Gigahorse #21 | Ottobre 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

SOGNI INDEMONIATI
di Rick Veitch – Traduzione di Isabella Zani (Phoenix, 1997)

Sogni indemoniati raccoglie i primi quattro numeri di Rare Bit Fiends, la serie con cui Rick Veitch ha esplorato il mondo dei sogni e i suoi oscuri meccanismi. E infatti il fumetto non è altro che un esteso e affascinante delirio onirico con cui Veitch può dare sfogo non solo alle proprie visioni, ma alle messa scena di qualsiasi meccanismo narrativo. Tutto è reale e tutto è finto in Sogni indemoniati, in una soluzione di continuità tra un sogno e l’altro che quasi ci dà le vertigini e ci fa sentire intrappolati in un loop perpetuo di sogno, incubi e visioni da cui ci può salvare solo un improvviso risveglio.

PARKER #2 – L’organizzazione
di Darwyn Cooke – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
Per questo secondo volume dedicato al Parker di Richard Stark, Darwyn Cooke prova nuove soluzioni narrative abbandonando parzialmente gli stilemi pulp e noir mutuati dallo Spirit di Eisner. Ne esce fuori un racconto piacevolmente frammentato in cui le malefatte di Parker sono quasi sempre narrate di rimbalzo simulando articoli di riviste pulp, tutorial illustrati e altro. Tolto questo, Parker: l’organizzazione è un racconto teso di amicizie vere, amicizie false e amicizie tradite, e non è un caso quindi che di donne a questo giro ce ne siano poche e per pochissimo tempo. Sono conti che gli uomini risolvono tra loro, col consueto corollario di sotterfugi, vendette e piani b. In mezzo a tutto questo c’è Parker, furioso a letto e sul campo di battaglia, un animale elegante, furbo e letale a cui pochi sopravviveranno.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #7 – I Fantastici Quattro
di aa.vv. – Traduzione di aa.vv. (RCS Quotidiani, 2009)
Questo settimo volume della collana Spider-Man – Le storie indimenticabili presenta una bella selezione di storie dimenticabilissime con disegni molto meno dimenticabili. Un Kirby della prima ora ci accompagna verso Karma!, storia di Claremont e disegni di un Frank Miller che trova ottime soluzioni grafiche per illustrare la telepatia. Un giovane Mike Allred non ancora nel pieno della sua sperimentazione grafica, disegna invece un omaggio ai fumetti romantici, dimostrando già la sua capacità di gestire l’espressività dei personaggi. Si conclude con una tripletta disegnata da Arthur Adams, che dà il suo meglio con i primi piani che dedica all’Uomo Talpa e agli Skrull (sempre illuminati dai monitor).

MERCURIO LOI #6 – L’infelice
di Alessandro Bilotta e Andrea Borgioli (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Prosegue Mercurio Loi con la sua andatura narrativa stramba, dove l’inutile viene messo in primo piano e ciò che dovrebbe stare al centro del racconto viene relegato sullo sfondo. L’indagine è ancora una volta una passeggiata che porta i personaggi a esplorare la città e gli immediati dintorni e forse il meccanismo comincia a mostrare un po’ di stanchezza nonostante sia portato avanti da Bilotta con la consueta precisione e il divertimento a cui ci ha abituato finora. Tolta un po’ di noia provocata dalla struttura, L’infelice si regge su un villain solido e sfaccettato che probabilmente tornerà su queste pagine. Anche questa è una delle cose sorprendenti della serie Bonelli: creare l’attesa del villain nascondendolo nelle retrovie del racconto, concentrarsi su storie più semplici (ma sempre molto soddisfacenti) e poi forse giocarsi la carta del cattivo al momento giusto.
Buoni i disegni di Borgioli che fa un bel lavoro con le fitte ombre che popolano l’albo.

ALIENS #6
di aa.vv. – Traduzione di Andrea Toscani  (SaldaPress, 2017)
Finale deludente e sottotono per Aliens Defiance, che chiude con questi due numeri in cui i protagonisti fanno ritorno sulla Terra. La sceneggiatura mostra il fianco a quei difetti che era riuscita a nascondere nei numeri precedenti grazie a buone sequenze d’azione (qui inserite a mo’ di flashback per alleggerire i toni, ma la cosa dà solo fastidio) e a interessanti momenti non dialogati, e così ci troviamo davanti ai monologhi della protagonista in uno scenario terrestre incapace di descrivere il vero villain della miniserie, la Weyland Yutani. Il difetto principale è però la volontà di chiudere un capitolo e di porre le basi per un eventuale sequel (non ancora confermato), lasciando di fatto tutte le cose più interessanti in sospeso. Wood era riuscito a costruire soprattutto nei primi numeri un’atmosfera interessante e a trovare scenari differenti da quelli classici della serie, peccato sia scivolato su un finale poco incisivo.

