti da un credo di onore e dignità ma sveltissimi a menare le mani e squartare villain ambigui e doppiogiochisti. L’equilibrio di Magnus è stupefacente però quando la sua narrazione cambia di tono in maniera naturale, riuscendo a far convivere eroismo e umorismo come se fossero da sempre compagni di ventura.

NAMELESS – Senzanome
di Grant Morrison e Chris Burnham – Traduzione di Leonardo Rizzi (Saldapress, 2017)
Bel fumetto caciarone e tamarro di Grant Morrison, che l’autore cerca di nobilitare con tarocchi e cabala senza grossa fortuna. E menomale. Il risultato è una storia coinvolgente e spettacolare, che nasconde misteri e colpi di scena in una struttura intrigante che, anche dopo qualche rilettura, non smette di farsi apprezzare (merito anche di personaggi che non si svelano mai completamente). Lo sappiamo, Chris Burnham non è Frank Quitely e qui ogni tanto lo si sente (soprattutto nelle tavole con molti dettagli), ma la sua è una regia solida e dimostra in più di un’occasione di riuscire a dare corpo alle immagini partorite da Morrison. Nameless è una lettura divertente, non il miglior Morrison ma comunque una storia interessante capace di regalare più di un brivido.

PROMETHEA #1
di Alan Moore e J.H Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Della mia prima lettura di Promethea serbavo il ricordo di tutto l’apparato magico e misterico, di come Moore ce lo racconta in maniera accessibile (ma senza semplificarlo) rendendolo immediatamente non solo credibile ma reale in maniera assoluta. Avevo rimosso invece tutta la grandezza con cui Moore costruisce un racconto emozionante, ed è una cosa che con il bardo di Northampton mi accade spesso, chissà poi perché. JH Williams III tiene testa a Moore con un lavoro di storytelling mastodontico e ci fa capire che se sei un drago nemmeno la nefasta colorazione digitale di inizio millennio può rovinare il tuo lavoro.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #1
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Prende il via anche su Suicide Squad/Harley Quinn il Rebirth della DC. Per fortuna la Suicide Squad sembra avere un team degno di farla reggere in piedi: Rob Williams pare uno scrittore molto attento agli aspetti più intimi dei personaggi e già da questi due numeri si capisce che vuole imbastire un racconto emozionale, oltre le solite dosi di botte ed esplosioni che male non fanno. I disegni ancora non mi convincono, tolta l’Harley Quinn di Jim Lee che invece trovo molto bella. Chiude l’albo il primo numero della serie di Deathstroke. All’inizio la narrazione pare confusionaria e raffazzonata, poi però si scopre perché: non mi sono certo ribaltato dalla sedia ma la scelta mi ha stupito e ha tutto sommato migliorato una storia che mi stava infastidendo. Vedremo dove si andrà a parare, per ora i temi e la trama non mi attirano per niente (e figuriamoci i disegni).

SOLOMON KANE – I cavalieri della morte
di Scott Allie, Mario Guevara e Juan Ferreyra – Traduzione di G. Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Prima di questo fumetto la mia conoscenza del personaggio di Howard si limitava al film di qualche anno fa, mio guilty pleasure per quelle serate in cui ho voglia di vedere film con mostri e uomini muniti di spada. Il fumetto mi ha divertito come il film, non tanto per la trama che è parecchio scontata, quanto per le reazioni del protagonista, che con fare molto pratico e sbrigativo pensa solo ad affettare i mostri e non alle conseguenze che questi scontri hanno su cose e persone. Bella anche la storia che chiude il volume, un racconto marinaresco horror ed evocativo con disegni che convincono di più rispetto a quelli della storia principale.

HARLEY QUINN: IL LIBRO NERO #1
di Jimmy Palmiotti, Amanda Conner, John Timms e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Questo primo TP del Libro nero di Harley Quinn raccoglie tre team-up con Wonder Woman, Lanterna Verde (la migliore del lotto) e Zatanna. Tre storie divertenti il cui ritmo è azzoppato da didascalie in forma di diario sin troppo prolisso e con quel tono à la Deadpool che risulta fastidioso dopo la prima pagina. Ai disegni stiamo sul sicuro quando c’è la Conner, Timms come sempre fa i fuochi d’artificio, mentre il resto si dimentica con grande facilità.

