Laser #8 | Agosto 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


repubblicadelcatchLA REPUBBLICA DEL CATCH di Nicolas De Crécy – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2016)
De Crécy affronta la sfida di unire bande desinée e manga, mutando il suo metodo di lavoro. I ritmi di pubblicazione lo obbligano a realizzare all’incirca venticinque tavole mensili, e per uno che solitamente impiega anni per portare a termine le sue serie, non è semplice gestire una mole di lavoro del genere. Così il suo stile si fa meno denso e meno pittorico, e sopratutto gli sfondi sono sintetizzati e meno ricchi di particolari rispetto al passato. Anche il tratto di De Crécy subisce dei cambiamenti e diventa più immediato e sporco, meno preciso nel delineare i contorni e i particolari delle figure. Eppure tutto questo non appare mai come un downgrade delle sue potenzialità di autore.
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principessaspaventapasseriLA PRINCIPESSA SPAVENTAPASSERI di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing, 2016)
Lo stile di Rossi Edrighi fa vibrare l’adolescenza su nuove corde, la rende selvatica, istintiva, arrabbiata e nervosissima, percorsa da un’energia che vorremmo rinchiusa tra le righe di un disegno ma che invece scalpita al suo interno frammentandone e distruggendone la sinuosa, perfetta e inutile continuità. Ogni linea tracciata da Rossi Edrighi sembra esplodere dall’interno, rendendo potente e fragile il suo tratto.
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navedeifolliLA NAVE DEI FOLLI di Marco Taddei e Michele Rocchetti (Orecchio Acerbo, 2016)
Si esce matti per un idea, ma lo si diventa per davvero solo quando si cerca di provarne la verità: così si presenta La nave dei folli, il libro illustrato scritto da Marco Taddei e disegnato da Michele Rocchetti, con un’idea di follia antica che sovverte la natura satirica e moraleggiante dei lavori di Brant e Hyeronymus Bosch (con cui condivide il titolo), ma anche anni di noiosa auto-narrazione in cui manager, artisti e altra gente ci hanno ripetuto fino allo sfinimento che la loro idea all’inizio era folle ma poi mica tanto, visto che adesso sono ricchi.
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La principessa spaventapasseri | Federico Rossi Edrighi e il tratto inquieto dell’adolescenza

Se dovessi scegliere il mio momento preferito di una serie televisiva, non ci penserei nemmeno un attimo a nominare l’istante in cui, nell’ottava stagione di Modern Family, scopriamo che anche Alex – la secchiona di casa Dunphy – ha voglia di scopare. Uso queste parole un po’ forti per farvi capire che non sto dicendo che Levitan e Lloyd decidono di mostrarci Alex che vuole fare sesso col suo fidanzato: i due creatori ci fanno vedere Alex che ha solo voglia di farlo, poco importa con chi. In un mondo dove al cinema e in televisione il desiderio sessuale degli adolescenti è accettato solo se giustificato dall’amore (altrimenti è brutto, sporco e sconveniente), la scelta di Modern Family non è solo un momento rivoluzionario per il mezzo in sé, ma un messaggio forte che la serie lancia a tutti gli adolescenti insicuri: è tutto naturale, non c’è nulla di male ed è pure bello. E attenzione che la scena non è una di quelle centrali attorno a cui ruota tutta la narrazione dell’episodio, ma è solo un momento, un istante che non viene sottolineato e messo in mostra, ma inserito in maniera naturale in una storia più ampia, come ad accentuare ancora una volta la normalità della cosa.

Succede una cosa simile (ma forse più significativa e meglio raccontata) anche ne La principessa spaventapasseri, il fumetto che Federico Rossi Edrighi (di cui avevo già parlato qui) ha scritto e disegnato per Bao Publishing. La storia è quella di Morrigan, ragazza costretta a un trasloco nell’Inghilterra rurale a causa delle ricerche che la madre e il fratello (entrambi romanzieri) devono effettuare per il loro nuovo romanzo. Un giorno un’anziana vedova le dona un cappotto che però cela un misterioso segreto. Morrigan sarà costretta così ad affrontare il Signore dei Corvi, affascinante e oscura creatura.

