Gigahorse #15 | Aprile 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


SANDMAN – Libro sesto
di Neil Gaiman e aa.vv. – Traduzione di Matteo Mezzanotte (Rw Edizioni, 2017)
Favole e riflessi non è uno dei miei cicli preferiti di Sandman: sento troppo la mancanza di una trama orizzontale e queste storie brevi mi hanno convinto meno rispetto ad altre della serie, risultando meno coinvolgenti ed emozionanti. Eppure Favole​ e riflessi è uno dei volumi più rappresentativi della serie e forse quello più adatto per spiegare il ruolo di Sandman all’interno della storia, così marginale eppure onnipresente

MEGAHEX
di Simon Hanselmann – Traduzione di Betta Bertozzi (Coconino Press, 2016)
Megahex
è un grande libro e non fa nulla per fartelo notare. Cazzeggia senza vergognarsene e al contempo descrive in maniera precisa la mia generazione di trentenni inconcludenti e l’atmosfera di eterna adolescenza che li circonda. Hanselmann lo fa con una comicità volutamente disinnescata e un ritmo da sit-com degli anni Novanta, incessante e monotono nel suo procedere verso il finale della storia. Il risultato è stupefacente, straniante e traccia un nuovo percorso per il racconto generazionale.
Unica nota dolente è la traduzione non all’altezza, che compie il passo falso di un approccio alla traduzione degli insulti e delle parolacce troppo meccanico per restituirci il colore dei dialoghi.

DEADPOOL #17-18
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Dei collegamenti con Civil War II non ci ho capito molto visto che non leggo altre testate Marvel. Certo è che questa battaglia di quattro paginette goffa e senza una reale narrazione non mi ha convinto per niente. Pare invece che il rapporto con i Mercenari per Soldi andrà a farsi più interessante. Speriamo bene. Gwenpool continua a stupirmi in meglio. Nulla di che, ma il personaggio è scritto bene e risulta meno banale di quel che sembra dalla sinossi. I disegni superteen di Gurihiro non sono proprio cosa mia, ma sono praticamente perfetti per la serie. E poi il suo M.O.D.O.K. giocattoloso è davvero bello.
Sul numero 18 invece, Spider-Man e Deadpool volano a Hollywood sul set del film di Deadpool. A patto di sopportare battutine referenziali e sequenze d’azione incolori, l’albo riesce anche a non farti addormentare. 

R
di Atsushi Kaneko (d/books, 2009)
Che bello farsi friggere il cervello già di primo mattino da R, raccolta di fumetti supermatti scritti e disegnati da Atsushi Kaneko, nove racconti pulp (se vi piacciono le definizioni) pieni di intuizioni grafiche e narrative che un autore normale si sarebbe fatto bastare per tutta una carriera. E invece Atsushi Kaneko porta avanti le sue storie senza perdere mai nulla di vista: bei personaggi incastrati in trame ben architettate che sviluppano i temi con celata leggerezza, il tutto narrato con una regia folle e sincopata. Atsushi Kaneko è un Paul Pope che non si fa le seghe su quanto sia bravo a disegnare e poi perde di vista storia e narrazione, è un narratore preciso e pragmatico che però sembra divertirsi davvero un casino.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN / FUGA DA NEW YORK – Jena vs Jack
di Greg Pak e Daniel Bayliss – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2017)
Aspettative zero e invece questo crossover tra i due personaggi di Carpenter mi ha divertito un sacco. Greg Pak prende Jack Burton e lo scaraventa negli Stati Uniti disastrati di Snake Plissken, con il risultato che i toni tamarri e sbruffoni del primo film vanno a innestarsi nello scenario cupo del secondo. La miscela è strana ma inaspettatamente funziona bene, grazie a una scrittura attenta ai personaggi e illuminata da qualche idea folle (tipo tutta la questione del Multiverso Plissken). I disegni di Bayliss sono in linea con il resto, molto cartooneschi ma con una recitazione precisa e un certo gusto per l’esagerazione. Una lettura davvero spassosa, con la sola pretesa di intrattenere (e lo fa più che bene).

BATMAN ANNO DUE
di Mike W. Barr, Alan Davis e Todd McFarlane – Traduzione di S. Formiconi (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Quando lessi Batman Anno due la prima volta avrò avuto una decina di anni e il fumetto di Barr mi fece abbastanza schifo tranne ovviamente per il Mietitore, villain sui generis abbastanza banale ma con un costume che colmava la mancanza di personalità. Riletto a distanza di una ventina di anni la mia opinione cambia pochissimo: alcuni errori mi risultano più evidenti (soprattutto alcune intuizioni un po’ sempliciotte che ha Batman), ci sono delle cose che ho trovato strane ma interessanti (il rapporto tra Batman e Chill) e altre che invece trovo ancora abbastanza ridicole. Per fortuna il Mietitore continua ad avere quel costume tamarro. (Se potete evitate l’edizione DC Deluxe della Lion che è stampata davvero di merda).

LE AVVENTURE DI TINTIN
Il segreto del Liocorno – Il tesoro di Rackham il Rosso
di Hergé – Traduzione di Giovanni Zucca (allegato RCS, 2017)
Sulle avventure di Tintin nessuna anticipazione perché sto realizzando un diario di lettura. Non sono recensioni ma solo pensieri sparsi, appunti, azzardi e arrampicate sugli specchi per cercare di tirare fuori qualcosa di nuovo e di diverso da un personaggio che ha prodotto più saggistica che merchandising. Trovate tutti i tentativi qui.

ALACK SINNER – L’eta dell’innocenza #2
di José Munoz e Carlos Sampayo – Traduzione di Fiorella di Carlantonio (Editoriale Cosmo, 2017)
Più che nel precedente albo, qui Munoz e Sampayo gettano Alack Sinner in una città caotica, brulicante e piena di voci. Il risultato è che spesso, pur mantenendo il focus sulla vicenda principale, i due autori portano in primo piano la vita che solitamente è relegata sullo sfondo. Ne escono fuori microstorie fulminanti, ritratti sfuggevoli e polaroid scattate all’improvviso, con il risultato che la città in cui Sinner vive e fatica pare effettivamente reale. In realtà questi fugaci cambi prospettici penso abbiano anche il compito di ridimensionare un personaggio carismatico, di fargli perdere la sicurezza di essere il protagonista e gettarlo al fondo della vignetta come se fosse una comparsa, uno dei tanti abitanti del mondo che, come tutti, si crede al centro dello stesso.

L’ESTATE SCORSA
di Paolo Cattaneo (Canicola, 2015)
In attesa di Manuelone (il nuovo libro di Paolo Cattaneo, sempre edito da Canicola edizioni) rileggo questa storia di adolescenza sudaticcia e brufolosa. L’estate scorsa è una specie di Goonies spogliato degli orpelli hollywoodiani e intessuto con il ritmo pigro e inquieto di quelle esplorazioni estive che dovrebbero svelare un mistero e invece niente. Invece sono solo passeggiate nei boschi dove si litiga, ci si innamora, si ride e si ha paura, e l’epica del racconto ce la si crea tutta dentro la nostra testa per fingere che l’avventura sia stata veramente tale e non una semplice perdita di tempo.

PRINCESSE SUPLEX
di Léonie Bischoff  – Traduzione di Silvia Uberti (MalEdizioni, 2016)
Tolte le etichette femministe di cui sinceramente non me ne frega nulla, Princesse Suplex si rivela essere una storia d’amicizia e botte tra due donne. La Bischoff gestisce molto bene l’alternarsi delle sequenze di combattimento con quelle più intime, riuscendo a raccontarci due personaggi alle prese con la parte ordinaria e straordinaria della propria vita. Peccato che la breve durata del fumetto non le consenta di sviluppare a dovere una narrazione più coinvolgente, rimanendo un fugace ritratto di lotta e amicizia che mette in mostra due caratteri interessanti ma non trova purtroppo lo spazio per approfondirli. Qui la mia recensione. 

BLOODSHOT REBORN #3 – L’uomo analogico
di Jeff Lemire e Lewis Larosa – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)

Inaspettata svolta post-apocalittica per Bloodshot Reborn: Jeff Lemire ci catapulta trent’anni nel futuro in una Los Angeles in stile Mad Max piena di sabbia, auto scassate, predoni e tutta la mitologia Valiant rivista in toni distopici. L’uomo analogico regala per più della metà un divertimento sano e caciarone, ben sorretto dai disegni di Lewis Larosa, così truculenti da dedicare una tavola intera alla testa di un cattivo sfracellata dallo scarpone di Bloodshot. E poi, quando meno te l’aspetti, ecco spuntare fuori un colpo di scena emotivamente fortissimo, una di quelle cose che riescono particolarmente bene a Lemire.

K.O. A TEL AVIV #3
di Asaf Hanuka – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
In qualsiasi altra occasione la retorica e l’auto-compatimento che spesso fanno capolino nel diario a fumetti di Asaf Hanuka, mi avrebbero fatto terminare la lettura dopo poche pagine. Con Hanuka mi è impossibile farlo, prima di tutto perché è un narratore precisissimo (come spiegavo in questo pezzo pubblicato da Critica Letteraria), capace di calcolare i tempi di reazioni del lettore e portarlo sempre e comunque dalla sua parte. È infatti impossibile non empatizzare con il personaggio, persino con i suoi aspetti che meno ci accomunano (nel mio caso per esempio un approccio un po’ ruffiano nel criticare mode e modernità), anche merito della sincerità con cui l’autore racconta la sua vita e i suoi sentimenti. Quella di KO a Tel Aviv non è una lettura che cerco e attendo, eppure ogni volta Hanuka mi convince e riesce a coinvolgermi emotivamente nel racconto spezzettato della sua esistenza. 

SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #22
di aa.vv. – Traduzione di MC Farinelli (RW Edizioni, 2016)
Il trentesimo episodio di Harley Quinn vede il personaggio alle prese con un cattivo atipico: la gentrificazione. Numero con una bella regia (la tavola escheriana nel multisala è inaspettata e divertente) e una storia piccola piccola che però i due sceneggiatori sanno valorizzare grazie al buon utilizzo del cast. Bella scoperta la disegnatrice Elsa Charretier: la sua Poison Ivy sembra quasi disegnata da Miguel Angel Martin. Un bel numero di merda invece per la New Suicide Squad, con protagonista assoluta ancora Harley Quinn. Psicologia dozzinale, disegni inguardabili, storia inutile. Passiamo oltre che è meglio. Il meglio (se così possiamo definirlo) è il finale dei Segreti Sei. Per Gail Simone è ancora una volta un’occasione persa: dopo un inizio interessante la storia si è persa dietro a scelte poco felici (tutta la run lovecraftiana) e a una gestione del team attenta ma in fin dei conti inconcludente. La Simone ha la mano pesante della scrittura di fine ’90 e inizio Duemila, e la cosa non gioca quasi mai a suo favore.

L’ALTRO TOPO #1 – Topolino racconta l’arte
di Roberto Gagnor, Paolo De Lorenzi e Vitale Mangiatordi (Panini Comics, 2017)
Nemmeno da bambino sono mai stato un lettore abituale di Topolino Magazine, più per le contingenze che mi hanno portato a essere un lettore fedele de Il Giornalino che per una scelta vera e propria. E quindi che ci fa queste pagine il primo volume della serie antologica L’altro Topo, dedicata a questo giro al mondo dell’arte? Semplicemente perché Roberto Gagnor, l’autore di queste storie, è stato mio professore di sceneggiatura e gli devo quindi due anni di infinita pazienza nei miei confronti. Debiti a parte, la lettura si è rivelata piacevole e interessante. Anzitutto perché le storie sono meno superficiali, meno “per bambini” di quel che pensavo: la struttura del racconto ha sempre una sua originalità, ci sono più livelli di lettura e l’arte non è mai un pretesto ma il vero motore narrativo. Non tutte le storie sono allo stesso livello, ma è difficile superare i buoni risultati delle storie ambientate nell’Antico Egitto e nel Medioevo. La prima è una commedia degli equivoci atipica e romantica, mentre la seconda nasconde interessanti riflessioni e diverte per i suoi giochi linguistici. Insomma, superato il trauma dei dialoghi che finiscono tutti col punto esclamativo, L’altro Topo si è rivelato essere una lettura divertente e ricca di spunti di riflessione. E chi se l’aspettava.

L’UOMO DELLA LEGIONE
di Dino Battaglia (Edizioni NPE, 2016)
Nonostante un paio di riletture nel corso degli anni, l’ultima tavola de L’uomo della Legione mi mette ancora addosso un senso di profonda angoscia e infelicità. Nel posto in cui dovrebbe esserci il trionfo dell’eroe che ha compiuto la sua vendetta ristabilendo anche un ordine morale nel mondo, trova spazio una tavola desolante dove l’eroe torna a essere un uomo mettendo in discussione ciò in cui crede e ciò che ha fatto, delineando un orizzonte senza felicità alcuna, nemmeno quella della vendetta. Dal punto di vista grafico è invece un piacere vedere la gabbia bonelliana rinnovata, sfruttata e decostruita dalla regia di Battaglia, capace di soluzioni grafiche dal forte impatto narrativo.

BOOK OF DEATH – Il Libro della Morte
di Robert Venditti, Robert Gill e Dough Braithwaite – Traduzione di Fiorenzo delle Rupi (Edizioni Star Comics, 2017)

Sarò stupido, ma una delle cose che apprezzo di più dell’Universo Valiant è che a un certo punto c’è quasi sempre una scena gore che Marvel e DC se la sognano. In questa miniserie-evento a un certo punto escono fuori degli animali (orso, cervo, cani) mezzi putrefatti che attaccano Gilad.
Messe da parte le stupidate, Book of Death è una storia solida e tradizionale che non regala grande sorprese ma fa il suo dovere. Venditti lavora bene sul rapporto tra Gilad e Tana, si diverte con i comprimari (divertenti le didascalie di presentazione) ma fa un mezzo passo falso con un cattivo un po’ sui generis e difatti il finale risulta smorzato rispetto alle aspettative create.

YRAGAEL – L’integrale
di Philippe Druillet e Michel Demuth- Traduzione di Sara Giovanna Gianoglio (Magic Press, 2016)
Quando Druillet prende tra le mani il fantasy, lo piega ai bisogni della sua arte. Di conseguenza questo integrale di Yragael (che contiene anche il “sequel” Urm il pazzo) è un fantasy che visivamente rinnega qualsiasi cosa fatta prima e va così avanti che quello venuto dopo non è riuscito ancora a raggiungere la complessità e la ricchezza visiva del lavoro di Druillet. Il lavoro più interessante però Druillet lo fa sui testi, innalzando a voce divina le didascalie narranti, e declassando i dialoghi a stupido e ambiguo accessorio. Qui ve lo spiego meglio.


Gigahorse #11 | Dicembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


swampthinggenesoscuraSWAMP THING: GENESI OSCURA
di Len Wein e Berni Wrightson – Traduzione di Margherita Galetti (Planeta DeAgostini, 2006)
Swamp Thing: genesi oscura
raccoglie il primo episodio apparso su House of Secrets con protagonista la Creatura della Palude, e i primi dieci episodi della serie, gli unici scritti da entrambi i creatori, Len Wein e Bernie Wrightson. Siamo lontani dal misticismo di Alan Moore, ma queste storie rivelano comunque l’anima dolente del personaggio. Anche la struttura del racconto pare contenere già le radici di quello che Moore svilupperà nel corso della sua gestione. La lettura è leggera e divertente, con ottimi momenti horror grazie soprattutto ai disegni di Wrightson e ai colori di Tatjana Wood. Una lettura fondamentale per gli amanti del personaggio e un interessante extra per chi ha amato il lavoro di Moore su Swamp Thing.

shsettepercentoSHERLOCK HOLMES: SOLUZIONE SETTEPERCENTO
di David Tipton, Scott Tipton e Ron Joseph – Traduzione de I Cosmonauti (Editoriale Cosmo, 2016)
Rispetto ai fumetti di produzione francese dedicati a Sherlock Holmes portatici in Italia dalla Cosmo, questa miniserie della IDW Publishing (tratta da un romanzo di Nicholas Meyer) si contraddistingue per una scrittura più semplice, meno volta al complottismo e più attaccata ai personaggi che a una trama inutilmente complicata. Peccato che a sostenere una storia piacevole ci siano dei disegni così brutti da rendere la lettura un peso quasi insostenibile. Non migliora le cose la stampa in scala di grigi, che appiattisce il tutto rendendo più difficile la lettura. Almeno all’interno del volume ci sono le belle cover di Kelley Jones.

specialexitsSPECIAL EXITS
di Joyce Farmer – Traduzione di Fay R. Ledvinka (Eris Edizioni, 2016)
Questo Special Exits è una delle sorprese dell’anno. Joyce Farmer ci racconta la storia naturale di due morti con una normalità è semplicità disarmanti. C’è il racconto della malattia portato avanti senza drammaturgia, intreccio, trama, ma facendolo avanzare tra i singhiozzi dei salti temporali cui è sottoposto il lettore, la noia della routine delle visite della figlia ai due genitori e la descrizione mai clinica (anzi, emotivamente partecipe, quasi affettuosa) di due corpi che con l’avanzare del tempo avvizziscono sino a svuotarsi. Si crea così un clima familiare e molto intimo, in cui a un certo punto anche noi lettori perdiamo interesse nella storia per partecipare al dolore e alla felicità di una coppia nei loro ultimi anni di vita.

totaloverfuckTOTAL OVERFUCK
di Miguel Angel Martin – Traduzione di Angelo Zabaglio (Edizioni Npe, 2016)
Le Edizioni NPE continuano la riproposta dell’opera integrale di Miguel Ángel Martín con questo Total overfuck, un volume che raccoglie tutte le storie più controverse dell’autore spagnolo. Non si esce distrutti come dalla lettura di Brian the Brain (manca tutta la componente emotiva che ne usciva dallo sguardo innocente di Brian), ma Martin non smette di picchiare duro con una serie di storie solo apparentemente perverse ed estreme, ma che si rivelano essere un’analisi (non priva di pietà) della società e dei legami sentimentali e sessuali. Martin è un autore enorme, capace di raccontare il lato sordido dell’essere umano senza però mai dimenticarsi dell’umanità. Ottima edizione cartonata con sovraccoperta, con un’interessante appendice con atti del processo e testimonianze riguardanti il sequestro di Psycho Pathia Sexualis.

headlopper4HEAD LOPPER #4
di Andrew MacLean (Image Comics, 2016)
Termina qui la prima stagione di Head Lopper con un numero che finalmente si rivela all’altezza della qualità e del divertimento del primo. Andrew MacLean prende le redini della storia (il secondo e il terzo numero dimostravano più di qualche incertezza narrativa) e costruisce un racconto adrenalinico che non si perde dietro alle parole del cast dei comprimari (per fortuna il buon Norgal se ne sta quasi sempre zitto). Attendo la seconda stagione per vedere al lavoro un MacLean più maturo e consapevole nel gestire una storia.