DIVINITY II
di Matt Kindt, David Baron, Trevor Hairsine e Ryan Wynn – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Star Comics – Valiant Universe, 2017)
Divinity II racconta l’inaspettato ritorno sulla Terra del secondo cosmonauta venuto a contatto nello spazio con qualcosa di misterioso che l’ha profondamente cambiato. Solo che a differenza di Abram Adams (il protagonista della prima miniserie) Myshka crede ancora negli ideali comunisti ed è disposta a tutto pur di far tornare la Russia la grande nazione di un tempo. Sarà proprio compito di Abram cercare di farle capire che il mondo è cambiato e che i suoi poteri possono essere utili per cause migliori. Matt Kindt ha la capacità di farci entrare subito in contatto con personaggi nuovi, senza nasconderci mai la loro complessità. Così nonostante l’eroe dell’albo sia chiaramente Abram, è impossibile non stare dalla parte di Myshka. Si può rimproverare però a Kindt una scrittura troppo affrettata: alcuni passaggi sono un poco frettolosi così come alcune soluzioni appaiono arrivare con eccessiva rapidità, soprattutto nel confronto tra i due cosmonauti (anche se la riflessione sul tempo è molto suggestiva). Nonostante questo però l’albo convince e coinvolge, e se siete propensi a morali facilone ma ben costruite, non rimarrete delusi. Bene David Baron, anche se meno ispirato rispetto alla precedente miniserie.

SOUTHERN BASTARDS #3 – Ritorno a casa
di Jason Aaron  e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini, 2017)
Quando si è bravi e si ha qualcosa da raccontare, ci si può permettere di prendersela comoda e portare avanti la storia con ritmi che oggi apparirebbero lenti. Non è un caso ve molti lamentino a Southern Bastards una certa tendenza ad aggirare l’obiettivo, allontanarlo sempre di più mettendogli in mezzo morti improvvise, digressioni di una certa lunghezza e una storia che parrebbe cominciare solo in questo terzo volume. E chi se ne frega. Perché Southern Bastards è bellissimo e Jason Aaron espande i tempi narrativi non tanto per decomprimere una storia inconsistente, quanto per ampliare il più possibile la conoscenza del lettore degli abitanti, dei loro usi e costumi e delle loro follie. È come mettere piede in un paesino, tutti ci guardano storto e noi ci stiamo per ora solo ambientando (ma mai che ci salti in mente di essere prima o poi accettati per davvero in quel buco di culo che è Craw County). Se poi vi interessano le questioni relative alla traduzione del fumetto dei due Jason, ho intervistato per Fumettologica il traduttore della serie, Andrea Toscani. Trovate tutto quanto qui.

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Gigahorse #12 | Gennaio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


segniaddossoI SEGNI ADDOSSO – Storie di ordinaria tortura
di Andrea Antonazzo, Elena Guidolin e Renato Sasdelli (Edizioni BeccoGiallo, 2016)
I segni addosso vive di due estremi che cercano di sorreggersi a vicenda. Da un lato c’è una sceneggiatura tradizionale e didascalica (che in questo caso non sempre appare come un demerito) mentre dall’altro ci sono delle tavole che puntano tutto sull’emozione più che sulla ricostruzione lineare dei fatti. Il risultato sarebbe e potuto essere più felice: le illustrazioni di Elena Guidolin rubano la scena a una scrittura che fa il suo dovere ma risulta troppo debole, tant’è che anche la struttura del libro non riesce a trovare un compimento e una chiusura tale da rendere incisiva la narrazione. A tirare colpi in faccia ci pensa la Guidolin, capace di una narrazione laterale alle vicende narrate (si concentra sempre su particolari apparentemente secondari) per dare così corpo e anima ai dolori, alle umiliazioni e alle torture subite.

xuwwuuXUWWUU – A furvert fairytale
di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Gabriel Delmas ci accompagna nuovamente nelle terre che popolano i suoi incubi. Xuwwuu è un lavoro affascinante e lirico, da esplorare e percepire senza cercare di comprenderlo o decifrarlo. Per i lettori più coraggiosi e quelli che non si spaventano a leggere e rileggere qualcosa per scorgere particolari e connessioni che raccontino qualcosa di sé. Chiude il volume una bellissima intervista di Michele Nitri all’autore, ottima sia come introduzione per i nuovi lettori, che come utile appendice per i suoi lettori più affezionati. Qui trovate anche la mia recensione.

tintinLE AVVENTURE DI TINTIN
Nel paese dei Soviet – Tintin in Congo – Tintin in America – I sigari del Faraone
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Parte la collana da edicola dedicata a Tintin, una raccolta cronologica in volume singolo con copertina cartonata fatta di quel materiale che ti fa venire voglia di appoggiarci la faccia sopra. Le tavole sono della stessa dimensione della raccolta che Rizzoli Lizard fece uscire qualche anno fa e che risulta ancora la versione più economica in commercio. Sto preparando un diario di lettura della serie, lo vedrete presto qui. 

thinTHIN #1-3
di Jon Clark (American Gothic Press, 2016)
Interessante miniserie in tre numeri che racconta la storia di una donna obesa convintasi di dimagrire dopo il tradimento del marito. Si rivolge a uno specialista particolare che la fa finire in una situazione poco piacevole. Il fumetto è a metà tra un film di Cronenberg (ma senza morbosità e amore per il gore) e uno di quei film indipendenti con un solo protagonista intrappolato in una situazione di merda (Mine, Buried e simili). E in effetti Thin potrebbe essere un buon film, perché darebbe la possibilità di approfondire alcuni aspetti e momenti che il fumetto gestisce troppo velocemente (su tutti il buon finale rovinato da una scrittura psicologica un poco grossolana). Funzionali i disegni, poggiati letteralmente sul corpo gigantesco della protagonista.

