Zinedrome #3 | AFA 2018: dolce e brulicante come carne andata a male

Zinedrome è una rubrica su autoproduzioni, zine, collettivi e queste robe qui. Esce quando ne ha voglia.

Che bello parlare dell’AFA mentre c’è l’afa, guardarsi allo specchio e vedersi trasfigurato in uno Sgorbions. Sudore, pelle arrossata e squamata, occhiaie per il poco dormire, gli angoli della bocca appiccicosi di ghiaccciolo, le orecchie assalite dalle zanzare, ma in fondo che bello essere orrendi. Tom Bunk è un vecchio bizzarro, matto abbastanza da volerci ricordare in ogni suo disegno quanto è divertente la sporcizia, quanto lo sono i fluidi corporei, i corpi deformi e i giochi di parole per prendere e prendersi in giro. All’AFA era presenta una selezione dei suoi primi lavori: sembrava di vedere cose di Jacovitti lasciate fuori dal frigor a marcire. Bellissimo.

Prosegue anche quest’anno il lavoro di recupero che AFA – Autoproduzioni Fichissime Andergraund sta facendo con la misconosciuta e militante casa editrice nordcoreana Yellow Kim. Una mostra presenta tutte le tavole della ristampa anastatica del Tex Situazionista, opera di costante, tremendo e selvaggio détournament sul personaggio bonelliano per eccellenza. Gli autori (tantissimi e tutti anonimi) modificano, distruggono, ricostruiscono, sovrappongono e mischiano, destabilizzano la solidità bonelliana giocando con volgarità, mostruosità e bassi istinti. Un capolavoro dell’assurdo. Se lo volete recuperare contattate l’AFA sulla loro pagina Facebook e mettetevi d’accordo grazie alla forza dell’amicizia!

Adesso facciamo che vi racconto i fumetti che ho comprato.

Mi sembra giusto cominciare con un’infornata di fumetti di Hurricane Ivan, uno degli organizzatori dell’AFA e autore orgogliosamente underground (nel tratto, nei riferimenti, nei metodi di produzione). La sua è satira acidissima che corrode le carni come quella degli Scarabocchi di Maicol e Mirco: non attacca solo persone e comportamenti, attacca la vita stessa. Se non lo conoscete rifornitevi qui, oppure aspettate settembre per leggere la raccolta de I sopravvissuti (pubblicati in origine su Linus) in uscita per Eris Edizioni.

CAPONE BACK FROM HELL
di Hurrican Ivan (Chicago Comics Productions, 2017)
Al Capone torna dall’inferno e a suon di favori, minacce e riscossioni fa tornare felicità e prosperità in una nazione di morti viventi. La satira di Hurricane Ivan è un tritatutto marcio e grottesco che non mostra alcuna pietà per i potenti e ancora meno nei confronti di chi potere non ne ha. Tutto si sta sciogliendo, tutto sgronda al suolo, resistono solo gli eccessi: chi divora per il potere e chi è abbastanza insulso da farsi divorare per ultimo. A ridere e spartirsi i resti e le macerie del nostro mondo rimangono i morti, che non sono poi tanto diversi da noi. 

SILLY SHOCKING STORIES #1
di Hurrican Ivan (Chicago Comics Productions, 2016)
Queste Silly shocking stories di Hurricane Ivan sembrano figlie del delirio e dei terrori atomici della Guerra Fredda, trasformatisi grazie al proverbiale ottimismo statunitense in banali quotidianità e confortevole routine. Così l’umanità post-atomica immaginata da Hurricane non solo convive con malformità e mostruosità di vario genere, ma crea ex novo mutazioni genetiche per migliorare e migliorarsi agli occhi del loro unico e solo Dio: il consumismo. Una commedia horror illuminata dai neon di un ipermercato.

De Press è forse l’unica realtà indipendente che vuole spingere il fumetto un poco più là. Non si sa dove, ma quel là è abbastanza lontano da rendere ognuno dei loro libri un’esperienza di lettura capace di mettere alla prova il lettore. Ci sono cose matte, cose divertenti, cose che sembrano astratte e invece no, cose che sembrano materiali e invece no, cose piene di righette (come quelle di Andrea De Franco, anche creatore dell’etichetta) e cose pittoriche, cose fatte con le fotografie e cose fatte con la tecnica del computers. Insomma, cose che dovete comprare sborsando dei soldi qui.

PICCOLO NIENTE 
di Andrea De Franco (De Press – Libreria Modo Infoshop, 2018)
Piccolo niente è la storia di un’inquietudine che per trovare la calma diventa materia. Si trasforma in fantasma (anche se sarebbe meglio dire in lenzuolo) ma gli incubi seguitano a funestare i suoi sogni. Decide così di mutare in un molle e soffice impasto che il suo proprietario può modellare, massaggiare e lasciar lievitare in pace per tutta la notte all’interno di una bacinella segreta. Sorprende ancora una volta la capacità di Andrea De Franco di raccontare cose invisibili rendendole palpabili e reali attraverso il fumetto. Lo fa ormai con mano sempre più sicura, sfruttando le sue influenze e l’esperienza acquisita coi suoi lavori precedenti (per esempio qui si nota come i suoi esperimenti più astratti trovano modo di inserirsi in una narrazione a fumetti più classica), ma percorrendo ormai una strada che è quasi esclusivamente sua. De Franco sperimenta e fa il matto, ma non dimentica mai di lasciare un’emozione o un sentimento al lettore.

