Solitudine | Vita moderna tra ansia e ultracorpi

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 13 ottobre 2015.


In una città geometricamente perfetta sembra andare tutto per il verso giusto, almeno fino a quando dei giganteschi vermi (la cui provenienza non è mai spiegata) cominciano a trivellarne il suolo causando morte e distruzione. La sensazione di poter morire da un momento all’altro inghiottiti da una voragine o sbranati dai vermi alieni, provoca nella nostra protagonista dei terribili stati d’ansia che la portano a chiudersi in sé stessa e a temere costantemente per la sua incolumità.

Se la fantascienza degli anni Cinquanta ha descritto la paura nell’Altro (non senza sottotesti politici), Josephin Ritschel con Solitudine (Canicola, 2014) ci suggerisce che oggi la cosa che ci spaventa di più non sono le malvagie creature del nostro futuro prossimo, ma è il futuro stesso l’alieno spaventoso che popola i nostri incubi intergalattici. O almeno, questo accade alla protagonista del suo graphic novel, una donna comune con una vita comune che all’avvenuta invasione di questi ultracorpi striscianti, comincia non tanto a vedere il futuro come una minaccia ma come una terra sempre più difficile da raggiungere e da conquistare per colpa di un presente fattosi d’improvviso precario e pericoloso.

solitudine1

Un mondo che la Ritschel tratteggia con un rigore geometrico asfissiante e che rende instabile con crepe e crepacci i quali dovrebbero essere estranei al paesaggio e invece risultano perversamente integrati nella natura delle cose. In tutto questo i corpi mobili dei personaggi sembrano al contempo integrati e rigettati dall’ambiente: se il tratto a matita accomuna i personaggi con l’atmosfera della città, la geometria esasperata delle scenografie ne fa risaltare l’inadeguatezza, mettendoli costantemente a confronto con l’ottusa perfezione degli angoli e delle prospettive.

Solitudine parte con l’essere un fumetto sull’ansia per il futuro, ma poi si evolve in un racconto che pare voler smentire le semplici scorciatoie per la felicità suggerite da psicologi, cinema e letteratura da quattro soldi. Come da tradizione il cammino che la protagonista intraprende per allontanarsi dai suoi stati d’ansia, percorre i binari sicuri delle soluzioni semplici propinati da anni di storie scritte prendendo spunto dai manuali di auto-aiuto. E infatti lei cerca conforto tra i colleghi, ma trova solo indifferenza; fugge dalla fredda città ma finisce in una campagna altrettanto inquietante; umanizza un animale per sublimare la sua carenza d’affetto ma quello che si ritrova tra le braccia è sempre e comunque un cane.

solitudine2

Peccato però che ci siano poche possibilità di affrontare ad armi pari un futuro che arriva inaspettato e sotto forma di un verme affamato. È una partita che si deve giocare in solitaria, senza l’ausilio di un elemento salvifico esterno che possa diventare la nostra arma o il nostro rifugio. E così la nostra protagonista non può far altro che difendersi, più per paura che per la certezza di una vittoria, perché il suo volto brilla della consapevolezza che il suo destino sarà quello di finire risucchiata nel baratro.

E questo infatti accade. Però nel finale Josephin Ritschel ci stupisce nuovamente e vena di inquietanti sfumature (grafiche e narrative) quello che a prima vista parrebbe essere un lieto fine anche abbastanza affrettato e semplicistico. Dopo essere stata travolta e sconfitta dal futuro, la protagonista ritorna sorridente e pronta a ricominciare una nuova vita con un uomo nuovo. E nell’immagine finale di una loro cena romantica con la solita città geometrica e il solito pericolo che la ammorba, non c’è traccia di sarcasmo o ironia. La Ritschel rinnega l’importanza di una prospettiva del futuro e ci mette sotto il naso la necessità di un presente senza fughe nel passato o ansie del futuro, di un qui e ora privo di riverberi temporali. Perché sotto la crosta terrestre strisceranno sempre vermi extraterrestri pronti a divorarci, ma pensare insistentemente a come sconfiggerli o come evitarli non migliora di certo le nostre vite.

Solitudine
di Josephin Ritschel
Canicola, 2014
64 pagg.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...