IL SISTEMA
di Peter Kuper (Magic Press, 1999)
Peter Kuper descrive la New York degli anni Novanta con un lungo affresco completamente muto in cui personaggi e fatti continuano a intrecciarsi tra loro e influenzare inconsapevolmente le proprie vite. Anzi, più che un affresco, Il sistema sembra un murales espressionista in cui Fritz Lang viene contaminato dall’arte tribale, un murales disteso su uno di quei muri che costeggiano le ferrovie e che passa sotto i nostri occhi ora velocemente e ora con lentezza in base alla vicinanza della stazione. È così che funziona la regia di Kuper, concitata e nervosa per larga parte ma capace di ritagliarsi momenti più intimi o poetici (non sempre riuscitissimi), ma che in fondo dà il suo meglio nelle vignette di raccordo tra un personaggio e l’altro. Noir, dramma sociale, impegno politico, thriller finanziario, il tutto raccordato dalle piccole e complesse vite dei personaggi che innervano la storia e la città. Alla fine il fumetto di Kuper conquista più per la visione panoramica della città che per il dettaglio delle storie, ma si rivela comunque essere una lettura interessante e una buona prova narrativa.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #12-13
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Finalmente la gestione di Harley Quinn da parte di Palmiotti e della Conner è arrivata al momento che tutti aspettavamo: il Joker è tornato a turbare la vita non tanto tranquilla ma indipendente di Harley Quinn. Il numero mette sulla scacchiera pedine e dinamiche di gioco e, tolta una parentesi fantasy francamente inutile, ci sono anche un paio di cose interessanti (la rivalità tra Joker e Redtool, la spaventata riluttanza di Harley). Per ora Conner e Palmiotti la buttano in farsetta. Penso sia solo strategia e che nei prossimi numeri i due sceneggiatori riusciranno anche a toccare corde drammatiche e tragiche, quindi per ora sospendo il giudizio in attesa di uno sperato cambio di tono. John Timms sempre spettacolare con quelle sue facce belle spigolose.
Questa run di Suicide Squad alla fine mi ha annoiato. Per fortuna John Romita Jr. fa un buon lavoro, soprattutto nelle sequenze virtuali all’interno del server, tutte belle quadratose. Williams rilancia subito una nuova run e le premesse (un traditore nella Suicide Squad! Chi sarà? È lui! O forse no?) sono tipo una cazzo di noia.
Deathstroke invece si conferma la serie più sottovalutata di questo Rebirth. Perché non ne parla nessuno, diamine? Priest sta costruendo un dramma familiare tra sparatorie e sicari, con una narrazione che gioca tra passato e presente in maniera sempre intelligente. Quello presente in questo albo è un bel numero che può essere letto anche senza sapere nulla del personaggio e della run corrente, una bella storia che riflette sulla vendetta e il ruolo dei vendicatori. Per fortuna a questo giro anche i disegni si dimostrano all’altezza, grazie soprattutto alle chine di Sienkiewicz.

