Tinder date: raccontare le cose come accadono | Intervista a Cristina Portolano

Vivo incastrato nella provincia lombarda in un paese con meno di seimila abitanti, un posto in cui se scopi con qualcuno per una volta soltanto non solo lo viene a sapere tutta la cittadinanza (io pacche sulle spalle, lei possibile territorio di conquista), ma non puoi nemmeno usufruire della carta “Lo facciamo una volta, anche senza pensarci su troppo perché tanto non ci vedremo mai più”. È per questo motivo che quasi tutti i miei ex compagni delle Scuola Medie sono già sposati. Mi sono sempre chiesto come dev’essere la vita sessuale in città, protetta dall’anonimato della folla e dei chilometri quadrati, ma anche che tipo di affettività si crea tra due persone che non vivono una pressione sociale sul loro rapporto. Anche per questo motivo mal sopporto la pigrizia di chi parla delle app di incontri mettendole alla prova su un terreno a loro favorevole (la metropoli), quando tutto attorno pare di vivere ancora ai tempi de I promessi sposi.

Per fortuna c’è Cristina Portolano che ha da poco cominciato a serializzare su Patreon Tinder date, una serie che parte dall’app per parlare di sesso e affettività in Italia. Con un contributo mensile (a partire da un euro) potrete leggere ogni settimana un paio di tavole del fumetto e supportare uno dei progetti più interessanti di questo 2017.

Ho fatto otto domande a Cristina Portolano su Tinder date, sul suo metodo di lavoro, sul fumetto autobiografico e su come è nato il progetto. Le trovate qui sotto insieme alle risposte, che sono sempre otto ma più interessanti delle domande.
Poi però non dimenticatevi di cliccare qui per andare sulla sua pagina Patreon.

tinderdate2Volevo cominciare il pezzo chiedendoti il perché di un fumetto su Tinder, poi ci ho ripensato e preferisco arrivarci di sponda. Anche se non è una cosa molto carina, parliamo del perché non ti è piaciuto Love addict, il fumetto di Koren Shadmi che ha un tema molto simile a questo tuo Tinder date.

Premesso che Love Addict è disegnato benissimo, non mi è piaciuto per tre motivi:
1. Il protagonista mi è apparso da subito molto antipatico e patetico;
2. L’utilizzo di Tinder era circoscritto a New York e soltanto nel periodo in cui non era fidanzato;
3. Le donne erano rappresentate in maniera caricaturale e troppo poco rispettosa dei loro desideri;

Nemmeno a me era piaciuto molto il fumetto di Shadmi, soprattutto per come semplificava la vita al suo personaggio, mettendolo in un contesto favorevole per l’utilizzo dell’app di incontri. La protagonista di Tinder date invece non ha vita facile: donna in un paese bigotto e cattolico.

Donna in un paese cattolico, bigotto, e per di più con la voglia di sperimentare e di non accontentarsi. Ovviamente il personaggio ha anche le sue contraddizioni e delle domande irrisolte: cosa ci fa avvicinare davvero a qualcuno? Il bisogno di trovare una persona nasce per colpa di un condizionamento sociale o è una necessità profonda? Insomma con questo fumetto mi pongo delle domande a cui non ho trovato risposta leggendo Love Addict.

tinderdate3Come stai scrivendo il tuo personaggio? Visto che ti somiglia molto mi chiedevo come vivi questo doppio ruolo di autrice e protagonista della storia. Rispetto a tanti tuoi colleghi per esempio mi è piaciuto come eviti di proteggere la reputazione del tuo alter-ego, raccontandolo con molta libertà al di fuori di qualsiasi zona di sicurezza che lo renderebbe un poco più falso.

