Xuwwuu e Plutonium | I mostriciattoli di Gabriel Delmas

Gli incubi della ragione generano mostriciattoli è la frase che compare nella quarta di copertina di Xuwwuu, nuovo libro del francese Gabriel Delmas, sempre edito da Hollow Press.

Dopo il poderoso Largemouths (dove già i mostriciattoli comparivano, pur relegati sullo sfondo), sembra che l’artista francese sia sempre più coinvolto nel racconto delle Terre dell’Incubo che fanno da scenario e terra di coltura per queste creature mostruose e ridicole. L’apparizione in Largemouths di questi esserini era nel ruolo di osservatori silenziosi delle vicende di potere che coinvolgevano il mondo volgare e primitivo raccontato nel volume. Un ruolo defilato ma importante, con il compito di dare conclusione alle vicende del racconto, che loro chiudono con una fragorosa risata (l’unica onomatopea presente nelle settecento pagine silenziose che compongono il libro) svelando la natura ridicola e stupida dello scontro tra i Titani per il dominio della Terra. Con i loro volti dai lineamenti esagerati, le espressioni caricaturali e una dimensione minuscola rispetto ai giganti che popolano il libro, i mostriciattoli di Largemouths sembrano giudici di un altro pianeta, osservatori indiscreti di una realtà che comprendono e per questo motivo deridono.

Con Fobo Gabriel Delmas ci accompagna per la prima volta nelle Terre dell’Incubo. Seguendo il protagonista del racconto (un simil-spermatozoo munito di arti e pistola), l’autore disegna un’avventura di fantascienza che omaggia i classici francesi degli anni Sessanta nel design e nell’approccio esplorativo, ma che prende subito il largo verso territori onirici e surreali dove tutto sembra mutare vignetta dopo vignetta. Fobo sembra ambientato nell’utero di Barbarella dove la creatura-spermatozoo compie un viaggio avventuroso con la missione di fecondare la donna protagonista. L’organismo diventa paesaggio, le sue protuberanze si trasformano in creature e questa strana fecondazione è lontana dalla biologia umana e animale, ma risponde a regole tutte sue e che sembrano crearsi e modificarsi nel momento in cui il protagonista compie le azioni.
fobodelmasNella creazione di questo mondo fantastico parallelo al nostro, Delmas pare quasi voler dare corpo agli impulsi e alle inquietudini dell’essere umano eliminando qualsiasi riferimento psicanalitico per modellare un pianeta alieno popolato da mostri e creature che sono trasfigurazioni del nostro mondo interiore. E infatti in questi racconti è imprescindibile la figura umana come perno attorno a cui far ruotare storie e azioni: una figura umana femminile, nuda e misteriosa, sempre collegata alle creature da un rapporto di bisogno/repulsione, come noi con i nostri desideri e bisogni nascosti. In questo senso Fobo non può definirsi in toto una metafora della fecondazione perché il desiderio che descrive è molto più complesso e articolato: più in profondità, Fobo racconta del sogno/bisogno di una mutazione.

Nella stessa misura Xuwwuu non è semplicemente la versione onirica del desiderio sessuale e della maternità, quanto una messa in scena del ciclo della vita. Rispetto ai tentativi precedenti Delmas tratta la materia con un lirismo selvaggio e sensuale, accentuato dalla tecnica pittorica (gli interni sono dipinti con colori acrilici, la copertina con tempera all’uovo) che trasfigura un mondo avvolto dall’oscurità, uno sfondo misterioso e uniforme da cui le creature emergono gradualmente in un gioco di piani sovrapposti come spettatori dell’evento centrale del fumetto. Che non è nient’altro che l’arrivo (ancora una volta) di una donna nuda e bellissima in un terra straniera popolata da mostri e mostriciattoli. La donna è una creatura divina, fatta comparire da un dio misterioso nel tentativo (forse) di impiantare un seme di purezza e innocenza in una coscienza/mondo ammantata dalla disperazione e in cui riescono a sopravvivere solo creature e pensieri immondi. Il ciclo della vita secondo Gabriel Delmas è l’inutile e goffo tentativo di perpetrare la propria specie, così com’è inutile e goffa l’idea che questo possa servire anche a renderla migliore. Cosa che sistematicamente non accade.xuwwuu1

