Laser #20 | Autunno – Inverno 2017/2018

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.

MALLOY: GABELLIERE SPAZIALE di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini 9L, 2017)
Il Malloy: gabelliere spaziale di Taddei e Angelini sta a metà strada tra Garibaldi e Fantozzi. Del primo conserva lo spirito d’avventura, la spavalderia e un certo esotismo, del secondo invece condivide il lavoro da impiegato, il totale asservimento al suo superiore e un amore puro per la sua mostruosa famiglia. È questa forse l’operazione più coraggiosa di un libro che si prende già tantissimi rischi: fare dell’eroico protagonista un servo puro, uno scaltro collaborazionista del Potere Forte pronto a fare di tutto pur di portare al termine la missione assegnatagli ed esaudire qualsiasi richiesta gli venga fatta dai piani alti dell’Impero.
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BENVENUTI A LALAND #1-2 di Luciop (Shockdom, 2015-2017)
Lalaland non è un bel posto e il primo a pensarlo è Luciop, che in questa città fatta di melassa e caldo tropicale ci ha ambientato due fumetti – entrambi editi da Shockdom – che sono forse le due storie di pre-adolescenza più inconsuete e folli che il fumetto italiano ha raccontato negli ultimi anni.
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B COMICS – FUCILATE A STRISCE. SHHH! a cura di Maurizio Ceccato (Ifix, 2016)
Giunta al suo terzo volume, l’antologia a fumetti curata da Maurizio Ceccato (con la consulenza di Lina Monaco) si presenta questa volta come un gigantesca tablet, un touch-screen percorso da sottili linee in rilievo che sembrano alfabeto Braille o una pelle di serpente. Poco importa: Ceccato ci sta solo avvisando che a questo giro dobbiamo acuire i nostri sensi e dimenticarci per qualche ora della parola scritta. I rumori, quelli no. In Shhh! c’è silenzio perché non parla nessuno, non per limiti tecnici o per imposizione, e infatti si tratta di un silenzio naturale di cui percepiamo ogni sfumatura.Leggi la recensione su Critica Letteraria.