aw26ADAM WILD #26 – Addio alle armi
di Gianfranco Manfredi e Laci (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Anche Adam Wild giunge al capolinea. La serie di Manfredi si è mantenuta su una rassicurante mediocrità generale, sferzata in almeno cinque occasioni da albi davvero buoni che però non sono bastati per fare da traino alle storie successive. Peccato, perché il lavoro di ricerca che Manfredi aveva cominciato sui disegnatori ha dato almeno un buon frutto (Antonio Lucchi), e perché la storia e i personaggi avevano potenzialità ben diverse da quelle espresse finora. Peccato.

draculaesercitodeimostri3DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #3 – Confronto finale
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Con questo ultimo albo il Dracula di Kurt Busiek si conferma essere una delle letture più divertenti dell’anno. L’intreccio è ben architettato e coinvolgente, ma ciò che convince è la parabola di crescita del protagonista, per nulla scontata e capace di regalare sorprese fino all’ultimo. Forse avrei preferito dei disegni più dinamici (che mostrano tutti i loro limiti nella battaglia finale, davvero deludente da questo punto di vista), ma in fondo fanno il loro dovere. Se avete voglia di qualcosa di leggero ma mai scontato, dategli un’occasione perché merita.

storiedelbarrioSTORIE DEL BARRIO
di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí – Traduzione di Diego Fiocco (Tunué, 2016)
Storia di un’adolescenza (quella di Gabi Beltrán, qui solo nelle vesti di sceneggiatore) ambientata negli anni Ottanta in una Palma di Maiorca malinconica e cupa. La voce narrante è molesta, troppo consapevole, e la sicurezza adulta che trasmette toglie forza al buon lavoro di Bartolomé Seguí, capace di raccontarci la fragilità dell’adolescenza e della vita nel barrio. Nel caso in cui vorreste leggerlo una seconda volta, provate con una lettura muta escludendo del tutto le didascalie. Vi troverete davanti un libro migliore, più emozionante.
Se volete saperne di più, qui trovate anche la mia recensione per Fumettologica.

rocceealtriammennicoliROCCE E ALTRI AMMENNICOLI
di z.Wax (Autoprodotto, 2016)
Rocce e altri ammennicoli è la storia di un sasso. Chissenefrega dell’umanità che gli si affanna attorno e che lo fa diventare una divinità, lui rimane sempre e comunque un sasso, eterno e inamovibile. z.Wax racconta una storia breve ma interessante per lo sguardo distante e kubrickiano con cui guarda l’uomo. Nello spillatino segue galleria di ammennicoli, ovvero una selezione di pietre spaziali con cui spaccare i parabrezza degli UFO. Lo potete leggere gratuitamente qui.

chriswareilpalazzodellamemoriaCHRIS WARE: IL PALAZZO DELLA MEMORIA
a cura di Hamelin – Traduzione di Aa.Vv. (Coconino Press, 2016)
Se Il palazzo della memoria, la mostra di Chris Ware organizzata per il Bilbolbul. Festival internazionale di fumetto, è un’occasione rara per guardare da vicino le tecniche e il processo creativo dell’autore americano, l’omonimo catalogo è invece perfetto per conoscerlo più da vicino. Dai contributi di critici e amici, dai suoi scritti e dalle due interviste qui pubblicate, emerge il ritratto di un autore consapevole, che gestisce le sue ambizioni con costanza e abnegazione e la cui positiva arroganza artistica è compensata da una umiltà straniante e da un’intelligenza viva, elementi che lo aiutano a formulare pensieri lucidi, spietati ed estremisti senza mai mettersi su un piedistallo ma mettendosi sempre in discussione in prima persona. Una persona e un artista da ammirare.

powerbutton0POWER BUTTON #0
di Zack Soto (Study Group Comics, 2016)
Numero #0 della nuova serie di Zack Soto e primo fumetto suo che leggo. Prima cosa da notare: mi piacciono davvero i suoi mostri e il suo prop design. Seconda cosa da notare: Soto non perde troppo tempo e questo numero #0 è un concentrato ricco di idee visive e narrative che qualsiasi altro autore avrebbe dilatato per cinquanta pagine. Terza cosa da notare: l’high concept è geniale e non ho idea di cosa potrà succedere nei prossimo numero.

hollywoodjanHOLLYWOOD JAN
di Bastien Vivès e Michaël Sanlaville – Traduzione di Euridice Orlandino (Coconino Press, 2016)
Chi non ha mai sognato di avere come amico immaginario o spirito guida l’eroe della propria infanzia? Jan se n’è scelti addirittura tre: Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Russell Crowe (ma solo nel ruolo di Massimo Decimo Meridio). Ognuno di loro ha una sua personalità e un suo ruolo nella formazione del piccolo Jan, ma le cose non vanno come previsto, soprattutto quando Jan trova lo stesso aiuto e la stessa amicizia nel mondo reale. Bastien Vives e Michaël Sanlaville scrivono e disegnano un fumetto per ragazzi divertente e non banale, che appoggia la sua morale (non nuova ma sempre utile per il pubblico di preadolescenti a cui il libro si rivolge) su uno stile capace di raccontare la gracilità del protagonista e l’imponenza testosteronica dei suoi amici immaginari. Una storia semplice ma capace di convincerci grazie alla leggerezza con cui ci viene raccontata.

kingdomcomeKINGDOM COME
di Alex Ross e Mark Waid (DC Comics, 2016)
Sempre emozionante rileggersi Kingdom Come, insieme a DC: The New Frontier è una delle storie migliori per comprendere la complessità dell’universo DC e Alex Ross è l’artista perfetto per raccontarne l’epica e le scelte etiche cui sono chiamati i protagonisti. Ma non si tratta della solita fredda storia che riflette sul ruolo del supereroe, Kingdom Come è soprattutto una storia di emozioni e sentimenti, forse una delle poche in cui si riesce davvero a empatizzare con Superman (peraltro davvero ben gestito il suo rapporto con Wonder Woman). Ottimo anche la caratterizzazione di un Batman anziano, senza maschera e molto più spiritoso e cinico del solito. L’epilogo al Planet Krypton è la sequenza da abbraccioni finali meglio scritta di sempre. Letta in originale, in questa edizione realizzata per il ventesimo anniversario con una corposa sezione dedicata alla costruzione dei personaggi.

tnluTHEY’RE NOT LIKE US #1 – Buchi neri per la gioventù
di Eric Stephenson e Simon Gane – Traduzione di Leonardo Rizzi | saldaPress, 2016
Sicuramente più accessibile rispetto a Nowhere Men, questo nuovo lavoro di Eric Stephenson sembra puntare meno alla struttura del racconto per potersi concentrare sui personaggi. I primi sei numeri qui raccolti fungono da lungo prologo e terminano con un finale che ancora una volta sovverte le convenzioni dei comics e di fatto demolisce tutto quello che si è raccontano finora. Simon Gane è una bella scoperta, perfetto per raccontare una gioventù sensuale e problematica (e i colori di Jordie Bellaire danno un’atmosfera punk che accentua questi due aspetti). Davvero difficile capire cosa ci si può aspettare dai prossimi numeri, e questa è la cosa che mi è piaciuta di più.

west3W.E.S.T. #3 – Seth
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Arrivato alla sua conclusione, W.E.S.T. si conferma essere una buona serie, a cui si può rimproverare l’eccessiva attenzione all’intreccio e agli intrighi a discapito dei personaggi che, soprattutto nel primo albo, risultano un poco bidimensionali. Gli autori rimediano con un secondo albo (il migliore, non a caso) capace di concentrarsi su entrambi gli elementi, e un terzo albo che invece è tutto rivolto ai personaggi con la conseguenza di una trama non proprio coinvolgente.
In compenso migliora la regia di Christian Rossi, ancora più asciutta ed essenziale rispetto al numero precedente e molto più efficace.

harrowcounty1HARROW COUNTY – Spiriti infiniti
di Cullenn Bunn e Tyler Crook – Traduzione di Valerio Stivè (ReNoir, 2016)
Harrow County
parte come un horror classico e lo rimane in maniera evidente più nelle atmosfere che nella scrittura, che si dimostra invece avere un taglio moderno nel suo far scaturire l’orrore aggrappandosi ai dubbi e agli incubi della protagonista invece che ai mostri che la circondano. Gli acquerelli di Tyler Crook poi non annebbiano i paesaggi e gli eventi ma li rendono più vividi e materici.

gwenpoolDEADPOOL #11-12
di Aa.Vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Deadpool e i mercenari per soldi
non è un fumetto, è uno stillicidio. Una storia da 48 pagine dilatata sino a farla diventare una miniserie di cinque episodi. Nessun divertimento e nessun reale interesse nelle vicende, e persino le battaglie risultano noiose.
Anche su Spider-Man/Deadpool regna l’allungamento del brodo. Davvero non capisco perché si debba prendere una storia che a malapena basta per un numero di 48 pagine e farla diventare una miniserie senza aggiungere sotto trame, ma solo allungando le scene già scritte con combattimenti o sequenze oniriche più lunghe. Che perdita di tempo. Meglio questa miniserie in tre parti dedicata a Gwenpool, che rimane comunque poca roba. D’altronde vuole presentarci un personaggio nuovo che nuovo non è.

fafhrdeilgreymouser2FAFHRD E IL GREY MOUSER #2 – Il prezzo del sollievo
di Howard Chaykin, Mike Mignola e Al Williamson – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Fafhrd e il Grey Mouser
è la storia di un’amicizia virile. Non vuole e non riesce a essere altro. Se qualcuno ha alte aspettative da questo secondo volume è meglio che le ridimensioni subito: le storie sono semplici, dirette e senza fronzoli. Sono colme di un’avventura basilare, perfettamente calibrata dalla scrittura di Chaykin a cui i disegni di Mignola aggiungono dinamismo e atmosfera. Si trovano emozioni e sentimenti – anch’essi basilari e per questo quasi sorprendenti – tra una scazzottata, una fuga e un’orgia. Come dovrebbe essere.