plutonium1PLUTONIUM
di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Espressione atterrita, sguardo e bocca spalancati, due gambe secche che percorrono enormi distanze. Questi i tratti distintivi del protagonista di Plutonium, un mostriciattolo che esplora un mondo mutante, sorprendente e spaventoso. Quasi un libro di esplorazione per l’attenzione che Delmas ripone nella descrizione di flora e fauna, con un approccio naturalista e quasi enciclopedico accentuato dal tratto a matita. Qui trovate anche la mia recensione.

fashionbeastFASHION BEAST
di Alan Moore, Malcolm McLaren, Anthony Johnston e Facundo Percio – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2016)
Tratto da un soggetto di Alan Moore (a sua volta sviluppato da un’idea dell’eclettico Malcolm McLaren), Fashion Beast è un lavoro dai contenuti interessanti ma non sostenuto a dovere dalla sceneggiatura. La scrittura di Antony Johnston è altalenante: ci sono buoni momenti (gli scambi tra Celestine e Doll sono sempre all’altezza delle aspettative create) e sequenze ben gestite (come l’incipit), ma la scrittura dei personaggi non è sempre convincente e la loro ambiguità è spesso sotto-utilizzata. In più la storia (soprattutto nella parte iniziale) è eccessivamente allungata, cosa che le fa perdere il grip sulla tensione creata attorno al primo colpo di scena. Facundo Percio fa il suo dovere. Insomma, fa la solita cosa nello stile Avatar Press.

howtosurviveinthenorthHOW TO SURVIVE IN THE NORTH
di Luke Healy (Nobrow, 2016)
Cosa c’entrano tra loro una eschimese abbandonata tra i ghiacci da due scienziati nell’anno 1922, un professore costretto dopo uno scandalo a vivere il 2013 come il suo anno sabbatico, e il capitano di una nave incastrata nel ghiaccio dell’Artico nel 1913? Per una ragione e per l’altra tutti e tre sono perduti in un ambiente ostile e in una situazione difficile da superare. La forza del racconto di Luke Healy è quella di non intrecciare mai le storie (al massimo si sfiorano), ma di farle avanzare contemporaneamente. Sarà compito del lettore notare le analogie e le differenze di quella che comunque appare come un’unica storia sulla tenacia, sul coraggio e sulla speranza. Lo stile di disegno di Healy è reso originale da un uso del colore capace di dare un nuovo volto ai luoghi delle vicende. How to survive in the North è una storia d’avventura intima, classica e al contempo pop. Un ibrido interessante e riuscito

latteradeifigliLA TERRA DEI FIGLI
di Gipi (Coconino Press, 2016)
La terra dei figli
è la storia dell’ultimo libro dell’umanità. Una storia per forza di cose primitiva, dove la scrittura pare aver perso qualsiasi valore comunicativo nella vita reale per riacquistarne uno più primordiale e istintivo. Gipi conferma le sue già note qualità di narratore, ma spogliatosi della voce narrante e dell’autobiografismo e approdato nei territori della pura fiction, si riscopre essere un autore mille volte migliore di quello che è stato. Non solo più sincero (e questo è un paradosso visto che il cambiamento coincide con il suo primo lavoro di finzione) e meno propenso all’uso di trucchetti e sotterfugi (in primis proprio la sua ruffiana e perfetta voce narrante), ma perfino più incisivo, basti pensare a come un tema a lui caro come la paternità e il ruolo dei figli, venga sviluppato in maniera più profonda e forte rispetto al passato. Gipi dimostra la sua grandezza anche nel delineare un mondo futuro senza spiegazioni ma solo attraverso le suggestioni, evitando così toni paternalistici o apocalittici, soprattutto nei momenti in cui emergono echi riguardante internet e i social network. Un lavoro praticamente perfetto, puro e finto e proprio per questo ancora più reale rispetto ai suoi predecessori. Da leggere in coppia con La peste scarlatta di Jack London, con cui condivide più di una suggestione.

harrowcounty2HARROW COUNTY #2 – Come allo specchio
di Cullen Bunn e Tyler Crook – Traduzione di Valerio Stivé (ReNoir, 2016)
Harrow County si fa sempre più interessante nel modo in cui decide di trattare la stregoneria. Sembra una specie di Harry Potter in cui la protagonista invece di essere un eroe che deve compiere il suo destino, è una normale ragazzina che scopre il suo potere e deve combattere proprio contro quella sua predestinazione. Sempre molto convincente il lavoro di Tyler Crook. A occhio bisognerà attendere il prossimo volume per cominciare a intravvedere quello che sarà il vero nucleo della storia. Ve ne parlo in maniera più approfondita su Fumettologica.