In tutto questo i mostriciattoli del nostro cervello principalmente osservano, urlano, fissano sbigottiti o incuriositi ciò che accade. Il character design è sorprendente per la diversità di stili e approcci: ci sono mostri classici come esseri scheletrici o simili a zombie che affiancano aborti umanoidi e animali, ma trovano anche largo spazio esseri dal design meno radicale, come fantasmini simili a quelli di Pac-Man o esseri-fungo che paiono vivere in simbiosi tra loro. Nell’affiancare creature nuove a quelle che fanno parte della tradizione o della cultura pop, Delmas crea un sottobosco di mostri che è l’accumulo indistinto di memorie e ricordi che hanno trovato terreno fertile per crescere e mutare all’interno dei nostri sogni.

Il lavoro di design più complesso Delmas lo porta a termine con la creatura che ingravida la donna, uno scherzo della natura blu e con una zazzera rosa che sembra nato dall’incrocio tra un maiale, un orso, un cane e un essere umano. In lui c’è tutto il senso ridicolo e glorioso della vita, il suo lato selvaggio e primordiale ma anche una sfumatura dolente. Questa creatura è il lupo eccitato di Tex Avery, è il maschio della mantide religiosa dopo l’amplesso, è un essere umano che si accascia morente. Delmas crea un mondo in cui, in un solo personaggio, possono coesistere la ridicolaggine e la parodia dell’eccitazione sessuale, il suo valore sacro simile a un martirio e la presa di coscienza della fine del propria utilità di maschio una volta finito l’amplesso.

A oggi questo Xuwwuu è il lavoro più complesso e affascinante di Delmas, quello più capace di penetrare la nostra immaginazione facendo leva su istinti e ricordi, radicandosi nei nostri sogni con immagini vivide e perturbanti.

plutonium

Ma il percorso nelle Terre dell’Incubo non termina qui. Plutonium, uscito qualche mese prima di Xuwwuu, è un’altra tessera che va a comporre il potenzialmente infinito mosaico del mondo interiore di Delmas. Plutonium mette in scena il primo viaggio di una creatura all’interno di questo mondo, un protagonista atterrito, spaventato e meravigliato che sembra incarnare lo sguardo umano davanti alla complessità del proprio paesaggio mentale. Il protagonista è una creatura munita solo di gambe e di occhi e bocca perennemente spalancati verso un mondo troppo vasto e variegato da riuscire a comprendere. E così lui corre soltanto, attraversando i vasti paesaggi che Delmas racconta con dovizia di particolari. Non è il tratto essenziale di Fobo e nemmeno quello spirituale e classico di Xuwwuu, qui Delmas sembra riprendere il disegno naturalistico e con la sola matita si mette a esplorare il paesaggio e a raccontarci le forme di vita animali e vegetali (il confine è labile) che lo abitano. Più che un fumetto ne esce fuori una raccolta di illustrazioni tra Gustave Doré e l’Encyclopédie, una sorta di trattato scientifico e mistico al contempo per cercare di afferrare non le regola, ma la bellezza intrinseca dei luoghi.

Gabriel Delmas è una scoperta continua, sia per le sue doti artistiche che gli permettono di spaziare tra numerose tecniche e di utilizzare stili diversi dando loro una coerenza interna inaspettata, sia per la sua capacità immaginativa. L’autore stra creando un mondo complesso dai confini labili in modo da poterci trasferire tutta la sua esperienza umana, trasfigurandola in avventure, in favole, in storie che non cercano mai di restituircene una visione semplificata e ridotta, ma ne allargano la visuale ingarbugliando ulteriormente il gomitolo della nostra esistenza. Le storie di Delmas non sono una chiave di lettura per comprendere le nostre vite e distendere il filo di questo gomitolo immaginario, sono storie che evocano una forza primordiale, che ci portano lontano dai nostri corpi per sentire meglio le ferite che ci percorrono. Non per sanarle, ma per guardare da vicino il mondo che nascondono.