Gigahorse #10 | Novembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.


sandman5SANDMAN: LIBRO QUINTO – Il gioco della vita
di Neil Gaiman e AA.VV. – Traduzione di Leonardo Rizzi (RW Edizioni, 2016)
Il gioco della vita
non è tra i miei cicli preferiti di Sandman, colpa di una parte centrale (quella con Barbie nel suo mondo dei sogni) meno divertente di quello che vorrebbe sembrare. Però tutta la parte iniziale è praticamente perfetta nel modo in cui Neil Gaiman caratterizza il gruppo di protagonisti (Wanda su tutti) e come fa irrompere il paranormale nelle loro vite. La parte conclusiva contiene invece la sequenza potentissima della distruzione del regno di Barbie, e un capitolo finale davvero toccante. .

diciottovoltevirgolatreDICIOTTOVOLTEVIRGOLATRE (Il tonno, la tigre, il tempo)
di Stefano Simeone (Bao Publishing, 2016)

Diciottovoltevirgolatre è praticamente illeggibile: storia inesistente, struttura soporifera, dialoghi mal scritti. Il peggio però è tutto nel comparto grafico, tra disegni da wannabe Bastien Vivès (senza il suo controllo e la sua capacità di sintesi) e una colorazione le cui scelte mi sembrano inconcepibili. Si può aggiungere altra benzina sul fuoco? Sì. In più di un’occasione il volume è illeggibile nel vero senso della parola. Ogni volta che le vignette si sviluppano in orizzontale sulle due pagine, si perde sempre qualche pezzo di narrazione nella piega della legatura (che sia qualche linea di dialogo oppure la protagonista piazzata proprio lì in mezzo). Errori evitabilissimi com’è evitabilissimo anche questo libro.

aw25ADAM WILD #25 – La fossa dei diamanti
di Gianfranco Manfredi e Gabriele Parma (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Numero migliore rispetto al precedente, ma si sente la fretta nel dover chiudere la storia. Che non è un male, visto che la compressione degli eventi rende più dinamico il racconto insieme a un villain una spanna sopra agli altri che ai sono succeduti sulle pagine di Adam Wild. Disegni di Gabriele Parma troppo statici, persino nella recitazione dei personaggi.

danieletraglialberiDANIELE TRA GLI ALBERI
di Francesco Saresin (Canicola, 2016)
Esordisce in casa Canicola edizioni la nuova collana Henry Darger, ovvero spillati con storie brevi di autori esordienti.
Quella di Saresin è la narrazione delicata di una tensione. L’autore nasconde nel sottobosco di un’atmosfera bucolica di pace e noia, una tensione sessuale segretamente totalizzante. Il segno classico e pulito di Saresin aumenta il contrasto tra i due elementi, ma al contempo li integra su un solo piano.

larabbiaLA RABBIA
a cura di Luca Raffaelli e Valerio Bindi (Giulio Einaudi Editore, 2015)
Al netto delle performance dei singoli autori (la mia classifica personale: Hurricane Ivan, Ratigher, Vincenzo Filosa-Giusy Noce), La Rabbia soffre come tutte le antologie del complesso di chi vuole ridurre a un concetto o a un sentimento le angherie e i sogni di una generazione. Pur se declinata in maniera diversa da ogni autore (e alcuni non sembrano trovarsi proprio a loro agio con il tema), questa rabbia fatica a diventare davvero il filtro attraverso cui gli autori guardano il mondo.
La qualità dei fumetti è sempre buona, meno convincente invece la visione politica che i due curatori appioppano al volume. L’introduzione di Luca Raffaelli ha un tono ridicolo e l’epilogo di Valerio Bindi in cui si cerca di giustificare (quando non serve) la collaborazione tra il Crack! ed Einaudi con inutili paroloni e una buona dose di paraculismo sessantottino è davvero irritante. Bene gli autori, meno bene i curatori.

spiderman1SPIDER-MAN: LE STORIE INDIMENTICABILI #1 – L’arrivo di Venom
di AA.VV. (Panini – RCS, 2007)
A gennaio compirò trent’anni e oggi per la prima volta nella mia vita ho letto l’Uomo Ragno. Dire che mi sono divertito è dire poco. Certo, ci sono i muscoli e le curve di Todd McFarlane che mi hanno rintontito da quanto sono eccessivi eppure così integrati e normali, ma la cosa che mi ha stupito di più è scoprire di avere più punti in comune con Spidey-Peter Parker di quanto immaginassi. Qui si affanna continuamente a cercare soldi per l’affitto, soffre nell’avere una fidanzata non solo più bella di lui ma anche più realizzata nel mondo del lavoro e insomma, tutti quei patemi lì che ogni tanto ci rovinano la giornata.

divinityDIVINITY
di Matt Kindt, Trevor Hairsine, Ryan Winn e David Baron – Traduzione di Fiorenzo Delle Rupi e Arancia Studio (Edizioni Star Comics, 2016)
Il mio primo contatto col mondo Valiant è da considerarsi più che positivo. Questo Divinity è uno dei comics più interessanti letti quest’anno a partire da una sceneggiatura (firmata da Matt Kindt) davvero notevole, che gioca emotivamente con la dilatazione e restringimento della percezione del tempo, riuscendo anche a trovare il tempo di inserire un paio di scene d’azione che si sviluppano proprio attorno a questo concetto. Disegni sopra la media dei prodotti simili delle grandi major. Molto interessante anche il lungo approfondimento del colorist David Baron che ci permette di apprezzare gli stadi di lavorazione di qualche tavola.

brianthebrainBRIAN THE BRAIN – L’integrale
di Miguel Angel Martin – Traduzione di Nicola Pesce (Edizioni NPE, 2015)
Uno dei fumetti più tristi che abbia mai letto. E anche uno dei meno ruffiano. Brian the Brain non somministra tristezza di quart’ordine venendo incontro al lettore, rispettando i suoi limiti e la sua pazienza, ma prende una strada opposta, più complessa e articolata che Martín però porta avanti con una precisione chirurgica impressionante. Brian the brain trasuda innocenza da ogni vignetta, eppure non c’è nemmeno un briciolo di vittimismo. Un libro inaspettatamente denso, dolente e triste.

southernbastards2SOUTHERN BASTARDS #2 – Griglia
di Jason Aaron e Jason Latour – Traduzione di Andrea Toscani (Panini Comics, 2016)
Chi da questo secondo volume di Southern Bastards aspettava sangue e vendetta, dovrà ancora attendere un poco. Invece che proseguire in maniera lineare con la storyline precedente, Jason Aaron fa una deviazione per raccontarci il passato di Coach Boss. Questi flashback non servono per farcelo apparire più umano, semmai ci raccontano come ha ucciso la propria umanità. È ancora una volta una storia di odio e violenza, di un mondo dove le donne non esistono né come forza riappacificante né come motivo di rissa. Qui ci sono solo muscoli e denti storti, occhi gonfi e barbe sfatte, ci sono animali senza speranza, bestie senza un orizzonte che non sia quello di un campo da football.

draculaesercitodeimostri2DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #2 – Guerra totale
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Da mostro succhiasangue a vampiro della finanza, il Dracula moderno di Busiek diverte e intrattiene miscelando buone sequenze d’azione a intrighi familiari ed economici. Il tutto è ben equilibrato e l’idea è portata avanti con decisione. Certo, non è un capolavoro di raffinatezza, ma una storia ben scritta non si butta mai via. La stampa in scala di grigi mortifica un po’ il lavoro dei disegnatori, ma non appesantisce la lettura come in altre occasioni.

west2W.E.S.T. #2 – El santero
di Xavier Dorison, Fabien Nury e Christian Rossi – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Meglio questo volume rispetto al primo. La storia (c’entrano Roosevelt, Cuba, la Santeria e un bel gruppo di zombie) non è confusa, non ci sono spiegoni e l’intreccio tra politica e paranormale è meglio gestito, soprattutto nella parte finale. Meglio anche i disegni di Christian Rossi, che evita i virtuosismi del primo volume per concentrarsi su una narrazione più compatta e meno barocca.

dylandogcolorferst19DYLAN DOG COLOR FEST #19 – Favole nere
di AA.VV. (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Dopo i tre passi nel delirio del numero 16, torna la sperimentazione sul Dylan Dog Color Fest con tre favole nere. Apre l’albo La ragazza che moriva ogni notte, storia poco interessante scritta da Mauro Uzzeo che si fa notare giusto per le tavole di Alberto Pagliaro (comunque meno affascinanti di quello che sembrano all’inizio, soprattutto perché la gestione della regia non sempre regge).
Si continua con La regina di polvere e stracci che si fa notare per la sceneggiatura di Federico Rossi Edrighi, non perfetta ma con un’interessante svolta politica e sociale che l’autore inserisce in maniera naturale e mai banale. I disegni di Isabella Mazzanti e i colori di Annalisa Leoni contrastano con l’atmosfera sottilmente violenta della sceneggiatura creando un effetto straniante.
Chiude il volume Il tuo amore, il mio odio di Nicolò Pellizzon. Un vero peccato che la storia non sia così riuscita come avrei voluto, perché Pellizzon riesce sin dall’inizio a infondere inquietudine e a giocare con l’erotismo del personaggio, ma poi sembra che sia stato costretto a seguire binari a lui poco adatti. L’inseguimento di una spiegazione, di una logica all’interno di un fatto inspiegabile, fanno deragliare una storia che ha chiaramente perso qualche pezzo per strada (a naso manca un po’ di delirio, di onirismo, di strade che non portano a nulla ma aggiungono mistero al già misterioso), visto quel finale che dovrebbe stravolgerci e invece non lo fa nemmeno un poco. E in più trovo davvero stupido chiamare a lavorare autori con identità forti e piazzare lì quel lettering anonimo. Come già successo con AkaB
, Pellizzon senza il suo lettering pare aver perso la sua voce.