nevefondazioneNEVE: FONDAZIONE – Il sangue degli innocenti
di Didier Convard, Eric Adam, Didier Poli e Jean-Baptiste Hostache – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Il prequel di Neve trasforma la saga da teso thriller politico e complottaro in un survival post-apocalittico dove muoiono più o meno tutti. E questa è la cosa che mi ha divertito di più del fumetto: non c’è un protagonista fisso così la narrazione prende ritmi sempre diversi che riescono a tenere in piedi una storia che non regala grandi sorprese. Disegni un poco monotoni, soprattutto nelle sequenze d’azione cui manca spesso una dinamica chiara.

deadpool2099DEADPOOL 13
di Autori Vari – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Secondo numero per Deadpool 2099 (che ricordo essere un appuntamento semestrale all’interno della testata principale). È l’unica serie di Deadpool che davvero mi interessa, sia per una storia ben raccontata e che cambia un poco le dinamiche del personaggio, sia per le illustrazioni di Scott Koblish. Se c’è un fumetto di Deadpool che va letto è sicuramente questo. Per il resto terminano la loro corsa i Mercenari per soldi. E menomale. Solite idee noiose e umorismo squallido dilatate fino allo sfinimento.

artopsART OPS #1 – Come iniziare una rivolta
di Shaun Simon, Mike Allred e Matt Brundage (RW Edizioni, 2016)
Il problema di Art Ops non è la scrittura prevedibile dei personaggi e della trama, ma un high concept pieno di buchi e incongruenze. L’Art Ops ha la missione di salvare le opere d’arte da un misterioso nemico. Lo fa estraendo letteralmente dai quadri i soggetti ritratti sostituendolo poi con dei sosia. E qui arriva il primo inciampo: e i quadri astratti? Quelli di solo paesaggio? E le nature morte? Quella non è vera arte degna di essere salvata? Il misterioso nemico si rivela essere il soggetto di un brutto quadro, dove per brutto quadro si intende un personaggio i cui tratti sono ripresi da cubismo ed espressionismo. Mi state dicendo che la Monna Lisa è brava perché classica e il cattivo è crudele perché è cubista? La cosa che più mi intrigava dell’idea iniziale era vedere la Gioconda catapultata nel 2017 e vedere un poco l’effetto che faceva. Niente, si abitua in un secondo come se nulla fosse. Per fortuna ci sono i disegni di Mike Allred e Matt Brundage, capaci di creare un’atmosfera in cui far convivere una Monna Lisa punk e un David – Elephant Man. Vediamo se col secondo e ultimo volume qualcosa si sistemerà, ma visto che i problemi stanno nelle fondamenta non ho molte speranze in merito.

bcomicsshhhB COMICS – FUCILATE A STRISCE: SHHH!
a cura di Maurizio Ceccato (Ifix, 2016)
Silenzio in sala, è arrivato il nuovo B comics ed è tutto muto. Non che gli manchino cose da dire, anzi. Il silenzio è stata l’imposizione e la sfida che Maurizio Ceccato (curatore, allenatore, silenziatore) ha imposto agli autori coinvolti nel progetto. E come sempre la selezione di Ceccato non si limita solamente a una batteria di illustratori di razza, ma è anche un laboratorio di narrazioni che cerca di allargare orizzonti e ambizioni del fumetto. Qualche racconto è più riuscito degli altri, tutti sono lontani dalla banalità (formale e di contenuti, se la differenza tra i due elementi esiste). Su Critica Letteraria vi avevo dei due volumi precedenti di B comics, CRACK! e GNAM!. Aspettate ancora un poco e arriva la recensione anche di questo.

suicidesquadharleyquinn18SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #18
di Autori Vari – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Numero di passaggio per Harley Quinn, fondamentalmente una storia scritta solo per introdurre il nuovo costume del personaggio (uguale a quello del film Suicide Squad) e il nuovo cattivo che ci ritroveremo nei prossimi numeri. Comunque un numero divertente e di intrattenimento. Comincio a prenderci gusto nel seguire invece questa nuova gestione della Suicide Squad. Tim Seeley scrive un fumetto d’azione senza alcuna pretesa se non quella di regalarci uccisioni spettacolari e un’interazione tra i personaggi meglio gestita che in precedenza. E per ora ce la sta facendo. Ferreyra non mi convince del tutto perché sembra stia nascondendo alcuni suoi limiti (soprattutto nella recitazione dei personaggi) dietro una regia inutilmente complessa e barocca. Sui Segreti Sei continua ‘sta cosa assurda delle colonne, che il gruppo di “eroi” vuole distruggere per salvare Black Alice anche se ciò comporta la venuta di mostri spaziali sulla Terra. Non fa per me.

