Tintin a trent’anni #2 | Di mezzi di trasporto e sbronze epiche

Non penso che la mia mente di fanciullo sia mai riuscita a elaborare una teoria convincente riguardo alla reale motivazione per cui i bambini francesi preferissero i cartoni animati di Tintin alle Tartarughe Ninja. Che problemi avevano per poter provare una reale attrazione verso quel bambino precisino dalle guanciotte rosse e col ciuffo biondo costretto a vivere in un mondo che era quello che raccontavano i miei nonni la domenica a tavola rompendomi le palle? Nemmeno oggi so darmi una risposta.

C’è da dire però che non ho più nove anni, ora ne ho trenta. Non che ne abbia preso effettivamente coscienza, e difatti l’unica decisione importante che ho preso finora è quella di leggere per intero Tintin e riportare qui le mie impressioni. Nessuna recensione, nessuna ricostruzione storica: solo gli appunti sparsi di un lettore da: L’isola nera, Lo scettro di Ottokar, Il granchio d’oro, La stella misteriosa, Il segreto del Liocorno e Il tesoro di Rackham il rosso.

Le illustrazioni a corredo dell’articolo sono di PABLO DALAS. Qui trovate il suo sito, la sua pagina Facebook e il suo account instagram.


CONNETTERSI CON IL MONDO
Idrovolanti, treni, automobili, barche, motociclette, locomotive, aeroplani, camionette, biciclette, transatlantici. E i piedi, non dimentichiamoci dei piedi, che siano utilizzati per correre o per camminare pigramente in attesa che qualcosa accada. Fatto sta che Tintin nelle sue avventure utilizza ogni mezzo possibile per raggiungere un nuovo obiettivo geografico. I mezzi di trasporto per Tintin non sono solo lo strumento che utilizza per rimanere collegato al mondo, ma gli permettono di essere connesso a ciò che vi accade. Hergé sfrutta lo sviluppo dei trasporti degli inizi del Novecento per allargare l’orizzonte del suo personaggio che pur mantenendo una visione franco-centrica, espande il proprio punto di vista sul mondo intero. In questo senso Tintin è il primo eroe della globalizzazione, un proto-James Bond che insegue gli intrighi internazionali, un eroe moderno la cui epopea non è raccontata tramite un solo importante e lunghissimo viaggio (come accadeva nei racconti d’avventura ottocenteschi), ma attraverso la somma di tutti quegli spostamenti e di tutti quei chilometri.

I MOTORI DEL RACCONTO
Pare scontato far notare come i tempi della narrazione siano basati sulla velocità e le caratteristiche dei mezzi di trasporto. Quando Tintin è alla guida di un aeroplano, Hergé costruisce sequenze dinamiche e velocissime, piene di acrobazie in cui l’aereo  può muoversi nello spazio tridimensionale della vignetta. Spazio che diventa bidimensionale ogni qualvolta l’azione si svolge a bordo di un treno, seguendo così il movimento lineare del mezzo. Bidimensionalità che Hergé utilizza anche per dare dinamismo alle automobili, che riprese di lato, appiattite e allungate restituiscono un’idea di velocità folle ed elegante. Il mezzo di trasporto per Hergé non modifica solo la durata del viaggio, ma ne modella la nostra percezione, sino a plasmare il mondo a immagine e somiglianza del mezzo con cui lo si attraversa.

EPICHE BATTAGLIE ED EPICHE SBRONZE
Superata l’introduzione,  Il segreto del Liocorno spicca il volo con una sequenza in cui Hergé mette in mostra tutte le sue abilità registiche. L’occasione è data dalla necessità di rendere più dinamico il classico racconto nel racconto, in cui il Capitano Haddock deve raccontare a Tintin le gesta eroiche del suo antenato, il Cavaliere Francois de Hadoque. Hergé disponde tutti gli elementi nella prima tavola: Haddock che indossa il cappello e brandisce la spada dell’antenato, il whiskey a fare da carburante, il diario di bordo a fare da guida e Tintin ignaro spettatore di quel che accadrà. Subito dopo Hergé dà uno stacco come a prendere le distanze dalla pagina successiva e occupa lo spazio superiore della tavola con una grande vignetta con la nave di Hadoque. Sembra dirci che da qui in poi cambiano i ritmi del racconto, cambia la storia, che ci troviamo in un altro mondo. E così succede per un paio di pagine, almeno finché i continui cicchetti alcolici di Haddock non prendono il sopravvento sul tono del racconto. Haddock, quasi in preda alle allucinazioni, immagina di essere de Hadoque e replica le azioni dell’antenato nell’angusto stanzino in cui è rinchiuso con Tintin. Da qui in poi è un’escalation al contempo comica e drammatica, in cui i due piani di racconto (l’epica battaglia e l’epica sbronza) si uniscono sino a diventare quasi indistinguibili. Per esempio la somiglianza tra Haddock e de Hadoque è utilizzata da Hergé per creare una sorta di unica coreografia in cui i due personaggi si sostituiscono continuamente l’un l’altro senza però interrompere le dinamiche dei movimenti. La stanza in cui stazionano Haddock e Tintin e la stiva della barca sono poi dipinte con gli stessi toni, come a creare un unico spazio scenico teatro della battaglia. Il tutto si conclude con un’esplosione e il passato si dissolve in un presente pieno di misteri.

ALLUNGARE IL BRODO E SBROGLIARE LA MATASSA
Albi come Lo scettro di Ottokar o Il granchio d’oro soffrono di un’eccessiva compressione delle vicende. Hergé per stare dietro al ritmo vorticoso della trama, comincia a sacrificare il contorno: le sequenze slapstick si fanno più brevi, il ruolo di Milou è ridimensionato, la storia non prende mai un attimo di respiro e prosegue verso il finale senza badare troppo ai fronzoli. Il problema è che i fronzoli di Tintin sono parte fondamentale di quell’equilibrio narrativo che Hergé ricercava nei primi volumi della serie. L’unica soluzione è spezzare la storia in più episodi per dare così spazio a tutti quei momenti minori che però ispessivano la narrazione. Hergé comincia così a costruire storie che si sviluppano su più albi, dimostrandosi uno scrittore davvero attento nel riuscire a lasciare in sospeso il racconto senza per questo lasciare a bocca asciutta il lettore. Sbrogliata l’intricata matassa del racconto, a Hergé non resta che ricomporre ordinatamente il gomitolo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...