In silenzio | Storia di un corpo immerso in un fluido

In silenzio è la storia di un corpo. Certo, nella trama ci sono anche una coppia, un’escursione, persone che si perdono per un istante e poi ricompaiono, ma più che altro il fumetto di Audrey Spiry è la storia di un corpo, quello di Juliette. Capito questo è bene abbandonare la trama, lasciarla scorrere in sottofondo e non darle troppe attenzioni, così da concentrare la lettura su quel corpo che la Spiry immerge in un elemento che non solo gli è estraneo, ma nei cui confronti prova una certa avversione: l’acqua.

Sin dalle prime pagine l’autrice trasforma i corpi di tutti i personaggi in un materiale malleabile che la natura che li circonda si diverte a modificare, plasmare e stravolgere. Così il vento scompiglia le loro carni, il sole le sovraespone sino a renderle bianche e infine l’acqua le rende liquide. Nella descrizione di come questa natura giocosa e implacabile modifica i corpi dei personaggi, la Spiry monta sul suo segno realistico un registro quasi cartoonesco pieno di deformazioni e aberrazioni, ed è questo il punto di partenza in cui comincia a scomporre i corpi sino ad astrarli completamente e renderli sono scie e macchie di colore tra i flutti del fiume. Lo scopo della Spiry però non è solo quello di raccontare gli effetti della natura sul corpo umano, quanto utilizzare lo stesso come una scultura con cui può dare forma e movimento alle sensazioni interiori di Juliette.

Non a caso i due momenti migliori del graphic novel riguardano proprio due sensazioni che l’acqua amplifica, due momenti in cui Juliette smette di essere umana e diventa pura e cieca emozione. Nel primo caso Juliette deve tuffarsi in acqua da una sporgenza abbastanza alta. Mentre si prepara per il tuffo sente la paura e sente il vento, il suo corpo comincia a sfilacciarsi nell’aria e infine spicca un salto nel vuoto. Per una intera pagina la Spiry rinuncia a qualsiasi gabbia e simmetria e crea una tavola sbilanciata e sgraziata, con un sacco di spazio bianco al margine sinistro mentre dall’altro lato il corpo di Juliette esplode e viene deformato per poi ricomporsi (insieme alla gabbia) soltanto nella pagina successiva. Più avanti Juliette si perde invece all’interno di una grotta. Qui l’acqua come l’abbiamo vista finora scompare: diventa una superficie nera lucida dove i corpi mutano in terrificanti rifrazioni e non esistono punti di riferimento. Allo smarrimento di Juliette la Spiry innesta un ricordo e l’acqua scura diventa una notte.

In fondo questo In silenzio è bello leggerselo senza badare alle parole. La Spiry costruisce una regia solida con alcune idee davvero centrate e una propensione non scontata al racconto puro delle emozioni. Peccato che anche lei sembra ancora poco consapevole delle proprie capacità narrative e usa come inutile rete di salvataggio una storia scontata che nulla aggiunge. Poco male, ignoratela e seguite le immagini, fatevi trasportare dalla corrente.

In silenzio
di Audrey Spiry
Traduzione di Elisabetta Tramacere
Diabolo Edizioni, 2016

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