Gigahorse #5 | Giugno 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

lockekey3LOCKE & KEY #3 – La corona delle ombre
LOCKE & KEY #4 – Le chiavi del regno

di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012 – 2014)
Arrivati a metà della corsa, Hill  e Rodriguez cominciano a tirare le fila del discorso. Hill ha la grande capacità di costruire concept complessi sostenuti da trame articolate da cui però non perde mai di vita i personaggi. E questa è una dote rara che richiede concentrazione e bravura, non a caso è anche una delle caratteristiche della sua produzione di romanzi (che vi consiglio di recuperare). Rodriguez dimostra ancora una volta di essere un eccellente disegnatore, non tanto per il suo tratto (che non mi piace mai troppo), quanto per le sue capacità narrative. A stupire qui sono l’episodio che cita Calvin & Hobbes e quello in cui, per evidenziare l’effetto della Chiave Gigante, tutta la narrazione è giocata su tavole intere senza vignettatura che mettono in evidenza la statura dei personaggi. Qui la mia recensione.

Delete1DELETE #1
di Jimmy Palmiotti, Justin Gray e John Timms (Devil’s Due/1First Comics, 2016)
Miniserie di quattro numeri per Justin Gray l’impegnatissimo Palmiotti. Il primo numero è coinvolgente e incuriosisce e la scelta di affidare i ruoli dei protagonisti a un gigante con qualche ritardo mentale e a una bambina muta che custodisce un segreto, rende interessante la modalità con cui i due comunicheranno nel corso della storia.  I disegni di Timms sono sospesi tra una fantascienza prossima ventura e un noir fatto di brutti musi e faccioni.

Batman45BATMAN #49
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Continua Superheavy e continuano i problemi. Non si può certo dire che Snyder e Capullo si annoino a scrivere e disegnare il loro Batman, tant’è che offrono sempre situazioni interessanti (anche se gran parte del merito va al lavoro straordinario di FCO Plasencia ai colori, che dallo Zero Year ha saputo dare una nuova atmosfera a Gotham), si annoia però il lettore costretto a sorbirsi un Jim Gordon (e di conseguenza anche un Batman) senza identità e l’introduzione di un cattivo che dura ormai da cinque numeri e non entra mai nel vivo. Finora la parte più interessante riguarda il nuovo Bruce Wayne tutto pieno di relax, davvero una delle cose più belle fatte da Snyder.
Premesse non esaltanti per la nuova run di Detective Comics scritta da Peter J. Tomasi e disegnata da Marcio Takara: la Justice League assume Batman/Gordon perché devono fare un’indagine e loro non sono capaci. Per ora regna la noia, nei disegni e nella scrittura. Non credo migliorerà.
Come sempre chiude l’albo il Grayson di Tim Seeley e Tom King. A questo giro numero super cuoricione che vede il vecchio Dick tornare a Gotham e incontrare i vecchi amici che ancora lo credono morto. Bello il momento con Barbara e quello con  Damian anche se il confronto più bello dell’albo è ancora una volta quello con Bruce Wayne, smemorato e felice.

PrincipessaSpaventapasseriLA PRINCIPESSA SPAVENTAPASSERI
di Federico Rossi Edrighi (Bao Publishing, 2016)
Insomma, l’inizio non sembrava promettere bene, più che altro per una sensazione continua di deja-vu con Coraline nella storia, nella atmosfere, nelle tematiche, e se non fosse stato per i disegni nervosetti di Edrighi avrei smesso di leggerlo dopo qualche pagina. Ma ecco sbucare fuori una cosa che mi ha fatto dire: Ecco, questo è un libro che serve! (per sapere cos’è vi tocca aspettare la recensione). Il tutto forse rimane un poco derivativo e la storia non è fluida e precisa come dovrebbe essere, però è una buona dimostrazione di coraggio che spero abbia buoni sviluppi.

