Gigahorse #22 | Novembre 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo. Se non avete voglia di aspettare un mese per leggerle, fate un giro sul profilo Instagram. 

DEADPOOL #29-30-31
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)

Sul numero #29 Deadpool per il sociale: il mercenario chiacchierone aiuta una ragazza depressa a evitare il suicidio. Peccato Duggan non riesca a evitare quello dei suoi lettori, che non solo devono sopportare la solita azione di basso livello e l’umorismo di bassa lega, ma ora devono pure sobbarcarsi il tema importante. Ma anche no. Comincia la nuova run, che porta avanti lo scontro tra Deadpool e Madcap. Duggan fa il riassuntone di quello successo finora, vedremo dove andrà a parare. Per fortuna ai disegni di entrambe le storie c’è Matteo Lolli, che è un bel passo avanti rispetto al solito.
Sul #30 Spider-Man e Deadpool per sfuggire all’attacco di Itsy Bitsy si teletrasportano a Weirdworld, un luogo che voi lettori Marvel conoscete bene e invece io non ho mai sentito nominare, infatti almeno un paio di cose divertenti ci sono anche ma non le ho capite fino in fondo causa citazioni a me incomprensibili. Il resto è la solita verbosa caciara. Su L’inverosimile Gwenpool che succede invece? Flashback sul cattivone che farà felici i fan di Spider-Man, pem-pem-pim-pum, battutine, tenerezze, cliffhanger, sbadigli.
Si finisce col numero #31: Duggan costruisce la sua storia di Deadpool come un mosaico. Ogni episodio è una piccola tessera che andrà poi a comporre un’immagine più grande è complessa. Il problema è che i mosaici sono molto belli visti nell’insieme, ma a fissare una tessera alla volta ci si rompe veramente troppo i coglioni. Ai nuovi Mercenari per soldi toccano invece i consueti intrighi e la consueta retorica del gruppo scalcagnato ma con un cuore grande così. Davvero difficile sopportare uno schema che si ripete sulla testata da così tanto tempo e con così poche varianti.

DYLAN DOG SPECIALE #31 – Il pianeta dei morti: nemico pubblico n.1
di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi (Sergio Bonelli Editore, 2017)

Che bello dimenticarsi di Dylan Dog, tagliarlo fuori quasi del tutto dalle 160 pagine dell’albo e lasciare spazio alla follia e al dramma di Xabaras. Bilotta fa entrare in scena Dylan solo quando è indispensabile e infatti il cuore del racconto appartiene tutto a Xabaras tant’è che anche durante l’intenso finale stiamo dalla sua parte, condividendo con lui la disperazione, il fallimento, l’amarezza di una vita gettata al vento. Sergio Gerasi sfodera un tratto secco e tagliente, perfetto per raccontare un’umanità al capolinea, i corpi rinsecchiti, la pelle aderente alle ossa.

SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #8 – Notti di paura
SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #9 – Tornando a casa
di aa.vv. – Traduzione di aa.vv. (RCS Quotidiani, 2009)
Non si può dire che questo Notti di paura sia una raccolta di storie horror con protagonista il nostro Uomo Ragno di quartiere. È davvero difficile trovare qualcosa di puramente horror, tutto è declinato in salsa Spider-Man non tanto per il supereroismo (che ha comunque il suo bel peso nelle storie) quanto per la prospettiva umana con cui gli autori raccontano questi mostri. Davvero toccante la storia di origini di Morbius (il cui volto è forse la cosa più da horror classico qui presente), ma si viene coinvolti maggiormente dal dramma umano di JJJ che non vi svelo per evitare spoiler. Chiudono il volume due storie più recenti visivamente molto cronenberghiane ma troppo melodrammatiche per i miei gusti.
Capisco che la rilettura in chiave esoterica delle origini di Spider-Man in Tornando a casa possa aver fatto arricciare il naso a molti fan del Ragno, però ho la fortuna di non essere un fan e di aver letto talmente poco del personaggio da riuscirmi a godere questa storia discreta. Straczynski fa su un mischione ma non perde mai di vista il personaggio, la cui ricostruzione avviene tramite una crisi causata da un nemico troppo forte da sconfiggere. Romita Jr. di conseguenza tira fuori un Uomo Ragno il cui corpo è costantemente martoriato e innervato dal dolore. Sebbene la consueta mancanza di voglia nel disegnare le sequenze di dialogo, Romita Jr. descrive con grande partecipazione il dolore del personaggio, e infonde energia alle sequenze d’azione.

