Gigahorse #17 | Giugno 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

MERCURIO LOI #1 – Roma dei pazzi
di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Non mi capita molto spesso di essere entusiasta per un albo Bonelli quindi per me questo primo numero della serie di Mercurio Loi è un piccolo evento. Cominciamo col dire che la sceneggiatura di Bilotta tratta sempre il suo lettore con intelligenza, evitando tutti quegli accorgimenti e facilitazioni per andare incontro al lettore che col tempo hanno logorato parte della produzione bonelliana. Mercurio Loi comincia invece nel bel mezzo dell’azione, non presenta i suoi personaggi in maniera classica ma lo fa attraverso azioni e dialoghi, costruisce dinamiche interessanti tra di loro, l’ambientazione è perfetta e soprattutto non ti dà mai la sensazione che la storia sia partita dal numero uno: un sacco di cose sono già successe, la nemesi di Mercurio Loi ne ha già combinate a bizzeffe e i rapporti tra i personaggi sono tutti pre-esistenti al numero 1. La sensazione che ho avuto è quella di quando ho cominciato a leggere Batman (ma potrebbe essere qualsiasi comics): buttarmi in mezzo a un oceano infinito di storie, varianti e personaggi che esistevano precedentemente al mio ingresso in quel mondo e che gli autori davano per scontato conoscessi (anche solo per sentito dire). L’unica differenza è che queste storie in Mercurio Loi non sono state ancora raccontate. E quando vengono elencate le malefatte del villain, vi giuro che mi sono gasato al solo pensiero di così tanto passato esplorabile. Oppure no. Sarei contento lo stesso.

DYLAN DOG #369 – Graphic horror novel
di Ratigher, Paolo Bacilieri, Giuseppe Montanari ed Ernesto Grassani (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Ratigher porta su Dylan Dog la sua classica frammentazione del racconto, da una parte rendendola meno drastica rispetto ai suoi fumetti, dall’altra donandole un aspetto meta-narrativo potente e non scontato (regala anche qualche piacevole sorpresa) che riporta alla mente il lavoro di Sclavi.
La sceneggiatura di Ratigher vive soprattutto della felice intuizione che il passato del protagonista sia il fumetto da lui appena concluso e che, riflettendo la perdita del potere che gli donava il talento, quel fumetto sia mediocre e impreciso. E le cose vanno proprio così: la parte disegnata da Montanari e Grassani è una storiella di felice e ricercata mediocrità, che specchiandosi però nella parte disegnata da un Bacilieri in grandissima forma, trova un senso è un compimento che vanno oltre il valore effettivo di racconto a sé stante. Ratigher dà il massimo per costruire una storia banale, la cura nei minimi dettagli e si diverte come un matto a detonare ogni battuta di Groucho, mettendo addirittura in scena una gag patetica e tanto lunga da risultare deliziosamente fastidiosa.
L’albo regala poi momenti visivi di assoluto valore (le piastrelle del cesso che diventano la gabbia bonelliana è forse l’immagine più potente letta quest’anno in un fumetto italiano) e un finale metafisico da groppo in gola. Forse avrei preferito una maggiore alternanza tra le due linee narrative, ma sono minuzie. Graphic Horror Novel non è solo un bell’albo di Dylan Dog, è un bel fumetto. 

CINEMA PURGATORIO #1
di aa.vv. – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2017)
CINEMA PURGATORIO di Alan Moore e Kevin O’Neill

Godo quando si vede che Alan Moore si diverte a scrivere una cosa, e in questo caso sembra essersi divertito un botto. Ironia a mille, angoscia a mille: pare un episodio di Ai confini della realtà scritto da Moore (il mio preferito: quello dei due romani).
CODICE PRU di Garth Ennis e Raúlo Cáceres
L’idea non mi fa impazzire ma mi piace questa atmosfera da sit-com splatter. Non ho idea di come possa evolversi quindi sono molto curioso. Caceres fa una roba super anni ’70 e la fa bene.
MOD di Kieron Gillen e Ignacio Calero Carina questa versione iperreale dei Pokemon, però l’ambientazione post-apocalittica mi annoia. Nonostante tutto la storia potrebbe avere interessanti sviluppi.
UNA PIÙ PERFETTA UNIONE di Max Brooks e Michael DiPascale
Noiosissima. Pare una versione meno affascinante di Manifest Destiny. Poco affascinanti i disegni di DiPascale, ulteriormente peggiorati dalla stampa in scala di grigi.
L’IMMENSO di Christos Gage e Gabriel Andrade
Anche qui ambientazioni e idee per me un po’ noiosette. I disegni salvano ogni tanto la situazione ma non bastano.

MANIFEST DESTINY #4 – Sasquatch
di Chris Dingess e Matthew Roberts – Traduzione di Stefano Manchetti (saldaPress, 2017)
Cosa bisogna fare per convincervi a leggere Manifest Destiny? Attualmente è forse la migliore serie d’avventura a fumetti, e gran parte del merito va a Chris Dingess e alla sua scrittura. Dingess allarga i misteri della parte fantastorica (ma lentamente si avvicina alla loro soluzione) e nel frattempo sfrutta la presenza dei mostri per raccontare la vita del gruppo. In questo quarto TP poi porta avanti una narrazione su due linee temporali diverse, raccontandoci la storia della spedizione precedente a quella di Lewis e Clark. Matthew Roberts perfetto come sempre nel descrivere le emozioni amplificate dei membri della spedizione, e truculento quando deve disegnare i mostri, trova qui la possibilità di unire le due anime del suo disegno.

INQUIETUDINE
di Noah Van Sciver – Traduzione di Stefano Sacchitella (Coconino Press, 2017)
Se volete cominciare a leggere qualcosa di Noah Van Scrivere, Inquietudine è il volume che fa per voi. Saint Cole e Fante Bukowski (entrambi editi da Coconino) erano forse troppo diversi e ognuno strano a modo suo per poter dare l’idea delle capacità e dell’eclettismo di Van Sciver. Inquietudine ci riesce benissimo, fosse anche solo il materiale variegato che raccoglie: biografie di patrioti, momento di vita minimalisti, punk contro lucertole, favole rivisitate, giustizieri della notte e storie semplici semplici che sarebbero potute accadere anche a noi. La cosa strana però è che tutto sembra fare parte dello stesso discorso. Ma per sapere di cosa sto parlando vi tocca leggere la mia recensione per Fumettologica.