AW21ADAM WILD #21 – La medusa immortale
di Gianfranco Manfredi e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Antonio Lucchi è il disegnatore naturale di Adam Wild. I suoi due albi e mezzo sono i migliori della serie e questo numero 21 è la sua punta di diamante. Non è solo un disegnatore di grande atmosfera (la sua Africa sembra sempre avvolta da una sabbia magica), ma riesce a gestire con sicurezza anche la recitazione dei personaggi. Qui Manfredi lo fa scatenare su una sceneggiatura onirica e psichedelica che Lucchi interpreta con una visionarietà retrò aderente alle atmosfere della serie.

batmanrobineternal1IL CAVALIERE OSCURO #42 – 43
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Prende il via Batman e Robin Eternal e per ora i primi cinque numeri convincono. Bisognerà vedere come a reggere la lunga durata (Batman Eternal, seppur bello, soffriva di notevoli scompensi), ma è troppo presto per fasciarsi la testa. Per ora il gruppo di Robin c’è e le dinamiche funziona molto bene. Staremo a vedere.
We are Robin ha riportato il lettore della bat-famiglia per le strade di Gotham. Tra villain, cross-over ed eventi, ci si dimentica troppo spesso (sceneggiatori in primis) che gli eroi di Gotham vivono ed esistono per la loro città. E la testata di Bermejo/Corona è l’unica che ci ricorda costantemente e in maniera totale questo aspetto, con quel suo approccio da rissa da strada (incoscienza + improvvisazione) che convince sempre di più.
Ci avviamo verso la fine della bella run di Catwoman gestita da Genevieve Valentine. Peccato che questi ultimi numeri siano sottotono rispetto al resto, ma la sceneggiatrice sta finendo di tirare tutti i fili  del discorso e non è detto che il numero finale non ci riservi qualche sorpresa.

NyarlathotepNYARLATHOTEP
di Rotomago e Julien Noirel (Nicola Pesce Editore, 2016)
Più che un fumetto, un libro illustrato. Il racconto di Lovecraft viene riproposto integralmente facendo da voce narrante alle immagini di Noirel, il cui lavoro è orchestrato dalle indicazioni registiche di Rotomago. Il risultato è molto evocativo, ma ancora devo capire bene il rapporto che intercorre tra testo e immagini.
Ehi, ora è passato del tempo e tutto mi è più chiaro. Leggete qui tutta la verità!

UT3UT #3 – Le vie dei pensieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Sin dal primo numero UT mi ha convinto soprattutto per un fattore: la sua capacità di trascinarci in un universo completamente diverso dal nostro senza fornirci coordinate. Così più che farsi leggere, UT si fa abitare. Il lettore deve ambientarsi alle atmosfere, al tono dei dialoghi, a un sistema burocratico, filosofico e di valori che nulla ha a che vedere con quello a cui siamo abituati. UT è venire a contatto con un altro universo e farsi travolgere dai suoi misteri (come fa giustamente notare Marco Montanaro in questo post su Malesangue). Il terzo numero continua su questa strada, a parte per un particolare che mi ha rovinato la lettura. A metà albo circa, dopo un monologo in cui i filosofi cercano di spiegare la loro funzione, Ut risponde con un “Ma va’ a ciapà i ratt”.

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A seguire, un asterisco che ci rimanda alla porzione inferiore della vignetta in cui ci viene spiegato ai non lombardi (con un giro di parole francamente assurdo) il significato della frase. Questa spiegazione occupa la metà precisa della vignetta, non è ubicata al margine della tavola, ma proprio all’interno della stessa. Ecco, in una serie dove nulla è spiegato ha davvero senso dare al lettore questa spiegazione? Leggerla mi ha catapultato fuori da UT e dal suo universo, fuori dall’albo, fuori dalla bolla che mi ero costruito per leggerlo. Ero di nuovo sul treno diretto a Milano, ero di nuovo qui e tempo qualche minuto sarei dovuto scendere alla stazione di Bovisa.

LoneSloaneSmallLONE SLOANE – L’integrale
di Philippe Druillet (Magic Press, 2016)
Finito da ventiquattro ore e sono ancora frastornato dalla potenza di Druillet. Lasciate da parte la storia (che fa il suo dovere ma insomma, si capisce poco o niente) e fatevi scassare gli occhi come mai nessuno ha fatto. Il mio tentativo di scrivere la recensione di questo libro è questo qui, se non ci capite nulla leggetevi questi due pezzi di Boris Battaglia.