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Arrivati a pag. 62 Morrigan, in fuga dal Signore dei Corvi, sprofonda nel buio, prima del suo risveglio, Federico Rossi Edrighi inserisce una tavola in cui la ragazza si masturba (nulla di esplicito, anzi, ma la cosa è evidente). La cosa non viene né spiegata né ripresa per una quarantina di pagina, fino a quando è lo stesso Signore dei Corvi a far notare la cosa a Morrigan, mettendola in imbarazzo e poi svelandole una piccola verità: Arrossisci anche quando mangi o respiri, forse? Tutta questa parentesi che ho voluto sottolineare per la sua atipicità (non solo nel fumetto, ma in tutti gli altri media), assume importanza non perché è la chiave di lettura del fumetto, ma proprio perché è un semplice tassello di un mosaico più ampio. Rossi Edrighi non pone l’accento sulla normalità del desiderio sessuale di Morrigan, ma lo inserisce come uno dei tanti modi che la ragazza ha per compiere il suo cammino di autodeterminazione, rendendolo così, normale per davvero.

Perché in fondo La principessa spaventapasseri è un’avventura alla ricerca di un equilibrio tra desideri e doveri, istinto e riflessione, per arrivare a quella mediazione tra i fattori che ci rende adulti. Non è un caso infatti che villain (il Signore dei Corvi) e oggetto magico (il cappotto) abbiano in realtà ruoli che durante la storia si invertono: entrambi ostacolano la libertà di Morrigan, entrambi la aiutano a liberarsi. Il vero potere che Morrigan acquisisce è proprio quello di riuscire a dosare i due estremi e trovare una via di mezzo per essere davvero libera da qualsiasi catena, senza farsi imbambolare da false libertà o aiuti che non si rivelano poi tali.

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È anche interessante l’approccio che Federico Rossi Edrighi ha col genere. Se dalle premesse il suo fumetto ricorda da vicino Coraline di Neil Gaiman, lui se ne discosta subito non tanto cambiando la storia (che comunque procedendo se ne discosta molto), quanto tagliando i ponti col genere. Pur rispondendo ad alcune delle regole e dei topoi del fantasy e delle favole, il suo fumetto non è del tutto un racconto di genere, proprio perché si discosta dalle classiche soluzioni di quel tipo di racconto per provare una strada che, seppur disseminata di oggetti magici, villain e conseguenti metafore, è composta da un realismo di fondo che non si può ignorare. Tutte le scelte prese da Morrigan lungo l’avventura, non influenzano soltanto le sorti della battaglia, ma hanno una ricaduta pratica sulla sua stessa persona. E la cosa è esplicitata fuori di metafora: non è la solita trita trovata di una cosa che significa un’altra, perché Morrigan è conscia del fatto che ogni sua decisione peserà non solo sulla Storia, ma sulla sua vita. È questo che le dà il coraggio di affrontare il nemico e – soprattutto – le sue insicurezza. È qui che il cammino di autodeterminazione acquista una solidità che spesso nei fantasy è mascherata e che invece ne La principessa spaventapasseri riesce a trovare un posto fisico nella realtà.

Ma La principessa spaventapasseri non brilla solo per una scrittura intelligente e mai banale, ma anche per i disegni. Federico Rossi Edrighi è un kamikaze del disegno, uno che fa di tutto per non accontentare il lettore: lo mette a disagio con un tratto che sembra approssimativo, lo imbroglia facendogli l’occhiolino con uno stile molto cartoonesco ma poi lo infastidisce complicandolo con intermittenze sgraziate, nervose, sporche. Anche con il colore non vuole compiacere il lettore, stendendo grandi campiture senza alcuna sfumatura o intervento d’atmosfera. E Rossi Edrighi fa tutto questo perché sa che funziona. Perché se nelle prime pagine magari storcerete il naso per alcune scelte che vi sembrano discutibili, subito dopo vi pentirete della vostra superficialità. Lo stile di Rossi Edrighi fa vibrare l’adolescenza su nuove corde, la rende selvatica, istintiva, arrabbiata e nervosissima, percorsa da un’energia che vorremmo rinchiusa tra le righe di un disegno ma che invece scalpita al suo interno frammentandone e distruggendone la sinuosa, perfetta e inutile continuità. Ogni linea tracciata da Rossi Edrighi sembra esplodere dall’interno, rendendo potente e fragile il suo tratto.

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BaBao, la neonata collana di Bao Publishing per bambini e ragazzi, si presenta con un prodotto coraggioso e complesso per come tratta il passaggio da infanzia a adolescenza. E Federico Rossi Edrighi si dimostra nuovamente un autore originale e un narratore sempre più preciso nell’accordare scrittura e segno per raggiungere l’espressività di cui ha bisogno.

La principessa spaventapasseri
di Federico Rossi Edrighi
Bao Publishing, 2016
160 pagg.

