Gigahorse #16 | Giugno 2017

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

MERCURIO LOI #1 – Roma dei pazzi
di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Non mi capita molto spesso di essere entusiasta per un albo Bonelli quindi per me questo primo numero della serie di Mercurio Loi è un piccolo evento. Cominciamo col dire che la sceneggiatura di Bilotta tratta sempre il suo lettore con intelligenza, evitando tutti quegli accorgimenti e facilitazioni per andare incontro al lettore che col tempo hanno logorato parte della produzione bonelliana. Mercurio Loi comincia invece nel bel mezzo dell’azione, non presenta i suoi personaggi in maniera classica ma lo fa attraverso azioni e dialoghi, costruisce dinamiche interessanti tra di loro, l’ambientazione è perfetta e soprattutto non ti dà mai la sensazione che la storia sia partita dal numero uno: un sacco di cose sono già successe, la nemesi di Mercurio Loi ne ha già combinate a bizzeffe e i rapporti tra i personaggi sono tutti pre-esistenti al numero 1. La sensazione che ho avuto è quella di quando ho cominciato a leggere Batman (ma potrebbe essere qualsiasi comics): buttarmi in mezzo a un oceano infinito di storie, varianti e personaggi che esistevano precedentemente al mio ingresso in quel mondo e che gli autori davano per scontato conoscessi (anche solo per sentito dire). L’unica differenza è che queste storie in Mercurio Loi non sono state ancora raccontate. E quando vengono elencate le malefatte del villain, vi giuro che mi sono gasato al solo pensiero di così tanto passato esplorabile. Oppure no. Sarei contento lo stesso.

DYLAN DOG #369 – Graphic horror novel
di Ratigher, Paolo Bacilieri, Giuseppe Montanari ed Ernesto Grassani (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Ratigher porta su Dylan Dog la sua classica frammentazione del racconto, da una parte rendendola meno drastica rispetto ai suoi fumetti, dall’altra donandole un aspetto meta-narrativo potente e non scontato (regala anche qualche piacevole sorpresa) che riporta alla mente il lavoro di Sclavi.
La sceneggiatura di Ratigher vive soprattutto della felice intuizione che il passato del protagonista sia il fumetto da lui appena concluso e che, riflettendo la perdita del potere che gli donava il talento, quel fumetto sia mediocre e impreciso. E le cose vanno proprio così: la parte disegnata da Montanari e Grassani è una storiella di felice e ricercata mediocrità, che specchiandosi però nella parte disegnata da un Bacilieri in grandissima forma, trova un senso è un compimento che vanno oltre il valore effettivo di racconto a sé stante. Ratigher dà il massimo per costruire una storia banale, la cura nei minimi dettagli e si diverte come un matto a detonare ogni battuta di Groucho, mettendo addirittura in scena una gag patetica e tanto lunga da risultare deliziosamente fastidiosa.
L’albo regala poi momenti visivi di assoluto valore (le piastrelle del cesso che diventano la gabbia bonelliana è forse l’immagine più potente letta quest’anno in un fumetto italiano) e un finale metafisico da groppo in gola. Forse avrei preferito una maggiore alternanza tra le due linee narrative, ma sono minuzie. Graphic Horror Novel non è solo un bell’albo di Dylan Dog, è un bel fumetto. 

CINEMA PURGATORIO #1
di aa.vv. – Traduzione di Leonardo Rizzi (Panini Comics, 2017)
CINEMA PURGATORIO di Alan Moore e Kevin O’Neill