CINEMA PURGATORIO #3
di aa.vv. – Traduzione di Leonardo Rizzi(Panini Comics, 2017)
Ci accomodiamo nuovamente tra le poltrone sudicie e scomode della stramba sala cinematografica di Alan Moore. Si continua a riflettere sul potere delle storie, su chi lotta per realizzarle e sulla corrotta città di Hollywood che fa da teatro alle vicende. C’é un western metafisico che sovrappone le tre versioni della sfida all’O.K. Corral, la storia dei diritti di Fritz il gatto e una rilettura dell’omicidio di Thelma Todd fatta all’ombra dell’ingombrante figura di Batman. Tre racconti interessanti ma che non riescono a imprimersi.
Codice Pru perde invece un po’ di tempo e invece che cominciare a tirare le fila del discorso, continua nella descrizione frammentaria di questo mondo popolato da mostri. Insomma, divertente ma non si capisce dove Ennis voglia andare a parare. Fortunatamente ci sono disegni di Caceres.
M.O.D. invece comincia a cicciare e la storia sta prendendo forma attorno al mistero che coinvolge l’identità della protagonista. Attorno ci sono un sacco di idee folli (l’SMS vivente) e i disegni tamarri di Nahuel Lopez.
Ormai conoscete la mia avversione per Una più perfetta unione. Concept banalotto, scrittura confusa e poco interessante, ma soprattutto i disegni di DiPascale che mi spaccano gli occhi dall’orrore. Per fortuna a questo giro metà della storia è illustrata da Gabriel Andrade ma purtroppo non basta.
Chiudiamo con L’immenso. Siamo ancora in stallo alle fasi iniziali della storia. L’idea è divertente e cominciano a delinearsi possibili scenari, ma per ora è solo un incipit che si sta dilungando un po’ troppo.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN #2 – Il ritorno di Jack Burton
di aa.vv. – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
Termina in questo secondo volume la divertente run di Eric Powell dedicata a Jack Burton. Sotto il segno di un umorismo ben scritto e belle sequenze d’azione, Powell mi ha sorpreso per come è riuscito a inserirsi nel mondo di Jack Burton con naturalezza e buone idee. Lo stile cartoonesco di Churilla poi, si rivela perfetto per interpretare lo stile del personaggio, le spericolate sequenze action e quei bei mostroni che male non fanno. Peccato che l’arrivo di Fred Van Lente alla sceneggiatura e Joe Eisma ai disegni abbia rotto il giocattolino. La storia porta Jack Burton ai giorni nostri, ma questo spunto seppur interessante non riesce a dar vita a nulla di davvero rilevante. In più i disegni di Eisma sono pessimi e rigidi, incapaci di essere dinamici nelle sequenze di azione e inespressivi nei momenti di dialogo. Brutto assai.

LE STORIE #61 – Astromostri
di Antonio Serra e Maurizio Rosenzwig (Sergio Bonelli Editore, 2017)
È arrivato quel momento dell’anno in cui vale la pena acquistare un albo de Le Storie, merito soprattutto di un Maurizio Rosenzweig in formissima che sin dalle prime tavole mostra una forza evocativa che saprà mantenere lungo tutta la durata dell’albo. Il disegnatore dà del suo meglio nella lunga sequenza finale allucinata, delirante ma velata di uno strano sentimento nostalgico che ci conduce verso un finale malinconico. Antonio Serra dal canto suo scrive una sceneggiatura citazionista che funge da grande omaggio alle sue passioni e che si appoggia di volta in volta a diversi generi per costruire il mondo interiore dello strano protagonista (un quarantenne obeso che crede agli alieni, quanto di più lontano dal classico ideale eroico bonelliano). E tutto funziona miracolosamente bene grazie anche a Rosenzweig che tiene insieme tutti i pezzi con una narrazione solida, fino ad approdare a un bel colpo di scena che stravolge più i sentimenti del lettore che la trama del fumetto. Poi il crollo: nel momento più emotivo per il personaggio e per il lettore, Serra piazza cinque pagine in cui ci spiega per bene tutto quanto, come se fosse impensabile lasciare al lettore il compito di unire i puntini già seminati nel corso della storia. La magia si rompe e quello che era un buon fumetto torna a essere un fumetto Bonelli: divertente ma vigliacco nel momento in cui deve prendere la scelta di far camminare la storia sulle proprie gambe e non sui soliti limiti auto imposti.

DEADPOOL #28
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Uno dei problemi principali di Deadpool è che deve sempre parlare. Sembra di stare in quelle situazioni in cui tu vuoi solo goderti il momento con un po’ di tranquillità e invece c’è qualcuno di fianco che vuole per forza fare conversazione. Anzi, vuole per forza che tu lo ascolti perché molto spesso di quel che dici gliene frega meno di zero. Deadpool è così: il rompicoglioni che ti fa fare un viaggio di merda in treno. E infatti sebbene questo numero abbia una buona sequenza d’azione, le parole lo ammosciano fino all’inverosimile.
Chiude l’albo un nuovo numero dei Mercenari per soldi. Bunn mette in piedi come al solito una narrazione confusionaria, piena di personaggi che non è minimamente in grado di gestire.