INeverLikedYouI NEVER LIKED YOU
di Chester Brown (Drawn and Quarterly, 2002)
Se mi seguite da un po’ conoscerete la mia avversione nei confronti del fumetto autobiografico, che a parte rare eccezioni, fatica sempre a convincermi. Tra questi c’è Chester Brown, uno che ha sempre scritto di sé stesso senza voler trasmettere o insegnare qualcosa al suo lettore. Con I never liked you ci racconta il ricordo della sua adolescenza, senza trama, senza significati, senza simbolismi e metafore. Ci sono solo le cose che gli sono successe e che ha fatto succedere. Cose che non ha ancora compreso e che non pretende di farci capire. Un maestro da cui molti dovrebbero apprendere.

MasacreDEADPOOL #61 – I soliti sospetti
di  Gerry Duggan, Brian Posehn, Mike Hawthorne e Scott Koblish (Panini Comics, 2016)
Deadpool non è l’eroe che fa per me. Mi sembra sempre che le storie siano salvate più dall’umorismo e dai trucchetti meta-narrativi che da una scrittura efficace. In fondo però riesce sempre a divertirmi, anche grazie alla sua violenza esasperata. Deadpool #3 si perde un po’ troppo nella soap-opera per i miei gusti, per fortuna chiude l’albo una storia dedicata a Masacre, il Deadpool messicano: divertentissimo e violentissimo.

ValentinaDeVincentisVIVA VALENTINA!
A cura di Micol Beltramini (Edizioni BD, 2016)
Il libro comincia tra la celebrazione e la museificazione (non a caso i testi selezionati sono quelli del catalogo della mostra che la Triennale di Milano dedicò al personaggio nel 2006), ma è chiaro che a Valentina questa cosa sta stretta, mica è una capace di stare anni chiusa in una teca di vetro a prender polvere. E infatti il volume prende vita con le storie originali create per l’occasione da Maurizio Rosenzweig, Lola Airaghi, Adriano De Vincentiis, Lola Airaghi, Corrado Roi e Tuono Pettinato, che dimostrano quanto Valentina ha ancora da raccontarci e mostrarci. Insomma, da Viva Valentina! a Valentina è viva!. Spero che questo piccolo ma riuscito esperimento abbia una sua continuazione: Valentina è davvero un personaggio eterno che ha indossato per tutti la vita gli abiti e i sogni che Crepax le ha cucito addosso e oggi è giunta l’ora che qualcun altro cominci a tessere per lei nuovi vestiti e nuovi sogni.
PS Rivolgerei ora un appello a Micol Beltramini di obbligare Paolo Bacilieri a scrivere e disegnare una storia per Valentina. In Viva Valentina! mi sono accontentato di una tavola sola, ma lui ha quel modo di disegnare le donne che vuoi mica che ci si accontenta di una sola pagina?

UominiinmareUOMINI IN MARE
di Riff Reb’s (Kleiner Flug, 2016)
Dopo A bordo della Stella del Mattino e Il Lupo dei MariRiff Reb’s conclude la sua trilogia marinara con questo Uomini in mare, raccolta di storie brevi tratti da autori classici come London, Stevenson, Poe. Nonostante la brevità delle storie, Uomini in mare è un volume compatto che vuole restituire la ricchezza e la varietà dei racconti a tema marino e che ci riesce con precisione e bravura. Il tempo di rileggerlo e arriva la recensione.

CleanRoomCLEAN ROOM # 1-7
di Gail Simone e Jon Davis-Hunt (Vertigo, 2015-2016)
Quando Gail Simone scrive i supereroi non mi piace quasi mai. Si concentra troppo sui personaggi, vuole costruire psicologie complesse e nel frattempo la storia latita, l’intreccio si smolla e va tutto a rotoli. Passata in casa Vertigo, la Simone sembra avere trovato con Clean Room l’equilibrio che le è sempre mancato. La cornice complessa in cui si svolgono le vicende è ben gestita, così come i personaggi hanno tutto il tempo per crescere, mostrarsi e mettersi alla prova. Sono curioso di vedere come sbroglierà la matassa (bella intricata) ma le sensazioni sono buone. Inchini e applausi anche a Jon Davis-Hunt, capace di dare corpo alle follie della Simone con originalità e personalità.