DRAMMATICO COME UN VAN GOGH
di Beatrice Bertaccini – Testi di Fabio Cesaratto (De Press, 2017)
Immaginate se i dipinti di Van Gogh cominciassero a popolarsi improvvisamente di Puffi: penserete subito che quelle atmosfere verranno inevitabilmente tradite dalla giovialità degli omini blu. Il lavoro di Beatrice Bertaccini è qui a dimostrare il contrario, perché in questo caso i due poli opposti non vengono uniti (si evita così la conseguente e naturale preponderanza di uno dei due) ma solo affiancati. Ne esce fuori un libro che propone in ogni illustrazione un po’ delle atmosfere tese di Van Gogh e un po’ quelle naive dei Puffi, creando un interessante contrasto e una reciproca influenza tra i due opposti (infatti non sempre a portare la felicità sono i Puffi e non sempre è Van Gogh il portatore dei tormenti). Il libro pubblicato da De Press Publishing si intitola Drammatico come un Van Gogh, ma sarebbe potuto intitolarsi benissimo Felice come un puffo.

FONTANESI – GRAN RISERVA RATATA’
di Fontanesi (De Press, 2017)
Se dovessi ridurre a due i motivi per cui sto su instagram, direi Riley Nixon e Fontanesi. Questa non è la sede adatta per parlare in maniera precisa della Nixon (ce ne sarebbero da dire, ma tant’è), quindi passiamo direttamente a Fontanesi. Maestro del collage digitale, creatore di mondi paralleli, oggetti futuristici, ibridi e mutazioni, la fotografia di Fontanesi parte come realista (fatta di zoom digitali e scatti rubati), si fa deviare dal surrealismo dei fotomontaggi e poi torna qui sulla Terra. L’occhio di Fontanesi è quello di un alieno che registra il nostro mondo con strumenti non adatti, e cerca poi di ricomporlo un po’ a memoria e un po’ secondo i suoi parametri extraterrestri. De Press raccoglie in questo secondo catalogo realizzato appositamente per il Ratatà di Macerata, alcune tra le sue cose migliori. Seguite Fontanesi su Instagram e poi vantatevi con gli amici di avere tra le mani anche la versione cartacea di una cosa che sta su internet.

HOMMAGE #2
di Lorenzo Matteucci e Simone Proietti Timperi (De Press, 2018)
Continuano le avventure della coppia del fumetto più psicopatica e colma di buoni sentimenti: Hoovy e Golden Boy. Questo secondo episodio parte cupo, sostituendo le superfici lucide del primo con un bianco e nero brulicante amplificato dalla carta verde su cui è stampato. Il risultato sembra un episodio dei Teletubbies diretto da Béla Tarr. Matteucci e Proietti Timperi proseguono con una narrazione acida i cui picchi di stralunata dolcezza riescono a renderla ancora più straniante. Si va spesso in corto circuito, ma è quello che da queste parti si cerca.

Quelli del Doner Club sono giovani, sono matti e stanno imparando tutte le mosse per mandare al tappeto i loro lettori e i loro colleghi. Mi piace come cercano di raccontare la quotidianità attraverso filtri insoliti (in questo caso dei funny animals sotto anabolizzanti e uno shonen provinciale sul bullismo). Recuperate tutto quello che potete dal loro negozio online.

NOONDAY #1-2
di Dario Sostegni (Doner Club, 2017-2018)
Una città, un meteorite ebete che ne minaccia la distruzione e quattro abitanti che fanno i conti con l’eventualità di morire da un momento all’altro. Dario Sostegni continua a crescere e affina sempre di più il suo tratto molto materico raggiungendo qui una sintesi, un divertimento e una complessità che in passato aveva solo sfiorato. Sicurissimo delle forme dei propri personaggi, Sostegni li accompagna in questa storia di solitudini e apocalisse, modellando emozioni e sentimenti taciuti con quella materia molle di cui sono fatti. Anche lo storytelling procede sicuro, con una regia a cui piace girare in tondo ai suoi protagonisti come a volerne registrare ogni centimetro di corpo. Completano il quadro i colori di Federica Bellomi e Maria Melotti, precisi nel farsi a volte intimisti e a volte psichedelici. Peccato solo per un finale un po’ sospeso, capace di dare una conclusione soddisfacente alla parte emotiva ma che rimane un po’ irrisolta per quanto riguarda la semplice trama.