FIGLIO DI UN PRESERVATIVO BUCATO
di Howard Cruse – Traduzione di Enrico Salvini (Magic Press, 2012)
Ho letto di recente il primo volume di March (qui la mia recensione per Critica Letteraria), il fumetto che racconta la vita di John Lewis, uno dei protagonisti del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Se volete un fumetto che racconti questa parte importante della Storia, lasciate perdere quello schifo di March e recuperate senza indugio Figlio di un preservativo bucato di Howard Cruse. Cruse scrive e disegna un fumetto complesso in cui si intrecciano le vicende politiche, sentimentali, sociali e sessuali di un gruppo di giovani che lotta e vive per un’America più tollerante. Cruse ha il grande merito di far passare le idee dei suoi personaggi solo attraverso le loro azioni e mai con sermoni al lettore, senza però mai renderli degli eroi senza macchia e senza paura. Anzi, i suoi personaggi sono colmi di dubbi, paure, sbagliano spesso e qualche volta imparano. La parte più interessante è la graduale e intima scoperta che il protagonista fa della propria omosessualità, un racconto che Cruse innerva di dubbi e incertezze ma anche di un coraggio sottocutaneo, mai totalmente esposto al pubblico ludibrio. Il lettore partecipa ai movimenti interiori dei personaggi e ne vede la ricaduta sulle loro azioni, sottolineando con forza e coraggio politico che le idee servono, ma sono i gesti, le azioni e le decisioni a cambiare davvero il corso della nostra vita e quello della Storia.

SHIT AND PISS
di Tyler Landry (Retrofit Comics & Big Planet Comics Philadelphia, 2017)
Una prosa delirante da anima dannata ci accompagna nei fetidi meandri di un sistema fognario, l’Eden merdoso in cui avviene l’aberrante genesi dell’Uomo e una serie infinita di trasformazioni e mutazioni non meno disgustose. Shit and piss di Tyler Landry è un weird fantasy malsano sorretto da una regia perfetta nella sua attitudine a indagare il particolare e capace di sopperire a una certa prevedibilità della trama. Come in un testo religioso, la narrazione declamatoria procede senza possibilità di essere contraddetta verso un finale che svela l’ovvio e crea il mito, in un circolo spaventoso eppure mai così naturale. 


Salva

Annunci

Gigahorse #17 | Giugno 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

MERCURIO LOI #1 – Roma dei pazzi
di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Non mi capita molto spesso di essere entusiasta per un albo Bonelli quindi per me questo primo numero della serie di Mercurio Loi è un piccolo evento. Cominciamo col dire che la sceneggiatura di Bilotta tratta sempre il suo lettore con intelligenza, evitando tutti quegli accorgimenti e facilitazioni per andare incontro al lettore che col tempo hanno logorato parte della produzione bonelliana. Mercurio Loi comincia invece nel bel mezzo dell’azione, non presenta i suoi personaggi in maniera classica ma lo fa attraverso azioni e dialoghi, costruisce dinamiche interessanti tra di loro, l’ambientazione è perfetta e soprattutto non ti dà mai la sensazione che la storia sia partita dal numero uno: un sacco di cose sono già successe, la nemesi di Mercurio Loi ne ha già combinate a bizzeffe e i rapporti tra i personaggi sono tutti pre-esistenti al numero 1. La sensazione che ho avuto è quella di quando ho cominciato a leggere Batman (ma potrebbe essere qualsiasi comics): buttarmi in mezzo a un oceano infinito di storie, varianti e personaggi che esistevano precedentemente al mio ingresso in quel mondo e che gli autori davano per scontato conoscessi (anche solo per sentito dire). L’unica differenza è che queste storie in Mercurio Loi non sono state ancora raccontate. E quando vengono elencate le malefatte del villain, vi giuro che mi sono gasato al solo pensiero di così tanto passato esplorabile. Oppure no. Sarei contento lo stesso.