Gigahorse #5 | Giugno 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lockekey3LOCKE & KEY #3 – La corona delle ombre
LOCKE & KEY #4 – Le chiavi del regno

di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012 – 2014)
Arrivati a metà della corsa, Hill  e Rodriguez cominciano a tirare le fila del discorso. Hill ha la grande capacità di costruire concept complessi sostenuti da trame articolate da cui però non perde mai di vita i personaggi. E questa è una dote rara che richiede concentrazione e bravura, non a caso è anche una delle caratteristiche della sua produzione di romanzi (che vi consiglio di recuperare). Rodriguez dimostra ancora una volta di essere un eccellente disegnatore, non tanto per il suo tratto (che non mi piace mai troppo), quanto per le sue capacità narrative. A stupire qui sono l’episodio che cita Calvin & Hobbes e quello in cui, per evidenziare l’effetto della Chiave Gigante, tutta la narrazione è giocata su tavole intere senza vignettatura che mettono in evidenza la statura dei personaggi. Qui la mia recensione.

Delete1DELETE #1
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s Due/1First Comics, 2016)
Miniserie di quattro numeri per Justin Gray l’impegnatissimo Palmiotti. Il primo numero è coinvolgente e incuriosisce e la scelta di affidare i ruoli dei protagonisti a un gigante con qualche ritardo mentale e a una bambina muta che custodisce un segreto, rende interessante la modalità con cui i due comunicheranno nel corso della storia.  I disegni di Timms sono sospesi tra una fantascienza prossima ventura e un noir fatto di brutti musi e faccioni.

Batman45BATMAN #49
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Continua Superheavy e continuano i problemi. Non si può certo dire che Snyder e Capullo si annoino a scrivere e disegnare il loro Batman, tant’è che offrono sempre situazioni interessanti (anche se gran parte del merito va al lavoro straordinario di FCO Plasencia ai colori, che dallo Zero Year ha saputo dare una nuova atmosfera a Gotham), si annoia però il lettore costretto a sorbirsi un Jim Gordon (e di conseguenza anche un Batman) senza identità e l’introduzione di un cattivo che dura ormai da cinque numeri e non entra mai nel vivo. Finora la parte più interessante riguarda il nuovo Bruce Wayne tutto pieno di relax, davvero una delle cose più belle fatte da Snyder.
Premesse non esaltanti per la nuova run di Detective Comics scritta da Peter J. Tomasi e disegnata da Marcio Takara: la Justice League assume Batman/Gordon perché devono fare un’indagine e loro non sono capaci. Per ora regna la noia, nei disegni e nella scrittura. Non credo migliorerà.
Come sempre chiude l’albo il Grayson di Tim Seeley e Tom King. A questo giro numero super cuoricione che vede il vecchio Dick tornare a Gotham e incontrare i vecchi amici che ancora lo credono morto. Bello il momento con Barbara e quello con  Damian anche se il confronto più bello dell’albo è ancora una volta quello con Bruce Wayne, smemorato e felice.

PrincipessaSpaventapasseriLA PRINCIPESSA SPAVENTAPASSERI
di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing, 2016)
Insomma, l’inizio non sembrava promettere bene, più che altro per una sensazione continua di deja-vu con Coraline nella storia, nella atmosfere, nelle tematiche, e se non fosse stato per i disegni nervosetti di Edrighi avrei smesso di leggerlo dopo qualche pagina. Ma ecco sbucare fuori una cosa che mi ha fatto dire: Ecco, questo è un libro che serve! (per sapere cos’è vi tocca aspettare la recensione). Il tutto forse rimane un poco derivativo e la storia non è fluida e precisa come dovrebbe essere, però è una buona dimostrazione di coraggio che spero abbia buoni sviluppi.

AW21ADAM WILD #21 – La medusa immortale
di Gianfranco Manfredi e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Antonio Lucchi è il disegnatore naturale di Adam Wild. I suoi due albi e mezzo sono i migliori della serie e questo numero 21 è la sua punta di diamante. Non è solo un disegnatore di grande atmosfera (la sua Africa sembra sempre avvolta da una sabbia magica), ma riesce a gestire con sicurezza anche la recitazione dei personaggi. Qui Manfredi lo fa scatenare su una sceneggiatura onirica e psichedelica che Lucchi interpreta con una visionarietà retrò aderente alle atmosfere della serie.

batmanrobineternal1IL CAVALIERE OSCURO #42 – 43
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Prende il via Batman e Robin Eternal e per ora i primi cinque numeri convincono. Bisognerà vedere come a reggere la lunga durata (Batman Eternal, seppur bello, soffriva di notevoli scompensi), ma è troppo presto per fasciarsi la testa. Per ora il gruppo di Robin c’è e le dinamiche funziona molto bene. Staremo a vedere.
We are Robin ha riportato il lettore della bat-famiglia per le strade di Gotham. Tra villain, cross-over ed eventi, ci si dimentica troppo spesso (sceneggiatori in primis) che gli eroi di Gotham vivono ed esistono per la loro città. E la testata di Bermejo/Corona è l’unica che ci ricorda costantemente e in maniera totale questo aspetto, con quel suo approccio da rissa da strada (incoscienza + improvvisazione) che convince sempre di più.
Ci avviamo verso la fine della bella run di Catwoman gestita da Genevieve Valentine. Peccato che questi ultimi numeri siano sottotono rispetto al resto, ma la sceneggiatrice sta finendo di tirare tutti i fili  del discorso e non è detto che il numero finale non ci riservi qualche sorpresa.