MARCH – Libro primo
di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell – Traduzione di G. Zucca (Mondadori Oscar Ink, 2017)
March
è ben documentato, preciso e ricco di dettagli come una voce di Wikipedia scritta dal diretto interessato. Se non bastasse offre più o meno la medesima capacità di coinvolgimento per colpa di una narrazione fiacca e senza un vero punto di vista sulla storia, aggravata ulteriormente da un patetismo d’accatto. Dopo tutte le recensioni entusiaste lette in giro pensavo a qualcosa di meglio, ma è chiaro che si sia valutata la storia personale di Lewis e non come questa storia ci viene raccontata. Un premio però se lo merita: miglior agiografia dell’anno. 

ALIENS – 30° anniversario
di Mark Verheiden e Mark A. Nelson – Traduzione di Giorgio Saccani (saldaPress, 2017)
Sulla scia dell’Aliens di Cameron (di cui è un sequel diretto) il fumetto di Verheiden e Nelson è più una storia d’azione che un film horror. Poco male: la cosa funziona anche grazie ad ambientazioni suggestive (tutte le claustrofobiche sequenze ospedaliere) e agli ottimi disegni di Nelson, che danno il loro meglio nelle parentesi puramente horror. Purtroppo la storia soffre degli stessi problemi della recente trilogia prequel guidata da Ridley Scott: nel momento in cui deve cercare una spiegazione sull’origine degli alieni ci si ritrova con situazioni poco convincenti, qui aggravate ulteriormente dal character design delle creature che non vi dico niente se spoiler, che non ha retto il tempo che passa e rende il tutto involontariamente ridicolo.

MALLOY: GABELLIERE SPAZIALE
di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini Comics – 9L, 2017)
Comincio subito col togliervi il dubbio: Malloy è meno preciso di Anubi ma ha il triplo delle ambizioni (e molte vanno a segno). A partire da una struttura azzardata con una prima parte da infarto per come inanella fatti, personaggi e viaggi uno dietro l’altro, senza possibilità di riprendere mai il fiato, e una seconda parte che è un lunghissimo e potente dialogo sull’umanità. Se nella prima parte avventurosa e spericolata i due autori dimostrano di saperci fare con il genere (a cui aggiungono la consueta vena nichilista e ironica), è nella seconda parte che dimostrano in realtà di aver raggiunto una maturità lontana da strade già tracciate. La scrittura di Taddei si fa qui profonda, spaventosa e vibrante, mentre la regia di Angelini regge il tutto con un ritmo perfetto e calibratissimo. Lo so, ci sono altre mille cose da dire su Malloy, ma per quelle dovrete aspettare la recensione.

FUNGHI DI YUGGOTH E ALTRE COLTURE
di Alan Moore e aa.vv. – Traduzione di Elena Cecchini (Panini Comics, 2017)
Volume per super-completisti dell’opera di Moore, visto che la maggior parte dei fumetti qui raccolti sono tratti da suoi soggetti mentre lascia firmare le sceneggiature da Antony Johnston. Il volume rimane comunque un’interessante ricostruzione del legame tra Moore e Lovecraft e del tentativo del bardo di Northampton di raccontare l’orrore cosmico (e in questo senso Funghi di Yuggoth è un’appendice perfetta a Providence perché traccia le tappe di una ricerca continua e approfondita da parte di Moore). Ottime anche le interviste e i saggi. Tolto l’interesse storico però, i fumetti contenuti in Funghi di Yuggoth non sono poi granché: se nella prima parte del volume salta fuori qualcosa di interessante, Le creature di Yuggoth e relativi sequel si rivelano essere deludenti sotto ogni punto di vista.

MISDIRECTION
di Lucia Biagi (Eris Edizioni, 2017)
Il secondo graphic novel di Lucia Biagi ci indica continuamente di guardare da un’altra parte, come se la verità non possa mai essere quella cruda semplice che abbiamo sotto al naso. Succede così che quando i personaggi la scoprono (insieme a noi) si ritrovino spiazzati da essa e cercano quasi di modificarla forzatamente per giustificare le proprie reazioni ed evidenziare il loro “eroismo”. E non essendo un racconto di genere, Misdirection ridimensiona l’intenzione salvifica della protagonista colpendola nella sua visione morale della vita, in un finale spiazzante per come aggiusta con consapevolezza tutte le esagerazioni della vicenda raccontata, facendola diventare un racconto sulla scoperta della libertà come forma individuale di scelta, svincolata dalle logiche sociali, amicali e sentimentali. Qui potete leggere la mia recensione.

DEADPOOL #19
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Di Deadpool mi stupisce sempre il fatto che è quasi sempre molto deludente dal punto di vista dell’azione. In questo numero per esempio c’è uno scontro tra lui e Pantera Nera gestito in maniera così goffa da essere noioso e imbarazzante, otto tavole di coreografie banali peggiorate ulteriormente da una regia stanca che pensava forse che le quattro battute del cazzo dette da Deadpool potessero salvare la sequenza. Di tutt’altra pasta è fatto invece Gwenpool, di cui nutrivo zero aspettative e invece si sta rivelando essere un personaggio interessante con una storia che comincia finalmente a entrare nel vivo. In questo numero però non tutto fila liscio, come per esempio l’incontro con Doctor Strange.

