Sandro | Alice Socal e il suo amico immaginario

Questa recensione è stata pubblicata su WildWood il 22 settembre 2015.


Ho letto da poco La Distanza, fumetto di Alessandro Baronciani e Colapesce edito da Bao Publishing, e mi sono sentito profondamente inadeguato nei suoi confronti. Il libro cerca di raccontare i neo-trentenni tramite un classico racconto on the road fatto di musica, spiagge e amori (che nascono e finiscono), ma durante la lettura continuavo a chiedermi se davvero questa storia riusciva a parlarmi. Non che debba sempre ritrovare me stesso in quello che leggo, ma date le questioni puramente anagrafiche, continuavo a chiedermi se le paure dei protagonisti del libro erano davvero le mie paure, se le scelte che prendevano erano le stesse che avrei preso io nella stessa situazione. Addirittura sono arrivato a chiedermi se quelle erano le parole che componevano i miei dialoghi e i miei pensieri.

La risposta è sempre stata no. Non sono quel tipo di trentenne che deve fare ancora i conti con la propria adolescenza o che non vuole chiudere quel capitolo della sua vita. Non sono uno di quelli che ha mai creduto nella potenza di un viaggio, d’altronde come fai a crederci dopo trentanni che Salvatores continua a fare i suoi filmetti pieni di trentenni, e poi quarantenni e poi cinquantenni che viaggiano e combinano sempre le solite cazzate da adolescenza in itinere?

Io non sono uno di quelli, sono anche peggio.

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Ma su questo ci torneremo più avanti, perché adesso è venuto il momento di parlare di Sandro, opera seconda di Alice Socal pubblicata da Eris Edizioni. Il graphic novel racconta la storia di Pallas e del suo ventiseiesimo compleanno. Ventisei anni non proprio entusiasmanti, c’è da dire, e il futuro sembra non aprire grossi varchi nei banchi di nubi all’orizzonte, soprattutto perché Pallas non ha rapporti sociali. Niente amici, niente conoscenti, solo un’anziana vicina di casa con cui scambia qualche monosillabo di cortesia e una madre che sente solo per telefono. Almeno fino al giorno del suo ventiseiesimo compleanno, quando ricompare Sandro, l’amico della sua infanzia. Qui è d’obbligo una precisazione: l’amico immaginario della sua infanzia.

Sandro rientra prepotentemente nella vita di Pallas, dopo esserne uscito negli anni dell’adolescenza. Ci rientra e la fa sua, consolando il povero piccolo Pallas con un affetto totale e ottuso, quasi spaventoso.

Perché se c’è una cosa che scorre sotto l’atmosfera ovattata, intimista e plumbea di Sandro, quello è l’orrore. L’amico immaginario di Pallas (una specie di gigantesco Topolino) ricompare dopo dieci anni nascosto dietro un albero come farebbe un serial killer, è contraddistinto da una mutezza dolce e terrorizzante, ha lunghe braccia (non specifichiamo quante possono essere, a seconda del bisogno) e può cambiare forma e dimensione. E soprattutto è premuroso nei confronti del suo amico umano, gli vuole bene in una maniera pura e totalizzante che non sforna giudizi o rimproveri ma pensa solo ad abbracciare, consolare, far divertire. Ma la cosa ancora più spaventosa è che Pallas non solo sopporta tutto questo amore, ma si abbandona mollemente alle coccole di Sandro. E chi non lo farebbe.

Per Pallas, il suo amico immaginario è un rifugio dalla vita, dalle sue delusioni e dalla sua solitudine. Non solo. Sandro è un rifugio in cui Pallas si nasconde anche da sé stesso. È il luogo dove i suoi errori non possono entrare, dove lo spirito del fallimento che aleggia sopra il suo capo non può infliggergli quel senso di impotenza che governa la sua vita.

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Scontrandosi con certa letteratura spesso piagnucolante che utilizza sempre il passaggio da infanzia e adolescenza come il più traumatico per un essere umano, Alice Socal sembra dirci che in fondo l’adolescenza non è altro che una forma matura dell’infanzia, e che i veri dolori cominciano con il passaggio nell’età adulta. È in questo momento che i ponti con il passato saltano e comincia davvero una nuova vita, è qui che bisogna dimostrare di essere cresciuti per davvero.

L’autrice non banalizza la questione tirando in ballo mutui, chili che si aggiungono, difficoltà economiche o una nuova famiglia in arrivo. Non fa in sostanza quello che negli ultimi trent’anni hanno fatto il cinema e la letteratura italiana. Il suo Pallas non può essere adulto in quanto – come un bambino – non è in grado di amministrare la propria vita sociale perché è vigliacco e pigro. Non affronta mai i suoi problemi per non creare attriti e questa mancanza non fa che portare tutte le sue relazioni su un binario morto destinato a svanire, proprio come la sua amicizia con Frank, finita da un giorno all’altro senza alcun valido motivo ma con colpe ben precise, e tutto imputabili a Pallas.

Nelle ultime pagine, il nostro protagonista riesce a essere sincero verso sé stesso, non nasconde più nulla, nemmeno i propri errori e i propri difetti. E tutto termina con una semplicità disarmante, che potrebbe apparire sottotono anche graficamente rispetto alle invenzioni nelle pagine precedenti, e invece nella breve descrizione di questo ritorno alla normalità c’è una poetica delicata e potente che fa tornare il mondo un posto meno spaventoso.

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Tutte le insicurezze e le difficoltà di Pallas, emergono dai disegni a matita di Alice Socal. I suoi tentativi di movimenti e sguardi vengono spesso impressi simultaneamente ed è quindi facile trovare il nostro protagonista dotato di più braccia, più occhi e più volti, come se Alice Socal volesse cristallizzare ogni indecisione nella carne del suo protagonista sino a darle il peso reale che le stesse titubanze hanno nelle nostre vite, in un gioco di livelli sovrapposti in cui lo sguardo del lettore si perde più di una volta ad analizzare le raffinatezze grafiche ed emotive.

C’è poi nelle tavole di Alice Socal tutto quel terrore sotterraneo evocato da Sandro, soprattutto nelle parti in cui la sua presenza modifica lo spazio con prospettive esasperate o strane costruzioni. Se già il luogo in cui vive Pallas sembra un incrocio tra una città mitteleuropea e una costruita con i Duplo, la presenza di Sandro amplifica questo straniamento modificandone l’aspetto ordinario e sottilmente spaventoso con un parco giochi di stramberie e architetture fatte a sua immagine e somiglianza.

Sandro è un graphic novel potente che parla alla mia generazione con una voce davvero diversa. Una voce sottile, inquieta, ma che in un certo qual modo sentiamo vicina. Come se volesse accompagnarci in questo difficile passaggio nell’età adulta, facendoci strada su un sentiero poco battuto, a tratti pericoloso e con molti e misteriosi tornanti. Ma è un percorso nuovo, che ci evita le strade facili e già battute della tradizione, per farci approdare (forse) a un nuovo traguardo.

Sandro
di Alice Socal
Eris Edizioni, 2015
116 pag.

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