mezolith1MEZOLITH #1
di Ben Haggarty e Adam Brockbank – Traduzione di Francesca Martucci ed Elisabetta Sedda (Diabolo Edizioni, 2016)
Mezolith ha la pretesa di raccontare da dove vengono le prime storie del mondo e inaspettatamente riesce nell’impresa grazie a un mix di precisa ricostruzione storica e invenzione letteraria. La magia convive così con il reale, la fedeltà storica con la ricostruzione fantasiosa, e insieme compongono l’intricato mosaico delle vite dei nostri antenati. La struttura episodica del libro forse smorza la portata emotiva del racconto, ma dà la possibilità agli autori di descriverci un mondo variegato fatto di favole, battaglie, spiritualità e battute di caccia. Sospesi tra realismo e magia sono i disegni di Brockbank, molto suggestivi e sostenuti da una regia tradizionale ma attenta e meno banale di quel che può sembrare.

playboyIL PLAYBOY
di Chester Brown – Traduzione di Stefano Sacchitella (Coconino Press, 2016)
Questo è un fumetto per chi ci mette più tempo a scegliere un porno che a guardarlo, per chi è abbastanza vecchio da aver passato più tempo a nascondere materiale pornografico che a utilizzarlo. Un fumetto per chi ha questo tipo di ossessione (o passione?) e trova in Chester Brown non un amico ma più un interlocutore, qualcuno con cui condividere i propri pensieri più imbarazzanti. È stato liberatorio leggere della reazione di Brown alla playmate di colore (perché guardo solo porno con attrici bianche? Sarò intimamente razzista?), del suo concentrarsi su un particolare dei loro corpi per poi innamorarsene (oppure gettare via la pagina), della sua presa di coscienza di come la pornografia sia parte essenziale della sua vita e l’erotismo un luogo in cui si ha l’occasione di capire un po’ più sé stessi.

Laser #13 | Gennaio 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


COCKTAILS ANYTIME a cura di Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Dopo Cocktails pre-dinner e Cocktails after-dinner i bartender editoriali dello Studio Pilar sembrano ormai aver imparato a miscelare nel modo corretto tutti gli ingredienti disposti sul loro bancone e questo Cocktails anytime, terzo capitolo della loro quadrilogia alcolica, dimostra ancora più sicurezza e maturità nella scelta degli artisti coinvolti, che si fanno notare non solo per la varietà grafica, ma soprattutto per approcci narrativi sempre diversi tra loro.
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STORIE DEL BARRIO di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí – Traduzione di Dario Fiocco (Tunué, 2016)
La voce narrante del libro è ingombrante, fastidiosamente consapevole e adulta (sia nelle sue considerazioni che nelle sue banalità), spesso soffoca le tavole rubando spazio ai disegni di Seguí, erodendone le vignette come una calamità. Questo suo imporsi sulla narrazione visiva fa affondare Storie del Barrio in una verbosità inutile, che non diventa mai retorica ma sembra voler prendere le redini del racconto e lasciare poco spazio di manovra a Seguí.
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xuwwuuXUWWUU e PLUTONIUM di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
L’autore stra creando un mondo complesso dai confini labili in modo da poterci trasferire tutta la sua esperienza umana, trasfigurandola in avventure, in favole, in storie che non cercano mai di restituircene una visione semplificata e ridotta, ma ne allargano la visuale ingarbugliando ulteriormente il gomitolo della nostra esistenza. Le storie di Delmas non sono una chiave di lettura per comprendere le nostre vite e distendere il filo di questo gomitolo immaginario, sono storie che evocano una forza primordiale, che ci portano lontano dai nostri corpi per sentire meglio le ferite che ci percorrono. Non per sanarle, ma per guardare da vicino il mondo che nascondono.
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LA SAGA DEI BOJEFFRIES di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Perché la mostruosità dei Bojeffries non ha nulla al di fuori dagli schemi, non stravolge con la sua presenza le vite normali dei normali esseri umani. La mostruosità dei Bojeffries è quanto di più ordinario e omologato vi possa essere, tant’è che nessuno tra gli umani pare accorgersene. I Bojeffries lavorano, escono, vanno al supermercato e in vacanza come se nulla fosse: non sono visti con diffidenza, non sono emarginati, non sono esclusi dalla vita sociale (lo sono invece le minoranze razziali). Sono anzi omologati e perfettamente inseriti nella vita di quartiere, mostri che hanno perso impulsi e onore per accettare le pigre comodità della vita borghese, del posto fisso in fabbrica, del cibo industriale e della vita raccontata dalla televisione.
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Gigahorse #8 | Settembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

deadpool66DEADPOOL #66
di AA.VV. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Comincia con i disegni di Matteo Lolli la caccia a Sabretooth, che Deadpool crede l’assassino dei suoi genitori. Le sceneggiature di Gerry Duggan per il mercenario chiacchierone ruotano sempre attorno a una scena madre e, di conseguenza, il resto dell’albo è spesso un preludio sciapo all’evento. Non fa eccezione nemmeno questo numero. Per fortuna che almeno c’è la copertina di Mike Allred. I Mercenari per Soldi entrano nel vivo della loro prima vera missione. Numero sui generis senza grandi idee (scritto da Cullen Bunn e disegnato da Salva Espin), ma che sa riabilitarsi con una idea finale che potrebbe rendere più interessante il futuro della testata.

