Gigahorse #4 | Maggio 2016

Gigahorse è il riassunto delle mie letture mensili. In ordine cronologico. Lo faccio solo per ricordarmi di quel che leggo.

batmanloboBATMAN / LOBO
di Alan Grant, Simon Bisley e Sam Kieth (RW Edizioni, 2014)
Il volume raccoglie i due incontri tra il Crociato Incappucciato e l’ultimo czarniano. Sam Keith non mi ha mai fatto impazzire e la sua miniserie Batman/Lobo – Deadly Serious non ha contribuito a farmi cambiare idea su di lui. Non solo la sceneggiatura è a tratti ridicola, ma la colorazione digitale distrugge buona parte del lavoro grafico.
Di tutt’altro spessore la storia a firma dei due creatori di Lobo. La sceneggiatura di Grant è divertente e folle al punto giusto, ma sono i disegni di Bisley a far fare il salto di qualità: grottesche, dopate ed espressioniste, le tavole di Bisley sono un luna park di trovate bizzarre ed eccessive.

BatmaneuropaBATMAN EUROPA #1-4
di AA.VV. (DC Comics, 2016)
Di solito le cose che vanno per le lunghe non finiscono troppo bene. Eppure questo Batman Europa annunciato nel 2004 e arrivato sugli scaffali dodici anni dopo, convince e stupisce. La sceneggiatura scritta da Matteo Casali e architettata insieme a Jim Lee brilla per l’interessante voce di Batman e il rapporto che intesse tra lui e il Joker che li vede portare avanti una ricerca parallela senza mai però quella complicità tipica del buddy movie, mantenendo quindi la giusta distanza tra i due. Anche dal punto di vista grafico Batman Europa convince, immergendo di volta in volta il Crociato Incappucciato in un’atmosfera nuova e distante da quella di Gotham. Un paio di numeri in più avrebbero migliorato un finale forse troppo affrettato ma con un colpo di scena davvero convincente, non tanto per la scoperta del responsabile, quanto per la modalità con cui viene svelato.

ICO41IL CAVALIERE OSCURO #41
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
We are Robin
sempre più convincente. Il numero #3 si chiude con un bel colpo di scena, ma è il #4 a lasciare a bocca aperta. Non solo è molto bella la storia che Bermejo cuce addosso a Riko Sheridan, con una Batgirl fonte d’ispirazione per la ragazza, ma i disegni di James Harvey sono SPETTACOLARI. Ogni tavola trasuda la confusione e l’entusiasmo dell’adolescenza e la regia replica i pensieri frenetici e la vita multitasking riempiendo visivamente ogni spazio disponibile.
La Selina Kyle della coppia Valentine-Messina sta invece preparando la strada per tornare a indossare il costume di Catwoman. Continua a divertirmi il rapporto tra la Gatta e Spoiler, ma per il resto i numeri #43 e 44 qui contenuti sono i più deboli tra quelli finora usciti. Ma il colpo di scena finale probabilmente darà una scossa alla testata.

Batman48BATMAN #48
di AA.VV (RW Edizioni, 2016)
Il numero si apre come sempre con la serie ammiraglia Batman, che vede il Crociato incappucciato protagonista di una storia fuori continuity intitolata Un caso semplice. Bastano poche pagine per farci convincere che questa è una delle migliori storie di Batman da molto tempo a questa parte, e sicuramente è una delle cose migliori scritte da Snyder. Sembra di vedere concentrati qui tutti i temi, le atmosfere e gli obiettivi che sembrava avere la testata nei primi numeri della sua gestione: atmosfera livida, una Gotham vivisezionata partendo dall’urbanistica per arrivare alla sociologia, e un Batman finalmente concentrato a combattere il crimine vero. Poi la gestione Snyder ha fatto la fine che ha fatto, soffocata da inutili cross over e un’ossessione per il Joker davvero noiosa, ma questo numero brilla e si farà ricordare per un bel pezzo.
Su Detective Comics #44 si conclude invece la gestione di Brian Buccellato, con una battaglia tra robottoni che non è questo granché. D’altronde il vero focus della gestione di Buccellato era il Detective Bullock e infatti l’attenzione è tutta su di lui. Non finisce col botto, ma è stata una run piacevole e per certi versi sorprendente.
Su Grayson #11 continuano invece gli intrighi spionistici orditi da Tom King ai danni dell’ex Robin, ex Nightwing, ex di Barbara Gordon, ex di Elena Bertinelli e ora quasi ex agente della Spyral. Numero più teso del solito, composto da un lungo combattimento coreografato alla perfezione da Mikel Janìn.