Godo quando si vede che Alan Moore si diverte a scrivere una cosa, e in questo caso sembra essersi divertito un botto. Ironia a mille, angoscia a mille: pare un episodio di Ai confini della realtà scritto da Moore (il mio preferito: quello dei due romani).
CODICE PRU di Garth Ennis e Raúlo Cáceres
L’idea non mi fa impazzire ma mi piace questa atmosfera da sit-com splatter. Non ho idea di come possa evolversi quindi sono molto curioso. Caceres fa una roba super anni ’70 e la fa bene.
MOD di Kieron Gillen e Ignacio Calero Carina questa versione iperreale dei Pokemon, però l’ambientazione post-apocalittica mi annoia. Nonostante tutto la storia potrebbe avere interessanti sviluppi.
UNA PIÙ PERFETTA UNIONE di Max Brooks e Michael DiPascale
Noiosissima. Pare una versione meno affascinante di Manifest Destiny. Poco affascinanti i disegni di DiPascale, ulteriormente peggiorati dalla stampa in scala di grigi.
L’IMMENSO di Christos Gage e Gabriel Andrade
Anche qui ambientazioni e idee per me un po’ noiosette. I disegni salvano ogni tanto la situazione ma non bastano.

MANIFEST DESTINY #4 – Sasquatch
di Chris Dingess e Matthew Roberts – Traduzione di Stefano Manchetti (saldaPress, 2017)
Cosa bisogna fare per convincervi a leggere Manifest Destiny? Attualmente è forse la migliore serie d’avventura a fumetti, e gran parte del merito va a Chris Dingess e alla sua scrittura. Dingess allarga i misteri della parte fantastorica (ma lentamente si avvicina alla loro soluzione) e nel frattempo sfrutta la presenza dei mostri per raccontare la vita del gruppo. In questo quarto TP poi porta avanti una narrazione su due linee temporali diverse, raccontandoci la storia della spedizione precedente a quella di Lewis e Clark. Matthew Roberts perfetto come sempre nel descrivere le emozioni amplificate dei membri della spedizione, e truculento quando deve disegnare i mostri, trova qui la possibilità di unire le due anime del suo disegno.

INQUIETUDINE
di Noah Van Sciver – Traduzione di Stefano Sacchitella (Coconino Press, 2017)
Se volete cominciare a leggere qualcosa di Noah Van Scrivere, Inquietudine è il volume che fa per voi. Saint Cole e Fante Bukowski (entrambi editi da Coconino) erano forse troppo diversi e ognuno strano a modo suo per poter dare l’idea delle capacità e dell’eclettismo di Van Sciver. Inquietudine ci riesce benissimo, fosse anche solo il materiale variegato che raccoglie: biografie di patrioti, momento di vita minimalisti, punk contro lucertole, favole rivisitate, giustizieri della notte e storie semplici semplici che sarebbero potute accadere anche a noi. La cosa strana però è che tutto sembra fare parte dello stesso discorso. Ma per sapere di cosa sto parlando vi tocca leggere la mia recensione per Fumettologica.

MARCH – Libro primo
di John Lewis, Andrew Aydin e Nate Powell – Traduzione di G. Zucca (Mondadori Oscar Ink, 2017)
March
è ben documentato, preciso e ricco di dettagli come una voce di Wikipedia scritta dal diretto interessato. Se non bastasse offre più o meno la medesima capacità di coinvolgimento per colpa di una narrazione fiacca e senza un vero punto di vista sulla storia, aggravata ulteriormente da un patetismo d’accatto. Dopo tutte le recensioni entusiaste lette in giro pensavo a qualcosa di meglio, ma è chiaro che si sia valutata la storia personale di Lewis e non come questa storia ci viene raccontata. Un premio però se lo merita: miglior agiografia dell’anno. 

ALIENS – 30° anniversario
di Mark Verheiden e Mark A. Nelson – Traduzione di Giorgio Saccani (saldaPress, 2017)
Sulla scia dell’Aliens di Cameron (di cui è un sequel diretto) il fumetto di Verheiden e Nelson è più una storia d’azione che un film horror. Poco male: la cosa funziona anche grazie ad ambientazioni suggestive (tutte le claustrofobiche sequenze ospedaliere) e agli ottimi disegni di Nelson, che danno il loro meglio nelle parentesi puramente horror. Purtroppo la storia soffre degli stessi problemi della recente trilogia prequel guidata da Ridley Scott: nel momento in cui deve cercare una spiegazione sull’origine degli alieni ci si ritrova con situazioni poco convincenti, qui aggravate ulteriormente dal character design delle creature che non vi dico niente se spoiler, che non ha retto il tempo che passa e rende il tutto involontariamente ridicolo.