DAY OF THE FLYING HEAD #1
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2017)
Difficile giudicare da questo primo numero la direzione che potrebbe prendere la nuova serie di Shintaro Kago. Per ora sembra che a fianco delle consuete viscere (che questa volta abbandonano volontariamente i corpi) ci siano tematiche ambientaliste nuove per l’autore giapponese. Kago si conferma nuovamente a suo agio con un fumetto completamente muto e non si risparmia come narratore con un susseguirsi di eventi che rendono sorprendentemente ricche di eventi queste poche pagine. Attendo con curiosità i futuri sviluppi della storia.

LOVECRAFT E ALTRE STORIE
di Dino Battaglia (Nicola Pesce Editore, 2017)
Meno completa e quadrata della raccolta dedicata a Poe, questo Lovecraft e altre storie soffre purtroppo della sua natura di libro assemblato per tematica e non per un reale filo conduttore. Il risultato è altalenante nei toni del racconto, ma la qualità delle storie singole rimane indiscutibile. Sebbene gli adattamenti de Il Golem e del racconto di Stevenson siano davvero suggestivi, la perla della raccolta è rappresentata dall’omaggio a Lovecraft: la storia è semplice e prevedibile, ma la visione degli uomini pesce è intimamente perturbante e riesce a sconvolgerci. Un piccolo appunto all’introduzione di Angelo Nencetti: è inutile giustificare un titolo stupido e inutilmente catchy definendo 50 sfumature di grigio un “acclamato film noir odierno, ritenuto originale per la sua trama e per le sue inquadrature”. Mi piacerebbe proprio sapere chi ne ha parlato in questi termini. Detto questo, la prefazione pur partendo da idee interessanti si rivela inconsistente (e l’iconografia minuscola non aiuta alla comprensione).

RITORNO ALLA TERRA
di Manu Larcenet e Jean-Yves Ferri – Traduzione di Francesca Sala (Coconino Press, 2017)
Si sa, quando i francesi si danno all’autofiction non ce n’è per nessuno, persino nel momento in cui decidono anche di farci sopra dell’ironia. Non è da meno Manu Larcenet che con Ritorno alla terra firma (in coppia con lo sceneggiatore Jean-Yves Ferrì) una divertente striscia umoristica del passaggio da animale metropolitano ad abitante di un paesino di campagna. Il libro è divertente e si partecipa volentieri alle disavventure e paranoie del personaggio. Il problema in questo caso non è del libro ma tutto mio: queste sketch comedy non sono proprio il mio genere e non riesco a trovare molti punti di interesse né e ad appassionarmici fino in fondo. Quindi se siete amanti del genere leggete Ritorno alla terra senza paura perché avrete modo di ridere, commuovervi e ridere ancora. Se siete come me, saltatelo senza farvi troppi problemi.

HARLEY QUINN: AMORE FOLLE
di aa.vv. – Traduzione di Stefano Mozzi (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Invecchiando mi diverto molto a mettere insieme i pezzi che hanno composto il mio immaginario erotico. Immagino non sia una cosa che vi interessi molto, ma mi serve giusto per farvi capire che qui quando si tratta di donne disegnate da Bruce Timm non si capisce più niente. E rileggere Amore folle me l’ha riconfermato per l’ennesima volta. Colpa probabilmente delle ginocchia puntute che bilanciano i poderosi polpacci, delle tettine all’insù, di quegli sguardi di sbieco e quelle palpebre a metà. Conta sicuramente anche il fatto che siano donne dal carattere forte, molto più intelligenti, spiritose e furbe degli uomini che le circondano. Venendo alle storie vere e proprie, Amore folle non ha perso nemmeno un poco di smalto: è una storia di origini matta e coinvolgente, capace di passare da una sequenza slapstick a una melodrammatica con una naturalezza invidiabile. I fumetti brevi che chiudono il volume sono invece spesso vittime di disegni non all’altezza di quelli di Timm (nonostante i nomi coinvolti), ma le storie risultano sempre ben scritte e attente al divertimento così come all’introspezione dei personaggi.

LA BALLATA DI HALO JONES
di Alan Moore e Ian Gibson – Traduzione di Leonardo Rizzi (Editoriale Cosmo, 2017)
È complicato entrare in contatto con La ballata di Halo Jones in tempi brevi. Anzitutto perché Alan Moore non contestualizza il futuro distopico in cui è ambientato il fumetto, ma ce lo mostra come un dato di fatto, dando per scontati millenni di storia del Pianeta Terra. In realtà la scelta è affascinante e, passato lo shock iniziale, ci porta a dare per scontate molte cose e a trovare naturale il sistema sociale e il linguaggio figli di millenni di evoluzione. Con il racconto delle tre fughe di Halo Jones dall’ambiente che l’ha accolta a uno nuovo e inizialmente ostile, bisogna avere un poco di pazienza perché le cose iniziano a farsi interessanti solo col terzo capitolo, quando la protagonista diventa un soldato. Se nei primi due capitoli Moore ci aveva raccontato un mondo folle che ancora serbava qualche umana frivolezza, con il capitolo finale mette in piedi un folle teatro bellico, che si divide tra buone trovate narrative (i combattimenti con il tempo rallentato dalla gravità) e una critica ferocia alla guerra. Bene Gibson, che affina la precisione del suo tratto con l’avanzare del racconto e propone una regia controllata ma capace di dinamismo. Peccato solo per il formato ridotto che non rende giustizia al suo lavoro. A proposito, l’edizione Cosmo non mi ha convinto. Qua non ci si lamenta mai dei prezzi perché le cose fatte bene si pagano sempre volentieri, ma € 19.90 per duecento pagine in bianco e nero, con una brossura leggera, dei neri non sempre pieni e una carta che risulta ondulata (non si sa se per la legatura o per la straordinaria capacità della carta di assorbire tutta l’umidità del mondo) non mi sembrano soldi ben spesi.