Locke&Key2LOCKE & KEY # 2 – Giochi mentali
di Joe Hill e Gabriel Rodriguez (Magic Press, 2012)
Se c’è una cosa che il piccolo Joe HIllstrom King ha imparato da Babbo Steve è la sua capacità di rendere credibili cose assurde. Avete presente quando King racconta di un demone che infesta una stiratrice industriale o che scendendo tre gradini nello scantinato di un diner si torna nel 1959, e voi non battete ciglio? Ecco, Joe Hill sa incantare nello stesso modo nonostante la sua produzione (sia dei romanzi che dei fumetti) sia meno simile a quella paterna di quanto si creda.
Nel secondo story arc di Locke & Key, il buon Joe ci fa credere che all’interno della nostra testa c’è un mondo vero e proprio (con edifici, persone, eccetera) che è il risultato delle nostre esperienze, dei nostri ricordi e delle nostre paure. Come scoprirlo? Semplicemente infilandoci una chiave nell’apposita toppa che abbiamo sulla nuca. E io non solo ci credo fortissimo, ma gioisco del fatto che il tutto sia gestito con meno metaforoni di quanto si poteva sospettare. Qui la mia recensione.

escapefromfloridaFUGA DA NEW YORK #1 – Fuga dalla Florida
di Diego Barreto e Christopher  Sebela (Editoriale Cosmo, 2016)
Sì, è il fumetto del film di Carpenter. Sì, comincia proprio dove terminava Fuga da New York. Sì, nella traduzione il nome rimane Jena Plissken. Date queste tre coordinate, si capisce che lo sceneggiatore Barreto ha capito bene come funzionava il film: un protagonista silenzioso con una missione da compiere e un circo di comprimari strambi e sopra le righe a dare le poche coordinate utili allo spettatore. Replicata sulle pagine del fumetto purtroppo la cosa  funziona meno: i personaggi secondari, costretti a colmare buchi e a dare spiegoni, subissano le tavole di parole, sacrificando anche il giusto spazio che il fumetto avrebbe dovuto dare alle scene d’azione del protagonista, che per questo motivo fatica un poco ad emergere.

UT2UT #2 – Le vie dei mestieri
di Corrado Roi e Paola Barbato (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Ancora nebbia sulle pagine di UT  e pare non abbia in programma di diradarsi. Non che sia un male. Mi piace il mistero che aleggia tutto intorno a questo mondo e sinceramente spero che ci venga rivelato il meno possibile, giusto quello che ci è utile sapere per il proseguimento della trama. UT è una serie paesaggistica, se così si può dire, e sarebbe un peccato dare un senso alla fascinazione provocata dagli ambienti e dal disegno di Roi. Che la storia prosegua svelando i suoi segreti, ma che quel mondo ci rimanga misterioso.

headlopper3HEAD LOPPER #3
di Andrew MacLean (Image Comics, 2016)
Niente, Head Lopper purtroppo non ingrana e il fatto che manchi solo un numero alla conclusione non fa ben sperare in una ripresa all’ultimo secondo. MacLean non riesce a gestire la trama orizzontale, con il risultato che se le trame autoconclusive di ogni storia funzionano alla perfezione, la storia principale sta andando a svanire numero dopo numero. Il divertimento però non manca mai: anche se a questo giro si nota qualche incertezza (perché interrompere il combattimento finale con le tavole della testa della strega che chiacchierano con il teschio?), la serie conferma un buon ritmo e alcune eccellenti trovate grafiche.

rATMAN26RATMAN GIGANTE #26-27
di Leo Ortolani (Panini, 2016)
Non so mai cosa scrivere su Ratman. Divertire mi diverte sempre un sacco, ma davvero non riesco a sintonizzarmi sulla lunghezza d’onda giusta per apprezzarne la storia. A questo punto credo sia un problema mentale.

revolushowREVOLUSHOW
di Alessandro Caligaris e Antonio L. Falbo (Eris Edizioni, 2016)
L’espediente narrativo è quello di una lunga diretta televisiva (e il tutto è gestito molto bene), il tema è quello del potere che si tramanda di rivoluzione in rivoluzione. L’umanità di Caligaris è sempre più brutta, sporca e cattiva, e l’aiuto di Falbo alla scrittura non alleggerisce certo il carico di pessimismo, violenza e volgarità. Forse è meno cattivo di quello che vorrebbe essere, ma è sicuramente un lavoro ben riuscito nonostante la tematica non proprio facile. Se volete leggere la recensione, sintonizzatevi qui.

viaggioatokyoVIAGGIO A TOKYO
di Vincenzo Filosa (Canicola, 2015)
Mi aspettavo un fumetto di viaggio, autobiografico e divulgativo e invece il graphic novel di Vincenzo Filosa – pur avendo tutti questi elementi – riesce ad andare più in profondità. Perché Filosa non vuole insegnare niente, ma solo raccontare la sua esperienza giapponese. E lo fa con un lavoro mimetico che rilegge sensazioni ed emozioni attraverso i modi e gli stili del manga. Il tempo di rileggerlo ancora due o tre volte e arriva la recensione.