Xuwwuu – A furvert fairytale
di Gabriel Delmas
con un’intervista di Michele Nitri all’autore
Hollow Press, 2016
25 pag.

Plutonium
di Gabriel Delmas
Hollow Press, 2016
12 pag.

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Laser #6 | Giugno 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


KadathlaserLA RICERCA ONIRICA DELLO SCONOSCIUTO KADATH di Ian N. J. Culbard (Magic Press, 2016)
I.N.J. Culbard comincia la sua esplorazione del classico lovecraftiano conscio dei limiti e dei difetti dell’originale. Compie il primo passo rimodellando la struttura del racconto, che rimane invariata nel susseguirsi degli episodi ma trova una sua stabilità nel cambiamento di ruolo di Randolph Carter, che da esploratore diventa indagatore. Questo aspetto, presente nel romanzo ma soffocato dalle descrizioni, riesce a fare emergere quella trama sotterranea che per Lovecraft era un pretesto e per Culbard diventa le fondamenta del suo fumetto.
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GreenManorLGREEN MANOR di Fabien Vehlmann e Denis Bodart (Bao Publishing, 2015)
Green Manor stupisce anzitutto per la ricchezza di trame e idee, tanto da farlo diventare un esaustivo prontuario di trame mistery. Ma Green Manor non finisce con l’essere un semplice divertissement a tema vittoriano. Vehlmann costruisce questo mosaico di storie per parlarci della violenza. Dopo aver affrontato il tema in Dolci Tenebre, Vehlmann torna sul luogo del delitto, raccontandoci ancora una volta il richiamo viscerale dell’uomo per la violenza. Lo fa in questo caso con toni meno cruenti e più beffardi rispetto a Dolci Tenebre, ma il quadro generale non è meno confortante del suo precedente lavoro.
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nyarlathotepNYARLATHOTEP di Rotomago e Julien Noirel (Edizoni NPE, 2016)
L’aderenza al testo originario, fa si che questo ibrido tra fumetto e libro illustrato, più che una raccontarci una storia sembra assurgere al compito di documentare un fatto di cronaca. Tra il testo del racconto e le illustrazioni orchestrate da Rotomago e realizzate da Noirel, non c’è un vero e proprio dialogo, ma vivono di un rapporto simbiotico che forse a volte risulta ridondante per l’eccessiva fedeltà, ma che nell’insieme trasmette un tono cronachistico strano e perturbante.
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fobowomanFOBO di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Il protagonista del fumetto di Delmas è catapultato in un mondo che lo obbliga continuamente a mutare la sua forma, così come fa con le strutture e gli esseri viventi che lo abitano. Niente rimane uguale, tutto è in perpetua mutazione, ogni incontro è un’avventura.
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Fobo | L’avventura della metamorfosi

Le storie di avventura tendono all’ignoto, vibrano della curiosità e della tensione verso un luogo o un tempo che non conosciamo. La parola stessa deriva dal latino adventura, ovvero ciò che accadrà, in un moto narrativo che si basa sulla scoperta di un altro o di un altrove e trova il suo centro nella descrizione dei mutamenti che questo incontro porta nei personaggi coinvolti. E poi giustamente ci stanno anche i mostri, gli inseguimenti, le sparatorie, se no che gusto c’è?

Non è così strano quindi appioppare l’etichetta di Racconto d’Avventura a Fobo, nuovo fumetto del francese Gabriel Delmas pubblicato ancora volta da Hollow Press dopo il titanico Largemouths. Certo, è un’avventura fuori dagli schemi di qualsiasi racconto classico, ma ne sfrutta segretamente le regole per stupire ancora di più lo spettatore.

Il libro si apre con una strana creatura immersa in una strana foresta. Impugna una pistola, sembra sia alla ricerca di qualcosa. Da un buco al centro di una radura, spunta improvvisamente un tentacolo che lo trascina in una caverna sotterranea. Nel frattempo una donna corre. Indossa una benda sull’occhio.

