Gigahorse #22 | Novembre 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

DEADPOOL #29-30-31
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)

Sul numero #29 Deadpool per il sociale: il mercenario chiacchierone aiuta una ragazza depressa a evitare il suicidio. Peccato Duggan non riesca a evitare quello dei suoi lettori, che non solo devono sopportare la solita azione di basso livello e l’umorismo di bassa lega, ma ora devono pure sobbarcarsi il tema importante. Ma anche no. Comincia la nuova run, che porta avanti lo scontro tra Deadpool e Madcap. Duggan fa il riassuntone di quello successo finora, vedremo dove andrà a parare. Per fortuna ai disegni di entrambe le storie c’è Matteo Lolli, che è un bel passo avanti rispetto al solito.
Sul #30 Spider-Man e Deadpool per sfuggire all’attacco di Itsy Bitsy si teletrasportano a Weirdworld, un luogo che voi lettori Marvel conoscete bene e invece io non ho mai sentito nominare, infatti almeno un paio di cose divertenti ci sono anche ma non le ho capite fino in fondo causa citazioni a me incomprensibili. Il resto è la solita verbosa caciara. Su L’inverosimile Gwenpool che succede invece? Flashback sul cattivone che farà felici i fan di Spider-Man, pem-pem-pim-pum, battutine, tenerezze, cliffhanger, sbadigli.
Si finisce col numero #31: Duggan costruisce la sua storia di Deadpool come un mosaico. Ogni episodio è una piccola tessera che andrà poi a comporre un’immagine più grande è complessa. Il problema è che i mosaici sono molto belli visti nell’insieme, ma a fissare una tessera alla volta ci si rompe veramente troppo i coglioni. Ai nuovi Mercenari per soldi toccano invece i consueti intrighi e la consueta retorica del gruppo scalcagnato ma con un cuore grande così. Davvero difficile sopportare uno schema che si ripete sulla testata da così tanto tempo e con così poche varianti.

DYLAN DOG SPECIALE #31 – Il pianeta dei morti: nemico pubblico n.1
di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi (Sergio Bonelli Editore, 2017)

Che bello dimenticarsi di Dylan Dog, tagliarlo fuori quasi del tutto dalle 160 pagine dell’albo e lasciare spazio alla follia e al dramma di Xabaras. Bilotta fa entrare in scena Dylan solo quando è indispensabile e infatti il cuore del racconto appartiene tutto a Xabaras tant’è che anche durante l’intenso finale stiamo dalla sua parte, condividendo con lui la disperazione, il fallimento, l’amarezza di una vita gettata al vento. Sergio Gerasi sfodera un tratto secco e tagliente, perfetto per raccontare un’umanità al capolinea, i corpi rinsecchiti, la pelle aderente alle ossa.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #8 – Notti di paura
SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #9 – Tornando a casa
di aa.vv. – Traduzione di aa.vv. (RCS Quotidiani, 2009)
Non si può dire che questo Notti di paura sia una raccolta di storie horror con protagonista il nostro Uomo Ragno di quartiere. È davvero difficile trovare qualcosa di puramente horror, tutto è declinato in salsa Spider-Man non tanto per il supereroismo (che ha comunque il suo bel peso nelle storie) quanto per la prospettiva umana con cui gli autori raccontano questi mostri. Davvero toccante la storia di origini di Morbius (il cui volto è forse la cosa più da horror classico qui presente), ma si viene coinvolti maggiormente dal dramma umano di JJJ che non vi svelo per evitare spoiler. Chiudono il volume due storie più recenti visivamente molto cronenberghiane ma troppo melodrammatiche per i miei gusti.
Capisco che la rilettura in chiave esoterica delle origini di Spider-Man in Tornando a casa possa aver fatto arricciare il naso a molti fan del Ragno, però ho la fortuna di non essere un fan e di aver letto talmente poco del personaggio da riuscirmi a godere questa storia discreta. Straczynski fa su un mischione ma non perde mai di vista il personaggio, la cui ricostruzione avviene tramite una crisi causata da un nemico troppo forte da sconfiggere. Romita Jr. di conseguenza tira fuori un Uomo Ragno il cui corpo è costantemente martoriato e innervato dal dolore. Sebbene la consueta mancanza di voglia nel disegnare le sequenze di dialogo, Romita Jr. descrive con grande partecipazione il dolore del personaggio, e infonde energia alle sequenze d’azione.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #14
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Come sospettavo alla fine questa run che doveva tirare le somme del rapporto tra il Joker e Harley Quinn si è rivelata una burletta deludente. Certo, ci si diverte sempre a leggerla e quando ci sono Timms e Hardin ai disegni ci vengono tolte varie soddisfazioni, il problema però è che la testata naviga da un po’ di tempo senza una vera direzione. Questa era l’occasione giusta per tracciare un nuovo percorso e invece il cazzo.
Inaspettatamente la cosa migliore di Suicide Squad è il lavoro di un Romita Jr che pare stia poco a poco rinascendo. La regia delle tavole mi pare ancora un poco pigra, ma quando si mette d’impegno tira fuori vignette davvero suggestive che, guarda caso, riguardano tutte Deadshot, protagonista dei momenti visivamente più interessanti della testata. Date a Romita Jr. una bella miniserie sul personaggio e lasciatelo sfogare un poco. (C’è anche la solita coda sensibile di sette pagine, a questo giro particolarmente disegnata di merda). Deathstroke sta diventando la mia soap-opera preferita, e non è un insulto. Mi piace la narrazione frammentata di Priest, il modo con cui gestisce un personaggio stronzo facendogli distruggere ogni particella della sua famiglia che, nel frattempo, cerca di resistere ai suoi attacchi. E poi ci sono i combattimenti, quindi stiamo a posto.