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN RINASCITA #14
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2017)
Come sospettavo alla fine questa run che doveva tirare le somme del rapporto tra il Joker e Harley Quinn si è rivelata una burletta deludente. Certo, ci si diverte sempre a leggerla e quando ci sono Timms e Hardin ai disegni ci vengono tolte varie soddisfazioni, il problema però è che la testata naviga da un po’ di tempo senza una vera direzione. Questa era l’occasione giusta per tracciare un nuovo percorso e invece il cazzo.
Inaspettatamente la cosa migliore di Suicide Squad è il lavoro di un Romita Jr che pare stia poco a poco rinascendo. La regia delle tavole mi pare ancora un poco pigra, ma quando si mette d’impegno tira fuori vignette davvero suggestive che, guarda caso, riguardano tutte Deadshot, protagonista dei momenti visivamente più interessanti della testata. Date a Romita Jr. una bella miniserie sul personaggio e lasciatelo sfogare un poco. (C’è anche la solita coda sensibile di sette pagine, a questo giro particolarmente disegnata di merda). Deathstroke sta diventando la mia soap-opera preferita, e non è un insulto. Mi piace la narrazione frammentata di Priest, il modo con cui gestisce un personaggio stronzo facendogli distruggere ogni particella della sua famiglia che, nel frattempo, cerca di resistere ai suoi attacchi. E poi ci sono i combattimenti, quindi stiamo a posto.

PARKER #3 – Il colpo
di Darwyn Cooke – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2017)
C’è sempre qualcosa che fa andare storto un colpo. Parker lo sa bene, lui che pianifica e lubrifica gli ingranaggi delle malefatte, complessi meccanismi di personalità e capacità che Darwyn Cooke si diverte a scomporre e a rimettere insieme sfruttando il fumetto. Il suo lavoro su Parker sembra quasi quello di un fumetto didattico, dove il medium viene utilizzato per schematizzare eventi e legami, metterli su una griglia e tracciarne i collegamenti. Più che narrazione, quella di Cooke sembra una ricostruzione di fatti e moventi su cui si muove il suo protagonista, a volte pedina a volte burattinaio, ma sempre pronto a uscirne se non sano, perlomeno salvo.
PARKER #4 – Luna Parker
Ogni piano per il Parker di Cooke è una strategia di contenimento del caos. Ridurre gli imprevisti, prevedere i tradimenti, le controffensive, mettere in conto di dover prendere decisioni difficili affinché tutto fili liscio. Alle volte funziona e alle volte no, ma è per quello che esistono i piani B. Questa volta è andato tutto storto così Parker è costretto a rifugiarsi in un Luna Park abbandonato. Cooke mette in scena un assedio del forte in cui i toni western sono sostituiti da frivole atmosfere Tiki, e in cui come sempre la preparazione delle trappole non è meno interessante rispetto a quando le trappole entrano in funzione. Regia come sempre perfetta al millimetro, soprattutto nella prima parte che ho trovato davvero affascinante.

NECRON #3 – Nobiltà depravata / Strage in vagone letto
di Magnus e Ilaria Volpe (Editoriale Cosmo, 2017)
Trovo davvero difficile spiegarvi come mai Necron mi piace davvero tanto, probabilmente perché anche io non l’ho ancora capito bene. Una delle ragioni è sicuramente la serietà con cui Magnus confezione un prodotto che parrebbe essere becero e volgare. Una serietà che emerge dai costumi (quelli delle nobili della prima storia sono spettacolari), dalla caratterizzazione mai scontata dei personaggi, dalle strutture narrative che usa per incastrarci dentro due o tre scopate (la seconda storia tutta ambientata sul treno è esemplare in questo senso). Una serietà che investe per forza di cose anche un erotismo meno grossolano di quel che sembra, che sfocia spesso in una pornografia gaudente e divertita, a metà tra la goliardia e l’eccitazione (un discorso che peraltro può essere esteso anche alla componente horror). 