gialloarcobalenoGIALLO ARCOBALENO – Un albo da colorare con ferocia
di Pablo Cammello (Passenger Press, 2016)
Diavolo d’un Cammello! Con la scusa del colouring book pianta giù un’altra delle sue storie folli, che a questo giro si intitola Giallo Arcobaleno ed è pubblicata da Passenger Press. Mentre l’indagine per l’omicidio di Arcobaleno (un divo di un programma per bambini) occupa le giornate dell’ispettor Carota, Pablo Cammello getta il suo lettore in una Teletubbielandia dopata piena di animali antropomorfi e perdizione. Se nelle tavole a tutta pagina il lettore è chiamato a esplorare e perdersi nei dettagli, Cammello dà il suo meglio con due tavole dalla griglia apparentemente tradizionale ma che trovano nella veloce successione di vignette quadrate e inquadrature imprecise o ravvicinatissime al soggetto, un’atmosfera perturbante (che pare quasi uscita dalla matita Ratigher) capace di scuotere le fondamenta del racconto.

sandman4SANDMAN: LIBRO QUARTO – La stagione delle nebbie 
di Neil Gaiman e AA.VV. – Traduzione di Leonardo Rizzi (RW Edizioni, 2016)
E se un giorno Lucifero decidesse di chiudere per sempre l’Inferno? Neil Gaiman gli fa consegnare la chiave degli Inferi al Signore dei Sogni che dovrà vedersela con uno stuolo di pretendenti al regno. Gaiman sa che è davvero difficile per noi lettori empatizzare con Sogno (anche la liberazione di Nada non riesce a rendercelo simpatico), eppure ci è indispensabile per darci una prospettiva diversa, quasi divina, sulla Storia e sul racconto. Così Gaiman ricolma tutti gli altri personaggi del suo universo (uomini o divinità che essi siano) di un’umanità brulicante, con tutte le sue emozioni e le sue piccolezze. Qui è Lucifero che ruba la scena a tutti, con un albo dolente e pieno di speranza disegnato da un Kelley Jones in stato di grazia.

iteroperpetuoITERO PERPETUO
di Adam Tempesta (Eris Edizioni, 2016)
Itero perpetuo
è un vortice inarrestabile: il ritmo con cui Adam Tempesta ci scaraventa nella sua storia è una macchina perfetta che lascia poco spazio a pensieri e respiri. Non che il fumetto non dica niente, anzi, ma lo dice con una velocità talmente elevata che è capace di rendere interessante e divertente una storia classica (non che ci sia nulla di male) e ci fa dimenticare in fretta qualche insicurezza grafica e narrativa dell’autore. A lettura ultimata vorrete subito vedere una trasposizione animata del fumetto, ma le immagini dovrebbero scorrere così velocemente che qui si rischia tutti una crisi epilettica. Esordio più che interessante che evidenzia l’unicità e la necessità di un libro così leggero (ma non stupido) nel panorama spesso barboso del fumetto italiano. Non indugiate e leggetevi anche la recensione.

provindence2PROVIDENCE #2
di Alan Moore e Jacen Burrows – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2016)
Il dialogo tra il fumetto e il diario del protagonista è la chiave con cui Alan Moore rende palpabile il mondo di Lovecraft. Raccontando i medesimi fatti, le due forme di racconto non evidenziano la frattura tra il mondo sotterraneo e il nostro, ma riflettono sulla percezione del protagonista e sulle sue reazioni. Alan Moore lo dipinge come ingenuo, concentrato a trovare spiegazioni logiche al caos che serpeggia sotto le strade del New England. TP meno shockante rispetto al precedente, ma capace di portare avanti la storia in maniera inaspettata, complice anche l’ottimo episodio che rilegge il Ciclo dei Sogni. Jacen Burrows è perfetto per le atmosfere lovecraftiane: qui stupisce in almeno due occasioni (la rivolta di Boston e il volo al contrario).

draculaesercitomostri1DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #1 – Fra i mostri
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Di riletture in chiave moderna del mito di Dracula ce ne sono parecchie, ma questa è la prima volta che mi capita di leggerne una così ben architettata e divertente. Kurt Busiek e Daryl Gregory prendono alcuni elementi del romanzo e li nascondono con mestiere nella trama del fumetto, che ribalta il ruolo di Dracula nella storia (qui a “rapire” il protagonista è lo zio, ricco proprietario di un’industria bellica che aspira all’immortalità, mentre Dracula è prigioniero) e ne riscopre anche le radici storiche, visto che non ci troviamo davanti al Dracula di Stoker ma proprio a Vlad Tepes. Il resto del divertimento lo portano le sequenze splatter, l’armatura contenitiva con cui è imprigionato Dracula e l’atmosfera da Silenzio degli Innocenti che si respira nei numeri centrali. più che interessante che evidenzia l’unicità e la necessità di un libro così leggero (ma non stupido) nel panorama spesso barboso del fumetto italiano.

