Rufolo | Benvenuti a Tonettoland: funny animals, paesaggi bianchi e sorrisi stupidi

Ripenso alla mia prima lettura dei Peanuts, di Doonesbury, delle Sturmtruppen, di quella sensazione immediata di sentirsi parte di un mondo dopo quattro o cinque vignette. Ci si inserisce da subito in un gruppo, ci si orienta nei luoghi e nei legami, si scelgono gli amici, i nemici e chi ci è indifferente: Rufolo fa lo stesso effetto. Bastano le prime cinque pagine del fumetto di Fabio Tonetto per varcare la soglia di un mondo nuovo ma capace di creare con noi un legame istantaneo. Tutto parte da un character design dalle forme rassicuranti che si rifà ai funny animals e che Tonetto sintetizza in un’unica soluzione unendo le forme e l’umorismo dei vinyl toys con il carattere rasserenatore ma lievemente inquietante dei giocattoli degli anni Sessanta. Ricrea sulle pagine un’atmosfera familiare con cui leghiamo istantaneamente, senza proporci però nemmeno un briciolo di odiosa nostalgia, di ruffiano vintage. Perché se è vero che ad aprire Rufolo per la prima volta pare di trovarsi davanti alla vetrinetta in cui la nonna proteggeva il servizio bello e dove trovavano rifugio bomboniere, animaletti in vetro di Murano, matriosche, souvenir estivi e l’immancabile Madonna di Lourdes, è anche vero che si ha anche la sensazione di ritrovarsi trasportati in un mondo parallelo, sospeso nello spazio e nel tempo che non ha legami con il nostro universo e non mira nemmeno ad averne.

Fabio Tonetto ci cattura con un sentimento che scaturisce dal ricordo infantile di forme rassicuranti, e poi ci porta su un altro pianeta dove tutto ciò che conosciamo non esiste e dove la nostra logica non ha potere. Rufolo parte con l’essere un luogo della memoria ma poi diventa un ambiente che dobbiamo imparare a conoscere, in cui dobbiamo adattarci. I paesaggi che fanno da sfondo alle storie per esempio, sono l’infinito spazio bianco della pagina, delimitato sì dal perimetro del foglio, ma potenzialmente infiniti nella loro profondità. Così i personaggi attraversano questi paesaggi bianchi in lungo e in largo, li percorrono camminando, correndo, a testa in giù oppure in volo, in un mondo che non si pone barriere spaziali e contemporaneamente in un fumetto che ne abbatte le coordinate, limitando l’uso di riferimenti spaziali ed eliminando qualsiasi gabbia, preferendogli una struttura libera che non incasella azioni e movimenti.

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Facendo tesoro della sua attività di animatore, Fabio Tonetto dona ai suoi personaggi movimenti in grado di rappresentarli, e li rende poi fluidi all’interno della struttura della pagina. Senza alcuna gabbia a circoscrivere il loro raggio d’azione, i personaggi di Rufolo sfruttano un dinamismo liquido che, pur nella loro apparente staticità, li rende elementi continuamente soggetti a trasformazioni e a un moto perpetuo. Di conseguenza la quasi totale eliminazione di punti di riferimento spaziali rende la pagina bianca un luogo in cui qualsiasi ambiente può esistere. Oppure no.

Oppure è una semplice pagina bianca. Perché Rufolo è fatto così, preferisce sia essere che non essere, e l’unica scelta che Tonetto fa è di non darci coordinate che possano portarci a risposte certe. Lo fa proponendoci un umorismo che trova il suo punto di forza nelle sterzate improvvise che Tonetto fa prendere alle storie, alle gag, ai dialoghi e alle sequenze slapstick. Tonetto ci guida dapprima sulle strade sicure di plot classici, facendoci presagire una svolta improvvisa che però non è mai quella che avevamo pensato noi. Non è mai la strada più facile, e a volte non è nemmeno la più divertente. E’ invece quella che l’autore decide di percorrere per dare a Rufolo uno spettro emotivo ricco e renderlo qualcosa di più interessante e strutturato.

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Infatti è facile dare a Rufolo del surreale. Tonetto non vuole limitarsi a modificare la nostra realtà, a estremizzarla, a piegarla alle sue idee, preferisce invece creare un mondo nuovo che può plasmare a suo piacimento. Il nutrito cast di personaggi che popola il suo libro risponde infatti a regole del tutto nuove, segue leggi morali, fisiche, chimiche e geografiche diverse dalle nostre. Un’idea di mondo dove le logiche personali convivono su un terreno dove non ci sono scontri ma naturali mediazioni. Nel mondo di Rufolo sono tutti profondamente amici, e come tali non danno valore relazionale alle pazzie altrui, all’inquietante ferocia, alla sottile perfidia, alla naturale generosità e alla malinconia che travolge le loro giornate. Tutti sopportano i difetti e i comportamenti estremi degli altri, li comprendono in quanto prodotto di una rincorsa alla felicità cui tutti sembrano prendere parte. Sono concentrati a raggiungere una felicità immediata, egoistica e probabilmente effimera – d’altronde ne esistono davvero altri tipi? – ma quando le cose vanno male (e vanno male quasi sempre) il mondo non gli casca da sotto i piedi. Rimangono lì, con le loro zampe ben piantate nel bianco invisibile della pagina. Con il loro mondo assurdo tutto attorno e un orgoglioso stupido sorriso che è l’unica vera e reale conquista a cui possono e possiamo ambire.

Rufolo
di Fabio Tonetto
Eris Edizioni, 2016
104 pag.

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