AMERICAN MONSTER VOL.1 – Dolce casa di Brian Azzarello e Juan Doe – Traduzione di Stefano Formiconi (saldaPress, 2017)
Al contrario del mostro di Shelley, però, quello di Azzarello non ci ispira alcuna pietà, nemmeno quando lo scrittore ci svela il suo passato e il suo ruolo di vittima. È una creatura di pura malvagità, senza un briciolo di pietà o compassione verso il genere umano, le cui caratteristiche morali ed emotive ha abbandonato nel momento in cui la sua trasformazione è avvenuta.
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IN SILENZIO di Audrey Spiry – Traduzione di Elisabetta Tramacere (Diabolo Edizioni, 2016)
In silenzio è la storia di un corpo. Certo, nella trama ci sono anche una coppia, un’escursione, persone che si perdono per un istante e poi ricompaiono, ma più che altro il fumetto di Audrey Spiry è la storia di un corpo, quello di Juliette. Capito questo è bene abbandonare la trama, lasciarla scorrere in sottofondo e non darle troppe attenzioni, così da concentrare la lettura su quel corpo che la Spiry immerge in un elemento che non solo gli è estraneo, ma nei cui confronti prova una certa avversione: l’acqua.
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THE SQUIRREL MACHINE di Hans Rickheit – Traduzione di Valerio Stivé (Eris Edizioni, 2017)
Le frequenti esplorazioni dell’abitazione diventano quindi il modo per i due fratelli di riappropriarsi delle loro vite, ed è per questo motivo che in fondo The squirrel machine non è altro che una storia di iniziazione in cui tutti gli elementi del fumetto (la creatività, la sessualità, il rapporto con la città, quello con la madre, la pressione della figura paterna) convergono per creare una complessa saga familiare e il conseguente cammino dei due protagonisti verso l’indipendenza.
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MARCH – Libro uno di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell – Traduzione di Giovanni Zucca (Mondadori Oscar Ink, 2017)
Questo vorrebbe fare March: raccontare con la stessa semplicità e mitezza del suo protagonista una storia di grande eroismo personale e colletivo. Il risultato è desolante. Lo sceneggiatore Andrew Aydin evita qualsiasi tipo di enfasi e non fa altro che elencare i fatti, metterli in fila e ridurre il tutto a mera cronaca, come se bastasse riportare gli accadimenti per raccontare e descrivere una complessa situazione socio-politica e l’importanza del movimento per i diritti civili. Il risultato ottenuto è un fumetto istruttivo ma privo di qualsiasi mordente, una storia vuota che riesce coinvolgerci emotivamente tanto quanto una voce di Wikipedia.
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LA SAGGEZZA DELLE PIETRE di Thomas Gilbert – Traduzione di Elisabetta Tramacere (Diabolo Edizioni, 2017)
Per Gilbert la natura non è un’eterna primavera e la scoperta del proprio corpo non si rifà al banale motivetto del fiore che sboccia. Il corpo della protagonista acquista libertà e sensualità man mano che diventa sporco, peloso, rinsecchito, quando è pronto cioè a vivere la natura, accettando i suoi ritmi e i suoi cicli, la sua legge sorda e inesorabile a cui non possiamo fare appello.
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IL REGNO ARTIFICIALE di Francesco Marrello (Retina Comics, 2016)
Con il suo Lovecraft catodico, Marrello riesce a restituirci questo strano e non confortevole senso di meraviglia. Lo fa in maniera viscerale, prediligendo l’atmosfera e non l’azione e, caso più unico che raro, utilizzando tutti gli strumenti che il fumetto mette a disposizione, per ricreare la complessità emotiva della scrittura di Lovecraft.
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THE END OF THE FUCKING WORLD di Charles Forsman – Traduzione di Valerio Stivè (001 Edizioni, 2017)
È proprio per questa capacità che Forsman ha nel renderci partecipi dello sguardo esclusivo e intimo di due innamorati, che The End of the Fucking World non può essere altro che il racconto della loro storia d’amore. Tutte le tracce narrative che l’autore semina durante la storia (quell’accenno da thriller esoterico, l’impianto di storia on the road, il rapporto padre e figlio) infatti sono semplicemente accennate e mai sviluppate a dovere, proprio per inquinare il meno possibile il microcosmo sentimentale dei due protagonisti.
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I DILETTANTI di Conor Stechschulte – Traduzione di Elisabetta Mongardi (001 Edizioni, 2017)
Jim e Winston nel frattempo inciampano, scivolano, sanguinano dai tagli, fanno la conta dei denti saltati dalle gengive. Il fumetto di Stechschulte diventa senza preavviso una lunga e macabra sequenza di slapstick dove però non si ride mai, nemmeno per sbaglio. L’autore non mette in piedi un teatrino granguignolesco per prendersi gioco dei due protagonisti, ma fa diventare il meccanismo comico di cadute improvvise e botte in testa, una tremenda macchina del destino che non lascia nessuno scampo ai due protagonisti.
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Zinedrome #1 | AFA 2017: un report in ritardo di due mesi

Zinedrome è una rubrica su autoproduzioni, zine, collettivi e queste robe qui. Esce quando ne ha voglia.


La cosa bella di internet è l’immediatezza, quella facilità di pubblicazione che ci permette di partecipare a un evento la sera e di pubblicarne un report la mattina successiva. Poi condivisioni, commenti, pollici in su e via andare. Mi pare giusto sfruttare questa potenzialità pubblicando con due mesi di ritardo il resoconto dell’AFA 2017, il festival di autoproduzioni fichissime anderground che si è tenuto per il secondo anno al Leoncavallo di Milano.