klondike1KLONDIKE – La corsa all’oro
di Erik Stalner e Jean-Marc Stalner – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Deludente questo Klondike soprattutto nella descrizione della parabola di redenzione del protagonista, davvero poco credibile nei suoi sviluppi. Il primo capitolo dedicato alla corsa all’oro regala buoni momenti sia nella ricostruzione storica che in alcune scene d’azione, e il capitolo successivo costruisce, seppur con troppa facilità, un interessante rapporto tra il protagonista e un presunto antagonista che poi si rivela fondamentale per la sua educazione alla vita nei boschi. Il terzo capitolo risolve il tutto velocemente e col pilota automatico, rendendo il tutto davvero noioso e prevedibile. Il formato bonellide non pregiudica la lettura delle tavole, anche se il bianco e nero infastidisce nelle sequenze in cui nevica.

saga6SAGA #6
di Brian K. Vaughan e Fiona Staples – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Saga
ritorna in carreggiata. Dopo due TP che mi avevano abbastanza deluso, il fumetto della coppia Vaughan-Staples ritrova quella scintilla degli inizi grazie a Hazel che diventa finalmente un personaggio che parla e agisce. È sempre stata la protagonista silente della serie, ma ora che può partecipare attivamente alla vita di famiglia, Hazel comincia a svelarsi come personaggio complesso e in divenire (e sarà bello scoprire come Brian Vaughan deciderà di raccontare la sua crescita). Buona la gestione dei due giornalisti che indagano su Alana e Marko (pensavo peggio date le premesse), ma è il ritorno del Volere (con un nuovo straordinario look) a rubare la scena a chiunque. Faccio ancora fatica ad abituarmi al frequente turnover del cast, però capisco che possa essere un problema solo mio. Ottima Fiona Staples, capace di mischiare realismo e sintesi grafica con una naturalezza impressionante.

burningfieldsBURNING FIELDS
di Michael Moreci, Tim Daniel e Colin Lorimer (BOOM! Studios, 2016)
Prendete la prima stagione di True Detective, toglietele gli sproloqui e ambientatela in Iraq. Ed ecco Burning Fields, che parte da un incipit thriller e finisce con l’essere un horror che tra esoterismo e splatter non rinuncia mai ad affrontare la situazione politica irachena. Verso il finale la storia subisce qualche rallentamento, così come i disegni non sempre riescono a essere chiari (si perde qualche dinamica delle azioni e i volti spesso all’inizio si confondono) ma riesce comunque a essere una lettura interessante e divertente. La serie è stata pubblicata anche in Italia da Editoriale Cosmo col titolo Demoni: burning fields.

ombravenutadaltempoL’OMBRA VENUTA DAL TEMPO
di I.N.J. Culbard (Magic Press, 2016)
Culbard continua ad affrontare H. P. Lovecraftt, questa volta con uno dei suoi racconti più affascinanti: L’ombra venuta dal tempo. La scelta di seguire per filo e per segno la struttura del racconto (soprattutto la decisione di mantenere il narratore) appesantisce un poco il fumetto a causa dell’eccessiva verbosità della prima parte. Però una volta assolte le esigenze dell’intreccio, INJ Culbard ci regala pagine davvero suggestive, calate in un nero spaventoso cui personaggi, ambiente terrestre e cielo sono fusi in un’unica, terrificante stele oscura.

ut6UT #6 – Iranon in atem
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
UT
è sicuramente meno sperimentale di come ci è stato venduto (questo tipo di narrazione può far gridare al miracolo o far innervosire chi legge solamente Bonelli), e la sensazione che si respira è quella di un Corrado Roi che, liberatosi per qualche istante dal giogo impiegatizio, vuole realizzare qualcosa di memorabile e personale ma non ci riesce. D’altronde il giogo impiegatizio, anche se tolto di mezzo, ti lascia quella postura fisica e mentale che difficilmente ci si toglie di dosso velocemente, e così UT regala tavole di grande fascino e mistero, ma ogni tanto si ha la sensazione che il lavoro sia stato fatto velocemente e con poca attenzione. La storia, che ha alle sua base qualche idea originale, ridimensiona le proprie ambizioni man mano che il racconto avanza, e così non riesce a essere né un viaggio folle e sperimentale né un classico racconto d’avventura (figurarsi entrambi).

