Palla | Paolo Bacilieri e la spiritualità del Corpo

È il 1996 quando Fabrizio comincia a guidare la sua Saab per le campagna della Lomellina. Fa un lavoro strano, ma lo fa. Un giorno si ferma a pisciare a ridosso di uno di quei fossi per l’irrigazione quando sente una voce chiedere aiuto. Proviene da una palla di carne, ricoperta da una pelle liscissima e perfetta per quanto rovinata dall’abbandono. Fabrizio la carica in auto e se la porta a casa. Nel frattempo tre donne si avviano verso il sepolcro e scoprono che Gesù Cristo è risorto.

Non è un errore, ho usato l’avverbio giusto. Nel frattempo tre donne si avviano verso il sepolcro e scoprono che Gesù Cristo è risorto. D’altronde, perché Bacilieri avrebbe dovuto prendersi la briga di collocare nel tempo (con tanto di didascalie) il breve prologo ambientato nel 2016 e la storia di Fabrizio ambientata vent’anni prima, e non tutta la corposa parte del libro in cui viene raccontata la resurrezione di Gesù? Forse perché tutto accade nello stesso istante.  La progressione temporale di Palla non deve però essere vista come un tentativo di unire lo spazio e il tempo su un unico piano di racconto, semmai l’esatto opposto. Palla vive di una narrazione alchemica che pretende di unire storie distanti non attraverso rimandi e soluzioni grafiche (il tema grafico della palla infatti non compare mai nel racconto biblico), ma creando un dialogo tra i temi e le sensazioni che compongono la storia. Così la vicenda di Fabrizio diventa un racconto spirituale e la resurrezione di Gesù Cristo un racconto erotico, sino a raggiungere una compenetrazione delle tematiche che all’inizio paiono distinte ma che infine sembrano far parte dello stesso mondo.

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Un mondo che in Bacilieri è sempre declinato al passato, perché se tutto accade nello stesso istante, questo non avviene mai al presente. Perché per Bacilieri il presente non è mai un tempo da prendere in considerazione, tutto sembra sempre provenire da un passato che l’autore allontana il più possibile dall’estetica che lo contraddistingue (quel 2016 non sembra il 2016, come quel 1996 non è il 1996 come lo si rappresenterebbe), come se l’unica possibilità di racconto e riflessione è quella che guarda al passato alla ricerca di schemi, costrutti, rimandi e sensazioni (sia narrative che reali) per poter così creare con il riverbero di queste scoperte l’unico presente possibile e immaginabile per l’autore, il tempo presente della lettura, dove tutto si ricostruisce e acquista significato. Così nella lettura del passato fittizio plasmato da Bacilieri, possiamo scorgere il collegamenti sotterranei che uniscono i nostri sentimenti a quelli dei nostri antenati, riscoprendo così la nostra primitiva visceralità e la loro inaspettata modernità.

Palla però è anche la sintesi dell’idea di femminilità che ha Bacilieri: una perfezione sensualmente interrotta da sozzure e sterpaglie, capace di dialogare con la natura e i paesaggi ma affetta da una distanza dal contesto che la rende irraggiungibile e desiderabile, una creatura mistica con cui il maschio gioca sempre un ruolo di subordinato, di profeta, di sacerdote. Ritorna quindi prepotentemente una visione carnale della spiritualità, rafforzata dal paragone del rapporto tra Fabrizio e la palla con quello delle tre Marie con il corpo di Gesù, entrambi percorsi da un’attrazione misteriosa, da una manifesta carnalità (mai patinata, ma che insiste proprio sui difetti e le storture) e da una missione che è quella di testimoniare l’esistenza di un Corpo.

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Palla ci racconta di un’attrazione viscerale e inspiegabile, quasi istintiva, che sfocia e si manifesta attraverso un rapporto spirituale intenso, emozionante ma, nonostante la sua eccezionalità, vissuto in maniera normale.

Palla
di Paolo Bacilieri
Hollow Press, 2016
Prefazione di Francesco Pacifico

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2 pensieri riguardo “Palla | Paolo Bacilieri e la spiritualità del Corpo”

  1. Mi piace molto quest’analisi, le altre recensioni/summe/critiche che ho letto non prendevano in considerazione nulla di tutto questo facendo passare la storia della resurrezione come un improvviso colpo d’accetta che tronca la narrazione principale. Ho letto il fumetto due mesi fa ormai e quello a cui ho pensato, a prima ed unica lettura (per il momento), è il tema del “diverso-aliena”, proprio dal latino alter ed aliud rispettivamente, perché sia Frabrizio che gli Aposotoli sono totalemente estraniati dal vedersi davanti una palla ed il messia rispettivamente. Una “cosa” che li aliena totalmente dal loro quotidiano, una cosa semplice come una palla (di carne, quindi pelle, quindi umanoide come Cristo) che frantuma e ricalcola la vita di Fabrizio; qualcuno che come Gesù ormai scomparso, stravolge nuovamente gli apostoli e compagnia. Un concetto applicabile in ogni tempo ed ad ogni cosa, forse banale, ma che mi è sembrato di leggere a primo acchitto.

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    1. L’aspetto che evidenzi è sicuramente presente anzi, è il cuore del libro. E mi è piaciuto l’intenzione di Bacilieri di raccontare l’aspetto religioso/spirituale in maniera perturbante e quasi erotica, come di una forza che sconvolge per forza di cose ogni elemento della propria vita.

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