PARKER #3 – Il colpo
di Darwyn Cooke – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
C’è sempre qualcosa che fa andare storto un colpo. Parker lo sa bene, lui che pianifica e lubrifica gli ingranaggi delle malefatte, complessi meccanismi di personalità e capacità che Darwyn Cooke si diverte a scomporre e a rimettere insieme sfruttando il fumetto. Il suo lavoro su Parker sembra quasi quello di un fumetto didattico, dove il medium viene utilizzato per schematizzare eventi e legami, metterli su una griglia e tracciarne i collegamenti. Più che narrazione, quella di Cooke sembra una ricostruzione di fatti e moventi su cui si muove il suo protagonista, a volte pedina a volte burattinaio, ma sempre pronto a uscirne se non sano, perlomeno salvo.
PARKER #4 – Luna Parker
Ogni piano per il Parker di Cooke è una strategia di contenimento del caos. Ridurre gli imprevisti, prevedere i tradimenti, le controffensive, mettere in conto di dover prendere decisioni difficili affinché tutto fili liscio. Alle volte funziona e alle volte no, ma è per quello che esistono i piani B. Questa volta è andato tutto storto così Parker è costretto a rifugiarsi in un Luna Park abbandonato. Cooke mette in scena un assedio del forte in cui i toni western sono sostituiti da frivole atmosfere Tiki, e in cui come sempre la preparazione delle trappole non è meno interessante rispetto a quando le trappole entrano in funzione. Regia come sempre perfetta al millimetro, soprattutto nella prima parte che ho trovato davvero affascinante.

NECRON #3 – Nobiltà depravata / Strage in vagone letto
di Magnus e Ilaria Volpe (Editoriale Cosmo, 2017)
Trovo davvero difficile spiegarvi come mai Necron mi piace davvero tanto, probabilmente perché anche io non l’ho ancora capito bene. Una delle ragioni è sicuramente la serietà con cui Magnus confezione un prodotto che parrebbe essere becero e volgare. Una serietà che emerge dai costumi (quelli delle nobili della prima storia sono spettacolari), dalla caratterizzazione mai scontata dei personaggi, dalle strutture narrative che usa per incastrarci dentro due o tre scopate (la seconda storia tutta ambientata sul treno è esemplare in questo senso). Una serietà che investe per forza di cose anche un erotismo meno grossolano di quel che sembra, che sfocia spesso in una pornografia gaudente e divertita, a metà tra la goliardia e l’eccitazione (un discorso che peraltro può essere esteso anche alla componente horror). 

