Itero perpetuo | Prima viaggiare poi ricordare: la fantascienza di Adam Tempesta

Che strano parlare del contenuto di un libro descrivendo il suo contenitore. Eppure la veste grafica con cui la Eris Edizioni ha deciso di presentarci Itero perpetuo, il fumetto d’esordio di Adam Tempesta, ci è molto utile per individuare i due estremi che compongono la storia. Il libro si presenta con una sovraccoperta bianchissima, quasi sconcertante per la sua pulizia grafica, con l’unico tocco weird di inserti fosforescenti (sta a voi scoprire cosa e dove). Spogliando il libro dalla sovraccoperta ci troviamo davanti a un’esplosione di colore e personaggi che si ammassano senza logica sulla copertina. Ci sono mostri, alieni, personaggi del libro e altri che non compariranno mai; c’è perfino Waldo (anche qui, scoprite voi dove si nasconde). Ordine e disordine, calma e confusione, pace dei sensi e tormento interiore: sono questi i due poli opposti che governano Itero perpetuo e l’andamento strambo della sua storia.

Strambo perché Adam Tempesta costruisce una narrazione capace di momenti ipercinetici dove si fatica a stare dietro a ciò che succede, ad altri più tranquilli e meditativi, dove si ha tutto il tempo per ponderare sulle cose. Ed è facile pensare a questo punto che il fumetto viva di due blocchi distinti, uno tutto azione per imbambolarci con i mostri, e uno invece tutto serio per farci riflettere. E invece il grande merito di Adam Tempesta è proprio quello di non creare momenti di serie a e momenti di serie b, ma di dare la medesima importanza (grafica, emotiva, tematica) a entrambi i blocchi che, pur se molto diversi tra loro, raccontano i personaggi con la medesima complessità. L’autore non utilizza il genere come un pretesto o un modo per alleggerire i suoi temi, ma lo lega a essi sviluppandoli contemporaneamente senza creare un rapporto malsano che va a preferire l’uno o l’altro.
iteroperpetuo2Nei primi capitoli del fumetto Adam Tempesta stuzzica il lettore con brevi flashback della vita del protagonista e sul grande mistero che lo circonda, ma al contempo non lascia tempo al lettore per riflettere, cercare indizi o connettere elementi. Lo catapulta invece in un vortice d’azione forsennata cui conta più la velocità delle mani che dei pensieri. Nella seconda parte del fumetto invece, pur senza alcuno stacco netto con il blocco precedente, abbiamo tutto il tempo per riflettere e pensare. È questo il nucleo della storia, ovvero che senza azione non ci può essere riflessione e che la mediazione tra le parti ci dà il giusto equilibrio per ritrovare noi stessi e la nostra sanità mentale.

Anche graficamente Itero perpetuo vive di estremi, tra i bianchi pieni degli ambienti e dei personaggi, e il nero profondo dello spazio. Oppure le linee pulitissime e spesse di gran parte del volume e quelle invece fitte e sottili per descrivere le complesse e gigantesche creature che abitano lo spazio. La regia di Adam Tempesta è invece vivace e sempre in movimento: vignette verticali, orizzontali, splash-page, griglie da tre, quattro, sei e addirittura dodici vignette. La struttura della pagina è obbligata ad adattarsi ai movimenti dei personaggi e non è un caso se in più di un’occasione sembrano proprio i personaggi a prendersi lo spazio che desiderano, allargando, espandendo oppure restringendo lo spazio in cui sono confinati.

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Le uniche incertezze di Adam Tempesta sono nella recitazione dei personaggi. Se le espressioni facciali marcate e brusche nel loro susseguirsi sono una interessante scelta stilistica che aumenta l’atmosfera epilettica del fumetto, sono i movimenti dei personaggi il vero limite del libro. C’è sempre nei corpi qualcosa che li rende pesanti, poco malleabili ed espressivi, difetti che l’autore maschera con intelligenza grazie a prospettive ardite e inquadrature coprenti, ma nonostante queste accortezze il problema ogni tanto viene a galla. Nulla che distrugga l’ottimo esordio dell’autore, però.

Itero perpetuo è il fumetto italiano più sorprendente dell’anno. Adam Tempesta è un autore completo, capace di gestire un tono del racconto inusuale senza perdere pezzi per strada, dotato di una leggerezza e di un’immediatezza rare, soprattutto quando c’è anche l’ambizione di raccontare qualcosa di complesso. Mi auguro che all’autore venga dato lo spazio necessario per crescere, perché nel fumetto italiano c’è davvero bisogno di qualcuno capace di scrivere una storia surreale ambientata nello spazio, piena di mostri e inseguimenti, senza cadere nelle trappole del genere o nella tentazione di usarla come metafora per dire qualcosa di importante. Perché le cose importanti si possono dire anche con le navicelle spaziali e i robottoni.

Itero perpetuo
di Adam Tempesta
Eris Edizione, 2016
408 pag.

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