TEX SPECIALE #32 – Il magnifico fuorilegge
di Mauro Boselli e Stefano Andreucci (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Il Texone è un appuntamento imprescindibile della mia estate, e quest’anno va di gran lusso con una sceneggiatura di Boselli che racchiude quasi tutti gli elementi narrativi del western. Il risultato è una storia ricchissima di eventi e personaggi che spezzettata sarebbe potuta diventare una miniserie annuale e nessuno se ne sarebbe lamentato, ma che in questo caso diventa un racconto quasi frenetico di un giovane Tex sprovveduto e braccato. A discapito di una copertina un poco moscia, Andreucci fa un ottimo lavoro sulla recitazione dei personaggi e convince soprattutto nelle sequenze d’azione che ha la capacità di rendere chiare senza rinunciare mai a una originale spettacolarità.

I BRIGANTI #2
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
Avete presente il suono che fanno gli occhi di un lettore di fumetti che esplodono nel momento in cui ci si accorge che l’edizione in lettura non rende onore al lavoro del disegnatore? Se non lo sapete, avreste dovuto essermi vicino quando, leggendo il secondo volume dell’edizione Cosmo de I briganti di Magnus, questa sensazione cresceva dentro me sino alla certezza che porta all’esplosione oculare. Guardare le bellissime tavole delle battaglie ridotte in formato bonellide mi ha fatto male: avrei voluto buttarmici dentro, guardare ogni dettaglio e invece mi sono dovuto accontentare di una visione d’insieme che non mi ha permesso di apprezzare pienamente il lavoro di Magnus. Del suo modo di sceneggiare invece mi ha affascinato la capacità di utilizzare con una semplicità fuori dal comune le ellissi narrative, tecnica che proprio nelle scene di battaglia trova il suo compimento, con il risultato di un montaggio molto cinematografico attento sia ai personaggi (di entrambe le fazioni) sia a ciò che accade sul campo di battaglia. Peccato anche per i due editoriali presenti nel volume, davvero poco interessanti e ripetitivi. Facciamo così, appena riesco mi recupero l’edizione Rizzoli Lizard e mi metto l’anima in pace.

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Gigahorse #9 | Ottobre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

tumultosmall2TUMULTO
di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris Edizioni, 2016)
Due ragazze, una moto e un viaggio nei Balcani per raggiungere la Drina e chiudere i conti col passato. Per fortuna Tumulto non è né una guida turistica né un diario di viaggio, ma la storia di un’amicizia e delle piccole tensioni che la attraversano. Non ci sono melodrammi e non si cerca di sdrammatizzare, ci sono solo le piccole schermaglie che crescono, si confondono e spariscono nel paesaggio. E c’è pure la recensione.

aqualungsmall2AQUALUNG
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Lettura davvero divertente quella di questo volume che raccoglie la prima stagione del webcomic Aqualung. La sceneggiatura incastra bene i misteri che avvolgono Cold Cove, ma quello che conquista di più sono le dinamiche tra i personaggi. Holly è una protagonista forte e in crescita, capace di una affascinante antipatia. Azione, mostri, qualche battuta, qualche mistero che si risolve e cento altri che vengono a galla: davvero una lettura divertente.

tractsmall2TRACT
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2016)
Mi piace come Shintaro Kago miri sempre a espandere quei concetti che gli sono cari. Ad esempio il filone dei giganti robotici iniziato con Super Conductive Brains Parataxis, continuava con una breve comparsata in un racconto a fumetti contenuto in Fraction ed è stato definitivamente (?) approfondito e ampliato in Industrial Revolution and World War, Con Tract l’autore giapponese approfondisce un discorso cominciato su un fumetto breve sempre comparso in Fraction. C’entrano tutti i fili che ci portiamo sottopelle, che siano vene, spaghetti o cavi elettrici. Per saperne di più leggetevi la recensione e non annoiatemi ulteriormente.  

lamedusaLA MEDUSA
di Roberta Scomparsa (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Roberta Scomparsa (del collettivo Doner Club) ci racconta una storia di preadolescenza e vacanze al mare, lo scenario perfetto per narrarci la repulsione e l’attrazione verso il corpo (proprio e degli altri). E la Scomparsa lavora bene sulle sensazioni concentrandosi sui corpi (delle ragazze ma anche degli adulti) imbarazzanti, goffi, da cui ci è però impossibile staccare lo sguardo (a costo di sentirci un poco sporchi).

dexterwardsmall2IL CASO DI CHARLES DEXTER WARD
di I.N.J. Culbard – Traduzione di Giorgio Saccani (Magic Press, 2015)
Il caso di Charles Dexter Ward
è il miglior adattamento che Ian Culbard ha realizzato dai racconti di H. P. Lovecraft. L’autore riesce a scrollarsi di dosso la voce del narratore originale e crea una struttura più dinamica (più dialoghi, qualche flashback, estratti dalle lettere) per raccontare la storia. La struttura regge e come sempre Culbard dà il suo meglio nelle sequenze mute, dove senza il peso delle parole, riesce a essere davvero evocativo.

rufolosmall2RUFOLO
di Fabio Tonetto (Eris Edizioni, 2016)
Facile dare a Rufolo del surreale. C’è invece il racconto di un’altra realtà con regole proprie e che non vuole avere nulla a che fare con la nostra. I bellissimi paesaggi sono enormi distese di bianco, i personaggi rifuggono dalle leggi morali, fisiche, chimiche e geografiche. L’atmosfera del racconto è originale, straniante, nuova. E fa anche ridere con un umorismo capace di avventurarsi per strade non ancora battute. Ma bando alle ciance e leggetevi la recensione.

harleyquinn15SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #15
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte (Rw Edizioni, 2016)
Harley Quinn conclude la sua avventura hollywoodiana con un divertente team-up tra con Deadshot. Jimmy Palmiotti e Amanda Conner scrivono ancora un numero praticamente perfetto, capace di miscelare ironia, azione ed erotismo. E John Timms è l’uomo perfetto per disegnare questi tre elementi.
Finalmente la Suicide Squad di Sean Ryan riesce a darci un numero decente, peccato che ci si stia avviando verso il finale. L’idea di una Amanda Waller costretta a stare dall’altro lato della barricata funziona ed è ben gestita. Certo, i disegni di Philippe Briones fanno sempre schifo.
Si chiude con questo numero il primo ciclo dei Segreti Sei e se ne apre subito uno nuovo. Quello che viene chiuso si fa ricordare per la capacità di Gail Simone di creare un gruppo coeso e interessante di personaggi, quello che si apre invece decide di focalizzarsi su Black Alice chiamando in aiuto tutto il mondo magico dell’Universo DC. Stiamo a vedere che succede.