MEGG & MOOG IN AMSTERDAM AND OTHER STORIES
di Simon Hanselmann (Fantagraphics, 2016)
Quell’aspetto da sit-com anni ’90 che hanno le avventure di Megg e Moog, sta facendo emergere qualcosa di interessante che avevo inizialmente ignorato. Hanselmann intrappola i suoi personaggi in quegli stilemi fatti di stereotipi, personaggi ricorrenti, trame già viste, scenografie che si ripetono, li rinchiude e ci butta dentro il dramma che è quasi inevitabilmente nascosto sotto le stronzate e le risate registrate. I personaggi vengono lasciati a combattere contro questo dramma che non possono affrontare perché il mondo che gli sta attorno (e che sì, lo ha fatto Hanselmann ma in fondo se lo sono costruiti loro) non può e non deve cambiare, così come loro non possono crescere e maturare perché devono rimanere nel personaggio. È inquietante, fa paura, mette addosso una tristezza a cui riusciamo fin troppo facilmente a dare un nome.

BRITANNIA VOL. 1
di Peter Milligan e José Juan Ryp – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)
Quello di Britannia è un Milligan meno complesso e profondo del solito, che si mette al servizio di una storia semplice e lineare a cui riesce però a donare piccole sfumature che la rendono meno banale del previsto. C’è il tormento misterioso che affligge il protagonista, un mostro lovecraftiano che sembra funestare l’Impero, e un’ambientazione molto suggestiva. Milligan porta avanti il tutto col pilota automatico ma mai in maniera svogliata: il suo racconto è prevedibile ma coinvolgente sia nella componente umana che in quella orrorifica. Davvero buono il lavoro di Ryp ai disegni, grazie soprattutto a una regia efficace nonostante l’uso frequente di tagli arditi. Infine i colori di Jordie Bellaire aggiungono la giusta atmosfera malsana al racconto, con quella perenne foschia pestilenziale che ammanta l’accampamento e rafforza la parte fantastica del racconto. Vediamo se col secondo volume Milligan riuscirà a dare più profondità alla storia, in caso contrario ci ritroveremo tra le mani “solo” una lettura davvero piacevole.

ALIENS #7
di aa.vv. – Traduzione di Andrea Toscani  (SaldaPress, 2017)
Numero di transizione tra la nuova miniserie che comincerà nel prossimo albo e la precedente Aliens: defiance, di cui ci tocca un rimasuglio insipido e facilmente dimenticabile. Le cose migliorano con Aliens: Fast track to Heaven, storia autoconclusiva scritta e disegnata da Liam Sharp. Pur con un accumulo ingiustificato di personaggi stereotipati e una trama i cui snodi sono facilmente prevedibili, la storia di Sharp si dimostra essere interessante grazie all’inedita ambientazione dell’ascensore che collega la base spaziale alla nave che contiene lo xenomorfo. Con una narrazione quasi esclusivamente sviluppata verticalmente, Sharp mette la sua attenzione nella carne deteriorabile degli esseri umani, la illumina con monocromie claustrofobiche al neon e rifiuta di costruire gli spazi scenografici gettando noi e i personaggi nella confusione più assoluta.

LA SAGGEZZA DELLE PIETRE
di Thomas Gilbert – Traduzione di Elisabetta Tramacere (Diabolo Edizioni, 2017)
Abito in mezzo a un bosco, in quella che fino alla mia adolescenza era la fattoria di famiglia. Avendo vissuto quotidianamente a contatto con il buon odore del fieno e il buon odore della merda di vacca, ho con la natura un rapporto di cordiale diffidenza, tipico dei legami da cui si sono ricevute molte soddisfazioni e molte fregature. Di conseguenza mi fanno solitamente schifo tutte quelle stronzate sulla natura che risveglia i sensi, sull’infante selvaggio, sulla natura madre benevola e generosa. Per fortuna non ci crede nemmeno Thomas Gilbert che con La saggezza delle pietre ci racconta il risveglio di un corpo con brutalità, calore materno e spigolosa sensualità. Non c’è nulla di banale nel suo racconto, nessuna concessione alla facile poesia sulla natura: ci sono le cose belle e le cose brutte, quelle che ti accarezzano e quelle che ti mordono. Ve le spiego bene in questa recensione per Fumettologica.