MEGG & MOOG IN AMSTERDAM AND OTHER STORIES
di Simon Hanselmann (Fantagraphics, 2016)
Quell’aspetto da sit-com anni ’90 che hanno le avventure di Megg e Moog, sta facendo emergere qualcosa di interessante che avevo inizialmente ignorato. Hanselmann intrappola i suoi personaggi in quegli stilemi fatti di stereotipi, personaggi ricorrenti, trame già viste, scenografie che si ripetono, li rinchiude e ci butta dentro il dramma che è quasi inevitabilmente nascosto sotto le stronzate e le risate registrate. I personaggi vengono lasciati a combattere contro questo dramma che non possono affrontare perché il mondo che gli sta attorno (e che sì, lo ha fatto Hanselmann ma in fondo se lo sono costruiti loro) non può e non deve cambiare, così come loro non possono crescere e maturare perché devono rimanere nel personaggio. È inquietante, fa paura, mette addosso una tristezza a cui riusciamo fin troppo facilmente a dare un nome.

BRITANNIA VOL. 1
di Peter Milligan e José Juan Ryp – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)
Quello di Britannia è un Milligan meno complesso e profondo del solito, che si mette al servizio di una storia semplice e lineare a cui riesce però a donare piccole sfumature che la rendono meno banale del previsto. C’è il tormento misterioso che affligge il protagonista, un mostro lovecraftiano che sembra funestare l’Impero, e un’ambientazione molto suggestiva. Milligan porta avanti il tutto col pilota automatico ma mai in maniera svogliata: il suo racconto è prevedibile ma coinvolgente sia nella componente umana che in quella orrorifica. Davvero buono il lavoro di Ryp ai disegni, grazie soprattutto a una regia efficace nonostante l’uso frequente di tagli arditi. Infine i colori di Jordie Bellaire aggiungono la giusta atmosfera malsana al racconto, con quella perenne foschia pestilenziale che ammanta l’accampamento e rafforza la parte fantastica del racconto. Vediamo se col secondo volume Milligan riuscirà a dare più profondità alla storia, in caso contrario ci ritroveremo tra le mani “solo” una lettura davvero piacevole.

ALIENS #7
di aa.vv. – Traduzione di Andrea Toscani  (SaldaPress, 2017)
Numero di transizione tra la nuova miniserie che comincerà nel prossimo albo e la precedente Aliens: defiance, di cui ci tocca un rimasuglio insipido e facilmente dimenticabile. Le cose migliorano con Aliens: Fast track to Heaven, storia autoconclusiva scritta e disegnata da Liam Sharp. Pur con un accumulo ingiustificato di personaggi stereotipati e una trama i cui snodi sono facilmente prevedibili, la storia di Sharp si dimostra essere interessante grazie all’inedita ambientazione dell’ascensore che collega la base spaziale alla nave che contiene lo xenomorfo. Con una narrazione quasi esclusivamente sviluppata verticalmente, Sharp mette la sua attenzione nella carne deteriorabile degli esseri umani, la illumina con monocromie claustrofobiche al neon e rifiuta di costruire gli spazi scenografici gettando noi e i personaggi nella confusione più assoluta.

LA SAGGEZZA DELLE PIETRE
di Thomas Gilbert – Traduzione di Elisabetta Tramacere (Diabolo Edizioni, 2017)
Abito in mezzo a un bosco, in quella che fino alla mia adolescenza era la fattoria di famiglia. Avendo vissuto quotidianamente a contatto con il buon odore del fieno e il buon odore della merda di vacca, ho con la natura un rapporto di cordiale diffidenza, tipico dei legami da cui si sono ricevute molte soddisfazioni e molte fregature. Di conseguenza mi fanno solitamente schifo tutte quelle stronzate sulla natura che risveglia i sensi, sull’infante selvaggio, sulla natura madre benevola e generosa. Per fortuna non ci crede nemmeno Thomas Gilbert che con La saggezza delle pietre ci racconta il risveglio di un corpo con brutalità, calore materno e spigolosa sensualità. Non c’è nulla di banale nel suo racconto, nessuna concessione alla facile poesia sulla natura: ci sono le cose belle e le cose brutte, quelle che ti accarezzano e quelle che ti mordono. Ve le spiego bene in questa recensione per Fumettologica.

