Gigahorse #16 | Maggio 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

AFA 2017
Pare abbia letto pochissimo questo mese, e invece no. Se qui vedete meno fumetti del solito è perché nel mese di maggio ho fatto un giretto all’AFA e ho fatto il pieno di fumetti strambi e poco conosciuti. Ne ho parlato in questo articolo qui, che tra l’altro inaugura anche una rubrica – Zinedrome – a cadenza casuale su fumetti indipendenti, autoproduzioni e collettivi.

Da qui in avanti invece trovate il resto delle mie letture mensili.

THE SPIDER – La regina degli zombie
di David Liss e Colton Worley – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
Psicopatico, stalker, gravato da un pesante disturbo post- traumatico, violento: come potrete immaginare The Spider non è un eroe equilibrato, una sorta di Batman meno afflitto e con meno regole da gestire sotto la maschera (maschera peraltro bellissima, così come le pistole). David Liss scrive una nuova avventura di questo personaggio dei fumetti pulp degli anni ’30, costruendo una storia semplice ma efficace, che diverte soprattutto per i bruschi modi del protagonista ma rimane minata da alcuni difetti fastidiosi (un cattivo incolore con tanto di noioso flashback, una certa prevedibilità nelle svolte della trama). I disegni di Worley non sono proprio quel che cerco in un fumetto, ma riescono a creare una loro atmosfera anche grazie a una buona regia. Copertina di Alex Ross fatta col pilota automatico, ma per fortuna dentro al volume sono raccolte tutte le variant realizzate da Francesco Francavilla. Peccato per la qualità di stampa dell’edizione Cosmo, che purtroppo sui neri perde molti dettagli, cosa che in un fumetto ambientato tutto di notte ha il suo bel peso.

LE LACRIME DELLA BESTIA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2017)
La visione morale di Yoshihiro Tatsumi emerge dai suoi personaggi, tutti fautori del loro destino, tutti falliti alla ricerca dell’unico riscatto a cui possono aspirare: la morte. Non possono incolpare il destino per i loro fallimenti, nemmeno qualche divinità, l’economia, la società o la Storia, nel Giappone di Yoshihiro Tatsumi le colpe sono sempre individuali e sempre incancellabili per quanto si cerchi di sfuggirgli o di nasconderle. Vengono così a galla le frustrazioni, i nervosismi, le paure, le perversioni, capaci di trasformare questi racconti quotidiani in un horror metropolitano in cui i protagonisti cercano di sfuggire al mostro che si portano dentro.

I BRIGANTI #1
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
I Briganti è un capolavoro di equilibrismo: Magnus costruisce un mondo in bilico tra la Cina del XV secolo e il futuro vintage di Flash Gordon, riuscendo a dargli una coerenza non solo visiva ma anche morale. I protagonisti sono cavalieri pulp, sostenuti da un credo di onore e dignità ma sveltissimi a menare le mani e squartare villain ambigui e doppiogiochisti. L’equilibrio di Magnus è stupefacente però quando la sua narrazione cambia di tono in maniera naturale, riuscendo a far convivere eroismo e umorismo come se fossero da sempre compagni di ventura.

NAMELESS – Senzanome
di Grant Morrison e Chris Burnham – Traduzione di Leonardo Rizzi (Saldapress, 2017)
Bel fumetto caciarone e tamarro di Grant Morrison, che l’autore cerca di nobilitare con tarocchi e cabala senza grossa fortuna. E menomale. Il risultato è una storia coinvolgente e spettacolare, che nasconde misteri e colpi di scena in una struttura intrigante che, anche dopo qualche rilettura, non smette di farsi apprezzare (merito anche di personaggi che non si svelano mai completamente). Lo sappiamo, Chris Burnham non è Frank Quitely e qui ogni tanto lo si sente (soprattutto nelle tavole con molti dettagli), ma la sua è una regia solida e dimostra in più di un’occasione di riuscire a dare corpo alle immagini partorite da Morrison. Nameless è una lettura divertente, non il miglior Morrison ma comunque una storia interessante capace di regalare più di un brivido.