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Un evento scatenante che stravolge lo status quo, una quest sconosciuta ma presente, un eroe alla scoperta dell’ignoto. È così che comincia l’avventura di Fobo. Quello che avverrà successivamente però è meno prevedibile e scontato. Se come dicevo prima ogni avventura nasce con l’incontro tra due elementi distanti e tra loro sconosciuti che vengono a contatto tra loro e, in un modo o nell’altro si modificano vicendevolmente, Fobo rappresenta l’essenza stessa di questo concetto.

Il protagonista del fumetto di Delmas è catapultato in un mondo che lo obbliga continuamente a mutare la sua forma, così come fa con le strutture e gli esseri viventi che lo abitano. Niente rimane uguale, tutto è in perpetua mutazione, ogni incontro è un’avventura. Liquidare Fobo come un semplice poemetto grafico è come surclassarlo in una categoria dove solitamente si mettono le cose incomprensibili, mentre il lavoro di Delmas possiede sì una trama esile, ma ci parla attraverso queste continue mutazioni di un mondo in perpetuo cambiamento e della meraviglia che ne deriva. Il senso d’avventura in Fobo, quell’incontro con l’inaspettato di cui parlavamo prima, non è quindi conservato all’esterno, nella sua struttura narrativa, quanto è tutto interiore ai corpi dei personaggi, nelle loro trasformazioni.

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Con uno stile più rifinito rispetto all’essenziale brutalità di Largemouths, Gabriel Delmas gioca ancora con le proporzioni, ribaltando spesso la prospettiva del lettore. Ciò che ci sembra grande può diventare in un attimo una parte minuscola di un universo dove sembra esserci sempre qualcosa di più grande e potente pronto a trasformarci con la sua influenza. Rispetto al lavoro precedente, il tratto di Delmas è anche più divertito e leggero, capace di restituire un sense of wonder strano e originale, che sembra omaggiare certa fantascienza degli anni Sessanta (con la pistola del protagonista) alla ricerca comunque di nuove strade per raccontarci una storia d’avventura.

Fobo
di Gabriel Delmas
Introduzione di Xavier Löwenthal
con una poesia di David Calvo
Hollow Press, 2016
64 pag.

Gigahorse #4 | Maggio 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

batmanloboBATMAN / LOBO
di Alan Grant, Simon Bisley e Sam Kieth (RW Edizioni, 2014)
Il volume raccoglie i due incontri tra il Crociato Incappucciato e l’ultimo czarniano. Sam Keith non mi ha mai fatto impazzire e la sua miniserie Batman/Lobo – Deadly Serious non ha contribuito a farmi cambiare idea su di lui. Non solo la sceneggiatura è a tratti ridicola, ma la colorazione digitale distrugge buona parte del lavoro grafico.
Di tutt’altro spessore la storia a firma dei due creatori di Lobo. La sceneggiatura di Grant è divertente e folle al punto giusto, ma sono i disegni di Bisley a far fare il salto di qualità: grottesche, dopate ed espressioniste, le tavole di Bisley sono un luna park di trovate bizzarre ed eccessive.

BatmaneuropaBATMAN EUROPA #1-4
di AA.VV. (DC Comics, 2016)
Di solito le cose che vanno per le lunghe non finiscono troppo bene. Eppure questo Batman Europa annunciato nel 2004 e arrivato sugli scaffali dodici anni dopo, convince e stupisce. La sceneggiatura scritta da Matteo Casali e architettata insieme a Jim Lee brilla per l’interessante voce di Batman e il rapporto che intesse tra lui e il Joker che li vede portare avanti una ricerca parallela senza mai però quella complicità tipica del buddy movie, mantenendo quindi la giusta distanza tra i due. Anche dal punto di vista grafico Batman Europa convince, immergendo di volta in volta il Crociato Incappucciato in un’atmosfera nuova e distante da quella di Gotham. Un paio di numeri in più avrebbero migliorato un finale forse troppo affrettato ma con un colpo di scena davvero convincente, non tanto per la scoperta del responsabile, quanto per la modalità con cui viene svelato.