BATTAGLIA – Ragazzi di morte
di Luca Vanzella, Valerio Befani e Pierluigi Minotti (Editoriale Cosmo, 2017)
Se lo scopo di questo Battaglia – Ragazzi di morte era quello di eliminare l’aura di santo martire con cui l’Italia ha illuminato Pier Paolo Pasolini per lavarsi la propria coscienza, l’esperimento si può dire pienamente riuscito. Vanzella restituisce a Pasolini l’umanità perduta rivestendolo di torpilocquio e dolcezza, violenza e parole, dubbi e certezze che contribuiscono a creare un personaggio più interessante rispetto all’icona a cui siamo abituati. Certo, non aspettatevi una scrittura che sappia scavare a fondo nel personaggio, d’altronde questo è Battaglia e tutto sommato una scrittura del personaggio fatta per estremi è la strada giusta per restituire a PPP carne e carnalità. Dopo una prima parte con Pasolini assoluto protagonista, Pietro Battaglia si prende i suoi spazi regalando la vendetta al protagonista è rivelando gli intrighi (ma non i nomi) nascosti dietro la sua morte.

STORIE BREVI E SENZA PIETA’ – L’integrale
di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini 9L, 2017)
Tornano in versione rimasterizzata (e definitiva) le Storie brevi e senza pietà di Taddei e Angelini. Riletti a distanza di qualche anno, i racconti non hanno perso la lucidità e la spietatezza con cui raccontano un’umanità sbandata che cerca maldestramente di tornare nei ranghi di una normalità ormai perduta. Taddei concede il minimo sindacale di pietà solo ai matti, custodi di una follia pura, mentre Angelini traccia i contorni dei personaggi rinsecchendo loro i connotati, riducendoli all’osso per trasformarli poi in fossili da esporre nel museo dell’umanità derelitta. All’epoca dell’uscita del secondo volume avevo scritto una recensione per Critica Letteraria: la trovate qui come se fosse un reperto archeologico.

BLOODSHOT REBORN VOL.4 – Bloodshoot island
di Jeff Lemire e Mico Suayan – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)
Arrivati al quarto capitolo della lunga saga che Jeff Lemire sta dedicando alla ricostruzione di Bloodshot, abbiamo ormai ben chiara la direzione intrapresa dallo scrittore canadese. La sua idea è quella di restituire l’umanità al personaggio e per farlo costruisce una storia articolata che intreccia il passato, il presente e il futuro di Bloodshot, portando avanti su un doppio binario sia i segreti relativi alla sua creazione, sia i legami sentimentali che lo hanno portato dov’è ora. In questo terzo volume però i due elementi vengono portati su un unico piano, così botte e lacrime, sentimenti e sparatorie, sono finalmente uniti in un’unica soluzione drammaturgica che convince fino in fondo. Sempre all’altezza i disegni di Mico Suayan, capaci di cogliere le sfumature drammatiche del racconto e con una narrazione più solida rispetto alla prima run che aveva disegnato su per la serie. In più di un’occasione si ha la sensazione di trovarsi davanti a un war comic per come Suayan riesce a bilanciare il racconto spettacolare degli scontri e le intime tragedie di questi super soldati.

THE RUST KINGDOM
di Spugna (Hollow Press, 2017)
Se Una brutta storia traeva la sua immediatezza dai pugni monolitici dalle ossa frantumate, The Rust Kingdom è un racconto sostenuto dalla brezza mortale di cui le spade si fanno portatrici. E il nuovo fumetto di Spugna inizia così, con un lieve refolo di vento che smuove la nebbia misteriosa sopra una pianura di nulla. Invisibile, letale, silenziosa: Spugna racconta questa storia così come il suo protagonista muove la spada. Entrambi procedono disperati, determinati e folli verso il loro scopo, che ci rimane oscuro fino alla fine. Se quello del protagonista non ve lo svelo, lo scopo di Spugna è quello di innestare in questa storia di lame e mostroni, un dramma puro e cieco che, una volta svelato, è capace di dare un inaspettato spessore emotivo alla storia.

