Album | Marco Cazzato e il mistero della famiglia

Per questioni di lavoro ho quasi quotidianamente a che fare con foto di famiglia realizzate tra la fine del 1800 e 1980 (anno più, anno meno). Mi piacciono. Le preferisco alle foto di reportage, ai ritratti, alle foto post-mortem, agli album dei matrimoni e a quelli dei funerali (vai a capire come mai questa usanza è poi andata perduta) perché restituiscono uno spaccato più reale del contesto storico in cui sono state scattate. Non solo, le foto di famiglia sono misteriose. Chi le guarda vi cerca sempre una storia: si aggrappa agli oggetti, al mobilio, ai vestiti, agli usi e ai costumi dell’epoca per ricostruire la storia di quella famiglia e provare a capire l’istante che quella foto ci sta raccontando.

Gli album sono invece una cosa diversa, perché sono una raccolta di misteri. Vi vengono accumulate e catalogate fotografie di eventi divise per periodi storici, per luoghi, per personaggi che vi compaiono. E qui non solo ci si concentra sull’istante, ma si fanno collegamenti, si ricostruiscono parentele, gite domenicali, malumori  e gioie familiari, tentando di colmare lo spazio nero tra una foto e l’altra, il luogo in cui si nascondono tutti i segreti della famiglia.

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Com’è misterioso anche il nuovo libro di Marco Cazzato edito da GRRRZ e – non a caso – intitolato proprio Album. Il libro si sviluppa come un album di fotografie vero e proprio, sia nella sua veste tipografica che nella struttura del racconto. La percezione del lettore è quello di trovarsi davvero tra le mani uno di quegli album che si usavano fino agli anni Sessanta: la copertina ruvida, le pagine nere, le illustrazioni disposte in un ordine segreto che conosce solo chi le ha raccolte, le didascalie che a volte descrivono e a volte nemmeno ci sono perché non serve scrivere una data, un luogo o le persone ritratte se sono informazioni scontate. Così alla prima lettura ci si ritrova a sfogliare Album con un poco di timidezza, come se si spiasse nella vita di questa famiglia. Il lettore vaga stranito tra le pagine alla ricerca di coordinate, tentando di ricostruire legami ed eventi e la cosa diventa quasi una sfida, come a voler cercare un collegamento nascosto, un mistero non visibile.

È quindi d’obbligo una seconda lettura e poi una terza, una quarta, una quinta. Ma non tanto per svelare un mistero quanto perché ogni lettura ci fa sprofondare sempre di più in esso. E addentrandoci nel mistero cresce con noi la sensazione di un’intimità maggiore con la famiglia, in cui ora siamo del tutto inglobati. Non è la verità quindi a creare una famiglia, ma gli angoli bui che da parenti a volte possiamo illuminare e a volte decidiamo di tenere immersi nell’oscurità.

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Le illustrazioni di Marco Cazzato si portano appresso tutta un’atmosfera vintage da Italia degli anni Cinquanta, fatta di gite domenicali, coppiette, sorrisi; quell’aria innocente e spensierata che l’autore manomette creando piccole interferenze (a volte la testa diventa un vulcano, le braccia i tentacoli di una piovra, oppure una balena può comparire alle spalle di un soggetto). In questa operazione però non c’è nulla di pop e nemmeno un briciolo di critica sociale virata al grottesco, in cui la sostituzione di elementi dovrebbe farci apparire il vero volto della nascente borghesia. No, le interferenze di Cazzato sono squarci nell’intimità dei personaggi, come se la sfera privata irrompesse nel reale sotto forma di diplodoco o cane con due teste. Ogni illustrazione rende visibile un aspetto caratteriale, trasmuta un’emozione, dona corpo a un pensiero, ed è così che Cazzato ci accoglie in via definitiva in questa sua famiglia fatta di mistero e celate mostruosità. Proprio come ogni famiglia.

Album
di Marco Cazzato
GRRRZ, 2016
80 pag.
Postfazione di Silvana Ghersetti

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