MALLOY: GABELLIERE SPAZIALE
di Marco Taddei e Simone Angelini (Panini Comics – 9L, 2017)
Comincio subito col togliervi il dubbio: Malloy è meno preciso di Anubi ma ha il triplo delle ambizioni (e molte vanno a segno). A partire da una struttura azzardata con una prima parte da infarto per come inanella fatti, personaggi e viaggi uno dietro l’altro, senza possibilità di riprendere mai il fiato, e una seconda parte che è un lunghissimo e potente dialogo sull’umanità. Se nella prima parte avventurosa e spericolata i due autori dimostrano di saperci fare con il genere (a cui aggiungono la consueta vena nichilista e ironica), è nella seconda parte che dimostrano in realtà di aver raggiunto una maturità lontana da strade già tracciate. La scrittura di Taddei si fa qui profonda, spaventosa e vibrante, mentre la regia di Angelini regge il tutto con un ritmo perfetto e calibratissimo. Lo so, ci sono altre mille cose da dire su Malloy, ma per quelle dovrete aspettare la recensione.

FUNGHI DI YUGGOTH E ALTRE COLTURE
di Alan Moore e aa.vv. – Traduzione di Elena Cecchini (Panini Comics, 2017)
Volume per super-completisti dell’opera di Moore, visto che la maggior parte dei fumetti qui raccolti sono tratti da suoi soggetti mentre lascia firmare le sceneggiature da Antony Johnston. Il volume rimane comunque un’interessante ricostruzione del legame tra Moore e Lovecraft e del tentativo del bardo di Northampton di raccontare l’orrore cosmico (e in questo senso Funghi di Yuggoth è un’appendice perfetta a Providence perché traccia le tappe di una ricerca continua e approfondita da parte di Moore). Ottime anche le interviste e i saggi. Tolto l’interesse storico però, i fumetti contenuti in Funghi di Yuggoth non sono poi granché: se nella prima parte del volume salta fuori qualcosa di interessante, Le creature di Yuggoth e relativi sequel si rivelano essere deludenti sotto ogni punto di vista.

MISDIRECTION
di Lucia Biagi (Eris Edizioni, 2017)
Il secondo graphic novel di Lucia Biagi ci indica continuamente di guardare da un’altra parte, come se la verità non possa mai essere quella cruda semplice che abbiamo sotto al naso. Succede così che quando i personaggi la scoprono (insieme a noi) si ritrovino spiazzati da essa e cercano quasi di modificarla forzatamente per giustificare le proprie reazioni ed evidenziare il loro “eroismo”. E non essendo un racconto di genere, Misdirection ridimensiona l’intenzione salvifica della protagonista colpendola nella sua visione morale della vita, in un finale spiazzante per come aggiusta con consapevolezza tutte le esagerazioni della vicenda raccontata, facendola diventare un racconto sulla scoperta della libertà come forma individuale di scelta, svincolata dalle logiche sociali, amicali e sentimentali. Qui potete leggere la mia recensione.

DEADPOOL #19
di aa.vv. – Traduzione di Luigi Mutti (Panini, 2017)
Di Deadpool mi stupisce sempre il fatto che è quasi sempre molto deludente dal punto di vista dell’azione. In questo numero per esempio c’è uno scontro tra lui e Pantera Nera gestito in maniera così goffa da essere noioso e imbarazzante, otto tavole di coreografie banali peggiorate ulteriormente da una regia stanca che pensava forse che le quattro battute del cazzo dette da Deadpool potessero salvare la sequenza. Di tutt’altra pasta è fatto invece Gwenpool, di cui nutrivo zero aspettative e invece si sta rivelando essere un personaggio interessante con una storia che comincia finalmente a entrare nel vivo. In questo numero però non tutto fila liscio, come per esempio l’incontro con Doctor Strange.