MANIFEST DESTINY VOL.5 – Mnemophobia e Chronophobia
di Chris Dingess e Matthew Roberts – Traduzione di Stefano Menchetti (Saldappres, 2017)
Dopo aver fatto affrontare ai nostri esploratori un numero infinito di creature mostruose, Chris Dingess comincia a tirare le fila di Manifest Destiny con un quinto volume che ha il chiaro scopo di far venire tutti i nodi al pettine. Lo fa mettendo i protagonisti di fronte a una minaccia invisibile (una fitta nebbia la cui origine ci è chiaramente sconosciuta) che fa materializzare davanti agli occhi le loro paure più profonde. Così Mnemophobia e chronophobia diventa quasi una lunga galleria in cui non solo rivediamo tutti i mostri che hanno funestato la missione di Lewis e Clark, ma vengono riassunti tutti i legami creatisi finora per portare a galla i misteri e i tradimenti che si celano dietro alleanze, amicizie e storie d’amore. Dingess fa il punto della situazione nel migliore dei modi, con una storia capace di riassumere storyline e tematiche senza per questo dimenticare il coinvolgimento emotivo. Questo quinto volume fa il punto della situazione per introdurre il primo grosso punto di svolta dall’inizio della serie. Siamo solo a metà del cammino però, e di terre da esplorare e mostri da scoprire ne avremo ancora un bel po’.

SKIM
di Mariko Tamaki e Jillian Tamaki (Groundwood Books – House of Anansi Press, 2008)
Difficile trovare qualcuno che sappia raccontare l’adolescenza meglio delle cugine Tamaki. Lo fanno senza idealizzare quell’età, evitando così di banalizzarla o semplificarla magari a favore di una storia di genere che sappia renderla più accessibile. E infatti anche questo Skim si rivela essere una storia profonda che racconta l’adolescenza in tutta la sua naturale complessità e seria stupidità, senza mai tralasciare le infinite contraddizioni, i problemi apparentemente insormontabili e la loro naturale risoluzione. Lo fanno attraverso una protagonista silenziosa e svogliata il cui volto assorto è la maschera perfetta per raccontare un’adolescenza segretamente inquieta e turbolenta. Alla loro prima.prova di coppia, Mariko offre una buona sceneggiatura, mentre le tavole di Jillian dimostrano ancora qualche incertezza compositiva. 

KILL THEM ALL
di Kyle Starks (Oni Press, 2017)
Cartoon network + Shane Black + Quentin Tarantino. Questa simpatica addizione dovrebbe darvi la giusta idea di quello che è Kill them all, graphic novel action e tutto matto di Kyle Starks. Insomma, avete capito che dentro di troverete le battutacce e i dialoghi da badass, sequenze action ben dirette e tempi comici perfetti, botte da orbi e smargiassate di vario genere. Starks scrive e disegna un fumetto dal ritmo perfetto, che avanza inarrestabile seguendo l’avanzare (verticale) dei due protagonisti verso il boss finale. Non ci vengono risparmiati un paio di colpi di scena discretamente assestati e anche una buona dose di emozioni (mascherate alla maniera del cinema action anni ’90, quindi cazzo bellissime). Kill them all è un fumetto orgogliosamente superficiale e per questo gli si vuole immensamente bene.


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Gigahorse #7 | Agosto 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lamandragoraLA MANDRAGORA
di Sylvain Cordurié e Marco Santucci – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Guazzabuglio vittoriano pieno di demoni e società segrete. Peccato che si preferisca dare risalto agli intrighi (più annunciati che mostrati) piuttosto che ai personaggi, relegati sullo sfondo. Davvero difficile empatizzare e divertirsi quando anche la protagonista è tenuta in disparte Per fortuna i disegni di Marco Santucci salvano ogni tanto dalla noia totale. A questo giro la riduzione delle tavole e conversione in bianco e nero non pregiudicano la lettura.

revival4REVIVAL #4 – Fuggi in Wisconsin
di Tim Seeley e Mike Norton – Traduzione di Marisa Pollastro (Saldapress, 2016)
Rispetto al precedente TP che avevo trovato troppo confusionario, con questo quarto volume Revival pare avere ritrovato la semplicità dell’intreccio degli inizi. Ne giovano i personaggi che si ritrovano meno incastrati tra gli eventi e hanno il giusto spazio per affrontare le loro vite sconvolte. La trasferta newyorkese dà un attimo di respiro alla narrazione e al personaggio di Dana, mentre la breve parentesi dedicata a Emme (stavolta più defilata rispetto alle vicende principali) apre a nuovi interessanti scenari e riflessioni.

