The book of heads | Spugna presenta il suo campionario degli orrori

Questa recensione è stata pubblicata precedentemente su WildWood.


È davvero facile vedere in The book of heads, l’ultima fatica di Spugna, un artbook lombrosiano contenente tutte le scorciatoie per mettere al gabbio brutti ceffi e mostri di varia natura. Ma basta aver letto il suo primo graphic novel, Una brutta storia, perché l’idea che questo libro sia un semplice catalogo frenologico abbandoni la nostra mente. Una brutta storia nascondeva infatti tra le pieghe di un racconto d’avventura, il cammino di formazione del protagonista che da anonimo e sfigato marinaio diventa l’idolo di tutte le bettole del porto. E lo diventa proprio grazie alla brutta storia in cui si ritrova invischiato e che lo porta ad affrontare mostri, mutazioni e mutilazioni, tutte cose che lasciano un segno indelebile sulla sua pelle. Rocky il Rosso muore e lascia spazio a Rocky il Guercio: sfigurato ma con una brutta storia da raccontare.

The book of heads può quindi essere visto come un’appendice tematica di Una brutta storia, un sorta di terzo braccio con cui Spugna continua a percuotere il suo lettore per metterlo davanti all’evidenza: i mostri, le creature deformi, i mutanti e i brutti ceffi hanno qualcosa da raccontare, tu no (come ci ha raccontato qui). Questo è il suo campionario da commesso viaggiatore, una grandguignolesca collezione autunno/inverno di teste mozzate che il lettore potrà indossare al posto della sua solita testa inventando e immaginando le brutte storie che quelle cicatrici, quei tumori e quelle malformazioni si portano appresso.

Per Spugna invece questo libro è la parete dei trofei piena di teste imbalsamate, con cui può dimostrare le sue grandi capacità nel character designer. Al contempo è anche il suo album completo delle figurine degli Sgorbions per il divertimento infantile e anarchico che si cela dietro ogni illustrazione.

A Spugna piace disegnare i mostri, e più sono brutti più diventano belli. Più sono ripugnanti e più viene voglia di conoscerli.

The book of heads
di Spugna
Autoproduzione, 2015

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Laser #2 | Febbraio 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


teste21THE BOOK OF HEADS di Spugna (Autoproduzione, 2015)
E’ davvero facile vedere in The book of heads, l’ultima fatica di Spugna, un artbook lombrosiano contenente tutte le scorciatoie per mettere al gabbio brutti ceffi e mostri di varia natura. Ma basta aver letto però il suo primo graphic novel, Una brutta storia, perché l’idea che questo libro sia un semplice catalogo frenologico abbandoni la nostra mente.
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b-comics-gnamB COMICS – FUCILATE A STRISCE. GNAM!  a cura di Maurizio Ceccato (Ifix, 2015)
Come sempre Maurizio Ceccato propone un menu variegato dove non c’è nulla di biologico: tutto è stato trattato, pompato di steroidi, geneticamente modificato per aumentarne la conservazione, arricchito di coloranti e polifosfati per rendere la forma bella come la sostanza. Ceccato è un editor contro il chilometro zero perché spinge gli autori ad andare lontano, a mettersi alla prova per farsi assaggiare anche da chi non mastica i fumetti.
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RemiTotREMI TOT IN STUNT di Martoz (MalEdizioni, 2015)
In tutto questo Martoz dimostra di essere un autore che non ha paura di gettarsi con spavalderia nelle stesse imprese impossibili del suo personaggio. Martoz non si tira indietro e sale in sella insieme a Remi Tot affrontando sfide e imprese simili, sgommando sull’orlo della catastrofe e rischiando la pelle. Tutto per qualcosa di misterioso che possiamo solamente immaginare.
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KorenShadmiLOVE ADDICT – Confessioni di un seduttore seriale di Koren Shadmi (BaoPublishing, 2016)
La poca incisività della messa in scena sembra quasi un suo voler evitare non solo una presa di posizione sull’argomento, ma proprio un punto di vista sulle vicende del suo personaggio. Impegnato com’è a rendere K. un personaggio simpatico e perfetto da compatire, Shadmi dimentica di far vibrare le contraddizioni del suo personaggio, di mettere in mostra le sue pulsioni nella maniera più umana possibile. Tra battutine, cordialità e simpatici pensieri erotici, K. rimane sempre un personaggio positivo, puro, bidimensionale.
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Brundlefly #1 | TESTETUMORI – Spugna e Cammello al Circolo Gagarin