SNOWMANFRAZETTATHE ADVENTURES OF THE SNOW MAN
di Frank Frazetta (Dark Horse, 2015)
No barbari muscolosi, no donne nude con bestie feroci, no mostri giganti. Solo un pupazzo di neve superbullo e patriottico. Frank Frazetta esordisce a soli quindici anni con questo fumetto invecchiato sul fronte etico e morale (i cattivi sono due perfidi soldati cinesi giustamente alleati con alieni altrettanto perfidi) ma con ancora qualcosa da dire dal punto di vista grafico. Divertentissimo e con una ironia spiazzante giocata sui contrasti tra i toni cartooneschi del tratto e la violenza delle azioni compiute dal protagonista. 

headsortailsHEADS OR TAILS
di Lilli Carré (Fantagraphics Books, 2012)
Bella raccolta di storie brevi dell’autrice americana. Mi piace come la Carré gioca con la struttura narrativa per raccontare le fratture dei suoi personaggi. Ironica e feroce, la Carré ha una voce davvero nuova e interessante, una sintesi grafica davvero espressiva e un’attenzione alla struttura del racconto: tre doti che mi piacciono davvero un sacco.

conanredsonjaCONAN RED SONJA
di Gail Simone, Jim Zub e Dan Panosian (Dark Horse / Dynamite, 2015)
In questo volume viene raccolta la miniserie scritta da Gail Simone e Jim Zub con il team-up tra i due eroi creati da Robert E. Howard. Quanta fiacchezza. Scrittura monolitica costruita su una struttura di salti temporali che vorrebbe raccontare tutto il rapporto tra Conan e Red Sonja negli anni e invece ammazza la narrazione. Meglio sul versante dei disegni: Dan Panosian nei primi due numeri si diverte e non poco, poi anche lui si annoia. Yawn.

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Gigahorse #4 | Maggio 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

batmanloboBATMAN / LOBO
di Alan Grant, Simon Bisley e Sam Kieth (RW Edizioni, 2014)
Il volume raccoglie i due incontri tra il Crociato Incappucciato e l’ultimo czarniano. Sam Keith non mi ha mai fatto impazzire e la sua miniserie Batman/Lobo – Deadly Serious non ha contribuito a farmi cambiare idea su di lui. Non solo la sceneggiatura è a tratti ridicola, ma la colorazione digitale distrugge buona parte del lavoro grafico.
Di tutt’altro spessore la storia a firma dei due creatori di Lobo. La sceneggiatura di Grant è divertente e folle al punto giusto, ma sono i disegni di Bisley a far fare il salto di qualità: grottesche, dopate ed espressioniste, le tavole di Bisley sono un luna park di trovate bizzarre ed eccessive.

BatmaneuropaBATMAN EUROPA #1-4
di AA.VV. (DC Comics, 2016)
Di solito le cose che vanno per le lunghe non finiscono troppo bene. Eppure questo Batman Europa annunciato nel 2004 e arrivato sugli scaffali dodici anni dopo, convince e stupisce. La sceneggiatura scritta da Matteo Casali e architettata insieme a Jim Lee brilla per l’interessante voce di Batman e il rapporto che intesse tra lui e il Joker che li vede portare avanti una ricerca parallela senza mai però quella complicità tipica del buddy movie, mantenendo quindi la giusta distanza tra i due. Anche dal punto di vista grafico Batman Europa convince, immergendo di volta in volta il Crociato Incappucciato in un’atmosfera nuova e distante da quella di Gotham. Un paio di numeri in più avrebbero migliorato un finale forse troppo affrettato ma con un colpo di scena davvero convincente, non tanto per la scoperta del responsabile, quanto per la modalità con cui viene svelato.