BATTAGLIA – Ragazzi di morte
di Luca Vanzella, Valerio Befani e Pierluigi Minotti (Editoriale Cosmo, 2017)
Se lo scopo di questo Battaglia – Ragazzi di morte era quello di eliminare l’aura di santo martire con cui l’Italia ha illuminato Pier Paolo Pasolini per lavarsi la propria coscienza, l’esperimento si può dire pienamente riuscito. Vanzella restituisce a Pasolini l’umanità perduta rivestendolo di torpilocquio e dolcezza, violenza e parole, dubbi e certezze che contribuiscono a creare un personaggio più interessante rispetto all’icona a cui siamo abituati. Certo, non aspettatevi una scrittura che sappia scavare a fondo nel personaggio, d’altronde questo è Battaglia e tutto sommato una scrittura del personaggio fatta per estremi è la strada giusta per restituire a PPP carne e carnalità. Dopo una prima parte con Pasolini assoluto protagonista, Pietro Battaglia si prende i suoi spazi regalando la vendetta al protagonista è rivelando gli intrighi (ma non i nomi) nascosti dietro la sua morte.

STORIE BREVI E SENZA PIETA’ – L’integrale
di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini 9L, 2017)
Tornano in versione rimasterizzata (e definitiva) le Storie brevi e senza pietà di Taddei e Angelini. Riletti a distanza di qualche anno, i racconti non hanno perso la lucidità e la spietatezza con cui raccontano un’umanità sbandata che cerca maldestramente di tornare nei ranghi di una normalità ormai perduta. Taddei concede il minimo sindacale di pietà solo ai matti, custodi di una follia pura, mentre Angelini traccia i contorni dei personaggi rinsecchendo loro i connotati, riducendoli all’osso per trasformarli poi in fossili da esporre nel museo dell’umanità derelitta. All’epoca dell’uscita del secondo volume avevo scritto una recensione per Critica Letteraria: la trovate qui come se fosse un reperto archeologico.

BLOODSHOT REBORN VOL.4 – Bloodshoot island
di Jeff Lemire e Mico Suayan – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)
Arrivati al quarto capitolo della lunga saga che Jeff Lemire sta dedicando alla ricostruzione di Bloodshot, abbiamo ormai ben chiara la direzione intrapresa dallo scrittore canadese. La sua idea è quella di restituire l’umanità al personaggio e per farlo costruisce una storia articolata che intreccia il passato, il presente e il futuro di Bloodshot, portando avanti su un doppio binario sia i segreti relativi alla sua creazione, sia i legami sentimentali che lo hanno portato dov’è ora. In questo terzo volume però i due elementi vengono portati su un unico piano, così botte e lacrime, sentimenti e sparatorie, sono finalmente uniti in un’unica soluzione drammaturgica che convince fino in fondo. Sempre all’altezza i disegni di Mico Suayan, capaci di cogliere le sfumature drammatiche del racconto e con una narrazione più solida rispetto alla prima run che aveva disegnato su per la serie. In più di un’occasione si ha la sensazione di trovarsi davanti a un war comic per come Suayan riesce a bilanciare il racconto spettacolare degli scontri e le intime tragedie di questi super soldati.

THE RUST KINGDOM
di Spugna (Hollow Press, 2017)
Se Una brutta storia traeva la sua immediatezza dai pugni monolitici dalle ossa frantumate, The Rust Kingdom è un racconto sostenuto dalla brezza mortale di cui le spade si fanno portatrici. E il nuovo fumetto di Spugna inizia così, con un lieve refolo di vento che smuove la nebbia misteriosa sopra una pianura di nulla. Invisibile, letale, silenziosa: Spugna racconta questa storia così come il suo protagonista muove la spada. Entrambi procedono disperati, determinati e folli verso il loro scopo, che ci rimane oscuro fino alla fine. Se quello del protagonista non ve lo svelo, lo scopo di Spugna è quello di innestare in questa storia di lame e mostroni, un dramma puro e cieco che, una volta svelato, è capace di dare un inaspettato spessore emotivo alla storia.