DAY OF THE FLYING HEAD #1
di Shintaro Kago (Hollow Press, 2017)
Difficile giudicare da questo primo numero la direzione che potrebbe prendere la nuova serie di Shintaro Kago. Per ora sembra che a fianco delle consuete viscere (che questa volta abbandonano volontariamente i corpi) ci siano tematiche ambientaliste nuove per l’autore giapponese. Kago si conferma nuovamente a suo agio con un fumetto completamente muto e non si risparmia come narratore con un susseguirsi di eventi che rendono sorprendentemente ricche di eventi queste poche pagine. Attendo con curiosità i futuri sviluppi della storia.

LOVECRAFT E ALTRE STORIE
di Dino Battaglia (Nicola Pesce Editore, 2017)
Meno completa e quadrata della raccolta dedicata a Poe, questo Lovecraft e altre storie soffre purtroppo della sua natura di libro assemblato per tematica e non per un reale filo conduttore. Il risultato è altalenante nei toni del racconto, ma la qualità delle storie singole rimane indiscutibile. Sebbene gli adattamenti de Il Golem e del racconto di Stevenson siano davvero suggestivi, la perla della raccolta è rappresentata dall’omaggio a Lovecraft: la storia è semplice e prevedibile, ma la visione degli uomini pesce è intimamente perturbante e riesce a sconvolgerci. Un piccolo appunto all’introduzione di Angelo Nencetti: è inutile giustificare un titolo stupido e inutilmente catchy definendo 50 sfumature di grigio un “acclamato film noir odierno, ritenuto originale per la sua trama e per le sue inquadrature”. Mi piacerebbe proprio sapere chi ne ha parlato in questi termini. Detto questo, la prefazione pur partendo da idee interessanti si rivela inconsistente (e l’iconografia minuscola non aiuta alla comprensione).

RITORNO ALLA TERRA
di Manu Larcenet e Jean-Yves Ferri – Traduzione di Francesca Sala (Coconino Press, 2017)
Si sa, quando i francesi si danno all’autofiction non ce n’è per nessuno, persino nel momento in cui decidono anche di farci sopra dell’ironia. Non è da meno Manu Larcenet che con Ritorno alla terra firma (in coppia con lo sceneggiatore Jean-Yves Ferrì) una divertente striscia umoristica del passaggio da animale metropolitano ad abitante di un paesino di campagna. Il libro è divertente e si partecipa volentieri alle disavventure e paranoie del personaggio. Il problema in questo caso non è del libro ma tutto mio: queste sketch comedy non sono proprio il mio genere e non riesco a trovare molti punti di interesse né e ad appassionarmici fino in fondo. Quindi se siete amanti del genere leggete Ritorno alla terra senza paura perché avrete modo di ridere, commuovervi e ridere ancora. Se siete come me, saltatelo senza farvi troppi problemi.

HARLEY QUINN: AMORE FOLLE
di aa.vv. – Traduzione di Stefano Mozzi (Rw Edizioni – Lion Comics, 2017)
Invecchiando mi diverto molto a mettere insieme i pezzi che hanno composto il mio immaginario erotico. Immagino non sia una cosa che vi interessi molto, ma mi serve giusto per farvi capire che qui quando si tratta di donne disegnate da Bruce Timm non si capisce più niente. E rileggere Amore folle me l’ha riconfermato per l’ennesima volta. Colpa probabilmente delle ginocchia puntute che bilanciano i poderosi polpacci, delle tettine all’insù, di quegli sguardi di sbieco e quelle palpebre a metà. Conta sicuramente anche il fatto che siano donne dal carattere forte, molto più intelligenti, spiritose e furbe degli uomini che le circondano. Venendo alle storie vere e proprie, Amore folle non ha perso nemmeno un poco di smalto: è una storia di origini matta e coinvolgente, capace di passare da una sequenza slapstick a una melodrammatica con una naturalezza invidiabile. I fumetti brevi che chiudono il volume sono invece spesso vittime di disegni non all’altezza di quelli di Timm (nonostante i nomi coinvolti), ma le storie risultano sempre ben scritte e attente al divertimento così come all’introspezione dei personaggi.