ICO41IL CAVALIERE OSCURO #41
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
We are Robin
sempre più convincente. Il numero #3 si chiude con un bel colpo di scena, ma è il #4 a lasciare a bocca aperta. Non solo è molto bella la storia che Bermejo cuce addosso a Riko Sheridan, con una Batgirl fonte d’ispirazione per la ragazza, ma i disegni di James Harvey sono SPETTACOLARI. Ogni tavola trasuda la confusione e l’entusiasmo dell’adolescenza e la regia replica i pensieri frenetici e la vita multitasking riempiendo visivamente ogni spazio disponibile.
La Selina Kyle della coppia Valentine-Messina sta invece preparando la strada per tornare a indossare il costume di Catwoman. Continua a divertirmi il rapporto tra la Gatta e Spoiler, ma per il resto i numeri #43 e 44 qui contenuti sono i più deboli tra quelli finora usciti. Ma il colpo di scena finale probabilmente darà una scossa alla testata.

Batman48BATMAN #48
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Il numero si apre come sempre con la serie ammiraglia Batman, che vede il Crociato incappucciato protagonista di una storia fuori continuity intitolata Un caso semplice. Bastano poche pagine per farci convincere che questa è una delle migliori storie di Batman da molto tempo a questa parte, e sicuramente è una delle cose migliori scritte da Snyder. Sembra di vedere concentrati qui tutti i temi, le atmosfere e gli obiettivi che sembrava avere la testata nei primi numeri della sua gestione: atmosfera livida, una Gotham vivisezionata partendo dall’urbanistica per arrivare alla sociologia, e un Batman finalmente concentrato a combattere il crimine vero. Poi la gestione Snyder ha fatto la fine che ha fatto, soffocata da inutili cross over e un’ossessione per il Joker davvero noiosa, ma questo numero brilla e si farà ricordare per un bel pezzo.
Su Detective Comics #44 si conclude invece la gestione di Brian Buccellato, con una battaglia tra robottoni che non è questo granché. D’altronde il vero focus della gestione di Buccellato era il Detective Bullock e infatti l’attenzione è tutta su di lui. Non finisce col botto, ma è stata una run piacevole e per certi versi sorprendente.
Su Grayson #11 continuano invece gli intrighi spionistici orditi da Tom King ai danni dell’ex Robin, ex Nightwing, ex di Barbara Gordon, ex di Elena Bertinelli e ora quasi ex agente della Spyral. Numero più teso del solito, composto da un lungo combattimento coreografato alla perfezione da Mikel Janìn.

Locke&Key2LOCKE & KEY # 2 – Giochi mentali
di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012)
Se c’è una cosa che il piccolo Joe HIllstrom King ha imparato da Babbo Steve è la sua capacità di rendere credibili cose assurde. Avete presente quando King racconta di un demone che infesta una stiratrice industriale o che scendendo tre gradini nello scantinato di un diner si torna nel 1959, e voi non battete ciglio? Ecco, Joe Hill sa incantare nello stesso modo nonostante la sua produzione (sia dei romanzi che dei fumetti) sia meno simile a quella paterna di quanto si creda.
Nel secondo story arc di Locke & Key, il buon Joe ci fa credere che all’interno della nostra testa c’è un mondo vero e proprio (con edifici, persone, eccetera) che è il risultato delle nostre esperienze, dei nostri ricordi e delle nostre paure. Come scoprirlo? Semplicemente infilandoci una chiave nell’apposita toppa che abbiamo sulla nuca. E io non solo ci credo fortissimo, ma gioisco del fatto che il tutto sia gestito con meno metaforoni di quanto si poteva sospettare. Qui la mia recensione.

escapefromfloridaFUGA DA NEW YORK #1 – Fuga dalla Florida
di Diego Barreto e Christopher  Sebela (Editoriale Cosmo, 2016)
Sì, è il fumetto del film di Carpenter. Sì, comincia proprio dove terminava Fuga da New York. Sì, nella traduzione il nome rimane Jena Plissken. Date queste tre coordinate, si capisce che lo sceneggiatore Barreto ha capito bene come funzionava il film: un protagonista silenzioso con una missione da compiere e un circo di comprimari strambi e sopra le righe a dare le poche coordinate utili allo spettatore. Replicata sulle pagine del fumetto purtroppo la cosa  funziona meno: i personaggi secondari, costretti a colmare buchi e a dare spiegoni, subissano le tavole di parole, sacrificando anche il giusto spazio che il fumetto avrebbe dovuto dare alle scene d’azione del protagonista, che per questo motivo fatica un poco ad emergere.