ICO41IL CAVALIERE OSCURO #41
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
We are Robin
sempre più convincente. Il numero #3 si chiude con un bel colpo di scena, ma è il #4 a lasciare a bocca aperta. Non solo è molto bella la storia che Bermejo cuce addosso a Riko Sheridan, con una Batgirl fonte d’ispirazione per la ragazza, ma i disegni di James Harvey sono SPETTACOLARI. Ogni tavola trasuda la confusione e l’entusiasmo dell’adolescenza e la regia replica i pensieri frenetici e la vita multitasking riempiendo visivamente ogni spazio disponibile.
La Selina Kyle della coppia Valentine-Messina sta invece preparando la strada per tornare a indossare il costume di Catwoman. Continua a divertirmi il rapporto tra la Gatta e Spoiler, ma per il resto i numeri #43 e 44 qui contenuti sono i più deboli tra quelli finora usciti. Ma il colpo di scena finale probabilmente darà una scossa alla testata.

Batman48BATMAN #48
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Il numero si apre come sempre con la serie ammiraglia Batman, che vede il Crociato incappucciato protagonista di una storia fuori continuity intitolata Un caso semplice. Bastano poche pagine per farci convincere che questa è una delle migliori storie di Batman da molto tempo a questa parte, e sicuramente è una delle cose migliori scritte da Snyder. Sembra di vedere concentrati qui tutti i temi, le atmosfere e gli obiettivi che sembrava avere la testata nei primi numeri della sua gestione: atmosfera livida, una Gotham vivisezionata partendo dall’urbanistica per arrivare alla sociologia, e un Batman finalmente concentrato a combattere il crimine vero. Poi la gestione Snyder ha fatto la fine che ha fatto, soffocata da inutili cross over e un’ossessione per il Joker davvero noiosa, ma questo numero brilla e si farà ricordare per un bel pezzo.
Su Detective Comics #44 si conclude invece la gestione di Brian Buccellato, con una battaglia tra robottoni che non è questo granché. D’altronde il vero focus della gestione di Buccellato era il Detective Bullock e infatti l’attenzione è tutta su di lui. Non finisce col botto, ma è stata una run piacevole e per certi versi sorprendente.
Su Grayson #11 continuano invece gli intrighi spionistici orditi da Tom King ai danni dell’ex Robin, ex Nightwing, ex di Barbara Gordon, ex di Elena Bertinelli e ora quasi ex agente della Spyral. Numero più teso del solito, composto da un lungo combattimento coreografato alla perfezione da Mikel Janìn.

Locke&Key2LOCKE & KEY # 2 – Giochi mentali
di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012)
Se c’è una cosa che il piccolo Joe HIllstrom King ha imparato da Babbo Steve è la sua capacità di rendere credibili cose assurde. Avete presente quando King racconta di un demone che infesta una stiratrice industriale o che scendendo tre gradini nello scantinato di un diner si torna nel 1959, e voi non battete ciglio? Ecco, Joe Hill sa incantare nello stesso modo nonostante la sua produzione (sia dei romanzi che dei fumetti) sia meno simile a quella paterna di quanto si creda.
Nel secondo story arc di Locke & Key, il buon Joe ci fa credere che all’interno della nostra testa c’è un mondo vero e proprio (con edifici, persone, eccetera) che è il risultato delle nostre esperienze, dei nostri ricordi e delle nostre paure. Come scoprirlo? Semplicemente infilandoci una chiave nell’apposita toppa che abbiamo sulla nuca. E io non solo ci credo fortissimo, ma gioisco del fatto che il tutto sia gestito con meno metaforoni di quanto si poteva sospettare. Qui la mia recensione.

escapefromfloridaFUGA DA NEW YORK #1 – Fuga dalla Florida
di Diego Barreto e Christopher  Sebela (Editoriale Cosmo, 2016)
Sì, è il fumetto del film di Carpenter. Sì, comincia proprio dove terminava Fuga da New York. Sì, nella traduzione il nome rimane Jena Plissken. Date queste tre coordinate, si capisce che lo sceneggiatore Barreto ha capito bene come funzionava il film: un protagonista silenzioso con una missione da compiere e un circo di comprimari strambi e sopra le righe a dare le poche coordinate utili allo spettatore. Replicata sulle pagine del fumetto purtroppo la cosa  funziona meno: i personaggi secondari, costretti a colmare buchi e a dare spiegoni, subissano le tavole di parole, sacrificando anche il giusto spazio che il fumetto avrebbe dovuto dare alle scene d’azione del protagonista, che per questo motivo fatica un poco ad emergere.

