Princesse Suplex | Una storia di amicizia e dropkick

Una texture zebrata riempie la tavola. Grida di incitamento, la voce microfonata di un commentatore e poi una vignetta crea lo spazio adatto per permettere a Jungle Laura e Princesse Suplex di stringersi in un groviglio di muscoli e nervi. Il combattimento tra le due wrestler continua nelle pagine successive fino a quando Princesse Suplex e Jungle Laura si ritrovano ai lati opposti del ring, prendono la rincorsa cercando lo scontro diretto con l’avversario. I corpi si avvicinano, lo scontro è imminente, giriamo la pagina e finiamo in un grigio ufficio in cui Gabi aka Princesse Suplex sta lavorando.

Il lettore dovrà farci l’abitudine a questi salti improvvisi da banale quotidianità a sfavillante lotta corpo a corpo (e viceversa), perché Léonie Bischoff utilizza questo montaggio alternato come scheletro del suo Princesse Suplex, una narrazione fatta di impatti lasciati in sospeso che vengono cristallizzati nel loro punto di massima espressione (emotiva, atletica, estetica). Facile fare un paragone con la sequenza finale del film The Wrestler, in cui il protagonista interpretato da Mickey Rourke spicca il volo dalle corde, esce dall’inquadratura e Darren Aronofsky rimane fermo lì con la macchina da presa. Inquadra il vuoto e poi fa partire i titoli di coda senza farci sapere come finirà l’incontro perché non è quella la cosa che conta.

E il risultato non conta nemmeno in Princesse Suplex, tant’è che il finale dell’incontro nemmeno è disegnato. Anche qui, Princesse Suplex si lancia dalle corde per atterrare su Jungle Laura, ma la Bischoff dopo una splash page, riavvolge il nastro e ci riporta all’inizio dell’incontro con la presentazione e l’entrata in scena delle due wrestler. È una sequenza elettrizzante, in cui si respira davvero il senso di libertà che prova la protagonista a stare sul ring, una sorta di cerimonia pubblica condivisa con un pubblico schiamazzante ma al contempo un momento privato e quasi intimo che vive degli scontri corpo a corpo. Perché per la Bischoff è questo quello che conta, l’emozione distillata che Princesse Suplex trova sul ring e la forza che ne ricava per combattere nella vita reale.

Perché frammentando l’incontro tra le due lottatrici e proponendoci gli estratti della vita quotidiana della protagonista, la Bischoff costruisce anche un’atipica storia di amicizia e dropkick, che prende forma sul ring tra due donne che vogliono solo divertirsi e prendono la cosa dannatamente sul serio. Proprio come Léonie Bischoff, capace di realizzare un fumetto breve e divertente, con qualcosa da dire e le idee ben chiare sul come dirle. Nessun proclama, nessun moralismo, nessuna spiegazione: è la struttura stessa del racconto che ci rivela il suo contenuto.

Princesse Suplex
di Léonie Bischoff
Traduzione di Silvia Uberti
Introduzione di Sara Pavan
2016, MalEdizioni
45 pagine