southernbastards1SOUTHERN BASTARDS #1 – Questo era un uomo
di Jason Aaron e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Basta davvero poco per convincermi quando si tirano in ballo il sud degli Stati Uniti, quelle teste calde dei redneck e l’orgoglio della vecchia America che si trasforma a volte in razzismo feroce, altre in granitici ideali a cui credere. Southern Bastards però non è poco, tutt’altro. C’è la sceneggiatura di Jason Aaron che martella con un ritmo serrato ma per niente veloce. Anzi, procede imperterrita ma ansimante, come se anche la scrittura fosse appesantita dal quintale di muscoli invecchiati che ci si porta appresso, dalla rabbia accumulata per anni, dalle nocche che si stringono e tendono la pelle delle dita sino a farla diventare bianca. I disegni di Jason Latour donano un nervosismo scultoreo ai personaggi, mentre i suoi colori fanno sembrare il Dirty South un inferno in terra dove si è chiamata a espiare le proprie colpe o a crearsene di nuove.

deadpool65DEADPOOL #65
di Joe Kelly, Ed McGuinnes, Cullen Bunn e Salva Espin – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Numero noiosissimo: sia Spider-Man/Deadpool che I Mercenari per Soldi sono ai nastri di partenza e in pratica non succede nulla. Il nulla per Deadpool è che c’è un gran casino per venti tavole e la storia viene riassunta nelle ultime due. Un ottimo modo per allungare una storia e farmi incazzare.

elegiainrossoELEGIA IN ROSSO
di Seiichi Hayashi – Traduzione di Vincenzo Filosa (Coconino Press, 2016)
Sperimentale ed emozionante come un film di Godard, Elegia in rosso è un fumetto stupefacente per come riesce a coinvolgere intimamente lo spettatore negli stati d’animo dei protagonisti. Seiichi Hayashi lo fa partendo dai volti dei suoi personaggi, che nasconde dietro i capelli o con inquadrature di spalle, a cui cancella tratti somatici o dona inaspettato realismo. Guardare quelle facce e le loro mutazioni vi accompagnerà all’interno di una storia viscerale.

wackyraceland1WACKY RACELAND #1-2
di Ken Pontac e Leonardo Manco (DC Comics, 2016)
Letto il primo numero di Wacky Raceland, il reboot in salsa Mad Max della serie animata Hanna-Barbera, scritto da Ken Pontac, disegnato da Leonardo Manco con i colori di Mariana Sanzone (quella che vedete qui è invece la variant cover firmata da Tommy Lee Edwards: storyteller). Carina l’idea di fondo e buona la gestione dei rapporti tra i personaggi, tra cui per ora non esistono né eroi né cattivi ma solo persone che vogliono vincere. Mi ha convinto meno la struttura del primo numero (troppo spezzettata a livello temporale) e l’idea che le auto possono parlare, che per ora non sembra una cosa rilevante (ma magari in futuro acquisterà del senso).
Il secondo albo non fa grossi passi avanti rispetto al primo, piuttosto ne ripercorre le cose meno convincenti e toglie anche il divertimento della lunga scazzottata che faceva da sfondo all’episodio d’esordio. Il numero si concentra sul passato di Dick Dastardly, evitandogli il classico e noioso background del villain cattivo perché gli è successo qualcosa di brutto. Dastardly è cattivo e Ken Pontac ci mostra tutto il suo cinismo. Vedremo che succederà in futuro, per ora i primi due numeri incuriosiscono, pur mettendo in mostra già tutti i difetti, in primis delle tavole troppo piene e dense da essere leggibili senza spaccarsi gli occhi (con una colorazione non aiuta per niente a rendere chiari alcuni passaggi). e il totale disinteresse che i due autori hanno per il racconto della corsa: non si capiscono il percorso, le posizioni, le dinamiche. Il racconto è confuso e fuori fuoco, e non si hanno segni di miglioramento.

papergirls7PAPER GIRLS #7
di Brian K. Vaughan e Cliff Chiang (Image Comics, 2016)
Il numero 7 di Paper Girls continua a porre le basi per questo nuovo arco narrativo. Non mancano sorprese e nuove possibilità per la storia non solo di ampliarsi ma anche di approfondire i propri temi e i propri personaggi. Il numero infatti brilla per un bel confronto generazionale (diverso da quel che avete sempre visto) molto sincero e capace di parlare di come passato, presente e futuro dialogano tra loro. E ci sono anche dei mostroni giganti.