UT2UT #2 – Le vie dei mestieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Ancora nebbia sulle pagine di UT  e pare non abbia in programma di diradarsi. Non che sia un male. Mi piace il mistero che aleggia tutto intorno a questo mondo e sinceramente spero che ci venga rivelato il meno possibile, giusto quello che ci è utile sapere per il proseguimento della trama. UT è una serie paesaggistica, se così si può dire, e sarebbe un peccato dare un senso alla fascinazione provocata dagli ambienti e dal disegno di Roi. Che la storia prosegua svelando i suoi segreti, ma che quel mondo ci rimanga misterioso.

headlopper3HEAD LOPPER #3
di Andrew MacLean (Image Comics, 2016)
Niente, Head Lopper purtroppo non ingrana e il fatto che manchi solo un numero alla conclusione non fa ben sperare in una ripresa all’ultimo secondo. MacLean non riesce a gestire la trama orizzontale, con il risultato che se le trame autoconclusive di ogni storia funzionano alla perfezione, la storia principale sta andando a svanire numero dopo numero. Il divertimento però non manca mai: anche se a questo giro si nota qualche incertezza (perché interrompere il combattimento finale con le tavole della testa della strega che chiacchierano con il teschio?), la serie conferma un buon ritmo e alcune eccellenti trovate grafiche.

rATMAN26RATMAN GIGANTE #26-27
di Leo Ortolani (Panini, 2016)
Non so mai cosa scrivere su Ratman. Divertire mi diverte sempre un sacco, ma davvero non riesco a sintonizzarmi sulla lunghezza d’onda giusta per apprezzarne la storia. A questo punto credo sia un problema mentale.

revolushowREVOLUSHOW
di Alessandro Caligaris e Antonio L. Falbo (Eris Edizioni, 2016)
L’espediente narrativo è quello di una lunga diretta televisiva (e il tutto è gestito molto bene), il tema è quello del potere che si tramanda di rivoluzione in rivoluzione. L’umanità di Caligaris è sempre più brutta, sporca e cattiva, e l’aiuto di Falbo alla scrittura non alleggerisce certo il carico di pessimismo, violenza e volgarità. Forse è meno cattivo di quello che vorrebbe essere, ma è sicuramente un lavoro ben riuscito nonostante la tematica non proprio facile. Se volete leggere la recensione, sintonizzatevi qui.

viaggioatokyoVIAGGIO A TOKYO
di Vincenzo Filosa (Canicola, 2015)
Mi aspettavo un fumetto di viaggio, autobiografico e divulgativo e invece il graphic novel di Vincenzo Filosa – pur avendo tutti questi elementi – riesce ad andare più in profondità. Perché Filosa non vuole insegnare niente, ma solo raccontare la sua esperienza giapponese. E lo fa con un lavoro mimetico che rilegge sensazioni ed emozioni attraverso i modi e gli stili del manga. Il tempo di rileggerlo ancora due o tre volte e arriva la recensione.

HQ12SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #11-12
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Dopo un paio di numeri di rodaggio, entra finalmente in azione la Gang delle Harleys. I rischi erano due: che questo super-gruppo annacquasse l’identità delle serie, oppure che Harley Quinn facesse scomparire questo gruppo di comprimari a causa del suo carisma. Dimenticavo però che Palmiotti e la Conner sono bravi bravissimi e quindi per ora è tutto bilanciatissimo. Non so, vedere Harley Quinn nel ruolo di mentore è una scelta che per ora sta premiando la serie.
Suicide Squad si trova sempre in quel limbo di noia e svogliatezza. Non basta neppure un Black Manta affascinato dalla dittatura di quel posto in cui sono incastrati da boh, cinque o sei numeri, per svegliarmi dal torpore.
I Segreti Sei di Gail Simone cominciano invece a entrare nel vivo del racconto. Staremo a vedere cosa riuscirà a combinare la sceneggiatrice dopo il colpo di scena del numero 3.