PROMETHEA #1
di Alan Moore e J.H Williams III – Traduzione di Leonardo Rizzi (Rw Edizioni, 2017)
Della mia prima lettura di Promethea serbavo il ricordo di tutto l’apparato magico e misterico, di come Moore ce lo racconta in maniera accessibile (ma senza semplificarlo) rendendolo immediatamente non solo credibile ma reale in maniera assoluta. Avevo rimosso invece tutta la grandezza con cui Moore costruisce un racconto emozionante, ed è una cosa che con il bardo di Northampton mi accade spesso, chissà poi perché. JH Williams III tiene testa a Moore con un lavoro di storytelling mastodontico e ci fa capire che se sei un drago nemmeno la nefasta colorazione digitale di inizio millennio può rovinare il tuo lavoro.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #1
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Prende il via anche su Suicide Squad/Harley Quinn il Rebirth della DC. Per fortuna la Suicide Squad sembra avere un team degno di farla reggere in piedi: Rob Williams pare uno scrittore molto attento agli aspetti più intimi dei personaggi e già da questi due numeri si capisce che vuole imbastire un racconto emozionale, oltre le solite dosi di botte ed esplosioni che male non fanno. I disegni ancora non mi convincono, tolta l’Harley Quinn di Jim Lee che invece trovo molto bella. Chiude l’albo il primo numero della serie di Deathstroke. All’inizio la narrazione pare confusionaria e raffazzonata, poi però si scopre perché: non mi sono certo ribaltato dalla sedia ma la scelta mi ha stupito e ha tutto sommato migliorato una storia che mi stava infastidendo. Vedremo dove si andrà a parare, per ora i temi e la trama non mi attirano per niente (e figuriamoci i disegni).

SOLOMON KANE – I cavalieri della morte
di Scott Allie, Mario Guevara e Juan Ferreyra – Traduzione di G. Falletti (Editoriale Cosmo, 2017)
Prima di questo fumetto la mia conoscenza del personaggio di Howard si limitava al film di qualche anno fa, mio guilty pleasure per quelle serate in cui ho voglia di vedere film con mostri e uomini muniti di spada. Il fumetto mi ha divertito come il film, non tanto per la trama che è parecchio scontata, quanto per le reazioni del protagonista, che con fare molto pratico e sbrigativo pensa solo ad affettare i mostri e non alle conseguenze che questi scontri hanno su cose e persone. Bella anche la storia che chiude il volume, un racconto marinaresco horror ed evocativo con disegni che convincono di più rispetto a quelli della storia principale.

HARLEY QUINN: IL LIBRO NERO #1
di Jimmy Palmiotti, Amanda Conner, John Timms e Mauricet – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Questo primo TP del Libro nero di Harley Quinn raccoglie tre team-up con Wonder Woman, Lanterna Verde (la migliore del lotto) e Zatanna. Tre storie divertenti il cui ritmo è azzoppato da didascalie in forma di diario sin troppo prolisso e con quel tono à la Deadpool che risulta fastidioso dopo la prima pagina. Ai disegni stiamo sul sicuro quando c’è la Conner, Timms come sempre fa i fuochi d’artificio, mentre il resto si dimentica con grande facilità.

DIVINITY II
di Matt Kindt, David Baron, Trevor Hairsine e Ryan Wynn – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Star Comics – Valiant Universe, 2017)
Divinity II racconta l’inaspettato ritorno sulla Terra del secondo cosmonauta venuto a contatto nello spazio con qualcosa di misterioso che l’ha profondamente cambiato. Solo che a differenza di Abram Adams (il protagonista della prima miniserie) Myshka crede ancora negli ideali comunisti ed è disposta a tutto pur di far tornare la Russia la grande nazione di un tempo. Sarà proprio compito di Abram cercare di farle capire che il mondo è cambiato e che i suoi poteri possono essere utili per cause migliori. Matt Kindt ha la capacità di farci entrare subito in contatto con personaggi nuovi, senza nasconderci mai la loro complessità. Così nonostante l’eroe dell’albo sia chiaramente Abram, è impossibile non stare dalla parte di Myshka. Si può rimproverare però a Kindt una scrittura troppo affrettata: alcuni passaggi sono un poco frettolosi così come alcune soluzioni appaiono arrivare con eccessiva rapidità, soprattutto nel confronto tra i due cosmonauti (anche se la riflessione sul tempo è molto suggestiva). Nonostante questo però l’albo convince e coinvolge, e se siete propensi a morali facilone ma ben costruite, non rimarrete delusi. Bene David Baron, anche se meno ispirato rispetto alla precedente miniserie.