AW22ADAM WILD #22 – Zulu
di Gianfranco Manfredi e Ibraim Roberson
ADAM WILD #23 – Colenso
di Gianfranco Manfredi e Stevan Subic
(Sergio Bonelli Editore, 2016)
Lungo flashback sulla giovinezza di Adam Wild. La parte dedicata al personaggio è abbastanza prevedibile in tutte le sue svolte, ma riesce a sostenere il racconto storico con mestiere. La prevedibilità dell’intreccio non gioca a favore del numero, ma il racconto della battaglia è chiaro e avvincente. Buoni i disegni di Roberson, capaci di non distrarsi dalla battaglia pur mantenendo l’attenzione sui personaggi. Concludendo questo Zulu  è un numero che fa da prologo storico e spirituale a Colenso, con cui intrattiene un dialogo tematico. Qui Manfredi intreccia meglio le vicende personali di Adam con quelle storiche della battaglia, ma a portare l’albo su un altro livello è il lavoro straordinario di Stevan Subic. 

supermutantmagicacademySUPERMUTANT MAGIC ACADEMY
di Jillian Tamaki (Drawn & Quarterly, 2015)
Nata su Tumblr nel 2010 e continuata per quattro anni (la potete ancora leggere a questo indirizzo), Supermutant magic academy è una striscia umoristica creata da Jillian Tamaki. Giusto per darvi un’idea del contesto, dovreste immaginarvi una Hogwarts più simile a un college americano che inglese, popolata da maghi di specie diverse (umani, animali, mostri di varia categoria). Tutto parte come un grande contenitore di gag surreali, ma col trascorrere del tempo la Tamaki inserisce una leggera continuity e fa crescere i suoi personaggi tra le pagine del libro, accompagnandoli tra le insicurezze e gli entusiasmi della loro adolescenza. Per il finale (inedito) la Tamaki mette da parte le storie brevi e scrive una storia più lunga, che spezza forse i ritmi più veloci presenti nel resto del libro ma conclude in maniera ottima la storia.

leavingmegalopolisLEAVING MEGALOPOLIS
di Gail Simone e Jim Calafiore (Dark Horse Comics, 2014)
Immaginate un mondo dove i supereroi sono impazziti e tengono in scacco la popolazione tra violenza e distruzione. Questa è la premessa di Leaving Megalopolis, ma invece di farne un Watchmen senza troppe pretese, la Simone ci racconta la storia dalla prospettiva tutta umana di un gruppo di sopravvissuti. L’albo ha tutti i pregi e i difetti dei lavori di Gail Simone: se da una parte è brava a tessere le dinamiche di gruppo, dall’altra fatica sempre a trovare un ritmo adatto al racconto (qui i flashback sono davvero fastidiosi). Il lavoro di Calafiore alterna un buon design degli eroi e una discreta regia a una recitazione poco convincente (non aiutata dai colori e dalle chine che banalizzano ulteriormente il tutto). Punto di partenza sufficiente che non lascia però del tutto insoddisfatti.

UT5UT #5 – Hysteria
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Al suo quinto numero UT comincia a svelarsi. Peccato lo faccia con due spiegoni che ammazzano la narrazione di quello che sinora è l’albo coi disegni più suggestivi e interessanti. Dei precedenti quattro numeri mi era piaciuta l’atmosfera sospesa e la mancanza di punti di riferimento e devo dire che le rivelazioni di questo numero non la corrompono, mantenendo una coerenza di fondo che ho apprezzato. Speriamo che la chiusura sia altrettanto forte e coerente.

cleanroom8CLEAN ROOM #8
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Sempre più convincente questo nuovo lavoro di Gail Simone, che si rivela essere numero dopo numero una storia horror ben congegnata e davvero atipico. All’inizio non è stato semplice entrare in sintonia con una struttura complessa, ma arrivato all’ottavo albo è più semplice destreggiarsi tra i tanti personaggi e i tanti misteri (qualcuno sempre più chiaro) della storia. In questo numero due bei colpi di scena ci fanno capire che presto si entrerà nel vivo della storia e personalmente non vedo l’ora di scoprire cosa si nasconde dietro. Jon Davis-Hunt è per me una scoperta continua: si dimostra perfetto per raccontare la normalità apparente che fa da sfondo alla storia e le sue esplosioni di mostruosità e deformità. Sembra un Jacen Burrows carpenteriano che i colori di Quinton Winter rendono ancora più interessante.