HQ12SUICIDE SQUAD / HARLEY QUINN #11-12
di AA.VV. (RW Edizioni, 2016)
Dopo un paio di numeri di rodaggio, entra finalmente in azione la Gang delle Harleys. I rischi erano due: che questo super-gruppo annacquasse l’identità delle serie, oppure che Harley Quinn facesse scomparire questo gruppo di comprimari a causa del suo carisma. Dimenticavo però che Palmiotti e la Conner sono bravi bravissimi e quindi per ora è tutto bilanciatissimo. Non so, vedere Harley Quinn nel ruolo di mentore è una scelta che per ora sta premiando la serie.
Suicide Squad si trova sempre in quel limbo di noia e svogliatezza. Non basta neppure un Black Manta affascinato dalla dittatura di quel posto in cui sono incastrati da boh, cinque o sei numeri, per svegliarmi dal torpore.
I Segreti Sei di Gail Simone cominciano invece a entrare nel vivo del racconto. Staremo a vedere cosa riuscirà a combinare la sceneggiatrice dopo il colpo di scena del numero 3.

dracularecchioniI MAESTRI DELL’ORRORE: DRACULA
di Michele Monteleone e Fabrizio Des Dorides (Star Comics, 2015)
Purtroppo mi ha convinto meno dell’adattamento a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Certo, il Dracula di Bram Stoker è un libro molto complesso, difficile da adattare perché composto da lettere, telegrammi, estratti di diari e altra documentazione, in pratica tutte cose che non possono essere replicate in ambito fumettistico con soluzioni proprie del mezzo (per esempio il cinema ha il mockumentary). Monteleone fa la scelta di utilizzare comunque la struttura epistolare, però meh.

DeadpoolTriSpecialDEADPOOL TRI-SPECIAL
di AA.VV. (Panini Comics, 2015)
Il volume raccoglie tre annual (uno del 2013, due del 2014) di Deadpool. Il primo introduce Madcap ma sinceramente ci ho capito poco o nulla. Nel secondo c’è un team-up tra Deadpool e Spiderman: divertente ma nulla di memorabile, in più ogni tanto mi faceva strano il modo in cui Jacopo Camagni disegnava la faccia di Spidey. Il terzo annual mi ha convinto più degli altri. Nulla di che, però ci sono degli animali che si costruiscono delle corazze robotiche con cui combattere. In sintesi un volume decisamente noiosetto.

AW20ADAM WILD #20 – Alla ricerca di Odwina
di Gianfranco Manfredi, Matteo Bussola e Antonio Lucchi (Sergio Bonelli Editore, 2016)
Albo solido e convincente, con una prima parte dove Manfredi dirige tre gruppi di personaggi senza mai sbandare, e una seconda parte che ci introduce al prossimo episodio, quello che sulla carta parrebbe essere di gran lunga il migliore della serie. Buono il lavoro di Matteo Bussola, ma è Antonio Lucchi la vera star dell’album. Lucchi è un disegnatore d’atmosfera, molto bravo nella scelta delle inquadrature e capace di costruire il ritmo delle tavole in maniera originale. Di tutti i talenti emersi da questa serie, è lui il più convincente e il più maturo. Non vedo l’ora del prossimo numero, tutto disegnato da lui.

bigkidsBIG KIDS
di Michael DeForge (Drawn & Quarterly, 2016)
A leggere le prime trenta pagine, l’ultimo lavoro di Michael DeForge sembra il suo fumetto più personale e brutale. Poi prende il largo e torna sui territori massimalisti cui l’autore canadese ci ha da sempre abituato. Gabriele Di Fazio su Just Indie Comics, fa notare come Big Kids possa essere un’occasione mancata e in effetti sembra che DeForge stia ancora cercando la formula giusta per unire la brusca intimità dei suoi racconti con quella sua visione del mondo che vuole ricondurre tutto (anche il fumetto stesso) a forme più semplici ed elementari. La formula perfetta non l’ha ancora trovata, ma se questa è la qualità dell’attesa noi si aspetta volentieri.

deadpool60DEADPOOL #60 – Sumus omnes Deadpool
di  Gerry Duggan e Mike Hawthorne (Panini Comics, 2016)
Leggendo questo personaggio da praticamente un mese (grazie all’intervento di mia sorella) intuisco che dopo Secret Wars, il Mercenario Chiacchierone si è trasformato in una sorta di imprenditore mettendo in piedi una squadra di vendicatori a pagamento piena di matti. Due numeri divertenti, ma le dinamiche un po’ stanche del “troviamo un equilibrio tra i folli componenti del gruppo” non le ho trovate troppo originali. Il colpo di scena finale invoglia a continuare la lettura.

FobosmallFOBO
di Gabriel Delmas (Hollow Press, 2016)
Largemouths
l’ho riletto cinque volte, con Fobo sono solo a quota quattro, ma penso che prima di poterne scrivere la recensione dovrò rileggerlo molte altre volte. Il nuovo libro di Gabriel Delmas è più breve di Largemouths ma molto più criptico e affascinante. Più che un fumetto è una poesia visiva ammaliante e perturbante. [Arrivato a quota sette riletture, ho finalmente scritto la recensione].

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