DYLAN DOG #369 – Graphic horror novel
di Ratigher, Paolo Bacilieri, Giuseppe Montanari ed Ernesto Grassani (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Ratigher porta su Dylan Dog la sua classica frammentazione del racconto, da una parte rendendola meno drastica rispetto ai suoi fumetti, dall’altra donandole un aspetto meta-narrativo potente e non scontato (regala anche qualche piacevole sorpresa) che riporta alla mente il lavoro di Sclavi.
La sceneggiatura di Ratigher vive soprattutto della felice intuizione che il passato del protagonista sia il fumetto da lui appena concluso e che, riflettendo la perdita del potere che gli donava il talento, quel fumetto sia mediocre e impreciso. E le cose vanno proprio così: la parte disegnata da Montanari e Grassani è una storiella di felice e ricercata mediocrità, che specchiandosi però nella parte disegnata da un Bacilieri in grandissima forma, trova un senso è un compimento che vanno oltre il valore effettivo di racconto a sé stante. Ratigher dà il massimo per costruire una storia banale, la cura nei minimi dettagli e si diverte come un matto a detonare ogni battuta di Groucho, mettendo addirittura in scena una gag patetica e tanto lunga da risultare deliziosamente fastidiosa.
L’albo regala poi momenti visivi di assoluto valore (le piastrelle del cesso che diventano la gabbia bonelliana è forse l’immagine più potente letta quest’anno in un fumetto italiano) e un finale metafisico da groppo in gola. Forse avrei preferito una maggiore alternanza tra le due linee narrative, ma sono minuzie. Graphic Horror Novel non è solo un bell’albo di Dylan Dog, è un bel fumetto. 

CINEMA PURGATORIO #1
di aa.vv. – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2017)
CINEMA PURGATORIO di Alan Moore e Kevin O’Neill

Godo quando si vede che Alan Moore si diverte a scrivere una cosa, e in questo caso sembra essersi divertito un botto. Ironia a mille, angoscia a mille: pare un episodio di Ai confini della realtà scritto da Moore (il mio preferito: quello dei due romani).
CODICE PRU di Garth Ennis e Raúlo Cáceres
L’idea non mi fa impazzire ma mi piace questa atmosfera da sit-com splatter. Non ho idea di come possa evolversi quindi sono molto curioso. Caceres fa una roba super anni ’70 e la fa bene.
MOD di Kieron Gillen e Ignacio Calero Carina questa versione iperreale dei Pokemon, però l’ambientazione post-apocalittica mi annoia. Nonostante tutto la storia potrebbe avere interessanti sviluppi.
UNA PIÙ PERFETTA UNIONE di Max Brooks e Michael DiPascale
Noiosissima. Pare una versione meno affascinante di Manifest Destiny. Poco affascinanti i disegni di DiPascale, ulteriormente peggiorati dalla stampa in scala di grigi.
L’IMMENSO di Christos Gage e Gabriel Andrade
Anche qui ambientazioni e idee per me un po’ noiosette. I disegni salvano ogni tanto la situazione ma non bastano.

MANIFEST DESTINY #4 – Sasquatch
di Chris Dingess e Matthew Roberts – Traduzione di Stefano Manchetti (saldaPress, 2017)
Cosa bisogna fare per convincervi a leggere Manifest Destiny? Attualmente è forse la migliore serie d’avventura a fumetti, e gran parte del merito va a Chris Dingess e alla sua scrittura. Dingess allarga i misteri della parte fantastorica (ma lentamente si avvicina alla loro soluzione) e nel frattempo sfrutta la presenza dei mostri per raccontare la vita del gruppo. In questo quarto TP poi porta avanti una narrazione su due linee temporali diverse, raccontandoci la storia della spedizione precedente a quella di Lewis e Clark. Matthew Roberts perfetto come sempre nel descrivere le emozioni amplificate dei membri della spedizione, e truculento quando deve disegnare i mostri, trova qui la possibilità di unire le due anime del suo disegno.

INQUIETUDINE
di Noah Van Sciver – Traduzione di Stefano Sacchitella (Coconino Press, 2017)
Se volete cominciare a leggere qualcosa di Noah Van Scrivere, Inquietudine è il volume che fa per voi. Saint Cole e Fante Bukowski (entrambi editi da Coconino) erano forse troppo diversi e ognuno strano a modo suo per poter dare l’idea delle capacità e dell’eclettismo di Van Sciver. Inquietudine ci riesce benissimo, fosse anche solo il materiale variegato che raccoglie: biografie di patrioti, momento di vita minimalisti, punk contro lucertole, favole rivisitate, giustizieri della notte e storie semplici semplici che sarebbero potute accadere anche a noi. La cosa strana però è che tutto sembra fare parte dello stesso discorso. Ma per sapere di cosa sto parlando vi tocca leggere la mia recensione per Fumettologica.