frankensteinI MAESTRI DELL’ORRORE: FRANKENSTEIN
di Giulio Antonio Gualtieri e Francesco De Stena (Edizioni Star Comics, 2015)
Non è semplice tradurre in fumetti il capolavoro della Shelley, eppure Giulio Antonio Gualtieri riesce nell’impresa grazie a una sceneggiatura fedele capace di condensare il romanzo senza tradire gli intenti originari (sia morali che emozionali). Buoni i disegni di Francesco De Stena che trovano la loro originalità nel design della Creatura, a metà tra lo Swamp Thing di Bernie Wrightson e i mostri di Jack Davis

sangueeghiaccioLE STORIE #47 – SANGUE E GHIACCIO
di Tito Faraci e Pasquale Frisenda (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Campagna di Russia, H. P. Lovecraft e folklore: questi sono i tre elementi alla base di “Sangue e ghiaccio”, quarantasettesimo numero de Le Storie – Sergio Bonelli Editore. Pasquale Frisenda dà del suo meglio con un acquarello in scala di grigi (e spruzzate di rosso) infondendo un duplice orrore, quello mostruoso e inconcepibile delle creature e quello tutto umano di un gruppo di soldati distrutto dall’indigenza. La sceneggiatura di Tito Faraci convince per come riesce a rendere credibile tutta la vicenda (senza spiegoni), peccato che il ritmo del racconto sia spezzato dal narratore e dal metaforone annesso, i cui concetti ripetitivi e poco coinvolgenti smorzano un po’ l’entusiasmo verso l’albo.

tormentaneraTORMENTA NERA
di Yoshihiro Tatsumi – Traduzione di Rosamaria Pavan (Bao Publishing, 2016)
Da tempo non mi capitava di leggere una storia così ben scritta. Tormenta nera, manga noir di Yoshihiro Tatsumi pubblicato da BAO Publishing, ha la semplicità di quelle storie in cui ogni elemento alla fine trova il suo posto naturale nel racconto e dove anche il più piccolo particolare acquista importanza. La scrittura di Tatsumi ci fa concentrare così tanto sull’epopea umana e sulla fuga dei due disperati protagonisti che nemmeno ci accorgiamo che tutte le tessere le puzzle stanno andando al loro posto. Una perfezione quasi commuovente per come riesce a far coincidere la perfezione di un incastro narrativo con il racconto di due umanità apparentemente diverse. L’attenzione per gli sguardi, le lunghe sequenze dinamiche e la natura implacabile che travolge i protagonisti, sono gli elementi grafici su cui Tatsumi si concentra maggiormente.

swampthing5SWAMP THING DI ALAN MOORE – Libro quinto
di Alan Moore, John Totleben e Rick Veitch – Traduzione di Leonardo Favia (RW Edizioni, 2015)
Leggere lo Swamp Thing di Alan Moore significa sempre andare incontro a emozioni forti e inaspettate, e questo quinto volume non è da meno. Questo è forse il ciclo più triste e malinconico eppure non vi è mai cupezza nelle atmosfere del racconto, ma striscia sempre sotto le disgrazie e l’asfalto un senso di speranza quasi commuovente. Con The Garden of Earthly Delights, Moore si diverte a citare e rivisitare Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, ma è con l’episodio My Blue Heaven che firma una delle sue storie migliori (grazie anche ai colori di Tatjana Wood. Sarebbe interessante fare un confronto tra l’esilio di Swamp Thing presente in questo episodio con quello di Watchmen della permanenza di Doc Manhattan su Marte.

jonesealtrisogniJONES E ALTRI SOGNI
di Franco Matticchio (Rizzoli Lizard, 2016)
Che bello dopo tanti anni rileggere Franco Matticchio, in un’edizione di grande formato che finalmente rende onore ai disegni dell’autore varesino. Ci si può finalmente immergere in quelle tavole fitte di linee, immergersi nella penombra degli ambienti, condividere ore di ozio con Jones. Leggere Jones e altri sogni è come fare una passeggiata pomeridiana in un bosco: rilassante ma con una probabilità su mille che una vipera sbuchi da sotto un sasso per farci spaventare.