Brundlefly raccoglie i resoconti degli eventi e degli incontri a cui partecipo. Dal vivo sembro più grasso.


Durante la serata organizzata dal Circolo Gagarin di Busto Arsizio con ospiti Spugna e Cammello, sono successe molteplici cose. Alcune ve le racconterò, altre invece rimarranno segrete, perché se volevate conoscere la data di uscita del nuovo fumetto di Spugna o le mire espansionistiche di Cammello per il suo Tumorama, dovevate venire all’incontro. Se non avete partecipato quindi potete sucare e venire a conoscenza di queste informazioni solo quando gli gnomi di internet le renderanno disponibili.

Dopo il live-painting a quattro mani dove i due fumettisti hanno disegnato l’incontro spaziale tra un astronauta pasticcione e uno xenomorfo con tanto di bombetta, abbiamo parlato con Spugna e Cammello delle loro recenti autoproduzioni, The Book of Head e Tumorama.

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Raccontandoci la genesi del suo web-comic, Cammello ci ha svelato il metodo di lavoro che lo porta a scrivere per esempio, una storia che parte con due disperati che cercano spicci tra i cuscini del divano e finisce con Hitler che cavalca un tirannosauro. Come un accumulatore seriale, Cammello ammassa idee, elementi e trovate pazzerelle finché queste non si incollano tra loro a formare una storia. Per dire, Cammello accumula da così tanto tempo che il geniale e dislessico cane Plutarco era già co-protagonista in un fumetto che aveva disegnato da ragazzino (se siete curiosi il protagonista era invece un investigatore incapace che arrestava e faceva condannare innocenti). Questo tipo di narrazione disposofobica gli permette di unire elementi estranei tra loro non solo con un’inaspettata armonia e logica, ma soprattutto mantenendo un realismo del racconto che è una delle cose davvero interessanti di Tumorama.

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Disegnetti (fig.1) e chiacchiericcio (fig.2)

Per Spugna invece è stato l’acquisto di un blocco da disegno con fogli quadrati a dare il via alla lavorazione a The Book of Heads. Sollevato dall’obbligo di disegnare corpi grazie al formato quadrato, Spugna ha cominciato a sfogarsi disegnando solamente teste deformi e facce mostruose. Solo dopo averne accumulate un centinaio è nata l’idea di stamparne una raccolta.

Siamo poi passati a discutere il legame tra l’artbook e il suo graphic novel Una Brutta Storia, giusto per avallare la stramba teoria che avevo già enunciato nella mia recensione a The Book of Heads. Dopo la dichiarazione d’amore di Spugna verso tutto ciò che è deforme e mostruoso, il fumettista ci ha raccontato il suo processo di scrittura, che si sviluppa in continue scritture e riscritture della sceneggiatura fino ad arrivare a concentrare nel minor spazio possibile il maggiore quantitativo di esplosivo.

La serata si è conclusa con una sessione di dediche, l’esaurimento della prima tiratura di Tumorama e la certezza che la Pimpa/Akira di Spugna è piaciuta un sacco. Meglio di qualsiasi lieto fine.

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La dedica di Spugna (in realtà me l’ha fatta durante il BilBolBul, però voi fate finta di niente)
La dedicazione bislessica di Camell'o
La dedicazione bislessica di Camell’o

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