Tract | Vene, spaghetti, cavi elettrici: lo splatter esistenzialista di Shintaro Kago

In Fraction c’è un racconto intitolato Irritazione in cui la protagonista, dopo che una mosca ha deposto delle larve nel suo corpo, sviluppa una sorta di piacere nell’inserirsi lombrichi sottopelle. È un racconto a suo modo erotico e a suo modo disperato, che nella ricerca estenuante della protagonista di provare una sensazione proibita, allarga gli orizzonti del desiderio (e del processo di autodistruzione che esso innesca) e termina con l’esplosione del corpo della ragazza in un gomitolo brulicante di vermi, inestricabile come le sensazioni differenti e contraddittorie nate nel lettore. È una tecnica che Shintaro Kago usa spesso: diverte con l’horror, incuriosisce con la sessualità, interessa con un punto di vista socialmente impegnato. E la sua grandezza sta nel fatto che di solito questi tre elementi non sono mai ben amalgamati tra loro, ma creano dei grumi, dei residui acidi, dei conglomerati schiumosi, del residuo polveroso sul fondo, cosa che porta il lettore a cercare continuamente di adattarsi al gusto e alla consistenza per apprezzare ciò che sta leggendo.

Da questo punto di vista Tract, il fumetto che Kago ha realizzato in esclusiva per la Hollow Press, sembra un lavoro più maturo e calcolato, con gli ingredienti meglio amalgamati del solito e la perdita di buona parte della torbidezza che rende che rende interessante la sua opera. Kago sembra ampliare e rivedere l’idea di fondo di Irritazione (un po’ come successo con il trittico Super Conductive Brains Parataxis, Industrial Revolution and World War e L’uomo che fece ritorno – sempre contenuto in Fraction), mantenendo la suggestione visiva dei fili che entrano ed escono dai corpi, ma stravolgendone il significato. Se infatti nel racconto breve la sessualità è fondamentale per leggere le vicende, in Tract il sesso è lasciato totalmente all’esterno. In nessuno dei quattro racconti che compongono la raccolta, compare infatti alcun richiamo erotico né nudi espliciti, e questo dovrebbe già darci la cifra del cambiamento di registro. Se  i vermi della protagonista di Irritazione rappresentavano l’unico modo per sfuggire alle costrizioni sociali (attraverso un piacere proibito), i fili che scorrono dentro i protagonisti di Tract sono le corde che legano i nostri desideri e le nostre aspirazioni, sono la rappresentazione contorta e grandguignolesca degli obblighi sociali cui siamo costretti a sottostare per avere un lavoro, avere una fidanzata, avere una famiglia, avere una vita.

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Kago utilizza questi scenari orrorifici per raccontarci la solitudine metropolitana, lo sfruttamento nel mondo del lavoro, la paura dell’altro e le frustrazioni sentimentali, seminando nel lettore il germe di un orrore sconosciuto e implacabile che però coltiviamo e riempiamo di cure ogni giorno. Lo fa per la prima volta senza fare uso di scene di nudo, evitando qualsiasi approccio meta-fumettistico e utilizzando il colore. Il tutto appare più controllato del solito, meno viscerale: l’autore decide di focalizzare tutta la nostra attenzione sulla critica che sta muovendo alla società, però non sempre questa critica è così profonda e originale da riuscire a prendere il sopravvento sulle immagini. I cupi acquerelli del fumetto mostrano spesso la poca esperienza che l’autore ha con la colorazione, ma riescono lo stesso a essere efficaci nell’immergerci in un’atmosfera algida e distante, in cui è difficile ambientarsi.

Nonostante il trattamento scolastico che Kago riserva ai racconti e che spesso toglie potenza alle critiche che l’autore vorrebbe muovere nei confronti della società, Tract si rivela essere comunque un’opera interessante. Se questa volta Kago fatica nel parlare al nostro cervello, non smette mai invece di farlo con le nostre budella. I suoi disegni ce le aggrovigliano per il disgusto e per l’ansia. Quello di Kago è uno splatter esistenzialista, quasi mai fine a sé stesso. Sono esplosioni di interiora, menomazioni, tagli nelle carni capaci di raccontare la vita interiore dei suoi personaggi meglio di qualsiasi monologo introspettivo.

Tract
di Shintaro Kago
Hollow Press, 2016
64 pag.
Introduzione di Christopher Butcher

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