arustedtaleA RUSTED TALE
di Spugna (Hollow Press, 2016)
The rust Kingdom
sarà il prossimo fumetto di Spugna. Dato che ci toccherà aspettare ancora un anno prima di leggerlo, il suo editore ha deciso di pubblicare questo A rusted tale, un artbook che ha nella sua principale funzione, quella di farci assaggiare la ruggine. Se prendete il tetano le cose si faranno più divertenti.
All’interno ci trovate qualche bozzetto del character design (qualcosa avevamo già intravisto in The Book of Heads) ma la cosa più interessante sono sicuramente i colori, che finora Spugna ha usato solo su storie brevi e mai in maniera così elaborata. Sarà una bella sorpresa scoprire cosa ci riserverà visivamente. Per quanto riguarda la storia è ancora tutto avvolto nel mistero, ma a me va bene così, che fretta non ne ho.

harleyquinn17SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #17
di AA.VV. – Traduzione di MC Farinelli (Rw Edizioni, 2016)
Dopo venticinque numeri è finalmente arrivato il primo incontro tra Harley Quinn e il suo ex Puddin’. In netta controtendenza rispetto al lavoro dei loro colleghi, Palmiotti e la Conner hanno preparato l’ingresso in scena del Joker seminando il personaggio nella storyline di Harley Quinn, ma eliminandolo quasi del tutto, aumentando così quell’idea di libertà e maturazione che volevano dare al loro personaggio. E questo incontro è pura dinamite: i due autori scrivono un duello verbalmente violento, dove le battutine a sfondo sessuale che hanno da sempre caratterizzato Harley Quinn, trovano una controparte viscida e maschilista in un Joker che da tempo non risultava così fastidioso e cattivo.
Comincia qui la New Suicide Squad scritta da Tim Seeley e disegnata da Juan Ferreyra. Niente di originalissimo, ma questi primi due numeri fanno ben sperare almeno in un poco di divertimento in più rispetto alla precedente gestione. Peccato per i disegni di Ferreyra, troppo pittorici e statici per una serie dinamica come questa.
I Segreti Sei di Gail Simone paiono usciti dritti dritti dagli anni Novanta, sia come scrittura che come disegni. Se vi piacciono quelle cose (ingenuità, sequenze sopra le righe, trama inutilmente ingarbugliata) potrebbe essere la serie che fa per voi; a me annoi un pochettino. 

Laser #11 | Novembre 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


tumultoTUMULTO di Alice Milani e Silvia Rocchi (Eris Edizioni, 2016)
Tumulto è un libro coniugato al presente, in cui si respira pagina dopo pagina il bisogno di restituire al lettore una certa immediatezza delle vicende, senza girarci intorno e senza approfondirle più di tanto, per restituire più che l’esperienza in sé (evitando così l’elenco di tappe, luoghi visitati, persone conosciute, cose imparate), le sensazioni provate durante il viaggio.
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aqualung1AQUALUNG #1 di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Facendo una mera somma degli elementi che compongono la storia nuda e cruda di Aqualungnon si troverà davvero nulla di veramente nuovo, così come lo sono anche i colpi di scena e le svolte della storia. Ma è chiaro che a Paliaga non interessa proporre ai suoi lettori qualcosa di nuovo, lui vuole dare loro una bella storia ben raccontata. Così tutti questi elementi che già conosciamo, sono utilizzati dallo sceneggiatore per farci sentire parte di un mondo con cui stiamo per avere il primo contatto. Non esagero quando dico che, tolto il prologo, bastano le prime due tavole del fumetto per sentirci già parte di una comunità e di una famiglia.
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comequandoeravamopiccoliCOME QUANDO ERAVAMO PICCOLI di Jacopo Paliaga e French Carlomagno (Bao Publishing, 2016)
Anche dal punto di vista visivo French Carlomagno si affida a una rappresentazione classica del genere. I personaggi sono tutti fighissimi, vestono abiti fighissimi e fanno lavori fighissimi, mentre le ambientazioni (fighissime) sono sempre sospese tra il tramonto e il crepuscolo. Ma è giusto così. Perché il genere lo richiede e, a meno di stravolgerlo sfruttandone gli stilemi, è meglio affidarsi completamente a essi. […] I due autori abbracciano il genere, ci giocano, lo comprendono e lo sfruttano e il risultato è piacevole. Piacevole ma tutto sommato trascurabile.
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albumALBUM di Marco Cazzato (GRRRZ, 2016)
È quindi d’obbligo una seconda lettura e poi una terza, una quarta, una quinta. Ma non tanto per svelare un mistero quanto perché ogni lettura ci fa sprofondare sempre di più in esso. E addentrandoci nel mistero cresce con noi la sensazione di un’intimità maggiore con la famiglia, in cui ora siamo del tutto inglobati. Non è la verità quindi a creare una famiglia, ma gli angoli bui che da parenti a volte possiamo illuminare e a volte decidiamo di tenere immersi nell’oscurità.
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poebattagliaEDGAR ALLAN POE di Dino Battaglia (Edizioni NPE, 2016)
C’è un’atmosfera inquietante, sottilmente comica, e un’attenzione ai dettagli dell’ambiente e dei costumi, tutte cose di cui Poe teneva gran conto durante la scrittura delle sue opere (e sono lì a testimoniarlo diversi articoli su mobilio, vestiti e gli studi sulla tecnica compositiva di una storia). Dino Battaglia coglie la complessità dello scrittore e la piega, la modifica e la insegue con i suoi disegni, ma anche con sceneggiature fortemente evocative capaci di riassumere in poche pagine racconti lunghi cogliendone l’anima o un aspetto sepolto dalle potenzialità più interessanti della classica interpretazione scolastica di queste storie.
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Gigahorse #8 | Settembre 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

deadpool66DEADPOOL #66
di AA.VV. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini Comics, 2016)
Comincia con i disegni di Matteo Lolli la caccia a Sabretooth, che Deadpool crede l’assassino dei suoi genitori. Le sceneggiature di Gerry Duggan per il mercenario chiacchierone ruotano sempre attorno a una scena madre e, di conseguenza, il resto dell’albo è spesso un preludio sciapo all’evento. Non fa eccezione nemmeno questo numero. Per fortuna che almeno c’è la copertina di Mike Allred. I Mercenari per Soldi entrano nel vivo della loro prima vera missione. Numero sui generis senza grandi idee (scritto da Cullen Bunn e disegnato da Salva Espin), ma che sa riabilitarsi con una idea finale che potrebbe rendere più interessante il futuro della testata.

gialloarcobalenoGIALLO ARCOBALENO – Un albo da colorare con ferocia
di Pablo Cammello (Passenger Press, 2016)
Diavolo d’un Cammello! Con la scusa del colouring book pianta giù un’altra delle sue storie folli, che a questo giro si intitola Giallo Arcobaleno ed è pubblicata da Passenger Press. Mentre l’indagine per l’omicidio di Arcobaleno (un divo di un programma per bambini) occupa le giornate dell’ispettor Carota, Pablo Cammello getta il suo lettore in una Teletubbielandia dopata piena di animali antropomorfi e perdizione. Se nelle tavole a tutta pagina il lettore è chiamato a esplorare e perdersi nei dettagli, Cammello dà il suo meglio con due tavole dalla griglia apparentemente tradizionale ma che trovano nella veloce successione di vignette quadrate e inquadrature imprecise o ravvicinatissime al soggetto, un’atmosfera perturbante (che pare quasi uscita dalla matita Ratigher) capace di scuotere le fondamenta del racconto.

sandman4SANDMAN: LIBRO QUARTO – La stagione delle nebbie 
di Neil Gaiman e AA.VV. – Traduzione di Leonardo Rizzi (RW Edizioni, 2016)
E se un giorno Lucifero decidesse di chiudere per sempre l’Inferno? Neil Gaiman gli fa consegnare la chiave degli Inferi al Signore dei Sogni che dovrà vedersela con uno stuolo di pretendenti al regno. Gaiman sa che è davvero difficile per noi lettori empatizzare con Sogno (anche la liberazione di Nada non riesce a rendercelo simpatico), eppure ci è indispensabile per darci una prospettiva diversa, quasi divina, sulla Storia e sul racconto. Così Gaiman ricolma tutti gli altri personaggi del suo universo (uomini o divinità che essi siano) di un’umanità brulicante, con tutte le sue emozioni e le sue piccolezze. Qui è Lucifero che ruba la scena a tutti, con un albo dolente e pieno di speranza disegnato da un Kelley Jones in stato di grazia.