Siccome questo fumetto di Tinder che sto mettendo su Patreon non è dichiaratamente autobiografico non trovo il senso di proteggere il personaggio. Mi sento molto libera.
Anche se queste tavole sono nate da un impulso autobiografico per me sono state concepite come una palestra di racconto. Mi servono a prendere sempre più le distanze da un racconto autobiografico puro per raccontare, anche mescolando elementi e aspetti presi dalla vita, storie e personaggi interessanti. Io adoro Robert Crumb per esempio. Trovo che in ogni cosa che ha fatto si sia messo in gioco senza risparmiarsi mai e per me questo è fondamentale. Se si pensa troppo a salvare se stessi come autori non va bene. A me è capitato di pensare: oddio cosa penserà la gente di me dopo aver letto questo? E mi sono data una risposta fondamentale per poter fare fumetti: chi se ne importa!

Per me la reputazione del personaggio e la reputazione della mia persona nella vita vera non coincidono. Nel momento in cui rappresento un personaggio, anche se ha le mie sembianze, non sono io. Sono abbastanza schizofrenica da far parlare con sincerità un personaggio senza sentirmi violata nella mia persona e anzi mi sento sempre a mio agio nell’autorappresentarmi.

tinderdate5Oltre alla storia principale, su Patreon stai pubblicando anche brevi episodi della tua infanzia in tema col progetto. Mi è molto piaciuta questa scelta di affiancare brevi flashback come se volessi indagare sulla ragione di certi comportamenti del personaggio, tenendoti comunque lontana da trite letture psicanalitiche e concentrandoti invece più sull’importanza delle esperienze.

Sì, sono degli spot dell’infanzia che non c’entravano niente nel mio primo libro, Quasi Signorina (Topipittori, 2016) ed erano tutti incentrati su sesso e affettività. È vero poi che mi servono per indagare la ragione di certi comportamenti: è quello che sto facendo anche con il fumetto di Tinder. È scattata in me la necessità di pormi delle domande sul sesso e l’affettività in generale ma senza ragionamenti pazzi, raccontando semplicemente i fatti così come accadono.
All’interno della Palestra Patreon queste tavole in bianco e nero hanno trovato la loro collocazione e sono molto più veloci anche delle tavole di tinder poiché uso un pennello grosso e non ci metto mai più di qualche ora a fare una tavola.

L’idea di utilizzare Patreon nasce insieme al progetto su Tinder oppure no?

Si è nata assolutamente in contemporanea. Non avevo né la voglia di mettermi seriamente su un nuovo romanzo a fumetti, né il coraggio di proporre questo progetto di Tinder a un editore ma allo stesso tempo avevo voglia di reimparare a raccontare allontanandomi sempre di più dall’autobiografia e, dopo essermi lasciata con una persona conosciuta proprio su Tinder che è stata molto importante, indagare la percezione che le persone hanno dell’amore in questo preciso momento storico che trovo molto complesso e difficile.

Poi l’idea di Patreon aleggiava già da un po’ nella mia mente ma quando sono andata a New York e ho visitato Buffalo, ho visto dei flyer attraverso i quali una fumettista pubblicizzava la sua pagina Patreon (Liz Prince – ho letto anche il suo graphic memoir Tomboy per Zest Books – molto bello!) nella fumetteria Gutter Pop Comics, allora mi sono convinta ancora di più.
In USA si fanno molte meno pippe mentali sull’autorappresentarsi o no. Sono molto più liberi.

tinderdate4Mi piacerebbe capire quanto Patreon influenzi il tuo metodo di lavoro. Per esempio nel disegno si nota un notevole cambiamento rispetto ai tuoi precedenti lavori, con un tratto che si è fatto meno raffinato ma più istintivo, guadagnandone in schiettezza.

Sì, su Patreon ti prendi degli impegni che devi rispettare. Io mi sono data due scadenze fisse a settimana, per mettermi un po’ di pepe al culo, e questo fa si che non puoi soffermarti molto sulla forma. Ovviamente se ne dovessi fare un libro rifarei ogni tavola.

E invece come stai lavorando alla scrittura? Stai avanzando tavola per tavola oppure hai già una sceneggiatura o uno storyboard?

No, la scrittura procede con i disegni, tavola per tavola senza storyboard. Ogni tavola, poi, è sia autoconclusiva ma anche consequenziale con la precedente e la successiva.

Tinder date è appena iniziato ma hai già in mente un finale oppure lo stai cercando realizzando il fumetto?

Non ci sarà mai un finale credo.

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