MANIFEST DESTINY VOL.5 – Mnemophobia e Chronophobia
di Chris Dingess e Matthew Roberts – Traduzione di Stefano Menchetti (Saldappres, 2017)
Dopo aver fatto affrontare ai nostri esploratori un numero infinito di creature mostruose, Chris Dingess comincia a tirare le fila di Manifest Destiny con un quinto volume che ha il chiaro scopo di far venire tutti i nodi al pettine. Lo fa mettendo i protagonisti di fronte a una minaccia invisibile (una fitta nebbia la cui origine ci è chiaramente sconosciuta) che fa materializzare davanti agli occhi le loro paure più profonde. Così Mnemophobia e chronophobia diventa quasi una lunga galleria in cui non solo rivediamo tutti i mostri che hanno funestato la missione di Lewis e Clark, ma vengono riassunti tutti i legami creatisi finora per portare a galla i misteri e i tradimenti che si celano dietro alleanze, amicizie e storie d’amore. Dingess fa il punto della situazione nel migliore dei modi, con una storia capace di riassumere storyline e tematiche senza per questo dimenticare il coinvolgimento emotivo. Questo quinto volume fa il punto della situazione per introdurre il primo grosso punto di svolta dall’inizio della serie. Siamo solo a metà del cammino però, e di terre da esplorare e mostri da scoprire ne avremo ancora un bel po’.

SKIM
di Mariko Tamaki e Jillian Tamaki (Groundwood Books – House of Anansi Press, 2008)
Difficile trovare qualcuno che sappia raccontare l’adolescenza meglio delle cugine Tamaki. Lo fanno senza idealizzare quell’età, evitando così di banalizzarla o semplificarla magari a favore di una storia di genere che sappia renderla più accessibile. E infatti anche questo Skim si rivela essere una storia profonda che racconta l’adolescenza in tutta la sua naturale complessità e seria stupidità, senza mai tralasciare le infinite contraddizioni, i problemi apparentemente insormontabili e la loro naturale risoluzione. Lo fanno attraverso una protagonista silenziosa e svogliata il cui volto assorto è la maschera perfetta per raccontare un’adolescenza segretamente inquieta e turbolenta. Alla loro prima.prova di coppia, Mariko offre una buona sceneggiatura, mentre le tavole di Jillian dimostrano ancora qualche incertezza compositiva. 

KILL THEM ALL
di Kyle Starks (Oni Press, 2017)
Cartoon network + Shane Black + Quentin Tarantino. Questa simpatica addizione dovrebbe darvi la giusta idea di quello che è Kill them all, graphic novel action e tutto matto di Kyle Starks. Insomma, avete capito che dentro di troverete le battutacce e i dialoghi da badass, sequenze action ben dirette e tempi comici perfetti, botte da orbi e smargiassate di vario genere. Starks scrive e disegna un fumetto dal ritmo perfetto, che avanza inarrestabile seguendo l’avanzare (verticale) dei due protagonisti verso il boss finale. Non ci vengono risparmiati un paio di colpi di scena discretamente assestati e anche una buona dose di emozioni (mascherate alla maniera del cinema action anni ’90, quindi cazzo bellissime). Kill them all è un fumetto orgogliosamente superficiale e per questo gli si vuole immensamente bene.


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Gigahorse #16 | Maggio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

AFA 2017
Pare abbia letto pochissimo questo mese, e invece no. Se qui vedete meno fumetti del solito è perché nel mese di maggio ho fatto un giretto all’AFA e ho fatto il pieno di fumetti strambi e poco conosciuti. Ne ho parlato in questo articolo qui, che tra l’altro inaugura anche una rubrica – Zinedrome – a cadenza casuale su fumetti indipendenti, autoproduzioni e collettivi.

Da qui in avanti invece trovate il resto delle mie letture mensili.

THE SPIDER – La regina degli zombie
di David Liss e Colton Worley – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
Psicopatico, stalker, gravato da un pesante disturbo post- traumatico, violento: come potrete immaginare The Spider non è un eroe equilibrato, una sorta di Batman meno afflitto e con meno regole da gestire sotto la maschera (maschera peraltro bellissima, così come le pistole). David Liss scrive una nuova avventura di questo personaggio dei fumetti pulp degli anni ’30, costruendo una storia semplice ma efficace, che diverte soprattutto per i bruschi modi del protagonista ma rimane minata da alcuni difetti fastidiosi (un cattivo incolore con tanto di noioso flashback, una certa prevedibilità nelle svolte della trama). I disegni di Worley non sono proprio quel che cerco in un fumetto, ma riescono a creare una loro atmosfera anche grazie a una buona regia. Copertina di Alex Ross fatta col pilota automatico, ma per fortuna dentro al volume sono raccolte tutte le variant realizzate da Francesco Francavilla. Peccato per la qualità di stampa dell’edizione Cosmo, che purtroppo sui neri perde molti dettagli, cosa che in un fumetto ambientato tutto di notte ha il suo bel peso.

