Tobiko | Orsi, amore e Guerra Fredda

Nel recensire Tobiko mi sono trovato costretto a ripercorrerne parte della trama. È stata una scelta obbligatoria perché impossibile in questo caso scindere trama, temi, narrazione e stile. La recensione comincia adesso, questo era un modo gentile per dirvi SPOILER


Tobiko comincia con i toni epici e leggendari del fantasy. Il prologo riassume l’arco di tempo in cui l’umanità si è estinta insieme a gran parte della fauna terrestre, lasciando a comandare su una Terra ricoperta da foreste solo due specie: orsi e corvi. Tecnologicamente progredite, le due fazioni si combattono da anni senza alcun risultato, in una Guerra Fredda che ha ricoperto il pianeta di un’atmosfera piena di sospetti, paure e tensioni.

In queste prime pagine Maurizia Rubino descrive il clima di tensione con una battaglia aerea sanguinosa e brutale, dove il suolo terrestre sembra esistere solo per accogliere i cadaveri dei caduti. Le grandi splash page che compongono questo prologo evidenziano tutta la violenza e l’organizzazione militare delle due fazioni, con un dinamismo che esaspera i movimenti degli eserciti mettendo in evidenza il loro rapporto distruttivo con l’ambiente. Anche lo stesso cielo sembra pendere sopra le teste degli abitanti della foresta come un destino ineluttabile, colorato con un rosa minaccioso e per nulla confortante.

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Al termine del prologo facciamo subito conoscenza con Tobiko, ragazzina cresciuta dai corvi che sta esplorando la foresta alla ricerca di piume per costruirsi un grosso paio d’ali. Qui i toni si fanno più leggeri: il rosa torna a essere un colore positivo e la spaventosa vastità delle splash page viene momentaneamente accantonata. Le tre tavole che introducono il personaggio hanno una griglia da quattro vignette orizzontali che danno alla sequenza un effetto panoramico. Tobiko vaga per il bosco: la sua presenza non riesce mai a riempire la vastità di queste lunghe vignette, come se nella composizione generale mancasse sempre un elemento per bilanciare le inquadrature. A calibrare il tutto arriva Pop. Pop è un orso. Pop è suo nemico. Ma è anche simpatico e gentile così cominciano a raccogliere insieme le piume. La sua presenza aggiusta immediatamente l’inquadratura, riempie il vuoto della pagina che ora è perfettamente equilibrata grazie alla presenza dei due personaggi che, da questo momento in poi, appariranno separati solo in pochissime sequenze (sempre e comunque per accentuare la mancanza di uno o dell’altro).

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Così Tobiko e Pop cominciano a conoscersi. In questa parte del fumetto l’autrice unisce l’uso leggero di gabbie (che servono più a descrivere azioni che altro) a illustrazioni a tutti pagina, dove la divisione  in vignette è data dai movimenti dei personaggi, che si muovono all’interno di spazi aperti esplorandoli. Guidati dai movimenti liberi di Tobiko, il lettore viene a contatto con la sua spensieratezza e innocenza, nonché con una positiva irrequietezza che la muove verso tutto ciò che è nuovo e misterioso.

Il rapporto tra Tobiko e Pop diventa sempre più stretto, finché la ragazzina capisce di essersi innamorata dell’orsetto. Quando però Tobiko si dichiara a Pop, l’orso si trasforma in un gigantesco robot. È lui l’arma finale che useranno gli orsi per primeggiare sui corvi, e Tobiko è la chiave per attivarla. Tornano le atmosfere terrificanti del prologo: Pop insegue la ragazzina, la cattura e, stringendola nella sua mano e le incide un cuore sulla fronte con un raggio laser. Tobiko è impaurita dalla violenza sprigionatasi improvvisamente dall’amico.

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Qui la Rubino inserisce una dinamica interessante tra i personaggi: Pop non sa ciò che gli è successo e non capisce il comportamento respingente di Tobiko. Lui le lascia il progetto delle ali, lei lo perdona. Il perdono in questo caso è un errore perché Tobiko non può perdonare a Pop qualcosa che lui non può controllare. Il loro rapporto passa così a un livello successivo e più profondo: non si tratta più di perdonare e consolare, ma di cambiare e migliorare con l’aiuto di un’altra persona. Tobiko così si cala all’interno del robot per sconfiggere il Nega-Pop e liberare dalle costrizioni il suo amico.

È in questo momento che il fumetto raggiunge il suo apice. Maurizia Rubino compie il miracolo di riuscire a condensare in un’unica doppia splash-page tutto il significato della storia e lo fa senza una linea di dialogo. Mentre fuori il robot miete vittime tra i corvi, al suo interno Tobiko combatte con il Nega-Pop. La Rubino condensa in questa enorme illustrazione tutte le situazioni visive che aveva disseminato lungo la storia: c’è la brutalità del combattimento iniziale accentuata dalle dimensioni della tavola, c’è il corpo del robot che in trasparenza mette in mostra gli ambienti attraversati da Tobiko, c’è una personaggio che in tutta questa confusione rimane un punto fermo per il lettore.

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Sconfitto il Nega-Pop, Tobiko riesce finalmente a liberare l’amico da un peso enorme. Che ora è libero e può finalmente spiccare il volo mentre Tobiko cade giù, inesorabilmente verso il suolo. Le due tavole in cui la Rubino alterna l’avvicinarsi al volto di Tobiko ancorata al suolo e l’allontanarsi in volo di Pop, sono due pagine delicate e strazianti, il cui dolore viene accentuato da una griglia regolare ma leggermente obliqua.

Il finale però trasuda libertà. In un bianco e nero quasi totale (come a voler ribadire la natura ingenuamente maligna di quel rosa dominante) scopriamo che Tobiko è riuscita a costruirsi le ali basandosi proprio sul progetto di Pop. Il loro amore ha donato a entrambi la libertà e anche se ora sono divisi godono di quei frutti che insieme hanno coltivato e fatto crescere con fatica.

Mattinata insieme agli orsetti e ai robottoni di #tobiko, il fumetto di @mauip0p edito da @baopublishing

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La narrazione di Maurizia Rubino ha una straordinaria fluidità nel cambiare atmosfere, toni e ambientazioni, seguendo il percorso tortuoso che intraprendono le emozioni di Tobiko. La naturalezza con cui la narrazione di snoda tra gli eventi, fa sì che i frequenti cambiamenti emotivi (accelerati rispetto a qualsiasi normale rapporto sentimentale) non risultino mai schizofrenici, rendendo questa ricerca di felicità di coppia interessante e sorprendente come un romanzo d’avventura. Così, lontano da metafore e allegorie, Tobiko ci racconta una storia sull’amore divertente come un film di fantascienza e toccante come un film romantico. Con il lieto fine migliore che ci sia.

Tobiko
di Maurizia Rubino
Bao Publishing, 2016
128 pagg.

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