iteroperpetuoITERO PERPETUO
di Adam Tempesta (Eris Edizioni, 2016)
Itero perpetuo
è un vortice inarrestabile: il ritmo con cui Adam Tempesta ci scaraventa nella sua storia è una macchina perfetta che lascia poco spazio a pensieri e respiri. Non che il fumetto non dica niente, anzi, ma lo dice con una velocità talmente elevata che è capace di rendere interessante e divertente una storia classica (non che ci sia nulla di male) e ci fa dimenticare in fretta qualche insicurezza grafica e narrativa dell’autore. A lettura ultimata vorrete subito vedere una trasposizione animata del fumetto, ma le immagini dovrebbero scorrere così velocemente che qui si rischia tutti una crisi epilettica. Esordio più che interessante che evidenzia l’unicità e la necessità di un libro così leggero (ma non stupido) nel panorama spesso barboso del fumetto italiano. Non indugiate e leggetevi anche la recensione.

provindence2PROVIDENCE #2
di Alan Moore e Jacen Burrows – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2016)
Il dialogo tra il fumetto e il diario del protagonista è la chiave con cui Alan Moore rende palpabile il mondo di Lovecraft. Raccontando i medesimi fatti, le due forme di racconto non evidenziano la frattura tra il mondo sotterraneo e il nostro, ma riflettono sulla percezione del protagonista e sulle sue reazioni. Alan Moore lo dipinge come ingenuo, concentrato a trovare spiegazioni logiche al caos che serpeggia sotto le strade del New England. TP meno shockante rispetto al precedente, ma capace di portare avanti la storia in maniera inaspettata, complice anche l’ottimo episodio che rilegge il Ciclo dei Sogni. Jacen Burrows è perfetto per le atmosfere lovecraftiane: qui stupisce in almeno due occasioni (la rivolta di Boston e il volo al contrario).

draculaesercitomostri1DRACULA: L’ESERCITO DEI MOSTRI #1 – Fra i mostri
di Kurt Busiek, Daryl Gregory, Scott Godlewski e Damian Couceiro – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Di riletture in chiave moderna del mito di Dracula ce ne sono parecchie, ma questa è la prima volta che mi capita di leggerne una così ben architettata e divertente. Kurt Busiek e Daryl Gregory prendono alcuni elementi del romanzo e li nascondono con mestiere nella trama del fumetto, che ribalta il ruolo di Dracula nella storia (qui a “rapire” il protagonista è lo zio, ricco proprietario di un’industria bellica che aspira all’immortalità, mentre Dracula è prigioniero) e ne riscopre anche le radici storiche, visto che non ci troviamo davanti al Dracula di Stoker ma proprio a Vlad Tepes. Il resto del divertimento lo portano le sequenze splatter, l’armatura contenitiva con cui è imprigionato Dracula e l’atmosfera da Silenzio degli Innocenti che si respira nei numeri centrali. più che interessante che evidenzia l’unicità e la necessità di un libro così leggero (ma non stupido) nel panorama spesso barboso del fumetto italiano.

klondike1KLONDIKE – La corsa all’oro
di Erik Stalner e Jean-Marc Stalner – Traduzione di Valeria Gobbato (Editoriale Cosmo, 2016)
Deludente questo Klondike soprattutto nella descrizione della parabola di redenzione del protagonista, davvero poco credibile nei suoi sviluppi. Il primo capitolo dedicato alla corsa all’oro regala buoni momenti sia nella ricostruzione storica che in alcune scene d’azione, e il capitolo successivo costruisce, seppur con troppa facilità, un interessante rapporto tra il protagonista e un presunto antagonista che poi si rivela fondamentale per la sua educazione alla vita nei boschi. Il terzo capitolo risolve il tutto velocemente e col pilota automatico, rendendo il tutto davvero noioso e prevedibile. Il formato bonellide non pregiudica la lettura delle tavole, anche se il bianco e nero infastidisce nelle sequenze in cui nevica.

saga6SAGA #6
di Brian K. Vaughan e Fiona Staples – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
Saga
ritorna in carreggiata. Dopo due TP che mi avevano abbastanza deluso, il fumetto della coppia Vaughan-Staples ritrova quella scintilla degli inizi grazie a Hazel che diventa finalmente un personaggio che parla e agisce. È sempre stata la protagonista silente della serie, ma ora che può partecipare attivamente alla vita di famiglia, Hazel comincia a svelarsi come personaggio complesso e in divenire (e sarà bello scoprire come Brian Vaughan deciderà di raccontare la sua crescita). Buona la gestione dei due giornalisti che indagano su Alana e Marko (pensavo peggio date le premesse), ma è il ritorno del Volere (con un nuovo straordinario look) a rubare la scena a chiunque. Faccio ancora fatica ad abituarmi al frequente turnover del cast, però capisco che possa essere un problema solo mio. Ottima Fiona Staples, capace di mischiare realismo e sintesi grafica con una naturalezza impressionante.

burningfieldsBURNING FIELDS
di Michael Moreci, Tim Daniel e Colin Lorimer (BOOM! Studios, 2016)
Prendete la prima stagione di True Detective, toglietele gli sproloqui e ambientatela in Iraq. Ed ecco Burning Fields, che parte da un incipit thriller e finisce con l’essere un horror che tra esoterismo e splatter non rinuncia mai ad affrontare la situazione politica irachena. Verso il finale la storia subisce qualche rallentamento, così come i disegni non sempre riescono a essere chiari (si perde qualche dinamica delle azioni e i volti spesso all’inizio si confondono) ma riesce comunque a essere una lettura interessante e divertente. La serie è stata pubblicata anche in Italia da Editoriale Cosmo col titolo Demoni: burning fields.

ombravenutadaltempoL’OMBRA VENUTA DAL TEMPO
di I.N.J. Culbard (Magic Press, 2016)
Culbard continua ad affrontare H. P. Lovecraftt, questa volta con uno dei suoi racconti più affascinanti: L’ombra venuta dal tempo. La scelta di seguire per filo e per segno la struttura del racconto (soprattutto la decisione di mantenere il narratore) appesantisce un poco il fumetto a causa dell’eccessiva verbosità della prima parte. Però una volta assolte le esigenze dell’intreccio, INJ Culbard ci regala pagine davvero suggestive, calate in un nero spaventoso cui personaggi, ambiente terrestre e cielo sono fusi in un’unica, terrificante stele oscura.

ut6UT #6 – Iranon in atem
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
UT
è sicuramente meno sperimentale di come ci è stato venduto (questo tipo di narrazione può far gridare al miracolo o far innervosire chi legge solamente Bonelli), e la sensazione che si respira è quella di un Corrado Roi che, liberatosi per qualche istante dal giogo impiegatizio, vuole realizzare qualcosa di memorabile e personale ma non ci riesce. D’altronde il giogo impiegatizio, anche se tolto di mezzo, ti lascia quella postura fisica e mentale che difficilmente ci si toglie di dosso velocemente, e così UT regala tavole di grande fascino e mistero, ma ogni tanto si ha la sensazione che il lavoro sia stato fatto velocemente e con poca attenzione. La storia, che ha alle sua base qualche idea originale, ridimensiona le proprie ambizioni man mano che il racconto avanza, e così non riesce a essere né un viaggio folle e sperimentale né un classico racconto d’avventura (figurarsi entrambi).

bojeffriesLA SAGA DEI BOJEFFRIES
di Alan Moore e Steve Parkhouse – Traduzione di Michele Foschini (Bao Publishing, 2016)
La saga dei Bojeffries
pare quasi una sit-com. C’è la puntata di Natale, quella della cena aziendale e addirittura la puntata musical (in realtà operetta). Ci sono poi le puntate che costruiscono la vita quotidiana di questa famiglia normale e strana, in cui è facile riconoscere il tessuto sociale dell’Inghilterra degli anni ’80. Alan Moore si diverte un sacco (qualche battuta va a segno, qualcun’altra meno) e concentra tutto il suo lavoro sulla costruzione di un linguaggio proprio per ogni personaggio (fatto di difetti di pronuncia, vezzi, accenti). Steve Parkhouse, con un tratto umoristico che non disdegna però l’horror, dimostra di comprendere l’umorismo di Moore non solo riuscendo a cogliere le sfumature recitative dei personaggi, ma arricchendo spesso le vignette di gag in secondo piano. Un Alan Moore divertente e divertito che vi farà piacere scoprire.

shadowplanet1THE SHADOW PLANET #1 – A message from the dead!
di Gianluca Pagliarani, Giovanni Barbieri e Alan D’Amico (Progetto Radium, 2016)
Comincia qui l’avventura di The Shadow Planet. Primo numero interessante, soprattutto per come riesce a coniugare la sci-fi degli anni Cinquanta, H. P. Lovecraftt, e un cameratismo dell’equipaggio che ricorda da vicino quello di Starship Troopers. È un po’ presto per giudicare la storia, per ora i misteri disseminati sono un poco prevedibili, ma attendo originalità nei loro sviluppi e risoluzioni. Buoni i disegni insieme a tutta la progettazione degli oggetti e dei veicoli, così come la colorazione capace di risultare originale pur con gli evidenti e affascinanti richiami vintage. Vedremo gli sviluppi, ma siamo già a un buon punto.

poebattagliaEDGAR ALLAN POE
di Dino Battaglia (Edizioni NPE, 2016)
Comincia con il volume dedicato a Edgar Allan Poe la corposa collana dedicata agli adattamenti letterari di Dino Battaglia messa in cantiere dalle Edizioni Npe. Il grande formato delle tavole è perfetto per godere del tratto sottile dell’autore, ma anche dell’importanza che giocano gli spazi bianchi nella composizione della tavola. Battaglia prende da Poe gli elementi grotteschi e quelli romantici: i primi li rafforza con un character design eccessivo, ai limiti dell’umanità, mentre i secondi vivono di tratti simili a tagli e di una foschia malinconica e lugubre.