LA BALLATA DI HALO JONES
di Alan Moore e Ian Gibson – Traduzione di Leonardo Rizzi (Editoriale Cosmo, 2017)
È complicato entrare in contatto con La ballata di Halo Jones in tempi brevi. Anzitutto perché Alan Moore non contestualizza il futuro distopico in cui è ambientato il fumetto, ma ce lo mostra come un dato di fatto, dando per scontati millenni di storia del Pianeta Terra. In realtà la scelta è affascinante e, passato lo shock iniziale, ci porta a dare per scontate molte cose e a trovare naturale il sistema sociale e il linguaggio figli di millenni di evoluzione. Con il racconto delle tre fughe di Halo Jones dall’ambiente che l’ha accolta a uno nuovo e inizialmente ostile, bisogna avere un poco di pazienza perché le cose iniziano a farsi interessanti solo col terzo capitolo, quando la protagonista diventa un soldato. Se nei primi due capitoli Moore ci aveva raccontato un mondo folle che ancora serbava qualche umana frivolezza, con il capitolo finale mette in piedi un folle teatro bellico, che si divide tra buone trovate narrative (i combattimenti con il tempo rallentato dalla gravità) e una critica ferocia alla guerra. Bene Gibson, che affina la precisione del suo tratto con l’avanzare del racconto e propone una regia controllata ma capace di dinamismo. Peccato solo per il formato ridotto che non rende giustizia al suo lavoro. A proposito, l’edizione Cosmo non mi ha convinto. Qua non ci si lamenta mai dei prezzi perché le cose fatte bene si pagano sempre volentieri, ma € 19.90 per duecento pagine in bianco e nero, con una brossura leggera, dei neri non sempre pieni e una carta che risulta ondulata (non si sa se per la legatura o per la straordinaria capacità della carta di assorbire tutta l’umidità del mondo) non mi sembrano soldi ben spesi.

TEX SPECIALE #32 – Il magnifico fuorilegge
di Mauro Boselli e Stefano Andreucci (Sergio Bonelli Editore, 2017)
Il Texone è un appuntamento imprescindibile della mia estate, e quest’anno va di gran lusso con una sceneggiatura di Boselli che racchiude quasi tutti gli elementi narrativi del western. Il risultato è una storia ricchissima di eventi e personaggi che spezzettata sarebbe potuta diventare una miniserie annuale e nessuno se ne sarebbe lamentato, ma che in questo caso diventa un racconto quasi frenetico di un giovane Tex sprovveduto e braccato. A discapito di una copertina un poco moscia, Andreucci fa un ottimo lavoro sulla recitazione dei personaggi e convince soprattutto nelle sequenze d’azione che ha la capacità di rendere chiare senza rinunciare mai a una originale spettacolarità.

I BRIGANTI #2
di Magnus (Editoriale Cosmo, 2017)
Avete presente il suono che fanno gli occhi di un lettore di fumetti che esplodono nel momento in cui ci si accorge che l’edizione in lettura non rende onore al lavoro del disegnatore? Se non lo sapete, avreste dovuto essermi vicino quando, leggendo il secondo volume dell’edizione Cosmo de I briganti di Magnus, questa sensazione cresceva dentro me sino alla certezza che porta all’esplosione oculare. Guardare le bellissime tavole delle battaglie ridotte in formato bonellide mi ha fatto male: avrei voluto buttarmici dentro, guardare ogni dettaglio e invece mi sono dovuto accontentare di una visione d’insieme che non mi ha permesso di apprezzare pienamente il lavoro di Magnus. Del suo modo di sceneggiare invece mi ha affascinato la capacità di utilizzare con una semplicità fuori dal comune le ellissi narrative, tecnica che proprio nelle scene di battaglia trova il suo compimento, con il risultato di un montaggio molto cinematografico attento sia ai personaggi (di entrambe le fazioni) sia a ciò che accade sul campo di battaglia. Peccato anche per i due editoriali presenti nel volume, davvero poco interessanti e ripetitivi. Facciamo così, appena riesco mi recupero l’edizione Rizzoli Lizard e mi metto l’anima in pace.

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