GRAVEYARD KIDS #2
di Davide Minciaroni (Doner Club, 2017)
La prima cosa da dire su Graveyard Kids è che ha vinto il Premio Micheluzzi come Miglior serie dal tratto non realistico. La questione è epocale: non solo perché a vincerlo è un’autoproduzione stampata dall’edicolante sotto casa in tempi in cui ogni cazzo di fumetto è stampato su carta di riso da 300 grammi, ma perché questo fumetto non fa ridere. Dopo anni in cui il Micheluzzi ha ridicolmente premiato in questa categoria gentaglia come Don Alemanno, varie inutilità Disney e ripetendo la stanca fanfara dedicata a Rat-Man oltre ogni tempo limite (e questo solo perché tratto non realistico = storielle da ridere), siamo finalmente di fronte a un cambiamento. Il fumetto di Davide Minciaroni è uno shonen marcissimo pieno di bottemanga, bulli, cortili pericolosissimi, ragazzini disgustosi ed eroi pieni di dubbi. Minciaroni rispetta tutte le regole del genere (compresa la completa trasparenza nel raccontare i pensieri del protagonista) e non si vergogna a rimanere in superficie per dare la precedenza a una narrazione solida e già matura, capace di intrattenere, divertire ed emozionare in maniera genuina. Avanti così.

LISTALAMISE – Gli avanzi della muffa
di Lise & Talami (Autoproduzione, 2017)
Listalamise – Gli avanzi della muffa si apre con una dichiarazione di guerra contro la trama, un racconto che mette subito in evidenza la stupidità delle connessioni dell’intreccio, delle ricostruzioni psicologiche in cartongesso e dei finali con qualcosa da insegnare. Il fumetto che segue fa anche di meglio: completamente sganciato dai bisogni autoindotti di una storia (o quella che noi in senso tradizionale riteniamo tale), il fumetto procede per quadri disgiunti, indipendenti tra loro e al contempo parti organiche di uno stesso racconto. Ognuno di loro ha un capo e una coda, ma appartengono ad animali diversi. Lise e Talami riducono in macerie la trama per sbriciolare ogni meccanismo invisibile di potere: religione, burocrazia, medicina, il fumetto stesso. Creano un linguaggio a parte e rifiutano di raccontare l’umano preferendogli la materia in putrefazione di cui è composto. Abbattono i muri portanti della società e del fumetto e si fanno cascare l’edificio in testa.
Non so dove potete acquistarlo, ma fossi in voi contatterei gli autori su Facebook e sicuro che in qualche modo riuscirete ad accaparrarvene una copia.

LA CAIDA E COYOTA
di Juliette Bensimon Marchina – Traduzione di Valerio Bindi (Fortepressa, 2017)
Se siete alla ricerca di una storia femminista, socialmente impegnata e capace di parlare di adolescenza, La Caïda e Coyota è il fumetto adatto a voi. Se invece cercato un fumetto pieno di sparatorie, ricolmo di sete di vendetta e licantropia, La Caïda e Coyota fa ancora una volta per voi. Il fumetto della messicana Juliette Bensimon Manchina si divide letteralmente tra b-movie e storia di un’adolescenza disadattata, sfruttando una divisione dei capitoli, che si succedono regolari dividendo così con precisione lo spazio dedicato alle due trame, diversificate tra loro anche da due colori diversi. In mezzo a questi due elementi la Bensimon Marchina trova l’equilibrio giusto per far diventare il suo fumetto un affresco femminista puro, senza proclama e senza spiegoni, e raccontare in maniera nuova (ma non meno dolorosa e sofferta) i femminicidi che flagellarono Ciudad Juárez negli anni Novanta.
Se non  volete perdervi uno dei titoli più sorprendenti dell’anno, andate qui.

JUNKO
di Danilo Manzi (Hollow Press, 2018)
Danilo Manzi racconta la storia vera e tremenda di Junko Furuta attraverso la partita a mahjong cui è appesa la sua vita. Le tessere e le mani si muovono sulla superficie del tavolo che Manzi lascia quasi sempre fuori campo come a suggerirci che il vero gioco e la vera strategia stanno altrove. Infatti superata la linea di demarcazione del tavolo e abbandonate le tessere, Manzi dà vita a un giocopsicologico che lentamente si trasforma in una storia di fantasmi. La matita di Manzi ha la forma dell’incubo sottile, gli spazi che costruisce brulicano di sporco e malvagità, i corpi dei carnefici invece sono statue disarmoniche che cercano di riempire la scena senza grossi risultati. L’unico vero corpo è quello martoriato di Junko Furuta, uno spirito di vendetta la cui presenza è centellinata e per questo ancora più deflagrante.
Potete acquistarlo direttamente sul sito della Hollow Press.

LA MÉPRIS
di Fumettibrutti (Autoproduzione, 2017)
Volevo partire da questo remake in forma di poster-fumetto del film omonimo di Godard, per imbastire l’articolo su Fumettibrutti che ho scritto per Fumettologica. Poi le cose sono andate diversamente, ma continua a piacermi come la Signorelli ricomponga le tessere cinematografiche di Godard in un mosaico che è al contempo sia visione panoramica del corpo della Bardot, sia raccolta microscopica e indipendente delle porzioni che lo compongono. Se Godard riusciva a essere erotico, la Signorelli con quel suo gioco di totale/particolare riesce a essere erotica e pornografica al tempo stesso.
Anche in questo caso nessuno store online ma chiedete pure sulla pagina Facebook di Fumettibrutti.

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