Remi Tot in stunt | Martoz, stuntman della realtà

Questa recensione è stata pubblicata precedentemente su WildWood.


Remi Tot è un matematico impiegato presso una società che si occupa di calcoli statistici per le grandi aziende. O almeno, questo è la parte pubblica della sua vita, perché la sua grande passione per la matematica non si ferma di certo al suo lavoro. Remi Tot è uno stuntman della realtà: la sua capacità di calcolo è così potente che può prevedere il futuro. E così il matematico denuda la geometria delle catastrofi e si sostituisce a una vittima predestinata per diventarne l’unico superstite. Perché Remi decide di salvare solo una persona e non tutte le potenziali vittime? Quale teoria si nasconde dietro queste prove empiriche di tragedie annunciate?

Non è facile parlare con il giusto distacco di Remi Tot in stunt, primo graphic novel di Martoz, (MalEdizioni, 2015). Non è facile perché è impossibile che il lettore non venga abbagliato, ipnotizzato e sequestrato dallo straordinario talento grafico dell’autore. Poco importa se siete partiti dalla prima pagina o lo avete solamente sfogliato, Remi Tot in stunt si presenta con un reparto grafico non solo travolgente ma anche originale. Martoz restituisce l’irrequietezza del suo protagonista con un tratto dinamico, incapace di soffermarsi su un unico punto di vista, in cui le anatomie ricordano certe sperimentazioni di Frank Miller portate all’estremo per donare dinamismo ai corpi, sia per accentuarne la prorompente sensualità. Di conseguenza la composizione delle tavole è puro movimento, in un misto di cubismo, astrattismo e futurismo privo di qualsiasi vezzo intellettuale, compiacimento e vanto citazionista: tutto è al servizio del racconto, tutto si trasforma in pura forza espressiva, in muscoli e potenza.E così le sequenze di distruzione sono un concentrato narrativo di deflagrazioni e crolli, smottamenti ed esplosioni, dove lo sguardo dello spettatore è inizialmente disorientato come quello di un superstite, ma poi si ritrova a vagare tra le macerie cercando un senso, qualcosa a cui aggrapparsi. E in queste tavole non c’è confusione, c’è catastrofe. Nella confusione niente si può ricostruire, nella catastrofe invece si può risalire alle dinamiche dei crolli e degli schianti e trovare forse una ragione a tutto questo.Remi Tot in stunt rischiava di essere uno di quei fumetti soffocato dal suo straordinario apparato grafico. E invece Martoz dimostra anche le sue doti da sceneggiatore scrivendo una storia che poggia su tre elementi ben precisi. Il primo elemento, che è anche il più semplice e utile ai fini narrativi, sono le indagini che due poliziotti conducono su queste strane catastrofi e che li porteranno a inseguire il protagonista.

Il secondo elemento narrativo è invece la forma che Martoz dà al suo eroe, se così possiamo definire Remi Tot. Infatti il matematico non è né eroe né antieroe nelle vicende che lo vedono protagonista, ma è rivestito da una sorta di eroismo egoista, quasi da romanzo d’avventura ottocentesco, dove l’eroe è tale non per salvare il mondo o più persone possibili da un evento funesto, ma lo diventa solo per trarre in salvo una persona sola, possibilmente donna, possibilmente incline al bacio post-salvamento. È un romanticismo spavaldo accomunato anche dal tipo di ricerca scientifica che porta avanti Remi, che come un eroe romantico trova la prova empirica delle sue gesta solamente dopo aver enumerato i danni materiali o le vittime sul campo di battaglia.

Il terzo elemento è quello quello più invisibile, impalpabile. Sono le domande, i punti oscuri delle vicenda, le cose non dette e quelle che non si riusciranno mai a scoprire. Martoz riempie la sua storia di misteri senza soluzione, di interrogativi filosofici, di formule matematiche, di punti oscuri su cui non possiamo fare luce. Martoz non ci dà una soluzione agli enigmi, ma solo qualche indizio. Ci obbliga a farci delle domande, forse nel tentativo di spronarci a diventare coraggiosi e curiosi come Remi Tot.

In tutto questo Martoz dimostra di essere un autore che non ha paura di gettarsi con spavalderia nelle stesse imprese impossibili del suo personaggio. Martoz non si tira indietro e sale in sella insieme a Remi Tot affrontando sfide e imprese simili, sgommando sull’orlo della catastrofe e rischiando la pelle. Tutto per qualcosa di misterioso che possiamo solamente immaginare.

Remi Tot in stunt
di Martoz
MalEdizioni, 2015

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Laser #2 | Febbraio 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


teste21THE BOOK OF HEADS di Spugna (Autoproduzione, 2015)
E’ davvero facile vedere in The book of heads, l’ultima fatica di Spugna, un artbook lombrosiano contenente tutte le scorciatoie per mettere al gabbio brutti ceffi e mostri di varia natura. Ma basta aver letto però il suo primo graphic novel, Una brutta storia, perché l’idea che questo libro sia un semplice catalogo frenologico abbandoni la nostra mente.
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b-comics-gnamB COMICS – FUCILATE A STRISCE. GNAM!  a cura di Maurizio Ceccato (Ifix, 2015)
Come sempre Maurizio Ceccato propone un menu variegato dove non c’è nulla di biologico: tutto è stato trattato, pompato di steroidi, geneticamente modificato per aumentarne la conservazione, arricchito di coloranti e polifosfati per rendere la forma bella come la sostanza. Ceccato è un editor contro il chilometro zero perché spinge gli autori ad andare lontano, a mettersi alla prova per farsi assaggiare anche da chi non mastica i fumetti.
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RemiTotREMI TOT IN STUNT di Martoz (MalEdizioni, 2015)
In tutto questo Martoz dimostra di essere un autore che non ha paura di gettarsi con spavalderia nelle stesse imprese impossibili del suo personaggio. Martoz non si tira indietro e sale in sella insieme a Remi Tot affrontando sfide e imprese simili, sgommando sull’orlo della catastrofe e rischiando la pelle. Tutto per qualcosa di misterioso che possiamo solamente immaginare.
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KorenShadmiLOVE ADDICT – Confessioni di un seduttore seriale di Koren Shadmi (BaoPublishing, 2016)
La poca incisività della messa in scena sembra quasi un suo voler evitare non solo una presa di posizione sull’argomento, ma proprio un punto di vista sulle vicende del suo personaggio. Impegnato com’è a rendere K. un personaggio simpatico e perfetto da compatire, Shadmi dimentica di far vibrare le contraddizioni del suo personaggio, di mettere in mostra le sue pulsioni nella maniera più umana possibile. Tra battutine, cordialità e simpatici pensieri erotici, K. rimane sempre un personaggio positivo, puro, bidimensionale.
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