UT2UT #2 – Le vie dei mestieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Ancora nebbia sulle pagine di UT  e pare non abbia in programma di diradarsi. Non che sia un male. Mi piace il mistero che aleggia tutto intorno a questo mondo e sinceramente spero che ci venga rivelato il meno possibile, giusto quello che ci è utile sapere per il proseguimento della trama. UT è una serie paesaggistica, se così si può dire, e sarebbe un peccato dare un senso alla fascinazione provocata dagli ambienti e dal disegno di Roi. Che la storia prosegua svelando i suoi segreti, ma che quel mondo ci rimanga misterioso.

headlopper3HEAD LOPPER #3
di Andrew MacLean (Image Comics, 2016)
Niente, Head Lopper purtroppo non ingrana e il fatto che manchi solo un numero alla conclusione non fa ben sperare in una ripresa all’ultimo secondo. MacLean non riesce a gestire la trama orizzontale, con il risultato che se le trame autoconclusive di ogni storia funzionano alla perfezione, la storia principale sta andando a svanire numero dopo numero. Il divertimento però non manca mai: anche se a questo giro si nota qualche incertezza (perché interrompere il combattimento finale con le tavole della testa della strega che chiacchierano con il teschio?), la serie conferma un buon ritmo e alcune eccellenti trovate grafiche.

rATMAN26RATMAN GIGANTE #26-27
di Leo Ortolani (Panini, 2016)
Non so mai cosa scrivere su Ratman. Divertire mi diverte sempre un sacco, ma davvero non riesco a sintonizzarmi sulla lunghezza d’onda giusta per apprezzarne la storia. A questo punto credo sia un problema mentale.

revolushowREVOLUSHOW
di Alessandro Caligaris e Antonio L. Falbo (Eris Edizioni, 2016)
L’espediente narrativo è quello di una lunga diretta televisiva (e il tutto è gestito molto bene), il tema è quello del potere che si tramanda di rivoluzione in rivoluzione. L’umanità di Caligaris è sempre più brutta, sporca e cattiva, e l’aiuto di Falbo alla scrittura non alleggerisce certo il carico di pessimismo, violenza e volgarità. Forse è meno cattivo di quello che vorrebbe essere, ma è sicuramente un lavoro ben riuscito nonostante la tematica non proprio facile. Se volete leggere la recensione, sintonizzatevi qui.

viaggioatokyoVIAGGIO A TOKYO
di Vincenzo Filosa (Canicola, 2015)
Mi aspettavo un fumetto di viaggio, autobiografico e divulgativo e invece il graphic novel di Vincenzo Filosa – pur avendo tutti questi elementi – riesce ad andare più in profondità. Perché Filosa non vuole insegnare niente, ma solo raccontare la sua esperienza giapponese. E lo fa con un lavoro mimetico che rilegge sensazioni ed emozioni attraverso i modi e gli stili del manga. Il tempo di rileggerlo ancora due o tre volte e arriva la recensione.

HQ12SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #11-12
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Dopo un paio di numeri di rodaggio, entra finalmente in azione la Gang delle Harleys. I rischi erano due: che questo super-gruppo annacquasse l’identità delle serie, oppure che Harley Quinn facesse scomparire questo gruppo di comprimari a causa del suo carisma. Dimenticavo però che Palmiotti e la Conner sono bravi bravissimi e quindi per ora è tutto bilanciatissimo. Non so, vedere Harley Quinn nel ruolo di mentore è una scelta che per ora sta premiando la serie.
Suicide Squad si trova sempre in quel limbo di noia e svogliatezza. Non basta neppure un Black Manta affascinato dalla dittatura di quel posto in cui sono incastrati da boh, cinque o sei numeri, per svegliarmi dal torpore.
I Segreti Sei di Gail Simone cominciano invece a entrare nel vivo del racconto. Staremo a vedere cosa riuscirà a combinare la sceneggiatrice dopo il colpo di scena del numero 3.