armataspaghetto1ARMATA SPAGHETTO #1
di AA.VV. (Sciame, 2016)
Il primo numero di Armata Spaghetto (la nuova autoproduzione di Sciame) è uno spillato antologico di esplorazione urbana, dove gli autori cercano di ricostruire un’epica della provincia attraverso i generi.
Maurizio Lacavalla e Michele Bolzani propongono un western atipico, Francesco Guarnaccia mette in scena la divertente brutalità dei luoghi comuni, Simone Pace è alle prese con un fantasy reatino e Kevin Scauri rende Napoli il teatro di uno scontro tra kaiju. Chiudono il volume due fumetti brevi del Dottor Pira e di Irene Coletto.
Esperimento più che interessante, attendo con trepidazione i prossimi numeri.

shviaggiatorideltempoSHERLOCK HOLMES E I VIAGGIATORI DEL TEMPO
di Sylvain Cordurié e Laci – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Quarto capitolo della saga che lo sceneggiatore francese Sylvain Cordurié sta dedicando al personaggio di Arthur Conan Doyle, questo Sherlock Holmes e i viaggiatori del tempo è un albo che regala un buon intrattenimento e che, rispetto ad altri capitoli della saga, risulta meno sbrigativo. Certo, alcune dinamiche del finale non sempre sono chiarissime, ma la storia coinvolge (anche grazie ai numerosi rimandi a La Mandragora e agli altri albi della serie). Disegni nella norma di Laci , sempre troppo ammazzati dal bianco e nero.

battagliapiopadreBATTAGLIA – Il Pio Padre
di Giulio Antonio Gualtieri e Valerio Nizi (Editoriale Cosmo, 2016)
Torna il vampiro Battaglia creato da Roberto Recchioni e Leomacs con una storia tutta azione che lo vede combattere contro un emissario delle forze del “bene”: Padre Pio. Diverte la serietà con cui Gualtieri affronta la vena dissacrante del personaggio, così come convince l’idea di un episodio poco interlocutorio ma pieno zeppo di combattimenti, inseguimenti e scontri fisici. I disegni di Valerio Nizi estremizzano le espressioni e i caratteri facciali dei personaggi, e si dimostrano sufficienti nelle sequenze più dinamiche (a volte un po’ troppo legnose per i miei gusti). Di Battaglia mi piace sempre un sacco il punto di vista sulla Storia, pragmatico, distaccato e lontano dalle santificazioni postume.

comequandoeravamopiccoliCOME QUANDO ERAVAMO PICCOLI
di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Così come Aqualung, il primo graphic novel della coppia Paliaga-Carlomagno è una commedia romantica ben scritta e ben disegnata (in pratica tutto quello che non è Il suono del mondo a memoria di Giacomo Bevilacqua). I due autori sono cresciuti e sia la scrittura che il disegno sono notevolmente migliorati. Peccato che a conti fatti Come quando eravamo piccoli si riveli essere tanto ben scritto quanto trascurabile.

west1W.E.S.T. #1 – La caduta di Babilonia
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Tra esoterismo e selvaggio west, questa serie della coppia Dorison-Nury diverte e intrattiene con una storia cospirazionista che coinvolge Theodore Roosevelt, Aleister Crowley e una misteriosa società segreta. Trama non originalissima ma ben congegnata, con un paio di colpi di scena ben assestati e un team di personaggi ben assortito (anche se trattato con disparità). Disegni eleganti di Christian Rossi, che non si risparmia con una regia ricca di virtuosismi.

menofwrathMEN OF WRATH
di Jason Aaron e Ron Garney – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Ira Rath ha una maledizione centenaria da estirpare e questo è il momento giusto per farlo. I richiami biblici che Jason Aaron usa per questa miniserie gettano un thriller apparentemente nei canoni, all’interno di un vortice nichilista che colpisce per la sua intima violenza da Antico Testamento. Non ci sono speranze, solo capitoli da chiudere; non c’è futuro, solo un passato i cui demoni infestano il presente.

cocktailsanytimesmall2COCKTAILS ANYTIME
a cura dello Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Terzo capitolo della tetralogia alcolica curata dallo Studio Pilar, questo Cocktails anytime è come i suoi predecessori (qui e qui) una raccolta colorata e multiforme che mette in mostra alcuni dei talenti più interessanti del fumetto e dell’illustrazione. Stupisce la leggerezza e l’atmosfera rilassata che pervade il volume.

suicidesquad16SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #16
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo il temporaneo trasferimento hollywoodiano e il divertente team-up con Deadshot, Harley Quinn torna finalmente a casa. Non fa in tempo a varcare la soglia dell’appartamento che già si ritrova ad affrontare una vecchia nemica e a organizzare l’evasione di Mason Macabre. Dopo ventitre numeri di questa serie, Jimmy Palmiotti e Amanda Conner preannunciano però per il prossimo numero la resa dei conti tanto aspettata: quella tra Harley e il Joker. Sarà la prova del nove della loro gestione del personaggio e della loro capacità di scrittura.
Termina qui la Suicide Squad di Sean Ryan. Gestione deludente ma con gli ultimi numeri è riuscita a risollevarsi grazie al ruolo sempre più centrale e messo in discussione di Amanda Waller. Detto questo niente di davvero notevole (nemmeno nei disegni di Philippe Briones). I Segreti Sei di Gail Simone continuano la loro incursione nel mondo magico della DC, ma è troppo presto per capire se si tratta di una buona storia oppure dell’ennesima idea stravagante dell’autrice.

adamwild24ADAM WILD #24 – L’alba del Novecento
di Gianfranco Manfredi e Sinisa Radovic (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero deludente di Adam Wild dopo le buone prove degli ultimi mesi. L’azione è ben gestita ma mancano i personaggi: Lady Winter è caratterizzata in maniera bidimensionale (in questo numero poi è in preda all’isteria), Adam Wild soffre della mancanza di spalle significative, e l’inserimento di Churchill e Gandhi appare fine a sè stesso (e Manfredi ha saputo fare di meglio in passato). Disegni nella norma, noiosi e senza alcun interesse.