Partiamo dalla cosa più bella e interessante: la retrospettiva dedicata alla Yellow Kim e del suo fondatore Aju Mesojin, conosciuto come il Bonelli coreano. Clandestina, caustica e ostacolata, la Yellow Kim si presenta per la prima volta all’occidente con una mostra, un documentario e un catalogo che ricoprono un trentennio di vita editoriale. Tutto il progetto Yellow Kim è così bello che poco ci importa se la casa editrice e Aju Mesojin non siano mai esistiti: la struttura narrativa messa in piedi dagli organizzatori è così convincente e ben architettata che mi auguro non finisca qui . Sinceramente spero il prossimo anno di trovare qualche fumetto della Yellow Kim che scampato dal macero è arrivato fino a noi. Purtroppo non sono riuscito ad accaparrarmi il catalogo della mostra. Spero di riuscire a rimediarlo da qualche parte.

In compenso ho acquistato un sacco di altra roba. Ve la metto tutta qui di seguito con un breve commento. Fatene buon uso.

TOX
di Aa.Vv. (autoproduzione, 2016)
Omicidi, stupri, coprofagia, bestemmie, razzismo, droga: la gabbia Bonelli non aveva mai contenuto così tante nefandezze prima di Tox, una versione riveduta e scorretta dell’eroe Bonelli per eccellenza. Il risultato è blasfemo, fastidioso, pieno di violenza e sesso esplicito, e quindi molto divertente. In un progetto volutamente folle come questo è ammirabile la buona qualità dei disegni e una scrittura che non si pone limiti di alcun tipo. Se siete stufi dei soliti eroi da Far West, Tox è il fumetto che fa per voi (ma non fateglielo sapere che quello è subito pronto a deflorare ogni orifizio disponibile del vostro corpo).

TUMORAMA 
di Cammello (Shockdom, 2017)
Tumorama parte come una serie umoristica, di un umorismo folle che accatasta elementi su elementi e li collega tra loro in maniera sempre inaspettata. Poi si trasforma e dall’assurdo emerge l’attenzione che Cammello ripone nella scrittura dei suoi personaggi, che si fanno via via più complessi senza però mai rinnegare la loro natura umoristica. E una volta stabilizzata l’armonia tra umorismo e personaggi tridimensionali, Cammello alza l’asticella e li getta dentro a una trama di cui leggiamo soltanto le premesse ma che si preannuncia essere interessante e, ancora una volta, inaspettata. Tumorama è un oggetto folle, che cambia continuamente ma sviluppa una coerenza interna e ci mostra in secondo piano anche le ambizioni di Cammello come narratore. Se volete saperne di più ho anche scritto la recensione.

GRAVEYARD KIDS #1 – Il boss della scuola
di Davide Minciaroni (Doner Club, 2017)
Il primo episodio di Graveyard Kids, miniserie scritta e disegnata da Davide Minciaroni, è una mina che vi esplode sotto i piedi. Si cammina tranquillamente dalle parti della classica storia di sfigati contro bulli, ma lo si fa con un’inquietudine di fondo che destabilizza sin dalle prime vignette, un nervosismo che serpeggia sfociando poi in sequenze la cui violenza è amplificata da uno stile cartoonesco, che in questo caso trasmette sia l’innocenza che la crudeltà dei personaggi. Ho grandi aspettative per i numeri successivi, anche per capire la direzione che prenderà la storia.

RADIATIONS
di Elena Pagliani (Nervi Cani, 2016)
Il mondo di Radiations è una Terra ridotta ai minimi termini, rinsecchita e sintetizzata da un olocausto atomico che ha creato desolazione e mutamenti. Elena Pagliani ci racconta questa storia quotidiana di mostri e di esseri umani con linee secche, nervose, che fanno emergere l’inquietudine e la fragilità dei personaggi e del loro mondo, ma che rappresentano anche la loro resistenza a esso, come fossero fili di ferro attorcigliati e rimasti ancorati nel cemento dopo che tutto è stato distrutto. Nelle pagine finali forse ci si affretta verso la morale che entra in scena con un po’ troppa facilità, ma è una leggerezza che si perdona facilmente anche grazie ad alcune emozioni che affiorano verso il finale. La Pagliani porta le suggestioni post-apocalittiche su nuovi territori, lontano da riferimenti pop e sentieri già tracciati, cercando una strada più intima e capace di raccontare in maniera diversa un mondo distrutto che sta ricominciando a vivere.