dracularecchioniI MAESTRI DELL’ORRORE: DRACULA
di Michele Monteleone e Fabrizio Des Dorides (Star Comics, 2015)
Purtroppo mi ha convinto meno dell’adattamento a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Certo, il Dracula di Bram Stoker è un libro molto complesso, difficile da adattare perché composto da lettere, telegrammi, estratti di diari e altra documentazione, in pratica tutte cose che non possono essere replicate in ambito fumettistico con soluzioni proprie del mezzo (per esempio il cinema ha il mockumentary). Monteleone fa la scelta di utilizzare comunque la struttura epistolare, però meh.

DeadpoolTriSpecialDEADPOOL TRI-SPECIAL
di AA.VV. (Panini Comics, 2015)
Il volume raccoglie tre annual (uno del 2013, due del 2014) di Deadpool. Il primo introduce Madcap ma sinceramente ci ho capito poco o nulla. Nel secondo c’è un team-up tra Deadpool e Spiderman: divertente ma nulla di memorabile, in più ogni tanto mi faceva strano il modo in cui Jacopo Camagni disegnava la faccia di Spidey. Il terzo annual mi ha convinto più degli altri. Nulla di che, però ci sono degli animali che si costruiscono delle corazze robotiche con cui combattere. In sintesi un volume decisamente noiosetto.

AW20ADAM WILD #20 – Alla ricerca di Odwina
di Gianfranco Manfredi, Matteo Bussola e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Albo solido e convincente, con una prima parte dove Manfredi dirige tre gruppi di personaggi senza mai sbandare, e una seconda parte che ci introduce al prossimo episodio, quello che sulla carta parrebbe essere di gran lunga il migliore della serie. Buono il lavoro di Matteo Bussola, ma è Antonio Lucchi la vera star dell’album. Lucchi è un disegnatore d’atmosfera, molto bravo nella scelta delle inquadrature e capace di costruire il ritmo delle tavole in maniera originale. Di tutti i talenti emersi da questa serie, è lui il più convincente e il più maturo. Non vedo l’ora del prossimo numero, tutto disegnato da lui.

bigkidsBIG KIDS
di Michael DeForge (Drawn & Quarterly, 2016)
A leggere le prime trenta pagine, l’ultimo lavoro di Michael DeForge sembra il suo fumetto più personale e brutale. Poi prende il largo e torna sui territori massimalisti cui l’autore canadese ci ha da sempre abituato. Gabriele Di Fazio su Just Indie Comics, fa notare come Big Kids possa essere un’occasione mancata e in effetti sembra che DeForge stia ancora cercando la formula giusta per unire la brusca intimità dei suoi racconti con quella sua visione del mondo che vuole ricondurre tutto (anche il fumetto stesso) a forme più semplici ed elementari. La formula perfetta non l’ha ancora trovata, ma se questa è la qualità dell’attesa noi si aspetta volentieri.

deadpool60DEADPOOL #60 – Sumus omnes Deadpool
di  Gerry Duggan e Mike Hawthorne (Panini Comics, 2016)
Leggendo questo personaggio da praticamente un mese (grazie all’intervento di mia sorella) intuisco che dopo Secret Wars, il Mercenario Chiacchierone si è trasformato in una sorta di imprenditore mettendo in piedi una squadra di vendicatori a pagamento piena di matti. Due numeri divertenti, ma le dinamiche un po’ stanche del “troviamo un equilibrio tra i folli componenti del gruppo” non le ho trovate troppo originali. Il colpo di scena finale invoglia a continuare la lettura.

FobosmallFOBO
di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Largemouths
l’ho riletto cinque volte, con Fobo sono solo a quota quattro, ma penso che prima di poterne scrivere la recensione dovrò rileggerlo molte altre volte. Il nuovo libro di Gabriel Delmas è più breve di Largemouths ma molto più criptico e affascinante. Più che un fumetto è una poesia visiva ammaliante e perturbante. [Arrivato a quota sette riletture, ho finalmente scritto la recensione].