SOUTHERN BASTARDS #3 – Ritorno a casa
di Jason Aaron  e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini, 2017)
Quando si è bravi e si ha qualcosa da raccontare, ci si può permettere di prendersela comoda e portare avanti la storia con ritmi che oggi apparirebbero lenti. Non è un caso ve molti lamentino a Southern Bastards una certa tendenza ad aggirare l’obiettivo, allontanarlo sempre di più mettendogli in mezzo morti improvvise, digressioni di una certa lunghezza e una storia che parrebbe cominciare solo in questo terzo volume. E chi se ne frega. Perché Southern Bastards è bellissimo e Jason Aaron espande i tempi narrativi non tanto per decomprimere una storia inconsistente, quanto per ampliare il più possibile la conoscenza del lettore degli abitanti, dei loro usi e costumi e delle loro follie. È come mettere piede in un paesino, tutti ci guardano storto e noi ci stiamo per ora solo ambientando (ma mai che ci salti in mente di essere prima o poi accettati per davvero in quel buco di culo che è Craw County). Se poi vi interessano le questioni relative alla traduzione del fumetto dei due Jason, ho intervistato per Fumettologica il traduttore della serie, Andrea Toscani. Trovate tutto quanto qui.

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Gigahorse #10 | Novembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


sandman5SANDMAN: LIBRO QUINTO – Il gioco della vita
di Neil Gaiman e AA.VV. – Traduzione di Leonardo Rizzi (RW Edizioni, 2016)
Il gioco della vita
non è tra i miei cicli preferiti di Sandman, colpa di una parte centrale (quella con Barbie nel suo mondo dei sogni) meno divertente di quello che vorrebbe sembrare. Però tutta la parte iniziale è praticamente perfetta nel modo in cui Neil Gaiman caratterizza il gruppo di protagonisti (Wanda su tutti) e come fa irrompere il paranormale nelle loro vite. La parte conclusiva contiene invece la sequenza potentissima della distruzione del regno di Barbie, e un capitolo finale davvero toccante. .

diciottovoltevirgolatreDICIOTTOVOLTEVIRGOLATRE (Il tonno, la tigre, il tempo)
di Stefano Simeone (Bao Publishing, 2016)

Diciottovoltevirgolatre è praticamente illeggibile: storia inesistente, struttura soporifera, dialoghi mal scritti. Il peggio però è tutto nel comparto grafico, tra disegni da wannabe Bastien Vivès (senza il suo controllo e la sua capacità di sintesi) e una colorazione le cui scelte mi sembrano inconcepibili. Si può aggiungere altra benzina sul fuoco? Sì. In più di un’occasione il volume è illeggibile nel vero senso della parola. Ogni volta che le vignette si sviluppano in orizzontale sulle due pagine, si perde sempre qualche pezzo di narrazione nella piega della legatura (che sia qualche linea di dialogo oppure la protagonista piazzata proprio lì in mezzo). Errori evitabilissimi com’è evitabilissimo anche questo libro.

aw25ADAM WILD #25 – La fossa dei diamanti
di Gianfranco Manfredi e Gabriele Parma (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero migliore rispetto al precedente, ma si sente la fretta nel dover chiudere la storia. Che non è un male, visto che la compressione degli eventi rende più dinamico il racconto insieme a un villain una spanna sopra agli altri che ai sono succeduti sulle pagine di Adam Wild. Disegni di Gabriele Parma troppo statici, persino nella recitazione dei personaggi.

danieletraglialberiDANIELE TRA GLI ALBERI
di Francesco Saresin (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Quella di Saresin è la narrazione delicata di una tensione. L’autore nasconde nel sottobosco di un’atmosfera bucolica di pace e noia, una tensione sessuale segretamente totalizzante. Il segno classico e pulito di Saresin aumenta il contrasto tra i due elementi, ma al contempo li integra su un solo piano.

larabbiaLA RABBIA
a cura di Luca Raffaelli e Valerio Bindi (Giulio Einaudi Editore, 2015)
Al netto delle performance dei singoli autori (la mia classifica personale: Hurricane Ivan, Ratigher, Vincenzo Filosa-Giusy Noce), La Rabbia soffre come tutte le antologie del complesso di chi vuole ridurre a un concetto o a un sentimento le angherie e i sogni di una generazione. Pur se declinata in maniera diversa da ogni autore (e alcuni non sembrano trovarsi proprio a loro agio con il tema), questa rabbia fatica a diventare davvero il filtro attraverso cui gli autori guardano il mondo.
La qualità dei fumetti è sempre buona, meno convincente invece la visione politica che i due curatori appioppano al volume. L’introduzione di Luca Raffaelli ha un tono ridicolo e l’epilogo di Valerio Bindi in cui si cerca di giustificare (quando non serve) la collaborazione tra il Crack! ed Einaudi con inutili paroloni e una buona dose di paraculismo sessantottino è davvero irritante. Bene gli autori, meno bene i curatori.

