Laser #13 | Gennaio 2017

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


COCKTAILS ANYTIME a cura di Studio Pilar (Studio Pilar, 2016)
Dopo Cocktails pre-dinner e Cocktails after-dinner i bartender editoriali dello Studio Pilar sembrano ormai aver imparato a miscelare nel modo corretto tutti gli ingredienti disposti sul loro bancone e questo Cocktails anytime, terzo capitolo della loro quadrilogia alcolica, dimostra ancora più sicurezza e maturità nella scelta degli artisti coinvolti, che si fanno notare non solo per la varietà grafica, ma soprattutto per approcci narrativi sempre diversi tra loro.
Clicca qui per leggere tutta la recensione.

STORIE DEL BARRIO di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí – Traduzione di Dario Fiocco (Tunué, 2016)
La voce narrante del libro è ingombrante, fastidiosamente consapevole e adulta (sia nelle sue considerazioni che nelle sue banalità), spesso soffoca le tavole rubando spazio ai disegni di Seguí, erodendone le vignette come una calamità. Questo suo imporsi sulla narrazione visiva fa affondare Storie del Barrio in una verbosità inutile, che non diventa mai retorica ma sembra voler prendere le redini del racconto e lasciare poco spazio di manovra a Seguí.
Clicca qui per leggere tutta la recensione su Fumettologica.

xuwwuuXUWWUU e PLUTONIUM di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
L’autore stra creando un mondo complesso dai confini labili in modo da poterci trasferire tutta la sua esperienza umana, trasfigurandola in avventure, in favole, in storie che non cercano mai di restituircene una visione semplificata e ridotta, ma ne allargano la visuale ingarbugliando ulteriormente il gomitolo della nostra esistenza. Le storie di Delmas non sono una chiave di lettura per comprendere le nostre vite e distendere il filo di questo gomitolo immaginario, sono storie che evocano una forza primordiale, che ci portano lontano dai nostri corpi per sentire meglio le ferite che ci percorrono. Non per sanarle, ma per guardare da vicino il mondo che nascondono.
Clicca qui per leggere tutta la recensione.

LA SAGA DEI BOJEFFRIES di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Perché la mostruosità dei Bojeffries non ha nulla al di fuori dagli schemi, non stravolge con la sua presenza le vite normali dei normali esseri umani. La mostruosità dei Bojeffries è quanto di più ordinario e omologato vi possa essere, tant’è che nessuno tra gli umani pare accorgersene. I Bojeffries lavorano, escono, vanno al supermercato e in vacanza come se nulla fosse: non sono visti con diffidenza, non sono emarginati, non sono esclusi dalla vita sociale (lo sono invece le minoranze razziali). Sono anzi omologati e perfettamente inseriti nella vita di quartiere, mostri che hanno perso impulsi e onore per accettare le pigre comodità della vita borghese, del posto fisso in fabbrica, del cibo industriale e della vita raccontata dalla televisione.
Clicca qui per leggere tutta la recensione su Critica Letteraria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...