bojeffriesLA SAGA DEI BOJEFFRIES
di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
La saga dei Bojeffries
pare quasi una sit-com. C’è la puntata di Natale, quella della cena aziendale e addirittura la puntata musical (in realtà operetta). Ci sono poi le puntate che costruiscono la vita quotidiana di questa famiglia normale e strana, in cui è facile riconoscere il tessuto sociale dell’Inghilterra degli anni ’80. Alan Moore si diverte un sacco (qualche battuta va a segno, qualcun’altra meno) e concentra tutto il suo lavoro sulla costruzione di un linguaggio proprio per ogni personaggio (fatto di difetti di pronuncia, vezzi, accenti). Steve Parkhouse, con un tratto umoristico che non disdegna però l’horror, dimostra di comprendere l’umorismo di Moore non solo riuscendo a cogliere le sfumature recitative dei personaggi, ma arricchendo spesso le vignette di gag in secondo piano. Un Alan Moore divertente e divertito che vi farà piacere scoprire.

shadowplanet1THE SHADOW PLANET #1 – A message from the dead!
di Gianluca Pagliarani, Giovanni Barbieri e Alan D’Amico (Progetto Radium, 2016)
Comincia qui l’avventura di The Shadow Planet. Primo numero interessante, soprattutto per come riesce a coniugare la sci-fi degli anni Cinquanta, H. P. Lovecraftt, e un cameratismo dell’equipaggio che ricorda da vicino quello di Starship Troopers. È un po’ presto per giudicare la storia, per ora i misteri disseminati sono un poco prevedibili, ma attendo originalità nei loro sviluppi e risoluzioni. Buoni i disegni insieme a tutta la progettazione degli oggetti e dei veicoli, così come la colorazione capace di risultare originale pur con gli evidenti e affascinanti richiami vintage. Vedremo gli sviluppi, ma siamo già a un buon punto.

poebattagliaEDGAR ALLAN POE
di Dino Battaglia (Edizioni NPE, 2016)
Comincia con il volume dedicato a Edgar Allan Poe la corposa collana dedicata agli adattamenti letterari di Dino Battaglia messa in cantiere dalle Edizioni Npe. Il grande formato delle tavole è perfetto per godere del tratto sottile dell’autore, ma anche dell’importanza che giocano gli spazi bianchi nella composizione della tavola. Battaglia prende da Poe gli elementi grotteschi e quelli romantici: i primi li rafforza con un character design eccessivo, ai limiti dell’umanità, mentre i secondi vivono di tratti simili a tagli e di una foschia malinconica e lugubre.

pigsP.I.G.S.
di Cecilia Valagussa (VOS Uitgeverij, 2016)
Nel primo graphic novel di Cecilia Valagussa la storia non è importante. Non lo è l’intreccio, non lo è la trama, e infatti non ci sono proprio. Ma a chi serve una storia quando il tema che vuoi raccontare (l’emigrazione comoda di un’italiana che si trasferisce in Belgio) lo si riesce a trasmettere benissimo coi disegni? E così la narrazione di P.I.G.S. si estende su tutto il formato panoramico del volume, e la Valagussa ne esplora lo spazio nella duplice veste di personaggio e autore finché riesce ad ambientarsi, a integrarsi.

suicidesquadharleyquinn14SUICIDE SQUAD/HARLEY QUINN #14
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte Favia (RW Edizioni, 2016)
Avventura a tema hollywoodiano nel ventesimo numero di Harley Quinn. Solita gran caciara ben orchestrata da Amanda Conner e Jimmy Palmiotti (con colpo di scena finale), e ottima occasione per apprezzare i disegni di John Timms. La sua Harley Quinn ha dei lineamenti più spigolosi del solito e una figura più slanciata, e mi piace davvero un sacco.
Ancora una volta disegni indegni di Philippe Briones per questa Suicide Squad (siamo al numero 13), mentre sul versante sceneggiatura – firmata da Sean Ryan – qualcosa sembra migliorare. Speriamo che il nuovo assetto della Task Force X e un “nuovo” villain riescano finalmente a non farmi sembrare la lettura della serie uno spreco di tempo.
Giunti al quarto e quinto numero de I Segreti Sei, si può dire che Gail Simone sia riuscita a costruire un gruppo interessante con dinamiche diverse rispetto agli altri della famiglia DC. La storia per ora ha lasciato a desiderare, ma le basi ci sono tutte per qualcosa di migliore. Disegni super anni Novanta di Ken Lashley, Tom Derenick e Dale Eaglesham.

ilsuonodelmondoamemoriaIL SUONO DEL MONDO A MEMORIA
di Giacomo Bevilacqua (Bao Publishing, 2016)
Un fumetto che ti urla addosso di emozionarti, di guardare quanta sensibilità e poesia contiene, di notare quanto è raffinato, e invece nessuna emozione, sensibilità farlocca e poesia d’accatto. Di raffinatezza chiaramente nemmeno l’ombra. Non ve la faccio troppo lunga che tanto qui potete leggervi la mia recensione.