MARCH – Libro primo
di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell – Traduzione di G. Zucca (Mondadori Oscar Ink, 2017)
March
è ben documentato, preciso e ricco di dettagli come una voce di Wikipedia scritta dal diretto interessato. Se non bastasse offre più o meno la medesima capacità di coinvolgimento per colpa di una narrazione fiacca e senza un vero punto di vista sulla storia, aggravata ulteriormente da un patetismo d’accatto. Dopo tutte le recensioni entusiaste lette in giro pensavo a qualcosa di meglio, ma è chiaro che si sia valutata la storia personale di Lewis e non come questa storia ci viene raccontata. Un premio però se lo merita: miglior agiografia dell’anno. 

ALIENS – 30° anniversario
di Mark Verheiden e Mark A. Nelson – Traduzione di Giorgio Saccani (saldaPress, 2017)
Sulla scia dell’Aliens di Cameron (di cui è un sequel diretto) il fumetto di Verheiden e Nelson è più una storia d’azione che un film horror. Poco male: la cosa funziona anche grazie ad ambientazioni suggestive (tutte le claustrofobiche sequenze ospedaliere) e agli ottimi disegni di Nelson, che danno il loro meglio nelle parentesi puramente horror. Purtroppo la storia soffre degli stessi problemi della recente trilogia prequel guidata da Ridley Scott: nel momento in cui deve cercare una spiegazione sull’origine degli alieni ci si ritrova con situazioni poco convincenti, qui aggravate ulteriormente dal character design delle creature che non vi dico niente se spoiler, che non ha retto il tempo che passa e rende il tutto involontariamente ridicolo.

MALLOY: GABELLIERE SPAZIALE
di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini Comics – 9L, 2017)
Comincio subito col togliervi il dubbio: Malloy è meno preciso di Anubi ma ha il triplo delle ambizioni (e molte vanno a segno). A partire da una struttura azzardata con una prima parte da infarto per come inanella fatti, personaggi e viaggi uno dietro l’altro, senza possibilità di riprendere mai il fiato, e una seconda parte che è un lunghissimo e potente dialogo sull’umanità. Se nella prima parte avventurosa e spericolata i due autori dimostrano di saperci fare con il genere (a cui aggiungono la consueta vena nichilista e ironica), è nella seconda parte che dimostrano in realtà di aver raggiunto una maturità lontana da strade già tracciate. La scrittura di Taddei si fa qui profonda, spaventosa e vibrante, mentre la regia di Angelini regge il tutto con un ritmo perfetto e calibratissimo. Lo so, ci sono altre mille cose da dire su Malloy, ma per quelle dovrete aspettare la recensione.

FUNGHI DI YUGGOTH E ALTRE COLTURE
di Alan Moore e aa.vv. – Traduzione di Elena Cecchini (Panini Comics, 2017)
Volume per super-completisti dell’opera di Moore, visto che la maggior parte dei fumetti qui raccolti sono tratti da suoi soggetti mentre lascia firmare le sceneggiature da Antony Johnston. Il volume rimane comunque un’interessante ricostruzione del legame tra Moore e Lovecraft e del tentativo del bardo di Northampton di raccontare l’orrore cosmico (e in questo senso Funghi di Yuggoth è un’appendice perfetta a Providence perché traccia le tappe di una ricerca continua e approfondita da parte di Moore). Ottime anche le interviste e i saggi. Tolto l’interesse storico però, i fumetti contenuti in Funghi di Yuggoth non sono poi granché: se nella prima parte del volume salta fuori qualcosa di interessante, Le creature di Yuggoth e relativi sequel si rivelano essere deludenti sotto ogni punto di vista.

MISDIRECTION
di Lucia Biagi (Eris Edizioni, 2017)
Il secondo graphic novel di Lucia Biagi ci indica continuamente di guardare da un’altra parte, come se la verità non possa mai essere quella cruda semplice che abbiamo sotto al naso. Succede così che quando i personaggi la scoprono (insieme a noi) si ritrovino spiazzati da essa e cercano quasi di modificarla forzatamente per giustificare le proprie reazioni ed evidenziare il loro “eroismo”. E non essendo un racconto di genere, Misdirection ridimensiona l’intenzione salvifica della protagonista colpendola nella sua visione morale della vita, in un finale spiazzante per come aggiusta con consapevolezza tutte le esagerazioni della vicenda raccontata, facendola diventare un racconto sulla scoperta della libertà come forma individuale di scelta, svincolata dalle logiche sociali, amicali e sentimentali. Qui potete leggere la mia recensione.