NyarlathotepNYARLATHOTEP
di Rotomago e Julien Noirel (Nicola Pesce Editore, 2016)
Più che un fumetto, un libro illustrato. Il racconto di Lovecraft viene riproposto integralmente facendo da voce narrante alle immagini di Noirel, il cui lavoro è orchestrato dalle indicazioni registiche di Rotomago. Il risultato è molto evocativo, ma ancora devo capire bene il rapporto che intercorre tra testo e immagini.
Ehi, ora è passato del tempo e tutto mi è più chiaro. Leggete qui tutta la verità!

UT3UT #3 – Le vie dei pensieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Sin dal primo numero UT mi ha convinto soprattutto per un fattore: la sua capacità di trascinarci in un universo completamente diverso dal nostro senza fornirci coordinate. Così più che farsi leggere, UT si fa abitare. Il lettore deve ambientarsi alle atmosfere, al tono dei dialoghi, a un sistema burocratico, filosofico e di valori che nulla ha a che vedere con quello a cui siamo abituati. UT è venire a contatto con un altro universo e farsi travolgere dai suoi misteri (come fa giustamente notare Marco Montanaro in questo post su Malesangue). Il terzo numero continua su questa strada, a parte per un particolare che mi ha rovinato la lettura. A metà albo circa, dopo un monologo in cui i filosofi cercano di spiegare la loro funzione, Ut risponde con un “Ma va’ a ciapà i ratt”.

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A seguire, un asterisco che ci rimanda alla porzione inferiore della vignetta in cui ci viene spiegato ai non lombardi (con un giro di parole francamente assurdo) il significato della frase. Questa spiegazione occupa la metà precisa della vignetta, non è ubicata al margine della tavola, ma proprio all’interno della stessa. Ecco, in una serie dove nulla è spiegato ha davvero senso dare al lettore questa spiegazione? Leggerla mi ha catapultato fuori da UT e dal suo universo, fuori dall’albo, fuori dalla bolla che mi ero costruito per leggerlo. Ero di nuovo sul treno diretto a Milano, ero di nuovo qui e tempo qualche minuto sarei dovuto scendere alla stazione di Bovisa.

LoneSloaneSmallLONE SLOANE – L’integrale
di Philippe Druillet (Magic Press, 2016)
Finito da ventiquattro ore e sono ancora frastornato dalla potenza di Druillet. Lasciate da parte la storia (che fa il suo dovere ma insomma, si capisce poco o niente) e fatevi scassare gli occhi come mai nessuno ha fatto. Il mio tentativo di scrivere la recensione di questo libro è questo qui, se non ci capite nulla leggetevi questi due pezzi di Boris Battaglia.

INeverLikedYouI NEVER LIKED YOU
di Chester Brown (Drawn and Quarterly, 2002)
Se mi seguite da un po’ conoscerete la mia avversione nei confronti del fumetto autobiografico, che a parte rare eccezioni, fatica sempre a convincermi. Tra questi c’è Chester Brown, uno che ha sempre scritto di sé stesso senza voler trasmettere o insegnare qualcosa al suo lettore. Con I never liked you ci racconta il ricordo della sua adolescenza, senza trama, senza significati, senza simbolismi e metafore. Ci sono solo le cose che gli sono successe e che ha fatto succedere. Cose che non ha ancora compreso e che non pretende di farci capire. Un maestro da cui molti dovrebbero apprendere.

MasacreDEADPOOL #61 – I soliti sospetti
di  Gerry Duggan, Brian Posehn, Mike Hawthorne e Scott Koblish (Panini Comics, 2016)
Deadpool non è l’eroe che fa per me. Mi sembra sempre che le storie siano salvate più dall’umorismo e dai trucchetti meta-narrativi che da una scrittura efficace. In fondo però riesce sempre a divertirmi, anche grazie alla sua violenza esasperata. Deadpool #3 si perde un po’ troppo nella soap-opera per i miei gusti, per fortuna chiude l’albo una storia dedicata a Masacre, il Deadpool messicano: divertentissimo e violentissimo.