pigsP.I.G.S.
di Cecilia Valagussa (VOS Uitgeverij, 2016)
Nel primo graphic novel di Cecilia Valagussa la storia non è importante. Non lo è l’intreccio, non lo è la trama, e infatti non ci sono proprio. Ma a chi serve una storia quando il tema che vuoi raccontare (l’emigrazione comoda di un’italiana che si trasferisce in Belgio) lo si riesce a trasmettere benissimo coi disegni? E così la narrazione di P.I.G.S. si estende su tutto il formato panoramico del volume, e la Valagussa ne esplora lo spazio nella duplice veste di personaggio e autore finché riesce ad ambientarsi, a integrarsi.

suicidesquadharleyquinn14SUICIDE SQUAD/HARLEY QUINN #14
di AA.VV. – Traduzione di Matteo Mezzanotte Favia (RW Edizioni, 2016)
Avventura a tema hollywoodiano nel ventesimo numero di Harley Quinn. Solita gran caciara ben orchestrata da Amanda Conner e Jimmy Palmiotti (con colpo di scena finale), e ottima occasione per apprezzare i disegni di John Timms. La sua Harley Quinn ha dei lineamenti più spigolosi del solito e una figura più slanciata, e mi piace davvero un sacco.
Ancora una volta disegni indegni di Philippe Briones per questa Suicide Squad (siamo al numero 13), mentre sul versante sceneggiatura – firmata da Sean Ryan – qualcosa sembra migliorare. Speriamo che il nuovo assetto della Task Force X e un “nuovo” villain riescano finalmente a non farmi sembrare la lettura della serie uno spreco di tempo.
Giunti al quarto e quinto numero de I Segreti Sei, si può dire che Gail Simone sia riuscita a costruire un gruppo interessante con dinamiche diverse rispetto agli altri della famiglia DC. La storia per ora ha lasciato a desiderare, ma le basi ci sono tutte per qualcosa di migliore. Disegni super anni Novanta di Ken Lashley, Tom Derenick e Dale Eaglesham.

ilsuonodelmondoamemoriaIL SUONO DEL MONDO A MEMORIA
di Giacomo Bevilacqua (Bao Publishing, 2016)
Un fumetto che ti urla addosso di emozionarti, di guardare quanta sensibilità e poesia contiene, di notare quanto è raffinato, e invece nessuna emozione, sensibilità farlocca e poesia d’accatto. Di raffinatezza chiaramente nemmeno l’ombra. Non ve la faccio troppo lunga che tanto qui potete leggervi la mia recensione.

Gigahorse #5 | Giugno 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lockekey3LOCKE & KEY #3 – La corona delle ombre
LOCKE & KEY #4 – Le chiavi del regno

di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012 – 2014)
Arrivati a metà della corsa, Hill  e Rodriguez cominciano a tirare le fila del discorso. Hill ha la grande capacità di costruire concept complessi sostenuti da trame articolate da cui però non perde mai di vita i personaggi. E questa è una dote rara che richiede concentrazione e bravura, non a caso è anche una delle caratteristiche della sua produzione di romanzi (che vi consiglio di recuperare). Rodriguez dimostra ancora una volta di essere un eccellente disegnatore, non tanto per il suo tratto (che non mi piace mai troppo), quanto per le sue capacità narrative. A stupire qui sono l’episodio che cita Calvin & Hobbes e quello in cui, per evidenziare l’effetto della Chiave Gigante, tutta la narrazione è giocata su tavole intere senza vignettatura che mettono in evidenza la statura dei personaggi. Qui la mia recensione.

Delete1DELETE #1
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s Due/1First Comics, 2016)
Miniserie di quattro numeri per Justin Gray l’impegnatissimo Palmiotti. Il primo numero è coinvolgente e incuriosisce e la scelta di affidare i ruoli dei protagonisti a un gigante con qualche ritardo mentale e a una bambina muta che custodisce un segreto, rende interessante la modalità con cui i due comunicheranno nel corso della storia.  I disegni di Timms sono sospesi tra una fantascienza prossima ventura e un noir fatto di brutti musi e faccioni.

Batman45BATMAN #49
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Continua Superheavy e continuano i problemi. Non si può certo dire che Snyder e Capullo si annoino a scrivere e disegnare il loro Batman, tant’è che offrono sempre situazioni interessanti (anche se gran parte del merito va al lavoro straordinario di FCO Plasencia ai colori, che dallo Zero Year ha saputo dare una nuova atmosfera a Gotham), si annoia però il lettore costretto a sorbirsi un Jim Gordon (e di conseguenza anche un Batman) senza identità e l’introduzione di un cattivo che dura ormai da cinque numeri e non entra mai nel vivo. Finora la parte più interessante riguarda il nuovo Bruce Wayne tutto pieno di relax, davvero una delle cose più belle fatte da Snyder.
Premesse non esaltanti per la nuova run di Detective Comics scritta da Peter J. Tomasi e disegnata da Marcio Takara: la Justice League assume Batman/Gordon perché devono fare un’indagine e loro non sono capaci. Per ora regna la noia, nei disegni e nella scrittura. Non credo migliorerà.
Come sempre chiude l’albo il Grayson di Tim Seeley e Tom King. A questo giro numero super cuoricione che vede il vecchio Dick tornare a Gotham e incontrare i vecchi amici che ancora lo credono morto. Bello il momento con Barbara e quello con  Damian anche se il confronto più bello dell’albo è ancora una volta quello con Bruce Wayne, smemorato e felice.

PrincipessaSpaventapasseriLA PRINCIPESSA SPAVENTAPASSERI
di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing, 2016)
Insomma, l’inizio non sembrava promettere bene, più che altro per una sensazione continua di deja-vu con Coraline nella storia, nella atmosfere, nelle tematiche, e se non fosse stato per i disegni nervosetti di Edrighi avrei smesso di leggerlo dopo qualche pagina. Ma ecco sbucare fuori una cosa che mi ha fatto dire: Ecco, questo è un libro che serve! (per sapere cos’è vi tocca aspettare la recensione). Il tutto forse rimane un poco derivativo e la storia non è fluida e precisa come dovrebbe essere, però è una buona dimostrazione di coraggio che spero abbia buoni sviluppi.

AW21ADAM WILD #21 – La medusa immortale
di Gianfranco Manfredi e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Antonio Lucchi è il disegnatore naturale di Adam Wild. I suoi due albi e mezzo sono i migliori della serie e questo numero 21 è la sua punta di diamante. Non è solo un disegnatore di grande atmosfera (la sua Africa sembra sempre avvolta da una sabbia magica), ma riesce a gestire con sicurezza anche la recitazione dei personaggi. Qui Manfredi lo fa scatenare su una sceneggiatura onirica e psichedelica che Lucchi interpreta con una visionarietà retrò aderente alle atmosfere della serie.

batmanrobineternal1IL CAVALIERE OSCURO #42 – 43
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Prende il via Batman e Robin Eternal e per ora i primi cinque numeri convincono. Bisognerà vedere come a reggere la lunga durata (Batman Eternal, seppur bello, soffriva di notevoli scompensi), ma è troppo presto per fasciarsi la testa. Per ora il gruppo di Robin c’è e le dinamiche funziona molto bene. Staremo a vedere.
We are Robin ha riportato il lettore della bat-famiglia per le strade di Gotham. Tra villain, cross-over ed eventi, ci si dimentica troppo spesso (sceneggiatori in primis) che gli eroi di Gotham vivono ed esistono per la loro città. E la testata di Bermejo/Corona è l’unica che ci ricorda costantemente e in maniera totale questo aspetto, con quel suo approccio da rissa da strada (incoscienza + improvvisazione) che convince sempre di più.
Ci avviamo verso la fine della bella run di Catwoman gestita da Genevieve Valentine. Peccato che questi ultimi numeri siano sottotono rispetto al resto, ma la sceneggiatrice sta finendo di tirare tutti i fili  del discorso e non è detto che il numero finale non ci riservi qualche sorpresa.

NyarlathotepNYARLATHOTEP
di Rotomago e Julien Noirel (Nicola Pesce Editore, 2016)
Più che un fumetto, un libro illustrato. Il racconto di Lovecraft viene riproposto integralmente facendo da voce narrante alle immagini di Noirel, il cui lavoro è orchestrato dalle indicazioni registiche di Rotomago. Il risultato è molto evocativo, ma ancora devo capire bene il rapporto che intercorre tra testo e immagini.
Ehi, ora è passato del tempo e tutto mi è più chiaro. Leggete qui tutta la verità!

UT3UT #3 – Le vie dei pensieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Sin dal primo numero UT mi ha convinto soprattutto per un fattore: la sua capacità di trascinarci in un universo completamente diverso dal nostro senza fornirci coordinate. Così più che farsi leggere, UT si fa abitare. Il lettore deve ambientarsi alle atmosfere, al tono dei dialoghi, a un sistema burocratico, filosofico e di valori che nulla ha a che vedere con quello a cui siamo abituati. UT è venire a contatto con un altro universo e farsi travolgere dai suoi misteri (come fa giustamente notare Marco Montanaro in questo post su Malesangue). Il terzo numero continua su questa strada, a parte per un particolare che mi ha rovinato la lettura. A metà albo circa, dopo un monologo in cui i filosofi cercano di spiegare la loro funzione, Ut risponde con un “Ma va’ a ciapà i ratt”.