Laser #10 | Ottobre 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


ilsuonodelmondoamemoriasmallIL SUONO DEL MONDO A MEMORIA di Giacomo Bevilacqua (Bao Publishing, 2016)
A dispetto dell’ostentata raffinatezza,
Il suono del mondo a memoria risulta perfino essere tamarro: tutto sembra accadere sempre all’alba o al tramonto come in un film di Michael Bay, e le atmosfere rarefatte dei disegni sono continuamente violentate da testi sciocchi e superficiali, come se a un film di Antonioni venissero tolti i lunghi silenzi per essere sostituiti da monologhi interiori scritti da Fabio Volo. Ciò mette in luce tutta l’incoerenza di fondo del fumetto, quel suo volerci convincere di essere profondo, toccante, capace di illuminare le nostre esistenze, e di urlarlo in ogni frase e in ogni tavola, per cercare di convincerci della cosa.
Clicca qui per leggere tutta la recensione.

L’OMBRA VENUTA DAL TEMPO di I.N.J. Culbard – Traduzione di Giorgio Saccani (Magic Press, 2016)
Culbard dà il suo meglio con questa seconda parte, ma l’impegno che infonde per migliorare la prima parte è anche maggiore. Il fumettista arricchisce il lavoro di Lovecraft rendendo questa prima parte più interlocutoria e dando maggiore rilevanza al figlio del prof. Wingate Peaslee, ma non riesce comunque a scrollare di dosso alla storia la natura originale da grande prologo alle vicende che chiudono il racconto.
Clicca qui per leggere tutta la recensione su Critica Letteraria.

TRACT di Shintaro Kago (Hollow Press, 2016)
Nonostante il trattamento scolastico che Kago riserva ai racconti e che spesso toglie potenza alle critiche che l’autore vorrebbe muovere nei confronti della società, Tract si rivela essere comunque un’opera interessante. Se questa volta Kago fatica nel parlare al nostro cervello, non smette mai invece di farlo con le nostre budella. I suoi disegni ce le aggrovigliano per il disgusto e per l’ansia.
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Tract | Vene, spaghetti, cavi elettrici: lo splatter esistenzialista di Shintaro Kago

In Fraction c’è un racconto intitolato Irritazione in cui la protagonista, dopo che una mosca ha deposto delle larve nel suo corpo, sviluppa una sorta di piacere nell’inserirsi lombrichi sottopelle. È un racconto a suo modo erotico e a suo modo disperato, che nella ricerca estenuante della protagonista di provare una sensazione proibita, allarga gli orizzonti del desiderio (e del processo di autodistruzione che esso innesca) e termina con l’esplosione del corpo della ragazza in un gomitolo brulicante di vermi, inestricabile come le sensazioni differenti e contraddittorie nate nel lettore. È una tecnica che Shintaro Kago usa spesso: diverte con l’horror, incuriosisce con la sessualità, interessa con un punto di vista socialmente impegnato. E la sua grandezza sta nel fatto che di solito questi tre elementi non sono mai ben amalgamati tra loro, ma creano dei grumi, dei residui acidi, dei conglomerati schiumosi, del residuo polveroso sul fondo, cosa che porta il lettore a cercare continuamente di adattarsi al gusto e alla consistenza per apprezzare ciò che sta leggendo.

Da questo punto di vista Tract, il fumetto che Kago ha realizzato in esclusiva per la Hollow Press, sembra un lavoro più maturo e calcolato, con gli ingredienti meglio amalgamati del solito e la perdita di buona parte della torbidezza che rende che rende interessante la sua opera. Kago sembra ampliare e rivedere l’idea di fondo di Irritazione (un po’ come successo con il trittico Super Conductive Brains Parataxis, Industrial Revolution and World War e L’uomo che fece ritorno – sempre contenuto in Fraction), mantenendo la suggestione visiva dei fili che entrano ed escono dai corpi, ma stravolgendone il significato. Se infatti nel racconto breve la sessualità è fondamentale per leggere le vicende, in Tract il sesso è lasciato totalmente all’esterno. In nessuno dei quattro racconti che compongono la raccolta, compare infatti alcun richiamo erotico né nudi espliciti, e questo dovrebbe già darci la cifra del cambiamento di registro. Se  i vermi della protagonista di Irritazione rappresentavano l’unico modo per sfuggire alle costrizioni sociali (attraverso un piacere proibito), i fili che scorrono dentro i protagonisti di Tract sono le corde che legano i nostri desideri e le nostre aspirazioni, sono la rappresentazione contorta e grandguignolesca degli obblighi sociali cui siamo costretti a sottostare per avere un lavoro, avere una fidanzata, avere una famiglia, avere una vita.

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Kago utilizza questi scenari orrorifici per raccontarci la solitudine metropolitana, lo sfruttamento nel mondo del lavoro, la paura dell’altro e le frustrazioni sentimentali, seminando nel lettore il germe di un orrore sconosciuto e implacabile che però coltiviamo e riempiamo di cure ogni giorno. Lo fa per la prima volta senza fare uso di scene di nudo, evitando qualsiasi approccio meta-fumettistico e utilizzando il colore. Il tutto appare più controllato del solito, meno viscerale: l’autore decide di focalizzare tutta la nostra attenzione sulla critica che sta muovendo alla società, però non sempre questa critica è così profonda e originale da riuscire a prendere il sopravvento sulle immagini. I cupi acquerelli del fumetto mostrano spesso la poca esperienza che l’autore ha con la colorazione, ma riescono lo stesso a essere efficaci nell’immergerci in un’atmosfera algida e distante, in cui è difficile ambientarsi.