spiderman1SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #1 – L’arrivo di Venom
di AA.VV. (Panini – RCS, 2007)
A gennaio compirò trent’anni e oggi per la prima volta nella mia vita ho letto l’Uomo Ragno. Dire che mi sono divertito è dire poco. Certo, ci sono i muscoli e le curve di Todd McFarlane che mi hanno rintontito da quanto sono eccessivi eppure così integrati e normali, ma la cosa che mi ha stupito di più è scoprire di avere più punti in comune con Spidey-Peter Parker di quanto immaginassi. Qui si affanna continuamente a cercare soldi per l’affitto, soffre nell’avere una fidanzata non solo più bella di lui ma anche più realizzata nel mondo del lavoro e insomma, tutti quei patemi lì che ogni tanto ci rovinano la giornata.

divinityDIVINITY
di Matt Kindt, Trevor Hairsine, Ryan Winn e David Baron – Traduzione di Fiorenzo Delle Rupi e Arancia Studio (Edizioni Star Comics, 2016)
Il mio primo contatto col mondo Valiant è da considerarsi più che positivo. Questo Divinity è uno dei comics più interessanti letti quest’anno a partire da una sceneggiatura (firmata da Matt Kindt) davvero notevole, che gioca emotivamente con la dilatazione e restringimento della percezione del tempo, riuscendo anche a trovare il tempo di inserire un paio di scene d’azione che si sviluppano proprio attorno a questo concetto. Disegni sopra la media dei prodotti simili delle grandi major. Molto interessante anche il lungo approfondimento del colorist David Baron che ci permette di apprezzare gli stadi di lavorazione di qualche tavola.

brianthebrainBRIAN THE BRAIN – L’integrale
di Miguel Angel Martin – Traduzione di Nicola Pesce (Edizioni NPE, 2015)
Uno dei fumetti più tristi che abbia mai letto. E anche uno dei meno ruffiano. Brian the Brain non somministra tristezza di quart’ordine venendo incontro al lettore, rispettando i suoi limiti e la sua pazienza, ma prende una strada opposta, più complessa e articolata che Martín però porta avanti con una precisione chirurgica impressionante. Brian the brain trasuda innocenza da ogni vignetta, eppure non c’è nemmeno un briciolo di vittimismo. Un libro inaspettatamente denso, dolente e triste.

southernbastards2SOUTHERN BASTARDS #2 – Griglia
di Jason Aaron e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Chi da questo secondo volume di Southern Bastards aspettava sangue e vendetta, dovrà ancora attendere un poco. Invece che proseguire in maniera lineare con la storyline precedente, Jason Aaron fa una deviazione per raccontarci il passato di Coach Boss. Questi flashback non servono per farcelo apparire più umano, semmai ci raccontano come ha ucciso la propria umanità. È ancora una volta una storia di odio e violenza, di un mondo dove le donne non esistono né come forza riappacificante né come motivo di rissa. Qui ci sono solo muscoli e denti storti, occhi gonfi e barbe sfatte, ci sono animali senza speranza, bestie senza un orizzonte che non sia quello di un campo da football.

draculaesercitodeimostri2DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #2 – Guerra totale
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Da mostro succhiasangue a vampiro della finanza, il Dracula moderno di Busiek diverte e intrattiene miscelando buone sequenze d’azione a intrighi familiari ed economici. Il tutto è ben equilibrato e l’idea è portata avanti con decisione. Certo, non è un capolavoro di raffinatezza, ma una storia ben scritta non si butta mai via. La stampa in scala di grigi mortifica un po’ il lavoro dei disegnatori, ma non appesantisce la lettura come in altre occasioni.