DEADPOOL #19
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Di Deadpool mi stupisce sempre il fatto che è quasi sempre molto deludente dal punto di vista dell’azione. In questo numero per esempio c’è uno scontro tra lui e Pantera Nera gestito in maniera così goffa da essere noioso e imbarazzante, otto tavole di coreografie banali peggiorate ulteriormente da una regia stanca che pensava forse che le quattro battute del cazzo dette da Deadpool potessero salvare la sequenza. Di tutt’altra pasta è fatto invece Gwenpool, di cui nutrivo zero aspettative e invece si sta rivelando essere un personaggio interessante con una storia che comincia finalmente a entrare nel vivo. In questo numero però non tutto fila liscio, come per esempio l’incontro con Doctor Strange.

DAY OF THE FLYING HEAD #1
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2017)
Difficile giudicare da questo primo numero la direzione che potrebbe prendere la nuova serie di Shintaro Kago. Per ora sembra che a fianco delle consuete viscere (che questa volta abbandonano volontariamente i corpi) ci siano tematiche ambientaliste nuove per l’autore giapponese. Kago si conferma nuovamente a suo agio con un fumetto completamente muto e non si risparmia come narratore con un susseguirsi di eventi che rendono sorprendentemente ricche di eventi queste poche pagine. Attendo con curiosità i futuri sviluppi della storia.

LOVECRAFT E ALTRE STORIE
di Dino Battaglia (Nicola Pesce Editore, 2017)
Meno completa e quadrata della raccolta dedicata a Poe, questo Lovecraft e altre storie soffre purtroppo della sua natura di libro assemblato per tematica e non per un reale filo conduttore. Il risultato è altalenante nei toni del racconto, ma la qualità delle storie singole rimane indiscutibile. Sebbene gli adattamenti de Il Golem e del racconto di Stevenson siano davvero suggestivi, la perla della raccolta è rappresentata dall’omaggio a Lovecraft: la storia è semplice e prevedibile, ma la visione degli uomini pesce è intimamente perturbante e riesce a sconvolgerci. Un piccolo appunto all’introduzione di Angelo Nencetti: è inutile giustificare un titolo stupido e inutilmente catchy definendo 50 sfumature di grigio un “acclamato film noir odierno, ritenuto originale per la sua trama e per le sue inquadrature”. Mi piacerebbe proprio sapere chi ne ha parlato in questi termini. Detto questo, la prefazione pur partendo da idee interessanti si rivela inconsistente (e l’iconografia minuscola non aiuta alla comprensione).

RITORNO ALLA TERRA
di Manu Larcenet e Jean-Yves Ferri – Traduzione di Francesca Sala (Coconino Press, 2017)
Si sa, quando i francesi si danno all’autofiction non ce n’è per nessuno, persino nel momento in cui decidono anche di farci sopra dell’ironia. Non è da meno Manu Larcenet che con Ritorno alla terra firma (in coppia con lo sceneggiatore Jean-Yves Ferrì) una divertente striscia umoristica del passaggio da animale metropolitano ad abitante di un paesino di campagna. Il libro è divertente e si partecipa volentieri alle disavventure e paranoie del personaggio. Il problema in questo caso non è del libro ma tutto mio: queste sketch comedy non sono proprio il mio genere e non riesco a trovare molti punti di interesse né e ad appassionarmici fino in fondo. Quindi se siete amanti del genere leggete Ritorno alla terra senza paura perché avrete modo di ridere, commuovervi e ridere ancora. Se siete come me, saltatelo senza farvi troppi problemi.

HARLEY QUINN: AMORE FOLLE
di aa.vv. – Traduzione di Stefano Mozzi (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Invecchiando mi diverto molto a mettere insieme i pezzi che hanno composto il mio immaginario erotico. Immagino non sia una cosa che vi interessi molto, ma mi serve giusto per farvi capire che qui quando si tratta di donne disegnate da Bruce Timm non si capisce più niente. E rileggere Amore folle me l’ha riconfermato per l’ennesima volta. Colpa probabilmente delle ginocchia puntute che bilanciano i poderosi polpacci, delle tettine all’insù, di quegli sguardi di sbieco e quelle palpebre a metà. Conta sicuramente anche il fatto che siano donne dal carattere forte, molto più intelligenti, spiritose e furbe degli uomini che le circondano. Venendo alle storie vere e proprie, Amore folle non ha perso nemmeno un poco di smalto: è una storia di origini matta e coinvolgente, capace di passare da una sequenza slapstick a una melodrammatica con una naturalezza invidiabile. I fumetti brevi che chiudono il volume sono invece spesso vittime di disegni non all’altezza di quelli di Timm (nonostante i nomi coinvolti), ma le storie risultano sempre ben scritte e attente al divertimento così come all’introspezione dei personaggi.