dracularecchioniI MAESTRI DELL’ORRORE: DRACULA
di Michele Monteleone e Fabrizio Des Dorides (Star Comics, 2015)
Purtroppo mi ha convinto meno dell’adattamento a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Certo, il Dracula di Bram Stoker è un libro molto complesso, difficile da adattare perché composto da lettere, telegrammi, estratti di diari e altra documentazione, in pratica tutte cose che non possono essere replicate in ambito fumettistico con soluzioni proprie del mezzo (per esempio il cinema ha il mockumentary). Monteleone fa la scelta di utilizzare comunque la struttura epistolare, però meh.

DeadpoolTriSpecialDEADPOOL TRI-SPECIAL
di AA.VV. (Panini Comics, 2015)
Il volume raccoglie tre annual (uno del 2013, due del 2014) di Deadpool. Il primo introduce Madcap ma sinceramente ci ho capito poco o nulla. Nel secondo c’è un team-up tra Deadpool e Spiderman: divertente ma nulla di memorabile, in più ogni tanto mi faceva strano il modo in cui Jacopo Camagni disegnava la faccia di Spidey. Il terzo annual mi ha convinto più degli altri. Nulla di che, però ci sono degli animali che si costruiscono delle corazze robotiche con cui combattere. In sintesi un volume decisamente noiosetto.

AW20ADAM WILD #20 – Alla ricerca di Odwina
di Gianfranco Manfredi, Matteo Bussola e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Albo solido e convincente, con una prima parte dove Manfredi dirige tre gruppi di personaggi senza mai sbandare, e una seconda parte che ci introduce al prossimo episodio, quello che sulla carta parrebbe essere di gran lunga il migliore della serie. Buono il lavoro di Matteo Bussola, ma è Antonio Lucchi la vera star dell’album. Lucchi è un disegnatore d’atmosfera, molto bravo nella scelta delle inquadrature e capace di costruire il ritmo delle tavole in maniera originale. Di tutti i talenti emersi da questa serie, è lui il più convincente e il più maturo. Non vedo l’ora del prossimo numero, tutto disegnato da lui.

bigkidsBIG KIDS
di Michael DeForge (Drawn & Quarterly, 2016)
A leggere le prime trenta pagine, l’ultimo lavoro di Michael DeForge sembra il suo fumetto più personale e brutale. Poi prende il largo e torna sui territori massimalisti cui l’autore canadese ci ha da sempre abituato. Gabriele Di Fazio su Just Indie Comics, fa notare come Big Kids possa essere un’occasione mancata e in effetti sembra che DeForge stia ancora cercando la formula giusta per unire la brusca intimità dei suoi racconti con quella sua visione del mondo che vuole ricondurre tutto (anche il fumetto stesso) a forme più semplici ed elementari. La formula perfetta non l’ha ancora trovata, ma se questa è la qualità dell’attesa noi si aspetta volentieri.

deadpool60DEADPOOL #60 – Sumus omnes Deadpool
di  Gerry Duggan e Mike Hawthorne (Panini Comics, 2016)
Leggendo questo personaggio da praticamente un mese (grazie all’intervento di mia sorella) intuisco che dopo Secret Wars, il Mercenario Chiacchierone si è trasformato in una sorta di imprenditore mettendo in piedi una squadra di vendicatori a pagamento piena di matti. Due numeri divertenti, ma le dinamiche un po’ stanche del “troviamo un equilibrio tra i folli componenti del gruppo” non le ho trovate troppo originali. Il colpo di scena finale invoglia a continuare la lettura.

FobosmallFOBO
di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Largemouths
l’ho riletto cinque volte, con Fobo sono solo a quota quattro, ma penso che prima di poterne scrivere la recensione dovrò rileggerlo molte altre volte. Il nuovo libro di Gabriel Delmas è più breve di Largemouths ma molto più criptico e affascinante. Più che un fumetto è una poesia visiva ammaliante e perturbante. [Arrivato a quota sette riletture, ho finalmente scritto la recensione].