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A seguire, un asterisco che ci rimanda alla porzione inferiore della vignetta in cui ci viene spiegato ai non lombardi (con un giro di parole francamente assurdo) il significato della frase. Questa spiegazione occupa la metà precisa della vignetta, non è ubicata al margine della tavola, ma proprio all’interno della stessa. Ecco, in una serie dove nulla è spiegato ha davvero senso dare al lettore questa spiegazione? Leggerla mi ha catapultato fuori da UT e dal suo universo, fuori dall’albo, fuori dalla bolla che mi ero costruito per leggerlo. Ero di nuovo sul treno diretto a Milano, ero di nuovo qui e tempo qualche minuto sarei dovuto scendere alla stazione di Bovisa.

LoneSloaneSmallLONE SLOANE – L’integrale
di Philippe Druillet (Magic Press, 2016)
Finito da ventiquattro ore e sono ancora frastornato dalla potenza di Druillet. Lasciate da parte la storia (che fa il suo dovere ma insomma, si capisce poco o niente) e fatevi scassare gli occhi come mai nessuno ha fatto. Il mio tentativo di scrivere la recensione di questo libro è questo qui, se non ci capite nulla leggetevi questi due pezzi di Boris Battaglia.

INeverLikedYouI NEVER LIKED YOU
di Chester Brown (Drawn and Quarterly, 2002)
Se mi seguite da un po’ conoscerete la mia avversione nei confronti del fumetto autobiografico, che a parte rare eccezioni, fatica sempre a convincermi. Tra questi c’è Chester Brown, uno che ha sempre scritto di sé stesso senza voler trasmettere o insegnare qualcosa al suo lettore. Con I never liked you ci racconta il ricordo della sua adolescenza, senza trama, senza significati, senza simbolismi e metafore. Ci sono solo le cose che gli sono successe e che ha fatto succedere. Cose che non ha ancora compreso e che non pretende di farci capire. Un maestro da cui molti dovrebbero apprendere.

MasacreDEADPOOL #61 – I soliti sospetti
di  Gerry Duggan, Brian Posehn, Mike Hawthorne e Scott Koblish (Panini Comics, 2016)
Deadpool non è l’eroe che fa per me. Mi sembra sempre che le storie siano salvate più dall’umorismo e dai trucchetti meta-narrativi che da una scrittura efficace. In fondo però riesce sempre a divertirmi, anche grazie alla sua violenza esasperata. Deadpool #3 si perde un po’ troppo nella soap-opera per i miei gusti, per fortuna chiude l’albo una storia dedicata a Masacre, il Deadpool messicano: divertentissimo e violentissimo.

ValentinaDeVincentisVIVA VALENTINA!
A cura di Micol Beltramini (Edizioni BD, 2016)
Il libro comincia tra la celebrazione e la museificazione (non a caso i testi selezionati sono quelli del catalogo della mostra che la Triennale di Milano dedicò al personaggio nel 2006), ma è chiaro che a Valentina questa cosa sta stretta, mica è una capace di stare anni chiusa in una teca di vetro a prender polvere. E infatti il volume prende vita con le storie originali create per l’occasione da Maurizio Rosenzweig, Lola Airaghi, Adriano De Vincentiis, Lola Airaghi, Corrado Roi e Tuono Pettinato, che dimostrano quanto Valentina ha ancora da raccontarci e mostrarci. Insomma, da Viva Valentina! a Valentina è viva!. Spero che questo piccolo ma riuscito esperimento abbia una sua continuazione: Valentina è davvero un personaggio eterno che ha indossato per tutti la vita gli abiti e i sogni che Crepax le ha cucito addosso e oggi è giunta l’ora che qualcun altro cominci a tessere per lei nuovi vestiti e nuovi sogni.
PS Rivolgerei ora un appello a Micol Beltramini di obbligare Paolo Bacilieri a scrivere e disegnare una storia per Valentina. In Viva Valentina! mi sono accontentato di una tavola sola, ma lui ha quel modo di disegnare le donne che vuoi mica che ci si accontenta di una sola pagina?

UominiinmareUOMINI IN MARE
di Riff Reb’s (Kleiner Flug, 2016)
Dopo A bordo della Stella del Mattino e Il Lupo dei MariRiff Reb’s conclude la sua trilogia marinara con questo Uomini in mare, raccolta di storie brevi tratti da autori classici come London, Stevenson, Poe. Nonostante la brevità delle storie, Uomini in mare è un volume compatto che vuole restituire la ricchezza e la varietà dei racconti a tema marino e che ci riesce con precisione e bravura. Il tempo di rileggerlo e arriva la recensione.

CleanRoomCLEAN ROOM # 1-7
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Quando Gail Simone scrive i supereroi non mi piace quasi mai. Si concentra troppo sui personaggi, vuole costruire psicologie complesse e nel frattempo la storia latita, l’intreccio si smolla e va tutto a rotoli. Passata in casa Vertigo, la Simone sembra avere trovato con Clean Room l’equilibrio che le è sempre mancato. La cornice complessa in cui si svolgono le vicende è ben gestita, così come i personaggi hanno tutto il tempo per crescere, mostrarsi e mettersi alla prova. Sono curioso di vedere come sbroglierà la matassa (bella intricata) ma le sensazioni sono buone. Inchini e applausi anche a Jon Davis-Hunt, capace di dare corpo alle follie della Simone con originalità e personalità.

SNOWMANFRAZETTATHE ADVENTURES OF THE SNOW MAN
di Frank Frazetta (Dark Horse, 2015)
No barbari muscolosi, no donne nude con bestie feroci, no mostri giganti. Solo un pupazzo di neve superbullo e patriottico. Frank Frazetta esordisce a soli quindici anni con questo fumetto invecchiato sul fronte etico e morale (i cattivi sono due perfidi soldati cinesi giustamente alleati con alieni altrettanto perfidi) ma con ancora qualcosa da dire dal punto di vista grafico. Divertentissimo e con una ironia spiazzante giocata sui contrasti tra i toni cartooneschi del tratto e la violenza delle azioni compiute dal protagonista. 

headsortailsHEADS OR TAILS
di Lilli Carré (Fantagraphics Books, 2012)
Bella raccolta di storie brevi dell’autrice americana. Mi piace come la Carré gioca con la struttura narrativa per raccontare le fratture dei suoi personaggi. Ironica e feroce, la Carré ha una voce davvero nuova e interessante, una sintesi grafica davvero espressiva e un’attenzione alla struttura del racconto: tre doti che mi piacciono davvero un sacco.

conanredsonjaCONAN RED SONJA
di Gail Simone, Jim Zub e Dan Panosian (Dark Horse / Dynamite, 2015)
In questo volume viene raccolta la miniserie scritta da Gail Simone e Jim Zub con il team-up tra i due eroi creati da Robert E. Howard. Quanta fiacchezza. Scrittura monolitica costruita su una struttura di salti temporali che vorrebbe raccontare tutto il rapporto tra Conan e Red Sonja negli anni e invece ammazza la narrazione. Meglio sul versante dei disegni: Dan Panosian nei primi due numeri si diverte e non poco, poi anche lui si annoia. Yawn.

Laser #6 | Giugno 2016

Laser è l’elenco delle recensioni che ho pubblicato durante il mese. Di solito sono molto poche perché sono pigro.


KadathlaserLA RICERCA ONIRICA DELLO SCONOSCIUTO KADATH di Ian N. J. Culbard (Magic Press, 2016)
I.N.J. Culbard comincia la sua esplorazione del classico lovecraftiano conscio dei limiti e dei difetti dell’originale. Compie il primo passo rimodellando la struttura del racconto, che rimane invariata nel susseguirsi degli episodi ma trova una sua stabilità nel cambiamento di ruolo di Randolph Carter, che da esploratore diventa indagatore. Questo aspetto, presente nel romanzo ma soffocato dalle descrizioni, riesce a fare emergere quella trama sotterranea che per Lovecraft era un pretesto e per Culbard diventa le fondamenta del suo fumetto.
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GreenManorLGREEN MANOR di Fabien Vehlmann e Denis Bodart (Bao Publishing, 2015)
Green Manor stupisce anzitutto per la ricchezza di trame e idee, tanto da farlo diventare un esaustivo prontuario di trame mistery. Ma Green Manor non finisce con l’essere un semplice divertissement a tema vittoriano. Vehlmann costruisce questo mosaico di storie per parlarci della violenza. Dopo aver affrontato il tema in Dolci Tenebre, Vehlmann torna sul luogo del delitto, raccontandoci ancora una volta il richiamo viscerale dell’uomo per la violenza. Lo fa in questo caso con toni meno cruenti e più beffardi rispetto a Dolci Tenebre, ma il quadro generale non è meno confortante del suo precedente lavoro.
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nyarlathotepNYARLATHOTEP di Rotomago e Julien Noirel (Edizoni NPE, 2016)
L’aderenza al testo originario, fa si che questo ibrido tra fumetto e libro illustrato, più che una raccontarci una storia sembra assurgere al compito di documentare un fatto di cronaca. Tra il testo del racconto e le illustrazioni orchestrate da Rotomago e realizzate da Noirel, non c’è un vero e proprio dialogo, ma vivono di un rapporto simbiotico che forse a volte risulta ridondante per l’eccessiva fedeltà, ma che nell’insieme trasmette un tono cronachistico strano e perturbante.
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fobowomanFOBO di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Il protagonista del fumetto di Delmas è catapultato in un mondo che lo obbliga continuamente a mutare la sua forma, così come fa con le strutture e gli esseri viventi che lo abitano. Niente rimane uguale, tutto è in perpetua mutazione, ogni incontro è un’avventura.
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