DOPPIA GOCCIA
di Joe1 (autoproduzione, 2017)
Joe1 racconta un trip lisergico, l’universo e tutto quanto utilizzando una gabbia da dodici vignette quadrate per pagina che frammentano il corpo della protagonista, lo moltiplicano, diventano finestre sull’universo o vetrini di un microscopio. Il risultato è suggestivo, quasi spirituale, e Joe1 coglie l’occasione per mostrare i muscoli e costruire un racconto di pura evocazione, centrando l’obiettivo.

BENVENUTI A LALALAND #2
di Lucio Passalacqua (Shockdom, 2017)
Immaginate di immergere il mondo pastelloso e perfetto di Richard Scarry in un barile di acido, di scaraventarlo nel microonde per farlo sciogliere e infine lasciarlo in una stanza umida per favorirne la decomposizione. La Lalaland di Luciop è il risultato di questi processi, un mondo pop e colorato che diventa all’improvviso folle, sciolto e marcio. Quello che stupisce di questo secondo volume della serie è lo straordinario ritmo che Luciop dà alla narrazione, cui dona un incedere circolare e sprofondante, facendoci entrare in una spirale che ci trascina nei gorghi carnali dei due protagonisti.

LAVARE A MANO
di Ritardo (Autoproduzione, 2017)
Immaginate un film di Todd Solondz con tutte le sue stranezze, i sentimenti singolari e quel modo che ha il regista per farceli apparire reali. Lavare a mano sembra un suo film: Ritardo ci racconta una storia intima e straniante che si concentra sui corpi normali e sui pensieri mai espressi della protagonista e forse nel suo tentativo di trovare un senso a quel che le accade. Cercando analogie ironiche tra la tipologia di lavaggio della biancheria intima e un sapone con la scritta Love sottratto in un motel, la protagonista insieme a noi lettori cerca un finale “completo” a una storia che l’ha disorientata lasciandola con più interrogativi di quelli che la attanagliavano all’inizio. Rimangono addosso strane sensazioni a cui è difficile dare un nome e quel tipo di pensieri che ti tengono sveglio la notte.

SPACE IS THE PLACE
di Dario Sostegni (Doner Club, 2017)
Dario Sostegni va avanti e indietro nel tempo per raccontarci una storia di sensi di colpa che vanno e vengono nella vita di tre adolescenti. È interessante la recitazione dei personaggi, fatta di occhi liquidi e macchie sulla pelle, ma ancora di più il modo con cui Sostegni cambia continuamente la griglia di vignette e usa questa continua mutazione (del numero, della loro dimensione, dei bordi che le delimitano) per costruire un racconto doloroso, ma anche intimamente vitale.

ANATOMICHE
di Zeta e z.Wax (Autoproduzione, 2017)
Zeta e z.Wax uniscono le forze per Anatomiche, un libro illustrato che fa a pezzi facce e oggetti. Ogni pagina è uno strato così ogni volta che voltiamo pagina ci ritroviamo ad affettare un volto per scoprire cosa c’è sotto o a sezionare una macchina inutile per svelarne l’arcano funzionamento. Anatomiche è un libro divertente e ben realizzato, che vi ritroverete a sfogliare più volte per il solo gusto di montare e smontare oggetti e teste.

DELIZIOSE CAROGNE
di aa.vv. (Lucha Libre, 2016)
Prendete un gioco surrealista e lasciate al sole giusto il tempo di farlo imputridire quel tanto che basta per dare alle carni morti l’inconfondibile odore dolce e ripugnante. E così dai cadaveri eccellenti di Breton & Co. si passa alle Deliziose carogne di Lucha Libre. Il procedimento è il medesimo, i risultati sono psichedelici, ironici e perturbanti per come riescono a frullare tra loro il mondo pop con il nostro quotidiano, le nostre dipendenze e perversioni, i nostri migliori incubi. Si ride e anche tanto, però attenti che l’inquietudine è sempre dietro l’angolo.