LE LACRIME DELLA BESTIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2017)
La visione morale di Yoshihiro Tatsumi emerge dai suoi personaggi, tutti fautori del loro destino, tutti falliti alla ricerca dell’unico riscatto a cui possono aspirare: la morte. Non possono incolpare il destino per i loro fallimenti, nemmeno qualche divinità, l’economia, la società o la Storia, nel Giappone di Yoshihiro Tatsumi le colpe sono sempre individuali e sempre incancellabili per quanto si cerchi di sfuggirgli o di nasconderle. Vengono così a galla le frustrazioni, i nervosismi, le paure, le perversioni, capaci di trasformare questi racconti quotidiani in un horror metropolitano in cui i protagonisti cercano di sfuggire al mostro che si portano dentro.

I BRIGANTI #1
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
I Briganti è un capolavoro di equilibrismo: Magnus costruisce un mondo in bilico tra la Cina del XV secolo e il futuro vintage di Flash Gordon, riuscendo a dargli una coerenza non solo visiva ma anche morale. I protagonisti sono cavalieri pulp, sostenuti da un credo di onore e dignità ma sveltissimi a menare le mani e squartare villain ambigui e doppiogiochisti. L’equilibrio di Magnus è stupefacente però quando la sua narrazione cambia di tono in maniera naturale, riuscendo a far convivere eroismo e umorismo come se fossero da sempre compagni di ventura.

NAMELESS – Senzanome
di Grant Morrison e Chris Burnham – Traduzione di Leonardo Rizzi (Saldapress, 2017)
Bel fumetto caciarone e tamarro di Grant Morrison, che l’autore cerca di nobilitare con tarocchi e cabala senza grossa fortuna. E menomale. Il risultato è una storia coinvolgente e spettacolare, che nasconde misteri e colpi di scena in una struttura intrigante che, anche dopo qualche rilettura, non smette di farsi apprezzare (merito anche di personaggi che non si svelano mai completamente). Lo sappiamo, Chris Burnham non è Frank Quitely e qui ogni tanto lo si sente (soprattutto nelle tavole con molti dettagli), ma la sua è una regia solida e dimostra in più di un’occasione di riuscire a dare corpo alle immagini partorite da Morrison. Nameless è una lettura divertente, non il miglior Morrison ma comunque una storia interessante capace di regalare più di un brivido.

PROMETHEA #1
di Alan Moore e J.H Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Della mia prima lettura di Promethea serbavo il ricordo di tutto l’apparato magico e misterico, di come Moore ce lo racconta in maniera accessibile (ma senza semplificarlo) rendendolo immediatamente non solo credibile ma reale in maniera assoluta. Avevo rimosso invece tutta la grandezza con cui Moore costruisce un racconto emozionante, ed è una cosa che con il bardo di Northampton mi accade spesso, chissà poi perché. JH Williams III tiene testa a Moore con un lavoro di storytelling mastodontico e ci fa capire che se sei un drago nemmeno la nefasta colorazione digitale di inizio millennio può rovinare il tuo lavoro.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #1
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Prende il via anche su Suicide Squad/Harley Quinn il Rebirth della DC. Per fortuna la Suicide Squad sembra avere un team degno di farla reggere in piedi: Rob Williams pare uno scrittore molto attento agli aspetti più intimi dei personaggi e già da questi due numeri si capisce che vuole imbastire un racconto emozionale, oltre le solite dosi di botte ed esplosioni che male non fanno. I disegni ancora non mi convincono, tolta l’Harley Quinn di Jim Lee che invece trovo molto bella. Chiude l’albo il primo numero della serie di Deathstroke. All’inizio la narrazione pare confusionaria e raffazzonata, poi però si scopre perché: non mi sono certo ribaltato dalla sedia ma la scelta mi ha stupito e ha tutto sommato migliorato una storia che mi stava infastidendo. Vedremo dove si andrà a parare, per ora i temi e la trama non mi attirano per niente (e figuriamoci i disegni).