LA BALLATA DI HALO JONES
di Alan Moore e Ian Gibson – Traduzione di Leonardo Rizzi (Editoriale Cosmo, 2017)
È complicato entrare in contatto con La ballata di Halo Jones in tempi brevi. Anzitutto perché Alan Moore non contestualizza il futuro distopico in cui è ambientato il fumetto, ma ce lo mostra come un dato di fatto, dando per scontati millenni di storia del Pianeta Terra. In realtà la scelta è affascinante e, passato lo shock iniziale, ci porta a dare per scontate molte cose e a trovare naturale il sistema sociale e il linguaggio figli di millenni di evoluzione. Con il racconto delle tre fughe di Halo Jones dall’ambiente che l’ha accolta a uno nuovo e inizialmente ostile, bisogna avere un poco di pazienza perché le cose iniziano a farsi interessanti solo col terzo capitolo, quando la protagonista diventa un soldato. Se nei primi due capitoli Moore ci aveva raccontato un mondo folle che ancora serbava qualche umana frivolezza, con il capitolo finale mette in piedi un folle teatro bellico, che si divide tra buone trovate narrative (i combattimenti con il tempo rallentato dalla gravità) e una critica ferocia alla guerra. Bene Gibson, che affina la precisione del suo tratto con l’avanzare del racconto e propone una regia controllata ma capace di dinamismo. Peccato solo per il formato ridotto che non rende giustizia al suo lavoro. A proposito, l’edizione Cosmo non mi ha convinto. Qua non ci si lamenta mai dei prezzi perché le cose fatte bene si pagano sempre volentieri, ma € 19.90 per duecento pagine in bianco e nero, con una brossura leggera, dei neri non sempre pieni e una carta che risulta ondulata (non si sa se per la legatura o per la straordinaria capacità della carta di assorbire tutta l’umidità del mondo) non mi sembrano soldi ben spesi.

TEX SPECIALE #32 – Il magnifico fuorilegge
di Mauro Boselli e Stefano Andreucci (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Il Texone è un appuntamento imprescindibile della mia estate, e quest’anno va di gran lusso con una sceneggiatura di Boselli che racchiude quasi tutti gli elementi narrativi del western. Il risultato è una storia ricchissima di eventi e personaggi che spezzettata sarebbe potuta diventare una miniserie annuale e nessuno se ne sarebbe lamentato, ma che in questo caso diventa un racconto quasi frenetico di un giovane Tex sprovveduto e braccato. A discapito di una copertina un poco moscia, Andreucci fa un ottimo lavoro sulla recitazione dei personaggi e convince soprattutto nelle sequenze d’azione che ha la capacità di rendere chiare senza rinunciare mai a una originale spettacolarità.

I BRIGANTI #2
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
Avete presente il suono che fanno gli occhi di un lettore di fumetti che esplodono nel momento in cui ci si accorge che l’edizione in lettura non rende onore al lavoro del disegnatore? Se non lo sapete, avreste dovuto essermi vicino quando, leggendo il secondo volume dell’edizione Cosmo de I briganti di Magnus, questa sensazione cresceva dentro me sino alla certezza che porta all’esplosione oculare. Guardare le bellissime tavole delle battaglie ridotte in formato bonellide mi ha fatto male: avrei voluto buttarmici dentro, guardare ogni dettaglio e invece mi sono dovuto accontentare di una visione d’insieme che non mi ha permesso di apprezzare pienamente il lavoro di Magnus. Del suo modo di sceneggiare invece mi ha affascinato la capacità di utilizzare con una semplicità fuori dal comune le ellissi narrative, tecnica che proprio nelle scene di battaglia trova il suo compimento, con il risultato di un montaggio molto cinematografico attento sia ai personaggi (di entrambe le fazioni) sia a ciò che accade sul campo di battaglia. Peccato anche per i due editoriali presenti nel volume, davvero poco interessanti e ripetitivi. Facciamo così, appena riesco mi recupero l’edizione Rizzoli Lizard e mi metto l’anima in pace.

Salva