ValentinaDeVincentisVIVA VALENTINA!
A cura di Micol Beltramini (Edizioni BD, 2016)
Il libro comincia tra la celebrazione e la museificazione (non a caso i testi selezionati sono quelli del catalogo della mostra che la Triennale di Milano dedicò al personaggio nel 2006), ma è chiaro che a Valentina questa cosa sta stretta, mica è una capace di stare anni chiusa in una teca di vetro a prender polvere. E infatti il volume prende vita con le storie originali create per l’occasione da Maurizio Rosenzweig, Lola Airaghi, Adriano De Vincentiis, Lola Airaghi, Corrado Roi e Tuono Pettinato, che dimostrano quanto Valentina ha ancora da raccontarci e mostrarci. Insomma, da Viva Valentina! a Valentina è viva!. Spero che questo piccolo ma riuscito esperimento abbia una sua continuazione: Valentina è davvero un personaggio eterno che ha indossato per tutti la vita gli abiti e i sogni che Crepax le ha cucito addosso e oggi è giunta l’ora che qualcun altro cominci a tessere per lei nuovi vestiti e nuovi sogni.
PS Rivolgerei ora un appello a Micol Beltramini di obbligare Paolo Bacilieri a scrivere e disegnare una storia per Valentina. In Viva Valentina! mi sono accontentato di una tavola sola, ma lui ha quel modo di disegnare le donne che vuoi mica che ci si accontenta di una sola pagina?

UominiinmareUOMINI IN MARE
di Riff Reb’s (Kleiner Flug, 2016)
Dopo A bordo della Stella del Mattino e Il Lupo dei MariRiff Reb’s conclude la sua trilogia marinara con questo Uomini in mare, raccolta di storie brevi tratti da autori classici come London, Stevenson, Poe. Nonostante la brevità delle storie, Uomini in mare è un volume compatto che vuole restituire la ricchezza e la varietà dei racconti a tema marino e che ci riesce con precisione e bravura. Il tempo di rileggerlo e arriva la recensione.

CleanRoomCLEAN ROOM # 1-7
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Quando Gail Simone scrive i supereroi non mi piace quasi mai. Si concentra troppo sui personaggi, vuole costruire psicologie complesse e nel frattempo la storia latita, l’intreccio si smolla e va tutto a rotoli. Passata in casa Vertigo, la Simone sembra avere trovato con Clean Room l’equilibrio che le è sempre mancato. La cornice complessa in cui si svolgono le vicende è ben gestita, così come i personaggi hanno tutto il tempo per crescere, mostrarsi e mettersi alla prova. Sono curioso di vedere come sbroglierà la matassa (bella intricata) ma le sensazioni sono buone. Inchini e applausi anche a Jon Davis-Hunt, capace di dare corpo alle follie della Simone con originalità e personalità.

SNOWMANFRAZETTATHE ADVENTURES OF THE SNOW MAN
di Frank Frazetta (Dark Horse, 2015)
No barbari muscolosi, no donne nude con bestie feroci, no mostri giganti. Solo un pupazzo di neve superbullo e patriottico. Frank Frazetta esordisce a soli quindici anni con questo fumetto invecchiato sul fronte etico e morale (i cattivi sono due perfidi soldati cinesi giustamente alleati con alieni altrettanto perfidi) ma con ancora qualcosa da dire dal punto di vista grafico. Divertentissimo e con una ironia spiazzante giocata sui contrasti tra i toni cartooneschi del tratto e la violenza delle azioni compiute dal protagonista. 

headsortailsHEADS OR TAILS
di Lilli Carré (Fantagraphics Books, 2012)
Bella raccolta di storie brevi dell’autrice americana. Mi piace come la Carré gioca con la struttura narrativa per raccontare le fratture dei suoi personaggi. Ironica e feroce, la Carré ha una voce davvero nuova e interessante, una sintesi grafica davvero espressiva e un’attenzione alla struttura del racconto: tre doti che mi piacciono davvero un sacco.

conanredsonjaCONAN RED SONJA
di Gail Simone, Jim Zub e Dan Panosian (Dark Horse / Dynamite, 2015)
In questo volume viene raccolta la miniserie scritta da Gail Simone e Jim Zub con il team-up tra i due eroi creati da Robert E. Howard. Quanta fiacchezza. Scrittura monolitica costruita su una struttura di salti temporali che vorrebbe raccontare tutto il rapporto tra Conan e Red Sonja negli anni e invece ammazza la narrazione. Meglio sul versante dei disegni: Dan Panosian nei primi due numeri si diverte e non poco, poi anche lui si annoia. Yawn.