SOLOMON KANE – I cavalieri della morte
di Scott Allie, Mario Guevara e Juan Ferreyra – Traduzione di G. Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Prima di questo fumetto la mia conoscenza del personaggio di Howard si limitava al film di qualche anno fa, mio guilty pleasure per quelle serate in cui ho voglia di vedere film con mostri e uomini muniti di spada. Il fumetto mi ha divertito come il film, non tanto per la trama che è parecchio scontata, quanto per le reazioni del protagonista, che con fare molto pratico e sbrigativo pensa solo ad affettare i mostri e non alle conseguenze che questi scontri hanno su cose e persone. Bella anche la storia che chiude il volume, un racconto marinaresco horror ed evocativo con disegni che convincono di più rispetto a quelli della storia principale.

HARLEY QUINN: IL LIBRO NERO #1
di Jimmy Palmiotti, Amanda Conner, John Timms e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Questo primo TP del Libro nero di Harley Quinn raccoglie tre team-up con Wonder Woman, Lanterna Verde (la migliore del lotto) e Zatanna. Tre storie divertenti il cui ritmo è azzoppato da didascalie in forma di diario sin troppo prolisso e con quel tono à la Deadpool che risulta fastidioso dopo la prima pagina. Ai disegni stiamo sul sicuro quando c’è la Conner, Timms come sempre fa i fuochi d’artificio, mentre il resto si dimentica con grande facilità.

DIVINITY II
di Matt Kindt, David Baron, Trevor Hairsine e Ryan Wynn – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Star Comics – Valiant Universe, 2017)
Divinity II racconta l’inaspettato ritorno sulla Terra del secondo cosmonauta venuto a contatto nello spazio con qualcosa di misterioso che l’ha profondamente cambiato. Solo che a differenza di Abram Adams (il protagonista della prima miniserie) Myshka crede ancora negli ideali comunisti ed è disposta a tutto pur di far tornare la Russia la grande nazione di un tempo. Sarà proprio compito di Abram cercare di farle capire che il mondo è cambiato e che i suoi poteri possono essere utili per cause migliori. Matt Kindt ha la capacità di farci entrare subito in contatto con personaggi nuovi, senza nasconderci mai la loro complessità. Così nonostante l’eroe dell’albo sia chiaramente Abram, è impossibile non stare dalla parte di Myshka. Si può rimproverare però a Kindt una scrittura troppo affrettata: alcuni passaggi sono un poco frettolosi così come alcune soluzioni appaiono arrivare con eccessiva rapidità, soprattutto nel confronto tra i due cosmonauti (anche se la riflessione sul tempo è molto suggestiva). Nonostante questo però l’albo convince e coinvolge, e se siete propensi a morali facilone ma ben costruite, non rimarrete delusi. Bene David Baron, anche se meno ispirato rispetto alla precedente miniserie.

SOUTHERN BASTARDS #3 – Ritorno a casa
di Jason Aaron  e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini, 2017)
Quando si è bravi e si ha qualcosa da raccontare, ci si può permettere di prendersela comoda e portare avanti la storia con ritmi che oggi apparirebbero lenti. Non è un caso ve molti lamentino a Southern Bastards una certa tendenza ad aggirare l’obiettivo, allontanarlo sempre di più mettendogli in mezzo morti improvvise, digressioni di una certa lunghezza e una storia che parrebbe cominciare solo in questo terzo volume. E chi se ne frega. Perché Southern Bastards è bellissimo e Jason Aaron espande i tempi narrativi non tanto per decomprimere una storia inconsistente, quanto per ampliare il più possibile la conoscenza del lettore degli abitanti, dei loro usi e costumi e delle loro follie. È come mettere piede in un paesino, tutti ci guardano storto e noi ci stiamo per ora solo ambientando (ma mai che ci salti in mente di essere prima o poi accettati per davvero in quel buco di culo che è Craw County). Se poi vi interessano le questioni relative alla traduzione del fumetto dei due Jason, ho intervistato per Fumettologica il traduttore della serie, Andrea Toscani. Trovate tutto quanto qui.

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