Nonostante il trattamento scolastico che Kago riserva ai racconti e che spesso toglie potenza alle critiche che l’autore vorrebbe muovere nei confronti della società, Tract si rivela essere comunque un’opera interessante. Se questa volta Kago fatica nel parlare al nostro cervello, non smette mai invece di farlo con le nostre budella. I suoi disegni ce le aggrovigliano per il disgusto e per l’ansia. Quello di Kago è uno splatter esistenzialista, quasi mai fine a sé stesso. Sono esplosioni di interiora, menomazioni, tagli nelle carni capaci di raccontare la vita interiore dei suoi personaggi meglio di qualsiasi monologo introspettivo.

Tract
di Shintaro Kago
Hollow Press, 2016
64 pag.
Introduzione di Christopher Butcher

Industrial Revolution and World War | Shintaro Kago e il meccanismo della Storia

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 26 agosto 2015.


In un mondo post-apocalittico dove l’umanità sembra essere scomparsa, una piccola comunità di criceti evoluti si occupa di recuperare i corpi sepolti di giovani ragazze. Quando uno dei criceti sviluppa una tecnologia in grado di innestare parti meccaniche sui corpi delle fanciulle per creare macchinari e mezzi di trasporto, la comunità ha un’inaspettata crescita economica. Con il fiorire di strade, palazzi e robot organici sempre più evoluti, cominciano ad arrivare i primi attacchi da una vicina comunità di strane creature che sembra aver compiuto simili progressi tecnologici. L’unica soluzione è scendere in campo e combattere una Guerra Mondiale.

Sin dal suo titolo il nuovo lavoro di Shintaro Kago, Industrial Revolution and World War (Hollow Press, 2015), fa del rapporto di causa-effetto tra Rivoluzione Industriale e Guerra Mondiale la base su cui far crescere il suo racconto. Per l’autore giapponese esso sembra influenzare non solo l’andamento del suo fumetto (chiaramente diviso in tre atti da un premeditato didascalismo), ma soprattutto gli snodi narrativi della Storia, quella con la S maiuscola. Ma è altresì chiaro che Industrial Revolution and World War non è guidato dalla volontà di approfondire un discorso politico o imbastire della critica storica e sociale. Kago non fa riferimenti diretti a guerre più o meno recenti, e nemmeno è affascinato dall’iconografia e dall’immaginario bellico, sostituito dal consueto gusto macabro dell’autore che sfocia molto spesso in visioni erotiche perturbanti non tanto per le esibite nudità delle ragazze, quanto per la particolare attenzione che ripone nella descrizione dell’interazione tra carni e parti meccaniche (con uno stile meno rifinito rispetto ad altri suoi fumetti, ma forse per questo con passaggi che risultano più brutali).

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Industrial Revolution and World War evita di essere la solita metafora sulla follia della guerra e punta ad altro. Più che agli effetti degli scontri, l’autore sembra voler analizzarne i meccanismi e i ritmi narrativi, cercando l’orrore e la brutalità nella struttura stessa degli accadimenti. Per Shintaro Kago, il vero orrore sta nella ripetizione, non solo quella che crea la struttura noiosa delle nostre esistenze, ma in misura maggiore a influenzare il suo mondo è la reiterazione degli eventi che si moltiplicano uguali a sé stessi sino a comporre lo schema ripetitivo della Storia. E Industrial Revolution and World War è la dimostrazione di questa sua teoria: l’uomo sembra in balìa di un meccanismo fatale che governa la sua vita, un pattern che ci opprime con la sua prevedibilità ma che non siamo in grado di governare o distruggere.

Industrial Revolution and World War è una grandguignolesca rappresentazione della storia dell’umanità, una zoomata che mostra con terrore il meccanismo inceppato che determina i capitoli dei libri di Storia.

Industrial Revolution and World War
di Shintaro Kago
Hollow Press, 2015
32 pag.
Prefazione di James Harvey

Laser #5 | Maggio 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


superconudctivebrainsparataxissmallSUPER CONDUCTIVE BRAINS PARATAXIS di Shintaro Kago (Edizioni Star Comics, 2016)
Questo mondo post-apocalittico dà l’occasione a Shintaro Kago di condurre un’indagine attorno a ciò che ci rende davvero umani, nel consueto contesto gore ricco di un erotismo straniante che da sempre contraddistingue l’opera dell’autore giapponese. Non è un caso quindi che ognuno degli otto racconti del volume nasconda sotto una coltre di nudità e sbudellamenti, un tema ben preciso che Kago affronta con brutalità e precisione.
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quasisignorinasmallQUASI SIGNORINA  di Cristina Portolano (Topipittori, 2016)
Solitamente i fumetti autobiografici sono un buon modo per raccontare cose importanti senza fare il minimo sforzo. Che è il modo peggiore per farlo: fatto di vita, ricordo divertente ma malinconico, moraletta e via andare, il nostro dovere lo si è fatto. Per questo li odio. Non li sopporto perché ci trovo sempre una profonda mancanza nell’osare allontanarsi dalla propria vita, da quello che si è fatto e visto, per provare a raccontare qualcosa di diverso ma che sappia scorrere in parallelo con il proprio vissuto. Anche perché solitamente gli autori non hanno il coraggio di trasformare la propria persona in un personaggio, sintetizzandosi e semplificandosi sino ad acquisire una complessità narrativa più interessante della loro vera personalità.
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crystalbonedrivesmallCRYSTAL BONE DRIVE di Tetsunori Tawaraya (Hollow Press, 2016)
Tawaraya è un disegnatore della materia, e la materia infatti prevale su tutto. Le sue storie non sono formine che utilizza per dare contorni e confini al suo mondo, semmai è l’esatto contrario. Nei suoi fumetti è il contenuto che plasma il contenitore, è la materia che costringe lo spazio ad adattarsi alla sua presenza, stravolgendone regole, forma e temi.
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jekyllhydesmallI MAESTRI DELL’ORRORE: LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE di Stefano Marsiglia, Francesco Francini e Riccardo Frezza (Edizioni Star Comics, 2016)
Marsiglia ridà quindi al Signor Utterson, amico e notaio di Jekyll, il ruolo di narratore, qui declinato in una versione più attiva rispetto a quella del romanzo, complice anche il cambiamenti nei tempi del racconto. Se infatti nel romanzo tutto è già accaduto e viene semplicemente riportato da alcuni testimoni, nel fumetto il racconto diventa al presente e Utterson quindi da semplice narratore si trasforma in un osservatore attivo con cui Marsiglia si diverte a giocare incastrandolo in una sorta di indagine per cercare di salvare la vita all’amico.
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revolushowsmallREVOLUSHOW di Alessandro Caligaris e Antonio L. Falbo (Eris Edizioni, 2016)
Nel Bazura Empire tutto ruota attorno allo schermo di un televisore. Anzi, nell’ottica di una televisione totalizzante, nel Bazura Empire tutto ruota dentro allo schermo del televisore. Infatti in Revolushow lo spettatore ha un ruolo marginale, sottomesso, di chi subisce non solo le trasmissioni, ma anche il racconto che l’emittente fa della vita.
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Super Conductive Brains Parataxis | Il futuro dell’umanità secondo Shintaro Kago