CHEMTRAILS
di Martin Lopez Lam (Ediciones Valientes, 2016)
Chemtrail è un fumetto piegato su sé stesso, un poster frazionato che rivela la sua storia non sfogliandolo come un libro ma aprendolo. Leggendo il fumetto di Martin Lopez Lam ci ritroviamo con uno spazio del racconto che aumenta continuamente, si espande insieme alle suggestioni apocalittiche che ci regala la storia, in una stratificazione di rimandi, ossessioni e visioni che colpiscono per la brutalità e il fascino che sprigionano. Avevo già parlato del lavoro di Martin Lopez Lam nella recensione di Cocktails anytime, l’antologia alcolica curata dallo Studio Pilar.

SUPERFLUO
di Ritardo (autoproduzione, 2016)
Superfluo è una raccolta di illustrazioni su tutto quello che cresce, si sviluppa e fuoriesce dal nostro corpo e che non riteniamo necessario. Ritardo però non vuole riabilitare cerume, muco, sudore, brufoli e peli di varia natura, non li abbellisce e non li rende fighi. Semmai ce li racconta nella loro quotidiana manifestazione e da lì ne estrae un fascino strambo, nonché l’intrinseca soddisfazione di scoprire l’affezione segreta che proviamo per quello che ogni giorno cerchiamo di nascondere, pulire ed estirpare.

SERGIO IL FUMETTO #1-8
di SERT (autoproduzione, 2016-2017)
Sergio il fumetto è una storia navigata a vista. Non che sia propriamente un difetto (l’unica cosa a risentirne davvero è solo la scansione degli eventi), soprattutto quando ci si trova davanti un lavoro così ricco di idee. Pur confezionando un lavoro che spesso appare schizofrenico (cosa che in realtà si normalizza negli ultimi numeri), SERT riesce a tenere le redini della narrazione e porta la storia a termine proponendoci sequenze efficaci (il lento avvicinamento di Giorgio a Monica nella Roccaforte, che insieme alla partita di tennis è uno dei miei momenti preferiti), e sfrutta questa navigazione a vista esplorando numero dopo numero anche le sue capacità e ambizioni di fumettista. La linea chiara usata da SERT costruisce un mondo sintetizzato che non ci appare mai vuoto, si rivela adatta anche per le sequenze d’azione (dove rivela persino un interessante deriva astratta) ed è un vettore preciso e semplice delle emozioni dei personaggi. Sergio il fumetto riesce persino a emozionare: anche qui le cose accadono forse un po’ bruscamente, ma c’entrano comunque il punto. Il fumetto di SERT è una lettura graficamente densa (vi sfido a trovare la stessa ricchezza visiva in un fumetto italiano recente), un esperimento di lunga serialità non del tutto riuscito ma che comunque non lascia di certo insoddisfatti.

I DON’T FIT IN ANYWHERE 
di Maria Melotti (Doner Club, 2017)
La narrazione di I don’t fit in anywhere non lascia scampo: sulla pagina sinistra una griglia di tre vignette orizzontali, su quella destra un’unica grande vignetta che ci mostra quel che accade sullo schermo del Mac della protagonista. Il ritmo è pigro come se i personaggi fossero circondati da gelatina, le cose succedono per inerzia e tutti gli urti vengono assorbiti dalla malavoglia del non riuscire ad affrontarne le conseguenze, nella speranza prima o poi di riuscire a farsi inghiottire dal materasso e sparire per sempre. Il fumetto di Maria Melotti coinvolge in maniera sorprendente con la sua struttura monotona e incessante (e infatti l’unico scivolone lo fa su una splash page poco convincente) e sviluppa tra la pagina sinistra e la destra un dialogo interessante, mai strettamente parallelo a ciò che accade o moraleggiante. I don’t fit in anywhere spiazza e colpisce duro raccontando un malessere in maniera originale e per nulla banale.