west2W.E.S.T. #2 – El santero
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Meglio questo volume rispetto al primo. La storia (c’entrano Roosevelt, Cuba, la Santeria e un bel gruppo di zombie) non è confusa, non ci sono spiegoni e l’intreccio tra politica e paranormale è meglio gestito, soprattutto nella parte finale. Meglio anche i disegni di Christian Rossi, che evita i virtuosismi del primo volume per concentrarsi su una narrazione più compatta e meno barocca.

dylandogcolorferst19DYLAN DOG COLOR FEST #19 – Favole nere
di AA.VV. (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Dopo i tre passi nel delirio del numero 16, torna la sperimentazione sul Dylan Dog Color Fest con tre favole nere. Apre l’albo La ragazza che moriva ogni notte, storia poco interessante scritta da Mauro Uzzeo che si fa notare giusto per le tavole di Alberto Pagliaro (comunque meno affascinanti di quello che sembrano all’inizio, soprattutto perché la gestione della regia non sempre regge).
Si continua con La regina di polvere e stracci che si fa notare per la sceneggiatura di Federico Rossi Edrighi, non perfetta ma con un’interessante svolta politica e sociale che l’autore inserisce in maniera naturale e mai banale. I disegni di Isabella Mazzanti e i colori di Annalisa Leoni contrastano con l’atmosfera sottilmente violenta della sceneggiatura creando un effetto straniante.
Chiude il volume Il tuo amore, il mio odio di Nicolò Pellizzon. Un vero peccato che la storia non sia così riuscita come avrei voluto, perché Pellizzon riesce sin dall’inizio a infondere inquietudine e a giocare con l’erotismo del personaggio, ma poi sembra che sia stato costretto a seguire binari a lui poco adatti. L’inseguimento di una spiegazione, di una logica all’interno di un fatto inspiegabile, fanno deragliare una storia che ha chiaramente perso qualche pezzo per strada (a naso manca un po’ di delirio, di onirismo, di strade che non portano a nulla ma aggiungono mistero al già misterioso), visto quel finale che dovrebbe stravolgerci e invece non lo fa nemmeno un poco. E in più trovo davvero stupido chiamare a lavorare autori con identità forti e piazzare lì quel lettering anonimo. Come già successo con AkaB
, Pellizzon senza il suo lettering pare aver perso la sua voce.

arustedtaleA RUSTED TALE
di Spugna (Hollow Press, 2016)
The rust Kingdom
sarà il prossimo fumetto di Spugna. Dato che ci toccherà aspettare ancora un anno prima di leggerlo, il suo editore ha deciso di pubblicare questo A rusted tale, un artbook che ha nella sua principale funzione, quella di farci assaggiare la ruggine. Se prendete il tetano le cose si faranno più divertenti.
All’interno ci trovate qualche bozzetto del character design (qualcosa avevamo già intravisto in The Book of Heads) ma la cosa più interessante sono sicuramente i colori, che finora Spugna ha usato solo su storie brevi e mai in maniera così elaborata. Sarà una bella sorpresa scoprire cosa ci riserverà visivamente. Per quanto riguarda la storia è ancora tutto avvolto nel mistero, ma a me va bene così, che fretta non ne ho.

harleyquinn17SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #17
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo venticinque numeri è finalmente arrivato il primo incontro tra Harley Quinn e il suo ex Puddin’. In netta controtendenza rispetto al lavoro dei loro colleghi, Palmiotti e la Conner hanno preparato l’ingresso in scena del Joker seminando il personaggio nella storyline di Harley Quinn, ma eliminandolo quasi del tutto, aumentando così quell’idea di libertà e maturazione che volevano dare al loro personaggio. E questo incontro è pura dinamite: i due autori scrivono un duello verbalmente violento, dove le battutine a sfondo sessuale che hanno da sempre caratterizzato Harley Quinn, trovano una controparte viscida e maschilista in un Joker che da tempo non risultava così fastidioso e cattivo.
Comincia qui la New Suicide Squad scritta da Tim Seeley e disegnata da Juan Ferreyra. Niente di originalissimo, ma questi primi due numeri fanno ben sperare almeno in un poco di divertimento in più rispetto alla precedente gestione. Peccato per i disegni di Ferreyra, troppo pittorici e statici per una serie dinamica come questa.
I Segreti Sei di Gail Simone paiono usciti dritti dritti dagli anni Novanta, sia come scrittura che come disegni. Se vi piacciono quelle cose (ingenuità, sequenze sopra le righe, trama inutilmente ingarbugliata) potrebbe essere la serie che fa per voi; a me annoi un pochettino.