Una grande fabbrica piena di corpi femminili giganteschi, quasi una sala operatoria con catena di montaggio. Piccoli uomini corrono sulle passerelle posizionate all’altezza del cranio di questi giganti. Attaccano tubi e cavi, formattano cervelli per costruire macchinari umanoidi che poi utilizzano come mezzi di trasporto, macchine da lavoro e strumenti di vigilanza. Questo il futuro dell’umanità, almeno secondo Shintaro Kago e il suo Super Conductive Brains Parataxis, raccolta degli episodi pubblicati tra il 1997 e il 2001 tutti accomunati dalla medesima ambientazione e collegati tra loro da una leggera continuity.

Questo mondo post-apocalittico dà l’occasione a Shintaro Kago di condurre un’indagine attorno a ciò che ci rende davvero umani, nel consueto contesto gore ricco di un erotismo straniante che da sempre contraddistingue l’opera dell’autore giapponese. Non è un caso quindi che ognuno degli otto racconti del volume nasconda sotto una coltre di nudità e sbudellamenti, un tema ben preciso che Kago affronta con brutalità e precisione. E così argomenti cardine come la maternità, il desiderio di onnipotenza e la lotta per la sopravvivenza, sono affiancati da tematiche meno usuali (la percezione del dolore, il desiderio dell’oblio) e interrogativi atti a ribaltare la percezione che abbiamo del nostro ruolo nella Storia (è davvero la conoscenza a renderci diversi dagli altri esseri viventi?).

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La ricerca di Shintaro Kago non porta mai a una soluzione ma aggiunge degli indizi all’interrogativo iniziale, evitando i facili moralismi a cui poteva andare incontro. La sceneggiatura infatti non svela alcun mistero (se non quelli legati alla trama) e rifiuta qualsiasi risposta, in un accumulo di suggestioni e suggerimenti attorno cui il lettore può muoversi, interrogarsi e riflettere. Come spesso accade con l’autore giapponese, se una risposta c’è sicuramente non è nel racconto ma nella sua struttura. E infatti quello che Kago inscena con Super Conductive Brains Parataxis è il ciclo continuo di sfruttamento messo in atto dall’uomo. E’ qui che i corpi nudi femminili trasformati in macchine trovano un senso e si fanno metafora della crudeltà dell’uomo ma – specularmente – anche della sua indifferenza nel prendere coscienza della propria malvagità se questa è giustificata da un contesto sociale, economico e politico. I suoi personaggi si muovono tra corpi smembrati e ibridi, inconsapevoli della propria crudeltà, ciechi del dolore che perpetuano.

In questo senso Super Conductive Brains Parataxis non è altro che il banco di prova per Industrial Revolution and World War, pubblicato nel 2015 dalla Hollow Press. Non solo i due libri condividono le figure degli ibridi, ma possono di fatto considerarsi collegati tra loro, come se Shintaro Kago volesse raccontare una storia dell’Uomo con agenti diversi ma con esiti e modi sempre identici. Ciò che differenzia i due fumetti è la prospettiva del racconto: Super Conductive Brains Parataxis è raccontato dal punto di vista degli uomini, con tutti i risvolti emotivi del caso, mentre Industrial Revolution and World War gode di una prospettiva storica che, grazie anche all’eliminazione della presenza umana a favore di piccoli roditori, permette a Kago di concentrarsi maggiormente sui temi piuttosto che sull’intreccio. Quest’ultimo appare infatti più un fumetto teorico rispetto a Super Conductive Brains Parataxis, che invece fa della presenza umana il suo punto di forza: in ogni caso i due libri si completano offrendo prospettive differenti del medesimo scenario.

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Visivamente Shintaro Kago ricolma Super Conductive Brains Parataxis delle sue ossessioni. Violenza splatter, nudità accentuate da inquadrature pornografiche (a cui al contempo toglie e aggiunge erotismo grazie a un processo di oggettificazione dei corpi), scorci urbani caotici e decadenti, sono la spina dorsale del volume. Ed è su quelli che Kago lavora, edificando corpi, costruendo città, estraendo budella, con un’attenzione che volutamente non ripone negli altri elementi del suo libro. Le figure umane per esempio hanno tratti molto tradizionali, scarni, molto semplici e cartooneschi se confrontati con il realismo con cui il fumettista disegna i suoi ibridi. I volti dei suoi personaggi sembrano trovare una tridimensionalità e una caratterizzazione solo quando sottoposti alla paura o alla follia. Che sia questo un altro degli indizi che Shintaro Kago ha voluto lasciarci?

SUPER CONDUCTIVE BRAINS PARATAXIS
di Shintaro Kago
Traduzione di M. Riminucci
Edizioni Star Comics, 2016
192 pp.